spacer.png, 0 kB
spacer.png, 0 kB
Home arrow News
News
La legge dei grandi numeri non Ŕ sempre vera, si complica di fronte a valori eccezionalmente grandi PDF Stampa E-mail
DACUNHA-CASTELLE Didier, La scienza del caso. Previsioni e probabilità nella società contemporanea. EDIZIONI DEDALO. BARI. 1998 pag 252 8°  introduzione note, traduzione di Cristina MARULLO REEDTZ e Marianna RANALLI; Nuova Biblioteca Dedalo, Serie "Nuovi saggi". Didier Dacunha-Castelle, laureato all'Ecole Normale Supérieure, professore aggiunto di matematica, insegna teoria delle probabilità all'Università di Parigi-Sud (Orsay). ['La legge dei grandi numeri non è sempre vera (...) la legge dei grandi numeri si complica quando introduciamo valori eccezionalmente grandi, dipendenze, interazioni tra individui, e quando imponiamo alla collettività vincoli esterni. In primo luogo, la legge dei grandi numeri è vera solo se il fenomeno studiato non varia in modo troppo ampio. (...) Matematicamente, possiamo schematizzare la situazione in questo modo: affinché la media osservata converga verso la media teorica quando il numero di osservazioni tende all'infinito, è innanzitutto necessario che la media teorica esista e perciò che la quantità osservata non assuma valori troppo grandi con probabilità significative (11), e che la sua dispersione non sia esagerata. Valori eccezionali possono togliere alla media qualsiasi significato, anche per un fenomeno in apparenza regolare. Consideriamo in conflitti di lavoro in Francia. A partire dalla fine della seconda guerra mondiale, disponiamo di dati affidabili sul numero delle giornate di sciopero per settore industriale, per regione, e sulla durata dei medesimi. Grazie a questi dati, possiamo effettuare studi precisi, fondati sulle tecniche statistiche, che permettono di distinguere chiaramente i fattori essenziali di variabilità, quali il carattere declinante di alcune attività come l'estrazione di minerali, il carattere pubblico o semi-pubblico delle imprese o la presenza di industrie all'avanguardia nella regione. I risultati di tali analisi avallano o portano a formulare ipotesi sociologiche interessanti che indicano profonde evoluzioni nel mondo del lavoro. Ad esempio, nel maggio 1968 interviene un evento che genera un numero eccezionale di scioperi. Da allora diventa impossibile tenere conto del numero delle «giornate di lavoro perse» (per mantenere il termine a queste consacrato), durante tale primavera. L'analisi globale perde ogni significato se introduciamo il mese di maggio 1968; è come se avessimo rovesciato una bottiglia di inchiostro sulla colonna delle cifre anteriori e posteriori a maggio. La nozione di media è in pratica, non in teoria, incompatibile con i valori eccezionali. Dal punto di vista della media, il maggio 1968 è aberrante! Potremmo dire che è la media di se stesso. Gli industriali che fanno i calcoli del rischio riguardo i conflitti di lavoro non possono tenere conto nelle loro valutazioni delle probabilità di avvenimenti legati a conflitti tanto imponenti. Vi è dunque una scienza «globale» per interpretare i conflitti di lavoro, la sociologia, ed uno strumento, la statistica, che analizza una parte della realtà, i movimenti regolari del mondo del lavoro e che deve impedirsi di prendere in considerazione avvenimenti come eccezionali in quanto fuori dal campo tecnico di applicazione della matematica. Il secondo ostacolo alla validità della legge dei grandi numeri è legato all'esistenza di una variabile nascosta. (...) La legge dei grandi numeri, quando funziona, dice che quando il numero di osservazioni è quasi infinito, la media delle osservazioni diventa costante, non è più aleatoria, il tempo infinito ha eliminato il caso' (pag 40-44)] [ISC Newsletter N° 89] ISCNS89TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]
Leggi tutto...
 
'Il governo svizzero respingeva alle sue frontiere migliaia di rifugiati in fuga dal nazismo' PDF Stampa E-mail
ZIEGLER Jean, La Svizzera, l'oro e i morti. I banchieri di Hitler. MONDADORI. MILANO. 1997 pag 359 8°  ringraziamenti note appendici: I. Nota sul sistema politico svizzero; II. Decreto federale riguardante le ricerche storiche e giuridiche sulle sorti di beni arrivati in Svizzera in seguito all'avvento del regime nazionalsocialista (13 dicembre 1996); III. Comunicato stampa della Cancelleria federale del 19 dicembre 1996 riguardante la nomina della commissione indipendente di esperti; IV. Convenzione tra le organizzazioni ebraiche internazionali e l'Associazione svizzera dei banchieri (2 maggio 1996); traduzione di Arianna GHILARDOTTI; Collana Ingrandimenti. ['Senza i banchieri svizzeri, la seconda guerra mondiale sarebbe finita prima e centinaia di migliaia di esseri umani avrebbero avuto salva la vita. Quei banchieri hanno fornito miliardi di franchi svizzeri a Hitler, permettendogli così i acquistare sul mercato le materie prime strategiche di cui aveva bisogno. Gli utili astronomici derivati dalla guerra hanno in seguito costituito la base della potenza mondiale della piazza finanziaria elvetica. I documenti dei servizi segreti, soprattutto americani, che sono stati recentemente resi pubblici, rivelano la complicità attiva dei banchieri svizzeri (e con loro di mediatori, mercanti d'arte, ecc.), agenti fiduciari, gioiellieri, avvocati d'affari, ecc.) che hanno ricettato e «lavato» l'oro che le SS avevano rubato nelle banche centrali, nelle imprese e nelle abitazioni private dei paesi occupati, o strappato alle vittime dei campi di sterminio. nel frattempo, il governo svizzero respingeva alle sue frontiere decina di migliaia di rifugiati ebrei, consegnandoli a volte direttamente ai carnefici delle SS. Jean Ziegler, uno dei migliori conoscitori dei meccanismi bancari svizzeri, ha condotto un'indagine su questi scandalosi compromessi. I documenti che ha portato alla luce sono una prova schiacciante nei confronti della politica svizzera prima, durante e dopo la seconda guerra mondiale. Jean Ziegler è professore di sociologia all'Università di Ginevra e deputato al Parlamento della Confederazione elvetica. Autore di vari saggi sul Terzo Mondo, ha pubblicato con Mondadori opere quali 'Una Svizzera al di sopra di ogni sospetto' (1976, 'La Svizzera lava più bianco' (1990), 'La felicità di essere svizzeri' (1994)" (dal risvolto di copertina); 'La Svizzera fu la cassaforte di Hitler. Due ministri delle Finanze della Confederazione si succedettero tra il 1939 e il 1945 e tutti e due esercitarono la loro tutela sulla Banca Nazionale, conformemente alla legge; erano due persone totalmente diversi in quanto a origini, carattere e fede politica, furono entrambi sordi e muti davanti ai traffici da ricettatori a cui si abbassò la Svizzera. Ernst Wetter, eletto al governo nel 1938, era un tipico economista liberale zurighese: nella sua opinione, gli utili delle grandi banche coincidevano esattamente con gli interessi del popolo svizzero. Aveva cominciato la sua carriera come segretario generale del Ministero dell'Economia e l'aveva proseguita come direttore della divisione commerciale; in seguito era diventato segretario dell'Unione del commercio e dell'industria, in pratica il sindacato dei datori di lavoro. Una volta al governo, rimase fedele ai suoi ex capi; non si scostò mai di un millimetro dalla via indicata dalal 'Neue Zürcher Zeitung'. Ernst Nobs, eletto il 15 dicembre 1943, fu il primo socialdemocratico ad entrare nel governo della Confederazione. Era uno pseudosocialista; ex professore, era stato redattore del 'Volksrecht' (Il diritto del popolo) di Zurigo, poi era diventato presidente del consiglio municipale e aveva da tempo dimenticato le sue origini ideologiche. Amministrò i forzieri di Hitler con la stessa efficacia del lacché della Bahnhofstrasse, Wetter (2)' (I ricettatori di Hitler) (pag 110)] [(2) Vedi Tobias Kästli, 'Ernst Nobs: vom Bürgerschrek zum Bundesrat' (Ernst Nobs: dal terrore borghese al Consiglio federale), Zurigo, Orell-Füssli, 1996] [ISC Newsletter N° 89] ISCNS89TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]  
  

Leggi tutto...
 
'Ad ogni scoperta che fa epoca nelle scienze naturali il materialismo deve cambiare la sua forma' PDF Stampa E-mail
BELLONE Enrico, I modelli e la concezione del mondo nella fisica moderna da Laplace a Bohr. FELTRINELLI EDITORE. MILANO. 1973 pag 320 8°  nota introduttiva note tabelle grafici appendice (Le particelle, I campi) note bibliografia indice nomi argomenti; Collana 'Filosofia della scienza' diretta da Ludovico GEYMONAT. ['Di qui la necessità di una svolta epistemologica grazie alla quale si possa cogliere questa irriducibilità delle categorie scientifiche a categorie assolute di conoscenza. Non si deve tuttavia pensare che una svolta del genere sia il frutto di una scelta operata al di fuori delle scienze e in qualche modo imposta ad esse, anche se gli ultimi decenni sono stati particolarmente fecondi di ricette filosofiche che si muovevano in tal senso. Può essere opportuna, in proposito, una breve parentesi. Una svolta come quella di cui si è fatto cenno non può non fare i conti con il materialismo dialettico e con le discussioni sul problema della conoscenza come riflesso. La teoria del riflesso 'passivo', che secondo il materialismo metafisico spiegherebbe il rapporto fra la "natura" e la "scienza", è stata trapiantata da parte di interessatissimi commentatori nell'ambito del materialismo dialettico al fine di poter demolire quest'ultimo sul medesimo terreno che ha visto giustamente soccombere il primo: il terreno delle scienze. Si tratta di un trapianto che dà frutti a patto di ridurre il materialismo dialettico ad un capitolo della logica formale basato sulle tre famose leggi dialettiche di Engels, vale a dire ad un capitolo particolarmente sterile della logica. Recentemente, però, la rilettura storica di Engels e, soprattutto, di Lenin, ha rimesso in discussione tutto quanto, senza inseguire sogni apologetici e senza cercare le inutili e fuorvianti dimensioni di una proclamazione di fedeltà ad ipotetici testi sacri. Non ci si deve dimenticare che in 'Materialismo ed Empiriocriticismo' il materialismo dialettico viene presentato da Lenin come 'necessariamente' trasformabile in base allo sviluppo scientifico: "La revisione della 'forma' del materialismo di Engels, la revisione delle sue tesi di filosofia naturale, non soltanto non ha nulla di 'revisionista' nel senso che si è convenuto dare a questa parola, ma è anche un'esigenza necessaria del marxismo". E, come appunto ricorda Lenin, lo stesso Engels aveva sostenuto che "ad ogni scoperta che fa epoca nel campo delle scienze naturali esso [il materialismo] deve cambiare la sua forma"' (pag 16-17, Nota introduttiva)] [ISC Newsletter N° 89] ISCNS89TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]
  

Leggi tutto...
 
'Considerare innanzitutto quali possibilitÓ la vita ci offra di lavorare alla felicitÓ dell'umanitÓ' PDF Stampa E-mail
CORNU Auguste, Marx e Engels dal liberalismo al comunismo. FELTRINELLI EDITORE. MILANO. 1971 ediz or 1955 pag 688 8°  avvertenza introduzione note indice nomi; Collana Saggi. ['All'esame, ch'egli [Marx] sostenne nell'agosto del 1835, le sue prove furono in complesso soddisfacenti. I suoi componimenti scritti, specie quelli di religione e di lingua tedesca, costituiscono un documento assai interessante, non solo della sua formazione intellettuale e delle sue cognizioni ma anche della sua 'forma mentis', del suo carattere, e delle sue tendenze politiche, che già si manifestavano. (...) Sin da allora, K. Marx si rivela, come suo padre, alieno da ogni credo dogmatico: in lui la filosofia razionalistica ha il sopravvento sulla religione. Questa filosofia, che lo porta a sostituire alla concezione religiosa della vita umana la fede nella destinazione morale dell'uomo, trova ancor più netta espressione nel componimento in tedesco: "Riflessioni di un giovane sulla scelta di una carriera" (42), che, prestandosi meglio allo sviluppo di idee personali, costituisce la sua prova migliore. Egli muove dall'idea, sulla quale ritornerà spesso più tardi, che, a differenza dell'animale, la cui vita è determinata dalle circostanze, l'uomo si sforza di determinare liberamente la propria (43). Questa libertà si manifesta in particolare nella scelta di una carriera. La scelta, a dire il vero, non è assolutamente libera, perché è in parte dettata dal corso stesso della vita sociale in cui siamo inseriti. "Non sempre possiamo" egli scrive, "abbracciare la professione alla quale ci crediamo destinati: infatti la nostra condizione nella società, in una certa misura, è già iniziata prima che siamo in grado di determinarla" (44). Senza esagerare l'importanza di questa frase, che, in questo componimento tutto penetrato di idealismo, ha soltanto il valore di un'osservazione incidentale, né scorgervi un preannunzio del materialismo storico, è interessante notare che in essa K. Marx sottolinea per la prima volta la funzione dei rapporti sociali nella determinazione della vita degli uomini' (pag 78-79)] [(42) Mega, I, vol. I.2 pp. 164-167; (43) Ibid. p. 164; (44) Ibid., p. 165]                                    
Leggi tutto...
 
I contadini considerarono Lutero come un traditore della loro causa PDF Stampa E-mail
BAINTON Roland H., Lutero. GIULIO EINAUDI. TORINO. 1970 pag XXIX 379 8°  prefazione di Delio CANTIMORI nota del traduttore cronologia nota bibliografica bibliografia fonti indice nomi; traduzione di Aldo COMBA; Biblioteca di cultura storica. Roland H. Bainton (1894-1975) ha insegnato storia della Chiesa all'Università di Yale dal 1917 al 1954. Paziente ricercatore e insieme scrittore incisivo e vivace, è autore di varie opere dedicate di preferenza, sin dai suoi primi viaggi giovanili di studio in Europa, a quelli che egli chiama 'spiriti liberi': Bernardino Ochino (1940), Castellione, David Joris (1934), Michele Serveto (1953). Oltre a questa fondamentale monografia su Lutero, Einaudi ha pubblicato 'La riforma protestante'. ['Con queste disposizioni di spirito Münzer si recò a Mühlausen, dove si rese responsabile di fomentare la guerra dei contadini. Davanti al pulpito sciolse una lunga bandiera di seta decorata con un arcobaleno ed il motto «La Parola del Signore permane in eterno». «Questo è il momento, - proclamava, - se siete soltanto tre interamente consacrati a Dio non dovete temerne centomila. Avanti! Avanti! Avanti! Non risparmiate nessuno! Nessuna pietà per il pianto degli empi. Ricordate il comandamento di Dio a Mosè di distruggere interamente e di non mostrare pietà. Tutto il paese è in agitazione. Colpite! All'armi! All'armi! Avanti! Avanti!». Il paese era effettivamente in agitazione; i contadini si erano del tutto sollevati, mentre Federico il Savio era stanco e sul punto di morte. (...) Lutero cercò di contenere il diluvio, recandosi in mezzo ai contadini per protestare, ma fu accolto con modi sprezzanti e violenti. Allora buttò giù l'opuscolo 'Contro le orde di contadini ladri ed assassini'. Secondo lui, l'inferno si era svuotato e tutti i diavoli erano entrati nei contadini e l'arcidiavolo in Thomas Münzer, «che non fa altro che eccitare al furto, all'uccisione e allo spargimento di sangue». (...) Alcuni principi erano perfin troppo disposti a colpire, trafiggere ed uccidere; e Thomas Münzer era persino troppo propenso a provocarli. Il duca Giorgio ed il langravio Filippo d'Assia, tra gli altri, furono pronti in un batter d'occhi. Münzer ed i contadini furono respinti fino a Frankenhausen; da qui mandarono un'ambasciata ai principi dicendo che cercavano soltanto la giustizia di Dio e volevano evitare di spargere sangue; i principi risposero: «Consegnate Thomas Münzer e gli altri avranno salva la vita». La proposta era attraente, ma Münzer sciolse la sua eloquenza: «Non temete: Gedeone con un pugno di uomini sconfisse i Madianiti e Davide uccise Golia» e in quello stesso momento un arcobaleno, simbolo della sua bandiera, apparve in cielo. Egli lo indicò come un segno premonitore ed i contadini serrarono le file, ma i principi approfittarono di una tregua per circondarli: soltanto seicento furono fatti prigionieri, mentre cinquemila furono sterminati. Münzer scappò, ma fu preso, torturato e giustiziato. Quindi i principi rastrellarono il paese. Altre bande non ebbero miglior fortuna. (...) Purtroppo il feroce opuscolo di Lutero fu pubblicato in ritardo ed apparve proprio nel momento in cui i contadini venivano sgominati. Egli cercò di controbilanciarne l'effetto con un altro scritto in cui diceva pur sempre che le orecchie dei ribelli devono essere aperte a fucilate, ma non intendeva negare grazia ai prigionieri. Tutti i diavoli, dichiarava, invece di lasciare i contadini e tornare all'inferno, erano ora penetrati nei vincitori, che stavano semplicemente sfogando le loro vendette. Ma quest'opuscolo passò inavvertito, e quell'unica frase: «Colpite, trafiggete, uccidete» gli procurò un biasimo che non sarebbe mai stato dimenticato. I contadini lo considerarono come un traditore della loro causa, sebbene i principi cattolici non cessassero mai di considerarlo responsabile di tutto il conflitto' (pag 245-248)] [ISC Newsletter N° 88] ISCNS88TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org] 
Leggi tutto...
 
<< Inizio < Prec. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 Pross. > Fine >>

Risultati 10 - 18 di 1587
spacer.png, 0 kB

Cerca nel sito

spacer.png, 0 kB
spacer.png, 0 kB
spacer.png, 0 kB