spacer.png, 0 kB
spacer.png, 0 kB
Home arrow News arrow Rivoluzione inglese: 'Tutti gli atti di natura religiosa sono ricondotti a fini di natura politica'
Rivoluzione inglese: 'Tutti gli atti di natura religiosa sono ricondotti a fini di natura politica' PDF Stampa E-mail
MESSINA Pietro, La rivoluzione inglese e la storiografia italiana del Seicento. (Ricerche) STUDI STORICI, RIVISTA TRIMESTRALE DELL' ISTITUTO GRAMSCI, ROMA, N° 3 LUGLIO-SETTEMBRE 1984, pag 725-74. ['Gli storici italiani videro che il puritanesimo era pericoloso politicamente e socialmente e intuirono i suoi legami con i ceti più bassi; eppure non riuscirono a comprendere come degli uomini potessero lottare per grandi cambiamenti guidati dalla fede in ideali politici e religiosi. Tali motivazioi profonde dell'azione politica e sociale, che il puritanesimo dava proprio in quanto ideologia aderente ai bisogni e al moto ascendente di una classe - e che non poteva dare come semplice religione - i nostri storici non riuscirono a comprenderle. Per loro la religione, la fede erano sempre e solo un pretesto, un palliativo: strumento del potere, o per lottare contro il potere, in favore di un altro dominio. Siri, Bisaccioni e Gualdo avevano tutti descritto la politica religiosa di Carlo I, e l'avevano anche criticata, perché rischiava di irritare troppo i sentimenti del popolo; eppure, parlando del Covenant, e delle prime ribellioni, nessuno di loro credeva alla sincerità del sentimento religioso degli scozzesi: questi avrebbero dato inizio alla rivolta «ammantandosi del pretesto della Religione per meglio celare quello dell'Interesse di Stato», dice Gualdo (28), «risolsero di mascherarla con la Religione» dice Siri (29). (....) Se ci si batte contro i vescovi, è solo perché essi sono uno dei pilastri sostenitori della monarchia, e perché ci si vuole impadronire delle loro ricche rendite: ad ogni altra motivazione puramente religiosa è dato scarsissismo o nessun credito. Presbiteriani e indipendenti vengono considerati unicamente  come schieramenti politici con diverse idealità politiche e diverse strategie verso il re (in genere è accettato lo schema che vuole i presbiteriani fautori di una repubblica oligarchica e gli indipendenti - Cromwell in testa - della democrazia). Del tutto secondarie appaiono le motivazioni religiose; specie gli indipendenti sono considerati quasi atei: «Nulla caleva a questa gente la Religione ma con questa professione d'Indipendenza spalancavano la porta ad ogn'uno di setteggiare a sua fantasia, con ingrossare la fattione (...)» (31). Lo stesso Cromwell è presentato come praticamente ateo. Tutti gli atti di natura religiosa sono ricondotti a fini di natura politica: la tolleranza voluta dagli indipendenti e da Cromwell, ad esempio, è solo un'abile trovata politica. La visione «politica» della storia aveva quindi portato i nostri storici a evitare l'interpretazione della rivoluzione inglese come semplice guerra di religione; aveva permesso un'ampia visione delle lotte e degli accadimenti politico-diplomatici d'Inghilterra. Anche il «culto dei fatti» aveva permesso di riportare fedelmente e ampiamente perfino le idee più estremiste dei rivoluzionari, e a volte aveva portato questi autori ad apprezzare i rivoluzionari stessi' (pag 734-735) [(28) G. Gualdo Priorato, op. cit., libro III, p. 68; (29) V. Siri, op. cit., tomo I., libro I, p. 174; (31) Ivi, tomo IX, Casale, 1667, pp. 779-780] [ISC Newsletter N° 93] ISCNS93TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]        
  



 
< Prec.   Pros. >
spacer.png, 0 kB

Cerca nel sito

spacer.png, 0 kB
spacer.png, 0 kB
spacer.png, 0 kB