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La reazione dei leaders afro-americani all'immigrazione europa ed asiatica nel XIX e XX secolo PDF Stampa E-mail
YANS-McLAUGHLIN Virginia  a cura; saggi di Philip D. CURTIN Sucheng CHAN Charles TILLY Kerby A. MILLER Suzanne W. MODEL Alejandro PORTES Ewa MORAWSKA Samuel L. BAILY Virginia YANS-McLAUGHLIN Lawrence H. FUCHS Artistide R. ZOLBERG, Immigration reconsidered. History, Sociology, and Politics. OXFORD UNIVERSITY PRESS. NEW YORK. 1990 pag 342 8°  ringraziamenti, introduzione dell'autrice, note, notizie sui collaboratori. Virginia Yans-McLaughlin is Associate Professor of History at Rutgers University. She is the author of 'Family and Community: Italian Immigrants in Buffalo', 1880-1930' (1978). ['Even free blacks were passed over in favor of white immigrants for better jobs. In a typical nineteenth-century complaint, Frederick Douglass wrote, "Every hour sees the black man elbowed out of employment by some newly arrived immigrant whose hunger and whose color are thought to give him a better title to the place" (4). After emancipation, blacks began to move into skilled and semiskilled jobs. (...) For seventy years after the Civil War, when immigration to the United States expanded enormously, the Afro-American press and black leaders repeated the sentiments expressed by Douglass in 1853 and Washington in 1895 [Booker T. Washington, ndr] about immigrants' taking jobs that they thought should rightfully go to black Americans. The general attitude, as put by one writer in the 'Washington Colored American' in 1902, was that "Negro labor is native and should be preferred to that of the offscourings of Europe and Asia. Let America take care of its own" (9). From 1900 to 1935 the pages of Afro-American newspapers warned against Greek and Italian immigrants, who would steal jobs from black Americans, and especially against the Mexicans and Asians, who also were alleged to be unassimilable. Immigrants, said the 'Norfolk Journal and Guide' in 1928, were "crude, illiterate, and hopelessly unsympathetic with American institutions and ideals", and were "used to press us further down the economic ladder... in spite of our proved loyalty to America" (10). Black leaders and the Afro-American press leveled some of their harshest criticism at Asian and Mexican immigrants' (pag 295-296) [Quoted in Adrian Cook 'The Armies of the Streets: The New York City Draft Riots of 1863' (Lexington: University Press of Kentucky', 1974), p. 205; (9) Arnold Shankman, 'Ambivalent Friends: Afro-Americans View the Immigrant', Westport, Conn: Greenwood Press, 1982), p. 156; (10) Ibid. p. 50] [dal saggio di Lawrence H. Fuchs: 'The Reaction of Black Americans to Immigration' (pag 293-314)] ["Persino i neri liberi sono stati messi da parte a favore degli immigrati bianchi per un lavoro migliore. In una tipica denuncia del diciannovesimo secolo, Frederick Douglass scrisse: "Ogni ora vede il nero disoccupato viene sostituito nel lavoro da un immigrato appena arrivato la cui fame e il cui colore sono ritenuti tali da dargli un titolo migliore per il posto" (4). Dopo l'emancipazione, i neri iniziarono a trasferirsi in posti di lavoro qualificati e semi-qualificati. (...) Per settant'anni dopo la guerra civile, quando l'immigrazione negli Stati Uniti si espanse enormemente, la stampa afroamericana e i leader neri hanno ripetuto i sentimenti espressi da Douglass nel 1853 e da Washington nel 1895 [Booker T. Washington, ndr] sul fatto che gli immigrati prendessero i lavori che ritenevano dovessero giustamente andare ai neri americani. L'atteggiamento generale, come affermato da uno scrittore del "Washington Coloured American" nel 1902, sosteneva che "il lavoratore nero è nativo e dovrebbe essere preferito a quello di Europa e Asia. Lasciate che l'America si prenda cura di se stessa" (9). Dal 1900 al 1935 le pagine dei giornali afroamericani mettevano in guardia contro gli immigrati greci e italiani, che avrebbero rubato il lavoro ai neri americani, e in particolare contro i messicani e gli asiatici, che erano anche accusati essere non assimilabili. Gli immigrati, diceva il "Norfolk Journal and Guide" nel 1928, erano "rozzi, analfabeti e irrimediabilmente insensibili nei confronti delle istituzioni e degli ideali americani", ed "erano soliti spingerci più in basso nella scala economica ... nonostante la nostra provata lealtà verso l'America" (10). I leader neri e la stampa afroamericana hanno lanciato le critiche più dure nei confronti degli immigrati asiatici e messicani"] [ISC Newsletter N° 92] ISCNS92TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org] 
 

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La questione meridionale come si poneva negli anni Sessanta PDF Stampa E-mail
POZZANI Silvio, L'economia italiana: situazioni e problemi. EDIZIONI DI COMUNITA'. MILANO. 1961 pag XV 589 8°  prefazione di Gino LUZZATTO, introduzione: 'Le forme economiche del mondo moderno', note grafici tabelle cartine indice nomi (persone e società). ['Assai probabilmente accanto alle infrastrutture materiali bisognerebbe creare quelle spirituali e morali, allargare la prospettiva mentale di quello popolazioni (Mezzogiorno, ndr), guarirle dall'innegabile complesso di inferiorità di cui soffrono, togliere la cappa dei molti pregiudizi, impedire che siano i più volonterosi e i più capaci ad andarsene. Ma anche per queste cose ci si trova sempre di fronte ai soliti circoli viziosi. Manca l'occasione economica e perciò è scarso lo spirito di iniziativa, e perciò sfugge l'occasione economica. Per mutamenti più profondi Marx parlò di «un rovesciamento della prassi», di certo un rovesciamento di abitudini e di concezioni appare essenziale anche in queste regioni in cui i vincoli del passato e quelli della miseria hanno più che tenaci resistenze. Tuttavia, assurdo sarebbe chiedere che ciò avvenga attraverso la preventiva persuasione, c'è bisogno di fatti concreti per sviluppare la molla della azione. I fatti concreti dovevano e potevano essere la creazione delle infrastrutture, ma pare che non basti. Allora bisogna andare più a fondo, e ciò potrebbe essere fatto mediante una collegata e razionale azione degli organi locali con un accertamento alla base delle esistenti risorse materiali e con una prima catalogazione di quelle umane; occorrerà spingere la nascita di fattori altrove spontanei, ossia l'associazione, il rischio, e così via' (pag 483) [cap. 'Gli squilibri regionali'] [ISC Newsletter N° 92] ISCNS92TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org] 
  

 
Giacomo Matteotti: nel 1920 ci sono ancora scuole dell'Italia del nord con classi di 150 alunni... PDF Stampa E-mail
MATTEOTTI Giacomo, a cura di Stefano CARETTI, Sulla scuola. NISTRI-LISCHI. PISA. 1990 pag 268 8°  premessa di Luigi AMBROSINI, introduzione di Stefano CARETTI, nota al testo, note, appendice, indice nomi. ['Nella prima interpellanza ponevo il problema così: abbiamo una quantità enorme di scuole con orario sdoppiato, con classi perfino di 150 alunni; in una provincia che non è una provincia meridionale, ma del settentrione, abbiamo il 36 per cento delle scuole che hanno più di 70 alunni; il 10 per cento delle scuole di queste medesima provincia, ha più di 100 alunni; domando come gli insegnanti possano far lezione. Il ministro dell'istruzione, senatore Croce, giustificando la sua abolizione dell'ente per l'analfabetismo, dice: noi aboliamo l'ente per l'analfabetismo, perché vogliamo risalire alle radici ed allargare la scuola elementare. Mi pare che in questo modo non si faccia né l'uno né l'altro. Nella provincia che ho accennato, su 515 scuole, più di 200 hanno orario sdoppiato, quindi dovrebbero esserci 200 nuove scuole. Invece ci viene l'annunzio del senatore Croce che forse potremo fare 2000 scuole; ma stiamo ancora studiando. Immaginate quanto tempo bisogna ancora aspettare prima che questi studi siano compiuti e si tratta di problemi urgentissimi che non importano altro che una spesa di 50 milioni all'anno. Io mi meraviglio come questa somma non si possa trovare quando si tratta dell'istruzione elementare, della cosa più elementare che ci sia; insegnare a leggere e scrivere al popolo anche per potere dare sfogo all'emigrazione per gli Stati Uniti, che si è detto che è l'unica valvola per evitare disordini. In quest'anno 1920 fa pietà domandare la istituzione di scuole elementari, fa pietà affermare che vi siano riuniti in alcune classi più di 150 alunni con un solo maestro. Questo per la prima interrogazione, per la quale mi dichiaro insoddisfatto. Vengo ora alla seconda interrogazione, quella degli edifici scolastici che è materia più grave e più complessa, perché importa una spesa maggiore' (pag 154)] [ISC Newsletter N° 92] ISCNS92TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]
  
 
 

 
Al tempo di Balzac non esisteva una sociologia descrittiva: c'era il romanziere PDF Stampa E-mail
BALZAC Honoré de, I piccoli borghesi. L'UNITA' - EINAUDI. TORINO. 1992 pag 199 16°  nota introduttiva di Italo CALVINO, traduzione di Luciano TAMBURINI; Collana Centopagine. ['La fortuna dell'epiteto «piccolo borghese», diventato oggi ossessivo e logorato dall'uso, comincia certamente allora, sotto la «monarchia borghese» di Luigi Filippo (1830-48). E' allora che s'afferma tra i borghesi la coscienza di essere una classe che ha vinto la sua battaglia, e insieme la necessità di stabilire delle distinzioni interne al proprio universo. E come se al senso del trionfo s'accompagnasse quello d'una decadenza già in atto, e una nostalgia di valori perduti. Fin dal titolo, 'Les Petits Bourgeois' si presenta come uno dei tasselli de 'La Comédie humaine' di più dichiarata intenzione sociologica (Il titolo, e l'idea di farne uno studio «di gruppo» da inserire nelle 'Scènes de la vie parisienne', vennero a Balzac in un secondo momento; dapprima pensava di centrare il romanzo sul personaggio femminile e di farne una delle 'Scènes de la vie privée'). Quando oggi pensiamo alla densità d'informazione sociologica che il romanzo ottocentesco convoglia (quello balzacchiano in particolare), viene naturale un discorso omologo a quello che si fa a proposito della fotografia e della pittura, cioè a dire: «a quel tempo non esisteva una sociologia descrittiva e perciò il romanziere s'assumeva quella funzione, che oggi invece trova tanti altri canali: giornalismo, cinema...». Ebbene, le cose non stanno affatto in questi termini: a quell'epoca la società era avida di conoscersi e di descriversi forse ancor più di adesso, e questo bisogno era servito da una molteplicità di strumenti, soprattutto da una pubblicistica a dispense come le varie «fisiologie» ('Physiologie de l'Employé', 'Physiologie de l'Homme de Loi', 'Physiologie du Prêtre' ecc., 1840-42) o da serie di volumi di gran formato come 'Les Français peints par eux-mêmes' (rassegna di tipi caratteristici della città, i cui capitoli si chiamavano «monografie» o «fisiologie» da lui scritte, passano poi nei suoi romanzi. D'altra parte, Balzac operava «in concorrenza» coi romanzieri di maggior successo popolare, che sfruttavano anch'essi lo stesso territorio. Basi pensare ai 'Mystères de Paris' di Eugène Sue che esplora soprattutto i bassifondi della società e al ciclo di Monsieur Prudhomme, personaggio creato da Henri Monnier, prima bonaria caricatura di quello spirito borghese che troverà una quindicina d'anni dopo il suo castigatore più amaro in Flaubert. E' appunto sulle orme di Monnier, del cui successo era geloso, che Balzac scrisse prima 'Les Employés' (1838), poi cominciò con 'Les Petits Bourgeois' (1843), dove ritornano alcuni dei personaggi quindici anni dopo' [nota introduttiva di Italo Calvino] (pag III-IV)] [ISC Newsletter N° 92] ISCNS92TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]  
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1935-36. La riduzione dell'autonomia operativa di Bankitalia nel campo del governo della moneta PDF Stampa E-mail
COTULA Franco SPAVENTA Luigi   a cura, collaborazione di Sergio CARDARELLI Paolo GAROFALO Cosma ONORIO GELSOMINO dell'Ufficio Ricerche della Banca d'Italia, La politica monetaria tra le due guerre, 1919-1935. EDITORI LATERZA. BARI. 1993 pag VIII 971 8°  presentazione di Carlo Azeglio CIAMPI abbreviazioni introduzione dei curatori (pag 1-248) premessa tabelle grafici note appendici 1,2,3 a cura di Sergio CARDARELLI, Opere citate nell'Introduzione e nelle Appendici, Documenti, avvertenze (lettere, memorie, dichiarazioni, appunti ecc.); Appendice statistica di Franco COTULA e Paolo GAROFALO, cronologia, Ministri responsabili dei dicasteri economici, Consiglio superiore e direzione della Banca d'Italia, Biografie dei personaggi citati, indice cronologico e sintesi dei documenti, indice nomi, indice enti e istituzioni, indice analitico argomenti; Collana Storica della Banca d'Italia, comitato di coordinametno: Paolo BAFFI Guido CARLI Carlo Azeglio CIAMPI Pierluigi CIOCCA Franco COTULA Antonio FINOCCHIARO Giorgio SANGIORGIO, consulente scientifico per la serie documenti Carlo M. CIPOLLA. ['La guerra etiopica accresce notevolmente il fabbisogno statale: gli effetti, anche psicologici, della conversione del 1934 rendono però molto difficile emettere nuovi titoli sul mercato; inoltre, la graduale riduzione dei tassi sui buoni fruttiferi postali inaridisce questa fonte di finanziamento del Tesoro. Al fine di ristabilire le condizioni ordinate sul mercato dei Titoli e riaprire questo canale di finanziamento viene escogitata una operazione di riconversione: viene emessa una nuova rendita 5 per cento a 95 lire, che è sottoscrivibile, oltre che in contanti, con il redimibile 3,50 per cento emesso l'anno prima, accettato al prezzo di 80 lire. (...) Cruciali per la politica monetaria e per l'autonomia della Banca sono le richieste di Thaon di Revel che le anticipazioni ordinarie al Tesoro siano «da farsi dalla Banca senza più limiti di somma» e che il Tesoro sia esonerato dall'obbligo di lasciare una dotazione permanente di 50 milioni come fondo minimo di cassa per il disimpegno del servizio di tesoreria. Abolendo questo fondo minimo permanente, il conto corrente di tesoreria può divenire passivo poiché non viene previsto un vincolo allo sbilancio a debito del Tesoro, il fabbisogno statale può immediatamente riflettersi in un aumento del ricorso del Tesoro alla Banca. Il finanziamento monetario del Tesoro può essere ulteriormente accresciuto con il ricorso alle anticipazioni straordinarie «senza più limiti di somma». Queste richieste del ministro delle Finanze giungono in una situazione nella quale, superato dalla metà del 1934 il periodo della deflazione, il problema monetario dominante per la Banca d'Italia è divenuto quello di controllare le spinte all'aumento dei prezzi». Alla fine del 1935 il conto corrente di tesoreria, dopo un quindicennio nel corso del quale i saldi a credito del Tesoro erano stati normalmente elevati, va in rosso. Importanti, sia per i riflessi economici sia perché rivelano il mutamento dei rapporti tra il Governo e la Banca, sono anche le richieste di Thaon di Revel di attribuire un maggiore compenso allo Stato quale corrispettivo della concessione del privilegio dell'emissione e di ridurre gli oneri del Tesoro sulle anticipazioni concesse dalla Banca e sul saldo debitore del conto corrente per il servizio di tesoreria provinciale. (...) Bisognerà attendere il 1948 perché sia nuovamente posto un limite di legge allo sbilancio a debito del Tesoro nel conto corrente per il servizio di tesoreria e siano vietate le anticipazioni straordinarie al Tesoro senza apposito provvedimento legislativo: verranno così ripristinate alcune delle condizioni necessarie per l'autonomia operativa della Banca nel campo del governo della moneta' (pag 204-205-206)] [ISC Newsletter N° 92] ISCNS92TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]  
  

 
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