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John Bellers (1695): 'i ricchi non vivono altrimenti, se non della fatica degli altri...' PDF Stampa E-mail
CAMPI Emidio RUBBOLI Massimo  a cura; testi di TURRETTINI BONNET HALLER LAVATER EULER OBERLIN MONTESQUIEU TOLAND DERHAM COLLINS SWIFT TINDAL LAW MANDEVILLE HUTCHESON BERKELEY BUTLER REID ANDERSON VITRINGA NIEUWENTIJT LEIBNIZ WOLFF BAUMGARTEN SPALDIN SEMLER REIMARUS LESSIN KANT HAMANN HERDER PONTOPPIDAN EGEDE SWEDENBORG SZIKSZAI FRANCKE BENGEL ZINZENDORF SPANGENBERG OLDENDORP VERRI ANNESLEY WESLEY OLIVERS ASTELL WITHEFIELD NEWTON WILBERFORCE BATTISTI FULLER CAREY PESTALOZZI FEDERICO II BION MALTHUS SEWALL WOOLMAN BENEZET MATHER DICKINSON CHAUNCY BREZ PEYRAN GENOVESI BACH HANDEL KLOPSTOCK WESLEY J. NEWTON BELLERS e altri, Protestantesimo nei secoli. Fonti e documenti. 2. Settecento. CLAUDIANA. TORINO. 1997 pag XXXI 448 8°  notizie sugli autori, prefazione, abbreviazioni, introduzione, foto illustrazioni iconografia, note ai testi, note, indice nomi storici, autori moderni, nomi di luogo, argomenti, Collana Protestantesimo nei secoli, Fonti e documenti. ['John Bellers (1654-1725) apparteneva alla Società degli Amici, era cioè un quacchero. Amico e contemporaneo di William Penn, il fondatore di Filadelfia e della Pennsylvania, dedicò la vita intera a proporre e tentare di attuare ogni sorta di riforme sociali, economiche e politiche. Alla pace e al superamento dei nazionalismi dedicò nel 1710 'Some reasons for an European State, proposed to the powers of Europe', che riprende un analogo pamphlet di Penn (1) e anticipa, in un'Europa sconvolta da decenni di guerre, le tematiche che poi saranno rese famose dall'Abbé de Saint Pierre, da Rousseau e da Kant. Il suo impegno a favore dei miseri e dei diseredati non era altro che l'aspetto vivente e concreto della sua fede di quacchero. Bellers era un facoltoso mercante londinese e i suoi progetti nascono dalla personale osservazione della realtà di Londra tra Seicento e Settecento, quando l'affermazione tumultuosa del grande commercio e della finanza, che avviava l'Inghilterra a un lungo predominio mondiale, s'accompagna alle spaventose condizioni della breve esistenza di moltitudini di miserabili. Questa realtà terribile si trova anche nelle pagine di altri, in quelle di Daniel Defoe, per esempio, ma questi riteneva che povertà e miseria derivassero soltanto da una sorta di vocazione negativa dei poveri alla pigrizia e all'indolenza. Bellers era invece convinto che derelitti e criminali fossero le vittime di circostanze fuori dal loro controllo; gli enormi problemi sociali richiedono a suo parere riforme concrete e misure preventive, non repressive, ad esempio riguardo all'educazione e all'istruzione popolare. Sul modello delle prime società per azioni, i ricchi avrebbero dovuto investire in quella sorta di ricca miniera che è la forza lavoro dei poveri, creando comunità di produzione da cui avrebbero tratto legittimo profitto. Per Bellers, d'altra parte, la riduzione del numero dei poveri mediante l'aumento dell'occupazione non è solo un dovere morale ma, pragmaticamente, un potente acceleratore del benessere di una nazione. Bellers è tra i primi ad abbozzare una teoria del valore fondata sul lavoro e ha perciò un posto di rilievo anche tra i pionieri della scienza economica, come fra gli altri gli riconosceranno John Owen, che ne riprenderà in parte i progetti a distanza di un secolo, e lo stesso Karl Marx'. (...) «Dato che i lavoratori arricchiscono gli uomini, se ci fossero più lavoratori ci sarebbero anche più ricchi, sempre che ci fosse terra sufficiente a dar lavoro e nutrimento. (...) il lavoro dei poveri è infatti la miniera dei ricchi. (...) Sono convinto che i poveri di questa nazione, attualmente dl tutto inutilizzati, siano in grado di produrre beni e manufatti che renderanno l'Inghilterra ricca quanto la Spagna con le sue miniere (...), perché ciò che valorizza di più la terra in Europa rispetto all'America o in Olanda in confronto all'Irlanda, è appunto l'abbondante popolazione; e un popolo ordinato - più che ogni altra cosa creata - è un tesoro di vita e di perfezione, forza delle nazioni e gloria di ogni principe. (...) [Ma] perché proporre di trovare lavoro per i poveri e non lasciare loro ogni profitto...? [Perché]... i ricchi non vivono altrimenti, se non della fatica degli altri; così i proprietari terrieri col lavoro dei fittavoli, e mercanti e artigiani con quello dei loro garzoni, salvo che costoro divengano 'levellers' (2) e mettano i ricchi a lavorare coi poveri. (...)» [fonte John Bellers, 'Proposals for raising a Colledge of Industry of all useful Trades and Husbandry, with Profit for the Rich, a Plentiful Living for the Poor, and a Good Education for Youth (...)', London, 1695, in 'John Bellers. His life, times and writings', a cura di George Clarke, London e New York, Routledge & Paul Kegan, 1987, pp. 53-54, 66, 68] (pag 255-256) [(1) William Penn, 'An Essay towards the Present and Future Peace of Europe (1693). Cfr. Giorgio Vola, a cura, 'I quaccheri. Eversione e non violenza. Gli scritti essenziali, 1650-1700', Torino, Claudiana, 1980, pp. 182-200 e Prot. sec., vol. I, pp. 320-4; (2) Una delle correnti più estremiste del Seicento inglese che intendeva «livellare» le differenze sociali e di classe] [ISC Newsletter N° 93] ISCNS93TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]
  

John Bellers (1695): '[Ma] perché proporre di trovare lavoro per i poveri e non lasciare loro ogni profitto...? [Perché]... i ricchi non vivono altrimenti, se non della fatica degli altri; così i proprietari terrieri col lavoro dei fittavoli, e mercanti e artigiani con quello dei loro garzoni, salvo che costoro divengano 'levellers''
 
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