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1921. Classe operaia attaccata da tre direzioni: gruppi economici, Stato borghese, squadre fasciste PDF Print E-mail
CERVETTO Arrigo, Dopoguerra rosso e avvento del fascismo a Savona. LOTTA COMUNISTA. MILANO. 1973 pag 511-562 16°  Ristampa del saggio pubblicato sulla 'Rivista storica del socialismo' nel 1958; note. ['Nella prima settimana del 1921 si riunisce a Genova il Comitato regionale della Frazione comunista che, discutendo sulla condotta dei delegati comunisti liguri al congresso, delibera di impegnare i delegati ad attenersi strettamente alla mozione d'Imola e di agire in modo che dallo stesso Congresso di Livorno esca fuori la scissione del Partito socialista e la costituzione del Partito comunista (66). L'impegno è mantenuto dai comunisti savonesi e dopo Livorno la scissione è un fatto organizzativo. Il 29 gennaio è costituita a Savona la sezione del Partito Comunista d'Italia alla quale aderisce la grande maggioranza degli iscritti al Partito socialista: il giornale 'Bandiera Rossa' diventa organo della costituenda Federazione Regionale Comunista e in provincia parecchie sezioni socialiste, come quelle di Vado e Altare passano al nuovo partito. Il Consiglio delle Leghe, riunito il 12 febbraio, decide a sua volta, di approvare a maggioranza una mozione comunista: su 21.697 tesserati alla C.d.L., 17.347 sono rappresentati dai comunisti e 4.350 dai socialisti (67). Anche il Comune, il 6 febbraio, passa ai comunisti che formano una loro giunta essendosi dimessi sei assessori socialisti d quella precedente (68). Mentre è in corso il mutamento della direzione politica del proletariato savonese, l'offensiva antioperaia comincia a delinearsi anche a Savona, in una serie di azioni che, seppur autonome, trovano l'unità nel loro fine. in fondo è in questo momento - che vede l'assalto fascista all'Emilia e la Toscana - che il fascismo comincia a configurarsi a Savona come attacco concentrico sul proletariato da tre direzioni: dai gruppi economici della borghesia, dall'apparato statale legato ad essa e dal nuovo movimento politico fascista. Mentre la pressione esercitata da quest'ultima direzione è minima, quella proveniente dalle prime due ha una certa forza obiettiva e praticamente lavora per il risultato finale comune. Le azioni delle prime squadre fasciste sono irrilevanti e si limitano ad invadere, di notte, il Comune socialista di Albissola Superiore per strapparvi le bandiere (69). Ben più forte è l'attacco del capitalismo, che, stretto dalla crisi economica, stringe a sua volta il cerchio sulla classe operaia. Come prima conseguenza aumenta la disoccupazione particolarmente nella zona di Vado' (pag 533-534) [(66) Cfr. 'Bandiera Rossa', 15 genn. 1921, a. II, n. 2. La mozione del Comitato regionale della frazione invita, inoltre i delegati a non accettare alcun compromesso «fatto dagli unitari o (...) dalla circolare Marabini». Nell'editoriale 'Disciplina internazionale', di Arturo Cappa, si ribadiscono i motivi che dividono i comunisti dagli unitari, motivi legati al fallimento della Seconda Internazionale ed alla disciplina verso i 21 punti di Mosca; (67) Ibidem, 19 febb. 1921, a. III, n. 7. La segreteria della C.d.L., dopo un breve periodo in cui vi fu un certo Enrico Honning, viene assunta e retta sino all'avvento fascista dal comunista Giovanni Michelangeli, costretto a fuggire nell'agosto del 1922 ed a riparare a Parigi dove morì, nobile figura di militante operaio, nel 1938. La mozione, presentata dalla maggioranza comunista della C.E., propugna per il congresso della C.G.L., l'adesione all'Internazionale Sindacale Rossa e la modifica dello Statuto confederale «nel senso che abbiano diritto al voto gli organizzati per C.d.L. e non per Federazione Nazionale ed il rinnovamento annuale di un terzo dei componenti il Consiglio Direttivo della Confederazione»; (68) Ibidem, 12 febb. 1921, a. III, n. 6; inoltre 'Relazione Andrea Aglietto'. Mario Accomasso fu riconfermato Sindaco e della Giunta comunista fanno parte Luigi Bertolotto (che sostituirà in seguido Accomasso), Giuseppe Gabrielli, Nicolò Aschiero, Giuseppe Crotta, Carlo Sugherini, Giovanni Rossello, Giulio Maggetti ed Ernesto Pio; (69) Cfr. G.A. Chiurco, 'Storia della Rivoluzione Fascista', Firenze, Vallecchi, 1929, vol III, p. 311. Il fatto stesso che la «spedizione punitiva» ad Albissola avvenga di notte, mentre nessuno è presente, dimostra quanto debole essa sia. I nuclei, inoperanti del resto, poi si limitano a poche località e a pochissime persone (Santino Poggi ad Albissola, Pippo Pertini alle Stelle, Cosmin a Quiliano, Filippo Noceto a Zinola, Garroni a Noli, Corrado Ricci a Vado, Lombardini e Martini in Val Bormida)] [ISC Newsletter N° 95] ISCNS95TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]

  

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Le passioni della massa e i pensieri dei pochi diventarono l'oggetto delle riflessioni di Gorgia PDF Print E-mail
GORGIA, Frammenti - Testimonianze. BORINGHIERI. TORINO. 1969 pag 88 16°  presentazione, traduzione di Claudio MORESCHINI, indice delle fonti; Enciclopedia di autori classici, diretta da Giorgio COLLI; prima edizione 1959 ristampa 1969. ['Gorgia è uno dei nodi, dei centri di addensamento della cultura greca. Due fenomeni primari di questa cultura, la filosofia e la retorica, in lui mescolano le loro acque. Già per questo una sua rapida caratterizzazione è impossibile, a causa della complessità dei nessi in cui è implicato. La sua lunga vita - più di cento anni, secondo parecchie testimonianze - gli permise di assistere, in tutta la sua estensione, alla crisi greca del quinto secolo. Di tale crisi Gorgia non è solo spettatore, ma uno dei protagonisti più significativi: l'avarizia della tradizione, che della sua opera ha cancellato quasi tutto, non solo ci impedisce di cogliere nella sua ampiezza questa personalità, ma ostacola la comprensione di sviluppi decisivi per lo spirito greco. Gorgia fu giovane negli anni rigogliosi che seguirono le guerre persiane, e visse questa gioventù nell'occidente greco, dove la cultura non semplicemente fioriva, ma - caso forse unico nella storia dell'uomo - teneva il potere politico. E se non sembra che lo attraesse il pitagorismo, del resto già declinante, che di quel fenomeno è l'esempio più grandioso, è fuori dubbio che il legislatore Parmenide, ed Empedocle, trascinatore delle folle agrigentine, formarono la sua personalità. Le passioni della massa e i pensieri dei pochi diventarono l'oggetto delle sue riflessioni. Le sfere sono antitetiche, ma hanno qualcosa in comune, che interessa entrambe: la parola, il "logos". È la proprietà più caratteristica dell'uomo, ciò che si può chiamare la sua più vera "espressione". Gorgia studiò i mezzi e le possibilità di questa espressione umana, e può considerarsi, in tale campo un legislatore. Egli dissocia completamente la parola dalla musica, che in Parmenide, e soprattutto in Empedocle, erano ancora commiste' (pag 5-6)] [ISC Newsletter N° 95] ISCNS95TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]


  

 
Gli accordi con la resistenza francese. Il patto delle due Resistenze. PDF Print E-mail
BOCCA Giorgio, Partigiani della montagna. Vita delle divisioni "Giustizia e Libertà" del Cuneese. FELTRINELLI EDITORE. MILANO. 2004 pag 179 8°  prefazione: 'La Resistenza cancellata', 'I caduti delle divisioni 'Giustizia e Libertà'', documenti (testate e stralci da periodici), nota redazionale. Giorgio Bocca, noto giornalista e scrittore (Cuneo 1920) ha partecipato alla guerra partigiana; a Torino nell'immediato dopoguerra ha mosso i primi passi da giornalista nel foglio di 'Giustizia e Libertà'. ['(...) Il comandante delle bande G.L. di Val Maira, Detto Dalmastro, aveva inviato nell'inverno un ufficiale in territorio francese col compito di entrare in collegamento con i dirigenti del Maquis. Furono necessari mesi di tentativi e di lavoro. La cosa può sembrare strana alla mentalità italiana abituata ai partigiani schierati in montagna alla luce del sole; chiara invece per chi abbia conosciuto da vicino l'organizzazione del Maquis. Il nostro inviato si trovava, entrando in territorio francese, in mezzo ad una rete impalpabile, segreta e diffidente. Non c'erano là uomini riconoscibili per le barbe incolte o per l'arma a tracolla, ma cittadini eguali l'uno all'altro, intenti al loro lavoro abituale. Fra questi l'ufficiale doveva trovare i maquisards, ottenere la loro fiducia, persuaderli ad avere un abboccamento. Gli valse la perfetta conoscenza della lingua, l'aver vissuto parecchi mesi in Francia, le amicizie che si era procurate. Egli ritornò finalmente in Italia ad annunciare che un primo abboccamento preliminare era stato fissato per la prima decade di maggio in località vicino al confine. Una staffetta francese precisò in seguito i termini. (...) Dieci giorni dopo, la delegazione ufficiale italiana, guidata da Duccio Galimberti, da Detto Salmastro e dal comandante della Val Varaita, si portava scavalcando ancora i Colli della Maira, attraverso un territorio presidiato dai tedeschi, sino a Barcellonette. Qui venivano quei patti politici e militari che dovevano alcuni giorni dopo essere confermati e perfezionati in Italia, in un ultimo colloquio tenuto ad Acceglio, presenti per la Resistenza italiana Livio Bianco, Ezio Aceto e Gigi Ventre e per quella francese Max Jouvenal, comandante del Sud-Est. I punti fissati negli accordi dicono in sunto: 1. si afferma la necessità di una solidarietà italo-francese e si nota la comunanza di intenti nella lotta per il trionfo delle libertà democratiche; 2. si intensificano i collegamenti fra le vallate confinanti; 3. avverrà uno scambio di ufficiali osservatori rappresentanti i rispettivi movimenti; 4. si pongono in comune le fonti di collegamento con gli alleati. Sul piano militare l'accordo non ebbe grandi risultati Pratici. Sino a che la Francia fu occupata il Maquis era, per sua natura e costituzione, così diverso dall'organizzazione partigiana italiana da non permettere alcuna fattiva e costruttiva cooperazione. I maquisards erano cittadini che volevano ancora una vita normale, legati da un'organizzazione clandestina che doveva svelarsi solo il giorno dell'attacco generale. Non potevano perciò affiancarsi per un'azione militare in campo aperto alle bande italiane. Quando la Francia fu liberata ed i partigiani italiani ebbero bisogno di aiuto, gli uomini della Resistenza francese non erano soli al governo. Accanto a loro c'era l'Armée di De Gaulle, c'erano i militaristi, c'erano i reazionari sciovinisti. I patti furono dimenticati. Tuttavia, in un campo strettamente politico, l'accordo ha importanza e significato grandissimi. Prova l'identità di ideali dei due movimenti popolari, prova l'esistenza di una base comune su cui possono essere fondati rapporti di durevole amicizia. Il patto delle due Resistenze ha anche un significato umano. È il patto dei perseguitati e degli oppressi che ritrovano, nella difesa contro il nemico comune, sentimenti di solidarietà" (pag 83-86)] [ISC Newsletter N° 95] ISCNS95TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]  
  

 
Per un atlante storico del movimento operaio in Italia: rassegna bibliografica PDF Print E-mail
ARTERO Giovanni, Per un atlante storico del movimento operaio in Italia. Rassegna bibliografica. YOUCANPRINT. LECCE. 2020 pag 136 8°  premessa, nota tecnica, note, bibliografia per regione, provincia, località. Giovanni Artero (Torino, 1946) si occupa di storia del movimento operaio e socialista. Ha pubblicato: "Massoneria, socialismo, anticlericalismo", "Futurismo, comunismo, prolekult", "Tra classe e patria. Socialismo e proletariato nell'Otto-Novecento" e le biografie di Raniero Panzieri, Luigi Repossi, Costantino Lazzari, Oddino Morgari, Duilio Remondino, Giovanni Boero. ['Alle origini la "classe operaia" in Italia è costituita da una eterogenea aggregazione di pochi autentici operai di fabbrica e una massa di lavoratori semi-artigiani, di sartine, lavandaie, cocchieri, panettieri, muratori, e soprattutto lavoratori agricoli: braccianti, "obbligati", mezzadri. Solo nell'ultimo ventennio dell'Ottocento è iniziata la formazione di un proletariato di fabbrica (1). "La classe operaia è andata sensibilmente crescendo dal 1881 al 1921, in corrispondenza  del formarsi di un primo nucleo di capitalismo industriale moderno; specialmente nelle regioni settentrionali, e poi dal 1936 al 1961. Nell'ultimo decennio la classe operaia è alquanto diminuita, principalmente come conseguenza della forte flessione nel numero di salariati in agricoltura (2). Gli operai in Italia erano 8.5 milioni nel 1991 e 8.6 nel 2001 (3) e 8.7 milioni nel 2018, e rappresentano oltre un terzo dei 23.4 milioni di lavoratori, in particolare il 55% dei 15.7 milioni di lavoratori del settore privato, cui vanno aggiunti 3.3 milioni di dipendenti pubblici e 5.3 milioni di lavoratori indipendenti. Se non si può parlare della loro estinzione (4) - questione che si ripresenta periodicamente: già alla vigilia del ciclo di lotte operaie dell'autunno caldo del '69 si parlava di "fine della classe generale" (5) e del 1994 sono le "Tesi sulla cosiddetta 'fine del movimento operaio in Europa' di Helga Grebing - ci si può porre la questione dell'esistenza a partire dagli anni '90 di una classe operaia (7) e di conseguenza di un "movimento operaio" in Italia' [dalla premessa] (pag 4-5) [(1) 'Proletariato di fabbrica e capitalismo industriale: il caso italiano, 1880-1900', Stefano Merli, 1972-73, 2. v.; (2) Paolo Sylos Labini, 'Sviluppo economico e classi sociali in Italia', in "Quaderni di sociologia", 1972, n. 4. L'Istat non aggrega gli operai in una distinta categoria e l'autore ha rielaborato censimenti della popolazione e rilevazioni campionarie ottenendo questi dati: Classe operaia: 1881: 6.6 milioni su 15.4 m. occupati; 1901: 7.7 m. su 16.3 m.; 1921: 8.5 su 17.7; 1936: 8.5 su 18.1; 1951: 9.5 su 19.5; 1961: 9.9 su 19.5; 1970: 9.1 su 19.4; (3) Ilario Salucci, 'Que rest-t-il delle classi sociali (1991-2001)', marzo 2009; (4) Edmondo Berselli 'L'estinzione della classe operaia', in 'Il Mulino', 1990, n. 330, pp. 575-584; (5) Luciano Cafagna in 'Classe operaia, partiti politici e socialismo nella prospettiva italiana', 1966; (6) in 'Mito e politica: il socialismo europeo dall'ideologia alla democrazia sociale', 1994 (Quaderni Fondazione Feltrinelli); (7) Con 'classe in sé' la letteratura marxista indica un insieme di individui che si trovano nella stessa posizione rispetto alla proprietà dei mezzi di produzione; usa invece l'espressione 'classe per sé' quando questi individui prendono coscienza di avere degli interessi comuni e di appartenere alla stessa classe] [ISC Newsletter N° 95] ISCNS95TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]
 
Italia 1950: divampa ancora quella battaglia per il metano e il petrolio PDF Print E-mail
AAVV, Stampa e oro nero. IM - IL MERCURIO. MILANO. 1956 pag XI 247 8°  prefazione. ['La grande battaglia cartacea per il metano è cominciata nel maggio 1949 in cospetto di una opinione pubblica malinformata e distratta da ricordi vicini e non amabili: le bombole a gas sulle automobili nella prospettiva del tempo facevano tutt'uno con i 'caffè' di ceci abbrustoliti, le sigarette di foglie di eucalipto e i vestiti che si facevano colla sotto la pioggia più leggera. Un campo metanifero, un giacimento di idrocarburi gassosi, era stato sì scoperto dall'Agip a Caviaga nel 1946, ma la cosa era apparsa senza importanza per i circoli economici tradizionali, un episodio a sè senza conseguenze, e la stampa economica se ne disinteressò. Era iniziata una nuova epoca della storia economica del nostro Paese, ma si sa che sono proprio gli avvenimenti più importanti quelli che passano inavvertiti ai contemporanei. Ad un tratto, tuttavia, i circoli economici tradizionali divennero consapevoli che nel nostro Paese esistevano risorse di idrocarburi, gassosi certamente, liquidi probabilmente, compresero che il metano poteva diventare qualcosa di più importante della fornitura di scomode bombole per autovetture e per autocarri, e gettarono l'allarme: fu un quotidiano economico milanese a cominciare a suonare la grancassa nel maggio del 1949, annunciando tutto preoccupato che «un certo monopolio di Stato» stava per gettarsi all'arrembaggio del metano. Il metano diventava improvvisamente il soggetto di una polemica che non è ancora smorzata, perché su di essa anziché acqua s'aggiunse ben presto il petrolio, quando ancora l'Agip, nel giugno del 1949, a Cortemaggiore trovava il petrolio. Divampa ancora quella battaglia, involgarita ma monotona di accenti, di sterile portata e di scarsa inventiva. Qui se ne narra e se ne documenta la prima fase, quella che va dalla scoperta del petrolio a Cortemaggiore alla costituzione dell'Eni. È una storia, per dirla alla Cervantes, esemplare, e che come tale non doveva essere lasciata in oblio. Ci fa vedere come facilmente mutino di colore e di sostanza i giudizi quando ci si mettono di mezzo gli interessi. Nel 1946 l'Agip era una entità 'negligeable', una trascurabile eredità dell'autarchia, un'azienda che poteva essere lasciata allo Stato, perché anche se faceva un po' gola, non faceva paura a nessuno. Ma non appena i fatti dimostrarono che l'azienda dello Stato dal monotono tran-tran a cui pareva destinata passava ad un'azione efficace di ritrovamenti e valorizzazioni, con una sempre più efficiente organizzazione di messi e di strumenti, diventava immediatamente una ambita preda per l'iniziativa privata' (pag VII-IX) (prefazione)]  [ISC Newsletter N° 95] ISCNS95TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]

 
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