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Dalla teoria della relativitÓ alla bomba di Hiroshima PDF Stampa E-mail
EINSTEIN Albert, Come io vedo il mondo - La teoria della relatività. GTE - GRANDI TASCABILI ECONOMICI NEWTON. ROMA. 1988 pag 215 8°  nota biobibliografica; traduzione di R. VALORI e di A. PRATELLI. ['Albert Einstein nacque a Ulm (Württemberg) il 14 marzo 1879. Fece i primi studi a Monaco di Baviera nel ginnasio di Liutpold ed ebbe la prima educazione matematica da uno zio ingegnere. Nel 1894, i seguito a un rovescio di fortuna, la famiglia Einstein lasciò la Germania e si trasferì in Italia dove il padre lavorò come elettrotecnico a Milano, a Pavia, a Isola della Scala e in altre località del Veneto. Il giovane Albert peregrinò fino a Genova donde emigrò in Svizzera e, fra non lievi difficoltà economiche, si iscrisse alla scuola cantonale di Aarau, dove vi guadagnò  il certificato di ammissione alla celebre scuola politecnica  di Zurigo. Qui nel 1910 conseguì la laurea e l'abilitazione all'insegnamento della matematica e fisica. Nel 1911 ottenne la cittadinanza svizzera e si occupò come perito tecnico dell'Ufficio Federale dei Brevetti di Berna. Gli anni dal 1902 al 1909 rappresentano il periodo della sua più intensa produzione scientifica. La scoperta dei fondamenti della teoria speciale della relatività (relatività in senso stretto o dei moti multiformi e rettilinei) gli valse nel 1912 la nomina a professore ordinario di matematiche superiori nel Politecnico di Zurigo. Nel novembre 1913 ebbe una cattedra di fisica nell'accademia prussiana delle scienze di Berlino e nella primavera del 1914, succedendo a Enrico Van't Hoff, fu chiamato a dirigere il Kaiser-Wilhelm-Institut per la fisica. Nel 1933 le persecuzioni politiche e razziali den nazismo indussero Einstein a lasciare l'Europa. Emigrò negli Stati Uniti d'America ed entrò a far parte dell'Institute for Advanced Studies di Princeton. A Princeton è morto nel 1955. Albert Einstein ha dato alla fisica moderna il contributo di una creazione geniale che rimarrà nei secoli futuri una delle pietre miliari nella storia del pensiero umano. Nel 1905, con la memoria 'Zur Elektrodynamik  bewegter Körper', gettò le basi della teoria speciale della relatività, fondata sulla costanza della velocità della luce nel vuoto quale limite superiore dell'osservabilità di qualsiasi fenomeno. Uno dei risultati che Einstein aveva dedotto da questa teoria , e cioè che massa ed energia sono equivalenti, doveva avere quarant'anni dopo una terrificante conferma, con una forza di distruzione mai conosciuta: lo scoppio della prima bomba atomica. Pochi sanno che in questo avvenimento Einstein ebbe una parte fondamentale. Si deve al suo diretto intervento se il Presidente Roosevelt mise a disposizione i colossali capitali necessari per quelle ricerche che dovevano portare alla bomba di Hiroshima' (pag 7-8)] [ISC Newsletter N° 89] ISCNS89TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]

 
Dopo il 1905 cresce l'influenza dei socialisti polacchi all'interno della socialdemocrazia tedesca PDF Stampa E-mail
FAYET Jean-François, 1905 de Varsovie á Berlin: la polonisation de la gauche radicale allemande. Les résonances de 1905. CAHIERS DU MONDE RUSSE - EHESS. PARIS. VOL. 48 N. 2-3 APR-SEP. 2007 pag 413-426 8° (F)  note. ['Tout le parti allemand n'avait pourtant pas renoncé à la révolution prolétarienne: diverses personnalités, que l'on regroupe sous le qualificatif de «radicaux de gauche», refusaient «l'attentisme révolutionnaire» de la direction et souhaitaient engager le parti dans la voie d'une tactique révolutionnaire conséquente. Pour eux la résurgence du «révisionnisme» était le résultat du rejet des actions de masse et de la dérive parlementaire du parti. Il ne s'agissait nullement d'un groupe organisé, mais plutôt de personnalités disparates, souvent isolées comme Franz Mehring, Karl Liebknecht, Julian Borchardt, Konrad Haenisch, Paul Lensch Alfred Henke, Johann Knief, Wilhelm Pieck, Clara Zetkin, Auguste Thalheimer, Hermann et Käte Duncker, Johann Westmeyer. Seuls les radicaux de Brême dirigés par Henke disposèrent pendant plusieurs années de la majorité dans leur organisation, partout ailleurs la gauche du parti était minoritaire et plutôt que d'une tendance structurée il vaudrait  mieux parler de réseaux d'amitiés et d'une solidarité d'idées. C'est auprès de cette mouvance radicale allemande que s'exerça pendant près d'une décennie l'influence des militants de la SDKPiL (*)' (pag 418-419); 'Al di là del prestigio personale di Rosa Luxemburg che Kautsky aveva associato alla redazione della Neue Zeit, i militanti della SDKPiL disponevano di un quasi-monopolio nella stampa socialista tedesca e nelle risoluzioni dei Congressi tedeschi sulle questioni del «revisionismo», dello sciopero di massa e fra poco dell'imperialismo. Il solo Radek pubblicava ogni settimana delle cronache su una quindicina di organi della SPD, Marchlevski e Feinstein collaboravano a una dozzina di giornali della SPD. Gli articoli dei Polacchi irritavano sovente la direzione del partito tedesco, gli organi centrali (Vorwärts e Neue Zeit) finirono del resto per rifiutarli, ma essi contribuirono qualche volta alla reputazione nazionale, e anche internazionale, di alcuni giornali regionali - pensiamo a 'Leipziger Volkszeitung, a 'Arbeiterzeitung' di Dortmunt, à 'Bremer Bürgerzeitung' (Knief) e a 'Freier  Volkszeitung' di Göppingen nel Würtemberg. Dunque in qualche anno, i Polacchi tessero in Germania una vera e propria rete nazionale di propaganda radicale. Ma le influenze istituzionali non sono meno impressionanti. I militanti della SDKPiL, disponevano di posizioni molto forti in varie organizzazioni della SPD, come l'organizzazione di Brema, ma anche alla scuola di partito dove insegnava Rosa Luxemburg, alla commissione di controllo della SPD attraverso Clara Zetkin. Erano pure estremamente presenti nelle istanze internazionali come la BSI in cui siedeva Rosa Luxemburg dal 1904 e nei congressi dell'Internazionale ove, dopo la scissione del 1911, inviavano due delegazioni' (pag 423-424)] ((*) Socialdemocrazia del Regno di Polonia e di Lituania) [ISC Newsletter N° 89] ISCNS89TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org

  

 
Bobbio: tradizione giusnaturalistica e resistenza contro lo stato totalitario PDF Stampa E-mail
BOBBIO Norberto, Giusnaturalismo e positivismo giuridico. EDIZIONI DI COMUNITA'. MILANO. 1965 pag 241 8°  introduzione premessa note appendici indice nomi; Collana Diritto e cultura moderna, a cura di Renato TREVES e Uberto SCARPELLI. Norberto Bobbio, nato a Torino nel 1909, morto a Torino nel 2004, è stato professore di filosofia del diritto all'Università di Torino. Ha pubblicato tra l'altro 'Da Hobbes a Marx' (1965). ['[L]a maggior parte delle correnti politiche ottocentesche, anche quelle avverse o indifferenti al giusnaturalismo, hanno espresso l'esigenza  che il potere statale abbia dei limiti, pur valendosi di argomenti diversi da quelli propri della tradizione giusnaturalistica: l'utilitarismo, il positivismo evoluzionistico, il socialismo pluralistico, il neokantismo nelle sue varie accezioni, il pragmatismo, hanno variamente concorso alla formazione d'una opinione e di una prassi favorevoli allo sviluppo e al rafforzamento del costituzionalismo. Che cosa hanno a che vedere queste nuove tendenze col vecchio giusnaturalismo? E se rappresentano espressioni diverse del multiforme modo di atteggiarsi del pensiero umano, con qual ragione si può sostenere che la resistenza contro lo stato totalitario di oggi sia appannaggio, come si pretende, del rinato giusnaturalismo, e non dell'utilitarismo, del positivismo evoluzionistico, del socialismo pluralista, del neokantismo, del pragmatismo? L'unica filosofia, da cui si sono potuti trarre argomenti per la giustificazione dello stato totalitario, è la filosofia hegeliana, unilateralmente interpretata; e per la giustificazione di uno stato totalitario di transizione (dittatura del proletariato), la filosofia di Marx. Nessuno oggi potrebbe affermare che le correnti anti-hegeliane e anti-marxistiche, sostenute variamente in questo ultimo secolo in difesa di una concezione liberale e democratica dello stato, siano state una prosecuzione del giusnaturalismo. Molto spesso, anzi, sono state ad esso dichiaratamente avverse. Per fare un esempio significativo e vicino, Benedetto Croce, storicista, idealista e restauratore sotto certi aspetti dell'hegelismo, è stato per tutta la vita intransigente antigiusnaturalista e insieme, negli anni della dittatura fascista, intransigente difensore dello stato liberale contro lo stato etico. Incoerenza di un filosofo o impotenza di una dottrina?" (pag 192-193)] [ISC Newsletter N° 89] ISCNS89TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]  
  


 
La Turchia custode degli stretti, non partecip˛ alla Seconda guerra mondiale PDF Stampa E-mail
ALBRECHT-CARRIÉ René, Storia diplomatica d'Europa, 1815-1968. LATERZA. ROMA BARI. 1978 pag XV 831 8°  prefazione a questa edizione, prefazione all'edizione italiana, prefazione alla prima edizione, bibliografia, traduzione di Ottavio BARIÉ, note, indice dei nomi, Collana Storia e Società. René Albrecht-Carrié (Smirne, 1904) francese di nascita, nel 1923 ha preso la cittadinanza americana. Dopo i baccalauréats in Scienze e in Lettere conseguiti in Francia, ha completato gli studi negli Stati Uniti alla Columbia University. Professore di Scienze matematiche fino al 1942, si è dedicato in seguito esclusivamente agli studi storici. Dal 1952 al 1969 ha insegnato alla Columbia University, School of International Affairs. Nel 1960-61 ha tenuto conferenze in Italia, All'Istituto per le Relazioni Internazionali di Milano e nelle università di Roma, Firenze e Bari. Capitolo XIV. La seconda guerra mondiale e le sue immediate conseguenze, 1939-1947. La guerra europea - La guerra diventa mondiale - La diplomazia della guerra - Tra la guerra e la pace (Il mondo nel 1945). (pag 607-686). ['La Turchia custode degli stretti. Come custode degli Stretti, e per il suo stesso ordinamento militare, la Turchia era la più importante unità singola del Medio Oriente. La Turchia era neutrale; i suoi accordi del 1939 con la Gran Bretagna e la Francia erano stati per la maggior parte annullati dal crollo di quest'ultima, mentre essa era ritornata da tempo alla sua tradizionale diffidenza verso la Russia. Gli inglesi in particolare avrebbero volentieri appoggiato la partecipazione turca alle ostilità, tenendo d'occhio le incessanti operazioni balcaniche. Ma l'incontro al Cairo di Roosevelt e Churchill con il presidente turco Inönü e il suo ministro degli Esteri, all'inizio di dicembre, al loro ritorno da Teheran, non riuscì a superare le obbiezioni turche (66). Quindi la Turchia non entrò mai in guerra. Appare quindi evidente, dal breve quadro precedente, che durante la guerra gli Alleati furono capaci di controllare e servirsi del Medio Oriente per i loro scopi. I successi delle loro forze armate dal 1942 in poi aiutarono a mantenere la stabilità e l'ordine, ma fu anche vero che buona parte del territorio fu un focolaio di avvenimenti e tensioni insoliti. La loro storia appartiene al periodo post-bellico' (pag 659) [(66) All'inizio dell'anno Churchill aveva visitato la Turchia e Eden aveva incontrato il ministro degli Esteri turco poco prima della riunione di Teheran] [ISC Newsletter N° 89] ISCNS89TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org  

 
'La solidarietÓ proletaria sarÓ il fattore di cambiamento che si prepara in tutto il mondo' PDF Stampa E-mail
SORGUE [Antoinette], Proletariato internazionale e Rivoluzione russa. TIPOGRAFIA INDUSTRIA E LAVORO. ROMA. 1906 pag 15 16°  prefazione di Paolo MANTICA, note, traduzione di Maria RYGIER, pubblicazioni de "Gruppo di Propaganda Sindacalista" di Milano. ['Nella rivoluzione russa tutto è prodigioso. Da due anni assistiamo ad una serie di fenomeni stupefacenti, a metamorfosi morali e sociali meravigliose. Chi mai avrebbe pensato che sarebbero proprio stati i proletari più arretrati del mondo capitalistico, che per i primi avrebbero ingaggiato la battaglia decisiva della lotta di classe? Chi avrebbe detto che si sarebbero visti i contadini superstiziosi della Russia affrontare l'ira del "pope"? Chi avrebbe detto che si sarebbero visti gli adoratori dello tsar papa maledire e minacciare il loro idolo? Chi avrebbe detto che questo popolo di contadini, fino a ieri così passivo ed inerte, sarebbe stato invaso ad un tratto dal fremito rivoluzionario e sarebbe stato capace di questo grande atto espropriatorio, che domina tutto l'attuale movimento russo? Ah quale sorriso ironico avrebbe accolto pochi anni fa la profezia, che la tempesta rivoluzionaria si sarebbe scatenata nei porti di guerra della Russia, sollevando contro il dispotismo la flotta imperiale! Chi avrebbe osato supporre che sul 'Potemlin' i marinai insorti avrebbero inalberato il vessillo rosso, e che questo esempio sarebbe stato seguito da quasi tutti gli equipaggi delle corazzate dell'autocrazia? Ah! come avrebbero riso di voi se in quell'epoca, ancora recente, quando Parigi nazionalista acclamava il "glorioso esercito russo" nella persona del suo capo supremo, avreste detto che erano prossimi i tempi in cui interi reggimenti con gli ufficiali in testa, sarebbero passati con armi e bagaglio alla rivoluzione sociale! Queste cose, allora inverosimili, si sono realizzate. Per la prima volta, la Russia ha dato il meraviglioso esempio dell'unità rivoluzionaria delle differente razze, e dell'unità rivoluzionaria di elementi finora considerati irriducibilmente antagonistici; l'elemento operaio, l'elemento contadino, intellettuale e militare. Ed ora dobbiamo domandarci quali sono le case determinanti dei fatti così inattesi, in una parola quali sono i fattori principali della grandiosa e così sintomatica rivoluzione? (...) Intanto scoppiò la guerra russo-giapponese, quella guerra che fece milioni di orfani e inasprì le già così disastrose condizioni economiche del popolo, creando nella massa uno stato d'animo favorevole ad accogliere la parola degli agitatori rivoluzionari, i quali, in quel lasso di tempo, fecero nel campo della propaganda e dell'organizzazione segreta veri prodigi. Gli intellettuali russi possono dunque vantare come opera propria gran parte dei progressi compiuti dalla rivoluzione. Ma anche il popolo, appena venne strappato alla sua rassegnazione fatalista, compì rapidamente la proprio evoluzione e si affermò con lo sciopero generale violento, esteso a milioni di lavoratori di differenti razze e d'ogni categoria di mestiere, adottando gli stessi metodi professati dal sindacalismo rivoluzionario e dando prove di un eroismo ammirevole. Esso è oggi all'avanguardia del movimento rivoluzionario internazionale (...). La solidarietà proletaria sarà il gran fattore del cambiamento che si prepara nella vita politica e sociale di tutto il mondo. La solidarietà proletaria abolisce l'antagonismo tra i popoli, sopprime il nazionalismo, il patriottismo, la solidarietà dei governanti, porrà fine ai conflitti militaristi degli stati; ma alle guerre del passato succederanno le guerre delle classi. Noi vedremo un giorno le schiere rivoluzionarie misurarsi con le forze della reazione internazionale. Prevedere è governare, si dice; prevedere è assicurarci la vittoria' (pag 7-8-11-12-14)] [ISC Newsletter N° 89] ISCNS89TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org
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