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La battaglia della Moscova, 1812: 'Son essi dunque risoluti a vincere o a morire quei Russi?' PDF Stampa E-mail
SEGUR Philippe-Paul, generale, La campagna di Russia narrata dal Generale Filippo de Ségur, aiutante di campo dell'Imperatore e membro dell'Istituto.  ADRIANO SALANI, EDITORE. FIRENZE. 1914 pag 334 16°  illustrazioni; prima versione italiana con note di Mario FORESI. ['La Moscova (1). "Egli dormì ben poco. Il general Caulaincourt tornava dal ridotto. Niun prigioniero era caduto nelle nostre mani, e Napoleone stupito, moltiplicava le sue domande. La sua cavalleria non aveva dunque opportunamente caricato? Son essi dunque risoluti a vincere o a morire quei Russi? Gli fu risposto che suggestionati dai lor capi e consueti a battersi contro Turchi i quali uccidono i prigionieri, si facevano ammazzare piuttosto che arrendersi. L'Imperatore allora s'immerse in una meditazione profonda e fu d'avviso che un combattimento di artiglieria sarebbe più sicuro. Diramò poi gli ordini di far giungere in tutta fredda le batterie arretrate. Cotesta stessa notte cominciò a cadere una pioggia lenta e minuta e l'autunno si annunziò con un vento furioso. Un nemico di più sul quale era pur da fare assegnamento, dacchè cotesto periodo dell'anno corrispondesse all'età di Napoleone; ed è noto l'influsso delle stagioni dell'anno sulle consimili stagioni della vita! Quante diverse agitazioni in cotesta notte! nei soldati e negli ufficiali la cura di preparar le loro armi, di rassettare gli abiti e di combattere il freddo e la fame: la loro vita era una lotta indefessa. Nei generali e fino anche nell'Imperatore, l'inquietezza che la vittoria della vigilia non avesse scoraggiato i Russi e che nell'oscurità non dileguassero. Il Murat lo aveva predetto (...)" (pag 85-86) [Nota (1) "Durante la campagna di Napoleone in Russia, presso la M. si scontrarono (7 settembre 1812) la terza Grande armata di Napoleone e i Russi del generale M.I. Kutuzov. Napoleone decise di attaccare a fondo la sinistra russa, mentre il viceré Eugenio doveva compiere un'azione dimostrativa contro la destra nemica. Il maresciallo L.-N. Davout precipitò l'attacco sulla sinistra dei Russi senza adeguata preparazione di artiglieria, dovendo chiedere il concorso del maresciallo M. Ney, che indebolì così il suo attacco al centro. I successi dei Francesi spinsero Kutuzov a sospendere i combattimenti nella notte, liberando così la strada per Mosca" (fonte treccani.it)  [ISC Newsletter N° 91] ISCNS91TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]

  

 
Gli effetti globali di vasta portata di una rivoluzione sociale in Russia PDF Stampa E-mail
HOBSBAWM Eric J., L'età degli imperi, 1875-1914. EDITORI LATERZA. BARI. 1987 pag VII 453 8°  prefazione foto illustrazioni note tabelle cartine grafici bibliografia ragionata, indice nomi; traduzione di Franco SALVATORELLI; Collana Storia e società. Eric J. Hobsbawm è nato ad Alessandria d'Egitto nel 1917. Fellow della British Academy e Honorary Fellow del King's College di Cambridge, ha insegnato dal 1959 al Birkbeck College dell'Università di Londra. E' morto nel 2012. ['E tuttavia era già evidente che fra tutte le eruzioni della zona sismica del globo, una rivoluzione in Russia avrebbe avuto le maggiori ripercussioni internazionali, perché anche la incompleta e temporanea convulsione del 1905-06 ebbe risultati drammatici e immediati. Quasi certamente essa scatenò le rivoluzioni persiana e turca, probabilmente accelerò quella cinese e, spingendo l'imperatore d'Austria a introdurre il suffragio universale, trasformò e rese ancora più instabile l'agitata vita politica dell'impero asburgico. Perché la Russia era una «grande potenza», una delle cinque chiavi di volta del sistema internazionale eurocentrico, e (anche tenendo conto soltanto dei suoi territori patrii) quella di gran lunga più grande, più popolosa, e più dotata di risorse. Una rivoluzione sociale in uno Stato del genere non poteva non avere effetti globali di vasta portata, per la stessa ragione per cui la Rivoluzione francese, fra le numerose rivoluzioni del tardo Settecento, era stata quella di maggiore importanza internazionale. Ma le potenziali ripercussioni di una rivoluzione russa sarebbero state anche maggiori di quella del 1789. La pura e semplice dimensione fisica e la multinazionalità di un impero che si stendeva dal Pacifico ai confini della Germania significavano che il suo crollo avrebbe influito su un numero di paesi molto maggiore, in due continenti, che non quello di uno Stato più marginale o isolato d'Europa o d'Asia. E il fatto cruciale che la Russia fosse, per così dire a cavallo fra i due mondi, dei conquistatori e delle vittime, degli avanzati e degli arretrati, avrebbe dato alla sua rivoluzione un'enorme risonanza in entrambi. La Russia era insieme una grande potenza industriale e una economia contadina tecnologicamente medievale; una potenza imperiale e una semicolonia; una società che aveva al suo attivo, in campo intellettuale e culturale, opere che stavano più che alla pari con quelle dei paesi più progrediti, e i cui soldati contadini, nel 1904-05, rimanevano a bocca aperta davanti alla modernità dei giapponesi che li avevano fatti prigionieri. Una rivoluzione russa, insomma, poteva interessare contemporaneamente gli organizzatori sindacali occidentali e i rivoluzionari orientali, la Germania e la Cina. La Russia zarista offriva l'esempio di tutte le contraddizioni del globo nell'età imperiale. Per farle esplodere simultaneamente occorreva soltanto quella guerra mondiale che l'Europa sempre più antivedeva, e che si scoprì incapace di impedire' (pag 343-344)] [ISC Newsletter N° 91] ISCNS91TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]
 
La pallida presenza dell'autoritÓ romana in una Francia invasa dai barbari PDF Stampa E-mail
MONTANELLI Indro GERVASO Roberto, Storia d' Italia. Volume 4. I barbari e la fine dell'Impero. BUR. BIBLIOTECA UNIVERSALE RIZZOLI. MILANO. 1974 pag XII 163 16°  cronologia eventi politici e militari, civili, culturali e artistici illustrazioni foto avvertenza. ['Ma Attila ormai aveva deciso la guerra, e guerra doveva essere. Per mesi e mesi egli preparò il suo esercito, che in realtà non era un esercito, ma tutta la nazione in ami, secondo il costume barbarico dell'orda. Sicché quando si dice ch'egli si mosse con settecentomila uomini, non s'intende settecentomila soldati, ma forse settanta o ottantamila. Di questa massa, gli Unni erano una minoranza e ne formavano la cavalleria. Il grosso delle fanterie era costituito dalle tribù germaniche soggiogate: i Rugi, gli Sciri, quei brandelli di Franchi, di Turingi e di Burgundi che non avevano fatto in tempo a varcare insieme ai loro confratelli il Reno, e soprattutto le due grandi famiglie gotiche, gli Ostrogoti e i Gepidi, che Attila aveva interamente asservito. Gli Ostrogoti si erano particolarmente distinti nell'esercito unno, e il loro re Arderico godeva di una posizione di favore nello stato maggiore di Aetzelburg. La ragione per cui questa policroma e poliglotta armata, appesantita dai carri che trasportavano le famiglie dei guerrieri e da una inverosimile sussistenza, cominciò dalla Francia l'assalto all'Occidente, non la si conosce con esattezza, ma forse va ricercata nella guerriglia che v'infieriva tra i barbari che vi avevano preso stanza. Il predominio dei Franchi non si era ancora affermato. Glielo contendevano i Visigoti che dopo la morte di Wallia avevano fondato un reame abbastanza solido di cui Tolosa era la capitale. I Sassoni si erano acquartierati sulle coste della Manica, gli erculei Burgundi erano in Savoia, e i pochi Alani scampati ad Attila e trascinati verso Ovest dai Vandali formavano un'isola a sé in Provenza. Cosa restasse di autorità romana in questo Paese alluvionato dai barbari, non è dato sapere con certezza. Però ce n'era ancora un briciolo, rappresentato da qualche Prefetto, da qualche Questore e da alcuni presidi sparpagliati qua e là, a Lione, ad Arles, a Narbona, che cercavano di destreggiarsi approfittando delle rivalità altrui. Ogni tanto i rappresentanti imperiali si alleavano coi Visigoti contro i Sassoni o coi Sassoni contro i Burgundi, e vittorie effimere si alternavano con provvisori insuccessi. In realtà l'unica missione che i Romani ancora assolvevano in queste province occidentali era la conversione dei barbari a un certo rispetto della cultura latina, della lingua e dell'ordinamento legislativo e amministrativo. Ma come influenza politica ne esercitavano ben poca' (pag 116-118)] [ISC Newsletter N° 91] ISCNS91TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]



 
'La tempesta economica che caus˛ la grande depressione partý dall'Europa' PDF Stampa E-mail
HOOVER Herbert, The Memoirs of Herbert Hoover, 1929-1941. The Great Depression. MARTINO FINE BOOKS. EASTFORD, CT. 2016 pag 503 8°  introduzione note foto illustrazioni indice nomi argomenti località; edizione originale: The MacMillan Company New York, 1952. Herbert Clark Hoover è stato un politico statunitense, 31º Presidente degli Stati Uniti d'America, dal 1929 al 1933. Si trovò a fronteggiare la fase acuta della grande depressione, ovvero immediatamente successiva ai fallimenti che colpirono gli istituti finanziari e le imprese all'indomani del giovedì nero ... La tempesta è partita dall'Europa. "It has been asserted that the American stock-market slump pulled down the world. That was not the fact. A study by the National Bureau of Economic Research states: "Several countries entered the phase of recession in 1927 and 1928, long before the date usually taken as marking the crisis in the United States, that of the Wall Street crash of October, 1929" (2). The report enumerates Bolivia, Australia, Germany, Brazil, India, and Bulgaria as having entered the depression phase before the American stock market crash. The Report of the Agent General for Reparations Payments as to Germany states (3): "A considerable increase has taken place since the beginning of 1929 in the number of business concerns in difficulties. Business failures during the first five months of the year were about 20 per cent more numerous than in the corresponding part of 1918 ...". German stock prices had fallen sharply by the summer of 1929. Great Britain, Canada, Holland, Sweden, and Japan also had entered a business recession prior to the stock-marked crash. (...) France also had shown weakness prior to the slump in the United States. The French index of common-stock prices had dropped from 543 in January, to 491 in June. Large areas of the world are not very sensitive to economic tides - such as China, Russia, Central Asia, and Central Africa. Eliminating these countries, the economic situation began to decline in more than four-fifths of the economically sensitive peoples of the world before it began in the United States. (...) The great center of the storm was Europe. The storm moved slowly until the spring of 1931, when it burst into a financial hurricane. At that moment the enormous war destruction, the economic consequences of the Treaty of Versailles, revolutions, unbalanced budgets, hugely increased armaments, inflation, the gigantic overproduction of rubber, coffee, and other commodities, through overstimulation from artificial controls, and a score of other aftermaths of the war which I give in detail later, finally broke through all efforts to fend off their explosive forces. The wounds of Europe were so deep that the total collapse of most European economies in mid-1931 plunged us into depths not witnessed since our depressions of 1820, 1837, and 1872. It is of some economic interest that the time of the European depression indicated the approximate ten-year rhythm of economic collapse which followed the Napoleonic Wars and the American and European wars of the 1860's and 1870's (5)" (pag 2-4) [(3) Federal Reserve Bulletin, September, 1929, p. 622; (4) Leonard P. Ayres, 'The Chief Cause of This and Other Depressions', Cleveland, 1935, pp. 11-13; (5) An overwhelming mass of literature has been written about the cause of the Great Depression. For brevity's sake, the writers may be divided into two major groups: 1. those searching for a single responsible cause, condition, or person; and (2) those who searched patiently and objectively for the truth, recognize the obvious falsity of a single cause for a highly complex phenomenon, and were unwilling to compromise devotion to scientific truth for the sake of some temporary political advantages. There are, of course, many subdivisions within each group. Those who sought a single cause or person as a scapegoat seemed to find in me an ideal subject. Fortunately, most of this species will be forgotten much sooner and more completely than the searchers for truth. Or these latter I recommend Charles S. Tippetts, Headmaster of Mercersburg Academy and formerly Dean of the School of Business Administration of the University of Pittsburgh; Garfield V. Cox of the University of Chicago; Rufus S. Tucker, formerly of Brookings Institution; Leonard P. Ayres of the Cleveland Trust Company; Arthur F: Burns, W.C. Mitchell and Willard L. Thorp of the National Bureau of Economic Research; Joseph Schumpeter of Harvard University; and, on the international nature of the depression, Gottfried Haberler and Lionel Robbins. Many others, too numerous to mention, have tried to contribute objectively to an understanding of the forces in motion]; "Si è affermato che il crollo della borsa americana ha abbattuto il mondo. Questo non è vero. Uno studio del National Bureau of Economic Research afferma: "Diversi paesi sono entrati nella fase di recessione nel 1927 e nel 1928, molto prima della data generalmente presa come segno della crisi negli Stati Uniti, quella del crollo di Wall Street dell'ottobre 1929". Il rapporto elenca Bolivia, Australia, Germania, Brasile, India e Bulgaria entrati nella fase depressiva prima del crollo del mercato azionario americano. Il rapporto dell'Agente generale per i pagamenti delle riparazioni (Agent General for Reparations Payments) per quanto riguarda la Germania afferma: «Dall'inizio del 1929 si è verificato un aumento considerevole del numero di situazioni economiche commerciali in difficoltà. I fallimenti delle imprese nei primi cinque mesi dell'anno erano circa il 20 per cento più numerosi rispetto al periodo corrispondente del 1918 ... ». I corsi azionari tedeschi erano fortemente calati nell'estate del 1929. Anche la Gran Bretagna, il Canada, l'Olanda, la Svezia e il Giappone erano entrati in una recessione prima del crash dello stock market. (...) Anche la Francia aveva mostrato una situazione di debolezza prima della crisi negli Stati Uniti. L'indice francese dei prezzi delle azioni ordinarie era sceso da 543 a gennaio, a 491 a giugno. Grandi aree del mondo non sono state molto sensibili alle marea economica, come Cina, Russia, Asia centrale e Africa centrale. Non tenendo conto di questi paesi, la situazione economica ha iniziato a declinare in più di quattro quinti delle popolazioni economicamente sensibili del mondo prima che iniziasse negli Stati Uniti. (...) Il grande centro della tempesta era l'Europa. La tempesta si mosse lentamente fino alla primavera del 1931, quando si trasformò in un uragano finanziario. In quel momento le enormi distruzioni della guerra, le conseguenze economiche del Trattato di Versailles, le rivoluzioni, i bilanci squilibrati, gli armamenti enormemente aumentati, l'inflazione, la gigantesca sovrapproduzione di gomma, caffè e altre merci, attraverso la sovrastimolazione da controlli artificiali e una ventina di altre conseguenze della guerra che fornirò in dettaglio in seguito, alla fine hanno distrutto tutti gli sforzi per respingere le loro forze esplosive. Le ferite dell'Europa erano così profonde che il crollo totale della maggior parte delle economie europee a metà del 1931 ci precipitò in profondità non comparabili con le nostre depressioni del 1820, 1837 e 1872. E di un certo interesse economico il fatto che il ciclo della depressione europea ha seguito il ritmo approssimativamente decennale del collasso economico successivo alle guerre napoleoniche, alle guerre americane ed europee degli anni 1860 e 1870" (pag 2-4)] [ISC Newsletter N° 91] ISCNS91TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org] 


 
La morte di Catone. Si portava nella tomba le virt¨ della Roma repubblicana PDF Stampa E-mail
MONTANELLI Indro, Storia d' Italia. Volume 2. Dai Gracchi a Nerone. BUR. BIBLIOTECA UNIVERSALE RIZZOLI. MILANO. 1974 pag XVIII 204-388 16°  cronologia eventi politici e militari, civili, culturali e artistici illustrazioni foto; Collana Bur. ['Cesare, abituato a battersi a destra, cioè contro i reazionari, detestava aver nemici a sinistra e non voleva far la fine di Mario, costretto, per rimettere ordine, a massacrare i suoi. Cominciò a dipanare la sua matassa politica dai soldati «perché», disse. «essi dipendono dal denaro, che dipende dalla forza, che dipende da loro». Si presentò solo e disarmato alle legioni rivoltate, e disse con la sua abituale calma che riconosceva legittime le loro rivendicazioni e che le avrebbe soddisfatte al ritorno dall'Africa, dove andava a combattere «con altri soldati». A quelle parole, dice Svetonio, i veterani trasalirono di vergogna e di pentimento, gridarono che questo non poteva essere, che i soldati di Cesare erano loro e intendevano restarlo. Cesare finse qualche difficoltà, poi si arrese per il semplice motivo che di soldati non ne aveva altri. Quel gran generale era anche, come oggi si direbbe, un gran filone. Caricò sulle navi quella truppa che ribolliva di ardori di redenzione, sbarcò in Africa nell'aprile del 46, a Tapso, e trovò ad aspettarlo ottantamila uomini al comando di Catone, Metello, Scipione, il suo ex luogotenente Labieno, e Giuba, re di Numidia. Ancora una volta si trovò a lottare uno contro tre. Ancora una volta perse il primo scontro. Ancora una volta vinse la battaglia decisiva, che fu terribile. In quest'occasione i suoi soldati non rispettarono gli ordini di clemenza e massacrarono i prigionieri. Giuba si uccise sul campo. Catone si rinchiuse a Utica con un piccolo distaccamento, consigliò a suo figlio di sottomettersi a Cesare, distribuì il denaro che aveva in cassa a quanti gliene chiesero per fuggire, offrì un pranzo ai suoi più intimi amici, li intrattenne su Socrate e Platone. Poi, ritiratosi nella sua stanza, s'immerse il pugnale nella pancia. (...) Lo trovarono morto, con la testa reclinata sulle pagine del 'Fedone' di Platone. Cesare, addolorato, disse che non poteva perdonargli di avergli tolto l'occasione di perdonarlo. Gli fece fare solenni funerali e riversò la sua clemenza sul figlio. Egli stesso sentiva forse che quell'uomo sgradevole e per molti rispetti antipatico si portava nella tomba le virtù della Roma repubblicana. Avrebbe volentieri barattato la vita di quel nemico con quella di molti amici: Cicerone, per esempio' (pag 321-323)] [ISC Newsletter N° 91] ISCNS91TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]
  

 
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