spacer.png, 0 kB
spacer.png, 0 kB
Home arrow News
News
'In Germania l'opinione pubblica si era persuasa dell'idea di una "guerra inevitabile"' PDF Stampa E-mail
CANALE CAMA Francesca  a cura, La grande guerra. CORRIERE DELLA SERA. MILANO. 2015 pag 167 16°  Focus a cura di Francesca CANALE CAMA, approfondimenti cronologia bibliografia luoghi di interesse; Collana Grandangolo, 33. Francesca CANALE CAMA è professore associato di Storia contemporanea presso la Seconda Università degli Studi di Napoli. Ha pubblicato 'Alla prova del fuoco. Socialisti francesi e italiani di fronte alla prima guerra mondiale', Guida, Napoli, 2006, 'Sull'orlo dell'abisso (2009), 'La pace dei liberi e dei forti. La rete di pace di Ernesto Teodoro Moneta', 2012. ['La società tedesca (...) reagì diversamente da quella francese. Secondo lo storico tedesco Wolfgang Mommsen, in Germania, infatti, fin dalle questioni coloniali degli anni 1910-1911, l'opinione pubblica si era persuasa dell'idea di una "guerra inevitabile". Non solo gli ambienti conservatori e militari, ma anche i ceti medi e poi quelli popolari avevano visto nel progressivo isolamento internazionale del loro Paese la ragione di un imminente conflitto. A questo concorrevano anche le teorie nazionaliste pangermaniste che, benchè ufficialmente diffuse solo in circoli ristretti, avevano alimentato diffusamente la percezione che la Germania fosse minacciata nel suo 'legittimo' sviluppo dai popoli che la accerchiavano, e in particolare da quello slavo che poteva contare sullo spazio e sul numero. La Francia, invece, era arrivata alla consapevolezza del conflitto solo dopo l'invasione del Belgio, con la sensazione di dover rispondere ad un'aggressione. (...)' (pag 122)] [ISC Newsletter N° 81] ISCNS81TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]
 
'Occupazione delle fabbriche: il movimento di classe nel suo insieme ne usciva severamente sconfitto PDF Stampa E-mail
GAMBINI Claudio, Comunisti e sindacato. Dalle origini alle leggi eccezionali (1921-1926). EDITORI RIUNITI. ROMA. 2015 pag 343 8° prefazione di Alexander HÕBEL, presentazione di Franco OTTAVIANO, introduzione note bibliografia. Claudio Gambini, insegnante di storia e filosofia, è stato cultore della materia in Storia Contemporanea presso la facoltà di scienze politiche dell'Università di Trieste. Segretario degli Annali della Fondazione Giuseppe Di Vittorio dal 1993 al 1999, ha collaborato alla Fondazione Bruno Buozzi. Giornalista pubblicista ha scritto e pubblicato articoli di storia del movimento operaio su riviste specializzate. Ha pubblicato tra l'altro: 'Una storia senza eroi. Ettore Reina e il sindacalismo riformista nell'Italia giolittiana' (Punto Rosso, 2013). ['Alcune vertenze a Torino per l'applicazione dell'ora legale furono l'occasione per l'attacco padronale ai consigli. Allo sciopero gli industriali risposero nell'aprile del 1920 con la serrata. La risposta operaia fu uno sciopero di undici giorni che rimase isolato e conseguentemente sconfitto. L'occupazione delle fabbriche iniziò il 1° settembre. La causa occasionale fu il fallimento di una trattativa fra gli industriali e la FIOM per un aumento dei salari, allorché il sindacato metalmeccanico rispose con la decisione di praticare l'ostruzionismo nelle fabbriche e di dare direttive agli operai per la loro occupazione. Il movimento si estese anche a numerose industrie tessili e chimiche e si trasformò rapidamente in un movimento rivoluzionario per la risposta immediata ed entusiasta degli operai che in esso vedevano il primo passo verso la conquista imminente del potere politico. In realtà la lotta di settembre sostiene Vittorio Foa: «si era iniziata in condizioni di stanchezza operaia, ma il fatto che la FIOM, con intenzioni moderate, avesse deciso l'ostruzionismo invece dello sciopero diede l'imprevisto risultato di sollecitare la creatività operaia nelle singole fabbriche e di esaltarne la creatività. Si passò così alla serrata e poi all'occupazione, nel corso della quale il movimento visse la sua ultima tensione rivoluzionaria» (45). Sia nel caso delle occupazioni delle fabbriche che in quello dei moti contadini, il movimento di classe nel suo insieme ne usciva profondamente sconfitto. E', quindi, in un contesto di logoramento istituzionale interno e di «crisi del ruolo di governo del conflitto sociale» che furono rimesse in discussione le importanti conquiste del '19. Ai capitalisti interessava, ormai, restaurare l'autorità delle aziende, per avviare la ripresa economica in termini di razionalizzazione, tramite l'estensione della meccanizzazione, l'aumento della produttività e i conseguenti licenziamenti di massa. «L'organo sindacale confederale già duramente provato dall'offensiva armata e squadristica del fascismo, non riuscì ad riacquistare una dimensione politica e a divenire protagonista di un'operazione di stabilizzazione e di mediazione nella crisi dello Stato liberale» (46). Nel nostro lavoro, quindi, ci misureremo con la storia della crisi del sindacato, la «sua agonia», la sua fine. Non per questo la resistenza non fu tenace, nonostante le scelte furono «dettate più dalla forza delle cose che dalla volontà degli uomini, più a rimorchio di una realtà in rapida evoluzione che in base a previsioni lucide e a ipotesi concrete» (47). Il che indusse la Confederazione a preoccuparsi quasi esclusivamente di «sottrarre l'organizzazione ai colpi del fascismo». Cosa legittima, ma che portò ad una ricomposizione tra lotta politica e lotta sociale talmente minimale, che divenne addirittura controproducente, infatti: «l'azione sindacale, rigidamente limitata alla difesa immediata dei lavoratori, inclinò all'economicismo, al corporativismo, al localismo» (48)' (pag 39-41)] [(45) V. Foa, op. cit., p. 119. Paolo Spriano, 'L'occupazione delle fabbriche. Settembre 1920', op. cit., pp. 177-78, ricorda al termine del suo studio che l'occupazione delle fabbriche doveva nella pubblicistica fascista, evocare l'immagine del caos e giustificare, quindi, la provvida reazione mussoliniana. «In parte la mitizzazione negativa finì per alimentare quella per così dire positiva, che ingigantiva i termini dell'occasione rivoluzionaria colorandola di romantiche nostalgie». E conclude: «Proprio quando nel momento cruciale del 10-11 settembre, si prende la strada del compromesso, è evidente che le masse non hanno nazionalmente la forza di contrapporvisi. E si accentua il divario tra la punta più avanzata, Torino, e le altre città, dall'altro la caratteristica localistica del movimento che continua a pesare, con una mancanza di collegamento con quelle forze operaie che pure vorrebbero estendere la lotta e portarla sul terreno insurrezionale. I gruppi riformisti, esistenti nelle fabbriche, prendono ora un peso maggiore. Così ci si avvede che una delle classiche condizioni per la rivoluzione, la decisione delle masse di portarla ad effetto, era, a sua volta, assai subordinata a dislivelli di organizzazione, di maturità, di omogeneità, di orientamento ideale, che non si constateranno meno pesantemente nel corso della resistenza allo squadrismo del 1921-22»; (46) A. Pepe, op. cit., p. 350; (47) L. Zani, op. cit., p. 153; (48) L. Zani, op. cit., p. 156] [ISC Newsletter N° 81] ISCNS81TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]
 
La teoria del pendolo tra conservazione e innovazione politica in America PDF Stampa E-mail
SCHLESINGER Arthur M. jr, The Cyclesd of American History. HOUGHTON MIFFLIN COMPANY. BOSTON. 1986 pag XIII 498 8°  elenco opere autore, prefazione ringraziamenti note indice nomi argomenti località. Arthur M. Schlesinger Jr. ha vinto due volte il premio Pulitzer nel 1946 per il volume 'The Age of Jackson' e nel 1966 per la biografia di J.F. Kennedy alla Casa Bianca ('I mille giorni'). ['Wise men have remarked on patterns of alternation, of ebb and a flow, in human history. "The two parties which divide the state, the party of Conservatism and that of Innovation", wrote Emerson in 1841, "are very old, and have disputed the possession of he world ever since it was made... Now one, now the other gets the day, and still the fight renews itself as if for the first time, under new names and hot personalities". Innovation presses ever forward; Conservatism holds ever back. We are reformers spring and summer, in autumn and winter we stand by the old; reformers in the morning, conservers at night. "Innovation is the salient energy; Conservatism the pause on the last movement" (1). Half a century later, Henry Adams applied a more precise version of the cyclical thesis to the first years of the American republic. "A period of about twelve years", he wrote, "measured he beat of the pendulum. After the Declaration of Independence, twelve years had bee needed to create an efficient Constitution; another twelve years of energy brought a reaction against the government then created; a third period of twelve years was ending in a sweep toward still greater energy; and already a child could calculate the result of a few more such returns" (2). Adams's cycle described alternating currents in the domestic affairs of the new nation, and his pendulum swung back and forth between the centralization and diffusion of national energy. The broad rhythms he discerned in the first thirty-six years of American independence continue to be discernible in the long years since. I inherit an alternative interpretation of this cyclical phenomenon from my father, who defined the swing as between conservatism and liberalism, between periods of concern for the rights of the few and periods of concern for the wrongs of the many (3). In a 1949 essay, my father identified eleven such alternations. His first three periods correspond more or less to the three beats of Henry Adams's pendulum. There follow the period of Jeffersonian retreat of the War of 1812; the democratizing age of Jackson, 1829-1841; increasing domination of the national government by slaveholders, 1841-1861; abolition of slavery, 1861-1869; conservative rule, 1860-1901; the Progressive era, 1901-1919; the Republican restoration, 1919-1931; the New Deal era, 1931-1947. In six of the periods the objects was to increase democracy; in five, to contain it'] (pag 23-24) [(1) Emerson, "The Conservative"; (2) Henry Adams, 'History of the United States of America During the Administration of Thomas Jefferson and James Madison', New York, 1889-1891, VI, 123; (3) Arthur M. Schlesinger, 'Paths to the Present', New York, 1949, 93] [ISC Newsletter N° 81]  ISCNS81TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org] 
 
'Questo aspetto della spedizione dei Mille non č stato mai studiato e analizzato' PDF Stampa E-mail
GRAMSCI Antonio  a cura di Elsa FUBINI, Sul risorgimento. EDITORI RIUNITI. ROMA. 1980 pag 134 16°  introduzione di Giorgio CANDELORO note nota bibliografica indice nomi. ['Solo dopo il febbraio '53 Mazzini ebbe qualche accenno sostanzialmente democratico (vedi 'Epistolario' di quel periodo), ma non fu capace di una radicalizzazione decisiva del suo programma astratto. E' da studiare la condotta politica dei garibaldini in Sicilia nel 1860 (1), condotta politica che era dettata da Crispi: i movimenti di insurrezione dei contadini contro i baroni furono spietatamente schiacciati e fu creata la guardia nazionale anticontadina; è tipica la spedizione repressiva di Nino Bixio nella regione catanese, dove le insurrezioni furono più violente. Eppure nelle 'Noterelle' di G.C. Abba (2) ci sono elementi per dimostrare che la questione agraria era la molla per far entrare in moto le grandi masse: basta ricordare i discorsi dell'Abba col frate che va incontro ai garibaldini subito dopo lo sbarco di Marsala. In alcune novelle di G. Verga (3) ci sono elementi pittoreschi di queste sommosse contadine, che la guardia nazionale soffocò col terrore e con la fucilazione in massa. Questo aspetto della spedizione dei Mille non è stato mai studiato e analizzato (4). La non impostazione della questione agraria portava alla quasi impossibilità di risolvere la questione del clericalismo e dell'atteggiamento anti-unitario del papa. Sotto questo riguardo i moderati furono molto più arditi del Partito d'Azione: è vero che essi non distribuirono i beni ecclesiastici fra i contadini, ma se ne servirono per creare un nuovo ceto di grandi e di medi proprietari legati alla nuova situazione politica, e non esitarono a manomettere la proprietà terriera, sia pure solo quella delle Congregazioni. Il Partito d'azione, inoltre, era paralizzato, nella sua azione verso i contadini, dalle velleità mazziniane di una riforma religiosa, che non solo non interessava le grandi masse rurali, ma al contrario le rendeva passibili di una sobillazione contro i nuovi eretici. L'esempio della Rivoluzione francese era lì a dimostrare che i giacobini, che erano riusciti a schiacciare tutti i partiti di destra fino ai girondini sul terreno della questione agraria e non solo a impedire la coalizione rurale contro Parigi ma a moltiplicare i loro aderenti nelle province, furono danneggiati dai tentativi di Robespierre di instaurare una riforma religiosa, che pure aveva, nel processo storico reale, un significato e una concretezza immediata (5)' (pag 108-109) [(1) Nel corso della campagna garibaldina del 1860, in Sicilia ebbero luogo numerose occupazioni di terre da parte dei contadini, i quali ritenevano che la "libertà" portata dai garibaldini dovesse significare per loro l'esser liberati dallo sfruttamento dei proprietari terrieri. Questi moti furono sanguinosamente repressi soprattutto da Nino Bixio nei comuni di Bronte, Biancavilla, Cesarò, Regalbuto, ecc.; (2) Giuseppe Cesare Abba (1830-1910), scrittore e patriota, partecipò alla impresa dei Mille che descrisse vent'anni dopo nelle 'Noterelle di uno dei Mille'. L'episodio cui allude Gramsci si trova appunto in questo libro, e narra di un frate che espone in forma concisa all'Abba le reali aspirazioni dalla terra dei contadini siciliani; (3) Gramsci si riferisce in particolare alla novella 'La libertà' di Giovanni Verga (1840-1924); (4) Esistono oggi gli studi di P. Alatri, 'Lotte politiche in Sicilia sotto il governo della destra', Torino, 1954 e di F.S. Romano, 'Momenti del Risorgimento in Sicilia', Messina, 1952; (5) Bisognerebbe studiare attentamente la politica agraria reale della Repubblica romana e il vero carattere della missione repressiva data da Mazzini a Felice Orsini nelle Romagne e nelle Marche: in questo periodo fino al '70 (anche dopo), col nome di brigantaggio si intendeva quasi sempre il movimento caotico, tumultuario e punteggiato di ferocia, dei contadini per impadronirsi della terra [Nota di Gramsci]] [ISC Newsletter N° 81]  ISCNS81TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org] 
 
I 'difetti' irrimediabili del sistema economico capitalistico PDF Stampa E-mail
FITOUSSI Jean-Paul, Il dibattito proibito. Moneta, Europa, povertà. SOCIETA' EDITRICE IL MULINO. BOLOGNA. 1997 pag 259 8°  premessa di Marcello DE-CECCO; Collana Contemporanea. Jean-Paul Fitoussi insegna nell'Institut d'Etudes Politiques di Parigi ed è uno degli economisti europei più in vista. Ha pubblicato numerosi volumi sulle istituzioni economiche, la crescita, la disoccupazione, i processi di convergenza in Europa. Con Edmund S. Phelps ha pubblicato 'La crisi economica in Europa' (Il Mulino, 1989).['Quanto ai difetti attuali del nostro sistema, Keynes li metteva già in evidenza nel 1936 nella 'Teoria generale': «I due vizi che caratterizzano il mondo economico in cui viviamo - scriveva - sono che il pieno impiego non vi è assicurato e che la distribuzione della ricchezza e del reddito è arbitraria e manca di equità». Da ciò, gli economisti e i governi avevano tratto, all'epoca, delle conclusioni radicalmente differenti da quelle che traiamo oggi. Questo movimento del bilanciere delle dottrine e delle politiche coincide con ciò che potremmo chiamare la «rivincita dei vecchi fatti»: la disoccupazione e la diseguaglianza. Una delle tesi di questo libro è che non si tratta di una pura coincidenza, ma piuttosto del prodotto di una contraddizione. Perché è evidente che abbiamo, spero transitoriamente, dimenticato che tutte le forme di capitalismo che si incontrano nei regimi democratici non possono che essere delle vie di mezzo, anche se alcune, come il capitalismo «renano» tipizzato da Michel Albert, sono più mediane di altre' (pag 252)] [ISC Newsletter N° 81] ISCNS81TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]
 
<< Inizio < Prec. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 Pross. > Fine >>

Risultati 1 - 9 di 1123
spacer.png, 0 kB

Cerca nel sito

spacer.png, 0 kB
spacer.png, 0 kB
spacer.png, 0 kB