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Müntzer predica la distruzione delle immagini e non si arresta di fronte ai diritti dei principi PDF Stampa E-mail
LORTZ Joseph, La Riforma. Storia della Riforma in Germania. Volume II. Costituzione dei fronti, tentativi di unione. Divisione definitiva. JACA BOOK. MILANO. 1981 pag 396 8°  note appendice bibliografica (bibliografia) tavole cronologiche (cronologia comparata) indice nomi; traduzione di Luciano TOSTI; Collana Già e non ancora. Joseph Lortz nacque in Lussemburgo nel 1887. Dottore in filosofia e teologia venne ordinato sacerdote nel 1913. Segretario del 'Corpus Catholicorum' dal 1917 al 1923, fu poi professore di storia della Chiesa a Würzburg, Braunsberg, Münster e Magonza. Storico eminente come testimoniano le sue opere tra cui: 'Storia della chiesa nello sviluppo delle sue idee' e 'Riforma in Germania'. La vita del predicatore Thomas Müntzer (pag 358-361). ['Müntzer non è solo un esponente della corrente «entusiastica» della Riforma, è pure un militante della rivoluzione sociale e della ribellione. Predica la distruzione delle immagini e non si arresta neppure di fronte ai diritti dei principi. «I principi non sono i signori, ma i servi della spada. Per questo deve esserci anche il popolo quando si giudica qualcuno in conformità alla legge di Dio». «Guarda , i nostri signori e principi sono una accozzaglia di usurai, ladri e rapinatori che si appropriano di tutto: pesci, uccelli, piante, a spese del povero contadino e del povero artigiano». Con il profeta Geremia egli predica di «sradicare e disperdere re, principi e parroci. Sarà una vittoria fantastica quando celebreremo la caduta dei tiranni, potenti e senza timor di Dio». In lui sentiamo, con sufficiente chiarezza, il tono ed i desideri che accompagnano la marcia dei contadini. Müntzer li appoggerà totalmente e cadrà con la loro causa. E' il demagogo che si firma «Thomas Müntzer con la spada di Gedeone» o «col martello». Può far sorridere ma sono i suoi veri simboli. La sua sfida e l'avanzarsi della rivoluzione sono per Lutero il segno che bisogna far marcia indietro' (pag 360-361) [ISC Newsletter N° 87] ISCNS87TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]  
 
'La scienza è lavoro, e il lavoro non è improvvisazione...non credete al privilegio della razza' PDF Stampa E-mail
LABRIOLA Antonio, L' università e la libertà della scienza. RICCARDO RICCIARDI EDITORE. MILANO NAPOLI. 1968 pag 55 8°  Lettera di Antonio Labriola a Croce (5 dicembre 1896) presentazione di Benedetto CROCE, preambolo appendice I e II, note. Discorso pronunciato da Labriola il 14 novembre 1896 all' Università. ['[Agli studenti] (...) Voi avete, senza dubbio, il diritto di discutere nei nostri insegnamenti la scienza che vi si rivela. Il discutere è condizione dell'apprendere; e la critica è la condizione d'ogni progresso. Ma per discutere, occorre d'aver già imparato. 'La scienza è lavoro', e il lavoro non è improvvisazione. Non vogliate aggiustar fede a quel 'mito psicologico' della 'genialità', che serve spesso a nascondere tanta ciarlataneria; e non vogliate credere al privilegio di razza, in fatto d'ingegno. Son queste le illusioni nelle quali si cullano i 'decadenti' e i 'decaduti'". Noi fummo l'una cosa e l'altra per secoli, e ora pare che basti. Io mi auguro che voi, discutendo e criticando, supererete noi, ossia questo periodo nostro. L'Italia ha bisogno di progredire materialmente, moralmente, intellettualmente. Io spero che voi vedrete un'Italia, nella quale l'atavistico assetto della cultura dei campi sarà soppiantato dall'introduzione delle macchine e dalle larghe applicazioni della chimica; e che vediate strappata ai corsi superiori dei fiumi, e forse alle onde del mare ed ai venti, la forza generatrice della elettricità, che sola può compensarci del carbon fossile che ci manca. (...)'] (pag 38-39) [ISC Newsletter N° 87] ISCNS87TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org] 

                                        
 
'Il «modo di concettualizzazione» riflette il «modo di produzione», la struttura di classe' PDF Stampa E-mail
BUCHARIN N.I. JOFFE A.F. RUBINSTEIN M. ZAVADOVSKIJ B.M. ECOLMAN VAVILOV N.I. MITKEVIC V.F. HESSEN B., Scienza al bivio. Interventi dei delegati sovietici al Congresso internazionale di storia della scienza e della tecnologia, Londra 1931. DE DONATO EDITORE. BARI. 1977 pag 165 8° (F)  nota dell'editore italiano, nota dei traduttori, nota dell'editore inglese, prefazione di Joseph NEEDHAM, introduzione di P.G. WERSKEY: 'Sull'accoglienza di "Scienza al bivio" in Inghilterra', premessa, note, bibliografia [scritti di Karl Marx riguardanti la matematica, le scienze naturali, la tecnologia e la storia di queste discipline]; titolo dell'edizione originale 'Science at the Cross Road', 1971; traduzione di Marco PROTASI, saggio di B. Hessen tradotto da Roberto FEROLA. ['E così l'uomo è storicamente dato come uomo 'sociale' (a differenza dell'illuministico Robinson di Rousseau, che fonda la società e la storia come se fossero un circolo scacchistico e con l'aiuto di un «contratto»). Questo uomo sociale, cioè la società umana, per vivere deve 'produrre'. 'In principio era l'Azione' (in contrasto con il Logos cristiano: «In principio era il Verbo». La produzione è il vero punto di partenza dello sviluppo sociale (26). Nel processo produttivo avviene un «metabolismo» (Marx) fra la società e la natura. In questo processo - un processo 'materiale' -, in cui l'uomo storico e sociale interviene come parte 'attiva', ogni persona è in una relazione definita con le altre e con gli strumenti di lavoro. Queste relazioni sono storiche, la loro totalità costituisce la 'struttura economica della società', che è anche essa una variabile storica (a differenza di quanto affermano le teorie della «società in generale», della «società eterna», della «società ideale», ecc.). La struttura economica della società (il «modo di produzione») include, prima di tutto, la relazione fra le 'classi'. Su questa base nasce e si sviluppa la «sovrastruttura»: organizzazioni politiche e potere statale, norme morali, teorie scientifiche, arte, religione, filosofia, ecc. Il «modo di produzione» determina anche il «modo di concettualizzazione»: l'attività teorica è «una tappa» nella riproduzione della vita sociale: il materiale le è fornito dall'esperienza, la cui ampiezza dipende dal grado di dominio sulle forze della natura, che è determinato, infine, dallo sviluppo delle forze produttive, dalla produttività del lavoro sociale, dal livello di sviluppo tecnico. Gli stimoli provengono dai compiti proposti dalla prassi; i principi informatori, il «modo di concettualizzazione» in senso letterale, riflettono il «modo di produzione», la struttura di classe della società e le sue complesse esigenze (l'idea di rango, di autorità, di gerarchia e del Dio personale nella società feudale; l'idea della forza impersonale del destino, dell'incontrollabilità dei processi, del Dio impersonale nella società capitalistica, produttrice di merci, ecc.). Le concezioni prevalenti sono quelle della classe dominante, che è il 'supporto' del modo dato di produzione (27). Ma, proprio come lo sviluppo della storia naturale cambia le forme delle specie biologiche, lo sviluppo storico della società, con alla base il movimento delle forze produttive, cambia le forme storico-sociali di lavoro, le «strutture sociali», i «modi di produzione», insieme ai quali muta l'intera sovrastruttura ideologica fino a comprendere le forme «più alte» di conoscenza teorica e di illusioni riflesse. (...)" (pag 53-55) [N.I. Bucharin, 'Teoria e prassi dal punto di vista del materialismo dialettico'] [(26) Questo non è un segreto neppure per alcuni fisici moderni. «Le condizioni fisiche dell'esistenza sono più fondamentali di quelle estetiche, morali o intellettuali. Un bambino ha bisogno di cibo prima che di insegnamento. Un certo livello di vita superiore a quello degli animali è una condizione preliminare per lo sviluppo di ciascuna delle qualità specifiche degli esseri umani» (Frederick Soddy, 'Science and Life', J. Murray, London, 1920, p. 3; (27) Il filosofo tedesco, oggi di moda, creatore del «socialismo cristiano-profetico» Marx Scheler, nel condurre una lotta disperata contro il marxismo, ne sfrutta numerosi principi fondamentali, producendo di conseguenza una cacofonia di motivi del tutto intollerabile (...)] [ISC Newsletter N° 87] ISCNS87TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org] 

 
'Le tre grandi crisi del XX secolo hanno avuto in Italia ripercussioni profonde e di grande portata' PDF Stampa E-mail
CIUFFOLETTI Zeffiro, Tre storie, una storia. Italia, Europa, Mondo. MAURO PAGLIAI EDITORE - EDIZIONI POLISTAMPA. FIRENZE. 2017 pag 157 8°  introduzione di Danilo BRESCHI: 'Se la storia tornasse ad insegnare', Collana Le ragioni dell'Occidente. Zeffiro Ciuffoletti (San Giovanni delle Contee, 1944) è professore ordinario di Storia contemporanea presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Firenze e ha insegnato Storia sociale della comunicazione presso la Facoltà di Scienze politiche della stessa Università. Storico del Risorgimento, si è occupato di storia sociale, politica e della comunicazione. ['In effetti, tutte le crisi italiane - 1918-1925, 1943-1948, 1989-1992, le tre grandi crisi di regime, per parafrasare il titolo di un libro di Massimo L. Salvadori ('Storia d'Italia e crisi di regime: saggio sulla politica italiana, 1861-2000', Il Mulino; 2001) (...) - sono legate a tre grandi crisi epocali internazionali: il primo dopoguerra, il secondo dopoguerra e la fine della guerra fredda. Tutte e tre queste crisi hanno avuto in Italia ripercussioni così profonde e di tale portata da minare non solo il sistema politico, ma anche gli assetti istituzionali. Tanto è vero che l'uscita da queste fasi critiche ha condotto, in Italia, a veri e propri cambiamenti di regime e, quindi, ad esiti non sempre paragonabili a quelli di altre nazioni europee. In questo senso, la comparazione con la situazione di altri Paesi del continente, non è almeno a prima vista, del tutto legittima, anche se dalla grande crisi della prima guerra mondiale presero corpo, in alcuni Stati dell'Europa, delle ideologie rivoluzionarie che si trasformarono poi in soluzioni totalitarie, come nel caso della Russia, dell'Italia e, infine, della Germania. Eppure, anche in questo, i contesti politici giocarono un ruolo rilevante, tanto nella crisi quanto nei suoi esiti. Può sembrare utile, quindi, chiedersi se nelle tre crisi italiane sopra richiamate vi sia qualcosa di comune e specificamente collegabile alle caratteristiche istituzionali, politiche e sociali della storia italiana. La storiografia è ormai pressoché concorde nel ritenere che la formazione dello Stato nazionale fu, in Italia, un evento rapido e fortunato. Tuttavia, lo Stato unitario formatosi nel 1861 presentava fin da suo sorgere una serie di elementi strutturali di notevole debolezza: la cosiddetta questione romana da un lato e la questione meridionale dall'altro. Recentemente la storiografia politica ha insistito su un altro elemento, peraltro collegato ai primi due, ovvero la presenza di forze antisistema, o antistato, o, ancora, extraparlamentari, che contribuirono a limitare l'area di consenso delle istituzioni e a contrastare il processo di nazionalizzazione delle masse popolari e contadine"] (pag 17-18) [ISC Newsletter N° 87] ISCNS87TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org] 
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J. Swinton: Marx era «un attento osservatore dell'attività e della vita americana» PDF Stampa E-mail
MUSTO Marcello, L'ultimo Marx, 1881-1883. Saggio di biografia intellettuale. DONZELLI EDITORE. ROMA. 2016 pag VII 148 8°  prefazione note appendice cronologia essenziale (1881-1883), indice nomi; Collana Saggi. Storia e scienze sociali. Marcello Musto è professore associato di Sociologia teorica presso la York Unversity di Toronto. Ha al suo attivo molte pubblicazioni in varie lingue. In italiano ha pubblicato tra l'altro: 'Ripensare Marx e i marxismi' (Carocci, 2011), 'I Grundrisse di Karl Marx' (Ets, 2015). ['Nell'agosto del 1880, John Swinton (1829-1901), un influente giornalista statunitense di vedute progressiste (1), in visita per l'Europa, si recò a Ramsgate, una cittadina balneare del Kent, situata a pochi chilometri dall'estremità sud-orientale dell'Inghilterra. La finalità del suo viaggio era un'intervista da pubblicare sul "Sun", il quotidiano da lui diretto e al tempo tra i più venduti in Nord America, con uno dei principali esponenti del movimento operaio internazionale: Karl Marx. (...) Il colloquio con Marx generò nel giornalista di New York la convinzione di trovarsi al cospetto di un uomo «profondamente immerso nella sua epoca e che, dalla Neva alla Senna, dagli Urali ai Pirenei, la sua mano (era) intenta a preparare l'avvento di una nuova era». Marx lo impressionò, perché capace di passare in «rassegna il mondo europeo paese per paese, evidenziandone le peculiarità, gli sviluppi e le personalità, tanto quelle che agiscono in superficie quanto quelle che operano al di sotto di essa» (11). Egli lo intrattenne parlandogli «delle forze politiche e dei movimenti popolari delle varie nazioni d'Europa: dell'ampia corrente dello spirito russo, dei movimenti della mente tedesca, dell'attivismo della Francia, dell'immobilismo inglese. Era pieno di speranze rispetto alla Russia, filosofico mentre parlava della Germania, allegro accennando alla Francia e cupo riguardo all'Inghilterra, riferendosi sprezzantemente alle «riforme atomistiche» con le quali i liberali del parlamento britannico passano il loro tempo (12). Swinton fu sorpreso anche dalle conoscenze di Marx sugli Stati Uniti. Lo giudicò «un attento osservatore dell'attività americana» e definì «le sue osservazioni su alcune forze costitutive e sostanziali della vita americana (...) piene di suggestione»' (pag 3-5) [(1) Cfr. Il capitolo 'John Swinton, Crusading Editor', in S. Garlin, 'Three American Radicals: John Swinton, Charles P. Steinmetz, and William Dean Howells', Westview press, Boulder, 1991, pp. 1-41; (...) (11) Ibid.; (12) Ibid.] [ISC Newsletter N° 87] ISCNS87TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org] 
 
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