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'Ad ogni scoperta che fa epoca nelle scienze naturali il materialismo deve cambiare la sua forma' PDF Print E-mail
BELLONE Enrico, I modelli e la concezione del mondo nella fisica moderna da Laplace a Bohr. FELTRINELLI EDITORE. MILANO. 1973 pag 320 8°  nota introduttiva note tabelle grafici appendice (Le particelle, I campi) note bibliografia indice nomi argomenti; Collana 'Filosofia della scienza' diretta da Ludovico GEYMONAT. ['Di qui la necessità di una svolta epistemologica grazie alla quale si possa cogliere questa irriducibilità delle categorie scientifiche a categorie assolute di conoscenza. Non si deve tuttavia pensare che una svolta del genere sia il frutto di una scelta operata al di fuori delle scienze e in qualche modo imposta ad esse, anche se gli ultimi decenni sono stati particolarmente fecondi di ricette filosofiche che si muovevano in tal senso. Può essere opportuna, in proposito, una breve parentesi. Una svolta come quella di cui si è fatto cenno non può non fare i conti con il materialismo dialettico e con le discussioni sul problema della conoscenza come riflesso. La teoria del riflesso 'passivo', che secondo il materialismo metafisico spiegherebbe il rapporto fra la "natura" e la "scienza", è stata trapiantata da parte di interessatissimi commentatori nell'ambito del materialismo dialettico al fine di poter demolire quest'ultimo sul medesimo terreno che ha visto giustamente soccombere il primo: il terreno delle scienze. Si tratta di un trapianto che dà frutti a patto di ridurre il materialismo dialettico ad un capitolo della logica formale basato sulle tre famose leggi dialettiche di Engels, vale a dire ad un capitolo particolarmente sterile della logica. Recentemente, però, la rilettura storica di Engels e, soprattutto, di Lenin, ha rimesso in discussione tutto quanto, senza inseguire sogni apologetici e senza cercare le inutili e fuorvianti dimensioni di una proclamazione di fedeltà ad ipotetici testi sacri. Non ci si deve dimenticare che in 'Materialismo ed Empiriocriticismo' il materialismo dialettico viene presentato da Lenin come 'necessariamente' trasformabile in base allo sviluppo scientifico: "La revisione della 'forma' del materialismo di Engels, la revisione delle sue tesi di filosofia naturale, non soltanto non ha nulla di 'revisionista' nel senso che si è convenuto dare a questa parola, ma è anche un'esigenza necessaria del marxismo". E, come appunto ricorda Lenin, lo stesso Engels aveva sostenuto che "ad ogni scoperta che fa epoca nel campo delle scienze naturali esso [il materialismo] deve cambiare la sua forma"' (pag 16-17, Nota introduttiva)] [ISC Newsletter N° 89] ISCNS89TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]
  

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'Considerare innanzitutto quali possibilitÓ la vita ci offra di lavorare alla felicitÓ dell'umanitÓ' PDF Print E-mail
CORNU Auguste, Marx e Engels dal liberalismo al comunismo. FELTRINELLI EDITORE. MILANO. 1971 ediz or 1955 pag 688 8°  avvertenza introduzione note indice nomi; Collana Saggi. ['All'esame, ch'egli [Marx] sostenne nell'agosto del 1835, le sue prove furono in complesso soddisfacenti. I suoi componimenti scritti, specie quelli di religione e di lingua tedesca, costituiscono un documento assai interessante, non solo della sua formazione intellettuale e delle sue cognizioni ma anche della sua 'forma mentis', del suo carattere, e delle sue tendenze politiche, che già si manifestavano. (...) Sin da allora, K. Marx si rivela, come suo padre, alieno da ogni credo dogmatico: in lui la filosofia razionalistica ha il sopravvento sulla religione. Questa filosofia, che lo porta a sostituire alla concezione religiosa della vita umana la fede nella destinazione morale dell'uomo, trova ancor più netta espressione nel componimento in tedesco: "Riflessioni di un giovane sulla scelta di una carriera" (42), che, prestandosi meglio allo sviluppo di idee personali, costituisce la sua prova migliore. Egli muove dall'idea, sulla quale ritornerà spesso più tardi, che, a differenza dell'animale, la cui vita è determinata dalle circostanze, l'uomo si sforza di determinare liberamente la propria (43). Questa libertà si manifesta in particolare nella scelta di una carriera. La scelta, a dire il vero, non è assolutamente libera, perché è in parte dettata dal corso stesso della vita sociale in cui siamo inseriti. "Non sempre possiamo" egli scrive, "abbracciare la professione alla quale ci crediamo destinati: infatti la nostra condizione nella società, in una certa misura, è già iniziata prima che siamo in grado di determinarla" (44). Senza esagerare l'importanza di questa frase, che, in questo componimento tutto penetrato di idealismo, ha soltanto il valore di un'osservazione incidentale, né scorgervi un preannunzio del materialismo storico, è interessante notare che in essa K. Marx sottolinea per la prima volta la funzione dei rapporti sociali nella determinazione della vita degli uomini' (pag 78-79)] [(42) Mega, I, vol. I.2 pp. 164-167; (43) Ibid. p. 164; (44) Ibid., p. 165]                                    
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I contadini considerarono Lutero come un traditore della loro causa PDF Print E-mail
BAINTON Roland H., Lutero. GIULIO EINAUDI. TORINO. 1970 pag XXIX 379 8°  prefazione di Delio CANTIMORI nota del traduttore cronologia nota bibliografica bibliografia fonti indice nomi; traduzione di Aldo COMBA; Biblioteca di cultura storica. Roland H. Bainton (1894-1975) ha insegnato storia della Chiesa all'Università di Yale dal 1917 al 1954. Paziente ricercatore e insieme scrittore incisivo e vivace, è autore di varie opere dedicate di preferenza, sin dai suoi primi viaggi giovanili di studio in Europa, a quelli che egli chiama 'spiriti liberi': Bernardino Ochino (1940), Castellione, David Joris (1934), Michele Serveto (1953). Oltre a questa fondamentale monografia su Lutero, Einaudi ha pubblicato 'La riforma protestante'. ['Con queste disposizioni di spirito Münzer si recò a Mühlausen, dove si rese responsabile di fomentare la guerra dei contadini. Davanti al pulpito sciolse una lunga bandiera di seta decorata con un arcobaleno ed il motto «La Parola del Signore permane in eterno». «Questo è il momento, - proclamava, - se siete soltanto tre interamente consacrati a Dio non dovete temerne centomila. Avanti! Avanti! Avanti! Non risparmiate nessuno! Nessuna pietà per il pianto degli empi. Ricordate il comandamento di Dio a Mosè di distruggere interamente e di non mostrare pietà. Tutto il paese è in agitazione. Colpite! All'armi! All'armi! Avanti! Avanti!». Il paese era effettivamente in agitazione; i contadini si erano del tutto sollevati, mentre Federico il Savio era stanco e sul punto di morte. (...) Lutero cercò di contenere il diluvio, recandosi in mezzo ai contadini per protestare, ma fu accolto con modi sprezzanti e violenti. Allora buttò giù l'opuscolo 'Contro le orde di contadini ladri ed assassini'. Secondo lui, l'inferno si era svuotato e tutti i diavoli erano entrati nei contadini e l'arcidiavolo in Thomas Münzer, «che non fa altro che eccitare al furto, all'uccisione e allo spargimento di sangue». (...) Alcuni principi erano perfin troppo disposti a colpire, trafiggere ed uccidere; e Thomas Münzer era persino troppo propenso a provocarli. Il duca Giorgio ed il langravio Filippo d'Assia, tra gli altri, furono pronti in un batter d'occhi. Münzer ed i contadini furono respinti fino a Frankenhausen; da qui mandarono un'ambasciata ai principi dicendo che cercavano soltanto la giustizia di Dio e volevano evitare di spargere sangue; i principi risposero: «Consegnate Thomas Münzer e gli altri avranno salva la vita». La proposta era attraente, ma Münzer sciolse la sua eloquenza: «Non temete: Gedeone con un pugno di uomini sconfisse i Madianiti e Davide uccise Golia» e in quello stesso momento un arcobaleno, simbolo della sua bandiera, apparve in cielo. Egli lo indicò come un segno premonitore ed i contadini serrarono le file, ma i principi approfittarono di una tregua per circondarli: soltanto seicento furono fatti prigionieri, mentre cinquemila furono sterminati. Münzer scappò, ma fu preso, torturato e giustiziato. Quindi i principi rastrellarono il paese. Altre bande non ebbero miglior fortuna. (...) Purtroppo il feroce opuscolo di Lutero fu pubblicato in ritardo ed apparve proprio nel momento in cui i contadini venivano sgominati. Egli cercò di controbilanciarne l'effetto con un altro scritto in cui diceva pur sempre che le orecchie dei ribelli devono essere aperte a fucilate, ma non intendeva negare grazia ai prigionieri. Tutti i diavoli, dichiarava, invece di lasciare i contadini e tornare all'inferno, erano ora penetrati nei vincitori, che stavano semplicemente sfogando le loro vendette. Ma quest'opuscolo passò inavvertito, e quell'unica frase: «Colpite, trafiggete, uccidete» gli procurò un biasimo che non sarebbe mai stato dimenticato. I contadini lo considerarono come un traditore della loro causa, sebbene i principi cattolici non cessassero mai di considerarlo responsabile di tutto il conflitto' (pag 245-248)] [ISC Newsletter N° 88] ISCNS88TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org] 
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'Nelle letterature dell'antichitÓ vi sono numerosi paralleli con le storie mirabolanti dei Vangeli' PDF Print E-mail
DESCHNER Karlheinz, a cura di Luciano FRANCESCHETTI, La Chiesa che mente. I retroscena storici delle falsificazioni ecclesiastiche. MASSARI EDITORE. BOLSENA, VT. 2001 pag 159 8°  premessa note illustrazioni appendice: abbreviazioni per i testi dell'antichità bibliografia; traduzione di Luciano FRANCESCHETTI; Collana Mirggi. K. Deschner ricostruisce le motivazioni storiche che stanno dietro la nascita dei dogmi del Cattolicesimo, le cui origini 'romane' e 'paoline' non hanno nulla a che vedere con gli insegnamenti del messia palestinese Gesù Cristo (vera o leggendaria che sia stata la sua esistenza). [I miracoli. 'Assai prima che la Chiesa (ma solo nel 353) fissasse al 25 dicembre la data della nascita di Cristo, si festeggiava nel medesimo giorno il genetliaco di Mitra, l'invitto dio del sole. Anche le formula liturgiche dei credenti pagani durante la festa del solstizio, ossia nella notte dal 24 al 25 dicembre, recitavano già: «La vergine ha partorito, la luce crescerà», oppure « E' nato il grande re, Osiride, il benefattore». (...) Molto tempo prima di Gesù si erano descritte e rappresentate altre divinità (Zeus, Ermete, Dioniso) giacenti in fasce in un sacro canestro, oppure in una greppia (13). Alla sua nascita, già Mitra era adorato da pastori recanti frutti e primizie dei loro greggi (14). Come Maria partorì il bambino Gesù durante il viaggio, anche altri figli di vergini vennero spesso al mondo durante un viaggio o una fuga. (...) Per quanto concerne poi i miracoli, non c'è un solo prodigio dei Vangeli che non fosse stato operato in precedenza. Già Buddha aveva risanato i malati, faceva sì che i ciechi vedessero, i sordi udissero, gli sciancati camminassero impettiti. Anche lui camminò sulle onde impetuose del Gange, come un giorno Gesù farà sopra il lago. E come i discepoli del Nazareno opera miracoli, così hanno fatto i discepoli di Buddha. «Per esempio, come Pietro cammina sull'acqua, così pure un seguace di Buddha. Come Pietro comincia ad affondare, appena la sua fede diminuisce, così affondò già il discepolo di Buddha, allorché si risvegliò dal suo estatico sprofondamento nel Buddha. E come il Signore trae in salvo Pietro, così il discepolo di Buddha viene salvato dal rinnovato, fidente pensiero del Maestro» (24). Come secondo Luca ha fatto Gesù, già Pitagora ha cominciato il suo insegnamento e i suoi prodigi con un miracolo dei pesci, in cui egli invero - elevandosi molto al di sopra di Gesù - comanda di rimettere in libertà i pesci, di cui risarcisce il valore (25). Oltre a ciò, Pitagora guarì infermi nel corpo e nell'anima, e placò inoltre la tempesta sul mare (26), un'impresa che Empedocle, uno dei suoi forse occasionali uditori - compì poi così spesso da meritarsi addirittura l'epiteto di «domatore del vento» (27). E non solo; Empedocle, infatti, già curava gli appestati e risuscitava i morti (28). Il miracolo delle nozze di Cana (dove il Cristo giovanneo trasforma da 600 a 700 libri di acqua in vino, come risulta chiaramente dal testo di Giovanni, 2,6, anche se devoti esegeti vogliono talvolta ridurre l'ingente quantità, minimizzando inutilmente il prodigio), era stato già compiuto da Dioniso, come ci testimonia Euripide (29). Dioniso, il dio più amato dal mondo antico - che lo venerava dall'Asia alla Spagna con sontuose processioni - deve cedere a Cristo, nel Vangelo di Giovanni, uno dei suoi titoli più ambiti, quello di «vite», che nel Vangelo si trasforma in «la vera vite» (30). (Senonché, tutto ciò che prima era falso, nel Cristianesimo sembra diventare vero). Vero è che Dioniso ha operato molti miracoli del vino (31); e i suoi sacerdoti, in seguito, ripeteranno nelle feste dionisiache con consapevole raggiro esattamente gli stessi prodigi, come più tardi i sacerdoti cristiani nella ricorrenza delle nozze di Cana (il 6 gennaio, cioè lo stesso giorno in cui si celebrava una popolarissima dionisiaca!) replicavano fraudolentemente la trasformazione dell'acqua in vino (32). Fama di grande taumaturgo ebbe nell'antichità il medico e dio guaritore Asclepio, sopra i cui altari campeggiava in lettere giganti la parola 'soter' (salvatore), e di cui tutto il mondo conosceva le portentose guarigioni in Epidauro, città che cominciò appunto a prosperare nel V secolo prima di Cristo, come Lourdes ai nostri giorni (33). Ebbene, quante gesta di Gesù risalgono ad Asclepio, quanto strettamente imparentate siano le attività taumaturgiche di entrambi, l'ha evidenziato, in sintesi pregnante dei risultati della ricerca, il teologo Carl Schneider (...) (34). Gli storici della religione hanno da tempo dimostrato che nelle letterature dell'antichità vi sono numerosi paralleli con le storie mirabolanti dei Vangeli, che queste coincidono largamente nel contenuto e nella stilizzazione con le narrazioni profane dei prodigi e che, in ultima analisi, l'origine pagana delle miracolose leggende neotestamentarie è grandemente verosimile (35)" (pag 31-34)] [ISC Newsletter N° 88] ISCNS88TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]
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"Una sinfonia di Beethoven e una tempesta posano su identiche premesse" PDF Print E-mail
SPECHT Riccardo, Beethoven. FRATELLI TREVES EDITORI. MILANO. 1938 pag XV 301 8°  prefazione e traduzione di Lamberto BRUSOTTI, illustrazioni, bibliografia, I grandi musicisti italiani e stranieri, collezione diretta da Carlo GATTI. "Una sinfonia di Beethoven e una tempesta posano su identiche premesse" (Hebbel) (in apertura). [Genio e contemporanei. '«Se io m'intendessi dell'arte della guerra come di quella dei suoni, certo lo vincerei» (Beethoven a proposito di Napoleone). 'Due soltanto delle opere beethoveniane non ebbero successo, ed entrambe segnano una svolta: l'«Eroica» e il «Fidelio». La tradizione secondo cui Beethoven nello scrivere l'«Eroica» si sarebbe ispirato alla figura di Napoleone è erronea; ché solo più tardi i tratti del suo eroe sinfonico si confusero con quelli del Bonaparte. L'eroe ispiratore fu dapprima l'ammiraglio inglese Abercrombie; e chi si compiacesse di simili ricerche potrebbe scoprire un che di navale nella linea slanciatissima del primo tempo (privo per altro di vero e proprio carattere eroico), sentirvi la distesa del mare con tutti i suoi mostri, e, rifacendosi a questa vera origine dell'opera, vedere chiarita la contraddizione tra il nome e ciò ch'essa esprime. Difficile anche trovarvi un legame spirituale col Bonaparte. Eccettuato il tragico Notturno e quella sua marcia funebre, dal passo che grave rintrona o cupo rimbomba - questa solennissima e sovranamente grandiosa fra tutte l'elegie guerriere, questo Walhalla (*) in suoni - l'idea generale dell'eroico non si può ravvisare in modo assoluto, neppure per associazione. E se si comprende Beethoven, che, infiammato il cuore da sensi di libertà e nobilmente indignato contro l'incoronazione di Napoleone e la sua incipiente tirannide, lacera il frontespizio con la dedica al primo console di Francia, non ugualmente si potrà supporlo capace di aver mutato una figura specifica in quella generica dell'eroe antico, ma capace bensì di mutarla nella sua stessa immagine: l'immagine di un'inflessibile forza morale, di un dominatore della vita, che si diverte con le creature della propria mente. V'è insomma nell'«Eroica» quel Beethoven stesso che, più d'ogni altro eroe, ci apparirà nel bronzeo suono della Quinta' (pag 238-239)] [(*) nella mitologia germanica, la sala dei guerrieri morti in battaglia, ndr] [ISC Newsletter N° 88] ISCNS88TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]  
  

 
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