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Il valore delle rimesse inviate da oltreoceano da milioni di emigranti meridionali PDF Stampa E-mail
AMATORI Franco COLLI Andrea, Impresa e industria in Italia dall'Unità a oggi. MARSILIO. VENEZIA. 1999 pag 414 8°  introduzione note tabelle bibliografia cronologia indice nomi indice imprese e associazioni; Saggi Marsilio, Storia a cura di Luciano CAFAGNA e Silvio LANARO. Franco Amatori, (Ancona 1948), è professore associato di Storia economica nell'Università Bocconi di Milano. Andrea Colli (Varese, 1966) insegna Storia economica presso l'Università Bocconi. ['Del ruolo dello Stato quale attore di primo piano di questa straordinaria stagione si è detto nelle pagine precedenti [gli anni dal 1896 al 1914, ndr]. Va ancora enfatizzata l'opera di risanamento finanziario che porta, con la nascita nel 1893 della Banca d'Italia, alla fine della «fratellanza siamese» fra finanza privata e istituti d'emissione, essenziale prerequisito per il pieno inserimento dell'Italia nel sistema economico internazionale. Gli effetti si concretizzano nell'immediato e nel biennio 1894-95, grazie all'intervento di capitali provenienti dalla Germania, sorgono le due grandi banche miste, la Banca commerciale italiana e il Credito italiano, le quali, seppure, lo si è visto, eventualmente garantite dallo Stato, risultano determinanti nell'iniziale sostegno delle maggiori iniziative industriali e e nella creazione di settori interamente nuovi. L'arrivo in Italia delle banche universali tedesche è parte di quei potenti impulsi provenienti dal cuore del capitalismo mondiale decisivi nel determinare l'ascesa economica del Paese. I venti anni precedenti la prima guerra mondiale costituiscono la fase ascendente di un lungo ciclo economico indispensabile al buon andamento delle esportazioni italiane, agricole, ma anche industriali (in particolari tessili). Ed è un gigantesco episodio di «globalizzazione» quello che consente l'originale soluzione di un problema grave, quanto inevitabile, data l'intensità della crescita industriale: lo squilibrio della bilancia dei pagamenti dovuto alla necessità di importazioni. Sono le rimesse, inviate da oltreoceano da milioni di emigranti in larga prevalenza meridionali, a costituire più della metà delle «partite invisibili» che bilanciano abbondantemente il deficit commerciale. Allo stesso modo è dal centro dell'«economia-mondo» occidentale che proviene quel fascio di innovazioni in settori quali la metallurgia, la meccanica, la chimica, definito Seconda Rivoluzione Industriale, a cui devono corrispondere imprese di grandi dimensioni, in grado di attivare le tecniche più avanzate sul piano produttivo e organizzativo tali da spiegare il rapido avanzamento economico che l'Italia sperimenta con il nuovo secolo. Ed è all'interno di questo nuovo paradigma tecnologico che si colloca quell'industria idroelettrica con la quale all'inizio del secolo parve che l'Italia potesse liberarsi di un altro grave ostacolo sulla via della modernizzazione economica: la carenza di risorse energetiche' (pag 60-61)] [ISC Newsletter N° 91] ISCNS91TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org] 
  

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Disuguaglianza economica. I conti di Raymond Aron. PDF Stampa E-mail
ARON Raymond, Saggio sulla destra. Il conservatorismo nelle società industriali. GUIDA. NAPOLI. 2006 pag 142 8°  introduzione note elenco delle opere citate nel volume e relative edizioni postfazione di Alessandro CAMPI; traduzione dal francese di Sarah DEL-MEGLIO a cura di Alessandro CAMPI; Leviathan, Collana diretta da Agostio CARRINO. ['Si possono distinguere tre tipi di disuguaglianza: a livello di ripartizione dei beni, a livello di redditi propriamente capitalistici (redditi di capitale, profitto) e a livello di salari e stipendi. Le ragioni morali e persino sociali per denunciare la concentrazione di beni o profitti rimangono le stesse, ma i 'radicali' riconoscono che sopprimere l'eredità o eliminare i dividenti non influirebbe in maniera significativa sul tenore di vita delle masse. Le riforme laburiste non hanno colmato il divario tra la donna di servizio e il lord che circola in Rolls Royce: hanno dimostrato quanto fosse vana l'illusione che la ridistribuzione dei redditi capitalistici possa elevare in modo considerevole il tenore di vita delle masse. In Gran Bretagna, nel 1955, salari e stipendi ammontano a 10.040 milioni di sterline; il totale dei redditi privati arriva a 15.688, mentre quello dei redditi capitalistici (rendite, dividendi, interessi) a 1.702. La ridistribuzione di tutti i dividendi tra milioni di salariati frutterebbe ad ognuno di loro solo qualche scellino in più alla settimana. Pochi anni di sviluppo, invece, arricchiscono i lavoratori più della spoliazione dei ricchi. Negli Stati Uniti, l'ideologia della libera impresa e della concorrenza è parte integrante del credo nazionale. Pianificazione e proprietà collettiva vengono assimilate all'Unione Sovietica e, quindi, al male. Inseparabile da fallimenti e da successi sul mercato, la disuguaglianza dei redditi appare legittima quanto il regime di cui è l'espressione. Allo stesso tempo, il progresso economico gonfia il numero dei redditi medi riducendo quello dei redditi bassi, mentre la quantità dei redditi molto consistenti aumenta appena. Il numero delle famiglie o delle persone sole che guadagnano meno di 1.000 dollari (3) è diminuito del 44% tra il 1941 e il 1955. Quello delle famiglie e delle persone che guadagnano tra i 1.000 e i 2.000 dollari è sceso del 29%. La categoria tra i 2.000 e i 3.000 è calata dell'8%. In compenso la fascia tra i 3.000 e i 4.000 dollari è aumentata del 53%, quella tra i 4.000 e i 5.000 del 57%, quella tra i 5.000 e i 7.500 del 96%, quella tra i 7.500 e i 10.000 del 92%, quella tra i 10.000 e i 15.000 del 103%, quella tra i 15.000 e i 20.000 del 79%, quella tra i 20.000 e i 25.000 dell'80% e quella al di sopra dei 25.000 dell'8%. Sia in Gran Bretagna che negli Stati Uniti, le grandi compagnie capitaliste pagano al fisco o decidono di investire una parte considerevole degli utili lordi. La tassazione sugli scaglioni più elevati dei redditi privati è enorme: equivale quasi a un'espropriazione. Ne consegue che il tenore di vita delle masse, 'nei paesi con una civiltà industriale sviluppata', dipende più dallo sviluppo che dalle leggi sociali. E' logico, quindi, che i dibattiti più accesi vertano sul metodo di sviluppo piuttosto che sul criterio di ridistribuzione dei redditi' (pag 66-67) [(3) Si tratta di redditi 'reali', non nominali] [ISC Newsletter N° 91] ISCNS91TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org] 

 
 
 
 
 
 

 
Il dibattito su come far ripartire l'economia italiana nel 1947 PDF Stampa E-mail
RICOSSA Sergio TUCCIMEI Ercole  a cura, La Banca d'Italia e il risanamento post-bellico, 1945-1948. EDITORI LATERZA. BARI. 1992 pag VIII 658 8°  presentazione di Carlo Azeglio CIAMPI abbreviazioni introduzione di Sergio RICOSSA note tabelle appendice documenti cronologia, Ministri responsabili dei dicasteri economici, L'assetto istituzionale della Banda d'Italia (1945-1948), Biografie dei personaggi citati, opere citate, indice cronologico e sintesi dei documenti, indice nomi enti e istituzioni argomenti; Collana Storica della Banca d'Italia, comitato di coordinamento: Paolo BAFFI Guido CARLI Carlo Azeglio CIAMPI Pierluigi CIOCCA Franco COTULA Antonio FINOCCHIARO Giorgio SANGIORGIO consulente scientifico per la serie documenti Carlo M. CIPOLLA; Serie Documenti volume X. ['Non di meno gli atti di fede dei banchieri non dovevano essere totalmente campati in aria, bensì fondarsi su una ragionevole speranza di investire per un aumento utile della capacità produttiva di reddito. Nel pensiero einaudiano, gli aspetti monetari e gli aspetti reali di un problema economico non mai disgiunti. Se i depositi volontari del pubblico verso le banche non bastassero, potrebbe intervenire perfino lo Stato a fornire i miliardi in più, con un aumento dei biglietti in circolazione; ma perché non fossero biglietti fabbricati a vuoto, perché non si limitassero a far aumentare i prezzi, bisognava pur sempre che alla nuova massa di circolazione corrispondesse in breve un appropriato incremento della produzione, ossia di merci gettate sul mercato (158). Ciò si verifica in grande, secondo Einaudi, in un unico caso, che non si attagliava all'Italia del 1947. «Quell'unico caso fu illustrato dall'amico Bresciani nel libro classico su 'La caduta del marco tedesco' e in numerosi articoli. Ridotto in moneta spicciola, lo si può formulare così: esiste in un paese un insieme di fattori produttivi disoccupati? Ci sono cioè in un paese, non solo centinaia di migliaia o milioni di operai disoccupati, ma ci sono anche contemporaneamente ed in giusta proporzione fabbriche inerti, macchinari che non lavorano, scorte abbondanti che nessuno acquista, mucchi di carbone sui piazzali che vanno a male, milioni di kwh di energia elettrica producibile che nessuno domanda? Se così è, 'può darsi' che una iniezione artificiale di moneta-biglietti o di moneta bancaria serva a mettere in moto la macchina arrugginita (159). Così non era nell'Italia del 1947, secondo Einaudi, che pertanto respingeva il ragionamento, o il sofisma, di ispirazione keynesiana. Baffi, da parte sua aggiungerà che, sebbene egli personalmente avesse «recepito almeno in parte l'insegnamento contenuto nella famosa proposizione [keynesiana] secondo cui "il risparmio è un mero residuo; le decisioni di consumare e investire insieme prese determinano il reddito"», nemmeno lui ne era «del tutto persuaso». Lo disturbava soprattutto il fatto che Keynes «avesse costruito, sia pure come prima approssimazione alla realtà, un modello che ignora il vincolo della bilancia dei pagamenti [internazionali]» (160)' (pag 75-76, dall'introduzione di Sergio Ricossa)  [(158) Einaudi, 'Il sofisma', cit.; (159) Ibid.; (160) Baffi, Testimonianze, cit., p. 112] [ISC Newsletter N° 92] ISCNS92TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]
 
Guerra civile spagnola. Il problema della mancata alleanza tra anarchici e Poum PDF Stampa E-mail
ZARCONE Pier Francesco, Spagna libertaria. Storia di collettivizzazioni e di una rivoluzione sociale interrotta (1936-1938). MASSARI EDITORE. BOLSENA, VT. 2007 pag 239 8°  sigle introduzione prologo: 'La Seconda Repubblica spagnola', note appendici cronologia della Guerra civile: bibliografia indice nomi; Collana Storia e memoria. Pier Francesco Zarcone, studioso di storia dei movimenti rivoluzionari e libertari di lingua castigliana e portoghese. Autore di vari lavori su tali temi, ha già pubblicato presso Massari editore 'La libertà e la terra. Gli anarchici nella Rivoluzione messicana' (2004). Vive attualmente (2007) tra Italia e Portogallo. "Le differenze che dal punto di vista strettamente teorico esistevano tra l'anarchismo di Fai e Cnt e il marxismo rivoluzionario del Poum ai nostri fini interessano poco, perché esisteva un dato ideoneo ad accomunare queste tre organizzazioni; cioè il punto di arrivo: la rivoluzione sociale anticapitalistica. C'era quindi almeno un punto in comune, quand'anche restasse il problema di mettersi d'accordo su elementi specifici dell'assetto da dare alla realtà rivoluzionaria. Mentre tra gli anarchici e i partiti borghesi e stalinisti (con i quali invece fu instaurata la collaborazione antifascista) in comune non esisteva nemmeno questo. Nella coalizione governativa l'eterogeneità conflittuale era massima. Eppure si preferì questa alleanza alla costituzione di un fronte rivoluzionario anticapitalistico con il Poum. Vediamo subito i reali punti di contrasto in merito alle posizioni teoriche. Il Poum puntava, a livello programmatico, alla presa del potere, alla creazione di uno Stato operaio; alla dittatura del proletariato; al rispetto delle autonomie locali; alle nazionalizzazioni economiche e, per quanto riguarda il problema della terra, non alla collettivizzazione, ma alla loro distribuzione tra i contadini. Il concetto poumista della dittatura del proletariato non era però impostato in termini monopartitici, alla maniera bolscevica, ma pluripartitico e sociale, cioè come dittatura rivoluzionaria di classe. In fondo più vicino all'impostazione del menscevico Martov che non di Lenin. Nin cercò di chiarire il concetto più per la base cenetista che non per i vertici di tale organizzazione: «La dittatura del proletariato è l'espressione della vera democrazia, del governo della maggioranza al contrario della democrazia borghese che è l'espressione della dittatura di una minoranza di sfruttatori contro la maggioranza della popolazione. Lottiamo, quindi, per la dittatura del proletariato e contro quella di qualsiasi partito» (217). La libertà doveva essere garantita solo per il proletariato in nome degli interessi di classe: libertà per le forze del proletariato urbano e rurale, democrazia negli organismi di base. Le pregresse esperienze sia di Maurín sia di Nin facevano sì che nella visione del Poum l'economia non dovesse essere dominata dallo Stato come in Urss, ma gestita dai sindacati, che quindi si sarebbero dovuti trasformare da organizzatori di lotta dei lavoratori in organismi di costruzione del comunismo. L'esperienza russa dei soviet non veniva considerata riproducibile in Spagna" (pag 175-176) [(217) A. Nin, Por la unificación marxista. Escritos politicos', Madrid, 1978, p. 530] [ISC Newsletter N° 91] ISCNS91TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org] 
  


 
Delle diverse armi impiegate, la mina poté vantare notevoli successi contro gli U-boote PDF Stampa E-mail
LIDDELL HART Basil H., La prima guerra mondiale, 1914-1918. [Tit. orig. 'The Real War 1914-1918'] RIZZOLI. MILANO. 1999 pag 638 8°  dedica ringraziamenti indice cartine topografiche prefazione bibliografia ragionata (pag 607-627); indice nomi argomenti località; Collana BUR.  Basil H. Liddell Hart (1895-1970), storico e teorico militare inglese, studiò storia a Cambridge, partecipò alla Prima guerra mondiale come ufficiale e fu ferito nel 1916. Corrispondente militare del 'Daily Telegraph' (1925) e del 'Times' (1935-1939), e redattore militare dell' Encyclopaedia Britanica, acquisì reputazione internazionale per la sua chiaroveggenza. Nel 1964 fu insignito della Chesney Gold Medal, della Royal United Service Institution e della laurea ad honorem in lettere dell'Università di Oxford. Le sue opere di polemologia sono state tradotte e diffuse in tutto il mondo. Il sistema dei convogli. ['(...) [I]l più cieco e grossolano errore dell'Ammiragliato inglese fu quello di opporsi al sistema dei convogli nonostante che tutti gli altri mezzi tentati si fossero dimostrati incapaci di prevenire il disastro che ormai incombeva sul paese. Alla fine l'infaticabile attività dei giovani ufficiali che sostenevano la validità del nuovo sistema ricevette un decisivo appoggio grazie all'intervento personale di Lloyd George, e in aprile vennero finalmente approvati, a titolo sperimentale, i viaggi in convoglio scortato sulle rotte tra Gibilterra e il Mare del Nord. Il primo convoglio lasciò Gibilterra il 10 maggio diretto in Gran Bretagna. Grazie all'innegabile successo di questi tentativi sperimentali, il sistema dei convogli fu esteso alle rotte transatlantiche non appena l'arrivo delle flottiglie americane comandate dall'ammiraglio Sims aumentò il numero dei cacciatorpediniere disponibili per il servizio di scorta. La perdita di naviglio mercantile in convogli di questo genere si ridusse all'uno per cento; in agosto il sistema fu adottato anche per la navigazione in partenza dalla Gran Bretagna e il mese successivo le perdite inglesi scesero sotto le 200.000 tonnellate. Nel frattempo la campagna offensiva - ora rafforzata con l'introduzione di speciali caccia-sommergibili, di aerei e di nuovi tipi di mine -imponeva un pedaggio sempre più pesante ai sottomarini, e alla fine del 1917 la minaccia, se non proprio annullata, era stata almeno arginata. Anche se dovevano tirare la cinghia e accontentarsi di razioni di viveri ridotte, gli inglesi erano ormai al sicuro dal pericolo della fame. Nei primi mesi del 1918 il numero dei sommergibili tedeschi diminuì in modo proporzionale alle perdite da essi arrecate al nemico, finché in maggio ben 14 andarono perduti sui 125 che in quel momento erano in attività; inoltre l'efficienza di quelli ancora attivi stava diminuendo in modo più che proporzionale rispetto al numero. Complessivamente, nel corso della guerra i tedeschi persero 193 sommergibili, 173 dei quali ad opera della marina da guerra inglese. Delle diverse armi impiegate, la mina poté vantare 42 sottomarini affondati e la bomba di profondità 31. Dopo essere stati cacciati dai mari più piccoli, nell'ultima fase del conflitto gli 'U-boote' furono cacciati anche dall'Oceano Atlantico da un gigantesco sbarramento di mine, deposte in gran parte dalla marina americana nel tratto di mare largo 180 miglia che separa la Norvegia dalle isole Orcadi. Tale sbarramento consisteva in non meno di 70.000 mine, 13.000 delle quali collocate dagli inglesi. Fu questa una delle più efficaci contromisure volte a neutralizzare le principali operazioni sottomarine contro le rotte di rifornimento transatlantiche' (pag 400-402)] [ISC Newsletter N° 92] ISCNS92TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]    
  

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