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Il collasso dell'economia mondiale era la prova che l'autoregolazione del mercato non funzionava PDF Stampa E-mail
HANDLIN Oscar HANDLIN Mary F., Storia della ricchezza degli Stati Uniti. Dalla società coloniale alla società affluente. BUR - BIBLIOTECA UNIVERSALE RIZZOLI. MILANO. 1978 pag 360 16°  introduzione bibliografia ragionata (pag 343-352) indice nomi; traduzione di Bruno CARTOSIO; Collana Bur. Oscar Handlin (NY, 1915) insegnante ad Harvard, si è dedicato alla storia sociale degli Stati Uniti, Ha vinto un premio Pulitzer (1952). Mary F., la moglie, ha scritto un libro di storia sociale sulla storia della famiglia americana. ['Il nazionalismo economico e il collasso dell'economia mondiale erano le prove che i vantato meccanismo di autoregolazione, nel quale milioni di persone avevano una volta creduto, ora non riusciva ad adattare il sistema produttivo ai cambiamenti di situazione. Per tutti gli anni '20, alcuni uomini d'affari, politici ed economisti, continuarono ad andare a tastoni in cerca di strumenti per mettere in ordine l'economia. Questi deboli tentativi giunsero ad una fine improvvisa nel 1929. Nel decennio che seguì, l'attenzione si focalizzò sulla ripresa della depressione e sulla riforma degli abusi che avevano condotto ad essa. Ma ogni tentativo di riparare il motore per cercare di farlo funzionare di nuovo, sollevava la questione irrisolta se fosse o no necessario un nuovo modello. Nel 1939, gli sforzi del New Deal non avevano riportato la prosperità; né avevano introdotto un nuovo ordine economico. Pur brancolando nella determinazione di fare qualcosa, l'amministrazione Roosevelt aveva però iniziato a creare il meccanismo di guida che sarebbe stato impiegato in seguito. Molti osservatori avevano anticipato chiaramente che il 'boom' postbellico avrebbe condotto ad un panico finanziario e poi alla depressione. La prosperità degli anni '20 non aveva affatto raggiunto tutti quanti negli Stati Uniti; e l'espansione febbrile che, per il momento, aveva portato un guizzo di apparente vigore a importanti settori dell'agricoltura e dell'industria, li aveva in realtà indeboliti. Inoltre, l'alternarsi di periodi buoni e cattivi, dal punto di vista della teoria economica convenzionale, rientrava nella norma. Gli affari si muovevano continuamente all'interno di cicli di 'boom' e di depressione, per cui l'esuberante attività economica degli anni '20 era un sicuro presagio del declino che stava sopravvenire, esattamente come nel passato; e come nel passato, la caduta avrebbe portato ad una crescita ancora più grande. L'idea corrente era anche che tali alternanze aumentavano l'efficienza, eliminando i produttori marginali e rafforzando così l'intero sistema. (...) Il declino seguente al 1929, comunque, non arrivò fino al ventre dell'onda per poi risalire verso il colmo. Per un decennio l'economia mantenne lo stesso corso depressivo; né i metodi dell'amministrazione Hoover, né le riforme del New Deal invertirono le tendenze' (pag 274-275)] [ISC Newsletter N° 92] ISCNS92TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]  
  

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Il fallimento del piano tedesco: solo una parte di responsabilità ricade su Moltke PDF Stampa E-mail
RUSCONI Gian Enrico, L'azzardo del 1915. Come l'Italia decide la sua guerra. IL MULINO. BOLOGNA. 2005 pag 199 8°  introduzione: 'La "nostra guerra": l'analisi politica oltre le memorie' note indice nomi; collana Intersezioni. Gian Enrico Rusconi insegna scienza politica nella facoltà di Scienze politiche dell'Università di Torino (2005). Con il Mulino ha pubblicato 'Rischio 1914' (1987) e altri volumi. ['Una parte di responsabilità ricade anche su Moltke, ma l'idea che il piano Schlieffen sia stato travisato e tradito da lui, così da bruciare sulla Marna una sicura vittoria tedesca, è una leggenda. A torto Moltke è stato presentato come un militare incapace e nevrotico, un pessimista culture di teosofia. Certo, non ha la quasi ascetica professionalità del so predecessore, ma non è neppure l'incompetente dalla psicologia labile quale è descritto da una certa letteratura anni venti e trenta. Moltke è un uomo travolto da una responsabilità che trascende la sua persona. Non dimentichiamo che l'impresa di guerra della Germania nell'agosto 1914 risponde alla mentalità dell'intero militare che si identifica nel mitico Schlieffen. Non è il pessimismo cosmico di Moltke ad accelerare i tempi della mobilitazione facendo precipitare irreversibilmente la crisi. Assai più risoluto di lui a scatenare il conflitto è l'influente ministro della guerra. Erich von Falkenhayn, che è un freddo tecnico della guerra che prenderà il posto di Moltke dopo la sconfitta della Marna e guiderà l'esercito tedesco nel periodo critico tra l'autunno 1914 e la primavera 1915. Accogliendo la lezione di Schlieffen, Moltke e il vertice militare tedesco, salvo poche eccezioni, condividono l'assunto che la battaglia decisiva vada cercata in occidente contro la Francia. Gli elementi di novità che sono introdotti nella stesura originaria del piano Schlieffen mirano a ridurre l'aleatorietà di uno sbilanciamento eccessivo sull'ala destra, con il pericolo che questa possa essere addirittura tagliata fuori da una mirata e riuscita controffensiva francese. Il rafforzamento dell'ala sinistra tedesca (in Lorena e Alsazia) sventa questa eventualità, aprendo addirittura la possibilità di muoversi chiudendo anche da est il cerchio attorno ai francesi. (...) Insomma le misure innovative introdotte da Moltke non vanno considerate semplicemente come un indebolimento del piano originario ma il tentativo di correggerne alcuni punti deboli, di cui Schlieffen era consapevole' (pag 75-76)] [ISC Newsletter N° 92] ISCNS92TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]  
  



                                                                                                                                                           
 
Trotsky, inviato nei Balcani nel 1912, racconta della brutalizzazione della guerra PDF Stampa E-mail
IVETIC Egidio, Le guerre balcaniche. IL MULINO. BOLOGNA. 2006 pag 189 8°  introduzione, cronologia, letture consigliate, cartine, indice dei nomi, Universale Paperbacks Il Mulino. Egidio Ivetic insegna Storia dell'Europa orientale nell'Università di Padova. ['La Tracia non fu meno testimone di brutalità. I villaggi nei dintorni di Adrianopoli erano abitati da turchi e bulgari. La parte turca degli abitati fu completamente distrutta, gli uomini uccisi, le donne violentate. L'avanzata bulgara causò un esodo massiccio di turchi; i cristiani, cioè i bulgari e i greci, che rimasero nelle cittadine occupate, segnarono con le croci le porte dei domicili, per essere risparmiati. Quanto subito dalle famiglie turche, si sarebbe ritorto, con altrettanto orrore, su quelle bulgare solo nove mesi dopo. La rotta dell'esercito e lo sgretolamento dello stato ottomano nella Turchia europea avevano lasciato gli abitanti musulmani in balia delle forze d'occupazione. Molti, tuttavia, erano scappati in anticipo; sia i bulgari sia i serbi e i greci trovarono i villaggi semiabbandonati, ciò non toglie che ai rimasti, intere comunità di disperati, fu riservato il calvario. Si ebbero eccidi a seguito dell'avanzata serba in Macedonia e in Kosovo; e per quanto poco documentati da osservatori esterni, essi non furono meno efferati. A Skopie e nei dintorni, sia le bande dei miliziani macedoni e dei 'cetnici' serbi sia le truppe regolari serbe si scagliarono contro i musulmani, turchi, e albanesi; si parla addirittura di 5.000 albanesi uccisi in quella zona. Lev Trockij, inviato nei Balcani del quotidiano 'Kievskaja Misl', riporta la testimonianza di un ufficiale serbo, sconvolto da quanto visto: interi gruppi di albanesi che supplicavano pietà e che furono sgozzati. Altre testimonianze inviate dai soldati al giornale del partito socialista serbo narrano di che cosa stava succedendo, nel Kosovo, dove la popolazione musulmana e albanese dei villaggi misti era stata massacrata, comprese donne e bambini. Si parla esplicitamente di orrore. I racconti delle mutilazioni di labbra, di nasi e di orecchie fatte da alcuni montenegrini sui prigionieri ottomani, come 'souvenir', ricorrono, quasi come luoghi comuni, nella coeva letteratura sulle guerre balcaniche. L'arcivescovo cattolico di Skopje, Lazer Mjeda, scrisse nelle sue relazioni alla Santa Sede dei massacri fatti dai 'cetnici' e dai militari serbi e montenegrini in vari villaggi, e poi a Djakovica, Gjilan e Prizren; secondo il prelato, furono forse 25.000 gli albanesi uccisi nel 'vilayet' del Kosovo. Questo dato, 20-25.000 vittime, rimane discutibile e assai difficile da verificare. Non ci furono comunque solo atrocità; diversi sono i casi in cui le truppe serbe trattarono con i clan albanesi mentre procedevano verso meridione e l'Adriatico' (pag 94-95)] [ISC Newsletter N° 92] ISCNS92TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]

  

 
L'economista M.I. Tugan-Baranowsky sulla crisi economica industriale del 1857 PDF Stampa E-mail
BOUDIN Louis B., Il sistema teorico di Marx. NAPOLEONE EDITORE. ROMA. 1973 pag 325 8°  introduzione di Andrea IOVANE, prefazione, note appendice I: 'La concezione materialistica della storia e l'idealismo pratico'; II. 'La concezione materialistica della storia e l'individuo', indice nomi argomenti; traduzione dall'inglese di Anna GENTILE; 'Economia e socialismo' collana a cura di Andrea IOVANE Gianfranco PALA Mario TIBERI. Louis B. Boudin è considerato secondo alcuni studiosi (*) il più autorevole teorico marxista americano negli anni precedenti la Prima guerra mondiale. In questo volume ha raccolto organicamente una serie di articoli da lui pubblicati sull''International Socialist Review' negli anni 1905 - 1906. L'autore espone il metodo e i contenuti dell'opera di Marx e confuta le critiche a Marx mosse dalla corrente 'revisionista'. Boudin visse a New York agli inizi del secolo svolgendo attività politica nell'American Socialist Party e partecipando all'attività intellettuale del movimento socialista americano. [L'economista M.I. Tugan-Baranowsky sulla crisi economica industriale del 1857. "Parlando della prima crisi «moderna», quella cioè del 1857, Tugan-Baranowsky afferma che nella sua Storia delle crisi: «Le caratteristiche peculiari della crisi del 1857 trovano spiegazione nel carattere mondiale di tale crisi.... La differenza caratterizzante tra la crisi del 1857 e quelle del 1825 e del 1836, era costituita anche dal fatto che questa crisi si abbatté pesantemente non sull'industria del 'cotone' come era accaduto durante le precedenti crisi, ma sull'industria del 'ferro'. Il nuovo aspetto del modo capitalistico di produzione trovò la sua espressione...nell'accresciuta importanza del ruolo svolto dai mezzi di produzione sul mondo del mercato, come pure nella vita economica in generale. Il ristagno del commercio spinge generalmente gli industriali a cercare nuovi sbocchi per le loro merci. Sotto questo aspetto la crisi del 1857 ebbe un pesantissimo effetto. Le esportazioni dall'Inghilterra verso gli Stati Uniti scesero da diciannove milioni di sterline (1857) a quattordici milioni (1858); d'altra parte le esportazioni dall'Inghilterra alle Indie Orientali salirono da 11.7 milioni di sterline (1857) a 16.8 milioni di sterline (1858). Per riprendersi dai colpi che riceveva da parte dei mercati europei e americani, il capitale inglese emigrò verso l'Asia. Nelle Indie Orientali un'epoca di costruzione di linee ferroviarie e di miglioramenti delle vie di comunicazione interne, che ebbe in tali paesi, l'effetto di far aumentare la domanda di merci dall'Inghilterra». Non possiamo riferire nei particolari la descrizione delle crisi che seguirono quella del 1857 fino ad oggi, ma un attento esame di questa interessantissima parte del libro di Tugan-Baranowsky si rivelerà molto istruttivo" (pag 276-277)] [ISC Newsletter N° 92] ISCNS92TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]
 
La grande influenza che l'URSS esercitava nel 1937 sul governo repubblicano spagnolo PDF Stampa E-mail
CATTELL David T., La diplomazia sovietica e la guerra civile spagnola. FELTRINELLI. MILANO. 1963 pag XI 234 8°  prefazione note bibliografia; Collana I fatti e le idee. ['Sebbene la Gran Bretagna fosse indignata dagli eccessi tedeschi, la sua preoccupazione maggiore rimase, però, il ritiro della Germania e dell'Italia dal sistema di controllo navale, e la possibilità che le due potenze abbandonassero per sempre il Comitato di non-intervento. Il Comitato era diventato lo strumento principale della politica estera inglese, e il governo di Londra lo riteneva l'unico elemento di garanzia contro un conflitto generale. Di conseguenza, il suo primo interesse non quello di censurare la Germania, ma di trovare il modo di riportarla nel Comitato. Il pensiero che l'incidente della 'Deutschland' (l'attacco aereo condotto dai repubblicani contro la corazzata tedesca 'Deutschland' il 29 maggio 1937, ndr) avesse potuto avvenire dietro istigazione del governo sovietico allo scopo di rompere il Patto di non-intervento, dovette evidentemente attraversare la mente dei leader inglesi. L'ambasciatore americano a Londra riferì in data 1 giugno al segretario di stato: "...Feci notare a Eden che, in parecchie occasioni, per disgraziata coincidenza, ogni qual volta le cose sembravano andar meglio, sopraggiungeva qualche incidente imprevisto a guastare la situazione e ad aumentare i rischi e i pericoli (...) (3)". La grande influenza che i comunisti esercitavano in quel periodo sul governo democratico spagnolo, e in particolare sulle forze aeree spagnole, giustifica questa supposizione (4) (...). Mentre i colloqui tra le quattro potenze erano in via di sviluppo l'URSS protestò perché il suo governo e gli altri non erano stati chiamati a partecipare ai negoziati (5) (...). L'Unione Sovietica era solita guardare con sospetto qualsiasi trattativa in corso tra le quattro potenze per paura che esse potessero arrivare ad un patto, diretto contro di lei (...)' (pag 110-111) [(3) Foreign Relation of the United States, 1937, I, 318 (...); (4) Cattell, op.cit., cc. X, XV; (...)] [ISC Newsletter N° 92] ISCNS92TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]


  
 
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