spacer.png, 0 kB
spacer.png, 0 kB
Home arrow News
News
Trovare il fenomeno primordiale, liberarlo da ciò che è accidentale, coglierlo in maniera astratta.. PDF Stampa E-mail
HEGEL Georg Wilhelm Friedrich, a cura di Nicolao MERKER, Detti memorabili di un filosofo. EDITORI RIUNITI. ROMA. 1986 pag 191 8°  introduzione di Nicolao MERKER nota biografica cronologica avvertenza al testo note indice nomi; 'Nuova biblioteca di cultura' collana diretta da Ignazio AMBROGIO. Nicolao Merker (Trento, 1931-2016) già professore ordinario di storia della filosofia moderna e contemporanea nell'Università 'La Sapienza' di Roma, è autorevole studioso dei grandi secoli della cultura filosofica tedesca. Tra le sue opere ricordiamo: 'L' Illuminismo tedesco. Età di Lessing' (1974), 'Marxismo e storia delle idee' (1974), 'Storia della filosofia' (3 voll, 1982', 'Karl Marx' (1983). ['Rintracciare il fenomeno primordiale (1), liberarlo da quel che gli sta intorno e gli è accidentale, coglierlo, come diciamo noi, in maniera astratta, ciò io ritengo impresa in cui può cimentarsi chi ha un grande senso spirituale della natura; e in generale considero quell'intero modo di procedere come il vero momento scientifico della conoscenza in questo campo. Newton e tutta la congrega dei fisici che lo segue (2), li vedo invece afferrare un fenomeno composito qualsiasi e in esso incagliarsi, e così imbrigliare il cavallo per la coda come si dice con espressione proverbiale. Così facendo è loro accaduto che le circostanze accidentali, indifferenti allo stato primordiale della cosa e magari dovute proprio a un qualche infortunio capitato a costoro mentre imbrigliavano il cavallo per la coda, essi lo spacciano per condizioni determinanti della cosa stessa, e poi si arrabattano a ficcarvi dentro a forza, per dritto e per traverso, tutto ciò che viene prima e dopo" (Lettera a Goethe, 24.2.1821: B, II, p. 36); "Già Newton ha affisso il grande cartello di avvertimento: «fisica, guardati dalla metafisica!». Ma il guaio è che, lasciando in eredità questo vangelo ai suoi amici che lo promulgano fedelmente, tanto lui quanto costoro non hanno fatto altro che riprodurre in infinita ripetizione la situazione di quel tale inglese che ignorava di aver parlato per tutta la sua vita in prosa. Costui, alla fine, se ne rese conto, mentre costoro nemmeno oggigiorno sono ancora arrivati ad accorgersi che proprio il modo loro di dire le cose è una metafisica maledettamente cattiva" (Lettera a Goethe, 24.2.1821: B, II, p. 38) [(1) Allusione alla dottrina del «fenomeno primordiale» svolta da Goethe nei suoi studi di filosofia della natura fin dal trattato 'Le metamorfosi delle piante' (1790). Da una forma archetipa di pianta (la foglia), nucleo i cui è originariamente prefigurata la crescita armonica dell'intero regno vegetale, la «versatile natura» avrebbe prodotto tutta la molteplicità degli esseri viventi; (2) Contro la fisica newtoniana Hegel aveva mosso accuse di astrattezza e cattivo intellettualismo già nella sua dissertazione del 1801 'Sulle orbite dei pianeti'] [ISC Newsletter N° 89] ISCNS89TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org] 
  

Leggi tutto...
 
'Senza le più ampie prognosi storiche non si può fare attività politica e non c'è vita dello spirito PDF Stampa E-mail
TROTSKY Leon (TROCKIJ Lev), Diario d'esilio, 1935. IL SAGGIATORE DI ALBERTO MONDADORI EDITORE. MILANO. 1969 pag 209 16°  nota introduttiva della Harvard University Press, quaderni note traduzione di Bruno MAFFI; collana I Gabbiani. ['Fu Stalin, un tempo, a coniare la formula: socialdemocrazia e fascismo sono gemelli! (6). Ora, gemelli sono divenuti la socialdemocrazia e lo stalinismo, Blum e Cachin. Essi fanno quanto è in loro  potere per spianare la strada alla vittoria del fascismo. Lo stesso grido di trionfo nel titolo dell'«Humanité» (7): «Ils n'ont pas eu leur journée». E' stato il debole Flandin a procurare un simile trionfo al poderoso Fronte comune. La minaccia di quest'ultimo di far scendere in piazza gli operai e dirigenti verso la Concorde, cioè di esporre le masse inermi e disorganizzate ai fucili e ai manganelli di squadracce paramiliare, sarebbe stata un criminoso avventurismo, se una minaccia seria fosse esistita davvero. Ma era soltanto un 'bluff' combinato in anticipo col «debole» Flandin. Nei buoni vecchi tempi, mastro in tattiche di questo tipo era solitamente Viktor Adler (8); e dov'è, ora, il suo partito? Le denunzie di Flandin nel «Popu» e nell'«Huma» oggi, non sono che la copertura dell'accordo stipulato con lui ieri. Questi signori credono d'ingannare la storia. Ingannano solo se stessi' (pag 23) [(6) La formula staliniana "fascismo e socialdemocrazia sono gemelli" (socialfascismo) era stata violentemente criticata da Trotsky come tanto più demagogica in quanto seguiva con una brusca e grossolana svolta una serie di esperimenti in senso contrario (Governo operaio in Sassonia-Turingia, Comitato anglo-russo in Inghilterra, entrata nel Kuomintang in Cina) e doveva logicamente precedere un ancor più accentuata svolta in senso filodemocratico, la tattica dei Fronti popolari che è oggetto degli strali di Trotsky nelle pagine successive. Come quella, in Germania (vedi 'La III Internazionale dopo Lenin', cit.), aveva esposto la classe operaia divisa all'assalto nazista, così questa disarmava le organizzazioni dei lavoratori chiedendo allo Stato il disarmo delle leghe militari e collaborando con partiti borghesi ben più timorosi della minaccia proletaria che di quella fascista; (7) «L'Humanité» (abbreviata in "Huma"), già il più influente quotidiano del Partito socialista francese, fu rilevata nel 1920 dal neocostituito Partito comunista di Francia per divenirne l'organo ufficiale; (8) Viktor Adler (1852-1918) fu dal 1889 al 1918 il leader del Partito socialdemocratico austriaco, e ebbe una parte di primo piano nell'Internazionale socialista prima della guerra 1914-18. Ricordando ne 'La mia vita' il soggiorno prebellico a Vienna, Trockij racconta come V. Adler rinunziasse al «mestiere ingrato del profeta» (ma, «senza le più ampie prognosi storiche, io non mi sapevo figurare» commenta «non solo l'attività politica ma neanche la vita dello spirito»): «diventò scettico, e come tale sopportò tutto e si adattò a tutto, particolarmente al nazionalismo che rodeva il partito austriaco»] [ISC Newsletter N° 89] ISCNS89TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]  

 

 
Gesto di cortesia di Stalin verso Hitler: consegna dei comunisti dalla Nkvd nelle mani della Gestapo PDF Stampa E-mail
BASCIANI Alberto MACCHIA Antonio SOMMELLA Valentina a cura; saggi di Eugenio DI-RIENZO Emilio GIN Ettore CINNELLA Angelantonio ROSATO Valentina SOMMELLA Alessandro VITALE Marek KORNAT Pirkko KANERVO Irena VAISVILAITE' Sandra CAVALLUCCI Massimo LONGO ADORNO Maurizio PASQUALETTI Giuliano CAROLI Alberto BASCIANI Milan RISTOVIC Emanuela COSTANTINI Stéphane COURTOIS Davide ZAFFI Roberto VALLE Federigo ARGENTIERI Antonio MACCHIA Stefano CAPRIO Pietro U. DINI, Il patto Ribbentrop-Molotov, l'Italia e l'Europa (1939-1941). Atti del convegno (Roma, 31 maggio  - 1 giugno 2012). ARACNE EDITRICE. ROMA. 2013 pag 450 8°  prefazione introduzione note notizie sugli autori, indice nomi; Collana Mappamondi, Direttore Luigi Vittorio FERRARIS, Comitato scientifico: Giuseppe BARBAGALLO Alberto BASCIANI Emanuela DEL-RE Rudolf DINU Luigi Vittorio FERRARIS Guido LENZI Mario Rino ME Valentina MELIADO' Ugo VOLLI. Alberto Basciani è ricercatore di Storia dell'Europa orientale presso l'Università degli Studi 'Roma Tre'. Antonio Macchia svolge attività di ricerca sull'Europa orientale e si occupa di Relazioni internazionali. Valentina Sommella è ricercatrice di Storia delle Relazioni internazionali presso l'Università degli Studi di Perugia; ['Dopo il patto Molotov-Ribbentrop, la spartizione della Polonia e la guerra d'inverno tra Urss e Finlandia, che fu tutt'altro che 'drôle' e provocò tra l'altro una crisi di sette mesi nei rapporti italo-sovietici, il 1940 rappresentò un anno di svolta. Nel mese di febbraio, Margarete Buber-Neumann fu trasportata in condizioni gravemente disagevoli da Karaganda a Brest Litovsk, in compagnia di una ventina di altri 'zek', tutti comunisti austriaci e tedeschi: giunti alla nuova frontiera sovieto-tedesca, si verificò ciò che ella aveva già intuito ma che si rifiutava ancora di credere, ossia la loro consegna alla 'Gestapo' (9). La sua descrizione di questo evento, ivi compreso il modo attonito in cui si mise a fissare la 'Totenkopf' stampigliata sopra la visiera del berretto dei nuovi carcerieri, da lei mai vista prima, è davvero un'epitome ineguagliata dell'intero XX secolo o perlomeno della sua prima metà. Come dice giustamente Victor Zaslavsky (10) nella prefazione al secondo libro di Margarete, di cui si tratterà in seguito e in cui è narrata questa vicenda, si trattava di un gesto unilaterale di cortesia da parte di Stalin verso Hitler, che quest'ultimo non poteva ricambiare forse solo per mancanza di un numero sufficiente di avversari di Stalin da consegnare alla NKVD, oppure - aggiungo io - per la difficoltà di identificare esattamente chi fosse un nemico di Stalin, dato che potevano esserlo tutti. Nel giro di qualche settimana, Gretchen con le altre donne del gruppo fu trasportata a Ravensbrück, il campo di lavoro femminile: li avrebbe stretto un'amicizia indimenticabile con Milena Jeszenská, la compagna di Franz Kafka, che quattro anni dopo le sarebbe morta quasi tra le braccia e alla quale avrebbe dedicato il suo libro forse più famoso (11)' (pag 379)] [(9) M. Buber-Neumann, 'Prigoniera...', cit, pp. 159 e ss.; (10) V. Zaslavsky, 'Margarete Buber-Neumann', cit.; (11) M. Buber-Neumann, 'Milena l'amica di Kafka', Milano, Adelphi, 1999, in particolare a p. 16 dove narra tra l'altro come «Già dal terzo giorno della mia permanenza a Ravensbrück, le prigioniere politiche tedesche mi avevano sottoposto a un interrogatorio perché sapevano che ero la compagna di Heinz Neumann e che non facevo mistero delle nostre amare esperienze nella Russia sovietica. Da momento che le comuniste di Ravensbrück avevano sulle altre detenute un grandissimo ascendente, il loro ostracismo ebbe l'esito desiderato: le prigioniere politiche mi evitavano come fossi affetta da una malattia contagiosa. La ceca Milena Jeszenská fu la prima prigioniera politica del campo di concentramento tedesco che non solo mi parlò, ma mi diede fiducia e credette in me»] [dal saggio di Federigo Argentieri, 'Testimoni e storici del patto Hitler-Stalin' ] [ISC Newsletter N° 89] ISCNS89TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]  

  

Leggi tutto...
 
La sua opera «darà alla borghesia, sul piano teorico, un colpo dal quale essa non si riprenderà più» PDF Stampa E-mail
MARX Karl ENGELS Friedrich; a cura di Giuseppe BEDESCHI, Lettere sul Capitale. LATERZA. BARI. 1971 pag VI 206 8°  nota del curatore, note, indice dei nomi; Biblioteca di cultura moderna. ['"Nella prima parte del volume, il lettore troverà una serie di importanti indicazioni di 'contenuto' e di 'metodo'. Per quanto riguarda le prime, egli potrà seguire lo sviluppo del pensiero di Marx su alcuni fondamentali problemi (per esempio sulla teoria della rendita fondiaria); così come troverà in queste lettere marxiane importanti riflessioni che l'Autore non arrivò ad inserire nel 'Capitale', per esempio sulla comune rurale russa e sul suo rapporto con lo sviluppo capitalistico. Per quanto riguarda le seconde, il lettore non potrà sottrarsi alla straordinaria suggestione che esercita il metodo di lavoro di Marx, fondato sullo studio di un'immensa, sterminata quantità di materiale (dalla letteratura storica e teorica alle statistiche e ai rapporti ufficiali) e teso a scoprire le leggi storiche 'specifiche' della formazione economico-sociale capitalistica (si veda qui l'importante lettera alla redazione della rivista russa «Otiecestvennye Zapiski», del novembre 1877, nella quale Marx mette energicamente in guardia contro chi vuol fare della sua opera il «grimaldello di una teoria storico-filosofica generale, la cui suprema virtù consiste nell'essere soprastorica»). Un altro elemento di suggestione che emerge da queste pagine, è la tensione politica e morale con cui l'Autore del 'Capitale' affronta i più ardui problemi teorici, nella convinzione, come egli dice in una lettera, che la sua opera «darà alla borghesia, sul piano teorico, un colpo dal quale essa non si riprenderà più». Nella seconda parte del volume, il lettore potrà seguire le vicende relative alla pubblicazione del 'Capitale', dalla «congiura del silenzio» con cui esso fu accolto all'inizio dagli ambienti scientifici ufficiali, fino al suo affermarsi in tutti i paesi del mondo come grande opera di scienza e come strumento rivoluzionario a un tempo" (pag V-VI, nota del curatore] [ISC Newsletter N° 89] ISCNS89TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]
  

 
'Tutti i grandi quotidiani, senza eccezione, sono in mano ai venditori di titoli azionari...' PDF Stampa E-mail
PANSA Giampaolo, Carte false. Peccati e peccatori del giornalismo italiano. RIZZOLI. MILANO. 1986 pag 277 8°  avvertenza indice nomi. ['Si può condividere ciò che ha scritto Ajello nelle sue 'Lezioni di giornalismo': «Di rado un "emergente" della vita finanziaria del paese si esime dall'esercitare un suo potere, spesso per tramiti molto indiretti, sulle redazioni: le sue azioni (magari poche di numero, ma adeguatamente ramificate) lo legittimano. Man mano che il Gotha economico s'infoltisce, i consigli d'amministrazione dei giornali si dilatano... Le proprietà diventano vivai di managers e tycoons. Non si fa tempo ad aggiornare il loro elenco che risulta già vecchio». Il risultato è descritto, in un'intervista a «Prima comunicazione», da Marco Borsa, giornalista economico incaricato di gettar le basi di un nuovo quotidiano economico-finanziario, «Italiaoggi»: «Tutti i grandi quotidiani, senza eccezione, sono in mano ai venditori di titoli azionari. Non ce n'è uno che non sia, in qualche misura, controllato da venditori di titoli, da chi vende titoli sul mercato finanziario. Non c'è una sola testata che sia, istituzionalmente, dalla parte dei compratori». Questa presenza dilagante di editori «impuri» moltiplica le difficoltà dei giornalisti. Anche di quelli politici, naturalmente, poiché ogni gruppo industriale, ogni finanziere, ha i suoi problemi di alleanza o di non belligeranza con quei semafori dei grandi affari che sono i partiti e i loro leader. Ma la difficoltà più pesante grava sulle spalle del giornalismo economico. Prima ancora del problema «inquinamento» o «corruzione», emerge, anzi, è già emerso un problema strutturale. Questo: gli oggetti dell'informazione-informazione economica sono ormai diventati i proprietari dell'informazione-informazione, ossia di tutta l'informazione. E il protagonista di una notizia o di un'inchiesta è sempre più spesso il datore o uno dei datori di lavoro del giornalista che ha l'incarico di scriverla, il padrone o uno dei padroni del giornale che (forse) la pubblicherà. Possono non approfittarne, gli editori «impuri»? Possono far finta di niente, anche quando la notizia da stampare, l'informazione (magari spiacevole) da pubblicare riguarda da vicino, o riguarda i loro soci, i loro alleati? Credo proprio di no' (pag 127-128)]  [ISC Newsletter N° 89] ISCNS89TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]
  

Leggi tutto...
 
<< Inizio < Prec. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 Pross. > Fine >>

Risultati 82 - 90 di 1679
spacer.png, 0 kB

Cerca nel sito

spacer.png, 0 kB
spacer.png, 0 kB
spacer.png, 0 kB