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'Lo scetticismo cancellò l'intolleranza religiosa, la credulità scientifica e la servilità politica' PDF Stampa E-mail
DE-SANCTIS Francesco, collaborazione di Giuseppe VILLAROEL, Storia della letteratura italiana. Volume secondo. EUROPEAN BOOK. MILANO.  1991 pag 369-739 8 8°  note, illustrazioni iconografia; Opera completata da numerose note bio-bibliografiche e corredata da due capitoli conclusivi di Giuseppe VILLAROEL; appendice: L'Ottocento, Il Novecento, 'Gli anni ottanta' di M.L. STRANIERO, indice nomi. ['Dirimpetto a queste classi privilegiate, cristallizzate dal dommatismo, cioè a dire da un complesso d'idee ammesse per tradizione e fuori di ogni discussione, sorgeva lo scetticismo della borghesia, che tutto ponea in dubbio, di tutto facea discussione. La borghesia faceva in grandi proporzioni quello che prima compirono i comuni italiani. Era il 'medio ceto', avvocati, medici, architetti, letterati, artisti, scienziati, professori, prevalenti già di coltura, che non si contentavano più di rappresentanze nominali e volevano il loro posto nella società. Non è già che si affermassero anch'essi come classe, e volessero privilegi. Volevano libertà per tutti, uguaglianza di diritti e doveri, parlavano in nome di tutto il popolo. Qui era il progresso. Ma nel fatto erano essi la classe predestinata, e in buona fede, parlando per tutti, lavoravano per sé. La loro arma di guerra era lo scetticismo. Alla fede e all'autorità opponevano il dubbio e l'esame. Oggi è moda declamare contro lo scetticismo. Pure non dobbiamo dimenticare che di là uscì l'emancipazione del pensiero umano. Esso cancellò l'intolleranza religiosa, la credulità scientifica e la servilità politica. Il movimento, che usciva dalle fila della borghesia, non era solo popolare, cioè nelle sue idee e nelle sue tendenze comune a tutte le classi, ma era ancora cosmopolitismo, o, come si dice oggi, internazionale. L'accento era umano, più che nazionale. L'America e l'Europa si abbracciavano in un linguaggio che esprimeva idee e speranze comuni: lo svizzero, l'olandese, il francese, il tedesco, l'inglese parevano nati tutti nello stesso paese, educati alle stesse idee. Il movimento era universale nel suo obbiettivo  e nel suo contenuto. L'obbiettivo erano tutte le classi e tutte le nazioni. Il contenuto era non solo una riforma religiosa, politica, morale, civile, ma un radicale mutamento nelle stesse condizioni economiche della società, ciò che oggi direbbesi 'riforma sociale', correndo nel suo lirismo sino alla comunione de' beni. Nato dal costante lavoro di tre secoli, il movimento per la sua universalità contenea in idea o in germe tutta la storia futura del mondo, pel corso di molti secoli. Pure, ciò, che era appena un principio, sembrava esser la fine: tanto parea cosa facile effettuare di un colpo tutto il programma. Dove il movimento si mostrava più energico e concentrato e di natura assolutamente cosmopolitica , era in Francia. Ed essendo la lingua francese già molto divulgata, la propaganda era irresistibile. Nelle altre nazioni appariva appena, e nelle sue forme più modeste' (pag 557-558)] [ISC Newsletter N° 94] ISCNS94TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]
  

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'L'indifferente, il negligente, il suo carattere è non averne alcuno... ventre del genere umano' PDF Stampa E-mail
DE-SANCTIS Francesco, collaborazione di Giuseppe VILLAROEL, Storia della letteratura italiana. Volume primo. EUROPEAN BOOK. MILANO.  1991 pag 368 8°  nota introduttiva, note, illustrazioni iconografia; Opera completata da numerose note bio-bibliografiche e corredata da due capitoli conclusivi di Giuseppe VILLAROEL. ['Omero trasporta gli Dei in terra e li materializza; Dante trasporta gli uomini nell'altro mondo e li spiritualizza' (pag 143); 'Il suo punto di partenza è l'indifferente, l'anima priva di personalità e di volontà, il negligente. Il carattere qui è non averne alcuno. In questo ventre del genere umano non è peccato né virtù, perché non è forza operante: qui non è ancora inferno, ma il preinferno, il preludio di esso. Ma se, moralmente considerati, i negligenti tengono il più basso grado nella scala de' dannati e paiono a Dante 'sciaurati' più che peccatori, il concetto morale rimane estrinseco alla poesia e non serve che a classificare i dannati. Altri sono i criteri del poeta. La morale pone i negligenti sul limitare dell'inferno; la poesia li pone più giù dell'ultimo scellerato, che Dante stima più di questi mezzi uomini. E la poesia è d'accordo con la tempra energica del gran poeta e de' suoi contemporanei. A questi uomini vestiti d ferro anima e corpo, il dispregio fa trovare a Dante frasi roventi. Sono uomini che 'vissero senza infamia e senza lodo', anzi 'non fur mai vivi'. La loro pena è di essere stimolati continuamente, essi che non sentirono stimolo alcuno nel mondo. La pena è che lacrimano e gettano le alte strida, che fanno tumultuare l'aria 'come la rena quando 'l turbo spira'. A' loro piedi è la loro immagine, il verme. Turba infinita, senza nome: appena accenna ad un solo, e senza nominarlo: 'colui che fece per viltate il gran rifiuto'. Il loro supplizio è la coscienza della loro viltà, il sentirsi dispregiati, cacciati dal cielo e dall'inferno. Ritratto immortale e popolarissimo, di cui alcuni tratti sono rimasti proverbiali. Esseri poetici, appunto perché assolutamente prosaici, la negazione della poesia e della vita; onde nasce il sublime negativo degli ultimi tre versi: "Fama di loro il mondo esser non lassa; / Misericordia e Giustizia gli sdegna; / Non ragioniam di lor, ma guarda e passa' (pag 146)] [ISC Newsletter N° 94] ISCNS94TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]
  

 
'La principale differenza tra la Jihad e la razzia stava nelle implicazioni strategiche' PDF Stampa E-mail
WATT MONTGOMERY W., L' islam e l' Europa medioevale. MONDADORI. MILANO. 1991 pag 144 16°  prefazione, note, indice nomi argomenti località; traduzione di Elisabetta CORNARA; Collana Oscar Storia Mondadori. ['Per gli abitanti della Spagna l'invasione del 711 fu probabilmente un fulmine a ciel sereno, ma per i Musulmani era la normale continuazione di un processo iniziato quando ancora viveva  Maometto, ed era una evoluzione della pratica della razzia nomade. Da secoli le tribù nomadi arabe avevano l'abitudine di fare scorrerie o razzie contro altre tribù, in genere allo scopo di appropriarsi dei cammelli o di altro bestiame. Lo schema preferito era quello di compiere un attacco di sorpresa, con una superiorità schiacciante di uomini, contro un piccolo gruppo dell'altra tribù. In queste circostanze non era disonorevole fuggire se si era attaccati, e così in molte razzie c'erano poche perdite umane. A volte, però, le cose si facevano più serie. Dopo il trasferimento di Maometto a Medina, nel 622, alcuni dei suoi seguaci, specialmente quelli che erano emigrati con lui dalla Mecca, incominciarono ad intraprendere vere razzie. Forse con l'obiettivo di incoraggiare altri ad unirsi in queste incursioni che il 'Corano' definiva "combattere per il Signore", o "battersi per il Signore". Il termine arabo per "battersi" o "fare sforzi per ottenere un particolare obiettivo" è 'jahada', con il nome verbale 'Jihad'. Questo termine può essere usato per definire uno sforzo morale o spirituale, ma è giunto ad essere associato soprattutto con la lotta contro l'infedele, e viene quindi tradotto come "guerra santa" (5). Benché questa traduzione sia appropriata propongo di mantenere il termine Jihad qui, dal momento che esistono differenze tra la concezione islamica della Jihad e la concezione cristiana della crociata. Per quanto riguarda l'origine della Jihad dalla razzia nomade, è probabile che molti partecipanti fossero mossi più da avidità materiale che da zelo religioso. La principale differenza tra la Jihad e la razzia stava nelle implicazioni strategiche. Una tribù nomade non compiva mai una scorreria contro un gruppo con cui era alleata. Per molti aspetti i Musulmani di Medina fungevano da tribù, o da federazione di tribù. Con l'affermazione del potere e dell'autorità di Maometto molte tribù e gruppi minori vollero allearsi con lui, ed egli richiese che diventassero musulmani e lo riconoscessero come profeta' (pag 16-17) [W. Watt Montgomery, 'L'islam e l'Europa medioevale', Mondadori, Milano, 1991] [(5) La Jihad o "guerra santa" è discussa in Watt 'Islam and the Integration of Society' (Edinburgh, 1968), 14-19. L'apparente motivazione religiosa dei conflitti cristiano-musulmani nei secoli XII e XIII è studiata da John L. La Monte con il titolo "Crociata e Jihad", in 'The Arab Heritage', edito da Nibih Amin Faris (Princeton, 1946), 159-98. L'articolo "Djihad" di E. Tyan in EI (Encyclopaedia of Islam) si occupa prevalentemente di aspetti giuridici] [ISC Newsletter N° 94] ISCNS94TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]
 

 
Fu alle bande della gioventù dorata che si fece ricorso per spezzare la resistenza dei giacobini PDF Stampa E-mail
LEFEBVRE Georges, I Termidoriani. GIULIO EINAUDI EDITORE. TORINO. 1955 pag 300 8°  nota introduttiva, nota bibliografica (bibliografia ragionata). ['Ma per la seconda volta, fu alle bande della gioventù dorata che si fece ricorso per spezzare la resistenza dei moderati. Dal 25 nevoso almeno (14 gennaio 1795), le loro imprese si moltiplicarono. Le bande assalivano ormai i caffé giacobini, e - fatto nuovo e curioso - la gioventù si sforzava di conquistare il favore dei sanculotti dei 'faubourgs', mandando loro delegazioni per invitarli a fraternizzare, ed effettivamente riuscì ad accaparrarsene un certo numero offrendo pranzi da Février, al Palazzo Égalité. Il 29 il «Messager du soir» annunciò che la gioventù dorata aveva deciso di purificare le tribune della Convenzione e di bruciare pubblicamente, il 2 piovoso, un fantoccio rappresentante un giacobino coperto di sangue, ciò che fu fatto. Il 30 nevoso (19 gennaio), un artista del teatro di Feydeau, di nome Gaveaux, aveva cantato alla sezione Guglielmo Tell la sua canzone, 'Le Réveil du peuple contre les terroristes' ('Il risveglio del popolo contro i terroristi'), di cui Souriguères aveva composto la musica, e che per vari mesi sarà l'inno della reazione, mentre sarà proscritta la «Marsigliese», considerata come il canto dei «bevitori di sangue». Cominciò allora la guerra dei teatri; nei primi giorni di piovoso, gli attori giacobini, Fusil al teatro della Repubblica, Trial a quello dell'Opéra furono costretti a fare ammenda onorevole; a ogni rappresentazione, si reclamava il 'Réveil du peuple', scatenando di solito un parapiglia generale, poiché la platea giacobina rispondeva con clamori e inni rivoluzionari. Finalmente, il 12 piovoso (31 gennaio), venne inaugurata agli ordini di Martainville, la caccia ai busti di Marat nella sala Feydeau. I comitati li fecero rimettere al loro posto; il 14 furono nuovamente abbattuti e, questa volta, il disordine si estese alle strade e ai caffè; in via Montmartre un busto venne gettato nella fogna. In seguito alle proteste dei sanculotti, scoppiarono risse un po' dovunque. I comitati capitolarono prontamente, e il 20 (8 febbraio) Dumont fece decidere senza opposizione che gli onori del Pantheon e simili non potessero d'ora in avanti essere accordati se non dopo dieci anni dalla morte dell'interessato. Al provvedimento fu dato effetto retroattivo (...). Contemporaneamente veniva chiuso il club Lazovski nel 'faubourg' Marceau, e quello dei 'Quinze-Vingts', nel 'faubourg' Antoine. Babeuf venne di nuovo colpito da decreto di arresto e sfuggí solo momentaneamente alla prigione. (...) La gioventù dorata si riteneva ormai così potente che Fréron, per averle raccomandato la calma, perse di colpo la sua popolarità (...)" (pag 84-86) [ISC Newsletter N° 93] ISCNS93TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]   
  

 
Dopo lo scoppio della rivolta, Stalin ostacolò l'invio di aiuti agli insorti PDF Stampa E-mail
DAVIES Norman, edizione italiana a cura di Maurizio PAGLIANO, La rivolta. RIZZOLI. MILANO. 2004 pag 797 8°  cartina prefazione foto illustrazioni appendici note referenze fotografiche indice nomi; traduzione di Caterina BALDUCCI Camilla FIORINA Enzo PERU e Andrea ZUCCHETTI; Collana Storica Rizzoli. Norman Davies è Fellow del Wolfson College di Oxford, della British Academy e della Royal Historical Society, e professore emerito dell'Università di Londra. E' autore di una monumentale 'Storia d'Europa' (Bruno Mondadori, 2002). ['Ora, molto si può dire con certezza della politica sovietica. Stalin assunse una posizione dura e inflessibile non appena si prospettò l'avanzata in Polonia nell'inverno 1943-44. Posò gli occhi su metà del territorio del Paese e programmò una radicale riorganizzazione del governo. Insediò una commissione composta da esponenti al suo servizio e ordinò l'eliminazione di tutti gli agenti e i soldati fedeli alle legittime autorità. Dopo lo scoppio della rivolta, respinse il piano di Rokossovskij per la liberazione di Varsavia, ostacolò gli sforzi occidentali per inviare aiuti agli insorti, dirottò la principale offensiva russa verso i Balcani e approvò solo timide e tardive misure di appoggio. Una volta che il settore centrale del fronte della Vistola si fu ripreso dal contrattacco tedesco, mantenne Rokossovskij essenzialmente sulla difensiva. Non si può che definire un simile atteggiamento come insensibile. Ciò che si ignora, tuttavia, è se Stalin sarebbe diventato più malleabile di fronte a una ferma presa di posizione occidentale" (pag 700); "L'elenco delle manchevolezze all'interno della coalizione alleata è talmente lungo che a raccontarlo rischia di divenire noioso. L'attività di intelligence alleata concernente Varsavia, ad esempio, fu a dir poco deplorevole. Gli inglesi ricevevano informazioni contrastanti dalle fonti polacche e russe, ma non presero seri provvedimenti per risolvere il dilemma. Il fallito viaggio di Jozef Retinger servì solo a sprecare mesi di tempo prezioso, s concluse con un fallimento e non ebbe seguito. Quanto ai servizi segreti sovietici, chiusi nella loro camicia di forza ideologica, si dimostrarono del tutto incapaci di un'analisi efficace. Nelle otto settimane della rivolta, un'unica spia russa girovagava solitaria per Varsavia, senza parlare con nessuno d'importante, cercando di scoprire i dati più elementari, tipo dove fossero localizzate le formazioni ribelli e chi le comandasse. L'intelligence statunitense non fu certo migliore. (...) Il collegamento militare e politico fu quasi inesistente. Gli inglesi aveva piazzato un sacco di ufficiali in Jugoslavia, Albania e Grecia, ma nemmeno uno in Polonia' (pag 710-711)] [ISC Newsletter N° 93] ISCNS93TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]  
  

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