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Dov'č la linea di confine tra il mercato interno e il mercato estero? PDF Stampa E-mail
LENIN V.I., Opere III. Lo sviluppo del capitalismo in Russia. EDIZIONI LOTTA COMUNISTA. MILANO. 2002 pag VII 689 8°  premessa foto ritratto: Lenin, nota dell'editore, prefazione alla prima e alla seconda edizione, note tabelle grafici appendici cronaca biografica (cronologia), indice bibliografico indice nomi glossario, pesi misure monete. Quest'opera di Lenin fu iniziata nel gennaio 1896 nel carcere di Pietroburgo e portata a termine in Siberia nel villaggio di Sciuscenskoie, dove Lenin scontava la condanna di tre anni inflittagli per attività svolta come membro ed animatore dell' "Unione di lotta per l'emancipazione della classe operaia" (pag V); ['[S]orge naturalmente una domanda: ma dov'è la linea di confine tra il mercato interno e il mercato estero? Prendere il confine politico dello Stato sarebbe una soluzione troppo meccanica,; e sarebbe poi una soluzione? Se l'Asia centrale è mercato interno e la Persia mercato estero, come considerare Khiva e Bukhara? Se la Siberia è mercato interno e la Cina mercato estero, come considerare la Manciuria? Simili questioni non hanno grande importanza. L'importante è che il capitalismo non può esistere e sviluppare senza estendere continuamente la sfera del suo dominio, senza colonizzare nuovi paesi e trascinare i vecchi paesi non capitalistici nel turbine dell'economia mondiale. E questa particolarità del capitalismo si è manifestata e continua a manifestarsi con grandissima forza nella Russia posteriore alla riforma. Il processo di formazione del mercato per il capitalismo presenta, dunque, due aspetti, e precisamente: sviluppo del capitalismo in profondità, cioè ulteriore sviluppo dell'agricoltura capitalistica e dell'industria capitalistica in un dato territorio, determinato e circoscritto, e suo sviluppo in estensione, cioè ampliamento della sfera di dominio del capitalismo a nuovi territori. Conformemente al piano del presente lavoro, ci siamo limitati quasi esclusivamente al primo aspetto di tale processo, per cui riteniamo necessario sottolineare qui che l'altro aspetto ha una grandissima importanza. Uno studio in qualche modo completo del processo di colonizzazione delle regioni periferiche e dell'espansione del territorio russo dal punto di vista dello sviluppo del capitalismo richiederebbe un'opera speciale. Qui basta notare che la Russia, in conseguenza dell'abbondanza di terre libere ed accessibili alla colonizzazione nelle sue regioni periferiche, si trova in condizioni particolarmente vantaggiose rispetto ad altri paesi capitalistici (*)'. [(*) La circostanza indicata nel testo presenta anche un altro aspetto. Lo sviluppo del capitalismo in profondità sul vecchio territorio, popolato da gran tempo; viene ritardato in conseguenza della colonizzazione delle regioni periferiche. La risoluzione delle contraddizioni proprie del capitalismo e da esso generate viene temporaneamente rinviata in conseguenza del fatto che il capitalismo può agevolmente svilupparsi in estensione. La simultanea esistenza, per esempio, delle forme d'industria più progredite e di forme di agricoltura semi-medioevali costituisce indubbiamente una contraddizione. Se il capitalismo russo non avesse avuto la possibilità di estendersi oltre i limiti del territorio già occupato all'inizio del periodo posteriore alla riforma, questa contraddizione fra la grande industria capitalistica e gli istituti arcaici presenti nella vita rurale (incatenamento dei contadini alla terra, ecc.) avrebbe dovuto portare rapidamente alla completa abolizione di questi istituti, a spianare completamente la via al capitalismo agrario in Russia. Ma la possibilità (per il fabbricante) di cercare e di trovare un mercato nelle regioni periferiche in via di colonizzazione e la possibilità (per il contadino) di rifugiarsi in nuove terre attenuano l'asprezza di tale contraddizione e rallentano la sua risoluzione. Va da sé che 'tale' rallentamento dello sviluppo del capitalismo equivale a preparare un suo sviluppo ancora maggiore e più ampio nel prossimo futuro"] [ISC Newsletter N° 86] ISCNS86TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]
 
'La separazione tra le discipline impediva agli scienziati una visione d'insieme delle conoscenze' PDF Stampa E-mail
CASTELFRANCHI Cristiano PARISI Domenico, La psicologia: una scienza fuori dalla storia. CRITICA MARXISTA. ROMA. N. 1 GENNAIO-FEBBRAIO 1976 pag 149-170;  note; 'Problemi e discussioni'. ['Come osserva Engels nella 'Dialettica della natura' (1950), nella prima metà del Settecento le scienze naturali erano dominate dell'«idea dell'assoluta immutabilità della natura». Pubblicando nel 1755 la 'Storia naturale generale e la teoria del ciclo', Kant mette in questione questa concezione e avanza l'ipotesi che la Terra e l'intero sistema solare fossero «qualcosa che si è venuto formando nel corso del tempo». Ma le divisioni tra le discipline scientifiche, che si andava affermando di pari passo con la divisione del lavoro, impedì per molti anni agli scienziati di dar peso agli scritti di un filosofo. Solo circa mezzo secolo dopo, nel 1796, Laplace ripresentava l'ipotesi kantiana  nel suo libro 'Esposizione del sistema del mondo', corredandola con argomentazioni più precise e aprendo la via alla sua verifica empirica. Ben presto l'idea del divenire della natura fu applicata allo studio della Terra, e il geologo Lyell poté interpretare l'assetto attuale della superficie terrestre come il risultato di una lenta e graduale trasformazione. Il riconoscimento che la Terra e in particolare la sua superficie avevano una storia e si erano trasformate nel tempo, contrastava con la concezione ancora corrente nella prima metà dell'Ottocento che le specie vegetali e animali fossero invece immutabili. Ma, osserva ancora Engels, la contraddizione non fu notata per parecchio tempo, ancora una volta a causa della separazione tra le discipline che impediva agli scienziati una visione d'insieme delle conoscenze che pure essi possedevano sulla natura. Tuttavia un po' alla volta l'idea che i tipi attuali delle piante e degli animali non esistessero da sempre ma fossero piuttosto il risultato di una lunga evoluzione, si andò affermando. Pubblicando nel 1859 l''Origine delle specie', Darwin avanzò una teoria che non solo assumeva  come un fatto il mutare nel tempo di animali e piante, ma con l'ipotesi della selezione naturale dava una spiegazione di questo mutamento e del suo carattere adattivo, e quindi di quel finalismo che era stato visto, per esempio da Aristotele, nella natura organica. Nell''Origine delle specie' le prove che Darwin adduce a favore della sua ipotesi sono tratte dalle specie animali, escludendo l'uomo, e riguardano soprattutto l'evoluzione delle caratteristiche morfologiche, cioè le caratteristiche della anatomia e fisiologia, e non quelle del comportamento. Nell''Origine dell'uomo' e nell'altro libro 'Espressione delle emozioni nell'uomo e negli animali' pubblicati rispettivamente  nel 1871 e 1872, queste due limitazioni sono superate. La teoria evoluzionistica viene estesa all'uomo, considerato anch'esso come il risultato di una serie di trasformazioni adattative a partire da specie inferiori, e inoltre, investe ora a pieno titolo anche le caratteristiche comportamentali delle specie viventi e non solo le loro caratteristiche morfologiche" (pag 150); "(...) Engels: «Gli scienziati credono di liberarsi dalla filosofia ignorandola o insultandola. Ma poiché senza pensiero non vanno avanti e per pensare hanno bisogno di determinazioni di pensiero e accolgono però queste categorie, senza accorgersene, dal senso comune delle così dette persone colte dominato dai residui di una filosofia da gran tempo tramontata o da quel po' di filosofia che hanno ascoltato obbligatoriamente all'università (che è non solo frammentaria ma un miscuglio di concezioni appartenenti alla più diverse e spesso peggiori scuole), o dalla lettura acritica e asistematica di scritti filosofici di ogni specie, non sono affatto meno schiavi della filosofia, ma lo sono il più delle volte purtroppo della peggiore: e quelli che insultano di più la filosofia sono schiavi proprio dei peggiori residui volgarizzati della peggiore filosofia» (pag 167)] [ISC Newsletter N° 86] ISCNS86TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]
  
 
La differenza tra la scuola di classe e la scuola di casta PDF Stampa E-mail
LENIN V.I., Opere. II. 1895-1897. Friedrich Engels - Commento alla legge sulle multe inflitte agli operai nelle fabbriche e nelle officine - Aziende ginnasiali e ginnasi correzionali - Agli operai e alle operaie della Thornton - A che cosa pensano i nostri ministri? - Progetto di spiegazione del programma del partito socialdemocratico - Al governo zarista - Le caratteristiche del romanticismo economico - A proposito di un articolo di giornale - I compiti dei socialdemocratici russi - L'«Unione di lotta» agli operai e ai socialisti di Pietroburgo - Il censimento del 1894-1895 degli artigiani del governatorato di Perm e i problemi generali dell' industria «artigiana» - Perle della progettomania populista - Quare eredità respingiamo? EDIZIONI LOTTA COMUNISTA. MILANO. 2002 pag 566 8°  premessa foto ritratto: Lenin, nota dell'editore, note tabelle appendici cronaca biografica (cronologia), indice nomi, indice dei giornali e riviste glossario, tavole fuori testo. ['L'autore [Iugiakov, articoli pubblicati sulla 'Russkoie Bogatstvo, 1895-1897, ndr] dice molto giustamente che la formula: «la scuola deve preparare l'uomo alla vita» è del tutto priva di contenuto e che la questione sta nel determinare che cosa occorre per la vita e «a chi occorre». «"A chi occorre l'istruzione media" significa: nell'interesse di chi, per il bene a vantaggio di chi si impartisce l'istruzione agli allievi della scuola media?». Eccellente impostazione del problema! Ci congratuleremmo sinceramente con il sig. Iugiakov, se ... se tutti questi preamboli non si rivelassero, nell'esposizione che segue, vuote frasi. «Forse nell'interesse, per il bene e a vantaggio dello Stato, della nazione, di questa o quella classe sociale, dello stesso individuo istruito». Qui incomincia la confusione: bisogna concludere che una società divisa in classi è compatibile con uno Stato senza classi, con una nazione senza classi, con individui che stanno al di sopra delle classi! Vedremo subito che non si tratta di un lapsus del sig. Iugiakov, ma che egli sostiene effettivamente un'opinione così assurda. «Se durante l'elaborazione del programma scolastico si tien conto degli interessi di classi, non si può parlare di un unico tipo generale di scuola media di Stato. In tal caso, gli istituti scolastici sono necessariamente di casta, e per di più non sono solamente istituti d'istruzione, ma istituti educativi, perché oltre a impartire un insegnamento corrispondente agli interessi e ai problemi particolari di una casta, debbono dare agli allievi abitudini di casta e spirito corporativo, di casta». La prima conclusione di questa tirata è che il sig. Iugiakov non comprende la differenza tra caste e classi e quindi confonde in modo inammissibile due concetti radicalmente diversi. In altri passi dello stesso articolo (cfr., p. es., p. 8) si rivela la stessa incomprensione, e ciò è ancor più sorprendente quando si pensi che in quest'articolo il sig. Iugiakov ha quasi afferrato la differenza sostanziale fra i due concetti. «Bisogna ricordare - afferma il sig. Iugiakov a p. 11 - che spesso (tuttavia non necessariamente) le organizzazioni politiche, economiche e culturali costituiscono talora un privilegio giuridico, talora un attributo di fatto di determinati gruppi della popolazione. Nel primo caso si hanno le caste, nel secondo le classi». E' qui indicata con esattezza 'una' delle differenze che corrono tra la classe e la casta; si rileva cioè che le classi non si differenziano tra loro per i privilegi giuridici, ma per le condizioni di fatto, e che quindi le classi della società moderna presuppongono l''uguaglianza giuridica'. Ma sembra che il sig. Iugiakov non ignori un'altra differenza fra le caste e le classi: «...Noi .. ripudiammo allora (ossia dopo l'abolizione della servitù della gleba) ... l'ordinamento feudale e di casta della vita nazionale, e quindi, il sistema della scuola chiusa, di casta. Attualmente la penetrazione del processo capitalistico fraziona la nazione russa non tanto in caste, quanto in classi economiche...». Viene qui giustamente sottolineata una seconda caratteristica che differenzia la casta dalla classe nella storia d'Europa e della Russia: si afferma cioè che le caste sono un attributo della società feudale, e le classi della società capitalistica (*). Se il sig. Iugiakov avesse riflettuto, anche solo un poco, su queste differenze e non si fosse lasciato prender la mano con tanta leggerezza dalla sua agile penna e il suo cuore di 'Kleinbürger', non avrebbe scritto né la surriferita tirata né altre stoltezze di questo genere: i programmi della scuola di classe debbono distinguersi in programmi per i ricchi e programmi per i poveri; nell'Europa occidentale i programmi di classe non hanno successo; la scuola di classe presuppone l'esclusività di classe, ecc. ecc.. Tutto ciò dimostra nel modo più lampante che, nonostante il titolo promettente, nonostante le frasi magniloquenti, il sig. Iugiakov non ha affatto compreso l'essenza della scuola di classe. Questa essenza, egregio signor populista, sta nel fatto che per tutti gli 'abbienti' l'istruzione è organizzata nello stesso modo ed è ugualmente accessibile. Solo nel termine di abbienti sta l'essenza della scuola di classe e la sua differenza dalla scuola di casta" (pag 456-457) [(*) Essendo una delle forme delle differenze di classe, le caste presuppongono la divisione della società in classi. Quando parliamo semplicemente di classi, intendiamo sempre le classi della società capitalistica, non così rigidamente divise come le caste] [ISC Newsletter N° 86] ISCNS86TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]
 
La resistenza tedesca in Germania dal 1933 al 1945 PDF Stampa E-mail
DERBENT T., Resistenza comunista in Germania, 1933-1945. ZAMBON EDITORE. PADOVA. 2009  pag 116 16° introduzione: 'Una resistenza introvabile', note, foto illustrazioni bibliografia tedesco orientale; traduzione di Alfredo DAVANZO. ['In RFT non vi furono che 5.234 condanne di assassini nazisti, queste condanne equivalevano in media a dieci minuti di carcere per persona uccisa. Nel 1965, la RFT promulgò addirittura una legge di amnistia. Essa fu annunciata dal presidente della Repubblica Federale, Heinrich Lübke, il quale era un ex-collaboratore della Gestapo di Stettino, ed ex direttore del lavoro concentrazionario a Peenemünde e a Leau, un campo annesso a Buchenwald. Così fu per giornalisti e storici, come per militari e giuristi. Tutti sono rimasti al loro posto. Non meraviglia, dunque, che la storiografia tedesco-occidentale si sia accanita a nascondere la resistenza comunista, per poter alimentare la tesi del «siamo stati tutti abusati da Hitler, tutti vittime di Hitler». Se diverse monografie recenti arrivano a parlare di questa resistenza in maniera episodica e frammentaria, il tono generale resta di negazione (3). A titolo di esempio, il catalogo dell'esposizione organizzata dal 'Bundestag' al 'Reichstag' sulla storia della Germania consacra trenta righe ai congiurati del 20 luglio e una sola riga alla resistenza «delle cellule socialdemocratiche e comuniste, così come degli uomini della Chiesa» (4). Lo stesso mettere sullo stesso piano queste tre resistenze è un'impostura: solo la resistenza comunista ha ingaggiato tutte le forme di lotta possibili (propaganda, sabotaggio, guerriglia, spionaggio, lotta sindacale ecc.). E' la sola ad aver lottato da primo all'ultimo giorno del III Reich, e ad aver esteso la propria azione a tutta la Germania (fin dentro i lager e l'esercito). E' infine la sola ad avere realmente intaccato la macchina da guerra nazista. Cristiani e socialisti si opposero il più sovente individualmente, o nel quadro di piccole cerchie di amici. Quanto al celebre complotto del 20 luglio '44, esso è quantomeno equivoco. Dietro la bella figura del colonnello von Stauffenberg, il congiurato che piazzò la bomba contro Hitler, e che era un autentico patriota antifascista, troviamo militari, politici reazionari e capitalisti che fino al quel momento avevano servito fedelmente Hitler, talvolta avendo contribuito direttamente a farlo salire al potere. La metà dei congiurati del 20 luglio era strettamente legata al progetto nazista e ciò che rimproveravano a Hitler, in ultima analisi, era di aver fallito e di condurre la Germania alla disfatta e ad una rivoluzione di tipo sovietico. I loro documenti evocano esplicitamente questo timore: «l'ora è giunta di realizzare questo progetto (il putsch) poiché l'ora suprema sta per scoccare. Altrimenti, avremo a che fare ad una seconda rivoluzione come nel novembre 1918»" (pag 108-110)] [(3) Detler Peukert, 'Die KPD in Widerstand: Verfolgung und Untergrundarbeit am Rhein und Ruhr, 1933 bis '45; Peter Hammer Verlag, Wuppertal, 1980. Bernard Kaufman e altri, 'Schaft Rote Hilfel Geschichte und Aktivitäten der proletarischen Hilfsorganisation für politische Gefangene in Deutschland (1919-38), Pahl-Rugenstein Verlag, Bonn, 2003. E altre opere ancora; (4) "Interrogeons l'histoire de l'Allemagne - Du 18° siècle  nos jours. Une exposition d'histoire dans l'edifice du Reichstag à Berlin", 4° edizione del catalogo francese. Deutsche Bundestag Referat Offenblichkeitsarbeit, Bonn, 1992, p. 362] [ISC Newsletter N° 86] ISCNS86TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]
 
'Marx non va in cerca di leggi «generali» valide per tutte le epoche. Si parte dal presente' PDF Stampa E-mail
COLLETTI Lucio, Il marxismo come sociologia. ESTRATTO DA 'SOCIETA, RIVISTA BIMESTRALE. MILANO. N. 4 LUGLIO-AGOSTO 1959 pag 621-672 8° (F)  note. ['[S]i vede come Marx non vada in cerca di leggi «generalissime» o di minchionerie valide per tutte le epoche, ma come egli si apra al contrario una prospettiva generale sulla storia proprio nella misura in cui approfondisce l'analisi del presente, proprio cioè nella misura in cui coglie le differenze estreme o essenziali con cui il presente richiama e illumina, seppure indirettamente, tutto il passato. Qui non si parte dal genere per dedurre poi da esso la specie; non si parte dal processo lavorativo semplice per ricavare poi il processo di valorizzazione. Bensì si muove dall'analisi di quest'ultimo: si constata come esso si presenti sia come processo lavorativo, cioè come formatore di valori d'uso, sia come processo di valorizzazione o, meglio come esso sia un processo di valorizzazione che si realizza 'attraverso' il processo lavorativo. (...) Non si parte, dunque, dalla natura per discendere poi alla società; e, dalla società «in generale», a questa società in particolare. Operazioni di questo genere, nonché a Hegel, non riusciranno mai a nessuno. Perché - spiega ad es. Marx (24) - «non c'è ponte attraverso cui si pervenga dall'idea generale di organismo [sia esso, indifferentemente, organismo vegetale o animale o sociale ecc.] all'idea determinata di organismo statale o costituzione politica, e per l'eternità non si potrà gettare tale ponte». Bensì si parte dal presente, dove, a differenza di «tutte le forme (di società) in cui domina la proprietà fondiaria» e «il rapporto con la natura è ancora predominante» - domina invece il capitale, cioè «prevale l'elemento sociale, prodotto storicamente» (25); per comprendere poi, proprio mentre si constata questa «differenza» in cui l'ordine storico-cronologico appare rovesciato, come nelle altre società determinate invece fosse il rapporto con la natura e, ancora più su, come, prima delle società umane, vi fosse solo la natura. Non è escluso che a qualcuno tutto ciò possa sembrare solo un capovolgimento formale. In realtà è un capovolgimento di contenuti in forza del quale, da una parte, abbiamo l'analisi che di dà Marx - Il 'Capitale'; dall'altra, l'analisi invece che di dà ad es. Kautsky, vale a dire un discorso che muove nel primo libro della 'Geschichts-auffassung' da «Spirito e Mondo», passa nel secondo alla «Natura umana» (gli istinti, l'adattamento, il sesso ecc.) e solo nel terzo libro alla «Società umana»; ma, si noti bene, cominciando dalla «Razza» per venire poi all'«antropogeografia», di qui alla «tecnica» (organi naturali e artificiali ecc.), e finalmente, solo dopo mille pagine, a una serie di definizioni impotenti e generiche sulla storia «in genere», le classi «in genere», lo Stato «in genere» ecc. (26)" (pag 646-647)] [(24) K. Marx, 'Opere filosofiche giovanili', Roma, 1954, p. 24; (25) K. Marx, 'Introduzione alla critica dell'economia politica', cit., p. 48; (26) K. Kautsky, 'Die materialistische Geschichtsauffassung', Berlin, 1927, voll. 2] [ISC Newsletter N° 86] ISCNS86TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]
 
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