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'Fascismo e nazismo non definirono mai una conduzione coordinata e condivisa della guerra' PDF Stampa E-mail
DE-BERNARDI Alberto, Una dittatura moderna. Il fascismo come problema storico. BRUNO MONDADORI. MILANO. 2006 pag XLIX 234 8° (F)  introduzione alla seconda edizione note. Alberto De Bernardi insegna Storia contemporanea  presso l'Università degli Studi di Bologna ed è direttore scientifico dell'Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione in Italia. Tra i suoi studi più importanti: 'Operai e nazione. Sindacati, operai e stato nell'Italia fascista' (1993), 'Storia d'Italia' (con L. Ganapini) (1996), 'Il sessantotto' (con M. Flores) (1998), 'Dizionario del fascismo' (2006), 'Storia del mondo contemporaneo' (con R. Balzani) (2003). La guerra parallela. 'Come ha sottolineato Giorgio Rochat, il giudizio sull' inefficienza e l' impreparazione delle forze armate italiane, per avere un significato, va commisurato agli obiettivi bellici loro affidati dal comando politico che presiedeva alla concreta azione militare. L'esercito italiano era inferiore a quelli delle maggiori potenze europee, soprattutto per quello che riguardava le divisioni motocorazzate, e quindi era del tutto inadeguato a sostenere una guerra offensiva. Da questa constatazione non discende però necessariamente che esso non avrebbe potuto svolgere alcun ruolo di rilievo all'interno delle operazioni di guerra; emerge invece che la funzione delle forze armate italiane avrebbe potuto essere valorizzata, se circoscritta nei limiti di una azione "di complemento" all'interno di una strategia militare concordata con l'alleato tedesco che disponeva invece delle risorse tecniche e logistiche per sostenere una guerra offensiva (20). Viceversa, fascismo e nazismo non definirono mai una conduzione coordinata e condivisa della guerra, perché il patto d'acciaio non fondava un'alleanza organica tra i due stati contraenti, in quanto la Germania non riconobbe all'alleato italiano un ruolo di piena 'partnership' nella gestione del nuovo ordine europeo che sarebbe dovuto scaturire dalla guerra mondiale. La Germania, infatti, pur avendo espresso in più di un'occasione il suo disinteresse per il Mediterraneo, non era disposta a concepire l'esistenza di due distinte aree d'influenza nella nuova Europa nazi-fascista - una, quella settentrionale e orientale, di pertinenza tedesca, l'altra, quella mediterranea e balcanica, di pertinenza italiana - sul cui presupposto si basava invece l'accettazione dell'accordo bilaterale da parte italiana. Per l'alleato tedesco il patto ridefiniva assai più concretamente i rapporti di forza tra i due regimi, ponendo la Germania in una posizione di assoluta egemonia, non solo militare, ma anche ideologica, nei confronti di un alleato debole, sempre più costretto a seguire scelte politiche e militari che non aveva contribuito a elaborare e che avevano come punto di riferimento esclusivamente gli interessi strategici del Reich tedesco (21). In questo contesto non solo non vi fu mai un comando unificato delle operazioni militari, ma anche la condotta di guerra delle forze italiane e tedesche seguì strategie mai adeguatamente concordate. D'altronde una situazione simile si verificò anche in occasione del patto tripartito con il Giappone, siglato a Roma nel 1940: gli alleati non concordarono mai una strategia comune, né definirono operazioni concordate per incrementare la potenza offensiva dell'apparato militare nippo-italo-tedesco e colpire insieme le forze avversarie, che nell'autunno del 1942 erano in estrema difficoltà. In quei mesi, come scrisse pochi anni dopo George C. Marshall, il capo di stato maggiore dell'esercito statunitense, pochi si resero conto di quanto Germania e Giappone «fossero vicini al dominio completo del mondo» e quanto «fosse esile il filo della sopravvivenza alleata». A impedire che quel filo si rompesse definitivamente un contributo non piccolo fu offerto proprio dal mancato coordinamento della condotta della guerra tra le forze nazifasciste e giapponesi (22)" (pag 210-212) [(20) G. Rochat, 'Il fascismo e la preparazione militare al conflitto mondiale', in 'Il regime fascista', a cura di A. Del Boca, M. Legnani, M.G. Rossi, Laterza, 1995, pp. 163-164; (21) J. Petersen, 'Hitler e Mussolini', cit.; (22) R. Palmer J. Colton, 'Storia del mondo moderno', vol. III. 'Dalla prima guerra mondiale a oggi', Editori Riuniti, Roma, 1985, p. 185]]  [ISC Newsletter N° 87] ISCNS87TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]

 
Le idee originali di Cluseret, noto esponente della Comune di Parigi PDF Stampa E-mail
LENIN V.I., Opere VIII. Gennaio-luglio 1905. Autocrazia e proletariato - Ottime manifestazioni di proletari e pessimi ragionamenti di certi intellettuali - E' ora di finirla - Conferenze di comitati - Un altro prestito alla Russia - Ad A.A. Bogdanov - La caduta di Port-Arthur - La gente non si nutre di chiacchiere - Lettera al gruppo dei bolscevichi di Zurigo - Lettera a E.D. Stasova e ai compagni detenuti nel carcere di Mosca - La rivoluzione in Russia - Democrazia operaia e democrazia borghese - Dal populismo al marxismo. Articolo primo - Lo sciopero di Pietroburgo - I nostri tartufi - L'inizio della rivoluzione in Russia - Giornate rivoluzionarie - La pace dello zar - Breve esposto sulla scissione del POSDR - Trepov spadroneggia - Pietroburgo dopo il nove gennaio (1905) - Primi insegnamenti - Lettera ad A.A. Bogdanov e S.I. Gusev - Due tattiche - Intorno all'accordo di lotta per l'insurrezione - Dobbiamo organizzare la rivoluzione? Sulla convocazione del III congresso del partito - Dal campo neoiskrista - Lettera alle organizzazioni di Russia - Piano generale delle decisioni del III congresso - Progetti di risoluzione del III congresso del POSDR - Emendamento al paragrafo dello statuto sui centri - Inchiesta per il III congresso del partito - Prefazione all'opuscolo «Memorandum di Lopukhin, direttore del dipartimento di polizia» - Schema di conferenza sulla Comune - Nuovi compiti e nuove forze - Osvobozdentsy e neoiskristi, monarchici e girondini - Infiniti pretesti - Ma chi vogliono ingannare? - Proletariato e democrazia borghese - Il proletariato e i contadini - Sulla lotta di strada (Consigli di un generale della Comune) - Un primo passo - Per la storia del programma del partito - Sul nostro programma agrario (Lettera al III Congresso) - Manovre dei bonapartisti - Una rivoluzione del tipo 1789 o del tipo 1848? - Al partito - Un secondo passo - Il capitale europeo e l'autocrazia - La socialdemocrazia e il governo rivoluzionario provvisorio - La dittatura democratica rivoluzionaria del proletariato e dei contadini - L'abitudine franco-russa di «ungere»! - La colpa è sempre degli altri - Il programma agrario dei liberali - Marx sulla «ripartizione nera» americana - Il consiglio smascherato - Lettera aperta al compagno Plekhanov, presidente del consiglio del POSDR - Sul problema del III congresso - Abbozzo di manifestino per il Primo maggio - Primo maggio - Il mercato costituzionale - Sulle relazioni quindicinali delle organizzazioni del partito - III congresso del POSDR, 12 (25) aprile - 27 aprile (10 maggio) 1905 - Sofismi politici - Informazioni sul terzo congresso del partito operaio socialdemocratico di Russia - Sulla costituzione del congresso - Il terzo congresso - La rivoluzione vittoriosa - Sulla fusione di politica e pedagogia - Lettera all'ufficio internazionale socialista - Consigli della borghesia conservatrice - Sul governo rivoluzionario provvisorio - La disfatta - Lotta rivoluzionaria e mediazione liberale - Agli operai ebrei - La nuova unione operaia rivoluzionaria - I compiti democratici del proletariato rivoluzionario - Primi passi del tradimento borghese - «Rivoluzionari» in guanti bianchi - Lettera aperta alla redazione del «Leipziger Volkszeitung» - Quadro del governo rivoluzionario provvisorio - La lotta del proletariato e il servilismo della borghesia - Un terzo passo indietro - All'ufficio internazionale socialista - Tre costituzioni ovvero tre tipi di struttura statale - L'esercito rivoluzionario e il governo rivoluzionario - Lo zar russo cerca la protezione del sultano turco contro il proprio popolo - La borghesia mercanteggia con l'autocrazia. L'autocrazia mercanteggia con la borghesia. ['Cluseret'. 'L'articolo che presentiamo è la traduzione di uno dei memoriali di Cluseret, noto esponente della Comune di Parigi. Egli basa le sue considerazioni, come risulta dai brevi dati biografici che seguono, soprattutto, anche se non esclusivamente, sull'esperienza delle insurrezioni parigine. Inoltre egli esamina specificatamente la rivoluzione del proletariato contro tutte le classi abbienti, mentre in Russia l'attuale lotta rivoluzionaria è combattuta in genere da tutto il popolo contro la cricca governativa. Le originali idee di Cluseret possono quindi fornire al proletariato russo solo i documenti per elaborare in modo autonomo, in rapporto alle condizioni russe, l'esperienza dei compagni dell'Europa occidentale. Non ci sembra superfluo dare al lettore qualche cenno sull'interessante biografia dell'autore. Gustav-Paul Cluseret nacque a Parigi il 13 giugno 1823. Frequentò la scuola di guerra di Saint-Cry, da cui uscì nel 1843 col grado di sottotenente (souslieutenant). Nel 1848  prese parte attiva, come tenente, alla repressione dell'insurrezione operaia di Parigi (giornate di giugno). Nel giro di 6 ore espugnò 11 barricate e catturò 3 bandiere. Per questa «impresa» fu insignito dell'ordine della Legion d'onore. Nel 1855 partecipò col grado di capitano alla campagna di Crimea. Quindi lasciò il servizio. Dopo aver preso parte con Garibaldi alla guerra di liberazione italiana, nel 1861 partì per l'America e diede il suo contributo alla guerra civile contro gli Stati schiavisti. Fu nominato generale e, dopo la vittoria di Croskeys, ottenne la cittadinanza americana. Rientrato in Francia nel 1868 fu imprigionato per gli articoli pubblicati sul giornale 'L'Art'. Nel carcere di Sainte-Pelagie prese contatto con gli esponenti dell'Internazionale. Per le sue aspre critiche di carattere militare pubblicate sulla stampa fu espulso dalla Francia come cittadino americano. Dopo la proclamazione della repubblica (4 settembre 1870) fece ritorno a Parigi, e prese parte ai tentativi insurrezionali di Lione e di Marsiglia. Il 3 aprile 1871 fu nominato ministro della guerra della Comune. Il 16 aprile fu eletto membro della Comune. Per la capitolazione del forte di Issy fu destituito dalla Comune e arrestato, ma poi assolto. Dopo l'amnistia del 1881 tornò in Francia e pubblicò a puntate 'La Commune' e 'La Marseillaise'. Condannato a due anni di carcere per aver istigato l'esercito all'insubordinazione, fuggì dalla Francia. Nel 1888, alle elezioni della Camera dei deputati, si presentò come candidato del partito rivoluzionario e attaccò a fondo il parlamentarismo e il partito radicale di Clemenceau. Nel 1889 venne eletto deputato nelle seconda circoscrizione di Tolone. Fece parte del gruppo operaio socialista. Scrisse 'L'armée et la democratie' (1869) e due volumi di 'Mémoires' (1887) dedicati alla Comune' (pag 215-216)] [ISC Newsletter N° 87] ISCNS87TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]
 
'Marx stimava Leibniz a dispetto della sua tendenza alla conciliazione in politica e nella religione PDF Stampa E-mail
BELLINAZZI Paolo, Forza e materia nel pensiero di Engels. CRITICA MARXISTA. ROMA. N. 2 MARZO-APRILE 1980 pag 159-180 8°  note. ['Helmoltz considera (...) la materia, a parere di Engels, 'prima e indipendentemente' da quelle determinazioni qualitative che, secondo Aristotele e Leibniz, provengono dalla capacità formativa della forza. E come Leibniz rimprovera a Cartesio di sopravvalutare il prodotto 'mh', poiché lo riteneva troppo «estrinseco» e «statico», rispetto alla «dinamica interna» delle cose, per la stessa ragione Engels rimprovera a Helmoltz di avere 'ridotto' il concetto di lavoro al prodotto 'quantitativo' massa per spostamento (90). Le polemiche di Engels contro la scelta helmotziana a favore della linea di pensiero 'meccanicista' sembrano dunque completamente giustificate. Se esse risentono in molti punti della metafisica del teorizzatore dell'armonia prestabilita, non bisogna dimenticare che Engels si rivolge soprattutto a Leibniz «matematico» e «fisico» e, forse, in 'interiore cordis' antiteista (91). D'altronde, come abbiamo visto e come è stato messo in luce da altri (92), analoghe critiche venivano mosse ad Helmoltz da personalità che si rifacessero o no al monadismo erano «scienziati» nel senso pieno della parola. In realtà, c'erano altre buone ragioni perché Engels e in genere il materialismo tedesco appoggiassero, senza guardare troppo per il sottile, una certa metafisica aristotelica-leibniziana. Nonostante le ambiguità della dottrina monadistica e i suoi risvolti spiritualistici inevitabili, Leibniz si era sempre rifiutato di separare la forza dalla materia, dando alla prima entità un significato che sfuggisse alle leggi razionali e controllabili della meccanica. Il movimento del cosmo doveva essere provocato da forze che avevano un carattere fisico-chimico, senza la necessità di alcun intervento soprannaturale. Durante tutto l'ottocento, si fa invece sempre più evidente nel mondo scientifico la tendenza a difendere l'autosufficienza della forza, «libera» dalla materia e indipendente da essa, e, quindi, a sostenere il carattere integralmente spirituale del movimento cosmico e della «attività» che lo produce. Sebbene non sapessero che cosa costituisse la materia e questo indebolisse indubbiamente la loro posizione, era dunque inevitabile l'adesione al leibnizianesimo da parte di pensatori che, avendo accettato senza riserve la conservazione della forza, non potevano per ovvie ragioni considerarla a 'prescindere' dalla materia (93). In fondo, non è un caso che il più grande «allievo» di Engels abbia tratto dall'opera del suo più grande «precursore» parole di stima significative per l'unione attuata da Leibniz tra forza e materia, materia e movimento. Scrive Lenin, commentando un libro di Feuerbach sulla filosofia monadistica: «Attraverso la teologia, Leibniz si è accostato al principio della connessione inscindibile (e universale, assoluta) tra materia e movimento. La sostanza corporea non è quindi per Leibniz come per Descartes una massa soltanto estesa, morta, messa in moto dall'esterno, ma come sostanza ha in se stessa una forza attiva, un irrequieto principio di attività. Per questo, senza dubbio anche Marx stimava Leibniz a dispetto della sua tendenza alla conciliazione in politica e nella religione» (94)" (pag 178-179) [(90) 'Dialettica della natura', p.112, 113; (91) B. Russel, La filosofia di Leibniz, cit., p. 12; (92) A. D'Elia, 'E. Mach', Firenze, 1971; (93) Cfr. E. Haeckel, op.cit., p. 24. M. Ostwald, 'Die Uberwindung des wissenschaftlichen Materialismus', 1875. Ma anche cfr. W. Wundt, 'Grundrisse der Psychologie', 1898, p. VII, W. Wundt, 'Kleinere Schfriten, Leizpig, 1910, vol 1. p. 31; (94) V.I. Lenin, 'Quaderni filosofici', Roma, Editori Riuniti, 1971, p. 238. Cfr. L. Feuerbach, 'Werke', 1910, vol IV, p. 40. 'Darstellung, Entwicklung und Kritik der leibnizschen Philosophie]  [ISC Newsletter N° 86] ISCNS86TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org] 
 
'Marx investigò sempre e dappertutto le sovrastrutture corrispondenti ai rapporti di produzione' PDF Stampa E-mail
BATTAGLIA Felice ABBAGNANO Nicola OGGIONI Emilio BANFI Antonio BRUNELLO Bruno CHIODI Pietro GOVI Mario BLOND Richard e E. jr, MASSOLO Arturo PACI Enzo PASTORE Annibale PALUMBO Giovanni RIZZOLI Francesco e VEZZOSI Vasco SEMERARI Giuseppe STEFANINI Luigi TREVES Renato MORPURGO-TAGLIABUE Guido VEDALDI Armando FASSO' Guido MATTEUCCI Nicola CANESTRARI Renzo PEDRAZZI Luigi LUPORINI Cesare ZANGHERI Renato GALLI Dario MANFERDINI Tina MORRA Gianfranco SANTUCCI Antonio, scritti di, Filosofia e sociologia. IL MULINO. BOLOGNA. 1954 pag 253 8°  premessa, indirizzo del Senatore Luigi Sturzo letto nella seduta inaugurale del Convegno, note; 'Saggi'. ['Ma che cosa significa (...), nel marxismo, aver portato la sociologia sul piano della scienza? Significa che solo congiuntamente alla discriminazione essenziale dei rapporti di produzione come struttura della società può aversi un'applicazione non casuale e arbitraria ai fenomeni sociali del «criterio scientifico della reiterabilità». Osservava appunto Lenin: «L'analisi dei rapporti sociali materiali ha subito dato la possibilità di rilevare la reiterabilità e la regolarità, e di generalizzare i sistemi di diversi paesi in un unico concetto fondamentale di 'formazione sociale'». Tale generalizzazione non urta affatto quel carattere di interezza come lo aveva chiamato Lenin, ossia di totalità (termine hegeliano assai caro a Marx) dei rapporti di produzione effettivamente e storicamente dati, ma anzi lo presuppone: presuppone appunto i «sistemi di diversi paesi». E qui Lenin chiariva: «Soltanto questa generalizzazione ha permesso di passare dalla descrizione (e dall'apprezzamento dal punto di vista dell'ideale) dei fenomeni sociali all'analisi rigorosamente scientifica di tali fenomeni, discriminando, per spiegarci con un esempio, ciò che distingue un paese capitalistico dall'altro e analizzando ciò che è comune a tutti». Riduzione allora della sociologia all'economia? Niente affatto. Non riduzione, ma intrinseca articolazione. Possiamo far parlare ancora Lenin. Dopo aver rapidamente sintetizzato l'ossatura 'economica' dell'opera fondamentale del marxismo, 'Il Capitale', egli scrive: «Questo è lo scheletro del 'Capitale'. Tutto sta però nel fatto che Marx non si accontentò di questo scheletro, che egli non si limitò alla sola 'teoria economica' nel senso abituale della parola, che egli - pur 'spiegando' la struttura e l'evoluzione di una data formazione sociale 'esclusivamente' con i rapporti di produzione - investigò cionondimeno sempre e dappertutto le soprastrutture corrispondenti a questi rapporti di produzione, rivestì lo scheletro di carne e di sangue». (E, sia detto fra parentesi, questa metafora dello scheletro e di ciò che lo riveste e ne consente la funzionalità vale anche a indicare quel rapporto fra struttura e sovrastruttura, nel marxismo, che vediamo tante volte incompreso e deformato;come l'operare del dio ascoso o altre trovate del genere). Non dunque mera opera di 'teoria economica' o di 'critica dell'economia', ma anche, e nel suo complesso, opera di sociologia in senso critico e scientifico' (pag 198-199) [Cesare LUPORINI, 'Marxismo e sociologia. Il concetto di formazione economico-sociale'] [ISC Newsletter N° 86] ISCNS86TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org] 
 
Lucrezio:il valore della vera 'ratio', unico strumento capace di innalzarci alle soglie della luce PDF Stampa E-mail
PARRONI Piergiorgio direttore, a cura di Alessandro FUSI Angelo LUCERI Piergiorgio PARRONI Giorgo PIRAS; antologia di testi di ENNIO VIRGILIO OVIDIO LUCANO Valerio FLACCO STAZIO CLAUDIANO ORAZIO PAUTO TERENZIO SENECA CATULLO, Roma antica. Volume 11. Dall'epica di Virgilio alla lirica di Catullo. Antologia di testi poetici commentati. Libro 1. CORRIERE DELLA SERA. MILANO. 2018 - SALERNO EDITRICE. ROMA. 2009 pag 505 8°  presentazione di Piergiorgio PARRONI, abbreviazioni bibliografiche, nota introduttiva bibliografia note introduttive ai testi; Roma antica, Direttore: Piergiorgio PARRONI, a cura di Alessandro FUSI Angelo LUCERI Piergiorgio PARRONI Giorgo PIRAS. ['Ancora un elogio di Epicuro, liberatore dai veri mostri che affliggono l'umanità (non quelli inutilmente sconfitti da Ercole), inaugura il V libro (De Rerum Natura' di Lucrezio, opera in sei libri, ndr), che si apre con una visione sconsolata del mondo, destinato come l'uomo e tutte le creature, a perire. Credere che esso sia stato creato dagli dei eterno e a beneficio degli uomini è pura follia (165: desiperest). Se così fosse infatti l'uomo non dovrebbe lottare fin dalla nascita con una natura ostile; che insidia di continuo la sua vita con pericoli e malattie. Il mondo è frutto di una casuale aggregazione di atomi, che si disposero in base al loro peso e alla loro qualità: al centro si addensarono gli elementi più pesanti, i più leggeri si levarono verso l'etere. Dopo aver parlato delle possibili cause dei moti degli astri e di altri fenomeni naturali, il discorso si accentra sulla comparsa dell'uomo sulla terra e sulla lunga e faticosa storia della sua emancipazione dallo stato ferino. La scoperta dei vantaggi del vivere associato, del fuoco, del linguaggio furono le prime tappe di questa lenta evoluzione, che ebbe però amare contropartite: la guerra, la corsa al denaro, al potere, a tutto ciò che minaccia la serenità dell'animo. A turbare gli uomini intervenne poi la 'religio' con i suoi riti nefandi. La vera 'pietas' a cui deve ispirarsi il 'sapiens' non consiste dunque nel frequentare i templi nei giorni festivi ma nel poter guardare tutto con mente serena (1203: 'pacata posse omnia mente tueri'). Nell'ultima parte si torna sugli effetti negativi della civilizzazione, che induce l'uomo a consumare l'esistenza in inutili travagli (1431: 'semper ... in curis consumit inanibus aevum'), e si riafferma il valore della vera 'ratio', unico strumento capace di innalzarci alle soglie della luce (1455: 'ratio ... in luminis erigit oras')" (pag 174-175)] ['La poesia didascalica. Il poema cosmologico-filosofico. Lucrezio e la concezione epicurea dell'universo] [ISC Newsletter N° 86] ISCNS86TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org] 
  
 
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