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1905: 'Fu la forza degli eventi che tramutò i soviet in organizzazioni della rivoluzione' PDF Stampa E-mail
AYMONE Fiorella SIVINI CAVAZZANI Ada SIVINI Giordano  a cura; saggi di Michael BARRATT BROWN Ernest MANDEL Gilles MARTINET Jean AUGIER Paul MATTICK Rainer ZOLL Manuel BRIDIER Johannes AGNOLI, Sviluppo economico e rivoluzione. DE-DONATO EDITORE. BARI. 1969 pag 255 8°  presentazione di Giordano SIVINI, note, traduzioni di Glauco FELICI Chiara INGRAO Giorgio MIGLIARDI; Collana Temi e problemi. ['Dal 1906 in poi, l'iniziativa organizzativa cadde di nuovo in mano ai partiti politici e ai sindacati. Ma l'esperienza del 1905 non era andata perduta. I soviet, scrisse Trotsky (6) «erano la realizzazione della necessità obiettiva di un'organizzazione che avesse autorità senza avere una tradizione, e che riuscisse contemporaneamente ad abbracciare centinaia di migliaia di lavoratori. Un'organizzazione, inoltre, che fosse capace di unificare tutte le tendenze rivoluzionarie all'interno del proletariato, che possedesse iniziative e autocontrollo, e che, e questa è la cosa più importante, potesse essere creata nello spazio di 24 ore». I soviet attirarono i membri ideologicamente più vivaci, e quindi in generale, i più pronti politicamente, della popolazione operaia, e trovarono appoggio nelle organizzazioni socialiste e nei primi sindacati. La differenza fra queste organizzazioni tradizionali e i soviet è spiegata dall'osservazione di Trotsky secondo cui «i partiti erano organizzazioni 'interne al' proletariato, mentre i soviet erano l'organizzazione 'del' proletariato. La rivoluzione del 1905 rafforzò le opposizioni di sinistra nei partiti socialisti occidentali, ma più nel campo della spontaneità  degli scioperi di massa che per ciò che riguarda la forma organizzativa che queste azioni assumevano. Esistevano comunque delle eccezioni Anton Pannokoek (7), per esempio, sentiva che con i soviet, «le masse passive diventano attive e la classe operaia diventa un organismo indipendente che raggiunge l'unificazione... Alla fine di questo processo rivoluzionario, essa diventa un'entità dotata di coscienza di classe ed altamente organizzata, pronta ad ottenere il controllo di tutta la società ed a prendere in mano il processo di produzione». Secondo Lenin (8), i soviet erano «organi di lotta di massa. Vennero alla luce come organizzazioni di sciopero sotto la spinta della necessità, divennero preso organi di lotta rivoluzionaria contro il governo. Non fu una teoria, o una dichiarazione, o considerazioni tattiche, o dottrina di partito, ma fu la forza degli eventi che tramutò queste organizzazioni di massa in organizzazioni della rivoluzione». Mentre Lenin insisteva che il suo partito «non si doveva rifiutare di usare organizzazioni non di partito o pluripartitiche, quali i soviet», sosteneva però ancora che «il partito deve comportarsi così per rafforzare la propria influenza sulla classe operaia ed aumentare il proprio potere» (9). Lenin vedeva la rivoluzione russa come un processo ininterrotto che portava dalla rivoluzione borghese alla rivoluzione socialista'] (pag 139-140) [(in) Paul Mattick, 'Il nuovo capitalismo e la vecchia lotta di classe'] [(6) 'Die Russische Revolution, 1905', Berlino, 1923; (7) 'Massenaction und Revolution' (Neue Zeit, 1912); (8) 'La fine della Duma e il compito del proletariato', 1906; (9) 'Risoluzione per il V Congresso del Partito Socialdemocratico Russo del Lavoro'] [ISC Newsletter N° 86] ISCNS86TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]
 
'Autunno 1923: Trotsky si stacca dal vecchio gruppo dirigente come capo potenziale dell'opposizione' PDF Stampa E-mail
GERRATANA Valentino, Psicologia e storia nei dibattiti sovietici del 1924-26. CRITICA MARXISTA - EDITORI RIUNITI. ROMA. N. 2 MARZO-APRILE 1964 pag 136-151 8°  note, 'Note e polemiche'. ['Si tratta di alcuni di dei principali testi del dibattito svoltosi nel partito bolscevico dall'autunno del 1924 agli inizi del 1926, un periodo effettivamente cruciale negli sviluppi di una lotta interna al gruppo dirigente bolscevico, che però era cominciata già prima delle 'Lezioni dell' Ottobre' di Trotsky, con cui inizia questa raccolta (1), ed avrà nuovi svolgimenti dopo le 'Questioni del leninismo' di Stalin, che la raccolta conclude. Il volume è diviso in due parti, intitolate rispettivamente alla 'discussione sulla «rivoluzione permanente» e alla 'discussione sul socialismo in paese solo'; i due temi in realtà sono in certa misura collegati, ma la divisione in due parti è pienamente giustificata dal fatto che esse corrispondono a due fasi successive del dibattito, caratterizzato da schieramenti diversi. (...) La discussione sul socialismo in un paese solo comincerà invece più tardi , dopo la XIV Conferenza del partito (aprile 1925), e vedrà come principali antagonisti Zinoviev e Stalin. (...) Lo stesso Procacci osserva che a leggere oggi le 'Lezioni dell'Ottobre' di Trotsky riesce difficile comprendere l'asprezza delle reazioni polemiche suscitate dalla pubblicazione di questo scritto. Ed è evidente che per poter valutare esattamente i motivi delle ripercussioni politiche di questo e degli altri testi è indispensabile guardare al di là dei termini puramente teorici del dibattito e chiarire tutte le circostanze di fatto da cui esso era condizionato. (...) Per comprendere il significato della 'Lezioni dell'Ottobre non basta ricordare genericamente i precedenti della discussione con Trotsky sviluppatasi tra il 1923 e il 1924. Con le 'Lezioni dell'Ottobre' (settembre 1924), questa discussione fa un salto di qualità, e si trasforma apertamente da serrato dibattito politico - che pur subendo alterne vicende non aveva mai superato i limiti, anche nei momenti più difficili, di una lotta aspra contro 'determinate posizioni' di Trotsky - in una violenta campagna contro il 'trotskismo'. (...) Si arriva così, nell'autunno del 1923, alle accresciute difficoltà economiche determinate dall'acquirsi della crisi delle «forbici», a una prima crisi politica che vede Trotsky staccarsi dal vecchio gruppo dirigente come capo potenziale di un gruppo di opposizione. Non vi è però ancora, in questo periodo - che culmina con gli attacchi del 'Nuovo Corso' di Trotsky - una vera e propria piattaforma di opposizione sulla base di alternative politiche ben definite. I temi principali del dibattito sono, insieme ai problemi della congiuntura economica, quelli della democrazia di partito e dei pericoli della burocratizzazione, ma non è difficile su questi argomenti trovare un accordo formale, come quello che viene raggiunto con una risoluzione preparata in modo unitario da Trotsky, Kamenev e Stalin, e approvata all'unanimità dal CC e dalla CCC il 5 dicembre 1923. Tuttavia i successivi interventi di Trotsky, come pure - è da supporre - gli atteggiamenti pratici di alcuni dei suoi antagonisti, inaspriscono di nuovo il dibattito fino a indurre la XIII Conferenza del partito (16-18 gennaio 1924) a condannare le posizioni di Trotsky e della opposizione come una deviazione piccolo-borghese dal leninismo. Non si parla però ancora di «trotskismo». A proposito delle accuse rivolte a Trotsky di deviazione dal leninismo, Stalin precisa allora che si tratta solo di una deviazione «nelle questioni organizzative». In definitiva, alla denuncia generica di una tendenza alla burocratizzazione si risponde con la denuncia altrettanto generica di una tendenza al frazionismo. L'atmosfera del dibattito, però, appare in ogni caso già avvelenata. La morte di Lenin, sopraggiunta immediatamente dopo la XIII Conferenza, non poteva non portare a un certo allentamento delle polemiche aperte. (...) Senza dubbio, il tono del successivo dibattito impostato subito dopo la pubblicazione delle 'Lezioni dell'Ottobre', è molto più elevato, ma non è possibile intendere i termini reali di quella discussione teorica senza tener conto dell'atmosfera che l'aveva preparata. In realtà, la morte di Lenin non aveva posto fine alla campagna contro Trotsky lanciata dalla XIII Conferenza; probabilmente, al contrario l'aveva resa più convulsa (...)' (pag 137-138-139)] [(1) 'La rivoluzione permanente e il socialismo in un paese solo'. Scrittidi N. Bucharin, L. Trotsky, G. Zinoviev, I. Stalin, a cura di Giuliano Procacci, Editori Riuniti, Roma, 1963] [ISC Newsletter N° 86] ISCNS86TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]
 
'Non si può sapere se un forte movimento rivoluzionario scoppierà con la 1° o 2° guerra imperialista PDF Stampa E-mail
PEREGALLI Arturo, L'altra resistenza. La dissidenza di sinistra in Italia 1943-45. MILANO. 1982 pag 206 8°  introduzione note. ['L'insegnamento di Lenin del 1914, al quale gli internazionalisti riferiscono sempre la loro posizione, preconizzava la trasformazione della guerra mondiale in guerra civile e prevedeva l'unità del proletariato mondiale contro, in primo luogo, la borghesia del proprio paese.  Il richiamo è dunque direttamente al dirigente russo il quale durante la prima guerra aveva gettato paradossalmente le fondamenta strategiche anche per il conflitto successivo se il primo non si fosse risolto con una rivoluzione. «E' impossibile sapere - aveva infatti scritto Lenin nell'agosto del 1915 in un testo che era stato ristampato in opuscolo dal PCI nel 1931, ma sul quale i dirigenti comunisti avevano ben presto steso l'oblio - se un forte movimento rivoluzionario scoppierà in seguito alla prima o alla seconda guerra imperialista fra le grandi potenze, durante o dopo di essa, ma in ogni caso è nostro preciso dovere lavorare sistematicamente e con perseveranza proprio in questa direzione» (42). La fraternizzazione dei lavoratori al di sopra di tutte le frontiere che deriva da questa impostazione non è da considerarsi un avvenimento al di fuori di qualsiasi possibilità. I grandi scioperi degli operai italiani iniziati nel marzo 1943, e continuati per tutto il conflitto, hanno dimostrato sufficientemente quale carica contro la guerra fosse presente tra le masse della nostra penisola. Ma anche fra i proletari tedeschi era senz'altro possibile un'azione di fraternizzazione. Bisogna innanzitutto considerare che a causa delle necessità belliche del nazismo la percentuale di classe operaia sotto le armi era molto maggiore in Germania che in qualsiasi altro paese. Quindi vi sarebbe stata una maggiore possibilità di agire all'interno della Wehrmacht in funzione della fraternizzazione e del disfattismo. Invece la politica seguita dai partiti di sinistra propendeva, fondamentalmente, per la "caccia al tedesco", senza distinguere la classe sociale a cui questo "tedesco" apparteneva. Le continue diserzioni dei militari tedeschi dopo l'8 settembre sono ormai note, e per comprendere con quale "entusiasmo" la classe operaia tedesca combatteva la guerra nazista basti pensare al fatto che dopo il 25 luglio 1943 «quando, pochi giorno dopo il colpo di stato, si sparse la notizia che Hitler si era ucciso, vi furono impressionanti manifestazioni di gioia da parte dei militari tedeschi che in diverse città fraternizzarono con i nostri soldati. Subito dopo cominciò l'afflusso in Italia di SS e di reparti speciali per 'rafforzare il morale delle truppe'» (43)'] (pag 165-166) [(42) Lenin, 'Il socialismo e la guerra', Bruxelles, Edizioni di Cultura sociale, 1932, reprint Savelli, 1971, p. 27. L'opuscolo di Lenin è stato scritto nel 1915; (43) Giaime Pintor, 'Il colpo di stato del 25 luglio', in 'Il sangue d'Europa', Torino, Einaudi, 1965, p. 165] [ISC Newsletter N° 86] ISCNS86TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]

 

 
Rivoluzione francese: c'è una stretta correlazione tra il 'Cercle social', gli 'Enragés' e Babeuf PDF Stampa E-mail
MARKOV Walter, Jacques Roux e Karl Marx: Come gli 'Enragés' entrarono nella 'Sacra famiglia'. ESTRATTO DA 'STUDI STORICI' - ISTITUTO GRAMSCI. ROMA. N. 1 GENNAIO-MARZO 1965 pag 41-54 8° (F)  note; traduzione di Gian Mario BRAVO. ['Certo, si era vaticinato liberamente sulle tendenze «comuniste» (o «anachiche» nella Rivoluzione, e già nelle invettive gonfie d'odio dei contemporanei Burke, Barruel, Gentz e altri. Ma tali tendenze venivano ricercato in Robespierre, in Sant-Just, in Fouché e in Chaumette. Taillandier ('Lettres à mon fils sur les causes, la marche et les effets de la Révolution française', Paris, 1820) e Conny de la Fay ('Histoire de la Révolution française', Paris, 1834-1842) innaffiarono tutta la Rivoluzione con l'aroma della avversione alla proprietà: in questi scritti la capacità di distinguere tra proprietà feudale e proprietà borghese era limitata al punto tale da diventare irriconoscibile. Per Marx si trattava al contrario di mettere in evidenza il processo caratteristico della Rivoluzione e, dal grembo della sua sintesi borghese, far scaturire una nuova antitesi secondo le leggi della dialettica. Se essa aveva da significare qualcosa per il suo disegno, questo non veniva eseguito con fioriture di stile e di fantasia. Non si poteva allora invocare in aiuto una qualunque sinistra, che a proprio piacere potesse venir pescata con una qualche sottigliezza dal materiale offerto; era necessario scoprire il filo che collegava insieme le tappe reali nel processo di un movimento delle forze popolari verso la loro formazione cosciente. Nessuno dei biografi e interpreti (Mehring, Rjazanov, Carr, Cornu, Garaudy) ha espresso la sua opinione su come Marx, nel concepimento di una tale istanza, giunse a collegare strettamente il 'Cercle social' - Leclerc e Roux - Babeuf (16), a scegliere tre raggruppamenti eterodossi al di fuori della linea generale giacobina e a ridurli ad un comune denominatore, quasi nelle vesti di un avvocatuccio della sanculotteria, e proprio quegli unici tre, che cento anni di ricerca specializzata posteriore identificheranno e riconosceranno in questa funzione; in ogni caso, si è d'accordo sul fatto che Marx indica nel 'Cercle social' il centro di coloro che parlano della 'loi agraire' (e forse delle officine nazionali). Ci pare che qui il punto saliente sia l'inserimento degli 'Enragés' Leclerc e Roux. Che all'inizio il fermento sociale prendesse forma nell'agitazione per la legge agraria, per esplodere infine nella congiura degli Eguali, era in certa misura del tutto evidente, non appena ci si fosse interessati agli eretici della sicurezza borghese: gli avvenimenti stessi lo proclamavano. Ben più contrastato era l'«anello mancante» tra essi: perché gli 'Enragés' e 'non' gli hébertisti, molto più forti in quanto superiori per numero, per cultura e per l'influenza che ebbero nel comune, nel ministero della guerra e nell'esercito (17)? Su che cosa abbia indotto Marx a omettere Varlet e a citare prima di Jacques Roux il giovanissimo Théophile Leclerc d'Oze (in ordine alfabetico) è possibile soltanto fare qualche supposizione. Sembra, al contrario, pensabile che il suo optare per gli 'Enragés' e contro il rivoluzionarismo piccolo borghese degli hébertisti sia stato prodotto da un impulso involontario di Etienne Cabet. L''Histoire populaire de la Révolution française, 1789-1830' (4 voll., Paris, 1839-1840), scritta durante l'emigrazione in Inghilterra e che trae le sue fonti anche da Buchez, dimostra che Cabet era robespierriano; i pensieri, che si coaguleranno in un programma comunista nel 'Voyage en Icarie', diventano negli ultimi anni due volumi sempre più importanti. (...) Marx, come si sa, condivide con Cabet l'opinione che la 'loi Le Chapelier' rappresenti un primo documentato imbavagliamento globale della classe operaia che protesta da parte della borghesia al suo apice rivoluzionario. Entrambi interpretano la Rivoluzione, in totale, contraddizione sia con Buchez sia con Wachsmuth, quale un''ouverture' per il tema supremo, il comunismo" (pag 49-50) [(16) V.S. Alekseev-Popov, '"Social'nyi kruzok" i ego politiceskie i social'nye trebovanija (1790-1791 gg.) in Akademija Nauk SSSR, Iz istorii social'no-politiceskich idej'. Scritti in onore di V.P. Volgin, Moskva, 1955: l'autore abbozza nelle pp. 335-339 la linea 'Cercle social' - Enragés - Babeuf, ma allega soltanto la citazione di Marx, senza cimentarsi in una sua analisi; (17) Negli stessi anni in cui Marx si trovava nella capitale francese, un altro tedesco a Parigi, occupandosi degli stessi argomenti, compiva studi d'archivio, raccolti in seguito in un libro voluminoso: E. Zinkeisen, 'Der Jacobiner-Club. Ein Beitrag zur Geschichte der Parteien und der politischen Sitter im Revolutionszeialter', (2 voll.), Berlin, 1852-1853. Il 'Cercle social' (vol, I, pp. 451-476) e anche gli 'Enragés' Rose (cioè Claire) Lacombe (vol. II, pp. 679-686) e Jacques Roux (vol. II, pp. 738-743) vi sono trattati in modo sufficientemente ampio, ma non viene mai accennato ad una possibile correlazione tra di essi] [ISC Newsletter N° 86] ISCNS86TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org] 
 
1850-51: Karl Marx tiene un affollato corso di economia politica PDF Stampa E-mail
LIEBKNECHT Wilhelm, Karl Marx Biographical Memoirs. CHARLES H. KERR & COMPANY. CHICAGO. 1901 pag 181 16°  nota del traduttore Ernest UNTERMANN, prefazione dell'autore.  ["During the years 1850 and 1851 Marx delivered a course of lectures on Political Economy. He mad up his mind to it rather unwillingly; but once he had read a few private lectures to a small circle of friends, he yielded to us and agreed to teach before a larger audience. In this course that was a rare treat to all who had the good fortune to take part in it, Marx already developed his system in all its fundamental outlines, as presented to us in "Capital". In the crowded room of the Communist Alliance, or "Communist Laborers' Educational Club", at that time still domiciled in Great Windmill street - in the same room where one year and a half previous the Communist Manifesto had been confirmed - Marx exhibited a remarkable talent of popularizing. Nobody hated more than he the vulgarizing of science, that is the adulterating and rendering it shallow and spiritless; but nobody possessed in the higher degree the quality of expressing himself clearly. Clearness of speech is the fruit of clear reasoning, a clear thought necessitates a clear form. Marx proceeded methodically. He stated a proposition - the shorter the better, and then demonstrated it in a lengthier explanation, endeavouring with utmost care to avoid all expressions incomprehensible to the laborers. Then he requested his audience to question him. If this was not done he commenced to examine them, and he did this with such pedagogic skill that no flaw, no misunderstanding, escaped him. I learned on expressing my surprise about his dexterity that Marx had formerly given lectures on political economy in the laborers' club in Brussels. At all events he had the qualities of a good teacher. He also made use of a blackboard, on which he wrote the formulas - among them those familiar to all of us from the beginning of "Capital". What a pity that the course lasted only about six months or even less" (pag 68-69); 'Durante gli anni 1850 e 1851 Marx tenne un corso di conferenze sull'economia politica, pensandoci lo tenne piuttosto a malincuore; ma dopo aver tenuto alcune relazioni riservate a una piccola cerchia di compagni, cedette a noi e acconsentì di insegnare davanti ad un pubblico più vasto.In questo corso che è stato un piacere raro per tutti coloro che hanno avuto la fortuna di prenderne parte, Marx sviluppò già il suo sistema in tutte le sue linee fondamentali, come ci è stato presentato nel "Capitale". Nell'affollata sala dell'Alleanza Comunista, o "Club Educativo dei Lavoratori Comunisti", all'epoca ancora domiciliata in via Great Windmill - nello stesso locale dove un anno e mezzo prima era stato ratificato il Manifesto del Partito Comunista - Marx mostrò un notevole talento nella divulgazione. Nessuno odiava più di lui la volgarizzazione della scienza, che l'adultera e la rende superficiale e senza spirito, ma nessuno possedeva in misura superiore la qualità di esprimersi chiaramente. La chiarezza della parola è il frutto di un chiaro ragionamento, un pensiero chiaro richiede una forma chiara. Marx procedette metodicamente. Esprimeva una proposizione - più breve è, meglio è, e poi la dimostrava in una spiegazione più lunga, sforzandosi con la massima cura di evitare tutte le espressioni incomprensibili per gli operai. Poi chiedeva al suo pubblico di fare domande. Se ciò non avveniva, cominciava a interrogarli, e lo faceva con una tale abilità pedagogica che nessun errore, nessun fraintendimento gli sfuggiva. Capii esprimendo la mia sorpresa per la sua destrezza che Marx aveva precedentemente tenuto conferenze sull'economia politica nel club dei lavoratori di Bruxelles. In ogni caso aveva le qualità di un buon insegnante. Faceva anche uso di una lavagna, sulla quale scriveva le formule, tra cui quelle familiari a tutti noi dell'inizio del "Capitale". Peccato che il corso sia durato solo sei mesi o anche meno'] [ISC Newsletter N° 86] ISCNS86TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org] 
 
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