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"La maggioranza della popolazione lavoratrice si occupa di «servizi»..." PDF Stampa E-mail
EINAUDI Luigi, Prediche inutili. Dispensa quinta. Giustizieri e protezionisti municipali - E' un semplice riempitivo - Perplesso - In quale accademia? GIULIO EINAUDI EDITORE. TORINO. 1958 pag 263-333 8°; ['L'avvenire è per gli artigiani, per i produttori, manuali e intellettuali, i quali sanno inventare i mezzi atti a soddisfare i bisogni nuovi consentiti dal grandioso incremento delle produzioni di massa e dal conseguente aumento del reddito totale nazionale. Negli Stati Uniti, dove il progresso tecnico ha toccato oggi il punto più alto, la proporzione della popolazione lavoratrice dedicata alla produzione dei beni materiali agricoli e industriali è inferiore oramai al cinquanta per cento (era del 90 per cento 140 anni fa: 80 per cento di agricoltori e 10 per cento industriali; oggi forse 13 per cento agricoltori e 35-36 per cento industriali). La maggioranza della popolazione lavoratrice si occupa di «servizi»: e quei pochi ecclesiastici, insegnanti, soldati, impiegati, comici e simili del principio dell'800 sono diventati milioni, più della metà della gente che lavora. Perché deve essere in crisi e disoccupata la gente che produce roba fine, mobili, soprammobili non di serie, ma costruiti su ordinazione, che scrive libri e articoli di giornale, che diverte il pubblico nei teatri e nei cinematografi, che dipinge e scolpisce, o insegna? Ancora al principio dell'800 le scuole erano poche e gli insegnanti scarsi, con pochi scolari e studenti. Le compagnie di teatro si noveravano a scarse dozzine; oggi teatranti e cinematografari sono centinaia di migliaia e, con gli addetti ai luoghi di divertimento, milioni. Negli Stati Uniti le università e i collegi - così si chiamano molti istituti di istruzione universitaria - sono più di mille e gli studenti due milioni e mezzo. Noi diciamo essere troppe venti università e temiamo la disoccupazione intellettuale perché gli studenti sono un 200 mila. Se la proporzione dovesse essere quella americana, gli studenti dovrebbero in Italia giungere a 700 mila; e ciononostante non v'ha studente americano che si preoccupi della disoccupazione. L'avvenire è dell'artigiano che lavora col braccio e colla mente; se artigiano vuol dire artista, che sa soddisfare ai gusti crescenti e variamente crescenti e raffinati di una popolazione, il cui reddito individuale aumenta grazie al lavoro di macchine inventate a risparmiare la fatica agli uomini ed a consentire ad essi di dedicare sempre maggior tempo all'ozio restauratore e creatore ed al lavoro di pregio il quale, essendo pregiato, è perciò individuale ed originale' (pag 276-277)] [ISC Newsletter N° 81] ISCNS81TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]
 
Bolotnikov fu sconfitto dai metodi politici usati dallo zar per rompere la compattezza della rivolta PDF Stampa E-mail
RISALITI Renato, Storia della Russia. Dalle origini all'Ottocento. BRUNO MONDADORI. MILANO. 2005 pag 290 8°  introduzione note tabelle; Collana 'Ricerca' a cura di Sebastiano MONDADORI. Renato Risaliti è professore ordinario di storia dell'Europa orientale all'Università di Firenze. ['Le guerre prolungate condotte da Ivan il Terribile creano condizioni  assai pesanti per le finanze dello Stato. La situazione non tarda a degenerare quando la crisi latente delle finanze viene a coincidere con la crisi dinastica dovuta, in larga misura, al carattere dello zar, e con la carestia che per due anni di seguito colpisce la Moscovia nel 1601 e 1602. Non sarebbe però storicamente giusto ignorare che gli episodi della prima guerra contadina avvengono in un quadro mondiale segnato da una parte dall'ascesa dell'Inghilterra, del protestantesimo e del capitalismo, e, dall'altra dai tentativi della reazione cattolica di riconquistare le posizioni perdute sulla riforma protestante. All'inizio del 1600 abbiamo infatti tutta una serie di tentativi cattolici falliti: il via lo dà l'Inghilterra con la congiura delle polveri, segue la Moscovia dove, fra il 1605 e il 1612, si dissolve il tentativo polacco-vaticano di sottomettere l'unico stato ortodosso indipendente. A questi vanno aggiunti i fallimenti cattolici in Giappone, in Cina ecc.. Tuttavia qua e là, la riconquista cattolica ha successo, in Boemia per esempio, ma il quadro complessivo è di una perdita progressiva di influenza e di prestigio. A metà del secolo le dimensioni della disfatta cattolica sono grandiose. Basti ricordare alcuni fatti: finisce la guerra dei trent'anni con la sconfitta cattolica; vince la rivoluzione puritana di Cromwell in Inghilterra e per la prima volta si taglia la testa di un re; l'Ucraina si ribella ai magnati polacchi e al predominio cattolico sotto la direzione di Bogdan Chmelnickij. Cambiano radicalmente i rapporti di forza nell'Europa settentrionale e centrale a favore dei protestanti e nell'Europa orientale a favore dell'ortodossia. A noi preme sottolineare che sono proprio le sollevazioni contadine a far tramontare i sogni di egemonia cattolica nell'Europa orientale. Fallisce quindi sia il primo tentativo cattolico di portare il cattolicesimo, sfruttando i sentimenti e le aspirazioni contadine della Russia (meridionale) alla terra e alla libertà con il falso Demetrio I, sia il tentativo di Bolotnikov di agire in forma autonoma. L'insurrezione guidata da Bolotnikov (Bolotnikov era un 'cholop' fuggito fra i cosacchi e che, fatto schiavo dai turchi, era riuscito a fuggire e a rifugiarsi a Venezia e da qui attraverso l'Ungheria a ritornare in Moscovia) giunse fino ad assediare fra il 7 ottobre e il 2 dicembre 1606 la città in cui si era asserragliato lo zar dei 'bojary', Vasilij Sujskij. L'insurrezione di Bolotnikov cominciò a decrescere quando gli elementi nobili di Rjazan', diretti da Ljapunov e Sumbulov, e più ancora quelli di I. Paskov passarono di nuovo dalla parte dello zar dei 'bojary'. Il tentativo di Bolotnikov di fare di Kaluga una base inespugnabile nell'inverno del 1606-1607 non ebbe successo, ed egli dovette ritirarsi a Tula. Nell'estate e nell'autunno del 1607, attorno a Tula si ebbero violenti combattimenti fra le forze di Bolotnikov e quelle dello zar Vasilij Sujskij. Persino la costruzione di una diga a valle di Tula, sul fiume Upa, non ebbe successo. Bolotnikov fu sconfitto soprattutto dai metodi politici impiegati dallo zar, tesi a dividere la compattezza delle forze combattenti. Lo zar il 9 marzo 1607 emise un 'ukaz' che rafforzava da un lato l'asservimento dei contadini e dall'altro prometteva appezzamenti di terreno e soldi alla nobiltà di servizio. Infine nell'ottobre 1607, pur di ottenere la capitolazione degli insorti, lo zar Sujskij promise a tutti loro la grazia. Solo dopo questa solenne promessa, gli insorti si arresero, ma i capi dell'insurrezione, fra cui Bolotnikov furono giustiziati' (pag 88-89)] [ISC Newsletter N° 81] ISCNS81TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]
 
'La letteratura del Novecento rappresenta il mondo come una realtą opaca...' PDF Stampa E-mail
VACCARINI Italo, Società chiusa e società aperta. Saggio di sociologia della letteratura. VITA E PENSIERO. MILANO. 1994 pag 170 8°  Collana 'Leggere la società'. ['La narrativa dei secoli XVIII e XIX ha rispecchiato questa fisionomia esistenziale della società borghese: il romanzo di quell'epoca ruota attorno ad un centro costituito dall'azione progressiva del protagonista, che è sufficientemente significativa per esser degna di memoria, e per esaltare l'onore e l'orgoglio del protagonista - il che spiega la copiosità di personaggi fortemente profilati e memorabili nella narrativa borghese. Quest'azione centrale conferisce spessore e profilo ontologico non soltanto al protagonista e ai personaggi minori ma anche al mondo, che assurge esso stesso a personaggio: si consideri, per esemplificare, la qualità mitica posseduta dal mondo sociale nei romanzi di Stendhal e di Balzac. Nella società di massa, invece, l'azione è scaduta complessivamente nell'insignificanza, e pertanto ha perduto la capacità di illuminare il corso dell'esistenza individuale. Sul piano letterario e specificamente sul piano narrativo questo spegnimento di senso si è rispecchiato nell'impoverimento della significatività tanto dei personaggi, che hanno perduto spessore umano e incisività di profilo - la narrativa del Novecento è povera di personaggi memorabili - , sia del mondo, che ha perduto la qualità mitica: la letteratura del Novecento rappresenta il mondo come una realtà opaca oppure come un universo mitico svuotato di soggettività. Inoltre, poiché l'azione significativa costituisce il tessuto connettivo dell'esistenza, di cui unisce i due poli - l'io ed il mondo - la sua perdita di senso provoca inevitabilmente una sconnessione tra l'io ed il mondo. La narrativa del primo Novecento rispecchia questa scissione nella sua fisionomia dualista che contrappone un io ripiegato nel suo spazio interiore dove sviluppa una soggettività disancorata dal mondo, tanto abnorme ed ipertrofica quanto sterile e inconsistente, ed un mondo compresso in una densità greve carica di massiva ed opaca oggettualità (2). Procediamo ad illustrare il rispecchiamento del nichilismo dell'esperienza esistenziale della società di massa nella «struttura significativa» di testi rappresentativi della narrativa ad essa contemporanea. La nostra ripartizione della narrativa del Novecento in due fasi segue la periodizzazione indicata da Goldmann (1967, p. 179). Questi ha individuato una progressione in due stadi del nichilismo del romanzo novecentesco, che è parallela ad un'analoga progressione del nichilismo nell'ambito della struttura sociale. Goldmann ripartisce il romanzo novecentesco in due periodi: il romanzo del periodo 1915-1945, contrassegnato dalla «dissoluzione del personaggio», a cui corrisponde un modo sociale che conserva ancora margini di precaria soggettività, ed il romanzo del periodo successivo, contrassegnato dalla «scomparsa del personaggio»; questo romanzo esprime uno stadio più avanzato del nichilismo, che rispecchia una struttura sociale maggiormente reificata. Il presente capitolo è dedicato ad un esame di cinque testi rappresentativi della narrativa europea del primo Novecento: 'Alla ricerca del tempo perduto' (1990) di Proust, 'Ulisse' (1991) di Joyce, 'L'uomo senza qualità' (1972) di Musil, 'Il castello' (1989) di Kafka, e 'La montagna incantata' (1984) di Thomas Mann. La datazione di queste opere documenta la presenza incombente della Grande Guerra, percepita come svolta epocale e catastrofe della civiltà borghese, ma il senso più profondo di questa narrativa è il timore di una minaccia più radicale di quella costituita dalla crisi di una civiltà storica (il 'tramonto dell'Occidente' evocato da Spengler): è il timore che l'emergente società di massa potesse arrivare a sopprimere la possibilità stessa di un'esistenza significativa' (pag 21-22)] [(2) La rivoluzione nella visione del mondo e nello stile letterario operata dalla narrativa del primo Novecento ha trovato un grande interprete e in una certa misura anche un precursore in Lukács, 'Teoria del romanzo' (1972) che indica i seguenti capisaldi della visione del mondo ispiratrice del romanzo novecentesco: lo spaesamento o estraneità dal mondo (la 'transzendentale Obdachlosigkeit', letteralmente: perdita della patria trascendentale) che ha colpito l'io; la perdita del senso dell'io come effetto della perdita di senso del mondo - «con il crollo del mondo dell'oggetto anche il soggetto scade a frammento» cosicché l'io «si disperde nella non sostanzialità di un mondo di frammenti che la soggettività stessa ha creato» (p. 64); l'ironia, intesa nell'accezione schlegeliana di principio di ricomposizione, sul piano letterario, della totalità che è stata infranta sul piano reale dell'estraneazione reciproca tra mondo interiore e mondo esterno] [ISC Newsletter N° 81] ISCNS81TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]
 
Delio Cantimori dall'adesione al fascismo all'iscrizione al PCI PDF Stampa E-mail
MENOZZI Daniele TORCHIANI Francesco  a cura; saggi di Elisa PANICUCCI e Azzurra TAFURO, Francesco TORCHIANI Jacopo CELLINI Francesco DEI Monica BIONDI Andrea BIANCHI Bruno SETTIS Maddalena TAGLIOLI, Delio Cantimori (1904-1966). Libri, documenti e immagini dai fondi della Scuola Normale Superiore. EDIZIONI DELLA NORMALE. PISA. 2016 pag 127 8°  introduzione di Daniele MENOZZI, avvertenza abbreviazioni catalogo foto illustrazioni iconografia bibliografia; Catalogo della mostra, Pisa, Biblioteca della Scuola Normale Superiore, 2-10 dicembre 2016. ['«Mentre proseguiva le sue ricerche (...), C. affrontava anche altri problemi. Infatti, già dal 1934 aveva studiato Marx (di cui tradusse Das Kapital) e Lenin cominciando a capire che il fascismo non era la "rivoluzione italiana"». E' forse questo il passaggio più delicato della voce autobiografica, in cui Cantimori tenta di illustrare il proprio percorso politico. Egli fa iniziare l'allontanamento dal fascismo nel 1934, in coincidenza con le ricerche sul marxismo-leninismo; tuttavia, alcuni studiosi hanno sostenuto che l'incontro con Marx non produsse un repentino mutamento d'idee sul regime, collocando l'allontanamento dopo l'emanazione delle leggi razziali (1938). I testi della miscellanea testimoniano la complessità del problema. Il primo è dedicato al leader dello squadrismo pisano Bruno Santini e raccoglie i canti che risuonavano nelle strade quando il giovane allievo della Scuola Normale giunse a Pisa (1924) (*). I successivi, risalenti al secondo dopoguerra, illustrano bene l'interesse per la figura di Lenin e l'adesione al marxismo che, nel caso di Cantimori, sfociò nella militanza nel PCI (**) e nella vicinanza ad alcune associazioni di lavoratori (***). Il quarto e ultimo è la sua traduzione de 'Il Capitale', nell'esemplare Timpanaro (****)' (pag 27-28)] [(*) 'Canti fascisti. Inni, canzonette, stornelli (...) dal sorgere del fascismo alla marcia su Roma', Pisa, 1923; (**) G.F. Aleksandrov, 'Seguendo il cammino di Lenin sotto la guida di Stalin', Mosca, Edizioni in Lingue Estere, 1945; (***) Confederterra, 'Per un avvenire dei contadini e dell'agricoltura italiana', Roma, 1947; (****) Karl Marx, 'Il Capitale', libro primo, traduzione di Delio Cantimori, Roma, Edizioni Rinascia, 1956 [libri dal Fondo Delio Cantimori, Biblioteca Normale di Pisa, ndr] [ISC Newsletter N° 81] ISCNS81TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]
 
Guerre contadine e insurrezioni in Europa orientale PDF Stampa E-mail
RISALITI Renato, Storia della Russia. Dalle origini all'Ottocento. BRUNO MONDADORI. MILANO. 2005 pag 290 8°  introduzione note tabelle; Collana 'Ricerca' a cura di Sebastiano MONDADORI. Renato Risaliti è professore ordinario di storia dell'Europa orientale all'Università di Firenze. ['La storiografia italiana ha completamente ignorato il problema delle guerre contadine; di rado sono state tradotte alcune opere (1). La storiografia sovietica distingue le guerre dalle insurrezioni contadine (2). Questa opinione si è venuta affermando soprattutto negli ultimi decenni. Dopo la caduta del regime sovietico la storiografia russa si sta differenziando. E' oggi prematuro ogni giudizio. Va subito affermato che le guerre contadine non sono considerate un aspetto peculiare della Russia. Infatti la storiografia sovietica constata sul piano storico-mondiale l'esistenza di numerose guerre contadine, sulla scia dell'interpretazione engelsiana della grande guerra contadina in Germania all'epoca della riforma di Lutero, nel 1524-1525. Ricorda che vi sono state varie guerre contadine in Cina: quella nell'874-901, diretta da Van Sjan Zi e Chuan Chao, per poco non portò alla fine della dinastia Tan. Ciò che non riuscì sotto i Tan, avvenne secoli dopo sotto i Min: ci riferiamo alla guerra contadina che dal 1628 al 1645 insanguinò la Cina. Nel 1644, dopo la fine della dinastia Min, i feudatari cinesi chiamarono i Manciù che dominarono la Cina fino al 1911. In Svizzera si ebbe una guerra contadina nel 1653 (come conseguenza della guerra dei trent'anni). In Austria se ne ebbe una nel 1626 (durante la guerra dei trent'anni). Anche in Russia nel corso del Seicento si ebbero ben due guerre contadine: la prima durante l'epoca dei Torbidi, nel 1606-1607, sotto la direzione di I.I, Bolotnikov e la seconda sotto la direzione di S.T. Razin, nel 1670-1671. A dir la verità non c'è molta chiarezza terminologica nella distinzione sovietica fra guerre e insurrezioni contadine. Per esempio l'insurrezione di Bolotnikov, è chiamata guerra da alcuni e da altri insurrezione. Lo stesso si deve dire a proposito dell'insurrezione di Bulavin, che avvenne nel 1707-1708 sotto il regno di Pietro il Grande. Quasi nessuno osa, però, mettere in dubbio che nel caso delle sollevazioni guidate da Razin e da Pugacev si tratti di vere e proprie guerre contadine. La storia dei paesi dell'Europa orientale è comunque assai ricca di sollevazioni contadine. Per esempio c'è stata la sollevazione contadina in Transilvania nel 1437-1438, altre due sono avvenute in Boemia nel 1630 e nel 1775, altre due in Romania nel 1888 e nel 1907, per non parlare delle insurrezioni contadine in Ucraina, da quella di Bogdan Chnelnickij a quella di Poltava e Charkov nel 1902. La differenza fra le guerre contadine e le insurrezioni consisterebbe soprattutto nel fatto che le guerre contadine sarebbero delle vere e proprie guerre sociali combattute nel corso di mesi o addirittura di anni, come nel caso della guerra contadina diretta da Emel'jan Pugacev sotto il regno di Caterina II, con l'impiego di numerosi eserciti nell'ambito di vasti spazi territoriali. Le insurrezioni invece non sono altro che delle jacqueries (dal nome francese di Jacques Bonhomme). E' nota la jacquerie classica, cioè la rivolta contadina antifeudale che si svolse in Francia nel 1358 fra il 28 maggio e il 10 giugno, durante la guerra dei cento anni. E' interessante ricordare che le insurrezioni contadine avvengono in genere nell'Europa occidentale alcuni secoli prima che nell'Europa orientale' (pag 85-86)] [(1) E.R. Wolf, 'Guerre contadine del XX secolo', Isedi, Milano, s.d.; (2) R. Risaliti, 'Problemi dei rapporti italo-russi e della storiografia sovietica', Goliardica, Pisa 1979, pp. 110-123] [ISC Newsletter N° 81 ISCNS81TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]
 
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