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1935-36. La riduzione dell'autonomia operativa di Bankitalia nel campo del governo della moneta PDF Stampa E-mail
COTULA Franco SPAVENTA Luigi   a cura, collaborazione di Sergio CARDARELLI Paolo GAROFALO Cosma ONORIO GELSOMINO dell'Ufficio Ricerche della Banca d'Italia, La politica monetaria tra le due guerre, 1919-1935. EDITORI LATERZA. BARI. 1993 pag VIII 971 8°  presentazione di Carlo Azeglio CIAMPI abbreviazioni introduzione dei curatori (pag 1-248) premessa tabelle grafici note appendici 1,2,3 a cura di Sergio CARDARELLI, Opere citate nell'Introduzione e nelle Appendici, Documenti, avvertenze (lettere, memorie, dichiarazioni, appunti ecc.); Appendice statistica di Franco COTULA e Paolo GAROFALO, cronologia, Ministri responsabili dei dicasteri economici, Consiglio superiore e direzione della Banca d'Italia, Biografie dei personaggi citati, indice cronologico e sintesi dei documenti, indice nomi, indice enti e istituzioni, indice analitico argomenti; Collana Storica della Banca d'Italia, comitato di coordinametno: Paolo BAFFI Guido CARLI Carlo Azeglio CIAMPI Pierluigi CIOCCA Franco COTULA Antonio FINOCCHIARO Giorgio SANGIORGIO, consulente scientifico per la serie documenti Carlo M. CIPOLLA. ['La guerra etiopica accresce notevolmente il fabbisogno statale: gli effetti, anche psicologici, della conversione del 1934 rendono però molto difficile emettere nuovi titoli sul mercato; inoltre, la graduale riduzione dei tassi sui buoni fruttiferi postali inaridisce questa fonte di finanziamento del Tesoro. Al fine di ristabilire le condizioni ordinate sul mercato dei Titoli e riaprire questo canale di finanziamento viene escogitata una operazione di riconversione: viene emessa una nuova rendita 5 per cento a 95 lire, che è sottoscrivibile, oltre che in contanti, con il redimibile 3,50 per cento emesso l'anno prima, accettato al prezzo di 80 lire. (...) Cruciali per la politica monetaria e per l'autonomia della Banca sono le richieste di Thaon di Revel che le anticipazioni ordinarie al Tesoro siano «da farsi dalla Banca senza più limiti di somma» e che il Tesoro sia esonerato dall'obbligo di lasciare una dotazione permanente di 50 milioni come fondo minimo di cassa per il disimpegno del servizio di tesoreria. Abolendo questo fondo minimo permanente, il conto corrente di tesoreria può divenire passivo poiché non viene previsto un vincolo allo sbilancio a debito del Tesoro, il fabbisogno statale può immediatamente riflettersi in un aumento del ricorso del Tesoro alla Banca. Il finanziamento monetario del Tesoro può essere ulteriormente accresciuto con il ricorso alle anticipazioni straordinarie «senza più limiti di somma». Queste richieste del ministro delle Finanze giungono in una situazione nella quale, superato dalla metà del 1934 il periodo della deflazione, il problema monetario dominante per la Banca d'Italia è divenuto quello di controllare le spinte all'aumento dei prezzi». Alla fine del 1935 il conto corrente di tesoreria, dopo un quindicennio nel corso del quale i saldi a credito del Tesoro erano stati normalmente elevati, va in rosso. Importanti, sia per i riflessi economici sia perché rivelano il mutamento dei rapporti tra il Governo e la Banca, sono anche le richieste di Thaon di Revel di attribuire un maggiore compenso allo Stato quale corrispettivo della concessione del privilegio dell'emissione e di ridurre gli oneri del Tesoro sulle anticipazioni concesse dalla Banca e sul saldo debitore del conto corrente per il servizio di tesoreria provinciale. (...) Bisognerà attendere il 1948 perché sia nuovamente posto un limite di legge allo sbilancio a debito del Tesoro nel conto corrente per il servizio di tesoreria e siano vietate le anticipazioni straordinarie al Tesoro senza apposito provvedimento legislativo: verranno così ripristinate alcune delle condizioni necessarie per l'autonomia operativa della Banca nel campo del governo della moneta' (pag 204-205-206)] [ISC Newsletter N° 92] ISCNS92TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]  
  

 
Grandi marchi dell'elettronica: condizioni di lavoro ai limiti della sopportazione PDF Stampa E-mail

PUN-NGAI CHAN Jenny SELDEN Mark, a cura di Ferruccio GAMBINO e Devi SACCHETTO, Morire per un iPhone. La Apple, la Foxconn e la lotta degli operai cinesi. JACA BOOK. PARIS. 2015 pag 269 8°  cartina, introduzione: 'Alla catena sotto una triplice cappa' di Ferruccio GAMBINO e Devi SACCHETTO, prefazione, tabelle grafici note foto illustrazioni, appendice I. I partecipanti al Gruppo di ricerca universitario sulla Foxconn, Cina continentale, Hong Kong, Taiwan; II. I suicidi alla Foxconn in Cina, 2010; III. Le sedi degli stabilimenti Foxconn in Cina in base al loro anno di apertura; ringraziamenti bibliografia scelta, note sugli autori e sui curatori. ['Condizioni di lavoro ai limiti della sopportazione. La più impressionante catena di suicidi e di auto-annientamento in fabbrica nella storia del capitalismo post-bellico. Negli scorsi 25 anni, più di 150 milioni di giovani migranti si sono mossi dalle campagne verso le periferie industriali della Cina. Per dimensioni e rapidità, una migrazione senza precedenti. Su imposizione dei giganti dell'industria globale, ossia dei committenti che hanno stretto accordi con fornitori cinesi, i lavoratori affrontano orari, ritmi di lavoro e condizioni di vita che non concedono respiro. Sono in particolare i grandi marchi dell'elettronica che attingono al lavoro vivo di queste persone, con l'obiettivo di lanciare sul mercato nuovi prodotti a getto continuo. Qui si mette a fuoco il caso più eclatante: il legame della committente statunitense Apple con la cinese Foxconn. Entrambe hanno fondato le proprie fortune sul regime di fabbrica-dormitorio, destinato a lasciare tracce profonde nella società cinese e nel resto del mondo. Questo libro è il risultato di ricerche sulle vite e sulle aspirazioni dei migranti cinesi inurbati che lavorano per la Foxconn, e ancor più per la Apple, sulle lotte di giovani diventati adulti in fretta che raccontano in prima persona la loro situazione, cercando di rompere il loro isolamento sociale. Una corsa all'industria che non risparmia la durezza della catena di montaggio neppure a molti studenti tirocinanti degli istituti tecnici' (retrocopertina)] [ISC Newsletter N° 92] ISCNS92TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org] 

 

 
Il dibattito sulla libertą di insegnamento tra protezionismo, centralismo e ideologia liberale PDF Stampa E-mail
RAICICH Marino, Scuola, cultura e politica da De Sanctis a Gentile. NISTRI-LISCHI. PISA. 1981 pag 475 8°  avvertenza introduzione note appendice: 'G.I. Ascoli, Relazione al IX Congresso Pedagogico Italiano, Bologna, 1875', postille e aggiunte bibliografiche, indice nomi e argomenti; 'Saggi di varia umanità', collana fondata da Francesco FLORA, nuova serie diretta da L. CARETTI. ['Di quanto pesò il problema del Mezzogiorno su questa svolta centralistica e sugli ultimi tentativi di evitarla è spia, fra le tante, un articolo, 'Insegnamento Protetto', pubblicato il 13 marzo 1862 sul settimanale 'Il maestro di scuola'. L'articolo è violentemente polemico contro ogni protezionismo ed esalta nella libera concorrenza «la mina che fa saltare le baracche dei saltimbanchi»; è costruito esponendo in forma di dialogo le ragioni dei protezionisti e smontandole una per una. L'ultima ragione dei protezionisti, la più forte, è questa: «se non fosse stato il Governo, chissà che cosa sarebbe avvenuto delle scuole a Napoli e in Sicilia». La risposta dell'articolista è generosa ma doveva riuscire poco persuasiva: «se l'indomani dopo la rivoluzione il Parlamento avesse proclamato 'libertà d'insegnamento' avreste veduto versarsi a onde i maestri sull'Italia meridionale»; tale risposta, se smantella il centralismo burocratico, si affida però a un missionarismo generoso ma certamente inficiato da un notevole complesso di superiorità sul sud analfabeta, da uno spirito che oggi certi studiosi definirebbero di colonialismo culturale (20). Da tutta questa situazione viene anche quell'accento forte che Antonio Labriola poneva nel rifiutare le seducenti tentazioni della libertà accademica tedesca, senza esami speciali, scrivendo nel 1875 a Bertrando Spaventa per ribadire agli illusi o, come egli era più propenso a credere, ad uomini di mala fede, che noi stiamo vivendo «in un paese dove il protezionismo per ora ci sta assai meglio della libertà». Eravamo insomma ancora nella fase in cui il Papuano doveva essere tenuto in servitù e attraverso la servitù educato alla libertà, magari in una prospettiva che non riguardava neanche lui ma i suoi discendenti (21). Tale concetto si sviluppò lentamente e determinò la negazione dell'ideologia liberale originaria; i liberali che avevano operato per la costruzione dello stato verso la metà dell'altro secolo, un Cavour per esempio, auspicavano che ben presto sarebbe giunto il giorno in cui si sarebbe potuto sopprimere il Ministero della Pubblica istruzione, semmai lasciando allo stato un compito di incoraggiamento caso per caso' (pag 30-32) [(20) Per l'ammonimento capponiano, vedi 'Lettere di Gino Capponi e di altri a lui', Firenze, 1884, III, 457 (...); (21) La lettera di Antonio Labriola, datata da Giuseppe Berti fine giugno 1875 in 'Centoventitré lettere inedite di Antonio Labriola a Bertrando Spaventa', Rinascita 1954, suppl, 71-72; per la pedagogia della libertà del Papuano secondo Labriola, vedi Benedetto Croce, 'Conversazioni critiche, serie seconda', Bari, 1918, 60-61; sono note le obiezioni e le riflessioni in proposito di Antonio Gramsci] [ISC Newsletter N° 92] ISCNS92TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]  
  

 
La tattica del ministro dell'interno del governo De Gasperi, per portare in Italia la Repubblica PDF Stampa E-mail
ROMITA Giuseppe, Dalla Monarchia alla Repubblica. NISTRI-LISCHI. PISA. 1959 pag XIII 238 8°  prefazione di Giuseppe SARAGAT. ['Giuseppe Romita (*), come tutti i politici di razza, senza essere uno «scrittore» nel senso letterario del termine, è riuscito, col semplice racconto dei fatti e l'immediatezza delle annotazioni su uomini e vicende, a darci un libro straordinariamente efficace e vivo, che respira buon senso in ogni sua riga. «Secondo me - racconta Romita - se dalle elezioni amministrative fosse scaturita una maggioranza nell'uno e nell'altro senso, quella maggioranza, influenzando gli elettori con la suggestione che le masse subiscono sempre nei confronti del più forte, avrebbe finito col prevalere anche nel referendum. Avevo quindi, sin dal gennaio, iniziato un'operazione concepita nel segreto del mio cervello e che ritenevo della massima importanza: far votare anzitutto i comuni dove era prevedibile una maggioranza repubblicana e rimandare le elezioni negli altri a dopo il referendum. Fu questo il cardine della mia politica per portare in Italia la Repubblica. Non feci brogli, mai; non tolsi un voto alla Monarchia, non ne diedi uno alla Repubblica. E trattai con lo stesso metro repubblicani e monarchici... Nell'orientarmi quindi per la scelta dei comuni dove si doveva votare per la prima tornata, verso quelli a prevedibile maggioranza repubblicana, ho la coscienza di non aver commesso alcuna scorrettezza, di aver svolto soltanto quel minimo di politica di parte che ad ogni ministro deve essere consentita. Ritengo, infatti, che un ministro debba rimanere, pur nel rispetto delle esigenze amministrative, anche uomo politico, perché altrimenti tanto varrebbe chiamarlo direttore generale. Era la mia un'operazione a vasto raggio, che aveva inoltre un fulcro ben preciso: le elezioni comunali a Milano». Il libro è un largo racconto di questa operazione ed è tutto su questo tono di sincerità, per cui gli accorgimenti più abili sono esposti con la sicurezza morale e quasi direi il candore di chi sa di aver lavorato con passione per una causa giusta, senza nessuna concessione ai cattivi consigli del fanatismo, ma anche senza debolezze nei confronti di coloro che avrebbero voluto privare il popolo italiano del frutto delle sue sofferenze' [dalla prefazione di Giuseppe Saragat] (pag IX-X) [(*) Al governo Parri succedette quello di Alcide De Gasperi, nel dicembre del 1945, e nel nuovo governo, Romita fu nominato ministro dell'Interno, "A capo di una struttura in gran parte ancora fedele alla monarchia, fu il principale responsabile dell'organizzazione del referendum istituzionale del 2 giugno 1946: mantenne l'ordine pubblico durante la campagna elettorale, respinse la richiesta monarchica di rinvio della consultazione referendaria e indisse, nella primavera del 1946, le elezioni amministrative in quei centri dell'Italia settentrionale dove - come ebbe successivamente ad affermare - era prevedibile un successo dei partiti repubblicani" (treccani.it)] [ISC Newsletter N° 92] ISCNS92TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]  



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Gli Stati Uniti in tempo di guerra. Dalla legge "Cash and Carry" al «prźt-bail». PDF Stampa E-mail
PAUWELS Jacques R., Le mythe de la bonne guerre. Les États-Unis et la Deuxième Guerre mondiale. EDITIONS ADEN. BRUXELLES. 2005 pag 333 8°  ringraziamenti prefazione note bibliografia; Collection Epo. Jacques R. Pauwels , nato a Gand,  Belgio, nel 1946, vive da 35 anni in Canada. Laureato in scienze politiche e in sotria insegna all'Università di Toronto. (2005). ['Au début de la Deuxième Guerre mondiale, la législation américaine connue sous le nom de «Cash and Carry» ne permettait aux pays belligérants d'acheter de la marchandise aux États-Unis que moyennant un paiement au comptant (cash) et qu'à condition qu'ils en assurent eux-mêmes le transport jusqu'à leur destination (carry). Comme la marine britannique contrôlait toujours le trafic transatlantique, cela signifiat que les Allemands étaient incapables d'acquérir du matériel de guerre aux États-Unis. Après la campagne en Europe de l'Ouest, la Grande-Bretagne se révéla donc, en 1940, le seul marché viable pour l'industrie américaine, tout comme cela avait été  le cas lors de la Première Guerre mondiale. Au début de la Deuxième Guerre mondiale, la Grande Bretagne devait, en vertu du régime 'Cash and Carry', payer comptant ses achats américains. Les États-Unis avaient tiré un enseignement de la Grande Guerre, au cours de laquelle l'Angleterre avit pu leur acheter des équipements à crédit. En 1917, l'année noire de l'Entente, lorsque la France et la Grande-Bretagne semblaient sur le point de perdre la guerre, les États-Unis furent en quelque sorte contraints d'intervenir militairement pour prévenir la chute de leur client débiteur. Il est donc compréhensible qu'au début de la Deuxième Guerre mondiale, les États-Unis, encore neutres, aient décidé d'être plus prudents en insistant sur des paiements comptants. Toutefois, lorsque les Britanniques, tellement pressurés, commencèrent à souffrir d'une pénurie de liquidités, les dirigeants américains ne purent guère envisager l'idée de mettre un terme è leur commerce lucratif avec la Grande Bretagne. Malgré ses hauts tarifs douaniers, la Grande Bretagne avait absorbé plus de 40% des exportations américaines d'avant-guerre, et les États-Unis n'étaient pas prêts à perdre un partenaire aussi important, d'autant plus que les commandes britanniques engendrées par la guerre pouvaient aider l'économie américaine à sortir du marasme. (...) Le président Roosevelt persuada finalement le Congrès d'accorder de meilleures conditions de paiement à la Grande-Bretagne, sous la forme d'un système de crédits qui reçut le nom ambigue de «prêt-bail». (...) Officiellement introduit en mars 1941, le «prêt-bail» accordait des crédits illimités à la Grande-Bretagne pour l'achat d'armes et de munitions et tout autres produits américains dont elle avait un besoin urgent" (pag 62-63); Fronte interno. Mutamento della situazione interna degli Stati Uniti: boom economico e un movimento operaio americano che scende in lotta. Da qui la pressione del Governo sui sindacati e sui lavoratori dipendenti a non scioperare (dal 'no strike pledge' alla legge 'Smith-Connally' (votata nel 1943) che favorisce il mondo degli affari e che proibisce alcune forme di azione sindacale (pag 85-91)] [ISC Newsletter N° 92] ISCNS92TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]  

 
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