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Guerra civile spagnola. Il problema della mancata alleanza tra anarchici e Poum PDF Stampa E-mail
ZARCONE Pier Francesco, Spagna libertaria. Storia di collettivizzazioni e di una rivoluzione sociale interrotta (1936-1938). MASSARI EDITORE. BOLSENA, VT. 2007 pag 239 8°  sigle introduzione prologo: 'La Seconda Repubblica spagnola', note appendici cronologia della Guerra civile: bibliografia indice nomi; Collana Storia e memoria. Pier Francesco Zarcone, studioso di storia dei movimenti rivoluzionari e libertari di lingua castigliana e portoghese. Autore di vari lavori su tali temi, ha già pubblicato presso Massari editore 'La libertà e la terra. Gli anarchici nella Rivoluzione messicana' (2004). Vive attualmente (2007) tra Italia e Portogallo. "Le differenze che dal punto di vista strettamente teorico esistevano tra l'anarchismo di Fai e Cnt e il marxismo rivoluzionario del Poum ai nostri fini interessano poco, perché esisteva un dato ideoneo ad accomunare queste tre organizzazioni; cioè il punto di arrivo: la rivoluzione sociale anticapitalistica. C'era quindi almeno un punto in comune, quand'anche restasse il problema di mettersi d'accordo su elementi specifici dell'assetto da dare alla realtà rivoluzionaria. Mentre tra gli anarchici e i partiti borghesi e stalinisti (con i quali invece fu instaurata la collaborazione antifascista) in comune non esisteva nemmeno questo. Nella coalizione governativa l'eterogeneità conflittuale era massima. Eppure si preferì questa alleanza alla costituzione di un fronte rivoluzionario anticapitalistico con il Poum. Vediamo subito i reali punti di contrasto in merito alle posizioni teoriche. Il Poum puntava, a livello programmatico, alla presa del potere, alla creazione di uno Stato operaio; alla dittatura del proletariato; al rispetto delle autonomie locali; alle nazionalizzazioni economiche e, per quanto riguarda il problema della terra, non alla collettivizzazione, ma alla loro distribuzione tra i contadini. Il concetto poumista della dittatura del proletariato non era però impostato in termini monopartitici, alla maniera bolscevica, ma pluripartitico e sociale, cioè come dittatura rivoluzionaria di classe. In fondo più vicino all'impostazione del menscevico Martov che non di Lenin. Nin cercò di chiarire il concetto più per la base cenetista che non per i vertici di tale organizzazione: «La dittatura del proletariato è l'espressione della vera democrazia, del governo della maggioranza al contrario della democrazia borghese che è l'espressione della dittatura di una minoranza di sfruttatori contro la maggioranza della popolazione. Lottiamo, quindi, per la dittatura del proletariato e contro quella di qualsiasi partito» (217). La libertà doveva essere garantita solo per il proletariato in nome degli interessi di classe: libertà per le forze del proletariato urbano e rurale, democrazia negli organismi di base. Le pregresse esperienze sia di Maurín sia di Nin facevano sì che nella visione del Poum l'economia non dovesse essere dominata dallo Stato come in Urss, ma gestita dai sindacati, che quindi si sarebbero dovuti trasformare da organizzatori di lotta dei lavoratori in organismi di costruzione del comunismo. L'esperienza russa dei soviet non veniva considerata riproducibile in Spagna" (pag 175-176) [(217) A. Nin, Por la unificación marxista. Escritos politicos', Madrid, 1978, p. 530] [ISC Newsletter N° 91] ISCNS91TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org] 
  


 
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