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Tocqueville: 'L'idea che 'tutti' gli uomini hanno diritto a certi beni, a certi godimenti...' PDF Print E-mail
TOCQUEVILLE Alexis de GOBINEAU Arthur de, Del razzismo. Carteggio 1843-1859. DONZELLI EDITORE. ROMA. 2008 pag 232 8°  prefazione bibliografia e nota al testo di Marco DIANI: 'Il principio negativo del moderno'; introduzione e traduzione di Luigi MICHELINI TOCCI: 'Tocqueville e Gobineau', note; Collana Virgolette. 'Alexis de Tocqueville (1805-1859) è stato tra i più grandi pensatori politici dell'Ottocento. Nato da una famiglia aristocratica avversa alla Rivoluzione francese, nel 1831 partì per studiare la nuova realtà politica e sociale degli Stati Uniti d'America. Da questa esperienza scaturì la sua opera più importante, 'La democrazia in America', pubblicata in due parti, nel 1835 e nel 1840. Arthur de Gobineau (1816-1882), uomo politico e diplomatico di primissimo piano nella Francia del Secondo Impero, fu l'allievo prediletto di Tocqueville, con cui maturò una radicale discordanza di vedute proprio attorno ai temi del razzismo'. ['Benché l'idea cristiana della fraternità umana si sia impadronita completamente dello spirito moderno, tuttavia le virtù pubbliche hanno riguadagnato molto terreno nel nostro tempo, e io sono convinto che i moralisti del secolo scorso e del nostro se ne sono preoccupati molto di più dei loro predecessori. Questo è dovuto al risveglio delle passioni politiche che sono state insieme la causa e l'effetto dei grandi mutamenti dei quali siamo testimoni. Il mondo moderno ha così ripreso e rimesso in auge una parte della morale degli antichi e l'ha intercalata fra i principi che compongono la morale del cristianesimo. Ma la più notevole innovazione dei moderni nel campo morale mi sembra consistere nell'immenso sviluppo e nella nuova forma data, ai giorni nostri, a due idee che il cristianesimo aveva già messo in grande evidenza, e cioè: l'uguale diritto di tutti gli uomini ai bene di questo mondo e il dovere di quelli che ne hanno di più di venire in soccorso di quelli che ne hanno meno. I rivoluzionari, che hanno abbattuto la vecchia gerarchia europea, il progresso della ricchezza e della intelligenza, che ha reso gli individui molto somiglianti gli uni agli altri, hanno dato sviluppi immensi e inaspettati a quel principio di uguaglianza che il cristianesimo aveva collocato piuttosto nella sfera immateriale che nell'ordine dei fatti visibili. L'idea che 'tutti' gli uomini hanno diritto a certi beni, a certi godimenti, e che il primo obbligo morale è di procurarli loro, questa idea, come dicevo sopra, ha preso un'estensione immensa e una varietà di aspetti infinita. Questo prima innovazione ha poi condotto a un'altra. Il cristianesimo aveva fatto della beneficenza o, come esso l'aveva chiamata, della carità, una virtù privata. Noi ne facciamo ogni giorno di più un dovere sociale, un obbligo politico, una virtù pubblica. Il grande numero di persone da soccorrere, la varietà dei bisogni ai quali si crede obbligati di provvedere, la sparizione delle grandi personalità alle quali si poteva ricorrere per raggiungere quegli scopi, hanno fatto rivolgere tutti gli sguardi verso il governo. Si è imposto loro uno stretto obbligo di riparare a certe disuguaglianze, di soccorrere certe miserie, di offrire un appoggio a tutti i deboli, a tutti gli infelici. Si è così stabilita una specie di morale sociale e politica, che gli antichi non conoscevano se non molto imperfettamente, e che è una combinazione delle idee politiche dell'antichità e dei principi del cristianesimo' (pag 6-7) [dalla lettera di Tocqueville a Gobineau del 5 settembre 1843] [ISC Newsletter N° 90] ISCNS90TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]
  

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