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Guerra 1870-71. Il sogno di Garibaldi per un 'santo patto della fratellanza fra le nazioni' PDF Stampa E-mail
BIZZONI Achille, Impressioni di un volontario all'esercito dei Vosgi. CASA EDITRICE SONZOGNO. MILANO. 1871 pag 299 16°  preludio. ['Già inoltrata era la notte, quando, col nostro generale, entravamo a cavallo, il capitano Druon ed io, nel cortile della prefettura di Dijon. Vidi Garibaldi, e mi ricordo che, tentando di rivolgergli una congratulazione per la terza e splendida vittoria, mi si imbrogliò talmente la lingua che non seppi spiegarmi, tant'era la mia emozione nel rivedere quell'uomo tanto grande, tanto semplice, tanto terribile pel nemico sui capi, e tanto cortese. Egli era occupato a dettare il famoso ordine del giorno ai suoi soldati, il quale incominciando con l'eloquente foga che si riscontra in quelli di Napoleone I, finiva paternalmente, con bonomia veramente unica fra i capitani, dando consigli militari dapprima, ed insegnando il reciproco affetto ai soldati, il rispetto ai cittadini, l'amore alla repubblica. «Ai prodi dell'esercito de' Vosgi. «Ebbene, voi le avete rivedute le calcagna dei terribili soldati di Guglielmo, giovani figli della libertà!». Così cominciava quell'eloquente programma..., era il soldato vittorioso che parlava. Ma più innanzi il cittadino si rivela in tutta la sua purezza, più che capo, padre de' suoi solati: «Siate fra voi affettuosi, quanto siete bravi, acquistatevi l'amore delle popolazioni di cui siete difensori e sostegno, e noi lo scuoteremo in modo da polverizzarlo l'insanguinato e tarlato trono del dispotismo, e noi lo fonderemo sul suolo capitale della nostra bella Francia il santo patto della fratellanza fra le nazioni». Splendido sogno... Il disinganno non tardò a venire; ma Garibaldi, grande sempre, partì, senza astio in cuore; per la sua romita Caprera... Egli non è di quegli ingiusti che delle colpe de' governi chiamano responsabili i popoli, vittime prime de' governi stessi. La Francia lo salutava con due milioni di voti, il governo francese lo proscriveva quasi, dopo di averlo insultato. E se i popoli imparassero a giudicarsi meglio, non confonderebbero più le calunnie, le infamie di una stampa prezzolata, che si vanta di rappresentare la pubblica opinione, con le proprie aspirazioni'(pag 266-267)] [ISC Newsletter N° 92] ISCNS92TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]
 
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