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'La questione del rapporto classe operaia-Stato borghese l'ha posta direttamente la guerra mondiale' PDF Stampa E-mail
BUCHARIN Nikolaï; OSSINSKI Nikolaï; ANTONOV N., Bibliographie: Lénine, 'L'État et la révolution' (Bucharin); Bucharin, 'L'économie mondiale et le capitalisme' (Ossinski); A. Bogdanov, 'Les problémes du socialisme' (Bucharin); 'Histoire de la libération de la Russie. Vol. I' (Antonov). ESTRATTO DA 'SMOLNY'. TOULOUSE. 2011 pag 117-119; 191-194; 250-253; 311-317 8° (F)  bibliografia; recensioni tratte da 'Kommunist, Revue hebdomadaire économique, politique et sociale'; Kommunist n. 1, 2, 3, 4, 1918. ['Questo libro (Lenin, 'Stato e rivoluzione', ndr) non è soltanto interessante dal punto di vista della semplice restaurazione delle loro idee (dei fondatori del comunismo scientifico, Marx Engels, ndr). E' di una bruciante attualità in quanto la questione del rapporto tra il proletariato e lo Stato è la cruciale questione che viene posta all'azione rivoluzionaria della classe. Questa questione ha oggi un'importanza enorme, perché la 'guerra mondiale' l'ha posta direttamente al proletariato. In realtà, la stessa questione della difesa della patria è il corollario della difesa dello Stato borghese; la questione nazionale passa attraverso il sostegno a questo Stato o, per lo meno, attraverso una benevola neutralità nei suoi confronti, ecc. Tutte queste questioni parziali, quale che sia la loro importanza, sono risolte in funzione della risposta data al problema primario dei rapporti del proletariato con lo Stato della borghesia che si attribuisce la straordinaria denominazione di patria. L'importanza pratica di questa questione assume ancora maggiore ampiezza dal fatto che segue: in primo luogo perché il potere statale della borghesia di tutti i paesi capitalistici avanzati si è particolarmente rafforzato assorbendo le organizzazioni economiche (i sindacati, i trusts ecc.); in secondo luogo perché il proletariato deve risolvere, nella pratica, la questione della presa del potere, ossia, della sua dittatura' (pag 117, N. Bucharin)] [ISC Newsletter N° 88] ISCNS88TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]
  

 
Dibattito sull'uso del termine "contraddizione" a proposito del rapporto tra uomini liberi e schiavi PDF Stampa E-mail
DE-STE. CROIX Geoffrey E.M., Marx e la storia dell'antichità classica. Estratto da 'Marxismo e società antica' a cura di Mario Vegetti. [FELTRINELLI. MILANO. 1977] pag 289-324 8° (F)  note bibliografia. Tit. orig.: 'Karl Marx and the History of Classical Antiquity', in "Arethusa", 8, 1975, pp. 7-36. ['Capisco che alcuni che si considerano marxisti, o che sono stati influenzati dal pensiero marxista, possano volere applicare un termine differente, "contraddizione", a quelle che io considero situazioni di conflitti di classe che non implicano azioni 'politiche' o 'autocoscienza' di classe da alcuna parte. Così, in un articolo che ho citato nella prima parte di questo saggio, J.P. Vernant (*), sulla base della distinzione di Parain (**) tra "contraddizione fondamentale" e "contraddizione principale o dominante", poteva parlare della "opposizione tra gli schiavi e i loro proprietari" come della "contraddizione fondamentale" della società schiavistica greca, distinguendola rispetto alla "contraddizione principale": questa è identificata nella lotta di classe solo all'interno del corpo dei cittadini, tra ricchi e poveri, perché "è nel quadro della vita politica che si è costituita e svolta la lotta di classe". Non mi è chiaro se egli accetterebbe di considerare gli schiavi greci come una classe in pieno senso marxiano. Ora è vero che anche lo stesso Marx poteva parlare di "contraddizione", ad esempio tra i rapporti di produzione e le forze produttive, tra il carattere sociale della produzione e l'appropriazione privata dei suoi prodotti da parte di pochi, tra la proprietà privata della terra e l'agricoltura razionale, tra il valore d'uso e il valore di scambio; ma non è affatto sua caratteristica (14) descrivere una situazione di quella che si è definita lotta di classe come una "contraddizione": questa terminologia è più spesso reperibile in Engels e specialmente in Lenin e Mao Tse-Tung (15). Per me, la distinzione tra "contraddizione principale" e "contraddizione fondamentale" è pura produzione verbale e non veicola alcun concetto utile. E, in ogni caso, sono riluttante a impiegare il termine "contraddizione" in un senso peculiare che non è stato ancora stabilito nella lingua inglese e accettato nell'uso corrente (come senza dubbio avviene in francese) (...). Preferirei parlare di "lotte" "conflitti", "antagonismi", "opposizioni" o "tensioni di classe", che si presentano (in un certo senso) come il risultato di "contraddizioni"' (pag 305-306) [(14) In un passo della Terza parte dell''Ideologia tedesca' Marx e Engels parlano di "contraddizione nell'antichità tra uomini liberi e schiavi, nel medio evo tra nobiltà e servi, in epoca moderna tra borghesia e proletariato" - una formula poco felice per quanto riguarda l'antichità, contro cui ho già polemizzato in questo saggio; (15) Ho osservato come Mao, nel saggio 'Sulla contraddizione', parli della "contraddizione tra le classi sfruttatrici e le sfruttate" (scoperta, egli dice, da Marx e Engels): egli pensa che essa debba svilupparsi fino a un certo stadio prima che "assuma la forma di un aperto antagonismo". C'è, in questo saggio, qualche discussione molto acuta sui principi che dovrebbero guidare un marxista posto di fronte a un tipo di situazione rivoluzionaria come quella in cui Mao si trovava nel 1937; (...)] [(*) J.P. Vernant, 'Remarques sur la lutte de classe dans la Grèce ancienne', in 'Eirene', 4, 1965, pp. 5-19; (**) C. Parain, 'Les caractères spécifiques de la lutte de classes dans l'antiquité classique', in 'La Pensée', 108, 1963, pp. 3-25] [ISC Newsletter N° 88] ISCNS88TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]

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'Stalin pone condizioni 'inaccettabili' per entrare nel patto delle Tre Potenze' PDF Stampa E-mail
AAVV, La vérité sur les Rapports Germano-Soviétiques de 1939 à 1941. EFE - EDITIONS FRANCE-EMPIRE. PARIS. 1948 THE DEPARTMENT OF STATE pag 255 8°  prefazione dell' edizione americana avvertenza dei curatori americani Raymond James SONTAG e James Stuart BEDDIE, prefazione all'edizione francese di Jean SENDY indice analitico dei documenti. ['Alcuni tentativi furono diretti verso la Turchia. Anche se questo paese aveva un'alleanza ufficiale con l'Inghilterra, non era però totalmente impossibile che la Turchia in avvenire si avvicinasse sempre più al Patto delle Tre Potenze. Con la Russia, la Germania aveva concluso i ben noti trattati. L'ambasciatore Oshima non ignorava come si era giunti a questi trattati. La Germania, all'epoca, desiderava concludere un'alleanza con il Giappone. Data la situazione del Giappone, non era possibile trasformare questo desiderio in realtà. D'altra parte, le minacce di guerra in Europa si concretizzavano sempre più. Conformemente alle istruzioni del Führer, il Ministro degli Affari Esteri del Reich si era tenuto pronto, durante i sei mesi precedenti, a firmare l'alleanza italo-giapponese-tedesca. Questo l'ambasciatore Oshima lo sapeva. Dato che questa alleanza all'epoca purtroppo non era realizzabile, la Germania, in previsione dell'avvicinarsi della guerra, aveva dovuto risolversi al patto con la Russia. Confidenzialmente egli (il Ministro degli Affari Esteri tedesco) poteva informare Matsuoka che le relazioni presenti con la Russia erano corrette, certo, ma non molto amichevoli. Dopo la visita di Molotov, durante la quale era stata proposta l'adesione al Patto delle Tre Potenze, la Russia aveva posto delle condizioni inaccettabili. Esse implicavano il sacrificio degli interessi tedeschi in Finlandia, delle basi russe nei Dardanelli, e una forte influenza sulla situazione nei Balcani, particolarmente in Bulgaria. Il Führer non era d'accordo perché era dell'avviso che la Germania non poteva sottoscrivere in modo permanente una tale politica della Russia. La Germania aveva bisogno della penisola balcanica soprattutto per la sua economia e non era incline a lasciarla passare sotto dominazione russa. Per questa ragione essa aveva dato la sua garanzia alla Romania. Era quest'ultima iniziativa in particolare, che i Russi avevano preso male. La Germania era stata di conseguenza obbligata ad entrare in rapporti più stretti con la Bulgaria per ottenere una posizione dominante a partire dalla quale essa poteva cacciare i britannici dalla Grecia' (pag 216-217)] [ISC Newsletter N° 88] ISCNS88TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]


 
'Tutta la condotta della guerra, da cima a fondo, č stata una continua improvvisazione' PDF Stampa E-mail
BATTAGLIA Roberto, a cura di Ernesto RAGIONIERI, Risorgimento e Resistenza. EDITORI RIUNITI. ROMA. 1964 pag 395 8° prefazione di Ernesto RAGIONIERI, note indice nomi; Nuova biblioteca di cultura. ['Nel corso della guerra 1940-43 si manifesta in ogni vicenda l'assoluto stato d'analfabetismo militare di Mussolini, autonominatosi comandante in capo delle forze armate. Sotto la sua maschera imperiale riemergono, al momento del pericolo, i tratti dell'avventuriero che nel corso della prima guerra mondiale aveva rischiato le più torbide imprese e provocazioni, pur di emergere a qualsiasi costo. Ma non si tratta solo della sua follia o del suo continuo delirio che pur dà colore alla storia; si tratta anche qui del fatto che questa sua «incoerenza» esprime sì la sua personalità, ma esprime anche quell'affannosa e sterile ricerca che non lui soltanto ma tutto il regime va compiendo per mettere le mani su qualche bottino, muovendosi a fianco, ma anche a dispetto, della Germania nazista. Così si svolge, finché dura la prospettiva della vittoria imminente, la «guerra parallela» che dovrebbe permettere al fascismo di agire per proprio conto senza dar conto delle sue azioni al più potente alleato. Di qui i sette ordini e contrordini della breve campagna delle Alpi, inspiegabili sul piano tecnico-militare, ma in realtà prodotti dal fatto che Mussolini intende aderire con essi alle mutevoli vicende delle trattative franco-tedesche per l'armistizio, facendo mutare quotidianamente fronte e obiettivi all'armata italiana; e resta poi con un pugno di mosche in mano, allorché si prospetta la possibilità d'essere lasciato solo a combattere contro i francesi già sconfitti, ma ancora tenacemente resistenti sull'arco alpino. Di qui l'aggressione alla Grecia, improvvisamente decisa per contrapporre all'iniziativa tedesca in Romania un'iniziativa fascista che ristabilisca la situazione o l'equilibrio fra i due alleati (...). A questi tentativi di condurre la guerra per proprio conto, tutti falliti e pagati a caro prezzo dai soldati italiani al fronte, subentrava poi la necessità di ricorrere all'aiuto tedesco in Grecia, in Jugoslavia e in Africa per salvare la situazione; e questa invece si aggravava ulteriormente quando il fragile organismo del nostro esercito, adatto tutt'al più a una guerra difensiva, veniva trascinato, come nella campagna d'Egitto, dalla strategia avventurosa di un Rommel finendo poi, come un vaso di coccio posto tra vasi di ferro, per sfasciarsi definitivamente. (...) Tutta la condotta della guerra, da cima a fondo, è stata una continua improvvisazione e ogni fase ha rivelato l'incoscienza criminosa dei responsabili; ma dietro le deficienze tecnico-militari, dietro gli ordini d'operazione, dietro la pavidità o l'incapacità di questo o quel generale, s'è manifestata in modo sempre più evidente la sostanza stessa del regime che ha generato, in un solo parto, la guerra e l'impreparazione bellica. Se l'aspetto dell'impreparazione è quello che risulta più drammatico, tuttavia la denuncia e la condanna non possono limitarsi solo a quest'aspetto; poiché la vera colpa del regime era, e resta, quella d'aver trascinato l'Italia, in contrasto con i suoi interessi e con le sue tradizioni nazionali, nella guerra di rapina imperialista a fianco e al servizio dei boia nazisti. L'impreparazione è un'aggravante del reato e non il reato in se stesso. Se anche il fascismo fosse stato più efficiente sul piano bellico, efficiente come lo fu il nazismo, la nostra condanna dovrebbe essere altrettanto netta e recisa' (pag 144-145-146); 'Quando la barca affonda i topi saltano fuori: ma i nostri topi sono quanto mai cauti e restii ad affrontare il salto. La ragione è data dal conte Cini in un suo colloquio del 1° aprile col maresciallo Caviglia, riportato da quest'ultimo nel suo diario e che mi sembra veramente un "documento chiave" per intendere l' intero sviluppo degli avvenimenti del '43. "Ho avuto una conversazione col sen. Cini. Mi ha detto che, con qualche altro ministro, ha fatto presente a Mussolini le condizioni quasi disperate dell' economia italiana. Cercano di prepararlo a sganciarsi dalla Germania, d'accordo con la Germania. Pare che Mussolini aderisca e si lasci persuadere. Ma il problema è di persuadere i tedeschi; vi sono - egli disse - in tale sganciamento buone ragioni a loro vantaggio, restando noi neutrali. L' Italia non sarebbe più per essi un peso morto; potrebbero ritirare tutte le loro truppe e troverebbero nelle Alpi un appoggio sicuro. Cini conferma che si debba pure trattare con l' Inghilterra, "finché abbiamo il pegno di Tunisi in mano che potrebbe assicurarsi patti migliori". Per questo pensa che i nostri soldati dovrebbero tenere duro a Tunisi e a Biserta ancora per due o tre mesi' (pag 167-168); 'Anche quando s'inizia l' invasione del nostro territorio nazionale, quando Mussolini diventa "l' uomo del bagnasciuga", la sorte del dittatore fascista non è - malgrado le apparenze - ancora irrevocabilmente decisa. La sua sorte è decisa soltanto al convegno di Feltre (19 luglio); egli si dimostra incapace di assolvere l'ultimo e decisivo compito che gli è stato affidato: proporre a Hitler l' uscita dell' Italia dalla guerra, ottenendone il necessario consenso. Dinanzi alle sfuriate del dittatore nazista egli invece se ne sta muto come un pesce, abbassa rassegnato la testa, dimostra di essere diventato un servitore assai presuntuoso, ma del tutto inetto alla bisogna' (pag 168)] [ISC Newsletter N° 88] ISCNS88TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org] 
 
«Ciascuno secondo la sua capacitą! Ogni capacitą secondo il suo lavoro!» PDF Stampa E-mail
MANUEL Frank E., I profeti di Parigi. SOCIETA' EDITRICE IL MULINO. BOLOGNA. 1979 pag 382 8°  introduzione all'edizione italiana di Antonio SANTUCCI, prefazione introduzione note; traduzione di Davide PANZIERI; Collezione di testi e di studi, Storiografia. Frank E. Manuel è professore di Storia moderna alla Brandies University di Waltham (1979) ed è autore di altre importanti opere sullo stesso periodo tra cui: 'The New World of Henri Saint-Simon' (Cambridge Un. Press). ['L'unica soluzione alla crisi dei tempi era la trasformazione morale dell'umanità grazie alla religione di Saint-Simon. Unirsi al movimento sansimoniano era un atto di impegno per il progresso futuro dell'uomo, un atto di fede nel suo sviluppo potenziale. Esso comportava una conversione spirituale dall'egoismo, la morale dominante dell'epoca, all'umanità, la legge morale del futuro. Il sorgere di una nuova epoca religiosa era inevitabile perché la legge del progresso prevedeva un'altra sintesi dopo l'ateismo e l'aridità emozionale del secondo momento dell'epoca critica. Ma il processo poteva essere ritardato o accelerato, ed era compito dei sansimoniani mettere fine ad un'epoca  di incredulità ed anarchia ed inaugurare il nuovo mondo, rigenerando l'umanità. I leaders del culto conoscevano bene il loro ruolo storico - erano i Padri della chiesa, seguivano a Saint-Simon nella diffusione della nuova dottrina. Il rinnovamento dell'uomo sarebbe stato completo; questa era l'ultima epoca della storia provvisoria, l'umanità stava per fare il salto nella storia definitiva, in un mondo di ordine, di progresso infinito nella fioritura di tutte le capacità, un mondo senza antagonismi, virtualmente privo di dolore, un mondo d'amore, di unità e coesione. I membri del movimento praticavano quelle virtù che sarebbero diventate comuni a tutta l'umanità in futuro. Il movimento, la religione, era il nuovo mondo in miniatura. Il caos esistente era il risultato della repressione delle reali capacità e meriti degli industriali, artisti e scienziati e dell'utilizzo casuale delle energie umane secondo i privilegi ereditari e una legislazione antiquata. Il principio del nuovo ordine era antitetico: «Ciascuno secondo la sua capacità! Ogni capacità secondo il suo lavoro!» diventò il motto dei sansimoniani' (pag 223-224)] [ISC Newsletter N° 88] ISCNS88TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]
  

                                                                                                                                                
 
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