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1943, il 'piano' di Grandi: estromissione di Mussolini e formazione di un governo nazional-militare PDF Stampa E-mail
SANTARELLI Enzo, Storia del movimento e del regime fascista. EDITORI RIUNITI. ROMA. 1971 pag 608 8°  note foto illustrazioni; indice: IX. Crisi economica e Stato corporativo; X. Il fascismo in Europa e nel mondo; XI. La guerra d'Etiopia; XII. Verso la guerra, crisi del regime; XIII. L'Italia in guerra; XIV. Il crollo del regime; indice nomi dei volumi I, II. ['L'aggregato che aveva governato e dominato il paese per oltre un ventennio si era dissolto per effetto di una crisi profonda, originata, soprattutto, dalla proiezione e dagli sviluppi della linea di politica estera seguita nell'ultimo decennio. In quel decennio, nonostante l'affermazione polemica di Grandi, rientrava anche la guerra d'Etiopia, con le sue premesse - forse meno visibili - e con le sue conseguenze. Grandi, nel punto ideologicamente culminante della sua requisitoria, aveva puntato il dito contro l'asservimento spirituale e politico dell'Italia alla Germania. Facendo sfoggio di «cultura», aveva fatto anche leva sul residuo nazionalismo che pur albergava nel cuore dei fascisti di ogni tendenza: «Tre sono stati ahimé, i tedeschi corruttori dello spirito italiano: Carlo Marx, che ha corrotto il vecchio e glorioso socialismo patriottico italiano di Giuseppe Garibaldi e di Andrea Costa facendolo deviare nell'arido pseudoscientifico internazionalismo senza patria; Federico Nietzsche, che ha corrotto il buon spirito provinciale di Benito Mussolini, facendogli credere che l''Übermensch' può sostituirsi a quelle che sono le insopprimibili forze collettive della storia ed alla volontà della nazione; Adolfo Hitler che ha corrotto lo spirito del fascismo italiano». L'interpretazione di Grandi si arricchiva, inoltre, di una visione 'ad usum delphini' della lunga, diuturna, sotterranea lotta da lui sostenuta per l'egemonia sul movimento, dal 1921 al 1943, direttamente con Mussolini, sul piano della politica interna ed estera, e sulla questione della guerra. Era la tesi «normalizzatrice» che riaffiorava nel seno stesso del fascismo, sul tronco del vecchio movimento, nell'ora della crisi, corroborata dall'esperienza degli scacchi subiti e di un processo di decadenza peraltro quasi interamente scontato. Di qui la polemica retrospettiva con «l'ala estremista e intollerante del partito», che investiva in qualche punto Mussolini e le sue scelte (per l'«incitamento perenne alla demagogia risorgente» e per l'incoraggiamento prestato alla ideologia della «rivoluzione permanente»), soprattutto per l'alleanza contratta col nazionalsocialismo; a cui contrapponeva invece il mito di una possibile conciliazione «col laburismo britannico e con la democrazia francese», di una «risoluzione della questione italiana» nei consessi internazionali, secondo il «metodo cavouriano». In realtà, dietro questa schermaglia incentrata sulle lotte del passato, affiorava la lacerazione del presente: il piano di Grandi, se di un piano vero e proprio si può parlare, consisteva nella estromissione di Mussolini, nella formazione di un governo nazional-militare, con il ritorno graduale ad un regime di partiti, che gli si configurava, in mancanza di un più sicuro calcolo delle linee di tendenza, come una parziale restaurazione dell'Italia prefascista' (pag 504-505)][ISC Newsletter N° 93] ISCNS93TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]     
  

 
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