spacer.png, 0 kB
spacer.png, 0 kB
Home arrow News
News
La 'Entente passive' tra Austria e Francia alla vigilia della guerra franco-prussiana del 1870 PDF Stampa E-mail
HERRE Franz, edizione italiana a cura di Maria Teresa GIANNELLI, Francesco Giuseppe. Splendore e declino dell' impero asburgico nella vita del suo ultimo grande rappresentante. RIZZOLI. MILANO. 1990 pag 538 8°  cartina foto illustrazioni bibliografia italiana indice nomi; traduzione di Argia MICCHETTONI, collana BUR Superbur Saggi. Franz Herre, nato nel 1926, è stato dal 1962 capo della redazione politica del "Deutsche Welle". ['In Germania il movimento nazionalista era a pochi passi dalla meta: l'unione degli stati della Germania meridionale alla Confederazione della Germania settentrionale, guidata dalla Prussia. Napoleone III continuava a opporsi, e anche Francesco Giuseppe avrebbe dovuto resistere a un ulteriore spostamento dell'equilibrio delle potenze europee a danno dell'Austria, a un nuovo Reich tedesco che poteva agire come una calamita sugli austro-tedeschi. "Vendicare Sadowa" avrebbe dovuto essere la sua preoccupazione maggiore. Ma che doveva fare? Non poteva impegnarsi in un'altra guerra, e comunque esporsi a un'altra sconfitta che avrebbe segnato la fine della monarchia asburgica. Il discendente degli imperatori del Sacro Romano Impero non poteva allearsi con la Francia, "nemico secolare", contro il movimento unitario tedesco; gli ungheresi comunque non lo volevano, e gli slavi simpatizzavano con la Russia, che continuava a odiare l'imperatore Francesco Giuseppe perché secondo loro aveva tradito lo zar Nicola al tempo della Guerra di Crimea. Bismarck manovrò le cose in modo che 300.000 russi si tenessero pronti a marciare sulla Galizia nel caso che l'Austria si fosse schierata a fianco della Francia contro la Germania dei prussiani. Così tra Vienna e Parigi venne conclusa solo una 'Entente passive'. E' vero che Francesco Giuseppe, nell'estate del 1869, aveva assicurato Napoleone che l'Austria considerava come sua la causa della Francia. Tuttavia non poteva offrire altro che una promessa di benevola neutralità nel caso di un conflitto franco-prussiano. Il ministro degli Esteri Beust avrebbe vendicato più che volentieri i sassoni, però con armi affilate al posto di quelle disponibili che erano senza taglio, e l'Arciduca Alberto meditava un progetto di guerra comune, a dire il vero partendo dal presupposto che i francesi fossero i primi a muoversi. Napoleone dovette assumersi da solo il compito di "vendicare Sadowa", accompagnato dai migliori auguri di Vienna. Nella guerra dichiarata dalla Francia alla Prussia fin da principio le conse non andarono bene" (pag 291-292)] [ISC Newsletter N° 92] ISCNS92TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org] 
 
'Un presidente 'figlio del popolo' che ha eretto il proprio potere sul dispotismo militaresco' PDF Stampa E-mail
ASTURIAS Miguel Àngel, L'Uomo della Provvidenza. Il signor Presidente. Romanzo. FELTRINELLI EDITORE. MILANO. 1958 pag 346 8°  traduzione di Elena MANCUSO. [Teso tra una scrittura liricamente aperta e un forte impianto epico, l'opera di Asturias è un romanzo arditamente moderno. L'autore ha raccolto da Sarmiento e dalla Valle Inclán la raffigurazione del dittatore sudamericano che ha eretto il proprio potere sulla violenza, sul dispotismo militaresco, sulla corruzione; senza togliergli nulla di pittoresco, ne ha fatto una figura universale; ha infuso in questo personaggio tipico dei tempi moderni il marchio profondo del mito, lo ha corroso dall'interno, insinuandogli nella pelle e nell'animo il bruciante ricordo dei giorni di pochezza e di miseria. Questo "signor Presidente" eternamente vestito di nero, sdentato, flaccido, grinzoso, malato e untuoso, che si accanisce sui suoi concittadini per punirli dell'antico loro disprezzo, questo avvocaticchio senza clienti che abitava ai tempi bui in una via per la quale passavano i funerali della città - ricorda certi imbianchini, certi maestri di recente memoria divenuti d'un tratto "uomini della Provvidenza". Ma Asturias ha evitato, sapientemente, di far del "Presidente" la figura centrale del libro e ha preferito dagli forma e volto proiettandone la fosca immagine sopra tutto il paese dominato, verminoso di congiure e di rancori, imputridito di miserie e di angosce (...). Ci vollero vent'anni perché 'El señor Presidente' potesse venir pubblicato. Il primo capitolo del romanzo è il nucleo più antico: fu pensato come racconto per un concorso letterario, nel 1922, e si intitolava 'I mendichi politici'. A Parigi, tra il'23 e il '29, il racconto crebbe a romanzo, sulla traccia dei ricordi che il giovane studente raccontava ai compagni di scuola per far loro intendere l'orrore della dittatura di Manuel Estrada Cabrera. Solo nel '46 un piccolo editore messicano ebbe il coraggio di affrontare l'edizione di quello che ormai era diventato definitivamente 'El señor Presidente'. Ripubblicato in Argentina, solo il clamoroso successo di pubblico scampò l'opera dalle grinfie della censura peronista] [ISC Newsletter N° 92] ISCNS92TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]


 
Piero Gobetti e la questione del socialismo PDF Stampa E-mail
GOBETTI Piero, a cura di Gianluca SCROCCU, La "rigenerazione" dell'Italia e la politica del primo dopoguerra: gli anni di «Energie Nove». BIBLION EDIZIONI. MILANO. 2014 pag 182 8°  introduzione: 'Piero Gobetti ed «Energie Nove»: il debutto di "un'intelligenza prodigiosa"' di Gianluca SCROCCU, antologia degli articoli di Piero Gobetti da "Energie Nove", note ringraziamenti indice nomi; 'Storia, politica, società', collana diretta da Barbara BRACCO Marco CUZZI Nicola DEL-CORNO Daniela SARESELLE Giovanni SCIROCCO e Marco SORESINA. Gianluca Scroccu, dottore di ricerca in storia contemporanea, è borsista presso il Dipartimento di Storia, Beni culturali e Territorio dell'Università di Cagliari (2014). Tra le sue pubblicazioni: 'Alla ricerca di un socialismo possibile. Antonio Giolitti dal Pci al Psi', Carocci, 2012. ['La questione del socialismo fu al centro di diversi articoli di «Energie Nove», inserita da Gobetti in un discorso più generale sulla ricostruzione del tessuto politico nazionale e che, come tale, andava ben al di là di quelli che erano gli attacchi contingenti contro i socialisti "disfattisti" (111). In questo senso due sono le forze su cui si basa questa concezione aristocratica di Gobetti, presente in maniera evidente già in questa fase antecedente alle analisi più approfondite del periodo di «La Rivoluzione Liberale»: una è l'attenzione per le minoranze attive e consapevoli colte, l'altra è quella relativa alla declinazione in positivo dei Consigli Operai, visti come un evento liberale, così come paradossalmente sarebbe stata nelle sue valutazioni la Rivoluzione russa. Quest'ultima, infatti, per Gobetti, non doveva essere ridotta esclusivamente al suo legame col bolscevismo, ma come momento più generale di dinamica rottura politica in grado di superare un passato con cui non aveva nulla a che fare. Anche per questo era necessario inquadrare criticamente Lenin sotto una luce diversa, rifiutando qualsiasi accostamento della sua opera con Marx o comunque con l'esperienza del socialismo tedesco o italiano. Questo quadro Gobetti lo aveva già chiaro, tanto da scriverne ad Ada Prospero il 17 settembre del 1919: «La simpatia che io provo per Trotsky e Lenin sta nel fatto che essi in un certo modo sono riusciti a realizzare questo valore. Ed è molto» (112)" (pag 25-26) [(111) Cfr. M. Gervasoni, 'L'intellettuale come eroe', cit., p. 33; (112) Lettera di Piero Gobetti ad Ada Prospero del 17 settembre 1919, in P. Gobetti, 'Carteggio 1918-1922', cit., pp. 32-3] [ISC Newsletter N° 91] ISCNS91TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org] 



 
Una valutazione della composizione sociale delle formazioni partigiane PDF Stampa E-mail
OLIVA Gianni, La grande storia della Resistenza, 1943-1948. CORRIERE DELLA SERA. MILANO. 2020 pag 469 8°  introduzione, note, indice nomi; Serie: 'Le guerre degli italiani', a cura di Nicola LABANCA, 11. Sezione II. La seconda guerra mondiale. ['Quanti sono, dunque, i militanti del movimento resistenziale nel momento di maggior affluenza nelle bande e quale è la loro estrazione sociale? Il numero più accreditato dalla storiografia (e confortato dai risultati della Commissione per i riconoscimenti delle qualifiche partigiane) (23) è quello di circa 250.000, cifra che può essere accolta con l'avvertenza che si tratta di un dato assolutamente relativo, all'interno del quale andrebbero individuati i periodi e i modelli di effettiva militanza, così da poter costruire un grafico delle presenze. Non è facile d'altra parte, stabilire  i requisiti necessari alla qualifica di partigiano. Le formazioni sono realtà composite: c'è il combattente che rimane alla macchia per tutto il periodo, c'è il partigiano che alterna periodi di clandestinità con altri in cui torna alla propria abitazione (magari in occasione dei raccolti o dell'aratura), c'è chi ha contatti stretti con le bande e talora partecipa alle azioni militari pur conservando il proprio inserimento nella vita civile, c'è chi, per stanchezza psicologica o per contingenze diverse, abbandona temporaneamente la formazione per poi farvi rientro; e c'è, naturalmente una varietà di ruoli che spazia dal combattente, al collaboratore, alla staffetta, all'informatore, al propagandista. La fluidità del fenomeno guerrigliero, che ha la sua caratteristica peculiare nell'intercambiabilità dei ruoli, pregiudica di per sé gli sforzi di quantificazione. All'assenza di dati definitivi corrisponde la mancanza di analisi sulla composizione sociale del partigianato. Uno studio condotto su 6181 partigiani delle formazioni "GL" piemontesi offre uno spaccato significativo, ma ovviamente parziale: 30 per cento operai, 20 per cento contadini, 11,7 per cento artigiani, 11,2 per cento studenti, 10 per cento impiegati, 5,3 per cento professionisti, 3,3 per cento ufficiali e soldati regolari, 1,6 per cento casalinghe, i restanti non identificati. Un analogo studio su una casistica di 7270 partigiani del ravennate indica il 44,5 per cento contadini, 31,9 per cento artigiani, 3,5 impiegati, 3,4 per cento studenti, 2,2 per cento casalinghe, 1.6 per cento ufficiali e soldati regolari. Le differenze tra le due griglie di dati rinviano alla diversa composizione sociale dei territori, ma altri elementi andrebbero analizzati: è verosimile, per esempio, ce la percentuale di operai sia più alta nelle formazioni garibaldine, e quella di ufficiali nelle formazioni autonome. Anche le indicazioni sui caratteri regionali della Resistenza riflettono i limiti di studi analitici ancora da compiere: se ci sono conferme alla tesi di una partecipazione preminente dei contadini alle formazione partigiane dell'Emilia Romagna, di una forte presenza operaia in Liguria, di una maggiore eterogeneità nelle altre regioni del nord, restano comunque da documentare i termini dei rapporti' (pag 291-292) [(23) (...) Il decreto stabilisce che per ottenere l'attestato di "partigiano combattente" bisogna dimostrare di aver militato almeno per tre mesi inuna formazione e aver partecipato ad almeno tre azioni ad altro rischio (...)] [dal capitolo III. La dimensione militare della Resistenza (pag 281-308)] [ISC Newsletter N° 91] ISCNS91TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]


 
'Imprecisioni, errori e punti deboli: in che modo i negazionisti distorcono la storia' PDF Stampa E-mail
SHERMER Michael GROBMAN Alex, Negare la storia. L'olocausto non è mai avvenuto: chi lo dice e perché. EDITORI RIUNITI. ROMA. 2002 pag 367 8°  presentazione di Daniele FIORENTINO prefazione di Arthur HERTZBERG, nota terminologica: 'Perché i «revisionisti» dell'Olocausto in realtà sono dei negazionisti', ringraziamenti; introduzione note bibliografia (pag 352-367); traduzione di Savina TESSITORE; Collana Biblioteca - Storia. Michael Shermer è fondatore ed editore della rivista 'Skeptic'. Docente di Storia della scienza all'Occidental College. Alex Grobman è uno storico ed è presidente del Brenn Institute. ['Il primo prestigioso «revisionista» dell'Olocausto è stato il socialista francese Paul Rassiner, che durante la guerra aveva preso parte a un movimento di resistenza pacifista in Francia. Dopo aver aiutato gli ebrei a superare clandestinamente la frontiera verso la Svizzera, fu arrestato dalla Gestapo nel 1943 e passò il resto della guerra in campi di concentramento come Buchenwald e Dora. Dopo la guerra Rassiner sottolineò risentito le inesattezze nei resoconti della vita nei campi forniti dai sopravvissuti, tra cui anche l'affermazione secondo cui a Buchenwald c'erano le camere a gas. Scivolò sul terreno del revisionismo e della negazione quando smise di interpretare questi resoconti come normali travisamenti e confusioni, che si verificano in ogni testimonianza oculare, e cominciò a ipotizzare che queste persone stessero deliberatamente mentendo. A partire da questa supposizione dedusse che anche il numero dele vittime tra gli ebrei doveva essere stato esagerato, e nel suo libro 'Debunking the Genocide Myth: A Study of the Nazi Concentration Camps and the Alleged Extermination of European Jewry', pubblicò una sua stima personale secondo cui i morti erano solo un milione e mezzo circa. A esclusione del libro di Butz (1), che stranamente è ancora in circolazione, nonostante sia stato pubblicato più di vent'anni fa, questi volumi hanno tutti ceduto il passo al 'Journal of Historical Review', organo dell'Institute for Historical Review (Ihr). Il periodico dell'istituto, insieme al suo congresso annuale, è diventato il punto focale di questo movimento popolato da un manipolo di individui altamente motivati che comprende il direttore Mark Weber, l'autore e biografo David Irving, l'ex professore Robert Faurisson, l'editore Ernst Zündel e, curiosamente, un negazionista di origine ebraica, David Cole' (pag 80)] [(1) A. Butz, 'The Hoax of the Twentieth Century', Newport Beach, California, Institute for Historical Review, 1976] [ISC Newsletter N° 91] ISCNS91TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]
  

 
<< Inizio < Prec. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 Pross. > Fine >>

Risultati 64 - 72 di 1848
spacer.png, 0 kB

Cerca nel sito

spacer.png, 0 kB
spacer.png, 0 kB
spacer.png, 0 kB