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La migrazione dei lavoratori cinesi negli Stati Uniti e la "plenary power doctrine" PDF Stampa E-mail
LEW-WILLIAMS Beth, The Chinese Must Go: Violence, Exclusion, and the Making of the Alien in America. HARVARD UNIVERSITY PRESS. CAMBRIDGE USA. 2018 pag 360  $ 39.95  rec WORDEN Andréa. [L'autrice racconta la storia delle discriminazioni razziali e delle violenze che subirono i lavoratori cinesi immigrati negli USA nella seconda metà del XIX secolo. Il trattato di Burlingame del 1868 fra USA e Cina prevedeva la mancanza di restrizioni all'immigrazione e la concessione alla Cina dello status di "nazione più favorita". Gli USA erano interessati ad avere relazioni amichevoli con la Cina. Sebbene inizialmente bene accolti, i lavoratori cinesi furono poi visti dai lavoratori bianchi come una minaccia per i loro posti di lavoro e dai coloni come una minaccia al loro progetto di stabilire una società americana bianca nel West. Si verificarono episodi di violenza che il governo federale non fu capace di fermare. Le trattative con la Cina portarono ad un nuovo trattato che poneva restrizioni accettabili alla migrazione di lavoratori cinesi. Il Congresso varò una serie di leggi (nel 1882, 1888, 1892 e 1904) prima per limitare e poi per impedire la migrazione cinese. Gli stati nord-orientali e atlantici intendevano espandere il "China Trade" e preservare buoni rapporti con la Cina, mentre gli stati occidentali erano interessati a misure drastiche per fermare "l'invasione cinese" e arginare le violenze. Erano comunque tutti d'accordo che i cinesi non sarebbero mai diventati americani. Erano incivili e pagani, avevano usanze che non potevano essere amalgamate e non si sarebbero mai integrati. Nel 1885 e 1886 furono espulse almeno 168 comunità di cinesi dal West. Oggi riemergono negli USA il nativismo e la xenofobia. Una eredità della situazione di allora è la "plenary power doctrine". Respingendo la richiesta di Chae Chan Ping, un lavoratore cinese a cui era stato vietato di rientrare negli USA in forza della legge del 1888 dopo un viaggio in Cina, la Corte Suprema ritenne che il governo federale avesse un potere ed una discrezione illimitati nel decidere chi poteva entrare negli USA. La legge che escludeva i cinesi non è mai stata annullato e la "plenary power doctrine" continua ad esercitare oggi la sua forza. [Beth Lew-Williams insegna storia alla Princeton University. Andréa Worden è avvocato, scrittrice. Insegna presso la John Hopkins University., nel Programma Studi Est Asiatici] [ISC Bibliografia A-6]
 
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