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Stati Uniti: aristocrazia operaia e lotta di classe negli ultimi decenni del XIX secolo PDF Stampa E-mail
SCHNEIROV Richard STROMQUIST Shelton SALVATORE Nick  a cura, saggi di Robert E. WEIR Susan E. HIRSCH Janice L. REIFF Larry PETERSON Victoria BROWN Melvyn DUBOFSKY Shelton STROMQUIST Richard SCHNEIROV David MONTGOMERY, The Pullman Strike and the Crisis of the 1890s. Essays on Labor and Politics. UNIVERSITY OF ILLINOIS PRESS. URBANA E CHICAGO. 1999 pag 258 8°  introduzione note foto tabelle notizie sui collaboratori indice nomi argomenti località. ['As the Knights of Labor expanded its influence in the railroad industry, it drew the ire of not only employers hell-bent on breaking the organization but also railroad brotherhoods and trade unions. The brotherhoods and trade unions were determined to protect their jurisdictional turf and were not yet ready to consider a federation in which power would be shared among organizations. The most troublesome was the Brotherhood of Locomotive Engineers, headed by the quarrelsome Peter M. Arthur, a cautious and proud man who fit the profile of a "labor aristocrat" (6). Under his tutelage, the BLE operated more like a medieval guild than a labor union. By the late 1880s the BLE represented over 80 percent of the nation's locomotive engineers, and its members enjoyed high wages and cordial relations with many employers. Organized under the motto "Sobriety, Truth, Justice and Morality", the BLE was loathe to call strikes and notorious for the narrowness of its craft vision. The BLE seldom supported nonengineers, workers whom Arthur contemptuously dismissed as the "lower grades of labor" (7). Still angry about the KOL's acceptance of striking engineers in 1877, Arthur and the BLE refused to support the KOL in its 1885 struggle against Jay Gould's Southwestern Railway conglomerate. Arthur recoiled in horror when more engineers quit the BLE for the Knights in the wake of victory. When the Knights struck Gould again in 1886, the BLE helped Gould break the strike, a fact that Powderly publicly denounced. Powderly's remarks proved to be the opening salvo of a series of publicly waged battles between the KOL and the BLE that culminated in 1890. The BLE sabotaged the Knights again during the 1887 Reading strike, and some Knights retaliated by scabbing during the BLE's lost Brooklyn Elevated Railway strike that same year (8)' (pag 22-23) [(6) The use of the term 'labor aristocrat' in American labor historiography owes much to the pioneering work of Robert Gray, 'The Labour Aristocracy in Victorian Edinburgh' (Oxford: Oxford University Press, 1976); (7) Quoted in Carman, David and Guthrie, 'Path I Trod', 164; (8) 'John Swinton's Paper', July 31, 1887] [ISC Newsletter N° 84] ISCNS84TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]
 
1922: il vecchio sottobosco politico meridionale cercava di adeguarsi con spregiudicata prontezza PDF Stampa E-mail
GAETA Franco, Il nazionalismo italiano. EDITORI LATERZA. ROMA BARI. 1981 pag 303 8° (F)  avvertenza note indice nomi; Collana Biblioteca Universale Laterza. Franco Gaeta, nato a Venezia nel 1926, è stato alunno di Federico Chabod e collaboratore di Nino Valeri. Insegna Storia moderna nella facoltà di Lettere dell'Università di Roma. I suoi lavori principali hanno avuto per oggetto la storia dell' Umanesimo e del Rinascimento (Pio II, Valla, Erasmo, Aleandro, Machiavelli). E' autore, fra l'altro, di due ampie sintesi: «Il Rinascimento e la Riforma» (1976), e l'aggiornamento relativo agli anni 1939-60 della "Storia universale" di Corrado Barbagallo. 'Tra liberalismo e fascismo, emerge un nuovo protagonista, il nazionalismo italiano. All'insegna dell'autoritarismo e dell'antisocialismo, i nazionalisti espressero e realizzarono un'operazione politico-ideologica lucidamente elaborata e coerentemente perseguita: un movimento creato da intellettuali elaborò una compiuta ipotesi e costruzione di un regime reazionario' (q.dic.). ['L''exploit' nazionalista dopo la marcia su Roma fu febbrile: specialmente nel Sud, ancora scarsamente toccato dall'espansione fascista. Nel novembre 1922, l' «Idea Nazionale» reclamizzò fortemente l'accrescersi dei consensi al movimento nazionalista con un'evidenza tipografica assai significativa. I titoli per lo più a piena pagina, annunciavano: «La nuova gioventù d'Italia si organizza», «L'irresistibile ascensione delle forze nazionaliste», «Il costante proselitismo nazionalista», «Il nazionalismo si organizza in tutta Italia». Si apriva la fase finale e tumultuaria del nazionalismo e si stringevano i tempi verso la sua vittoriosa fusione col partito fascista. La base della convergenza esisteva e Corradini ribadiva in dicembre la comune avversione al socialismo e al parlamentarismo liberale e democratico «in quanto manutengolo del socialismo e istrumento della sua propagazione degenerativa»; ma rilevava nel contempo che l'essenza del fascismo si scopriva soltanto in alcuni fascisti, «nel capo, Benito Mussolini e in alcuni suoi seguaci eletti» (35). Inflazione nazionalista nel Mezzogiorno. E' ben chiaro che l'inflazione nazionalista, specie nel Mezzogiorno (36), dopo la marcia su Roma, costituiva un serio motivo di preoccupazione per i fascisti. In regioni dove essi non erano profondamente penetrati e nelle quali la vita politica aveva una base di minute consorterie locali per le quali le designazioni politiche spesso erano null'altro che 'flatus vocis', i fascisti assistevano al concentramento dei più disparati interessi attorno al nazionalismo, ad un nuovo dislocarsi dei vecchi clan liberal-democratici in cerca di punti di confluenza per continuare a servirsi in qualche modo dello Stato. Si trattava in prevalenza del vecchio sottobosco politico meridionale che cercava di adeguarsi, con una spregiudicata prontezza, alla nuova situazione politica generale, fiutata con intuito consumato. Se fino alla marcia su Roma la borghesia agraria e umanistica del Sud aveva politicamente vissuto attraverso la rete clientelistica liberale, essa ora comprendeva che gli elementi che fino allora avevano costituito i mezzi del suo peso politico erano stati scavalcati dall'azione fascista e difficilmente avrebbero potuto tornare ad assolvere le vecchie funzioni. Per di più, una parte del fascismo meridionale, specie campano, aveva assunto una tinta «di sinistra» che era, in fin dei conti, suggerita dalla necessità di smagliare il tessuto politico locale e trovava in Padovani (37), Lanzillo e Bifani le punte d'un tentativo di rinnovamento' (pag 235-236)] [ISC Newsletter N° 84] ISCNS84TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]
 
'Lo storico Namier non crede alle ideologie, e neppure alle idee, a ogni valore ideale' PDF Stampa E-mail
CANTIMORI Delio, Studi di storia. Volume terzo. Critici, rivoluzionari, utopisti e riformatori sociali. Commenti, letture, aporie. GIULIO EINAUDI EDITORE. TORINO. 1976 pag VIII 557-867 16°  note indice nomi; Reprints Einaudi. ['Il gruppo più numeroso è dato dai saggi che corrispondono alla attività principale attuale del Namier: la storia del parlamento inglese, l'Inghilterra del Settecento, la questione dei rapporti fra parlamento e corona. L'opera che dette la fama al Namier sono i due volumi del 1929 (preceduti da molti studi particolari) 'The Structure of Politics at the Accession of George III': il tema ritorna qui nel saggio sulla personalità di Giorgio III. E' la revisione del giudizio 'whig', passato nei manuali della responsabilità della corona nella politica verso le colonie americane, e l'analisi della reale situazione politica inglese, fuori dal parlamento, fra gli elettori, nel paese, mediante lo studio biografico dettagliato delle singole personalità dei membri del parlamento (non saggi biografici alla Chabod; ma quasi rapporti particolareggiati per un ufficio di informazioni retrospettive). Così i parlamentari e politici della storia parlamentare tradizionale vennero ridotti a quel che erano stati: rappresentanti non di grandi interessi nazionali, o delle idee tipizzate nei grandi partiti tradizionali, ma di interessi di gruppi o di strati sociali o anche individuali; una critica del parlamentarismo inglese che ricorda certe espressioni e certi temi di Marx. Ma non è questo quel che importa, poiché è solo in provincia che si è creduto di poter ignorare Marx «superandolo» con qualche barzelletta. Quel che va notato è che il metodo inaugurato dal Namier, di studiare attraverso archivi pubblici e privati (lettere, diari) il processo della formazione della politica parlamentare attraverso l'indagine puntuale della vita dei deputati e della ragioni che avevano mosso il loro elettori, ha avuto larga influenza in Inghilterra, ed è stato applicato ad altri secoli, rinnovando e vivificando gli studi storici inglesi. Ora il Namier dirige la grande impresa della storia parlamentare inglese costruita come somma organizzata delle biografie di tutti i membri del parlamento stesso. Questi motivi sono ripetuti e riassunti nel terzo saggio di questa raccolta ('Monarchy and the Party System'), dove ritorna evidente anche il «conservatorismo» del Namier nella critica spietata ch'egli fa degli ideali dei grandi 'whigs', ridotti a interessi di classe e ambizioni individuali (all'esperienza di Marx si aggiunge quella di Darwin e di Freud): il Namier non crede alle ideologie, e neppure alle idee. Ha avuto buon gioco in un altro suo famoso scritto (quello sulla «rivoluzione degli intellettuali», che è una mirabile critica delle illusioni del 1848; non ne parliamo perché il succo ne fu riprodotto in una comunicazione del Convegno Volta dei Lincei nel 1948, pubblicata negli atti di quel convegno, e perché la traduzione del libro è in preparazione presso la casa editrice Einaudi (1)) a criticare gli «intellettuali» e la loro incapacità politica. Ma non saprei negare che la riduzione di ogni lotta politica a questioni di interessi (anche di classe) comporta in questo pur grande storico il presupposto, espresso e inespresso, della negazione di ogni valore ideale: e la riduzione di ogni idea a ideologia è un grande limite alla comprensione storica reale. Né si può negare che questa posizione sia in funzione nettamente conservatrice: per quanto il Namier sappia ben valutare per esempio l'azione di un sindacalista in difesa degli interessi dei suoi organizzati, rifiuterà ogni movimento rivoluzionario finché non vittorioso: tuttavia è proprio con le idee che questi movimenti si fanno valere. Lenin non fu solo il capo energico di un grande partito modernamente organizzato; ma il Namier rifiuta di interessarsi del resto. Come osserva molto giustamente S.E. Hobsbawm ('Where are British Historians going?' in «The Marxist Quarterly», II, 1935, pp. 19 sgg.) il valore della tendenza storiografica del Namier è prevalentemente critico-negativo: la lotta fra Giorgio III e i 'whigs' dopo il 1760 non fu una lotta, come dice il mito, fra libertà e tirannia: ma lotta di interessi (...) che si rifletteva nelle nobili ma generiche orazioni del parlamento; fondamentali sono le analisi delle mutazioni del funzionamento reale dei rapporti fra governo e corona nella storia inglese, che criticano definitivamente le anacronistiche interpretazioni liberali del periodo vittoriano. Ma con questa critica, osserva Hobsbawm, si finisce per cedere alla tentazione di dimenticare che uno sviluppo c'è stato: anche se la storia delle istituzioni mostra sopravvivenze di tecniche e di organizzazioni (...)' (pag 789-790)] [ISC Newsletter N° 84] ISCNS84TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]
 
Le dimensioni asiatiche del primo dopoguerra (1918-1930) PDF Stampa E-mail
GROSSER Pierre, L'histoire du monde se fait en Asie. Une autre vision du XXe siècle. ODILE JACOB. PARIS. 2017 pag 655 8°  cartine introduzione: 'L'importance de l'Asie aujourd'hui', note bibliografia ragionata ringraziamenti. Pierre Grosser est histoiren, spécialiste des relations internationales qu'il enseigne à Sciences Po-Paris. Il a été directeur des études de l'Institut diplomatique du ministère des Affaires étrangères à sa creation (2001-2009). Il est l'auteur de 'Traiter avec le diable?' (prix de la 'Revue des Deux Mondes, 2014). ['Souvent, l'historiographie se concentre sur le théâtre occidental, à savoir l'Europe: les forces contre-révolutionnaires y sont défaites en 1919, tandis que l'Armée rouge est battue en Pologne en 1920, ce qui sonne le glas des l'espoirs (et des craintes) d'une révolution mondiale. Toutefois, le régime bolchevique a continué à combattre plus longtemps en Extrême-Orient, où il a été, en définitive, victorieux. Le Japon a cherché à profiter de la conjoncture pour s'étendre au détriment de la Chine et de la Russie. Pour lui, l'opportunité est grande de se débarrasser pour longtemps de l'ennemi traditionnel russe, de se tailler une sphère d'intérêt privilégiée à l'est du lac Baïkal, et de reprendre le projet de domination à la fois de la Mongolie et de la Mandchourie, d'autant que ce sont les Français et les Britanniques qui sollicitent son intervention. Tandis que l'intervention américaine en Sibérie est restée la preuve de l'hostilité des Etats-Unis à l'egard de l'Union soviétique, et de leur propension à intervenir militairement pour renverser des régimes politique jugés hostiles, celle de Japonais peut apparaître comme le premier acte de l'intervention en Mandchourie en 1931. C'est le même ministre des Affaires étrangères, Uchida Yasuya, qui officie de 1918 à 1923 et en 1932-1933, et dans les deux cas les historiens se demandent s'il a été une force de modération ou s'il a, en sous-main, soutenu les militaires les plus expansionnistes (4)' (pag 86-87)] [(4) Pour une défense d'Uchida: Rustin B. Gates, 'Defending the Empire: Uchida Yasuya and Japanese Foreign Policy, 1865-1936', Phd, Harvard University, 2007]; ["Spesso, la storiografia si concentra sul teatro occidentale, vale a dire l'Europa: le forze contro-rivoluzionarie vi sono sconfitte nel 1919, mentre l'Armata Rossa è battuta in Polonia nel 1920, cosa che segna la fine della speranze (e timori) di una rivoluzione mondiale. Tuttavia il regime bolscevico ha continuato a combattere in Estremo Oriente per lungo tempo, dove alla fine è stato vittorioso. Il Giappone ha cercato di espandersi a spese della Cina e della Russia. Per esso l'opportunità è grande di sbarazzarsi per lungo tempo del tradizionale nemico della Russia, di ritagliarsi un ambito privilegiato di interesse ad est del lago Baikal, e di riprendere il progetto di dominio sia della Mongolia che della Manciuria, soprattutto perché sono i francesi e sono i britannici a sollecitare il suo intervento, mentre l'intervento americano in Siberia è rimasta la prova dell'ostilità degli Stati Uniti nei confronti dell'Unione Sovietica, e della loro propensione a intervenire militarmente per rovesciare regimi considerati politicamente ostili, quella dei giapponesi può apparire come il primo atto di intervento in Manciuria nel 1931. E' lo stesso Ministro degli Affari Esteri, Yasuya Uchida, che governa 1918-1923 e 1932-1933, e in entrambi i casi gli storici si chiedono se era una forza di moderazione o ha, segretamente sostenuto i militari più espansionisti (4)"(pag 86-87)] [(4) Per una difesa di Uchida:: Rustin B. Gates, 'Difendendo l'Impero. Uchida Yasuya e la politica estera giapponese, 1865-1936 '' Ph.D, Harvard University, 2007] [ISC Newsletter N° 84] ISCNS84TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]
 
'Conflitto fra le aspirazioni spontanee e genuine dei giovani e le convenzioni fredde e artificiali' PDF Stampa E-mail
GOODWIN Albert  a cura; saggi di HABAKKUK H.J. STARK W. STERNFELD F.W. MURRAY P. McKIE D. JUDGES A.V. LLOYD C. WESTERN J.R. BALLHATCHET K.A. HARGREAVES  J.D. ANDERSON M.S. WANGERMANN E.W. YOUNG L. LEWITTER L.R. LYNCH J. ROBERTS J. HUMPHREYS R.A. PALMER R.R. BELOFF M. JONES M.A. WRIGHT E. WARD W.R. BOSHER J.F. DAKIN D. McMANNERS J. RUDE' G.E. GOODWIN A., Le rivoluzioni d'America e di Francia (1763-1793). Storia del mondo moderno. Volume VIII. GARZANTI. MILANO. 1970 pag XXXV 979 8°  presentazione ai lettori italiani di Armando SAITTA (pag V-XXXV); introduzione di Albert GOODWIN (pag 1-23), note illustrazioni foto appendici tabelle fonti indice nomi argomenti località indice illustrazioni; Terza edizione. ['Dopo alcuni anni di incertezze, Herder, Goethe e molti dei loro amici trovarono un nuovo rifugio intellettuale nella filosofia neoplatonica (ed esternarono questa loro scelta entrando nella massoneria), secondo cui tutto ciò che esiste è pervaso da uno spirito divino: era una forma di misticismo, ma non più teistica, poiché lo spirito creatore non era più concepito come una persona definita. E' questa la ragione per cui la stessa tendenza che rinnovò la sensibilità religiosa in Inghilterra, la indebolì in Germania e preparò piuttosto il terreno su cui doveva innestarsi il pensiero di Feuerbach e di Marx. Fu in questo periodo che mise salde radici nel pensiero tedesco l'equazione Dio-natura, un'equazione in cui il primo termine era destinato ad essere eliminato e ad andare perduto. Le manifestazioni letterarie del nuovo spirito furono di gran lunga troppo numerose perché sia possibile esaminarle nei particolari. Una delle sue espressioni più caratteristiche fu il dramma 'Die Räuber' ("I masnadieri") del giovane Schiller, che apparve per la prima volta nel 1781 e poi nuovamente nel 1782. Esso portava sul frontespizio la leggenda «In tirannos». E' la storia di due fratelli, Karl e Franz. Franz è il prodotto tipico della vecchia società: egoista, fatuo, debole, ma soprattutto calcolatore e intrigante. Karl è invece un uomo istintivo, sfrenato, come sogliono essere i giovani, ma retto, candido, forte e di animo generoso. E' proprio a causa di queste qualità che egli viene espulso dalla società austera e rispettabile e costretto a unirsi a una banda di altri giovani che vivono al di fuori delle convenzioni e divengono fuorilegge nelle selve della Boemia. In una società austera e rispettabile non vi è posto per uomini come questi. Anche questa netta contrapposizione dei due protagonisti rivela la reale natura del dramma: esso è una rappresentazione, sulla scena, dell'antitesi russoviana fra l'uomo «naturale» e il suo opposto, fra il bene e il male. Analoghe come argomento e come tendenza sono opere come 'Die Geschichte des Herrn Oheim' («La storia del signor Oheim») di Merck, il 'Simsone Grisaldo' di Klinger, 'Kabale und Liebe' («Amore e raggiro») di Schiller, il 'Götz von Berlichingen' di Goethe, e molte altre. Tutte approfondiscono, in una forma o nell'altra, il conflitto fra le esigenze e le intime aspirazioni elementari, spontanee e genuine dei loro eroi e le convenzioni esteriori, fredde, morte e artificiali entro cui si colloca il dramma, di norma la tragedia, della loro vita' (pag 85-86) [W. Stark, 'Letteratura e pensiero', Capitolo terzo] [ISC Newsletter N° 84] ISCNS84TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org] 
 
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