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1944: Resistenza in Liguria, un fenomeno in crescita PDF Print E-mail
GIMELLI Franco BATTIFORA Paolo  a cura, autori del lemmario: Paolo BATTIFORA Roberta BISIO Donatella CHIAPPONI Franco GIMELLI Guido LEVI Alessio PARISI Elisa SCAPOLLA, 'Dizionario della Resistenza in Liguria'. DE-FERRARI EDITORE. GENOVA. 2021 pag 518 8°  presentazione di Giacomo RONZITTI, introduzione dei curatori, autori del lemmario (altri collaboratori: Francesca ALBERICO Chiara DOGLIOTTI Luca FIORITO Silvia GIULINI Luigi MONARDO FACCINI Maurizio FIORILLO Ombretta FRESCHI Paola PESCI), siglario, indice tematico (Protagonisti della Resistenza; Formazioni, organismi, dinamiche della Resistenza, società civile; Esponenti ecclesiastici; Esponenti e missioni alleate; Esponenti, formazioni, organismi della Rsi e dell'esercito tedesco; Eventi; Località e siti; Stragi, fucilazioni, deportazioni; Fonti); 'La Resistenza in Liguria. Uno sguardo d'insieme' di Paolo BATTIFORA, dati numerici; Ilsrec tavola 17 Liberazione della Liguria (cartina); 'Resistenza, fascismo repubblicano, deportazioni. Bibliografia ragionata' di Paolo BATTIFORA, foto illustrazioni, iconografia; Istituto Ligure per la storia della Resistenza e dell'età contemporanea "Raimondo Ricci".  ['Superata la fase iniziale, grazie anche al sostegno dei Cln e del suo organo tecnico militare, il Comitato militare clandestino, dai primi mesi del 1944 le bande partigiane assunsero un assetto più consolidato, cominciando a trasformarsi in formazioni organizzate militarmente e numericamente consistenti grazie all'arrivo in montagna di nuovi ribelli. Secondo una rilevazione effettuata a fine giugno 1944 dai comandi delle brigate Garibaldi, i partigiani della Liguria sarebbero stati circa 3.000 (...) una cifra destinata quasi a raddoppiare a metà luglio (5.800) e a crescere ulteriormente ad agosto, quando il totale avrebbe superato le 8.500 unità. L'andamento bellico può in parte spiegare un tale incremento delle forze resistenziali, galvanizzate dalle notizie della liberazione di Roma (4 giugno) e dello sbarco in Normandia (6 giugno): la convinzione di un imminente sbarco degli alleati sulla costa ligure, preludio all'avanzata decisiva che avrebbe liberato l'Italia e posto fine in breve tempo alla guerra, spinse molti a raggiungere le formazioni partigiane, percepite dai tedeschi e dei loro alleati fascisti come una minaccia sempre più pervasiva e incombente. È significativo che sia i tedeschi sia i fascisti abbiano sopravvalutato la consistenza numerica del nemico e la sua efficienza bellica: nel rapporto di giugno della 'Militärkommandantur 1007', organo dell'amministrazione militare di stanza a Genova e avente competenza sull'intera regione, si stimava che le bande partigiane fossero in grado di dominare "tutto l'entroterra ad eccezione dei capoluoghi di provincia e delle medie e grandi città costiere" e addirittura che il numero delle armi in mano ai civili fosse "di gran lunga superiore a quello della Wehrmacht" (!). Le fonti della Rsi calcolavano in 14.000, una cifra quattro - cinque volte superiore alla realtà, i combattenti nel mese di giugno. A prescindere dalla loro esattezza, queste valutazioni coglievano il dinamismo di un movimento in costante crescita, in grado di dotarsi di strutture sempre più solide e organizzate' (pag 25-26) [Paolo Battifora, 'La Resistenza in Liguria. Uno sguardo d'insieme'] [ISC Newsletter N° 95] ISCNS95TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org] 
   
  

 
I dirigenti sindacali riformisti disposti a cedere, i comunisti rifiutano il taglio dei salari PDF Print E-mail
BERGAMI Giancarlo, a cura; BAUER Riccardo VIGLONGO Andrea, La riduzione dei salari in due scritti di Riccardo Bauer e Andrea Viglongo. Documenti: giugno 1922. IL PONTE, RIVISTA MENSILE DI POLITICA E LETTERATURA, SANSONI EDITORE FIRENZE, N. 6-9, 30 GIUGNO - 30 SETTEMBRE  1983, pag 608-618 ['I due scritti trattano questioni di politica economica del più vivo interesse in tempi in cui i governanti, sindacalisti e imprenditori rivolgono la loro attenzione ai nodi del costo del lavoro studiandosi di ridurlo o di contenere gli aumenti. Le tesi di Bauer e Viglongo si inseriscono, è appena il caso di avvertire, in una situazione storica e politica che vede precipitare la crisi dello stato liberale, con l'acutizzarsi delle contraddizioni messe in luce dalla riconversione produttiva postbellica e con il prender corpo della rivincita dei ceti dominanti dopo i pericoli corsi al tempo del biennio rosso. Si usciva nell'estate del 1922 dalle convulsioni sociali del primo dopoguerra e si entrava, via via che le squadre fasciste estendevano il loro assalto agli organismi sindacali e politici del movimento operaio, in una fase di aperta reazione che avrebbe profondamente segnato la società italiana, e non essa soltanto. L'obiettivo della riduzione delle paghe dei lavoratori rappresenta dunque un momento del più vasto processo di riorganizzazione dei rapporti di proprietà e di produzione dell'economia nazionale iniziato all'indomani della prima guerra mondiale: un momento che vede divise le forze della sinistra socialista tra i dirigenti sindacali riformisti incerti o disposti a cedere e i comunisti che rifiutano con decisione ogni ipotesi di riduzioni salariali. Tale divaricazione si riflette negli articoli di Bauer e di Viglongo per "La Rivoluzione liberale". Bauer, che socialista non era, tende tuttavia da economista asettico a spiegare le ragioni 'scientifiche' che avrebbero consigliato l'accettazione dei tagli salariali, mentre Viglongo nella sua replica ribadisce, in tono cortese ma fermo, le argomentazioni dei comunisti (non solo italiani) sulla questione. È da supporre che Gobetti fosse tutt'altro che d'accordo con Bauer, se affidò il testo del collaboratore milanese perché preparasse un articolo di risposta da pubblicare contemporaneamente sulla "Rivoluzione Liberale", magari con una postilla polemica del direttore secondo il noto vezzo gobettiano. Per quali motivi  la pubblicazione non abbia avuto luogo , e i due scritti siano rimasti tra le carte di Viglongo, non è del tutto chiaro. L'argomento certo scottava - ha osservato Viglongo - e «forse a Gobetti spiaceva urtare Bauer, mentre l'idea della diminuzione dei salari non poteva in ogni caso essere accettata. Qualche avvenimento locale ed episodico si sarà probabilmente verificato». La lotta antifascista (la «marcia su Roma» è alle porte) poneva compiti sempre più urgenti e gravosi, tali da far passare d'attualità l'articolo di Bauer, ma non il tentativo posto allora in essere e poco dopo ripreso con successo dai fascisti di un contenimento d'autorità dei livelli salariali raggiunti nel biennio rosso, nel contesto di un imbrigliamento della capacità di lotta del movimento operaio' (pag 608-609) (Giancarlo Bergami) [ISC Newsletter N° 94] ISCNS94TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org] 
 

 
La sentenza del tribunale alleato di Norimberga sulla fucilazione di ostaggi PDF Print E-mail
FONZI Paolo, Oltre i confini. Le occupazioni italiane durante la seconda guerra mondiale (1939-1943). LE MONNIER UNIVERSITA' - MONDADORI EDUCATION. FIRENZE. 2020 pag XV 271 8°  mappe geografiche, introduzione, note, bibliografia, indice nomi; Collana Quaderni di storia, fondati da Giovanni SPADOLINI e diretti da Fulvio CAMMARANO.  Paolo Fonzi è ricercatore di storia contemporanea presso l'Università del Piemonte Orientale. Ha vissuto diversi anni a Berlino  ha lavorato presso la Humbolt Universitat. I suoi interessi comprendono la storia tedesca, italiana e greca, le relazioni tra le potenze dell'Asse negli anni Trenta e Quaranta e la storia economica e sociale dei Paesi occupati dalla Germania e dall'Italia. Ha pubblicato articoli e volumi tra cui 'La moneta del grande spazio. Il progetto nazionalsocialista di integrazione monetaria europea, 1939-1945' (Unicopli, 2011) e 'Fame di guerra. L'occupazione italiana della Grecia' (1941-43)' (Carocci, 2019). ['Uno strumento di repressione ampiamente usato e legato all'internamento fu la fucilazione di ostaggi. Sebbene non vi siano numeri a riguardo, sappiamo che questa pratica fu usata in modo crescente con lo svilupparsi della resistenza in Slovenia, Croazia, Grecia (115) e, seppur non nella misura raggiunta dai tedeschi (116), fu un aspetto importante delle strategie di repressione italiane. Nel diritto internazionale  vigente durante la seconda guerra mondiale la pratica della fucilazione di ostaggi aveva una posizione assai ambigua. Non vi era, di fatto, una codificazione stringente in merito, come testimonia il verdetto del tribunale alleato che condusse il settimo processo secondario di Norimberga, quello contro i generali tedeschi detto anche «processo degli ostaggi». Il tribunale, pur affermando che tale pratica era caduta in disuso in tempi moderni, sostenne che secondo le norme vigenti l'occupante aveva il diritto di prendere ostaggi e di fucilarli come deterrente di azioni dirette contro di esso. Pertanto le sentenze di condanna pronunciate in quel processo si basarono sulla mancata osservazione di norme procedurali nella fucilazione degli ostaggi, come ad esempio il numero dei fucilati, la fondatezza delle motivazioni, la mancata celebrazione di processi - e non sul fatto che l'atto in sé fosse illegale (117). La ricezione della dottrina internazionale nella legge di guerra italiana del 1938 era, però, molto più restrittiva rispetto a questa interpretazione dei tribunali di Norimberga (118)'  (pag 135) [(115) Sulla Slovenia A. Osti Guerrazzi, L'esercito italiano in Slovenia, cit., p. 38; sulla Croazia S. Schmid 'Deutsche und Italianische Besatzung, cit., pp. 331-344; sulla Grecia, P. Fonzi, Fame di guerra, cit., pp: 123-128; (116) Con il cosiddetto 'Sühnenbefehl' del settembre 1941 Wilhelm Keitel, capo dell'OKW, ordinò che per ogni soldato ucciso fossero da giustiziare da 50 a 100 civili; (117) K.C. Priemel - A. Stiller, NMT: Die Nürnberger  Militärtribunale zwischen Geschichte. Gerechtigkeit und Rechtsschöpfung, Hamburger Edition, Hamburg, 2013] [ISC Newsletter N° 94] ISCNS94TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org] 
  

 
Lussu: non si combatte più contro il fascismo ma contro l'organizzazione dello Stato che lo sostiene PDF Print E-mail
ENRIQUES-AGNOLETTI Enzo, 'Emilio Lussu: uno scandalo'. (Rassegne), IL PONTE, RIVISTA MENSILE DI POLITICA E LETTERATURA, SANSONI EDITORE FIRENZE, N. 4, LUGLIO-AGOSTO 1985, pag 119-124 ['Dove il libro di Fiori (1) rappresenta a mio giudizio un contributo importante, educativo e storico (...) è nella rappresentazione della nascita e della presa del potere del fascismo in Sardegna. Sottovalutato dai sardi per parecchi anni, perché non aveva una base in Sardegna (salvo pochi e sparuti gruppi abbastanza innocui intorno alle miniere di Iglesias), il fascismo diventa virulento e feroce dopo la marcia su Roma. Come nota Lussu non si combatte più contro il fascismo, ma contro tutta l'organizzazione dello Stato che lo sostiene, anche nelle sue peggiori violenze. Merita ricordare la descrizione della prima vittima il 25 novembre 1922. Non è facile dimenticarla, e nelle scuole avrebbe un valore altamente educativo. «All'imbocco di via Garibaldi l'episodio più grave. Un ragazzo di ventisette anni, il carrettiere Efisio Melis, ardito in guerra, due volte ferito, medaglia di bronzo, assiste agli scontri senza parteciparvi. Ha in braccio una bimba, la più piccola di tre figli. Un fascista a cavallo gli ordina di levarsi il cappello. Non si muove. L'ordine gli è ripetuto. Calmo, fissando l'aggressore negli occhi porta la mano al cappello, ma per aggiustarlo meglio sulla fronte. Allora il cavaliere l'ingiuria, s'accosta, abbassa il gagliardetto e usando la lancia come spada gli buca il torace. Sanguina. Crolla. Fanno per soccorrerlo. Gli "sgherri di Sorcinelli" l'impediscono. Bastonano i soccorritori e li respingono dicendo: "Lasciatelo stare, deve morire così". Non uno è fermato. Nessuno è perquisito e disarmato. Il giovane carrettiere sopravvive alcuni giorni. Nessuno l'interroga. (...) La vedova è aggredita e insultata dentro il cimitero». Fu il primo, certo non l'ultimo. E anche la madre di Lussu, quando il figlio era in prigione, fu insultata, né le fu permesso di salutare il figlio prima che fosse portato al confino, né più lo vide. Questo era il fascismo sardo, questo era il fascismo. Il fascismo riuscì a impiantarsi a fondo in Sardegna con l'operazione Gandolfo. Questo generale, abile prefetto, offre al movimento sardista di sostituirsi, all'interno del partito fascista, agli sgherri di Sorcinelli, quell'equivoco industriale che ebbe un ruolo di primo piano nella Sardegna del primo dopoguerra" (pag 122) [(1) Giuseppe Fiori, 'Il cavaliere dei Rossomori. Vita di Emilio Lussu', Einaudi, Torino, 1985] [ISC Newsletter N° 94] ISCNS94TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]
  

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                 
 
Stalin, Togliatti e la liquidazione del PC polacco (1937-39) PDF Print E-mail
BERNOCCHI Piero MASSARI Roberto, C'era una volta il Pci... 70 anni di controstoria in compendio. MASSARI EDITORE. BOLSENA, VT. 2021 pag 191 8°  introduzione di Michele NOBILE; 'Il peccato originale del Pci' (p.b.); note, indice nomi; Collana Storia e memoria. ['Lo scioglimento del Kpp - fedelissimo a Stalin benché le sue origini risalissero alla Sdkp fondata a Varsavia nel 1894 da Rosa Luxemburg e Leo Jogiches - fu deciso nella primavera del 1937, ma fu reso pubblico a cose fatte solo a marzo del 1939, nel discorso di Dmitrij Z. Manuil'skij al XVIII Congresso del partito panrusso (futuro Pcus). In mezzo c'era stata la risoluzione di scioglimento del Kpp sottoposta nel novembre 1937 a Stalin (che di suo pugno vi annotò «Dovevamo farl due anni prima»: nel 1935?! che voleva dire?) e adottata dal Presidium del Celc il 16 agosto 1938. Ivi si denunciava l'infiltrazione di spie fasciste, la trasformazione dei suoi deputati in agenti di Jozef Pilsudski e dele sue forze armate, con l'immancabile accusa di «trotskismo». La firmavano il bulgaro Dimitrov, i russi Manuil'skij e Moskvin, il finlandese Kuusinen, il tedesco Florin e l'italiano Ercoli, cioè Palmiro Togliatti. (...) Il Kpp fu sciolto gradualmente, dalle cellule della periferia verso il centro, e nella più assoluta segretezza. Come apparato centrale aveva dato l'ultimo segno di attività a marzo 1937, anche se l'organo 'Czerwony Sztandar' (Stella Rossa) continuò ad apparire fino a maggio 1938. Dei 3.817 militanti presenti in Urss, ne sopravvisse un centinaio e nessun dirigente. All'agente cominternista bulgaro, Anton Kozinarov, fu dato l'incarico di sciogliere le cellule dei polacchi nella Brigate internazionali in Spagna. L'intero gruppo dirigente scomparve nel nulla e dalle scarne ricostruzioni postbelliche risulta solo che l'ex deputato Adolf Warski (Warszawki) fu tra i primi ad essere ucciso; Maksymilian Horwitz fu fucilato a settembre 1937; il segretari generale Lenski (pseud. di Julian Leszczynski) fu fucilato a Mosca; Wera Kostrzewa (psed. di Maria (Marianna) K.S. Koszutska) morì in carcere nel 1939; l'ex cekista Jozef Unszlicht fu fucilato nel 1938; Stanislaw Bobinski fu arrestato a giugno e fucilato a settembre 1937 dopo un processo durato circa 20 minuti; il vicepresidente dell'Accademia bielorussa delle scienze, Tomasz Jan Dabal, fu ucciso dopo aver confessato i suoi presunti «crimini»; il celebre poeta futurista Bruno Jasienski, fu fucilato nei pressi di Mosca, mentre la sua seconda moglie Anna finiva per 17 anni nel Gulag; Edward Prochniak, membro dell'Esecutivo del Comintern rifiutò di confessare e fu fucilato ad agosto 1937, il giorno stesso della condanna. Sorti analoghe toccarono a Witold Wandusrki, Albert Bronkowski, Wladyslaw Stein-Krajewski, Jozef Feliks Ciszewski, Saul Amsterdam e ad altri quadri dell'apparato. Michele Nobile ha esposto cifre e dati sull'eliminazione fisica dei comunisti polacchi in un suo lavoro inedito, utilizzando testi di Norman Davies, William Chase, Jaff Schatz, Dante Corneli, Walter Laqueur, Marian K. Dziewanowski e Victor Zaslavsky. Tanta brutalità servì a far scomparire oltre al gruppo dirigente, anche 'l'intero' Kpp (compresi il Kpzb e il Kpzu) che 'in quanto tale non fu ricostituito. Fu solo dopo l'aggressione all'Urss' - quando Stalin volle utilizzare in funzione antinazista 'tutti i polacchi e non solo i comunisti sopravvissuti' - che Mosca creò un suo sostituto (gennaio 1942): il Partito dei lavoratori polacchi (Ppr), «ufficialmente» non comunista e non affiliato al Comintern. (...) Come in tante altre vicende compromettenti, anche questa volta Togliatti fece in modo di non lasciare tracce del ruolo personale da lui svolto. Al punto che lo 'Stato Operaio' del 15 aprile 1939, nel riportare il discorso di Manuil'skij eliminò la parte riguardante la Polonia. (...) Tuttavia, la prova «storica» che furono i quattro membri della segreteria a dirigere quella cruenta operazione si avrà in era krusceviana. La segnalò molto bene Renato Mieli nel suo libro del 1964 ('Togliatti 1937'), ricavandola dalla Dichiarazione per la riabilitazione delle vittime del 1937-39 pubblicata sull'organo del Poup, 'Trybuna Ludu', del 19 febbraio 1956" (pag 45-46) (cap. 3, Togliatti e lo sterminio del Pc polacco, pag 44-49); "Isaac Deutcher fu il primo - e quasi unico per molto tempo - a far luce sulla vicenda, in una celebre intervista del 1957 pubblicata da 'Les Temps Modernes' nel 1958, ma tenuta nascosta al grande pubblico dal governo polacco di allora (Gomulka). Fu inchlusa nella raccolta di saggi che nel 1970 curò Tamara Deutscher, 'The making of a revolutionary' (Lenin frammento di una vita, Laterza, 1970, pp. 97-152] (nota 2, pag 46)] [ISC Newsletter N° 94] ISCNS94TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org] 
  

 
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