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Il «materialismo socialistico» di Moleschott è rivoluzionario più in campo teorico che nella pratica PDF Stampa E-mail
COSMACINI Giorgio, Il medico materialista. Vita e pensiero di Jakob Moleschott. EDITORI LATERZA. ROMA BARI. 2005 pag IX 189 8°  prefazione ringraziamenti introduzione note postfazione indice nomi; Collana Storia e Società. Giorgio Cosmacini è il maggiore storico della medicina italiano. Medico, laureato in filosofia, insegna Storia della medicina nell'Università Vita-Salute dell'Istituto Scientifico H. San Raffaele di Milano. E' collaboratore della pagina culturale del Corriere della Sera. E' autore di numerosi volumi tra cui 'Storia della medicina e della sanità in Italia', (3 voll), 'La qualità del tuo medico', 'Medici nella storia d'Italia', 'Introduzione alla medicina' (con C. Rugarli), 'Storia della medicina dall'antichità ad oggi'. Jacob Moleschott (1822-1893), professore di Fisiologia all'Università di Torino e alla Sapienza di Roma e senatore del Regno, è la prima dopo un lungo ostracismo. Le sue pagine raccontano la vita e il pensiero del medico-scienziato. Il materialismo è stato, nella seconda metà dell'Ottocento, il terreno filosofico fertile sul quale crebbe e si sviluppò il pensiero scientifico di molti medici, naturalisti, antropologi, psicologi, psichiatri, impegnati a fondo sia sul piano teorico e sperimentale che su quello etico e sociale. ['(...) «[L]o studio socialistico dei bisogni sociali» afferma Moleschott con veemenza, «appartiene all'avvenire del mondo» (50). Il suo «materialismo scientifico» è socialistico in quanto la nuova religione, dell'oggi e del domani, che è la scienza, «non è solo il massimo dei premi, ma è anche la più solida base ad una vita degna dell'uomo»: è ciò che Moleschott emblematicamente riafferma nella proposizione che da da sigillo alla 'Circolazione della vita'. La scienza garantisce ai suoi fedeli tutti i diritti, a cominciare da «quello di assicurare alla madre povera e al suo bambino il necessario nutrimento» per finire a quello della redenzione dalla miseria, la quale «non sarà estirpata del tutto se non quel giorno in cui nessun uomo si arrogherà più oltre il diritto di mantenere il suo prossimo a titolo di carità, ed in cui ciascheduno riconoscerà in altri il diritto di guadagnarsi, per mezzo del lavoro, un sufficiente nutrimento» (51). Questo pensiero «è, in verità, il germe di ogni regola socialistica della vita» (52). Si può rilevare criticamente che la certezza di un progresso sociale affidato alla scienza costituisce un elemento di freno all'agire politico, nella distorta prospettiva di una trasformazione graduale, predeterminata e necessaria, della società. Sotto questo aspetto, il «materialismo socialistico» di Molescott appare rivoluzionario più in campo teorico che in campo pratico, e come tale aspramente contestato da Marx e da Engels. Esso però rappresenta senza dubbio un elemento di fortificazione ideologica per «migliaia di operai delle fabbriche abbandonati alla fame e alla miseria», oppressi ma certi di un futuro migliore' (pag 98-99) [(50) Jakob Moleschott, 'La circolazione della vita', cit., pp. 360-61. Per l'obiezione riportata vedi Justus Liebig, 'Chemische Briefe', cit., p. 619; (51) Id., 'Dell'alimentazione, per il popolo', cit., pp. 196 e 199-200; (52) Id., 'Per gli amici miei. Ricordi autobiografici', traduzione dall'originale tedesco di E. Patrizi Moleschott, Sandron editore, Palermo- Milano, 1902, cit., pp. 192-93] [ISC Newsletter N° 90] ISCNS90TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]
  

 
Le origini sociali dell'incredulità borghese in Francia PDF Stampa E-mail
GROETHUYSEN Bernard, a cura di Bernard DANDOIS, Philosophie et histoire. EDITIONS  ALBIN MICHEL. PARIS. 1995 pag 359 8°  introduzione di Bernard DANDOIS, note, repertorio biografico, bibliografia, traduzione di J. LODEWICK. ['Bernard Groethuysen (1880-1946). 'Rappresentante eminente dell'Europa dello spirito, formato alla scuola dei grandi pensatori tedeschi e amico della maggior parte degli intellettuali francesi che hanno svolto un ruolo di rilievo tra le due guerre mondiali, l'autore de 'Le origini dello spirito borghese in Francia' non ha mai smesso di onorare l'imperativo socratico "conosci te stesso". Qui si riuniscono alcuni testi diventati inaccessibili tra cui 'Le origini sociali dell' incredulità borghese in Francia' e l'importante 'Dialettica della democrazia', tradotta per la prima volta in francese. Questo volume può costituire una sorta di 'antropologia filosofica' la cui ambizione è di decriptare 'la via seguita dalla meditazione dell'uomo su se stesso'. ['La forza dell' incredulità ai suoi inizi si trova in coloro che senza preoccuparsi dell'opinione comune, corrono il rischio di non credere e non sapere a che cosa si stanno impegnando. Sono una sorta di individualisti, degli aristocratici del pensiero che cercano di elevarsi al di sopra dei pregiudizi volgari. "Cosa fanno in sostanza tanti libertini in materia di fede?" si chiede Bourdaloue, e risponde: "L' affettazione di una vana e orgogliosa singolarità, di cui i libertini fanno mostra; credono che sia sufficiente essere unici, per aver più genio e più ragione degli altri: non pensare come gli altri e parlare diversamente dagli altri... ecco il segreto del loro libertinismo (19)". Ma è precisamente lo spirito di singolarità di cui danno prova gli increduli, e la loro mania di attaccarsi a tutte le opinioni ricevute senza distinzione, che consentirà alla Chiesa di condannarli nel nome della comunità della gente onesta che tiene alla morale e al decoro. Se l'incredulo prepara la via alla borghesia illuminata elevandosi al di sopra dei "pregiudizi popolari" (20), è ancora troppo esclusivamente un "bello spirito" perché la professione d'incredulità possa convenire a quelli che, benché ragionino sulla religione, non sono per nulla disposti a lasciar infrangere il buon ordine e il decoro' (pag 304) [(19) Bourdaloue, Oeuvres, t. II, p. 525; (20) Massillon, l.c., t. I, p. 395; t. II, p. 506] [da 'Le origini sociali dell'incredulità borghese in Francia']  [ISC Newsletter N° 90] ISCNS90TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]
  

 
'Il transfuga Mussolini nel '19 sceglie di mettersi alla testa di una truppa di avventurieri' PDF Stampa E-mail
ZANGRANDI Ruggero, Mussolini. LIBERO - LE LETTERE. MILANO. 2006 pag 125 16°  prefazione di Francesco PERFETTI, note appendice; Collana diretta da Francesco PERFETTI. Ruggero Zangrandi (1915-1970), giornalista e scrittore, ha legato il suo nome importanti inchieste giornalistiche e a lavori di ricostruzione storica. Ha collaborato con il quotidiano 'Paese Sera' anche come corsivista e commentatore politico. Tra i suoi libri: 'La tradotta del Brennero', 'Il lungo viaggio attraverso il fascismo', '1943: 25 luglio - 8 settembre', 'Inchiesta sul SIFAR', 'L'Italia tradita: 8 settembre 1943'. Si tratta di un profilo biografico con un approccio interpretativo che nella psicologia del personaggio individua la chiave esplicativa  delle sue azioni e della sua carriera politica. L'autore aveva conosciuto e frequentato Mussolini e la sua famiglia e aveva condiviso tante illusioni del fascismo, salvo poi allontanarsene una volta aperti gli occhi su una realtà tanto diversa da quella sognata. Questo breve scritto aiuta a comprendere anche una intera generazione, quella di cui l'autore è diventato portavoce. ['Lo squadrismo, insomma, era già cominciato, alla fine del 1918, prima che Mussolini lo "inventasse" e costituisse i fasci. Egli, anzi, non fece che cercare d'inquadrarlo, organizzarlo, dargli una giustificazione unitaria e "ideale", mettersene a capo. L'anno 1919 - anno di fondazione del primo fascismo - è fitto di azioni squadristiche isolate e slegate; e di formazioni di "gruppi" della più disparata tinta e portata. Le cronache di quel tempo registrano una miriade di raduni, manifestazioni, incidenti, bastonature, di cui la storiografia fascista postuma s'impossessò, ma che ebbero carattere disorganico. Perché Mussolini, anziché sostenere i grandi scioperi operai e contadini del 1919-1920 (che realizzavano quella che era la sua predicazione di cinque o sei anni prima), preferì mettersi alla testa di quell'esercito variopinto di spostati, avventurieri, picchiatori di professione, mercenari al soldo di noti industriali e proprietari terrieri? Certo, non poté equivocare sulla natura di classe di quella "truppa"; anche se, in mezzo ad essa, poterono trovarsi combattenti valorosi, infatuati e sinceramente "innamorati della Patria", intellettuali, sindacalisti e socialisti scontenti che, presto, se ne andarono quasi tutti. Un fattore, decisivo, che influì nella scelta mussoliniana del dopoguerra, fu rappresentato dalle compromissioni - finanziarie e di ogni genere - che lo legavano, ormai indissolubilmente, ai ceti capitalistici, sia pure per il tramite di alcuni loro esponenti. Altro elemento, marginale  ma psicologicamente influente per un uomo come Mussolini, dovette essere anche la campagna violenta che contro di lui continuarono a svolgere più che mai - e, del resto, ben ripagati da lui - gli antichi compagni socialisti; e, quindi, l'odio, il rancore, forse anche la celata invidia che animarono il transfuga, per natura più propenso alla protervia che al ravvedimento. La stampa dell'epoca documenta le furibonde polemiche che, in questo senso, si svolsero in quegli anni' (pag 47-48)] [ISC Newsletter N° 90] ISCNS90TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org] 
  

 
L'accentramento della ricchezza dei magnati del capitale è proseguito anche durante il New Deal PDF Stampa E-mail
TROTSKY Lev (TROCKIJ), Saggio sul Capitale di Marx. O-BARRA-O EDIZIONI. MILANO. 2019 pag 59 16°  note nota biografica (L'autore), traduzione dall'inglese di Elena OGLIARI; Collana Gli antecedenti. Il presente testo di Trotsky costituisce l'introduzione al compendio del primo volume del Capitale di Marx pubblicato nel 1940 in 'The Living Thoughts of Karl Marx' per la collana 'The Living Thoughts Library', dell'editore londinese Cassel and Company. ['Il ministro degli Interni degli Stati Uniti, Harold L. Ickes considera «una delle più strane anomalie dell'intera storia» il fatto che l'America sia democratica nella forma a autocratica nella sostanza: «L'America, la terra dove la maggioranza governa, è invece controllata, almeno fino al 1933 (!), da monopoli che a loro volta sono controllati da un numero trascurabile di loro azionisti». La diagnosi è corretta, fatta eccezione per quell'allusione al fatto che con l'avvento di Roosevelt il dominio del monopolio sia cessato o si sia indebolito. Tuttavia quella che Ickes chiama «una delle più strane anomalie dell'intera storia» è, in verità, una delle norme inconfutabili del capitalismo. Il dominio del forte sul debole, dei pochi sui molti, degli sfruttatori sui lavoratori è una legge basilare della democrazia borghese. Ciò che distingue gli Stati Uniti dagli altri paesi è solo la maggiore ampiezza e la maggiore odiosità delle contraddizioni inerenti al suo capitalismo. La mancanza di un passato feudale, l'abbondanza di risorse naturali un popolo energico e intraprendente, in una parola tutti i requisiti che presagiscono un ininterrotto sviluppo della democrazia, hanno in realtà prodotto una fantastica concentrazione di ricchezza. (...) I Rockefeller, i Morgan, i Mellon, i Vanderbilt, i Ford, i Geggenheim e i loro soci non hanno invaso gli Stati Uniti dall'esterno, come Cortez invase il Messico; sono cresciuti organicamente dal "popolo" o più precisamente da quel ceto di "industriali e uomini d'affari illuminati" e sono diventati, in linea con la previsione di Marx, il naturale apogeo del capitalismo. Dato che nemmeno una giovane e forte democrazia al suo apice era stata capace di frenare l'accentramento della ricchezza quando il processo era soltanto all'inizio, è possibile credere, per un solo momento, che una democrazia in disfacimento sia in grado di indebolire gli antagonismi di classe giunti al loro massimo? Ad ogni modo, l'esperienza del New Deal non ci ha dato motivo di essere ottimisti. Confutando le accuse dell'alta finanza contro il governo, Robert H. Jackson, una figura di spicco nei consigli di amministrazione, provò, cifre alla mano, che durante la presidenza Roosevelt i profitti dei magnati del capitale raggiungessero vette che essi avevano smesso di sognare durante l'ultimo periodo della presidenza Hoover; da ciò si deduce che la lotta di Roosevelt contro i monopoli non è stata coronata da successi maggiori di quelli di tutti i suoi predecessori' (pag 36-38)] [ISC Newsletter N° 90] ISCNS90TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]
  
  

 
La poligamia presuppone una società con ceti superiori e inferiori e forme di ricchezza PDF Stampa E-mail
FABIETTI Ugo  a cura, scritti di Edward B. TYLOR Henry S. MAINE John F. McLENNAN John LUBBOCK Lewis H. MORGAN, Alle origini dell' antropologia. PAOLO BORINGHIERI. TORINO. 1980 pag 296 8°  notizie sugli autori, introduzione e traduzioni di Ugo FABIETTI, note, titoli originali e fonti; Collana Universale Scientifica. Ugo Fabietti, (Milano 1950 - Milano 2017), antropologo, ha studiato filosofia a Pavia e poi antropologia sociale all'Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales di Parigi. Tra le sue pubblicazioni 'Storia dell'antropologia', Zanichelli, 2011. ['Poiché la poligamia ha prevalso, più o meno, tra le principali nazioni del genere umano nelle prime epoche della loro storia, e dal momento che si tratta di una pratica oggi presente presso un gran numero di popoli, la natura e i limiti della sua influenza devono essere accertati prima che vengano esaminate altre cause dell'origine del sistema; ciò è inoltre importante al fine di poter mostrare che le vere cause devono essere trovate in una condizione della società ce esistette prima dell'introduzione della poligamia e della poliandria. La poligamia può essere considerata a pieno titolo un'istituzione familiare. Nella sua forma più evoluta e ordinata essa presuppone un avanzamento considerevole della società legato allo sviluppo di ceti superiori e inferiori e di forme di ricchezza. I mezzi di sussistenza devono essere accresciuti e divenuti ormai sicuri e la proprietà individuale deve essere riconosciuta prima che un singolo individuo riesca a mantenere più di una famiglia o diversi gruppi di bambini avuti da madri diverse. Nella sua forma estrema la poligamia deve essere stata limitata a pochi privilegiati, mentre la massa della popolazione ne era esclusa in quanto povera. In una forma inferiore e non ordinata essa ha probabilmente prevalso fin dall'epoca storia più remota. La poliandria d'altra parte non è definibile come istituzione familiare. Essa è una superfetazione della poligamia e una sua variante in senso opposto e ripulsivo. Tracce di essa sono state trovate presso numerosi popoli in varie parti dell'Asia, dell'Africa e, secondo la testimonianza di Hearne e di Humboldt, in casi sporadici nell'America settentrionale e meridionale' (pag 220-221) [Lewis Henry Morgan, 'Problemi relativi all'evoluzione dei sistemi di parentela' (1871)]; 'La forma più rozza della poliandria, come s'è detto, è quella in cui i mariti 'non' sono fratelli; la meno rozza è quella in cui essi 'sono' fratelli' (pag 135) [Johh Ferguson McLennan, 'Sistemi arcaici di parentela e loro effetti sulla struttura dei gruppi primitivi' (1965)] [ISC Newsletter N° 90] ISCNS90TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org] 
 
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