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Preservare l'Italia dal precipitare totalmente nell'anarchia, nella rivoluzione e nella disperazione PDF Stampa E-mail
MACMILLAN Harold, Diari di guerra, 1943-1945. Il Mediterraneo dal 1943 al 1945. SOCIETA' EDITRICE IL MULINO. BOLOGNA. 1987 pag 1068 8°  introduzione all'edizione italiana di Elena AGA-ROSSI, prefazione, introduzione, note, indice nomi; Collana Storia - memoria. ['Harold Macmillan (1894-1986) fu educato a Eton e al Balliol College. L'atmosfera di Oxford, in particolare, e il tipo di educazione non snobistica e improntata in qualche modo alle virtù classiche lasciarono una traccia profonda nella sua formazione. Durante la Prima guerra mondiale si distinse combattendo nelle Grenadier Guards. (...) Deputato conservatore nella circoscrizione di Stockton-on-Tees nel 1924, a causa delle sue posizioni critiche nei confronti dei governi di Baldwin e Chamberlain, non ebbe cariche di rilievo fino al 1940. Ma la sua carriera politica, seppure tardiva, prese consistenza a partire dal 1942 quando fu inviato come Ministro residente per il Nord Africa ad Algeri per fare da tramite fra Churchill e il generale Eisenhower. Nel 1943 ebbe l'incarico di consigliere politico per l'Italia e successivamente quello di presidente della Commissione alleata, che egli svolse con grande rigore e con un certo piglio, interpretando, con intelligenti variazioni personali, la politica churchilliana verso l'Italia. Fu inoltre tra coloro che cercarono di affrettare il ritorno della penisola all'autogoverno. Nel suo paese ebbe un ruolo di primo piano all'opposizione dal 1945 al 1951. Con il ritorno dei conservatori al governo ricoprì le cariche di Ministro per la casa, Ministro della difesa, Segretario agli esteri e Cancelliere dello Scacchiere, fino a che, nel 1957, succedette ad Anthony Eden (costretto alle dimissioni in seguito alla sfortunata spedizione di Suez), diventando Primo ministro" (in apertura)] [La posizione di Macmillan sull'Italia alla vigilia della "Liberazione". Il problema dei rifornimenti alimentari alle grandi città del Nord. 'Si potrebbe obiettare che non dobbiamo troppo preoccuparci della situazione incresciosa in cui si trovano ora gli italiani. Il loro disastro è avvenuto per loro colpa. Tuttavia questa politica, brutale e cinica, sarebbe stata praticabile (almeno), se non ci fosse stata la recente dichiarazione formale da parte dei due governi alleati. Scostarsi ora dalla strada della generosità, di recente imboccata, mi pare impensabile. Per di più, questa atmosfera più improntata a generosità mi pare che ridondi a grande vantaggio degli interessi del Regno Unito, della popolazione dell'impero britannico e del mondo in generale. Quale che possa essere la politica che si adotterà verso la Germania post-bellica, è un fatto che abbiamo convenuto che l'Italia sia in una posizione diversa da quella di un nemico sconfitto; abbiamo inventato (e, in una certa misura, ne abbiamo tratto vantaggio) il principio della co-belligeranza e, guardando alle cose da una più ampia prospettiva, risulta chiaro che la prosperità, come la pace, è indivisibile. I problemi che l'Italia si trova ora ad affrontare sono gravi abbastanza. Allorché raggiungeremo l'Italia Settentrionale, troveremo centri, come Torino o Milano, con un altissimo numero di abitanti. E ci vorrà allora tutta la nostra abilità se vogliamo dare loro da vivere. Si tratterà dei primi centri urbani con altissima densità di abitanti, situati all'interno del paese e non affacciati sul mare. Anche solo per recare loro cibo, senza che ci siano ferrovie funzionanti o autocarri, costituirà un problema formidabile per il governo militare alleato. Adesso, per quanto quelle popolazioni possano essere in stato di schiavitù a causa dell'occupazione tedesca, le fabbriche funzionano e sono molti quelli che lavorano. Allorché ci sarà stata la «liberazione», ci troveremo con le centrali elettriche saltate, con le fabbriche in larga misura smantellate, con i macchinari rovinati o portati via in Germania e... senza disponibilità di materie prime. Ci vorrà tutta la pazienza, tutto il coraggio e tutta la dedizione che possono dare gli inglesi ed americani, incaricati di amministrare il paese, se vogliamo preservare l'Italia dal precipitare totalmente nell'anarchia, nella rivoluzione e nella disperazione. Il non volere compiere lo sforzo indicato traendo pretesto dalle nostre 'doléances' nei riguardi dell'Italia - per quanto siano giustificate - equivarrebbe a 'propter vitam, vivendi perdere causas' ossia, per dirlo altrimenti avremmo vinto la guerra e perduto la pace' (pag 803-804)] [ISC Newsletter N° 93] ISCNS93TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org] 
  

Ci vorrą tutta la pazienza, tutto il coraggio e tutta la dedizione che possono dare gli inglesi ed americani, incaricati di amministrare il paese, se vogliamo preservare l'Italia dal precipitare totalmente nell'anarchia, nella rivoluzione e nella disperazione.
 
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