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Il retroterra umano del partigianesimo: il progressivo avvicinamento alla resistenza PDF Stampa E-mail
VALLAURI Carlo, Soldati. Le forze armate italiane dall'armistizio alla Liberazione. UTET LIBRERIA. TORINO. 2003 pag XX 492 8°  introduzione, elenco abbreviazioni, nota bibliografica (bibliografia ragionata), foto cartine, indice nomi; Collana Tracce. Carlo Vallauri ha insegnato Storia contemporanea all'Università per Stranieri di Siena, Storia dei partiti e Sociologia politica all'Università di Roma La Sapienza e Storia dei movimenti sindacali alla Luiss. Dopo gli studi su Zanardelli e Giolitti, il corporativismo, l'Internazionale socialista e gli extraparlamentari e le ricerche dell'Unesco e il Cnr (otto volumi sull'organizzazione dei partiti), ha pubblicato nell'ultimo decennio 'I partiti italiani da De Gasperi a Berlusconi' (1994), 'Giustizia e politica nel pensiero di Guizot' (1998),'Globalizzazione e identità nazionale' (1999), 'Scioperi e conflitti sociali nell'Italia liberale' (2000), 'Come cadde un mito' (2001). [Il retroterra umano del partigianesimo: il progressivo avvicinamento alla resistenza. 'Il raccordo con la popolazione è più saldo e continuativo quando le formazioni partigiane sono composte da civili e militari residenti da più o meno tempo nei luoghi nei quali esse operano; nelle regioni al di là dell'Appennino, invece, le bande sono costrette ad allontanarsi dalle grandi vie di comunicazione e dalla pianura, e pertanto quel legame, per quanto stabile, si affievolisce perché i partigiani si rifugiano in aree montagnose, dove non sempre, anzi quasi mai, è possibile mantenere relazioni continuative con le proprie famiglie e con la parte di popolazione conosciuta. Ciò non toglie che - pur con le diffidenze incontrate - i reparti combattenti non riuscirebbero a sopravvivere se si trovassero in netta ostilità rispetto all'ambiente locale: sarebbe impossibile il mantenimento per tanti mesi, negli stessi luoghi, di formazioni efficienti. Il problema del retroterra umano del partigianesimo riguarda non solo le persone che direttamente operano in suo favore, ma l'insieme delle persone che, pur non compiendo atti per aiutarli, ne condividono l'azione. L'esistenza di combattenti in armi contro i tedeschi e la RSI costituisce per moltissimi italiani una novità sconcertante. Abituati alla rassegnazione, anche quando si detesta il governo, non è facile accedere all'idea che un certo numero di persone si è «sollevato» e ha ragione per sollevarsi. Quindi pregiudizialmente non sussiste un ambiente favorevole alla «ribellione»: però il fatto che tra gli uomini alla macchia vi siano tanti giovani, tanti militari, è all'origine della simpatia che comincia ad accompagnare l'atteggiamento concreto di molti italiani nei confronti della nascente «resistenza», al di là dei nomi, dei simboli e dei significati più lontani. E sarà proprio l'allargarsi di questo atteggiamento a provocare gradualmente un ribaltamento dello stato d'animo più diffuso, dapprima indifferente se non ostile: una sorta di indifferenza silenziosa nei confronti dei resistenti, dipendente da motivi molteplici, ma che tuttavia finisce per andare a vantaggio delle bande e dei loro sostenitori: infatti, gradualmente, si tramuta in atteggiamento più comprensivo, più atto a recepire le ragioni del moto di resistenza. Il fenomeno, analizzato zona per zona, rivela varietà di atteggiamenti, come emerge dalle monografie dedicate a singole province e regioni. Lo stesso Renzo De Felice - che tende, negli studi su quel periodo, a sottolineare e ampliare la dimensione della cosiddetta «zona grigia» - non può fare a meno di notare come dall'«iniziale atteggiamento di estraneità rispetto a entrambe le parti in lotta» si sia passati - in molte situazioni locali - «a modificare via via atteggiamento e, nella maggioranza dei casi, ad avvicinarsi alla resistenza». Fenomeno connesso certamente allo sviluppo delle vicende più generali del conflitto, ma anche alla risonanza di eccidi contro i civili, e - fattore tutt'altro che secondario - all'accorrere dal febbraio - marzo 1944, come abbiamo accennato, di tanti giovani di leva non ai richiami minacciosi della RSI - che da questa fase apparirà in progrediente sfaldamento - quanto piuttosto tra le file dei partigiani o, almeno alla macchia' (pag 329-330)] [ISC Newsletter N° 93] ISCNS93TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]  
  

 
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