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Una mobilitazione dell'economia tedesca non fu realizzata neppure durante i primi anni di guerra PDF Print E-mail
TARGETTI Ferdinando, collaborazione di M. BARANZINI e A. CHIANCONE, Nicholas Kaldor. Teoria e politica economica in un capitalismo in mutamento. IL MULINO. BOLOGNA. 1988 pag 517 8°  prefazione, introduzione: 'La vita' (N. Kaldor) (pag 9-45), note, grafici, 'Bibliografia delle opere di Nicholas Kaldor' , indice nomi; Collana Saggi. Ferdinando Targetti insegna Politica economica nell'Università di Trento e Sistemi economici comparati Luig Bocconi di Milano. Ha pubblicato 'Valore e accumulazione' e sta curando una raccolta delle  opere di Kaldor di prossima pubblicazione (1988). ['Nel 1941 Kaldor contribuisce alla statistica economica di guerra anche con un articolo sugli indici del costo della vita in un'economia con razionamento (5). Nello stesso anno appare a suo firma un commento al primo libro bianco sul reddito nazionale e sulla finanza di guerra pubblicato dal Tesoro (6). Ciascuno dei libri bianchi degli anni 1940, 1941 e 1942 sarà regolarmente commentato da Kaldor nel settembre dell'anno successivo sulle pagine dell'«Economist Journal» (7). In breve tempo questi articoli fanno di lui un esperto di finanza di guerra a livello internazionale. (...) In un altro saggio del 1946 Kaldor riconferma il suo giudizio estremamente positivo sulla capacità del sistema politico e sociale inglese di fronteggiare le esigenze economiche belliche. Nell'estate del 1945 egli si trova in Germania come membro dello «U.S. Strategic Bombing Survey» e in quella veste cooperava con molti economisti e statistici alla stesura del rapporto «The Effects of Strategic Bombing on the German War Economy» che avvenne nell'ottobre di quell'anno. L'aviazione americana sosteneva che erano stati i bombardamenti americani a far vincere la guerra agli Alleati. Il rapporto stesso, sotto la direzione di Galbraith, concludeva invece che il merito andava alle truppe di terra, perché il danno provocato dai bombardamenti fu modesto e la produzione bellica tedesca fu crescente fino al 1944 (11). Sulla base dei dati raccolti dal rapporto, Kaldor scrive un articolo sulla economia di guerra tedesca (12), in cui si legge: «Intraprendere una guerra totale e cioè la massima concentrazione di sforzi e risorse sul singolo obiettivo della vittoria militare è sempre stata vista come una dottrina tipicamente tedesca fin dall'epoca di Clausewitz. La filosofia politica del nazismo è stata la subordinazione dell'individuo allo Stato e l'interesse dello Stato era concepito in termini di acquisizione di maggior potere per mezzo della guerra.-.. Si è pensato che lo scopo principale e la 'raison d'être' della Germania nazista sia stato quello di tradurre in pratica le idee di Clausewitz (13)». Dopo una minuziosa indagine sulle risorse mobilitate nell'economia di guerra della Germania Kaldor giunge alla conclusione che il paese non combatté, malgrado la propaganda, una 'guerra totale' (a parte un breve periodo nell'estate del 1944), né richiese ai propri cittadini dei sacrifici economici paragonabili a quelli sopportati dagli inglesi o dai russi. La causa della mancata mobilitazione dell'economia tedesca risiede, a parere di Kaldor, nel netto contrasto, fin dalla vigilia della guerra, tra il dittatore e i generali a capo delle forze armate tedesche sul modo in cui la Germania doveva riarmarsi. I militari erano favorevoli ad un «riarmamento in profondità» che avrebbe garantito il paese contro ogni evenienza; Hitler era invece favorevole ad un «riarmamento in ampiezza» che concentrasse gli sforzi sulle munizioni. Il piano quadriennale del 1936 fu un compromesso tra le due posizioni che permise alla Germania di compiere con successo una serie di 'blitzkrieg' di poche settimane contro la Polonia, la Norvegia e la Francia. Una profonda mobilitazione dell'economia tedesca non fu realizzata neppure durante i primi anni di guerra e così, dopo la sconfitta subita in Unione Sovietica e dopo l'ingresso degli Stati Uniti nel conflitto nel dicembre del 1941, i leader tedeschi si trovarono di fronte alla prospettiva di una guerra prolungata per la quale non erano preparati. A partire dal febbraio del 1942 Speer fu nominato ministro degli armamenti: la sua gestione fu, a parere di Kaldor, l'unico successo dell'economia di guerra tedesca, ma il suo potere sull'economia era all'inizio molto modesto, crebbe nel 1943 e '44, ma rimase sempre limitato (non ebbe mai ad esempio il controllo sulla mobilitazione dei lavoratori). La produzione bellica tedesca aumentò considerevolmente, ma il processo era partito troppo tardi se si considera l'inerzia di un paese nel raggiungere la mobilitazione totale della propria economia. Il difetto principale dell'economia di guerra tedesca fu l'incapacità fin dai primi anni del conflitto di pianificare l'espansione e la mobilitazione totale del sistema economico, in un modo che fosse comparabile con la mobilitazione dell'economia che il Regno Unito ad esempio fu in grado di realizzare' (pag 133-137) [(5) N. Kaldor, 'Rationing and the Cost of Living Index', in "Review of Economic Studies", giugno 1941; (69 'An Analysis of the Sources of War Finance and an Estimate of the National Income and Expenditure in 1938, 1940, 1941', Cmnd 6438, London, H.M. Stationary Office; (7) N. Kaldor, 'The White Paper n National Income and Expenditure', in "Economic Journal", giugno-settembre 1941; 'The 1941 White Paper on National Income and Expenditure' in "Economic Journal", giugno-settembre 1942; con T. Barna, 'The 1943 White Paper on National Income and Expenditure', in "Economic Journal, giugno-settembre 1943; (...) (11) Il rapporto sosteneva inoltre che i primi bombardamenti erano stati poco efficaci perché non selettivi. Le cose erano migliorate con l'avvento del radar, ma anche allora i bombardamenti non erano riusciti a colpire i punti nevralgici dell'economia nemica, per la capacità dimostrata dai tedeschi di decentrare il loro apparato produttivo. I bombardamenti erano  invece riusciti ad infliggere danni al nemico solo colpendo i trasporti che dovevano avvenire su rotaia a causa della scarsezza di petrolio che impediva ai tedeschi il trasporto su strada. Questo rapporto non fu di alcun ausilio alla futura strategia bellica americana: né in Giappone dove la guerra terminò con le due bombe di Hiroshima e Nagasaki, né in Vietnam dove non fu fatto tesoro delle conclusioni del rapporto. Anche i vietnamiti dimostrarono di essere in grado di decentrare la produzione industriale e di evitare che i bombardamenti distruggessero l'apparato produttivo. Mi è stato riferito da Robert Nield che Kaldor negli anni della guerra del Vietnam, in polemica con Rostow, criticò l'intervento militare americano non solo per motivi etici e politici, ma anche perché, ricordandosi delle conclusioni del rapporto, giudicò inutile la strategia del bombardamento a tappeto del paese; (12) N. Kaldor, 'The German War Economy', in "Review of Economic Studies", 1945-46, vol. XIII (33), n. 1; ristampato in 'Essays on Economic Policy', II, London, Duckworth, 1964; (13) Ibidem, p. 205] [ISC Newsletter N° 93] ISCNS93TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org] 
  

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'Con il suo spietato realismo storico Machiavelli incarna la figura moderna del vero poliitico' PDF Print E-mail
ORSOMARSO Vincenzo, Fare l'educazione politica di "chi non sa". Machiavelli nei 'Quaderni del carcere. RICERCHE PEDAGOGICHE - RIVISTA TRIMESTRALE. ROMA. N. 202. GENNAIO-MARZO. 2017 ['Il 'Principe' "si presenta non come fredda utopia né dottrinario raziocinio. ma come una creazione di fantasia concreta che opera su un popolo disperso e polverizzato per suscitare e organizzare la volontà collettiva" (43). Non "è un libro di 'scienza' accademicamente inteso, ma di "passione politica immediata", un "manifesto" di partito, che si fonda su una concezione "scientifica" dell'arte politica" (44). Machiavelli non ha alcuno dei caratteri astratti del "mero scienziato", impegnato solo a descrivere la realtà e a delinearne le trame. Con il suo spietato realismo storico, nemico di ogni visione utopistica, Machiavelli incarna perfettamente la figura moderna del "vero politico", che è "un creatore, un suscitatore, ma né cera dal nulla, né si muove nel vuoto torbido dei suoi desideri e dei suoi sogni" (45). E' in ragione di un tale realismo storico che connette il problema della formazione dello Stato moderno al processo di nazionalizzazione degli intellettuali e delle masse, dei "semplici" e dell'"alta cultura". Giunge a comprendere la necessità di un nesso organico tra "Riforma" e "Rinascimento", intendendo che solo da siffatto intreccio poteva sgorgare una nuova civiltà, imperniata in una nuova forma di statualità. Nel pensiero di Machiavelli, insomma, coincidono geneticamente e strutturalmente la formazione dello Stato moderno e il rapporto tra momento "riformatore" e momento "rinascimentale"; questa è la sua intuizione fondamentale, ed è qui che va individuato il suo contributo decisivo alla modernità, fino a Marx, fino alla filosofia della praxis" (46)'] (pag 52-53) [(43) A. Gramsci, 'Quaderni del carcere', pp. 1555-1556; (44) Ivi, p. 1928; (45) Cfr. ivi. pp. 433-434; (46) Crf. M. Ciliberto, 'Rinascimento e Riforma nei "Quaderni" di Gramsci, in M. Ciliberto, C. Vasoli, a cura, 'Filosofia e cultura', vol. II, Roma, Editori Riuniti, 1991, p. 774] [ISC Newsletter N° 93] ISCNS93TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]
 
'I periodi di trapasso sono caratterizzati da «fenomeni di pazza disperazione delle classi medie»' PDF Print E-mail
CILIBERTO Michele, La fabbrica dei Quaderni. Studi su Gramsci. EDIZIONI DELLA NORMALE. PISA. 2020 pag 267 16°  preludio, note, nota ai testi (luoghi in cui i testi sono stati pubblicati per la prima volta); Variazioni. ['Altrettanto ricca e articolato è l'analisi che Gramsci svolge delle origini e dei caratteri economico-sociali del fascismo e delle successive trasformazioni che esso sperimenta in questo campo (fino a modificare intimamente il sistema originario di alleanze) Come principio analitico assume, dall'inizio, il problema della piccola borghesia, la crisi delle classi medie. Non è, ovviamente, un caso. Si muove sulla base di una persuasione 'generale': i periodi di trapasso - sottolinea nel 1921 - sono caratterizzati da «fenomeni di pazza disperazione delle classi medie». Ma questo non riguarda solo l'Italia. Anzi: è un tutti i paesi che la piccola e media borghesia pensa di poter risolvere con «mitragliatrici» e «revolverate» i problemi giganteschi di produzione e di scambio lasciati aperti dalla guerra: Non solo: questo è lo strato che, ovunque, «alimenta il fascismo, dà gli effettivi al fascismo». Ma come si è già visto sul piano politico, così anche su quello sociale Gramsci 'particolarizza' il campo e la forma dell'indagine. Nell'analisi differenziata conviene anzitutto individuare i caratteri specifici della piccola borghesia italiana. E, in primo luogo, interessa mettere a fuoco un dato fondamentale, che spiega sia la radicalità della crisi, sia l'avvento al potere del fascismo: in Italia - osserva nel 1924 - «dato lo scarso sviluppo dell'industria stessa, non solo la piccola borghesia è molto numerosa, ma essa è anche l'unica classe "territorialmente" nazionale». Sta qui un motivo essenziale del successo in Italia del fascismo, che è stato, appunto, l'espressione del mutamento della funzione politica della piccola borghesia, coincidente, a sua volta, col processo di dissoluzione del parlamentarismo giolittiano" (pag 106-107)] [ISC Newsletter N° 93] ISCNS93TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]



 
1848: 'Le barricate e gli operai vanno insieme oramai come il cavallo e il cavaliere' PDF Print E-mail
VILLARI Lucio a  cura; saggi di Elena PAPADIA e Lucio VILLARI, documenti e testimonianze di Alessio PETRIZZO, Il Risorgimento. Storia, documenti, testimonianze. 4. La prima guerra d'indipendenza, 1847-1848. LA BIBLIOTECA DI REPUBBLICA - L'ESPRESSO. ROMA. 2007 pag XII 701 8°  guida alla lettura, foto illustrazioni iconografia cartine documenti e testimonianze, antologia, cronologia, 1796-1900. ['Secondo Cattaneo nessun cittadino di Milano, neanche i più giovani, avrebbe dovuto estraniarsi dalla guerra di liberazione. Si aprirono perfino le porte dell'orfanotrofio per far uscire i 'martinitt' e usarli, felicissimi di farlo, come portaordini. Furono tra i primi ragazzi patrioti, il preannuncio dei «Gavroche» italiani che sarebbero stati sulle barricate o sul campo di battaglia e che Edmondo De Amicis ha immortalato letterariamente, come protagonisti anche loro del Risorgimento (...). Le barricate intanto raggiunsero il numero di 1.700 e anche gli allievi del seminario aiutarono a costruirne una. Ormai i morti si contavano a centinaia; 335 di parte italiana, di cui 38 donne, e 600 feriti. Si conoscono le professioni di circa 250 caduti: 160 erano operai e artigiani, 28 bottegai, 25 domestici, 14 contadini, 3 ingegneri, 3 studenti, 1 sacerdote... l'elenco è lungo. Un prezzo molto alto di caduti, rappresentanti di tutte le classi lavoratrici. Di tanta generosità, di questo impeto popolare fu Cattaneo a farsi portavoce in un articolo del 3 luglio 1848. Lasciamo a lui la parola e al suo commosso elenco dei popolani caduti: «Soffersero gran numero di morti i commercianti di cose bisognevoli alla vita, anco perché più mescolati nei trivj col popolo combattente. Contammo non meno di 26 venditori di vino, d'olio, di latte, di droghe, di salumi, di frutta, di pane. Ma la maggior turba delli uccisi doveva ben essere fra gli operai; le barricate e li operai vanno insieme oramai come il cavallo e il cavaliere. Il sacro mestiere delli stampatori ebbe cinque morti, e troviamo fra i morti anche un legatore. Vi sono tre macchinisti, un incisore, un cesellatore, un orefice. Dei lavoratori di ferro e di bronzo morirono non meno di quindici; onde pare che questa forte razza fosse tutta sulle barricate. (...) Quante storie di semplice affetto, e d'inosservato dolore vi stanno riposte! O poeti, interrogate questi sepolcri, e state poeti della vostra gente» (pag 79-82) [Lucio Villari, Il risveglio] [ISC Newsletter N° 93] ISCNS93TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]
 
I pił ignoravano che un'Italia esistesse. Eppure, qualcheduno agiva in secreto PDF Print E-mail
VILLARI Lucio a  cura; saggi di Marta BONSANTI e Lucio VILLARI, documenti e testimonianze di Pietro FINELLI, Il Risorgimento. Storia, documenti, testimonianze. 3. Mazzini, Gioberti e le idee d'Italia, 1831-1846. LA BIBLIOTECA DI REPUBBLICA - L'ESPRESSO. ROMA. 2007 pag XIII 693 8°  guida alla lettura, foto illustrazioni iconografia documenti e testimonianze, antologia, cronologia, 1796-1900. ['I Milanesi menavano gran vanto della loro pulitezza e i marciapiedi, frattanto, erano attraversati da rigagnoli che non sentivano di muschio. (...) Tre quarti della popolazione non conosceva altro mondo, fuori di quello rinchiuso entro il circuito dei bastioni. La attivazione della ferrovia fra Monza e Milano fu un avvenimento colossale, che parve prodigio. Si udivano dei vecchi esclamare: 'Ora che ho veduto questa meraviglia, sono contento di morire! e parecchi morirono infatti. L'apertura del caffè Gnocchi in Galleria De Cristoforis inspirava due lunghi articoli alla 'Gazzetta di Milano' (...). Questo popolo non aveva giornali, né libri - la sua letteratura erano le 'bosinate' - la sua politica si riassumeva nel motto: 'Viva nûn e porchi i sciori!' (...). Uomini che pensassero all'Italia, che fremessero del servaggio straniero, che abborrissero l'Austria, erano in numero assai scarso. I più ignoravano che un'Italia esistesse. Eppure, qualcheduno agiva in secreto, qualcheduno scriveva, qualcheduno assumeva l'incarico pericoloso di propagare i fogli di Mazzini. Allora c'erano rischi tremendi a parlare di politica, foss'anche col più intimo degli amici. Taluni che troppo osavano, cadevano in sospetto di spie. Le 'Prigioni' di Silvio Pellico, erano ritenute un libro ultrarivoluzionario. Qualcheduno, tremando, osava declamare le liriche concitate del Berchet, in circolo ristretto di conoscenti. Tali ardimenti cominciavano verso l'anno 1842' (pag 464-465-466) [Antonio Ghislanzoni, «Di politica nessuno fiatava». Milano prima del '48; (in) A. Ghislanzoni, 'In chiave di baritono. Storia di Milano dal 1836 al 1848', Milano, 1882] [ISC Newsletter N° 93] ISCNS93TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]
 
  

 
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