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Mazzarino è capace di abbracciare la condotta di tutti gli affari del mondo, tutti gli interessi PDF Stampa E-mail
MAZZARINO Giulio Cardinale, a cura di Francesco PERFETTI, Breviario dei politici. NEWTON & COMPTON. ROMA. 1994 pag 95 8°  introduzione di Francesco PERFETTI nota biobibliografica, Epilogo de' dogmi politici; Tascabili Economici Newton; edizione integrale. Mazzarino (1602-1661) fu chiamato alla corte di Francia dal Richelieu cui subentrò nella carica di primo ministro. Con l'appoggio di Luigi XIV rafforzò l'autorità regia e, abile negoziatore, consolidò il predominio francese in Europa. ['I francesi non lo amano, lo detestano, anzi, per le origini straniere, per l'appassionato amore con la regina Anna - altra straniera -, per l'avidità di denaro che gli fa accumulare il più grande patrimonio mobiliare e immobiliare che si sia mai visto nell'Ancien Régime. Peraltro le sue qualità di politico sono riconosciute da osservatori acuti e smaliziati, come sono i diplomatici veneti, insuperati maestri nella loro arte. Giovanni Battista Nani, più volte ambasciatore in Francia, ci fornisce un ritratto a tutto tondo di Mazzarino quarantottenne e, pur sottolineandone le doti eccelse, non può esimersi dal mettere sull'avviso chi si troverà a trattare con lui: «il suo spirito è capace di abbracciare la condotta di tutti gli affari del mondo, conoscitore esatto di tutti gli interessi, ogni cosa prevede e provvede, azzarda, intraprende, pronto ad eseguire non meno che a risolvere, prudente tra tutte le difficoltà, fecondo in ripieghi, eloquente a tal segno che portando con  facilità portentosa il discorso ovunque vuole, e il suo spirito giunge, domina i cuori col possedere la magia della lingua. Ma a dir vero in ogni tempo gli uomini grandi sono stati composti di una lega mista di virtù e di difetti. Mazarini è per natura uno di quei ritratti ai quali l'arte dà doppio prospetto. Se si mira per una parte ha tutti i doni predetti in un grado supremo; se dall'altra, una simulazione profonda, una fede fallace, una parola infida, un interesse, che pone ai suoi pedi qualunque riguardo. La cautela perciò e la prudenza sono a chi seco tratta in sommo grado opportune; l'arte abituatasi seco è passata di modo in natura, che il discernere l'amore dall'odio, la verità dall'inganno è difficile ed arduo all'estremo» (7). Le raccomandazioni di Nani sembrano dettate, oltre che dalla conoscenza diretta dell'uomo e del politico, dalla lettura delle spregiudicate massime del 'Breviarium'' (pag 10) [dall'introduzione di Francesco Perfetti] [(7) Gli ambasciatori veneti, 1525-1792, a cura di G. Comisso, Milano, Longanesi, 1985, pp. 201-202] [ISC Newsletter N° 95] ISCNS95TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org] 
  

 
Il Parlamento fu impaurito da una ondata di repressione politica inaudita... PDF Stampa E-mail
FAZIO Antonio Lucia F., L' inflazione in Germania nel 1918-1923 e la crisi mondiale del 1929. Con una Prefazione e Giustificazione (Autobiografica) - Volume II. Riflessioni e Interpretazioni: De Lucia Lumeno, Di Taranto, Masera, Pittaluga, Spinelli, Sapelli, Albanese, Ginammi. TREVES EDITORE. MILANO. 2022 pag 215 + 101 8°  nota biografica, prefazione e giustificazione (autobiografica), ringraziamenti, note, grafici, tabelle, bibliografia essenziale, postfazione, bibliografia consultata; Collana Zeitgeist.  ['La grande inflazione nei primi anni venti aveva praticamente distrutto la classe media. La disoccupazione che iniziò ha manifestarsi con la stabilizzazione alla fine del 1923 e nel 1924, sia pure in misura non ancora tale da compromettere gli equilibri politici ed istituzionali, accresceva comunque risentimenti e alimentava scontenti nei confronti della Repubblica. I provvedimenti deflazionistici del 1930, 1931 e 1932 avevano colpito ancora la classe media. Continuava nella destra, soprattutto in quella estrema, la convinzione che la Guerra fosse stata perduta per un tradimento d quelli che furono chiamati i Rivoluzionari del 1919: il mito negativo del "colpo alla schiena". La sfiducia nelle istituzioni della Repubblica di Weimar aveva raggiunto il massimo nei primi anni 30. Hitler, cavalcò i sentimenti antidemocratici latenti, anche di ribellione, coltivando gradualmente e poi in forma sempre più invasiva e pervasiva il mito della Grande Germania. Si fece come detto concedere dall'ormai indebolito presidente Hindenburg poteri dittatoriali. I freni degli altri componenti democratici del governo furono travolti. Il Parlamento fu impaurito dalla violenza connessa con una ondata di repressione politica, di portata inaudita, volta a eliminare fisicamente tutti gli oppositori e di fatto a controllare ogni organo di governo (164). La popolarità di Hitler e i primi successi elettorali furono dovuti soprattutto alla dichiarata volontà politica di combattere la disoccupazione dimenticando i problemi del bilancio pubblico. L'inflazione non era più un pericolo; soltanto alcuni politici e finanzieri continuavano a temerla. Fu lanciato un grandioso piano per il lavoro. Il 27 giugno del 1933 fu promulgata una legge che autorizzava la costruzione di un nuovo tipo di strada: l'autostrada. L'esempio fu preso dall'Italia dove erano state costruite l'Autostrada di Napoli-Pompei e un altro tratto nell'Italia del Nord, complessivamente di poche decine di chilometri. Fu anche intuito che questa infrastruttura avrebbe permesso uno sviluppo dell'industria automobilistica. In Germania il trasporto si svolgeva soprattutto su ferrovia, grazie alle grandi pianure e all'abbondanza del carbone' (pag 152-153) [(164) Richard J. Evans, 'La nascita del Terzo Reich', paragrafo V, Creazione del Terzo Reich, cap. XVII, XVIII, XIX, pagg 343-407][ISC Newsletter N° 95] ISCNS95TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]
 
Campanella trascorre i primi cinque anni della prigionia impegnato al progetto della nuova società PDF Stampa E-mail
CAMPANELLA Tommaso, a cura di Giacomo SCARPELLI, La città del sole. CARLO MANCOSU EDITORE. ROMA. 1993 pag 138 16°  introduzione di Giacomo SCARPELLI; Collana Lo Scrigno, diretta da Plinio PERILLI. ['Nel 1594 Campanella viene infatti riacciuffato dal Sant'Uffizio e tradotto a Roma, a Castel Sant'Angelo, assieme a Giordano Bruno, accomunati dall'accusa di eresia. Il vecchio Bruno sceglie il martiri. Il giovane Campanella abiura e dichiara sottomissione assoluta ai dogmi dell'ortodossia cattolica. Il processo così si conclude con la ripetizione dell'ingiunzione a rientrare in Calabria. Il fraticello si è arreso solo per poter continuare. Ritrova il proprio paese fiaccato dallo sfruttamento spagnolo e da un apparato clericale corrotto e immutabile nella dura precettistica. Campanella si getta allora a capofitto in una campagna di riscossa morale e sociale, confidando in una sorta di comunismo ascetico in cui sono identificabili istanze del riformismo anabattista, nonché credenze astrologiche e millenaristiche. La sua 'verve' di profeta dinamico e la sua tambureggiante loquacità gli procurano proseliti fra i nobili con aspirazioni indipendentistiche, fra i contadini vessati, i banditi redenti e i frati alla ricerca del primitivo cristianesimo. Con costoro Campanella arriva a macchinare una ribellione contro il regime usurpatore. Causa un tradimento, la congiura viene sventata. Il 6 settembre 1599 l'incorreggibile predicatore di un mondo più giusto cade nelle mani dell'Inquisizione spagnola, che si rivelerà assai più inflessibile del clero di Roma. Tradotto a Napoli Campanella viene sottoposto a torture spietate. Ma egli mette in opera tutta la sua scaltrezza per difendersi e salvare la vita. Sa bene che per la prassi inquisitoria cattolica può essere condannato alla pena capitale solo chi abbia fatto atto di pentimento e di apostasia, in assenza di che nell'Aldilà il demonio ne approfitterebbe per impadronirsi della sua anima. Frate Tommaso quindi esibisce atteggiamenti maniacali e allucinati, dando in tal modo ad intendere che il suo anelito rivoluzionario sia l'effetto di una follia congenita e visionaria, che gli impedisce di intendere e di volere, e dunque anche, e soprattutto, di pentirsi coscientemente. In tal modo scampa alla mano del boia e viene condannato al carcere. Riuscirà ad ottenere la libertà solo dopo ventisette anni. Durante questo periodo di solitudine e di tenebra compone le sue opere maggiori, con la perseveranza che gli viene dalla consuetudine alla clausura monastica, e sorretto dalla caparbia certezza che al di là delle pareti madide della cella splenda tutt'ora il sole del libero credo. Trascorre i primi cinque anni della prigionia, nella fortezza napoletana di Castel Nuovo, impegnato a dare profilo definito al progetto della sospirata nuova società. Rifacendosi alla tradizione di Platone, Sant'Agostino, Moro e Doni, nel 1602 inizia la stesura del dialogo 'La Città del Sole'. In questo capolavoro (redatto nella doppia versione volgare e latina), frate Tommaso armonizza in nitida prosa slancio idealistico, sottigliezza filosofica e passione mistica' (pag 9-10) [introduzione di Giacomo Scarpelli] [ISC Newsletter N° 95] ISCNS95TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org] 
  

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1922: la sconfitta del movimento rivoluzionario e le ondate di aggressioni degli squadristi PDF Stampa E-mail
ACCIAI Enrico  a cura; saggi di Elena PAPADIA Giacomo BOLLINI Antonio SENTA Matteo STEFANORI Luigi BALSAMINI Giovanni C. CATTINI Eva CECCHINATO Claudio SILINGARDI Giorgio SACCHETTI Enrico ACCIAI, Anarchismo e volontariato in armi. Biografie e traiettorie di combattenti transnazionali. VIELLA LIBRERIA EDITRICE. ROMA. 2021 pag 224 8°  premessa di Enrico ACCIAI: 'Gli anarchici italiani e la scelta volontaria delle armi: una storia lunga', note, notizie sugli autori, indice nomi; Collana I libri di Viella. Enrico Acciai insegna Global History presso l'Università di Roma 'Tor Vergata'. Si è occupato di storia dell'antifascismo europeo, storia dell'anarchismo e storia del volontario transnazionale in armi. ['Ardito del Popolo a Sarzana, fuoriuscito in Francia, Marzocchi sarà combattente in Spagna nella Colonna italiana della Francisco Ascaso e quindi nel Maquis. La sua traiettoria transnazionale, foriera di spazi geografici e reti relazionali nuove, include ben tre fra le esperienze fondamentali di volontariato in armi sullo scenario novecentesco, e ci svela i processi multidirezionali della circolazione delle idee sul continente, fra adattamenti e rigenerazione intellettuale, in chiave cosmopolita (4). Già conosciuto come attivista sindacale ed esponente dei gruppi giovanili anarchici alla Spezia aveva avuto modo di compiere la sua prima esperienza personale di lotta armata. A Roma aveva incontrato Argo Secondari e Giuseppe Gaetano Mingrino, massimi dirigenti degli Arditi dl Popolo (AdP) (5), Proprio alla vigilia dei noti fatti di Sarzana. Qui, in collaborazione con Ugo Boccardi 'Ramella', aveva assunto il comando di una cinquantina di arditi (6). Il 21 luglio 1921 una colonna di cinquecento fascisti, in gran parte provenienti dalla Toscana, nel tentativo di liberare i propri camerati rinchiusi nella fortezza di Sarzanello a seguito di una sanguinosa spedizione punitiva, ingaggiava uno scontro a fuoco, prima con carabinieri e guardie regie, poi con gli AdP. Le perdite per le camicie nere erano state ingenti: quattordici morti e decine di feriti. Quanto al nostro, la sconfitta del movimento rivoluzionario e le tentate aggressioni degli squadristi lo avevano spinto a un primo trasferimento da Spezia a Savona. In quest'ultima città, dove aveva trovato un provvisorio impiego in Comune, svolgeva attività nel gruppo "Pietro Gori" e nel sindacato, mantenendo aperti canali di contatto sia con il direttorio nazionale degli AdP, sia con Errico Malatesta. Si occupava dell'espatrio clandestino dei perseguitati, per mare e per ferrovia, avendo approntato un percorso sicuro fra Savona e Ventimiglia, fino a Mentone e Nizza (7). Nell'estate 1922 le squadre fasciste erano padrone della Liguria e la seconda ondata aveva domato le roccaforti proletarie più riottose. Dopo Sarzana, Spezia, Genova, sarebbe toccato a Savona. Fra il 31 luglio e il 4 agosto, in concomitanza dello sciopero generale dell'Alleanza, si compiva il destino di quella città. Tremila camicie nere provenienti dal Carrarese, dall'Alessandrino e dal Genovesato, al comando dell'ex-sovversivo Massimo Rocca, chiudevano la partita debellando le ultime resistenze. Messe a ferro e fuoco tutte le sedi operaie, il comune "rosso" invaso fu pavesato con il tricolore. A seguire il provvedimento prefettizio che dichiarava decaduta la giunta. Si apriva allora la caccia al sovversivo anche fra gli impiegati comunali. E qualcuno, con affanno ma senza esito, cercava Marzocchi ormai uccel di bosco (8). La scelta della laica Francia come rifugio fu un fatto naturale, per vicinanza ma anche per una consuetudine consolidata nell'emigrazione economica. Era quella la prima ondata di fuggiaschi, popolare, spontanea e non organizzata, base per i successivi adattamenti, esito nefasto della guerra di classe. Si stabilizzavano così oltralpe gruppi di profughi sovversivi già in grado di pubblicare, fin dal 1923, propri organi di stampa (9)' (pag 200-201) [(in Giorgio Sacchetti, 'Antifascismo in armi. Umberto Marzocchi combattente transnazionale' (pag 199-214)] [(4) Cfr. Renato Camurri, The Exile Experience Reconsidered: A Comparative Perspective in European Cultural Migration during the Interwar Periodo' in 'Transatlantica', 1.2014, pp. 1-14; (5) Cfr. Luigi Balsamini, 'Gli Arditi del Popolo. Dalla guerra alla difesa proletaria contro il fascismo (1917-1922), Casalvelino Scalo, Galzerano editore, 2018; 6. ACS, CPC, b. 3117 fasc. Marzocchi Umberto. Cfr. Giorgio Alberto Chiurco, 'Storia della Rivoluzione Fascista, vol III, Anno 1921, Firenze Vallecchi, 1929, pp. 459 e ss.; Andrea Ventura, 'I primi antifascisti. Sarzana, estate 1921, Politica e violenza tra storia e storiografia, Sestri Levante, Gammarò, 2010; (7) Cfr. Intervista a U.M. (1978); (8) Ibidem. Cfr. Rodolfo Badarello, 'Cronache politiche e movimento operaio del Savonese', Savona, Comune di Savona, 1987, pp. 363-370; (9) Cfr. Leonardo Bettini, Bibliografia dell'anarchismo', vol. 1, tomo 2. Periodici e numeri unici anarchici in lingua italiana pubblicati all'estero (1872-1971), Firenze, CP editrice, 1976] [ISC Newsletter N° 95] ISCNS95TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]
  

 
Furono i capi e i governanti africani coloro che più beneficiarono del commercio con i portoghesi PDF Stampa E-mail
MARTINEZ José Luis, a cura di Ernesto FRANCO, Passeggeri delle Indie. I viaggio transatlantici del XVI secolo. MARIETTI. GENOVA. 1998 pag XIX 336 8°  prefazione di Ernesto FRANCO, ringraziamenti, introduzione, note, appendici: I. Fray Antonio de Guevara, 'Arte del navigare' 1539; II. Fray Tomás de la Torre, 'Diario del viaggio da Salamanca a Ciudad Real, 1544-1545': III. Eugenio de Salazar, 'Il mare descritto da chi ha patito il mare', 1573; indice nomi; traduzione di Monica LAVINO e Edda CIGOGNA; Collana di saggistica. J.L. Martinez (Messico, 1918) erudito, bibliofilo, è autore di moti studi letterari e storiografici . E' stato direttore editoriale del Fondo de Cultura Economica (casa editrice messicana).  [La tratta degli schiavi. 'Gli schiavi provenienti dalla Mauritania, così come dal Marocco - mori e berberi -, erano chiamati «schiavi bianchi» e, poiché professavano la religione islamica, e venivano considerati infedeli, la loro importazione in America fu proibita e vi si recarono solo piccoli gruppi nei primi tempi. Gli autentici negri erano quelli che provenivano dai territori situati a sud del fiume Senegal. Fra questi, i più ricercati erano quelli originari della Guinea, «per la loro laboriosità, allegria e adattabilità». Padre Sandoval li colma di elogi e descrive, inoltre, le caratteristiche di altre tribù africane che giungevano a Cartagena. La cattura dei futuri schiavi veniva compiuta dai portoghesi con la forza, in quei territori che opponevano loro resistenza. Più tardi, presero la strada più facile degli scambi e dei trattati con i capi tribali. Visto che la schiavitù era una pratica ricorrente fra i popoli della costa occidentale africana, si schiavizzavano i prigionieri di guerra, i colpevoli di delitti e addirittura molti africani vendevano se stessi per poter sopravvivere. C.R. Boxer spiega che gli africani «spesso si ottenevano dalle guerre intertribali dell'interno e la crescita del traffico di schiavi probabilmente aggravò lo stato di violenza e insicurezza esistente - o in ogni caso non si fece niente per migliorarlo. Furono i capi e i governanti africani coloro che maggiormente beneficiarono del commercio con i portoghesi, e (...) la maggior parte di loro prese sempre parte volontariamente al traffico degli schiavi» [C.R. Boxer, 'The Portuguese seaborne empire, 1415-1825', New York, 1969]' [ISC Newsletter N° 95] ISCNS95TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org] 


 
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