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Leadership politica americana, esercito e "sindrome del Vietnam" PDF Stampa E-mail
WIEST Andrew, La guerra del Vietnam. OSPREY - RBA IITALIA. MILANO. 2011 pag 96 8°  introduzione, cronologia, foto illustrazioni cartine riquadri, bibliografia, indice nomi argomenti località; 'Le guerre contemporanee. Gli eserciti, gli armamenti, le scelte cruciali. ["Dopo il 1973, la leadership politica del paese e l'efficienza dell'esercito vennero messi in discussione. Gli effetti di questa sfiducia generale furono noti come "sindrome del Vietnam". I leader nazionali erano cauti nell'usare i potere militare americano oltreoceano per timore che il conflitto che ne poteva derivare si trasformasse in "un altro Vietnam". Nel 1983 il presidente Ronald Reagan avviò l'invasione della piccola isola di Grenada, in parte anche per far riacquistare fiducia alla nazione e all'esercito. Quando i soldati ritornarono da Grenada, la nazione e l'esercito li ricoprirono di lodi (...). Ma i vero test della sindrome del Vietnam si ebbe durante la guerra del Golfo del 1991. Il presidente Bush temeva che gli americani non avrebbero tollerato un numero elevato di vittime e che la guerra si protraesse altrettanto a lungo di quella del Vietnam. La campagna era guidata dai generali Norman Schwarzkopf e Colin Powell, entrambi veterani del Vietnam. La precedente esperienza aveva insegnato loro che bisognava entrare in guerra con una forza schiacciante, raggiungere obiettivi conseguibili e uscire dal conflitto. E infatti la guerra del Golfo fu rapida e spietata, ma anche di portata limitata, il che era dovuto principalmente allo spettro ancora latente rappresentato dalla guerra nel Vietnam. Esultando per la vittoria, il presidente Bush dichiarò: "Se Dio vuole, ci siamo liberati una volta per tutte della sindrome del Vietnam!". Ma gli avvenimenti successivi dimostrarono l'opposto. Molti americani erano contrari allo schieramento di forze USA in Kosovo, nel timore che la guerra si protraesse troppo a lungo. Anche in seguito agli attacchi terroristici al World Trade Center dell'11 settembre 2001, molte erano le domande che ci si poneva riguardo alla guerra al terrorismo. Sarà un "nuovo Vietnam?" E se sarà così, gli Stati Uniti troveranno la volontà di proseguire la guerra fino alla vittoria finale? Il Vietnam, quindi, esercitava ancora un gran peso nell'opinione pubblica e nella politica" (pag 89-90)] [ISC Newsletter N° 94] ISCNS94TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]  
  

 
'La stampa è imbavagliata... e così va a ruba l'"Osservatore romano", il "giornale dei preti"' PDF Stampa E-mail
INNOCENTI Marco, L'Italia del 1940. Come eravamo nel primo anno della guerra di Mussolini. MURSIA. MILANO. 1996 pag 197 8°  introduzione, bibliografia, indice nomi; Collana GUM Testimonianze. Marco Innocenti è nato a Milano nel 1946. Giornalista professionista, è responsabile del settore esteri del Sole 24 Ore (1996). Studioso di attualità politica internazionale e di storia contemporanea, ha già pubblicato 'Atlante politico' (1978), 'Le guerre degli anni Settanta' (1981), 'Le guerre degli anni 1980' (1988), 'I gerarchi del fascismo' (1992), 'L'Italia nel 1943' (1993), 'L'Italia nel 1945' (1994), 'L'Italia de dopoguerra, 1946-1960' (1995). ['La stampa è imbavagliata, è fatta di silenzi e di verità alterate, il suo potere è pilotato e condizionato dal ministero della Cultura popolare, una macchina ben oliata, una delle armi più poderose del regime. Il Minculpop controlla stampa, radio, teatro, cinema e turismo; stabilisce la linea che i giornali devono seguire, sceglie i direttori, indica i giornalisti da assumere o da licenziare, dirama opportune note di servizio, le famose veline. I giornali devono essere «organi di ardente propaganda dell'italianità e del regime, improntati a ottimismo, fiducia e sicurezza nell'avvenire»; devono offrire l'immagine di un'Italia operosa, tranquilla, protetta dal Duce e dai gerarchi in perpetua veglia, devono dare prova di «sensibilità fascista». Quindi niente delitti e suicidi, niente scandali e disastri, niente epidemie e alluvioni, niente fotografie di mostri o di belle donne poco vestite, di fatti di sangue o di tragedie passionali. Gli italiani che comprano i quotidiani vi trovano pochissima cronaca nera, nessun fatto che «possa turbare l'opinione pubblica», molta cronaca bianca, che dovrebbe essere formativa ed educativa, molta cronaca politica, che ci si è ormai abituati a saltare insieme con i commenti, e una buona terza pagina, che trabocca nella quinta, con articoli, saggi, racconti, corsivi ed elzeviri. Molto sport e spettacolo, ottimi ami per i lettori svogliati. E poi quelle notizie spicciole, in corpo piccolo e con titoli a una o due colonne, che qualcosa, in mezzo a pagine dedicate ai fasti del regime, ai lettori sanno offrire. Se guadagna in essenzialità, la stampa perde in completezza e, soprattutto, subisce l'inevitabile aggressione delle veline. L'informazione è parziale, la partigianeria delle opinioni troppo scoperta e così, proprio nell'estate del 1940, va a ruba l'«Osservatore romano», il «giornale dei preti», considerato l'unica fonte attendibile sulla guerra' (pag 125-126)] [ISC Newsletter N° 94] ISCNS94TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]  
  
  

 
Tet: 'una vittoria sul campo, ma una sconfitta per l'opinione pubblica americana' PDF Stampa E-mail
ARNOLD James R., L'offensiva del Tet. I vietcong all'attacco. RBA ITALIA. MILANO. 2011 pag 95 8°  ringraziamenti, nota dell'editore, cronologia, foto, illustrazioni, cartine, bibliografia, indice nomi argomenti località; 'Guerre contemporanee. Gli eserciti, gli armamenti, le scelte cruciali'.  ['Nei precedenti venticinque anni, sembrava essere diventata un'abitudine per gli americani quella di sostenere il ruolo di vittime di attacchi nemici a sorpresa. Pearl Harbor, il passo di Kasserine, l'offensiva delle Ardenne e l'intervento cinese sul fiume Yalu erano tanti tutti eventi che li avevano colti alla sprovvista. La violenza sincronizzata dell'Offensiva del Tet fu uguagliata forse da quella tedesca nelle Ardenne. Di tutti questi attacchi a sorpresa, solo l'Offensiva del Tet conseguì risultati decisivi. Eppure, secondo una valutazione strettamente militare, il Tet fu un grandioso successo degli alleati. Il prezzo pagato dagli americani fu di circa 4000 americani uccisi o feriti, mentre tra i soldati dell'ARVN se ne contarono tra i 4000 e gli 8000; dal canto loro, i comunisti ebbero tra i 40.000 e i 50.000 morti sul campo, e, cosa più importante, un gran numero di combattenti e contingenti locali insostituibili dei vietcong erano morti. In sostanza, il nemico aveva concentrato le proprie forze di cui, tuttavia, una gran parte era stata decimata dalla potenza di fuoco americana. Questo successo sul campo venne offuscato dalle conseguenze politiche dell'Offensiva del Tet, ben più importanti. Ciononostante, il Tet rientrava nel record imbattuto messo a segno dai soldati americani che, tra il 1965 e il 1973, non persero una sola battaglia importante. Come osserva Douglas Pike, uno dei pochi esperti che hanno studiato e compreso i vietcong e i nordvietnamiti: "Se la guerra del Vietnam fosse stata di tipo convenzionale, se fosse stata decisa sulla base delle guerre del passato, sarebbe terminata già nei primi sei mesi del 1968 con la sconfitta delle forze comuniste". E effettivamente, il modo in cui l'opinione pubblica percepì la battaglia sbalordì molti veterani americani. In piedi accanto ai cadaveri dei nemici ammucchiati come cataste di legna fori dal quartier generale della sua unità, un ufficiale di cavalleria commentava sorpreso: "Con nostro grande stupore nelle settimane che seguirono, nessuno rese noto questa impresa descrivendola come una vittoria sul campo di battaglia. Anzi leggevamo che eravamo stati sconfitti!". È importante ricordare che gli strateghi comunisti avevano messo a punto l'offensiva più per suscitare impressione sudvietnamiti che sull'opinione pubblica americana. Un generale nordvietnamita, Trail Do, commentò dopo la guerra: "Non abbiamo conseguito il nostro obiettivo principale, cioè quello di spingere la popolazione all'insurrezione in tutto il Sud. Eppure abbiamo inflitto al nemico molte perdite... Quanto a creare un forte impatto negli Stati Uniti, questo non era nostra intenzione, ma il risultato ci è stato propizio' (pag 87-88)] [ISC Newsletter N° 94] ISCNS94TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]  
  

 
L'eugenetica in Germania e negli Stati Uniti. I rapporti amichevoli tra eugenetisti dei due paesi PDF Stampa E-mail
PATTERSON Charles, Un'eterna Treblinka. Il massacro degli animali e l'Olocausto. EDITORI RIUNITI. ROMA. 2003 pag XIII 321 8°  introduzione dall'edizione italiana di Massimo FILIPPI, prefazione di Lucy Rosen KAPLAN, note, bibliografia, ringraziamenti, indice nomi; Collana Primo piano. Volume in memoria di Isaac Bashevis Singer (1904-1991). Charles Patterson ha studiato alla Columbia University alla International School for Holocaust Studies a Gerusalemme. È stato collaboratore della rivista 'Martyrdom and Resistance' he ha svolto attività di revisore per diversi libri e film sull'Olocausto. Tra i suoi libri: 'Anti-Semitism: The Road to the Holocaust and Beyond' (1982), 'The Civil Rights Movement' (1995). ['Gli scienziati tedeschi restarono impressionati dai progressi compiuti dall'eugenetica americana. Nel 1912, di ritorno dal Primo congresso internazionale di eugenetica di Londra, Alfred Ploetz, fondatore dell'eugenetica tedesca, aveva dichiarato al 'Berliner Tageblatt', uno dei principali quotidiani tedeschi, che gli Stati Uniti erano i leader mondiali indiscussi nel campo dell'eugenetica. L'anno seguente, un altro importante eugenetista tedesco elogiò il «deciso e risoluto» popolo americano: «Dopo aver riconosciuto l'importanza dell'ereditarietà nel determinare i tratti mentali e fisici dell'intera popolazione, non esita a passare dalla riflessione teorica a un'energica azione pratica e a mettere in atto una legislazione che porterà al miglioramento della razza» (27). Negli anni successivi alla prima guerra mondiale, l'eugenetica si radicò profondamente nei circoli medici e scientifici tedeschi, dove divenne nota con il nome di «igiene razziale». Nel 1920, due rispettati professori universitari - Karl Binding, professore di diritto con numerose pubblicazioni al suo attivo, e Alfred Hoche, professore di psichiatria con una specializzazione in neuropatologia - pubblicarono 'Die Freigabe der Vernichtung lebensunwurten Lebens' (Autorizzazione alla distruzione della vita che non merita di essere vissuta). Affrontand la questione dei pazienti ricoverati i due studiosi sostenevano che la legge tedesca avrebbe dovuto permettere l'eliminazione pietosa dei pazienti 'lebensunwert' («non meritevoli di vita»), di quei soggetti cioè che soffrivano di «demenza incurabile», le cui vite «senza scopo» costituivano un peso per i loro parenti e per la società (38). I termini utilizzati per descrivere tali soggetti («zavorra umana», «semiumani», «umanità difettosa», «mentalmente morti» e «gusci di esseri umani») divennero in seguito parte della terminologia nazista (29). Hoche non accettava il principio tradizionale secondo il quale i medici non devono nuocere, tanto da respingere il giuramento di Ippocrate, considerato un «giuramento per medici d'altri tempi». Egli esaltava il valore didattico dell'eliminazione dei pazienti con handicap mentali, perché i loro cadaveri avrebbero offerto nuove opportunità alla ricerca scientifica, specialmente a quella sul cervello. Dopo la prima guerra mondiale, che vide americani e tedeschi su fronti opposti, Charles Davenport guidò il tentativo di riportare gli eugenetisti tedeschi all'interno del movimento eugenetico internazionale. I rapporti tra eugenetisti americani e tedeschi tornarono a svilupparsi su un piano amichevole nel 1925, quando la Germania rientrò a far parte del movimento eugenetico internazionale (30). Le riviste eugenetiche tedesche riportavano regolarmente gli sviluppi dell'eugenetica negli Stati Uniti, specialmente i progressi che gli americani stavano facendo nel tradurre le teorie razziali in leggi a supporto della sterilizzazione, della segregazione razziale e delle restrizioni all'immigrazione. Fritz Lenz spiegò, quasi a volersi giustificare, che la Germania era rimasta indietro rispetto agli Stati Uniti in termini di legislazione eugenetica, in quanto «i tedeschi sono più portati alla ricerca scientifica che alle attività pratiche di governo». A partire dagli anni Venti, le fondazioni americane fornirono un consistente supporto finanziario alla ricerca eugenetica in Germania. La Rockefeller Foundation, di gran lunga la principale fonte di finanziamento, sostenne la ricerca dei maggiori eugenetisti tedeschi e fondò e finanziò l'Istituto di psichiatria Kaiser Wilhelm, l'Istituto di antropologia, eugenetica ed ereditarietà umana Kaiser Wilhelm e altre importanti istituzioni scientifiche tedesche. Durante la Repubblica di Weimar, gli eugenetisti tedeschi espressero la loro ammirazione per i risultati raggiunti dall'eugenetica americana e misero in guardia sul rischio che, se i tedeschi non avessero fatto progressi, l'America sarebbe diventata l'indiscusso leader mondiale in campo razziale' (pag 96-97) [(27) Stefan Kühl, 'The Nazi Connection Eugenics, American Racism and German National Socialism', New York, Oxford University Press, 1994, p. 13; (28) Henry Friedlander, Origins, cit, pag 14-16, trad. it. 'Le origini del genocidio nazista', Roma, Editori Riuniti, 1997; i29) Eugen Kogon, Hermann Langhbein, Adalbert Ruckerl (a cura), 'Nazi Mass Murder. A Documentary History of the USe of Poison Gas', New Haven, Yale University Press, 1993, p. 13]; (30) Kühl, Nazi Connection, cit., p. 19. Per ulteriori notizie sul movimento eugenetico americano dopo la prima guerra mondiale, vedi Barry Mehler, "A History of American Eugenics Movement, 1921-1940', tesi di dottorato, University Illinois, 1988] [ISC Newsletter N° 94] ISCNS94TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]  
   

  

 
Rivoluzione francese: un manuale popolare di educazione repubblicana PDF Stampa E-mail
BURSTIN Haim, Rivoluzionari. Antropologia politica della Rivoluzione francese. EDITORE LATERZA. ROMA BARI. 2016 pag 313 8°  introduzione, note, indice nomi; Collana Storia e società.  Haim Burstin è professore di Storia moderna presso l'Università di Milano-Bicocca. Specialista di storia della rivoluzione fracnese ha condotto gran parte delle sue ricerche sulla Parigi rivoluzionaria. Tra le sue pubblicazioni: 'Le Faubourg Saint-Marcel à l'époque revolutionnaire. Structure économique et composition sociale' (1983), 'L'invention du sans-culotte. Regard sur le Paris révolutionnaire' (2005). ['Molto si è insistito sul ruolo dell'emulazione all'interno del complesso sistema di educazione civica che la rivoluzione non cessa di produrre. Infatti quando la pratica dell'eroizzazione si fa pedagogia, può diffondersi in modo ancor più capillare: diventare cioè un messaggio destinato a raggiungere ampi settori della popolazione e soprattutto l'infanzia, nei cui confronti l'educazione morale e civica diventa per i rivoluzionari un obiettivo strategico. Uno degli esempi più significativi è costituito dal 'Recueil des actions héroïques et civiques des républicains français', ad opera di Léonard Bourdon. Si tratta di un'antologia di fatti minuti di eroismo o casi di condotta moralmente e civicamente esemplari, pubblicati periodicamente dalla Convenzione per farne un manuale ad uso dei fanciulli nelle scuole della repubblica. Questa raccolta, di cui non ripercorreremo qui la storia, raggiunge la straordinaria tiratura di 150.000 copie. Si tratta di un genere letterario molto antico; la tecnica degli 'exempla' - aneddoti di atti meritori da additare al pubblico - ricorre infatti nelle vite dei santi o nei sermoni dei predicatori medievali e - come ricorda Dominique Julia - è di uso corrente nella pedagogia dell' 'ancien régime'. La pratica di indicare ai fanciulli dei comportamenti eroici e virtuosi da imitare è dunque funzionale e collaudata. L'idea di raccogliere questi racconti viene espressa esplicitamente dalla Convenzione nel settembre 1793 e poi tenacemente perseguita. Il 'Recuil' presentato da Bourdon diventa quindi un manuale popolare di educazione repubblicana, destinato a essere letto obbligatoriamente nella scuola pubblica, ma anche il decadì nelle assemblee popolari, a conferma dell'interpretazione larga che davano i rivoluzionari del concetto di educazione' (pag 126-127)] [ISC Newsletter N° 94] ISCNS94TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]
  

 
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