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Stalin, Togliatti e la liquidazione del PC polacco (1937-39) PDF Stampa E-mail
BERNOCCHI Piero MASSARI Roberto, C'era una volta il Pci... 70 anni di controstoria in compendio. MASSARI EDITORE. BOLSENA, VT. 2021 pag 191 8°  introduzione di Michele NOBILE; 'Il peccato originale del Pci' (p.b.); note, indice nomi; Collana Storia e memoria. ['Lo scioglimento del Kpp - fedelissimo a Stalin benché le sue origini risalissero alla Sdkp fondata a Varsavia nel 1894 da Rosa Luxemburg e Leo Jogiches - fu deciso nella primavera del 1937, ma fu reso pubblico a cose fatte solo a marzo del 1939, nel discorso di Dmitrij Z. Manuil'skij al XVIII Congresso del partito panrusso (futuro Pcus). In mezzo c'era stata la risoluzione di scioglimento del Kpp sottoposta nel novembre 1937 a Stalin (che di suo pugno vi annotò «Dovevamo farl due anni prima»: nel 1935?! che voleva dire?) e adottata dal Presidium del Celc il 16 agosto 1938. Ivi si denunciava l'infiltrazione di spie fasciste, la trasformazione dei suoi deputati in agenti di Jozef Pilsudski e dele sue forze armate, con l'immancabile accusa di «trotskismo». La firmavano il bulgaro Dimitrov, i russi Manuil'skij e Moskvin, il finlandese Kuusinen, il tedesco Florin e l'italiano Ercoli, cioè Palmiro Togliatti. (...) Il Kpp fu sciolto gradualmente, dalle cellule della periferia verso il centro, e nella più assoluta segretezza. Come apparato centrale aveva dato l'ultimo segno di attività a marzo 1937, anche se l'organo 'Czerwony Sztandar' (Stella Rossa) continuò ad apparire fino a maggio 1938. Dei 3.817 militanti presenti in Urss, ne sopravvisse un centinaio e nessun dirigente. All'agente cominternista bulgaro, Anton Kozinarov, fu dato l'incarico di sciogliere le cellule dei polacchi nella Brigate internazionali in Spagna. L'intero gruppo dirigente scomparve nel nulla e dalle scarne ricostruzioni postbelliche risulta solo che l'ex deputato Adolf Warski (Warszawki) fu tra i primi ad essere ucciso; Maksymilian Horwitz fu fucilato a settembre 1937; il segretari generale Lenski (pseud. di Julian Leszczynski) fu fucilato a Mosca; Wera Kostrzewa (psed. di Maria (Marianna) K.S. Koszutska) morì in carcere nel 1939; l'ex cekista Jozef Unszlicht fu fucilato nel 1938; Stanislaw Bobinski fu arrestato a giugno e fucilato a settembre 1937 dopo un processo durato circa 20 minuti; il vicepresidente dell'Accademia bielorussa delle scienze, Tomasz Jan Dabal, fu ucciso dopo aver confessato i suoi presunti «crimini»; il celebre poeta futurista Bruno Jasienski, fu fucilato nei pressi di Mosca, mentre la sua seconda moglie Anna finiva per 17 anni nel Gulag; Edward Prochniak, membro dell'Esecutivo del Comintern rifiutò di confessare e fu fucilato ad agosto 1937, il giorno stesso della condanna. Sorti analoghe toccarono a Witold Wandusrki, Albert Bronkowski, Wladyslaw Stein-Krajewski, Jozef Feliks Ciszewski, Saul Amsterdam e ad altri quadri dell'apparato. Michele Nobile ha esposto cifre e dati sull'eliminazione fisica dei comunisti polacchi in un suo lavoro inedito, utilizzando testi di Norman Davies, William Chase, Jaff Schatz, Dante Corneli, Walter Laqueur, Marian K. Dziewanowski e Victor Zaslavsky. Tanta brutalità servì a far scomparire oltre al gruppo dirigente, anche 'l'intero' Kpp (compresi il Kpzb e il Kpzu) che 'in quanto tale non fu ricostituito. Fu solo dopo l'aggressione all'Urss' - quando Stalin volle utilizzare in funzione antinazista 'tutti i polacchi e non solo i comunisti sopravvissuti' - che Mosca creò un suo sostituto (gennaio 1942): il Partito dei lavoratori polacchi (Ppr), «ufficialmente» non comunista e non affiliato al Comintern. (...) Come in tante altre vicende compromettenti, anche questa volta Togliatti fece in modo di non lasciare tracce del ruolo personale da lui svolto. Al punto che lo 'Stato Operaio' del 15 aprile 1939, nel riportare il discorso di Manuil'skij eliminò la parte riguardante la Polonia. (...) Tuttavia, la prova «storica» che furono i quattro membri della segreteria a dirigere quella cruenta operazione si avrà in era krusceviana. La segnalò molto bene Renato Mieli nel suo libro del 1964 ('Togliatti 1937'), ricavandola dalla Dichiarazione per la riabilitazione delle vittime del 1937-39 pubblicata sull'organo del Poup, 'Trybuna Ludu', del 19 febbraio 1956" (pag 45-46) (cap. 3, Togliatti e lo sterminio del Pc polacco, pag 44-49); "Isaac Deutcher fu il primo - e quasi unico per molto tempo - a far luce sulla vicenda, in una celebre intervista del 1957 pubblicata da 'Les Temps Modernes' nel 1958, ma tenuta nascosta al grande pubblico dal governo polacco di allora (Gomulka). Fu inchlusa nella raccolta di saggi che nel 1970 curò Tamara Deutscher, 'The making of a revolutionary' (Lenin frammento di una vita, Laterza, 1970, pp. 97-152] (nota 2, pag 46)] [ISC Newsletter N° 94] ISCNS94TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org] 
  

 
Giugno 1942, si dichiarò l'inizio della lotta armata greca contro l'invasore italiano PDF Stampa E-mail
FONZI Paolo, Fame di guerra. L'occupazione italiana della Grecia (1941-43). CAROCCI EDITORE. ROMA. 2019 pag 215 8°  introduzione, sigle e abbreviazioni, cartine mappe, bibliografia, indice nomi; Collana Studi storici Carocci. Paolo Fonzi è borsista della Fondazione Gerda Henkel presso l'Università von Humboldt di Berlino, dove svolge ricerca e attività didattica: Ha dedicato ampi studi alla politica di occupazione nazionalsocialista, alla storia economica e politica del Terzo Reich ('La moneta nel grande spazio', Milano, 2011) e alla comparazione tra le politiche di occupazione italiane e tedesche durante la Seconda guerra mondiale. ['Il 17 giugno 1942 un piccolo gruppo di armati capeggiato da Thanasis Klaras, meglio noto con il nome di battaglia di Aris Velouchiotis, si presentò in un villaggio dell'Evritania poco distante da Karpenisi di nome Domnitsa. Aris, membro del Partito comunista di Grecia (KKE) dal 1924, internato da Metaxàs e rimesso in libertà in seguito a una "dichiarazione di pentimento", faceva da tempo pressioni sulla dirigenza comunista affinché si formassero bande armate per combattere l'occupante. Osteggiato nel suo stesso partito, egli fu inviato nel novembre 1941 nella Grecia centrale per formare una prima banda, ma dopo pochi mesi a causa di difficoltà di rifornimento essa era prossima alla dissoluzione. Vinte le resistenze della dirigenza del partito, che insisteva perché si seguisse una tattica graduale, il leader partigiano decise quindi di cercare il contatto con la popolazione e, entrato a Domnitsa nel giugno 1942, dichiarò l'inizio della lotta armata contro l'invasore. L'episodio appena raccontato è divenuto leggendario nella storiografia e memorialistica greca. Viene narrato in numerose pubblicazioni come il primo atto della resistenza armata che l'EAM (Ethnikò Apelephterikò Mètopo, "Fronte di liberazione nazionale"), l'organizzazione politica, e l' ELAS (Ellenikòs Laikòs Apeleftherikòs Stratòs, "Esercito greco di liberazione popolare"), il suo esercito popolare, condussero contro gli italiani e tedeschi. Costituito il 27-28 settembre 1941, l'EAM era formato, oltre che dal KKE, dal Partito socialista di Grecia (SKE) e dall'Unione di democrazia popolare (ELD). Il Partito comunista assunse fin da subito una posizione predominante nel "fronte" e caratterizzò il movimento in senso politicamente e socialmente rivoluzionario. Nella sua fase di maggiore espansione, l'estate del 1943, l'ELAS contava 25.000 uomini e aveva liberato grosse aree della Grecia centrale creandovi istituzioni di democrazia diretta ('Leokratia'). Nel settembre dello stesso anno, secondo una stima britannica, l'ELAS contava tra le 50.000 e 75.000 «riserve potenziali in villaggi» (1)' (pag 146) [(1) Fonti britanniche danno questa stima (Lymperatos, 2007, p. 20). Tsoutsoumpis (2016, p. 85) riporta per l'agosto 1943 una stima sensibilmente più bassa, di 15.000 uomini. La stima delle riserve potenziali è in B/107/11/1938, Greece, 29 settembre 1943. NA London HST/619, che riporta anche una stima differente degli armati: 17.500 uomini nell'Elas, 5.500 nell'Edes. Un documento tedesco del luglio 1943 riportava una stima di 18.000-20.000: OB Südost (Okdo. H. Gr E). Banden in Griechenland, 3 luglio 1943. BA MA RH19VII-55]] [ISC Newsletter N° 94] ISCNS94TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]


 
La reazione dei dirigenti Pci contro Cucchi e Magnani è rabbiosa e sferzante PDF Stampa E-mail
LAMA Luisa, Giuseppe Dozza. Storia di un sindaco comunista. ALIBERTI EDITORE. REGGIO EMILIA. 2007 pag 494 8°  abbreviazioni, note, ringraziamenti, appendice, indice nomi, bibliografia; Collana Aliberti Studi, diretta da Alberto BERTONI e Pier Damiano ORI. ['Aldo Cucchi e Valdo Magnani, entrambi reggiani e deputati erano amici da lungo tempo. L'uno svolgeva la propria attività professionale e politica a Bologna, dove era professore incaricato all'Istituto di medicina legale, consigliere comunale e membro del Comitato federale; l'altro era segretario della Federazione nella propria città natale e, sul piano personale, era legato a Nilde Iotti da un rapporto di stretta parentela. Il professor Cucchi, nel presentare le sue dimissioni, partiva proprio dalla condivisione delle idee di Magnani che- scriveva - aveva il merito di rilanciare «la rivoluzione socialista in Italia» (46). La reazione dei dirigenti bolognesi è rabbiosa e sferzante (47). Le espressioni di "traditore" e di "agente del nemico" si sprecano; anzi le dimissioni venivano respinte perché era il partito che doveva decidere, e decideva per l'espulsione. Lo stesso Dozza sceglie i toni della polemica più aggressiva. Il sindaco accusa Aldo Cucchi di «scarsa tempra militante». Forse pensando a se stesso e alla propria generazione, forgiata da esperienze dure e selettive, Dozza parla di giovani "demoralizzati", che non sanno aspettare e soprattutto non sono pronti «per combattere una battaglia che deve durare degli anni». E a un certo punto si chiede: «Siamo di fronte al caso di colui che è mandato nelle nostre file per poi un giorno organizzare il tradimento per la borghesia che lo manda?». Il sindaco ammette di non saperlo, ma incita il Pci a non abbassare la guardia. Senza esagerare nel sospetto, il partito deve raddoppiare la vigilanza. A questo punto Dozza introduce il tema della pace e fa un'affermazione coraggiosa, che spiazza un po' i toni del dibattito. Sia pure di sfuggita e in conclusione del suo intervento, Giuseppe Dozza sostiene che il Pci deve combattere tutte le posizioni belliciste e non solo quelle di parte filo-occidentale' (pag 236) [(46) A. Cucchi, cit. in 'I Magnacucchi', cit.; (47) Cfr. Esame dell'atteggiamento di Aldo Cucchi nei confronti del partito e provvedimenti da prendersi', CF del 2 febbraio 1951 in IGER] (pag 236)]
  
 
 
1936 il sindacato anarchico decide di abbandonare la tattica astensionista lasciando libertà di voto PDF Stampa E-mail
COSMACINI Giorgio, Federica Monseny (1905-1994). Una anarchica al governo della Salute. EDITORIALE LE LETTERE. FIRENZE. 2021 pag 184 8°  premessa, introduzione, note, foto, illustrazioni, bibliografia, ringraziamenti; Collana Le vie della storia. Serie Le vite.  Giorgio Cosmacini è medico, laureato in Filosofia, già primario ospedaliero e attualmente docente universitario di Storia del pensiero medico e di Storia delle bioscienze. È stato insignito dal comune di Milano dell'Ambrogino d'oro "per la sua vasta opera di medico, storico e filosofo". ['Un mese prima della consultazione elettorale, il 15 gennaio 1936, Manuel Azaña è protagonista di un discorso passato alla storia, come scrive l'ambasciatore statunitense [Bowers]: «Azaña compì quel giorno un atto di portata storica: pose le basi di una coalizione elettorale dei partiti della sinistra che era ormai diventata una necessità. (...) Nel frattempo quegli avversari del regime democratico che non fondavano le loro speranze nelle elezioni stavano perfezionando i loro preparativi per impossessarsi dello Stato con la forza». Il discorso di Azaña è l'atto fondativo del Frente popular, coalizione omonima e simile al Front populaire che, sotto la guida del socialista Léon Blum (1872-1950), è impegnato in Francia nella contemporanea campagna elettorale che in certo qual modo accomuna le due nazioni latine sorelle. In Spagna, il Fronte popolare è composto dai Partiti repubblicano, socialista, comunista, dal Partido Obrero de Unificación Marxista (POUM) d'ispirazione trotskista e dal Partito Sindacalista fondato da Angel Pestana dopo la sua uscita dalle file anarchiche. Il Fronte è integrato dalla UIGT, cui appartengono in massa i lavoratori socialisti e comunisti. Del Fronte non fa parte la CNT, che peraltro non commette l'errore di due anni prima, quando l'astensione dal voto dei suoi iscritti ha consentito la vittoria numerica delle destre. Dieci giorni dopo il discorso di Azaña, nell'assemblea plenaria svoltasi a Barcellona il 25 gennaio, il sindacato anarchico decide di abbandonare la tradizionale tattica astensionista lasciando libertà di voto e insieme sottolineando che la vittoria del Fronte comporterebbe la liberazione dei trentamila compagni che, con Lluis Companys e i capipopolo asturiani, sono ancora detenuti nelle carceri. A perorare questa tesi, con parziale inversione di marcia, sono anche i più intransigenti membri della FAI. Ascaso, Durruti, García Oliver e, con essi, Federica Montseny che ricorda le parole d'ordine con le quali il gruppo indicava i modi con cui opporsi al fascismo: "con la lotta corpo a corpo, a petto scoperto, con il combattimento sotterraneo ma anche in pieno giorno. Occorre non solo distribuire volantini, è necessaria l'azione, sempre". La quiete [è] apparente (...)' (pag 101-102)] [ISC Newsletter N° 94] ISCNS94TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]
  

                                                                                                                 
 
In Germania fin dal 1933 comincia l'azione dell'opposizione tedesca contro il nazismo PDF Stampa E-mail
ENRIQUES AGNOLETTI Enzo, Italia Germania: 25 luglio '43 - 20 luglio '44. Un convegno. (Rassegne) IL PONTE, RIVISTA MENSILE DI POLITICA E LETTERATURA, LA NUOVA ITALIA FIRENZE, N. 3, MAGGIO-GIUGNO 1984, pag 126-128. ['Per ricordare l'attentato a Hitler del 20 luglio 1944 è stato tenuto a Berlino Ovest, dal 2 al 6 luglio, a un notevole livello storiografico, un convegno che ha trattato di tutti gli aspetti della Resistenza tedesca, o, per essere più esatti del 'Widerstand' tedesco. La parola Widerstand non corrisponde al significato che noi diamo alla parola Resistenza. Quest'ultima, infatti, si riferisce al periodo dopo l'8 settembre, quando si è iniziata la «guerra per bande». Sarebbe meglio, in Italia, chiamarla lotta di liberazione. Infatti «Resistenza» proviene dal francese 'Résistance' e rappresenta l'interpretazione gollista degli avvenimenti. La Francia aveva perduto una battaglia, diceva De Gaulle, non la guerra; poteva ancora continuare, cioè resistere e vincere. Noi non avevamo perduto la guerra contro i tedeschi. Così il periodo che va dagli inizi del fascismo al 25 luglio lo descriviamo piuttosto come storia dell'antifascismo, dell'opposizione, delle cospirazioni. Se quindi il 'Widerstand' tedesco non ha avuto gli sviluppi militari di tutti gli altri paesi europei, per quanto riguarda l'Italia lo dobbiamo confrontare con il periodo del fascismo al  potere. In Germania dal 30 gennaio 1933, data della chiamata di Hitler alla Cancelleria, fino al suo suicidio nel bunker di Berlino, l'azione dell'opposizione tedesca - da parte dei movimenti operai e sindacali, delle chiese o meglio, e più, dei movimenti di ispirazione cristiana, di settori della borghesia e dell'esercito (questi ultimi in relazione all'andamento della guerra) - è stata interrotta, molto più vasta che non quella dell'antifascismo in Italia, e soprattutto repressa con una ferocia da noi sconosciuta. Le vittime sono state decine di migliaia. Ma con la distruzione di ogni organizzazione popolare (sebbene gruppi di oppositori, nelle fabbriche e altrove, venissero continuamente scoperti e distrutti), l'unica possibilità di rovesciamento del regime poteva venire o dall'esterno, con la guerra, o dall'interno, con l'azione dei militari, nell'ambito di quello stato maggiore dove gli Junker, i nobili prussiani, erano in prevalenza e nel cui ambito l'omertà era fortissima. (...) L'attentato del 20 luglio 1944 fu l'unico tentativo, disperato ma serio, preparato da anni di discussioni, di difficili accordi fra gruppi, con la partecipazione perfino di esponenti socialdemocratici, anche se la prevalenza era di elementi conservatori come Goerdeler, l'ex sindaco di Lipsia, e di ufficiali che ormai avevano abbandonato la speranza di salvare anche una sola parte delle conquiste tedesche e che si impegnarono, soprattutto per ragioni morali, a salvare - come essi dissero - per il futuro il  buon nome della Germania (...). Lo storico polacco Jergi W. Borejsza in una comunicazione mette a confronto il 25 luglio 1943 in Italia con il 20 luglio 1944 in Germania. Nonostante la diversità dei risultati, l'analogia è abbastanza profonda. I due tentativi provengono da ambienti che, per anni, più o meno riluttanti (in questo più riluttanti certi congiurati tedeschi) hanno appoggiato Mussolini e Hitler, e che solo per l'andamento della guerra si sono spinti a cercar di trovare una via d'uscita (...). [Lo storico polacco] conclude più o meno così: in Italia c'erano gli oppositori  e c'era il movimento; in Germania c'erano gli oppositori, ma non c'era più, non c'è mai stato fino alla fine il movimento (naturalmente negli ambienti che gestivano il potere)] [ISC Newsletter N° 95] ISCNS95TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org
 
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