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Reti clandestine di metallurgici operai del legno ferrovieri marittimi tedeschi contro il nazismo PDF Stampa E-mail
BURLEIGH Michael, Il Terzo Reich. RCS LIBRI. MILANO. 2003 pag 1080 8°  ringraziamenti, cartine, introduzione: "«Uno straordinario rapimento degli animi»: nazionalsocialismo, religioni politiche e totalitarismo", note, bibliografia essenziale, indice nomi argomenti località; traduzione di Carlo CAPARARO, Stefano GALLI, Maddalena MENDOLICCHIO. Michael Burleigh è insegnante alla Washington and Lee University e a Cardiff. Ha pubblicato tra l'altro 'Lo Stato razziale' (con Wolfgang Wippermann, Rizzoli, 1992). Vive a Lexington, in Virginia (2003). ['Avendo minato con la propria stessa condotta la strategia del «fronte popolare», il gruppo dirigente sovietico considerò confermata la propria decisione di contare solo sulle sue forze. La prova fu il patto Ribbentrop-Molotov dell'agosto 1939, fraternamente cementato dalla ri-deportazione nella Germania nazista di circa 500 esuli della KPD (13). Tirapiedi stalinisti, come l'odioso Palme Dutt in Gran Bretagna, provvidero a far adottare questa linea dai partiti comunisti nazionali. Ormai chiusi nel ghetto mentale del loro mondo immaginario, molti comunisti pensavano che Hitler avrebbe liberato gli attivisti imprigionati o permesso alla KPD di operare quasi legalmente. Negli ambienti antinazisti conservatori, il patto fu considerato una conferma della natura di «bolscevismo bruno» del nazismo. Tra i lavoratori di simpatie socialdemocratiche il patto fu considerato un tradimento, simile alla collusione nazi-comunista contro Otto Braun e Severing (14). Dopo sei anni di attività illegale, il partito consisteva in reti locali e non ufficiali di attivisti troppo timorosi per agire, collegati in modo approssimativo a un indebolito vertice moscovita. Erano giunti al punto di partenza dei socialdemocratici, e la loro efficacia politica era giudicata così bassa che la Gestapo destinò numerosi funzionari anti-KPD a compiti più urgenti, come la repressone degli omosessuali, degli ebrei e dei frammassoni. Gli arresti di comunisti crollarono da 500 nel gennaio 1939 a 70 nell'aprile 1940 (15). Gruppi locali clandestini si ricostituirono gradualmente a Berlino e in provincia, compresi i gruppi Uhrig-Römer e Saefkow-Kacob, che coordinavano la stampa e la distribuzione di materiale propagandistico e l'attività di sabotaggio nelle industrie belliche. Il gruppo Uhrig, così chiamato da un fabbricante di strumenti di precisione, il berlinese Robert Uhrig, disponeva di reti di aderenti in varie città, e giunse ad averne 80 in una sola fabbrica di armi a Berlino. Nel 1940-1941 Uhrig cominciò a collaborare strettamente con un altro gruppo della resistenza, capeggiato da Josef "Beppo" Römer. La strada di questi verso la lotta armata e la ghigliottina fu tutt'altro che lineare (...). Sino a un certo punto, gli strateghi più realistici della sinistra si trovarono nei sindacati, anche se questi non erano esclusivamente socialisti. Le principali confederazioni non comuniste, comprendenti oltre 200 sindacati, avevano cominciato ad aggregarsi prima della «presa del potere» nazionalsocialista. Ma nell'aprile 1933 offrirono a Hitler un «compromesso storico» basato sulla rinuncia alla lotta di classe, all'internazionalismo e ai legami coi partiti in cambio del diritto a un movimento sindacale unitario. L'offerta fu respinta da Hitler, che colpì il sindacato nei suoi vertici e nei suoi beni e offrì ai lavoratori, come surrogato, il Fronte tedesco del lavoro, privo di molte funzioni di un autentico sindacato. Le elezioni dei consigli dei lavoratori non sembrano aver dato fiducia a questa strategia, né furono organizzate altre elezioni dopo il 1935. Secondo Willy Brandt, futuro sindaco  di Berlino e cancelliere della Germania Federale, in molte fabbriche il ruolo dei funzionari del Fronte del lavoro fu solo nominale, mentre le relazioni industriali furono gestite da vecchi rappresentanti sindacali che godevano della fiducia delle maestranze (22). A poco a poco il movimento sindacale si ricostituì all'estero e, saggiamente, si mise al servizio degli attivisti in Germania invece di dar loro degli ordini. Nei confini del Reich gli operai di alcuni settori, come i metallurgici, i lavoratori del legno, i ferrovieri e i marittimi, conservarono reti clandestine di notevole consistenza, che avrebbero avuto un ruolo di primo piano in uno sciopero generale concomitante a un tentativo di colpo di stato' (pag 732-733; 736)] [(13) Benjamin Pinkus, "Die Deportation der deutschen Minderheit in der Sowjetunion 1941-1945", in Bernd Wegner (a cura di), 'Zwei Wege nach Moskau', München 1991, p. 467; (14) 'Deutschland-Berichte der Sozialdemokratischen Partei Deutschlands (SOPADE) 1934-1940', Frankfurt am Main 1980, VI (1940), pp. 985 e segg., su queste reazioni; (15) D. Peukert, 'Die KPD im Widerstand', cit., p. 333 N. 20; (22) Gerhard Beier, "Die illegale Reichsleitung der Gewerkschaften", in R. Löwenthal e P. von Zur Mühlen (a cura di ), 'Widerstand und Verwigerung', cit., pp. 31-4, è eccellente. Si veda anche Willy Brandt, "Opposition Movements in Germany", 25 settembre 1943, in J. Heideking e C. Mauch (a cura di), 'American Intelligence and the German Resistance to Hitler', Boulder 1993, p. 108] [ISC Newsletter N° 80] ISCNS80TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]

 
«L'invito degli sfruttatori agli sfruttati... di partecipare allo sfruttamento di un altro paese» PDF Stampa E-mail
DOTA Ciro, Il dibattito sul problema coloniale nella stampa socialista (1887-1900). STORIA CONTEMPORANEA - IL MULINO. BOLOGNA. N. 6 DICEMBRE 1979 pag 1047-1088 8°  note; 'Saggi'. ['L'eurocentrismo attraversa tutto il partito e provoca contraddizioni insanabili. Al fondo della posizione di Turati c'è l'illusione di uno sviluppo pacifico del capitalismo internazionale. Per quanto riguarda l'Italia non è estranea la convinzione che il suo sviluppo capitalistico possa avvenire al riparo dalla bufera imperialistica che sta sconvolgendo il mondo. Il socialismo italiano, privo di una originale interpretazione dell'imperialismo, incapace di cogliere le peculiarità dell'espansionismo italiano, non può che produrre e praticare un anticolonialismo legato a motivi umanitari, pacifisti e «utilitaristici». Si muove perciò lungo le direttrici ideologiche e politiche tracciate da Kautsky e largamente diffuse nel movimento socialista internazionale (90). D'accordo con Treves troviamo Antonio Labriola. Già in occasione del conflitto greco-turco per Candia era intervenuto per ricordare l'esigenza per l'Italia di approfittare dello sfascio a cui si stava inesorabilmente avviando l'impero ottomano. La Tripolitania era l'obiettivo strategico a cui l'Italia doveva puntare per soddisfare il «suo bisogno di terreno coloniale» (91). Labriola non pensa soltanto ai «duecentomila proletari» che ogni anno emigrano dall'Italia, ma considera che «non ci può essere progresso nel proletariato, là dove la borghesia è incapace di progredire» (92). L'espansione imperialistica è dunque strumento essenziale alla crescita dell'economia capitalistica. Labriola non condivide le illusioni riformistiche di Turati, ma non sa indicare al partito una strategia più aderente alla nuova fase imperialista. Il partito socialista sembra privo di alternative: o un anticolonialismo, privo di una visione moderna dell'imperialismo, imperniato sulla condanna della politica espansionistica ed annessionistica, sul pacifismo, sull'opposizione alle spese militari e perciò «inconcludente»; oppure timide e parziali intuizioni della dinamica imperialista, ma accettazione della logica colonialista. In entrambi i casi il partito resta subalterno alle esigenze dello sviluppo capitalistico e profondamente legato ad una concezione eurocentrica del mondo. Isolato resta l'intervento con cui Morandotti, dopo una analisi dell'imperialismo tedesco, richiama i socialisti tedeschi a respingere «...l'invito degli sfruttatori agli sfruttati delle stessa nazione di partecipare allo sfruttamento di un altro paese...» (93). Bernstein sostiene che non si può ostacolare la diffusione della civiltà, ovvero del capitalismo, nei paesi «barbari», in quei paesi che oggi chiameremmo del «terzo mondo». Si apre così la strada all'idea di una politica coloniale «socialista» in alternativa a quella capitalistica' (pag 1086-1087)] [(90) Cfr. K. Kautsky, 'La questione coloniale', a cura di R. Monteleone, Milano, 1977; (91) A. Labriola, 'Scritti Politici', cit., p. 433; (92) Ibid.; (93) A. Morandotti, 'L'imperialismo tedesco e i socialisti', in "Critica Sociale", 16 gennaio 1900, p. 25] [ISC Newsletter N° 80] ISCNS80TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]
 
'«La natura viene vinta obbedendole» dice Bacone' PDF Stampa E-mail
BLOCH Ernst, Filosofia del Rinascimento. IL MULINO. BOLOGNA. 1981 pag 178 16°  introduzione all'edizione italiana di Remo BODEI, note, Collana Universale Paperbacks Mulino. ['Come abbiamo già detto, la lotta di luce e tenebre è stata concepita in Böhme quale dialettica oggettiva. Non c'è movimento senza ciò che si contraddice, senza dualismo, e l'oscurità del male si mostra come il veicolo che realizza il manifestarsi della luce. (...) In tal modo, in un chiaro-scuro certo non meridionale della Germania arretrata, riemerge la dialettica oggettiva di Eraclito come formatrice del mondo, come ciò che produce il mondo a partire da se stessa, come essenza che lo pungola a manifestarsi. Il mondo sorge dalla fermentazione tra Sì e No, tutto è nel mondo in quanto alambicco all'opera per la formazione della luce, sempre chimicamente, sempre moralmente e sempre, insieme, religiosamente" (pag 101); "L'intento di fondo della dottrina di Bacone è nuovo: non vi è una verità fine a se stessa, una conoscenza in sé. Ogni conoscenza deve essere utile agli uomini, utile nel senso dell'instaurazione del 'regnum humanum', della felicità per tutti sulla terra. Questo è anche il fine ultimo del cosiddetto utilitarismo baconiano: un regno in cui godere di una vita più facile, più felice, opportunamente liberata grazie al sapere, da corvées, lavoro, fatica, oppressioni, casualità, malattia, destino; il che significa trasformazione del mondo nel senso del suo miglioramento. Si esprime in questo tutto lo slancio del giovane capitalismo in ascesa, che abbandona ora lo stadio del capitale commerciale ed entra in quello del capitale industriale. Il movimento entra, in senso letterale, nel conto e il movimento viene espresso nella fiduciosa speranza, presente ancora in Adamo Smith nel diciassettesimo secolo, che questo tipo di organizzazione economica porti la maggiore felicità possibile al maggior numero possibile di uomini. Per questo però è assolutamente necessaria la conoscenza causale delle leggi naturali per costringere la natura al servizio del 'regnum humanum'. Ciò significa, per Bacone, impadronirsi del mondo, acquistare potere sulle cose, trasformare le cose in cose per noi. Il dominio però è qui possibile solo attraverso il suo opposto apparente, l'ubbidienza. «La natura viene vinta obbedendole» dice [Francesco] Bacone, 'natura parendo vincitur'. Prima dunque bisogna conoscere la natura, conoscere le sue leggi e osservarle, per acquisire attraverso tale osservanza un potere tecnico all'uomo' (pag 109-110)] [ISC Newsletter N° 80] ISCNS80TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]
 
Anni 2000: crisi francese, potere monetario europeo, declino americano, ascesa asiatica PDF Stampa E-mail
LA-BARBERA Guido, L'Europa, l'Asia e la crisi. EDIZIONI LOTTA COMUNISTA. MILANO. 2008 pag XXXVI 452 8°  glossario delle sigle introduzione cronologia (2003-2007) indice nomi profili biografici bibliografia (opere citate); Collana Testi. ['La Cina che diviene "la fabbrica del mondo" e l'India in parte "l'ufficio", come è stato scritto, incarnano un processo epocale che ha effetti contemporanei e intrecciati nelle relazioni tra gli Stati e tra le classi. Significa che la Cina, e l'India a scalare di circa un decennio, emergono come potenze, dunque come Stati 'nel sistema di Stati' centrato sul cartello del liberismo imperialista - il Fondo Monetario, il WTO, il "Washington Consensus" - sinora indirizzato da USA, UE e Giappone. Significa che Cina e India assurgono a tale ruolo in virtù della loro stazza continentale e del fatto che la loro forza demografica ora è moltiplicata dalla sua trasformazione in lavoro salariato' (pag 77); 'La crisi francese avrà portata e durata tale da riflettersi in una protratta 'non corrispondenza europea'? "Tempesta politica sulle valute europee" fu il titolo, tredici anni fa, con cui Arrigo Cervetto rimarcava la natura politica dello scontro sul Sistema Monetario Europeo, innescato anche in quel caso dal referendum francese su Maastricht. A consuntivo, la crisi comportò l'uscita di Londra dallo SME, ma non riuscì ad impedire, pochi anni dopo, la moneta unica e la fusione dei poteri monetari nazionali nella BCE' (pag 227); 'Harold James, storico a Princeton, anticipa al Financial Times il suo nuovo testo 'The Roman Predicament', dove una riflessione non banale sulla globalizzazione è agganciata al ripetitivo dibattito sul dilemma 'imperiale' americano che si va trascinando negli USA. Un confronto spesso superficiale, in cui torna però sotto altro nome la questione del "declino", che debuttò negli anni Ottanta con le tesi di Paul Kennedy. Scrive James che il "dilemma romano", inteso appunto come il dilemma "imperiale" degli USA, è che il commercio pacifico è spesso visto come un modo per costruire "una società internazionale stabile, prospera ed integrata", ma esso nello stesso tempo conduce a conflitti interni e internazionali che possono minare e persino distruggere le basi della prosperità. La contraddizione intrinseca è che l'ordine mondiale liberale "sovverte e distrugge se stesso"' (pag 269); 'L'universo di John Maynard Keynes è la sfera d'influenza dell'imperialismo inglese, minacciato dall'ascesa della Germania e degli Stati Uniti e poi da questi ultimi soppiantato. Il liberismo di Milton Friedman e della "scuola di Chicago" è quello dell'America trionfante dell'immediato secondo dopoguerra. Charles Kindleberger si avvicina più di altri al nesso tra crisi e ineguale sviluppo nel sistema mondiale delle potenze. A suo avviso, nella crisi del 1929 il fatto cruciale è che Londra non è più in grado di farsi garante del sistema internazionale e Washington non vuole o non sa ancora farlo. Tuttavia la sua idea che la stabilità globale richieda una potenza egemone ordinatrice rifletteva anch'essa il punto di vista americano nell'era del "Washington consensus"' (pag 361)] [ISC Newsletter N° 80] ISCNS80TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]
 
Impatto dell'innovazione tecnica e scientifica in campo militare sulle strutture economiche-sociali PDF Stampa E-mail
CURI Umberto a cura; BAGET BOZZO Gianni BERTAGGIA Michele CURI Umberto GIACOMINI Bruna ISNENGHI Mario MIGLIO Gianfranco MORO Sandro PAPISCA Antonio SANTORO Carlo Maria TRONTI Mario INGRAO Pietro, Della guerra. ARSENALE COOPERATIVA EDITRICE. VENEZIA. 1982 pag 150 8°  introduzione di Umberto CURI, note, bibliografia, Collana Kink: Politica e saperi, diretta da Umberto CURI Giuseppe DUSO Giangiorgio PASQUALOTTO. ['La 'reversibilità' del rapporto politica-guerra si manifesta tuttavia pure sotto un altro profilo molto importante, legato ancora all'incidenza della mutazione tecnologica. Gli storici delle istituzioni sanno, infatti, che le trasformazioni dei sistemi politici sono frequentemente prodotte dall'invenzione di nuove armi e, più ancora, di nuovi modi di combattere. L'allevamento e l'uso del cavallo - come mezzo per trainare il carro da guerra, dal quale, in posizione dominante, combatteva l'"eroe" (signore) - diedero probabilmente agli invasori indo-europei una superiorità decisiva sui mediterranei, i quali invece sembra si battessero generalmente a piedi. L'applicazione dell' "antilabé" (cioè della seconda maniglia) allo scudo rotondo, diffusa a partire dal VII secolo a.C., rese possibile agli opliti greci, affiancati gomito a gomito, proteggersi con un'egida continua e flessibile, cioè costituire la "falange" (e la "falange", prevalendo sul guerriero combattente dal carro a cavalli, segnò il passaggio dalla costituzione 'nobiliare' a quella 'oplitica' dei "liberi ed eguali"). L'invenzione della "trireme" (il mezzo con il quale Atene fondò ed estese il suo impero marittimo) postulò la trasformazione dei contadini dell'Attica in cittadini-rematori, pagati con i tributi estorti ai vinti. L'introduzione della staffa nell'equipaggiamento del cavaliere, a partire dal secolo ottavo d.C., rese possibile il "combattimento d'urto" a cavallo (destriero e guerriero fusi in una sola unità di peso e potenza) e quindi generò (con le istituzioni conseguenti) la cavalleria feudale. Il cavaliere corazzato, a sua volta, con il sistema politico-sociale e le istituzioni economiche che lo avevano reso possibile, venne dapprima messo in crisi dalla 'balestra', e poi liquidato dalle armi da fuoco. La fanteria 'di linea', equipaggiata con armi da fuoco leggere, annuncia la civiltà politica 'di massa' dell'Europa moderna. L'impatto dell'innovazione tecnica e scientifica in campo militare, sulle strutture economiche e sociali, durante gli ultimi cento anni, non ha bisogno di essere ricordato, perché è sotto gli occhi di tutti' (pag 51-52) [Gianfranco Miglio, 'Guerra, pace, diritto. Una ipotesi generale sulle regolarità del ciclo politico'] [ISC Newsletter N° 80] ISCNS80TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]
 
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