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'Si tende a proiettare sull'intero conflitto l'immagine dell'Italia stremata del 1943' PDF Print E-mail
CARIOTI Antonio RASTELLI Paolo, La guerra di Mussolini. 10 giugno 1940 - 25 luglio 1943. La disfatta dell'Italia fascista. RCS - CORRIERE DELLA SERA. MILANO. 2020 pag 469 8°  prefazione di Marcello FLORES, interviste, testi, apparati: cronologia indice nomi. Antonio Carioti è nato a Reggio Emilia nel 1961. Ha vissuto a Roma e abita a Milano. Giornalista, prima alla 'Voce Repubblivana' e poi al 'Corriere della Sera'. Ha pubblicato tra l'altro 'Gli orfani di Salò. Paolo Rastelli, romano, ma milanese d'adozione, classe 1952, giornalista (Radiocor, Ansa e Corriere della Sera). Ha contribuito al volume: 'Settembre 1939: l'inizio della Seconda guerra mondiale' (con Silvia Morosi) (2019). ['La guerra fascista durò poco meno di 37 mesi, dal 10 giugno 1940 al 25 luglio 1943. E furono mesi e anni di grande sviluppo tecnico e industriale (peraltro iniziato già nel 1935, con la nuova corsa agli armamenti innescata dal risveglio della potenza tedesca), soprattutto quando nella lotta entrarono gli Stati Uniti d'America con la loro immensa potenza. L'Italia del 1940 era povera e con un sistema produttivo antiquato, ma non era una potenza trascurabile: aveva uomini e armi che comunque, se gettati sulla bilancia al momento adatto, avrebbero avuto un ruolo da giocare nel conflitto. Ben diversa era l'Italia del 1943, rimasta indietro sotto ogni punto di vista rispetto sia agli avversari anglo-americani sia agli alleati tedeschi. Molto spesso, quando si parla della Seconda guerra mondiale, si tende a proiettare sull'intero conflitto l'immagine del Paese stremato del 1943 o addirittura di quello del 1945 invaso, distrutto e dilaniato dalla guerra civile. Ciò dà un'idea falsa delle nostre possibilità e dei nostri limiti' (pag 139-140) ['Le cause militari del disastro. Troppo pochi, troppo vecchi, troppo tardi', di Paolo Rastelli] [ISC Newsletter N° 92] ISCNS92TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]     
  
   
  

 
Bobbio solleva qualche sospetto sull'uso della simultaneità di una posizione di destra e di sinistra PDF Print E-mail
BOBBIO Norberto, Destra e sinistra. Ragioni e significati di una distinzione politica. DONZELLI EDITORE. ROMA. 2004 pag 221 16°  Quarta edizione accresciuta, con una nota dell'editore: 'Dieci anni di 'Destra e sinistra' di Carmine DONZELLI, prefazione alla prima edizione del 1994, Risposta ai critici del 1995, Introduzione alla edizione del 1999, note, appendici, traduzioni di 'Destra e sinistra', Orientamenti bibliografici (1980-1990) di Pietro POLITO, appendici, indice nomi; Collana Saggine. Norberto Bobbio (1909-2004) è stato un autorevole intellettuale italiano del Novecento. Professore di Filosofia all'Università di Torino. Nel 1984 è stato nominato senatore a vita della Repubblica. ['Per quanto particolarmente evidente in questi anni di crisi delle ideologie tradizionali e di conseguente confusione dottrinale, l'interpretazione ambiguamente contrastante di un autore non è affatto nuova: il più illustre precedente, che serve egregiamente a chiarire l'apparente paradosso, è Georges Sorel. L'autore delle 'Riflessioni sulla violenza' ebbe politicamente funzione e ruolo di ispiratore di movimenti della sinistra: da lui nacque la corrente del sindacalismo rivoluzionario italiano che ebbe un quarto d'ora, o poco più, di celebrità nelle vicende del socialismo nel nostro paese; negli ultimi anni egli stesso diventò contemporaneamente ammiratore di Mussolini e di Lenin, e molti dei suoi seguaci italiani confluirono nel fascismo; i due suoi maggiori ammiratori italiani furono due onesti conservatori, Pareto e Croce, rispetto ai quali mai e poi mai, pur tra le più diverse etichette che sono state loro attribuite, troverebbe alcun posto quella di pensatori di sinistra. Ho già accennato al movimento della rivoluzione conservatrice. Hitler stesso si definì in un articolo sul «Völkische Beobachter» del 6 giugno 1936 «il più conservatore rivoluzionario del mondo». Meno noto è che in un discorso al Parlamento italiano Alfredo Rocco chiedesse di «passargli l'antitesi» di «rivoluzionario conservatore» (ma Rocco con quell'inciso dimostrava di essere perfettamente cosciente del paradosso). Soprattutto questi due ultimi esempi, ma anche quello di Sorel, gli uni di conservatori rivoluzionari, l'altro di un rivoluzionario conservatore, ci consentono di sollevare qualche sospetto sull'uso che della simultaneità di una posizione di destra e di sinistra (in una dichiarazione o in una interpretazione postuma) si è fatto per dare un nuovo colpo di piccone sulla diade [dualità destra - sinistra, ndr]' (pag 70-71)] [ISC Newsletter N° 93] ISCNS93TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]   
  

 
Epicuro: 'Le qualità delle cose dipendono dalla loro struttura atomica' PDF Print E-mail
BRUN Jean, Epicuro. XENIA EDIZIONI. MILANO. 1996 pag 123 16°  notizie sull'autore, introduzione, note, bibliografia, Tascabili Xenia. Jean Brun, docente all'Università di Digione. Ha scritto molti testi di storia della filosofia antica, tra cui in italiano 'Socrate' e 'Platone'. ['Le qualità delle cose dipendono dalla loro struttura atomica e le modifiche delle loro qualità dipendono dalle modifiche dell'ordine e della posizione degli atomi che le compongono, possiamo pertanto parlare di tali qualità soltanto in relazione ai corpi composti. In questo infatti le qualità sono esperienze che dipendono dalle sensazioni, esperienze generate dalla forma e dalla grandezza degli atomi; per Epicuro, invece, le qualità non hanno questa specie di esistenza che dipende dall'esperienza del soggetto, appartengono alle cose e le nostre sensazioni non sono che esperienze di una realtà qualitativa che è all'esterno, ciò che noi percepiamo si trova nelle cose. Le qualità possono essere sia degli attributi sia degli accidenti. Gli attributi appartengono ai corpi in modo permanente, per esempio la forma, il colore, la grandezza e il peso. I nostri sensi possono distinguerli e sono reali, non devono essere visti come essenze che possiedono un'esistenza propria - e qui Epicuro guarda al platonismo o piuttosto a una tradizione platonica - poiché non esistono al di fuori dei corpi ai quali appartengono. Gli accidenti sono delle qualità che possono appartenere ai corpi saltuariamente e di conseguenza a titolo provvisorio; Lucrezio prende come esempio la schiavitù e la libertà, la povertà e la ricchezza, la guerra e la pace e infine identifica l'avvenimento e l'accidente: «Non vi è avvenimento compiuto che non possa venire qualificato come accidente sia delle generazioni sia delle regioni che l'hanno visto prodursi». Epicuro definisce il tempo «l'accidente degli accidenti»: «Accompagna i giorni e le notti, le stagioni, gli stati affettivi e impassibili, i movimenti e gli stati di riposo. Tutto ciò rappresenta gli accidenti degli attributi e il tempo che li accompagna potrebbe a buon diritto essere chiamato l'accidente degli accidenti» (49)' (pag 58-59)] [ISC Newsletter N° 93] ISCNS93TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]
  

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È dialettico colui che ha 'la capacità di interrogare e rispondere il più scientificamente possibile PDF Print E-mail
BARBALUCCA Giuseppe, Malato e malattia oggi. RIZA LIBRI. MILANO. 1983 pag 127 8°  premessa; Collana Mente e corpo. Giuseppe Barbalucca, laureato in medicina e sociologia, come medico si è dedicato alla patologia clinica, cioè alle basi biologiche della medicina; come sociologo alle basi psico-sociali della malattia e al problema della violenza nelle attuali società avanzate. Giornalista professionista, è stato inviato speciale di alcuni quotidiani. Ha insegnato anatomia e antropologia. Ha pubblicato tra l'altro: 'Breve storia dell'anatomia' (1981). ['Se Platone costruisce con la sua 'Repubblica' un modello ideale di Stato, seguendo un procedimento logico soltanto deduttivo, cioè in linea diretta, avulso dai dati della realtà e perciò indifferente alla sua realizzazione effettiva, Tommaso D'Aquino, Thomas More e Tommaso Campanella sembrano invece propensi a riconoscere il divario fra la loro costruzione utopistica (teoria) e la possibilità di realizzarla (pratica), senza peraltro rinunciare a perseguire una soluzione fondata sulla giustizia. In altre parole, mentre Platone disconosce del tutto il valore dei fatti, che considera illusori e fuorvianti, gli utopisti dopo il '500 (More, 1517; Campanella, 1620), e in un certo senso la filosofia politica di Tommaso D'Aquino, riconoscono che i fatti sono un punto di partenza, o comunque di riferimento, da cui non si può prescindere. È, il loro, un passaggio necessario per giungere, con l'affermarsi del metodo scientifico, al riconoscimento che teoria e pratica non sono espressioni antitetiche ma correlative: che la pratica è la base fattuale, direi biologica, della conoscenza, e la teoria costituisce l'organizzazione sistematica, direi culturale, della pratica. È la loro unione, inseparabile, che rende il concetto stesso di «pensiero». Ma il grande merito di Platone è l'aver posto le basi 'dialettiche' della costruzione dello Stato. Quando afferma che «bisogna dare il potere ai filosofi o educare i re alla filosofia», egli pensa alla 'facoltà dialettica', a cui fondamento sta la pratica del dialogo, cioè la disponibilità a dire e farsi dire, così che ne venga fuori la verità. «Credi tu che persone incapaci di condurre e sostenere una discussione (di dare e intendere ragione di una cosa) sapranno mai qualcosa di ciò che noi riteniamo si debba sapere?». Per Platone è dialettico colui che dimostra «la capacità di interrogare e rispondere il più scientificamente possibile»' (cit. da 'Repubblica')' (pag 57-58) [ISC Newsletter N° 93] ISCNS93TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]
 
 

 
L'«inglesorum»: il modo di esprimersi dei tecnocrati del terzo millennio, fitto di anglicismi PDF Print E-mail
ANTONELLI Giuseppe, L'influenza delle parole. CORRIERE DELLA SERA. MILANO. 2020 pag 108 16°  bibliografia; Collana I Solferini. Giuseppe Antonelli è professore di Storia della lingua italiana all'Università di Pavia e collabora con il 'Corriere della Sera'. Ha pubblicato 'La volgare eloquenza'. Come le parole hanno paralizzato la politica' (Laterza, 2017). ['«Parlare oscuramente lo sa fare ognuno, ma chiaro pochissimi». Sono passati circa quattro secoli, ma le parole di Galileo rimangono attuali anche nell'odierna società della comunicazione. Perché ci ricordano che esprimersi in modo nitido, comprensibile, efficace richiede uno sforzo fatto di impegno, competenza, attenzione. Molto più facile, quando si parla e anche quando si scrive, adagiarsi pigramente nel calco delle proprie abitudini linguistiche e di quello del proprio ambiente. Da qui la sfilza dei tanti «esi» che negli anni hanno attirato pubblici strali: il 'sindacalese' e il 'politichese', che oggi - all'epoca della volgare eloquenza - si è riconvertito in 'gentese', colorito e popolaresco fino al triviale; il 'burocratese' che ha pian piano ceduto il passo all''aziendalese'; lo 'scolastichese' contrapposto al 'giovanilese'. La storia ha gli «-ismi», la lingua gli «-esi»: e anche gli «-orum». A partire dal «latinorum» che nei 'Promessi sposi' Renzo rinfacciava a Don Abbondio, dopo che il sacerdote aveva provato a confondergli le idee infarcendo il discorso di altisonanti espressioni latine. Se gli «-esi» mostrano soprattutto conformistica passività, gli «-orum» hanno in sé una più netta intenzionalità legata all'esercizio del potere. Il che vale anche per l'«inglesorum»: il modo di esprimersi dei tecnocrati del terzo millennio, fitto di anglicismi che finiscono per creare una altrettanto fitta cortina di prestigiosa incomprensibilità. «Il "latinorum" sta scomparendo», scriveva Cristina Taglietti nel «Corriere della Sera» il 30 giugno del 2000, «ma solo per essere sostituito dall'"inglesorum"». La larga presenza di parole inglesi nelle cronache del virus è stata denunciata da molti in questi mesi. Spesso con toni allarmistici o apocalittici' (pag 33-35) [ISC Newsletter N° 92] ISCNS92TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]     
  
  

 
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