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La distinzione di Henri De Man tra dominio del capitalismo e dominio della classe dei capitalisti PDF Stampa E-mail
'I capitalisti, cioè, secondo la concezione marxista, la gente che vive dell'appropriazione del plusvalore prodotto dai salariati, sono un'infima minoranza della popolazione. Possiamo benissimo raffigurarci un ordine sociale capitalistico senza classe capitalistica dominante nonché l'esistenza di una classe capitalistica in una società non capitalistica. Una società per azioni con un capitale esclusivamente in mano di una quantità di piccoli azionisti, i propri operai ad esempio, potrebbe fare a meno di capitalisti, poiché il possedere alcune azioni non trasforma ancora in capitalisti delle persone il cui pane quotidiano dipende da un salario o da un piccolo commercio. Eppure, un'azienda simile sarebbe indiscutibilmente capitalistica per il fatto che si propone di ottenere un guadagno sotto forma di un profitto spettante al capitale. Ciò che è vero di questa intrapresa isolata può applicarsi a tutta l'organizzazione sociale; si può benissimo immaginare una forma cooperativa della produzione con un capitale talmente sparpagliato da non esserci più una classe di capitalisti, pur continuando questa società ad essere capitalistica e le diverse cooperative in concorrenza tra loro per un fine di lucro. Inversamente, organizzando un'industria in servizio pubblico, come ad esempio il progetto Plumb prevede per l'amministrazione tripartita delle ferrovie americane tra gli azionisti, il personale e il pubblico, non si eliminerebbero affatto i capitalisti da quell'industria, in quanto essi continuerebbero ad esercitare il diritto di proprietà di incassare dividendi e di essere rappresentati nell'amministrazione del servizio. Però questa azienda cesserebbe di essere capitalistica dal momento in cui la maggioranza dei due terzi, detenuta dal personale e dai consumatori decidesse di trasformarla da un'azienda per accumular capitale in una corporazione pubblica a servizio della circolazione. Il carattere di un ordine sociale dipende non già dal modo in cui la potenza politica e sociale è ripartita a un dato momento tra le varie classi, ma dal movente di lavoro, dal principio giuridico e dal fine morale che determina l'atteggiamento di tutte le classi. Il dominio del capitalismo significa ben altra cosa che il dominio della classe dei capitalisti, la quale poggia sul desiderio che ognuno ha di diventare capitalista. In altre parole, alla base della società borghese, c'è la civiltà borghese. Se fosse altrimenti, è un bel pezzetto che il capitalismo avrebbe finito di esistere, dati, da una parte, il numero relativamente piccolo dei capitalisti, e, dall'altra, la potenza che la democrazia del suffragio universale accorda al grande numero' (pag 228-229) [LEGGERE IN: Henri De Man, 'Il superamento del marxismo', a cura di Alessandro Schiavi, Gius. Laterza & figli, Bari, 1929]  [Versione digitale su richiesta] [ISC Newsletter N° 77] ISCNS77DIGIT [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]
 
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