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I connotati della classe politica: distacco dalla realtā delle cose, vanitā, senso del potere... PDF Stampa E-mail
COMERO Daniele ROVATI Giancarlo  a cura, saggi di Alessandro BUZZI DONATO Alfredo CANAVERO Daniele COMERO Giorgio GALLI Emilio RIZZI Giancarlo ROVATI, Milano al voto dal 1919 ai nostri giorni. Geografia elettorale milanese e analisi del comportamento elettorale. Elezioni dirette del Presidente e del Consiglio Provinciale di Milano. Atlante elettorale italiano, 1946-1996. PROMETHEUS EDITRICE. MILANO. 1999 pag 306 8°  prefazione di Ombretta COLLI prefazione di Livio TAMBERI, tabelle cartine geografia elettorale note grafici notizie biografiche sugli autori e nota dei curatori. ['Nel suo celebre saggio 'Politik als Beruf' (Politica come Vocazione) Max Weber costruisce una complessa tipologia delle componenti del ceto politico inteso come insieme di persone a cui è riconosciuta una legittimazione all'uso del potere. Nella tipologia weberiana compaiono i componenti degli staff amministrativi, gli alti dirigenti pubblici, operatori della stampa politica, i "giuristi" (tecnici dell'elaborazione delle normative), i membri del Parlamento, i membri del governo, i leaders di partito. Lo schema tipologico si limita a classificare i "professionisti" della politica nel sottinteso che gli equilibri tra loro costituiti e le incombenze a loro riconosciute sono inevitabilmente sconvolti dalle interferenze dei poteri informali (spoil systems, corporazioni partitiche, gruppi di pressione economico-finanziari). Weber disegna anche i connotati socio-psicologici "normali" della classe politica: distacco dalla realtà delle cose e degli uomini, accettazione del primato della realtà sulla coerenza ideologica, vanità, senso del potere. Più oltre Weber affronta il problema dei rapporti tra etica e politica: egli sostiene che il dissidio, già evidenziato nella filosofia greca e consacrato al rango di divorzio dal culto rinascimentale del Principe-eroe, si sviluppa solo intorno ai pregiudizi che accompagnano "l'etica dei fini ultimi", quella che propone visioni generali di un mondo differenziato per aree di esperienza' (pag 85) [Alessandro Buzzi Donato, 'Un'ipotesi sulle determinanti strutturali degli atteggiamenti dell'elettorato'] [ISC Newsletter N° 92] ISCNS92TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]


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La polemica di Antonio Labriola contro il positivismo entro e fuori la cultura del movimento operaio PDF Stampa E-mail
DE-MICHELI Mario FINOCCHI Luisa FUBINI Enrico GEYMONAT Ludovico ISNENGHI Mario MAIOCCHI Roberto MINOIA Claudio PESTALOZZA Luigi SPINELLA Mario, Storia della società italiana. Parte quinta. Volume XVI. Il pensiero e la cultura nell'Italia unita. TETI EDITORE. MILANO. 1982 pag 414 8°  notizie sugli autori, abbreviazioni, note, foto e illustrazioni, bibliografia, indice nomi e località; Storia della società italiana diretta da CHERUBINI Giovanni DELLA PERUTA Franco LEPORE Ettore MORI Giorgio PROCACCI Giuliano VILLARI Rosario; coordinamento di Idomeneo BARBADORO, segretaria di redazione Vanna GUZZI. ['Ben diverso sarà invece il destino storico del movimento operaio più specificatamente socialista, quale andrà costituendosi soprattutto a partire dai primi anni ottanta, e che troverà nella «Critica Sociale» di Filippo Turati e Anna Kuliscioff (1881) un punto di riferimento e di organizzazione, e coronerà, nel 1892, con la fondazione del Partito dei lavoratori italiani, che diverrà l’anno dopo Partito socialista dei lavoratori italiani. Vi aderiranno ben presto Intellettuali assai noti, come Edmondo De Amicis, Cesare Lombroso, Enrico Ferri e molti altri. Si trattava certo - come scriverà Antonio Labriola in una lettera del 1894 a Wilhelm Ellenbogen - «di una coalizione di elementi disparati»; e tuttavia il sistema di idee sostanzialmente dominante, malgrado le occasionali affermazioni di «marxismo», si palesò largamente orientato in senso positivista. Si può anzi aggiungere che il partito socialista, anche nel successivo periodo della controffensiva neo-idealistica, divenne e rimase il maggior canale di diffusione in Italia della cultura positivistica, compiendo in questo campo una vasta azione educativa attraverso la propria stampa e la rete delle università popolari e delle iniziative a esse collegate. (...) Aveva dunque torto Antonio Labriola, il maggiore teorico e intellettuale socialista di quel periodo storico, a condurre, nei suoi saggi marxisti, un'aspra polemica contro il positivismo entro e fuori la cultura del movimento operaio? È qui forse il luogo di precisare l'ottica specifica con la quale vengono tracciate queste linee di ricostruzione e di analisi di storia della cultura. Non si identifica, in quest’ottica, la storia delle idee, intesa come succedersi critico di posizioni teoriche più avanzate e corrette, con la storia della cultura e degli intellettuali, che è necessariamente storia sociologica, e persino, nel senso tecnico di questo aggettivo «antropologica». In questa luce la lettura che Labriola dette al pensiero di Marx non solo individuava con esattezza nel materialismo storico un insieme di proposizioni teoriche nuove e originali da un lato, profondamente operative dal punto di vista conoscitivo dall'altro, ma ne coglieva tutta la distanza dal positivismo ottocentesco, e soprattutto dalla «filosofia», in senso stretto, di cui questo si nutriva. Ma aveva certamente torto Labriola quando, nell'occasione stessa del congresso di Genova, scriveva a Engels che da esso nulla di buono vi era da aspettarsi, e avrà torto nel non «cogliere la positività del processo che comunque così veniva messo in moto» (4). Più realista di Labriola, vale a dire più consapevole dell’elemento di rottura che questa cultura socialista, quale essa era, poteva costituire, si dimostrò quella parte dell''intellighenzia' che, negli ultimi anni del secolo, cominciò a elaborare le posizioni del neoidealismo da un lato, del nazionalismo dall'altro: proprio negli stessi anni in cui la reazione crispina scioglieva, nel 1894, in base alla legge sulle «associazioni sovversive» il partito socialista, mentre i suoi immediati successori ne metteranno, nel 1898, i maggiori esponenti in galera." (pag 160-161) [dal saggio di Mario Spinella, ‘Intellettuali, società, stato’] [(4) A. De Jaco, I socialisti, Roma, 1974, p. XXV] [ISC Newsletter N° 92] ISCNS92TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]
 
Galileo Galilei criticato, per le sue idee, dagli ambienti scientifici tradizionalisti PDF Stampa E-mail
BIXBY William, L'universo di Galileo e Newton. ARNOLDO MONDADORI EDITORE. MILANO. 1966 pag 152 8°  introduzione, foto illustrazioni iconografia grafici, ringraziamenti, indice nomi argomenti; edizione a cura della redazione della rivista Horizon, consulenza di Giorgio de SANTILLANA; I libri della Caravella.  ['Continuando le sue osservazioni per molti mesi Galileo ebbe la soddisfazione di veder ricomparire le macchie scure sul lato opposto del disco solare. E allora tutto fu chiaro: il Sole ruotava sul suo asse, con quello stesso movimento che Galileo e Copernico attribuivano alla Terra. La scoperta delle macchie solari avrebbe avuto un'enorme portata. Galileo, però, nonostante l'evidenza con cui questa sua nuova scoperta dava credito alla teoria copernicana, non sapeva decidersi se usarla con prudenza o con audacia. Non tenne alcuna lezione su queste sue nuove scoperte davanti agli studenti universitari di Padova. Continuò invece ad insegnare il sistema tolemaico. Ed anche quando si decise a pubblicare qualcuno dei suoi nuovi studi, lo fece senza attaccare direttamente le teorie riconosciute. Ma pur avendo agito con tanta cautela, le sue pubblicazioni suscitarono negli ambienti tradizionalisti grande scalpore. Clavius di Roma, il famoso matematico gesuita, disse con scherno della scoperta delle lune di Giove: «Lasciamo pure a Galileo le sue nuove opinioni. Io rimango delle mie». Due professori, uno di Padova e uno di Pisa, respinsero decisamente le conclusioni di Galileo. Quello di Pisa, Julius Libri, morì nel 1610 rifiutandosi di guardare attraverso un telescopio. E il commento caustico di Galileo fu che se il Libri aveva da vivo rifiutato di credere nei satelliti di Giove, di passaggio ora per il cielo poteva accertarsene direttamente. Uno studioso di Aristotele divulgò questo scritto col quale esprimeva il suo disgusto per le teorie di Galileo: «Non dobbiamo credere che la natura abbia fornito Giove di quattro satelliti per rendere immortali i nomi dei Medici. Si tratta invece delle idee ridicole di uomini disutili che le preferiscono al nostro duro lavoro in difesa della vera teoria dell'Universo. La natura detesta queste situazioni di terribile confusione e questa vanità è veramente deplorevole agli occhi di chi è veramente saggio». Non era però la certezza che le idee di Galileo fossero errate a suscitare lo sdegno di questi ostinati tradizionalisti, quanto la preoccupazione che egli potesse avere ragione' (pag 60)] [ISC Newsletter N° 92] ISCNS92TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org] 
  

 
La nascita della AFL, la Federazione Americana del Lavoro. Samuel Gompers e Adolph Strasser PDF Stampa E-mail
BRUMM John M.  REEDY Theodore W., Il movimento sindacale negli Stati Uniti. OPERE NUOVE. ROMA. 1952 pag 70 16°  appendice: Quadro cronologico del movimento sindacale negli Stati Uniti. ['Nel 1881, sei delle più importanti unioni di mestiere - quelle dei tipografi, dei siderurgici, dei modellatori, dei sigarai, del falegnami e dei vetrai - e vari altri gruppi operai si riunirono a Pittsburgh, creando la Federazione dei Mestieri Organizzati e delle Unioni Operaie (Federation of Organized Trades and Labor Unions). I suoi dirigenti erano Samuel Gompers e Adolph Strasser, ambedue dell'Unione dei Sigarai. All'inizio la Federazione aveva approssimativamente 45.000 membri; per cinque anni restò debole ed offuscata dal fiorente Ordine dei Cavalieri del Lavoro. Quando i Cavalieri, nel loro Congresso annuale del 1886, si rifiutarono di rispettare la giurisdizione delle grandi Unioni di Mestiere, parecchie di queste ultime si riunirono a Columbus, Ohio, e fondarono la Federazione Americana del Lavoro. La F.O.T.L.U., che trovavasi riunita a Congresso anche essa a Columbus, si fuse col nuovo gruppo. Gompers fu eletto Primo Presidente della nuova Federazione, posto che tenne, con l'interruzione di un anno (1894-95) fino alla morte, avvenuta nel 1924. La forza della AFL si basava anzitutto sulle unioni dei carpentieri, dei sigarai, dei tipografi, dei siderurgici e dei modellatori in ferro, cominciò con circa 138.000 membri nel 1886, e quel numero andò gradatamente raddoppiandosi nei dodici anni seguenti' (pag 17)] [ISC Newsletter N° 92] ISCNS92TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org] 
  

 
Pareto vede nei fenomeni di frammentazione, di squilibrio la prova che l'evoluzione non č rettilinea PDF Stampa E-mail
BUSINO Giovanni, Vilfredo Pareto e l'industria del ferro nel Valdarno. Contributo alla storia dell'imprenditorialità italiana. BANCA COMMERCIALE ITALIANA. MILANO. 1977 pag 920 8°  note grafici tabelle appendice: lettere di Vilfredo Pareto; indice grafici, tabelle, nomi di persona, nomi di imprese individuali, società, enti e di luogo, indice materie, indice delle lettere di Vilfredo Pareto; Studi e ricerche di storia economica italiana nell'età del Risorgimento. ['Rispetto a un Karl Marx, ad un Auguste Comte, ad un Herbert Spencer (1) e ad un Émile Durkheim che miravano, per esprimerci molto sommariamente, a spiegare le tendenze secolari della società, Vilfredo Pareto presta attenzione piuttosto a problemi più modesti e circoscritti. Egli s'interessa ai cambiamenti nelle condizioni e nei modi di vita, nell'organizzazione sociale del paese, insomma limita la sua analisi all'azione storica, cioè alle persone ed ai partiti che condizionano l'orientamento della società, che fanno la storia. Il che, evidentemente, lo porta a trascurare i fattori di cambiamento, i cui interessi, i cui valori, le cui ideologie gli appaiono allora determinanti e condizionanti il divenire della società. Donde l'attenzione quasi esclusiva che porta all''élite' sociale, e più particolarmente all''élite' dirigente che detiene le leve del potere, il che gli impedisce d'elaborare una vera analisi della modernizzazione del paese, e anzi gli preclude la via alla costruzione di un giudizio analitico del processo reale e concreto di sviluppo dell'economia e della società italiane. Senza dubbio Pareto non s'accorge punto che l'affarismo, le speculazioni, la gallofobia, i singulti nazionalistici sono conseguenze del processo di modernizzazione del paese, dello scontro tra norme e valori vecchie e norme e valori nuovi. Questo scontro dà luogo sempre ad una frammentazione della vita sociale, vale a dire che gli elementi vecchi e gli elementi nuovi non riescono ad integrarsi in maniera adeguata. (...) Certo che il non aver riconosciuto tutto ciò attribuisce al pensiero di Pareto l'ambivalenza e l'ambiguità, che quasi tutti gli studiosi contemporanei concordano nel mettere in risalto in tutti i suoi scritti. Da un lato, le sue analisi degli agenti storici del cambiamento sociale sono d'un realismo davvero impressionante e d'una crudezza affascinante, da un altro lato queste stesse analisi sboccano in una forma di profetismo (...). Tutti sanno che Auguste Comte considerava inevitabile il progresso verso una società più pacifica e più giusta; che Herbert Spencer intravedeva la nascita di una società liberale ed individualista, pacifica e industrializzata; che Marx ed Engels auspicavano e lottavano per una società più armoniosa, più libera, più giusta, senza oppressori né oppressi, che avesse eliminato definitivamente qualsiasi forma di stratificazione classistica. Pareto, invece, vede nei fenomeni di frammentazione e di squilibrio, che la società contemporanea appalesa, la prova che l'evoluzione non è rettilinea né continua, ma al contrario che il movimento sociale è ciclico' (pag 241-242-243)] [(1) Cfr. C. Barbé, 'Progresso e sviluppo. La formazione della teoria dello sviluppo e lo sviluppo come ideologia (Auguste Comte - Herbert Spencer), Torino, Giappichelli, 1974] [ISC Newsletter N° 92] ISCNS92TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org] 
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