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"Tutta la cosiddetta storia universale non č che la generazione dell'uomo dal lavoro umano" PDF Stampa E-mail
MÉDA Dominique, Società senza lavoro. Per una nuova filosofia dell'occupazione. FELTRINELLI. MILANO. 1997 pag 238 8°  introduzione note traduzione dal francese di Alessandro SERRA, Collana Campi del sapere Feltrinelli. Dominique Méda ha studiato all'Ecole Normale Supérieure e all'Ecole Nationale d'Administration. E' professore di filosofia e attualmente (1997) insegna all'Institut d'Etudes Politiques. ['Ricordiamo rapidamente che Marx conosce perfettamente Hegel e ne recupera l'eredità teorica. Certo Marx dice di voler rovesciare la dialettica di Hegel facendola poggiare non sulla testa ma sui piedi: non sono né lo Spirito né le Idee che dirigono il corso del mondo. Sono gli uomini che fanno la loro stessa storia. Marx riprende quindi e fa propria l'idea del grandi sviluppo storico presentata da Hegel, ma il soggetto di tale sviluppo diviene non più lo Spirito bensì l'umanità stessa. Il lavoro non è quello dello Spirito ma il lavoro quotidiano degli uomini, il lavoro reale, realizzato attraverso utensili, con sudore, dolore e invenzione. Su queste basi, Marx costruisce una vasta opposizione tra il vero lavoro, che è l'essenza dell'uomo, e la realtà del lavoro, quella che osserva giorno per giorno a Manchester, e che ne rappresenta solo la forma alienata. Il lavoro è l'essenza dell'uomo, perché la storia ci mostra che l'uomo è divenuto ciò che è attraverso il lavoro: "Tutta la cosiddetta storia universale non è che la generazione dell'uomo dal lavoro umano, il divenire della natura per l'uomo" (5). Ma non basta. Occorre intendere l'affermazione di Marx come l'equivalente di una vera e propria identità: l'essenza dell'uomo 'è' il lavoro. L'uomo non può esistere se non lavorando, in altre parole - e qui Marx riprende lo schema hegeliano - creando artificio, mettendo le proprie opere al posto del dato naturale. E occorre spingersi ancora più lontano: l'uomo diviene pienamente uomo, secondo Marx, solo se imprime su ogni cosa il marchio della sua umanità. L'atto che sembra più naturale, la procreazione, è già, in Marx, umano, quindi lavoro. La fine della storia non è più, dunque, uno Spirito che si conosce ma un uomo che ha umanizzato tutta la sfera naturale; Marx parla a questo proposito di umanizzazione della natura o di naturalizzazione dell'uomo. Marx porta così a una sorta di acme l'umanesimo tecnologico che abbiamo visto nascere con Bacone. L'uomo non deve smettere (o piuttosto non smette, perché non si dà imperativo morale in Marx, come peraltro in Hegel) di umanizzare il mondo, di modellarlo a sua immagine, di ridurre la portata della natura, anche in se stesso' (pag 77-78) [(5) K. Marx, 'Manoscritti economico-filosofici del 1844', in 'Opere filosofiche giovanili', Editori Riuniti, Roma, 1963, p. 235]  [ISC Newsletter N° 87] ISCNS87TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]
 
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