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Gramsci in carcere: una lista di libri da richiedere PDF Print E-mail
GRAMSCI Antonio; a cura di Giansiro FERRATA e Niccolò GALLO, 2000 pagine di Gramsci. Volume II. Lettere edite ed inedite 1912 - 1937. IL SAGGIATORE. MILANO. 1964 pag 495 8°  avvertenza appendice 1, appendice 2, note indice nomi; Collana La cultura, Opere varie. ['Per ciò che riguarda le domande da fare per il libri di Trotzki, forse è meglio davvero che faccia tu la pratica: 1° dei libri di Trotzki scritti dopo la sua espulsione dalla Russia, cioè la sua autobiografia tradotta anche in italiano e stampata dalla casa editrice Mondadori, e di questi altri due: 'La Révolution défigurée' e 'Vers le capitalisme ou vers le socialisme' (questi due li possiedo già ma ci vuole un'autorizzazione perché mi siano consegnati); 2° il libro del Fülöp Miller, 'Il volto del bolscevismo', tradotto in italiano con prefazione di Curzio Malaparte, attuale direttore della "Stampa" di Torino e noto fascista della prima ora; 3° questi libri che possiedo già e che per ragioni da me insindacabili  non mi saranno concessi senza autorizzazione: 1° Mino Maccari, 'Il trastullo di Strapaese' (è un canzoniere fascista: il Maccari era il capo dei fascisti di Colle Valdelsa ed ora è redattore capo della "Stampa"); 2° Giuseppe Prezzolini, 'Mi pare' (è una raccolta di articoli sulla moda, sulle librerie, ecc.): il libro è stato stampato a Firenze da Arturo Marpicati, attuale segretario e cancelliere dell'Accademia d'Italia; il Prezzolini è il direttore della Sezione italiana dell'Istituto di Cooperazione intellettuale e suo superiore immediato è proprio l'on. Rocco, ministro della Giustizia; 3° Maurice Muret, 'Le crépuscule des nations blanches' (il Muret è uno scrittore svizzero molto amico dell'Italia: compila molte rubriche di letteratura italiana in giornali e riviste francesi e svizzere: il libro tratta della questione coloniale); 4° Petronio Arbitrio (è uno dei capolavori della letteratura latina: ho fatto un corso di due anni di università su questo libro e lo ricordo a memoria in gran parte ancora: contiene delle oscenità come tutti i libri latini e greci, ma io non faccio collezione di libri osceni); 5° Krassnoff, 'Dall'aquila imperiale alla bandiera rossa' (è un romanzo dell'ex-generale dei cosacchi Krassnoff, ora emigrato zarista a Berlino; è stampato dall'editore Salani coi romanzi di Carolina Invernizio); 6° Heinrich Mann, 'Le sujet' (è un romanzo tedesco del tempo di Guglielmo II); 7° Jack London, 'Le memorie di un bevitore' (non lo conosco ma dev'essere un romanzo di avventure di marinai e di minatori dell'Alaska); 8° Oscar Wilde, 'Il fantasma di Canterville' ecc. (sono tre novelle umoristiche contro lo spiritismo e le storie inglesi sui fantasmi). Scrivimi ciò che farai. Abbraccia tutti a casa. Cordialmente. Antonio" (pag 221-222) [Lettera al fratello Carlo, dalla Casa Penale di Turi, 25 agosto 1930] [ISC Newsletter N° 90] ISCNS90TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org] 
  
 
Borghesia italiana: il tempo degli avventurieri PDF Print E-mail
GRAMSCI Antonio; a cura di Giansiro FERRATA e Niccolò GALLO, 2000 pagine di Gramsci. Volume I. Nel tempo della lotta 1914 - 1926. IL SAGGIATORE. MILANO. 1964 pag 841 8°  nota dell'editore prefazione di Giansiro FERRATA note appendice: 'La lettera di Gramsci al Comitato Centrale del Partito comunista sovietico nel 1926', indice nomi; Collana La cultura, Opere varie. ['(...) I giornali sostituiscono i partiti. Onde la mancanza di continuità della vita politica italiana, la confusione, l'arroganza petulante di certe manifestazioni e la servilità che necessariamente le conclude. Nella vita sociale borghese nessuno è responsabile delle sue azioni e delle sue affermazioni: non esiste nessuna sanzione per i leggeri, per gli avventurieri, per i falsari, per i voltagabbana. Con una borghesia siffatta, essenzialmente demagogica, superficialmente scettica (e cioè intimamente conscia della propria incapacità ed impotenza) è naturale che gli uomini di governo diventino dei despoti, che seguano la loro via rifiutandosi di dare spiegazioni dei loro atti. Non esistono partiti organici, disciplinati intorno a un programma vivo perché rispondente a interessi diffusi morali ed economici; l'opposizione al governo si manifesta come una rivolta; scoppia improvvisa, è piena di tranelli e di sottintesi, di minacce o di promesse; si acquieta d'un tratto. Cosa succede? Il lavoro continua nei salotti, negli uffici delle banche o delle aziende industriali, nelle sagrestie o nei corridoi parlamentari. E se l'opposizione-rivolta non è riuscita nei suoi intenti, riprende la polemica nei giornali (...). La democrazia borghese è condannata, per la sua assenza di scrupoli, per la sua riluttanza ad accogliere e rispettare una disciplina politica di partito, per il suo amore della vacua originalità e delle «novità» più viete, a non avere vita politica degna, ma a consumarsi nelle lotte faziose e rimanere sempre vittima, gabbata e schernita, dagli avventurieri' [A. Gramsci, La democrazia italiana, 7 settembre 1918, 'Il Grido del Popolo' [A. Gramsci, La democrazia italiana, 7 settembre 1918, 'Il Grido del Popolo'] [ISC Newsletter N° 90] ISCNS90TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org] 
   
  
 POPOLO
 
Gramsci: 'Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia' PDF Print E-mail
GRAMSCI Antonio, Odio gli indifferenti. CHIARE-LETTERE - GRUPPO EDITORIALE MAURI SPAGNOL. MILANO. 2018 pag XIV 108 16°  nota editoriale e ringraziamenti, 'Perché oggi' di David BIDUSSA, riferimenti note appendice: 'Una legge liberticida. Intervento alla Camera sulla massoneria e le libere associazioni' (testo del discorso di Antonio Gramsci pronunciato alla Camera dei deputato il 16 maggio 1925); Collana Biblioteca Chiare-Lettere. ['Odio gli indifferenti. Credo come Federico Hebbel che «vivere vuol dire essere partigiani». Non possono esistere i solamente 'uomini', gli estranei alla città. Chi vive veramente non può non essere cittadino, e parteggiare. Indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti. L'indifferenza è il peso morto della storia. E' la palla di piombo per il novatore, è la materia inerte in cui affogano spesso gli entusiasmi più splendenti, è la palude che recinge la vecchia città e la difende meglio delle mura più salde, meglio dei suoi guerrieri, perché inghiottisce nei suoi gorghi limosi gli assalitori, e li decima e li scora e qualche volta li fa desistere dall'impresa eroica. (...) La fatalità che sembra dominare la storia non è altro appunto che apparenza illusoria di questa indifferenza, di questo assenteismo. (...) Odio gli indifferenti anche per ciò che mi dà noia il loro piagnisteo di eterni innocenti. Domando conto a ognuno di essi del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime. Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze virili della mia parte già pulsare l'attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c'è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano nel sacrifizio; e colui che sta alla finestra, in agguato, voglia usufruire del poco bene che l'attività di pochi procura e sfoghi la sua delusione vituperando il sacrificato, lo svenato, perché non è riuscito nel suo intento. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti" (pag 3-6) [(1) Friedrich Hebbel, Diario, trad. e introduzione di Scipio Slataper, Carabba, Lanciano, 1912] [ISC Newsletter N° 90] ISCNS90TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org] 
  

 
Tocqueville: 'L'idea che 'tutti' gli uomini hanno diritto a certi beni, a certi godimenti...' PDF Print E-mail
TOCQUEVILLE Alexis de GOBINEAU Arthur de, Del razzismo. Carteggio 1843-1859. DONZELLI EDITORE. ROMA. 2008 pag 232 8°  prefazione bibliografia e nota al testo di Marco DIANI: 'Il principio negativo del moderno'; introduzione e traduzione di Luigi MICHELINI TOCCI: 'Tocqueville e Gobineau', note; Collana Virgolette. 'Alexis de Tocqueville (1805-1859) è stato tra i più grandi pensatori politici dell'Ottocento. Nato da una famiglia aristocratica avversa alla Rivoluzione francese, nel 1831 partì per studiare la nuova realtà politica e sociale degli Stati Uniti d'America. Da questa esperienza scaturì la sua opera più importante, 'La democrazia in America', pubblicata in due parti, nel 1835 e nel 1840. Arthur de Gobineau (1816-1882), uomo politico e diplomatico di primissimo piano nella Francia del Secondo Impero, fu l'allievo prediletto di Tocqueville, con cui maturò una radicale discordanza di vedute proprio attorno ai temi del razzismo'. ['Benché l'idea cristiana della fraternità umana si sia impadronita completamente dello spirito moderno, tuttavia le virtù pubbliche hanno riguadagnato molto terreno nel nostro tempo, e io sono convinto che i moralisti del secolo scorso e del nostro se ne sono preoccupati molto di più dei loro predecessori. Questo è dovuto al risveglio delle passioni politiche che sono state insieme la causa e l'effetto dei grandi mutamenti dei quali siamo testimoni. Il mondo moderno ha così ripreso e rimesso in auge una parte della morale degli antichi e l'ha intercalata fra i principi che compongono la morale del cristianesimo. Ma la più notevole innovazione dei moderni nel campo morale mi sembra consistere nell'immenso sviluppo e nella nuova forma data, ai giorni nostri, a due idee che il cristianesimo aveva già messo in grande evidenza, e cioè: l'uguale diritto di tutti gli uomini ai bene di questo mondo e il dovere di quelli che ne hanno di più di venire in soccorso di quelli che ne hanno meno. I rivoluzionari, che hanno abbattuto la vecchia gerarchia europea, il progresso della ricchezza e della intelligenza, che ha reso gli individui molto somiglianti gli uni agli altri, hanno dato sviluppi immensi e inaspettati a quel principio di uguaglianza che il cristianesimo aveva collocato piuttosto nella sfera immateriale che nell'ordine dei fatti visibili. L'idea che 'tutti' gli uomini hanno diritto a certi beni, a certi godimenti, e che il primo obbligo morale è di procurarli loro, questa idea, come dicevo sopra, ha preso un'estensione immensa e una varietà di aspetti infinita. Questo prima innovazione ha poi condotto a un'altra. Il cristianesimo aveva fatto della beneficenza o, come esso l'aveva chiamata, della carità, una virtù privata. Noi ne facciamo ogni giorno di più un dovere sociale, un obbligo politico, una virtù pubblica. Il grande numero di persone da soccorrere, la varietà dei bisogni ai quali si crede obbligati di provvedere, la sparizione delle grandi personalità alle quali si poteva ricorrere per raggiungere quegli scopi, hanno fatto rivolgere tutti gli sguardi verso il governo. Si è imposto loro uno stretto obbligo di riparare a certe disuguaglianze, di soccorrere certe miserie, di offrire un appoggio a tutti i deboli, a tutti gli infelici. Si è così stabilita una specie di morale sociale e politica, che gli antichi non conoscevano se non molto imperfettamente, e che è una combinazione delle idee politiche dell'antichità e dei principi del cristianesimo' (pag 6-7) [dalla lettera di Tocqueville a Gobineau del 5 settembre 1843] [ISC Newsletter N° 90] ISCNS90TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]
  

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Curiosità intellettuale: lo studio dei caratteri PDF Print E-mail
STEVENSON Robert Louis, Emigrante per diletto. NOVA DELPHI. ROMA. 2018 pag 170 16°  introduzione di Fanny STEVENSON, note biografiche bibliografia; traduzione di Teresa BERTUZZI; Collana Le Sfingi. ['Se, effettivamente, è solo per ricercare salari migliori che gli uomini emigrano, in quante migliaia si sarebbero pentite dell'affare! Ma quella del salario, a dirla tutta, è solo una delle tante considerazioni; perché siamo una razza di zingari e amiamo il cambiamento e il viaggio in sé". Il 7 agosto 1879 Robert Louis Stevenson si imbarca sul transatlantico Devonia, che lo condurrà da Glasgow a New York. Da lì, proseguendo in treno attraverso le vaste pianure americane fino a San Francisco, raggiungerà la sua futura compagna di vita e di avventure, Fanny Van de Grift. Dalla sua esperienza nascono queste pagine, una riflessione sull’emigrazione raccontata da uno degli autori più amati di sempre'; 'Se c'era una cosa per la quale [Jones] provava un gusto particolare era lo studio dei caratteri. Quante ore abbiamo passato io e lui a camminare sul ponte e analizzare i nostri vicini, con spirito fin troppo rigorosamente scientifico per essere definito scortese; ogni volta che da una conversazione veniva fuori un tratto umano pittoresco, potevi vedere me e Jones scambiarci uno sguardo; e difficilmente riuscivamo a dormire sonni tranquilli se prima non ci eravamo scambiati i nostri commenti e discusso dei fatti del giorno. Eravamo come una coppia di pescatori che confrontano il bottino giornaliero. Ma i pesci che cacciavamo erano di una specie metafisica, e il più delle volte pescavamo l'uno nel cestino dell'altro. In un'occasione, nel mezzo di un discorso serio, ognuno dei due si sentì addosso lo sguardo scrutatore dell'altro; riconosco che smisi di parlare per l'imbarazzo di questa doppia disamina; ma Jones, molto più civilmente, scoppiò in uno spontaneo scroscio di risa e dichiarò, ed era la verità, che facevano proprio una bella coppia" (pag 33)] [ISC Newsletter N° 90] ISCNS90TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]
  
  

 
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