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La sua opera «darà alla borghesia, sul piano teorico, un colpo dal quale essa non si riprenderà più» PDF Print E-mail
MARX Karl ENGELS Friedrich; a cura di Giuseppe BEDESCHI, Lettere sul Capitale. LATERZA. BARI. 1971 pag VI 206 8°  nota del curatore, note, indice dei nomi; Biblioteca di cultura moderna. ['"Nella prima parte del volume, il lettore troverà una serie di importanti indicazioni di 'contenuto' e di 'metodo'. Per quanto riguarda le prime, egli potrà seguire lo sviluppo del pensiero di Marx su alcuni fondamentali problemi (per esempio sulla teoria della rendita fondiaria); così come troverà in queste lettere marxiane importanti riflessioni che l'Autore non arrivò ad inserire nel 'Capitale', per esempio sulla comune rurale russa e sul suo rapporto con lo sviluppo capitalistico. Per quanto riguarda le seconde, il lettore non potrà sottrarsi alla straordinaria suggestione che esercita il metodo di lavoro di Marx, fondato sullo studio di un'immensa, sterminata quantità di materiale (dalla letteratura storica e teorica alle statistiche e ai rapporti ufficiali) e teso a scoprire le leggi storiche 'specifiche' della formazione economico-sociale capitalistica (si veda qui l'importante lettera alla redazione della rivista russa «Otiecestvennye Zapiski», del novembre 1877, nella quale Marx mette energicamente in guardia contro chi vuol fare della sua opera il «grimaldello di una teoria storico-filosofica generale, la cui suprema virtù consiste nell'essere soprastorica»). Un altro elemento di suggestione che emerge da queste pagine, è la tensione politica e morale con cui l'Autore del 'Capitale' affronta i più ardui problemi teorici, nella convinzione, come egli dice in una lettera, che la sua opera «darà alla borghesia, sul piano teorico, un colpo dal quale essa non si riprenderà più». Nella seconda parte del volume, il lettore potrà seguire le vicende relative alla pubblicazione del 'Capitale', dalla «congiura del silenzio» con cui esso fu accolto all'inizio dagli ambienti scientifici ufficiali, fino al suo affermarsi in tutti i paesi del mondo come grande opera di scienza e come strumento rivoluzionario a un tempo" (pag V-VI, nota del curatore] [ISC Newsletter N° 89] ISCNS89TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]
  

 
'Tutti i grandi quotidiani, senza eccezione, sono in mano ai venditori di titoli azionari...' PDF Print E-mail
PANSA Giampaolo, Carte false. Peccati e peccatori del giornalismo italiano. RIZZOLI. MILANO. 1986 pag 277 8°  avvertenza indice nomi. ['Si può condividere ciò che ha scritto Ajello nelle sue 'Lezioni di giornalismo': «Di rado un "emergente" della vita finanziaria del paese si esime dall'esercitare un suo potere, spesso per tramiti molto indiretti, sulle redazioni: le sue azioni (magari poche di numero, ma adeguatamente ramificate) lo legittimano. Man mano che il Gotha economico s'infoltisce, i consigli d'amministrazione dei giornali si dilatano... Le proprietà diventano vivai di managers e tycoons. Non si fa tempo ad aggiornare il loro elenco che risulta già vecchio». Il risultato è descritto, in un'intervista a «Prima comunicazione», da Marco Borsa, giornalista economico incaricato di gettar le basi di un nuovo quotidiano economico-finanziario, «Italiaoggi»: «Tutti i grandi quotidiani, senza eccezione, sono in mano ai venditori di titoli azionari. Non ce n'è uno che non sia, in qualche misura, controllato da venditori di titoli, da chi vende titoli sul mercato finanziario. Non c'è una sola testata che sia, istituzionalmente, dalla parte dei compratori». Questa presenza dilagante di editori «impuri» moltiplica le difficoltà dei giornalisti. Anche di quelli politici, naturalmente, poiché ogni gruppo industriale, ogni finanziere, ha i suoi problemi di alleanza o di non belligeranza con quei semafori dei grandi affari che sono i partiti e i loro leader. Ma la difficoltà più pesante grava sulle spalle del giornalismo economico. Prima ancora del problema «inquinamento» o «corruzione», emerge, anzi, è già emerso un problema strutturale. Questo: gli oggetti dell'informazione-informazione economica sono ormai diventati i proprietari dell'informazione-informazione, ossia di tutta l'informazione. E il protagonista di una notizia o di un'inchiesta è sempre più spesso il datore o uno dei datori di lavoro del giornalista che ha l'incarico di scriverla, il padrone o uno dei padroni del giornale che (forse) la pubblicherà. Possono non approfittarne, gli editori «impuri»? Possono far finta di niente, anche quando la notizia da stampare, l'informazione (magari spiacevole) da pubblicare riguarda da vicino, o riguarda i loro soci, i loro alleati? Credo proprio di no' (pag 127-128)]  [ISC Newsletter N° 89] ISCNS89TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]
  

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'La borghesia aizza gli operai di una nazione contro gli operai di un'altra, cercando di dividerli' PDF Print E-mail
LENIN V.I., Opere XIX. Marzo-dicembre 1913. Tre fonti e tre parti integranti del marxismo - Un importante successo della Repubblica cinese - Vecchi problemi e fiacchezza senile del liberalismo - La «carestia di petrolio» - Il progetto di legge dei cadetti sulle riunioni - La guerra nei Balcani e lo sciovinismo borghese - Conversazione - La Russia odierna e il movimento operaio - Deputati colti - «A chi giova?» - In Inghilterra - I civili europei e i barbari asiatici - Conti da mercante - Un grande vittoria della tecnica - Qualcosa sui risultati e sui fatti - Significato delle migrazoni interne - I Viekhisti e il nazionalismo - I liberali e la libertà di associazione - Lettori del «Luc» e della «Pravda», fate attenzione! - Nel venticinquesimo anniversario della morte di Joseph Dietzgen - La borghesia e la pace - Il risveglio dell'Asia - I separatisti in Russia e i separatisti in Austria - Ancora sulle migrazioni interne - La classe operaia e la questione nazionale - Il congresso del «partito socialista britannico» - I contadini stanno meglio o si impoveriscono? - L'Europa arretrata e l'Asia avanzata - Male! - Il riordino agrario dei grandi proprietari fondiari - Gli armamenti e il capitalismo - Impotenza e smarrimento - Progetto di piattaforma per il IV Congresso della Socialdemocrazia della regione lettone - Concetto liberale e concetto marxista della lotta di classe - Gli industriali e gli scioperi operai - A proposito di un discorso del cadetto Maklakov - Discorsi sinceri di un liberale - La politica del ministero dell'istruzione pubblica - Questioni controverse - Lettera a M.S. Olminski (Vitimski) - Il signor Bogdanov e il gruppo «Vperiod» - La «Pravda» ha dimostrato il separatismo dei bundisti? - I liberali nella parte di difensori della IV Duma - La politica agraria (generale) dell'attuale governo - Il capitalismo e le imposte - Gli scioperi economici nel 1912 e nel 1905 - Aumento della ricchezza capitalistica - I contadini e la classe operaia - Il lavoro dei fanciulli nelle aziende contadine - I risultati degli scioperi del 1912 in confronto al passato - In Australia - Il primo maggio del proletariato rivoluzionario - Note di un pubblicista - Una menzogna - La classe operaia e il neomaltusianismo - Gli inviti dei liberali a sostenere la IV Duma - Affaristi della finanza e politici borghesi - Tesi sulla questione nazionale - Discorsi istruttivi - Quadri dal vero - Lo scioglimento della Duma e lo smarrimento dei liberali - Il quinto congresso internazionale per la lotta contro la prostituzione - Le parole e i fatti - I cadetti sulla questione ucraina - Ultimi dati sui partiti in Germania - Gli opportunisti inglesi smascherati - Le idee del capitale d'avanguardia - Che cosa può fare l'istruzione pubblica - La piccola produzione nell'agricoltura - Un ramo industriale «di moda» - Il liquidatorismo morto e la «riec» viva - La mobilitazione delle terre del «nadiel» - Come aumentare il consumo pro capite in Russia? - August Babel - Distacco del liberalismo della democrazia - Un fatto significativo - La nazionalizzazione della scuola ebraica - Il ferro nell'azienda contadina - Gli scioperi metallurgici nel 1912 - La borghesia russa e il riformismo russo - La funzione dei ceti e delle classi nel movimento di liberazione - Guerra di classe a Dublino - Nuove misure di «riforma» agraria - Il commerciante Salazkin e lo scrittore F.D. - La lotta per il marxismo - Una settimana dopo il massacro di Dublino - Questioni politiche di principio - Liberali e democratici sulla questione delle lingue - Il linguaggio delle cifre - I signori borghesi e l'agricoltura «dei lavoratori» - Harry Quelch - Marxismo e riformismo - Il riordino agrario e i contadini poveri - Come difende gli ucraini il vescovo Nikon? - Note di un pubblicista - Barbarie civile - Il centonerismo - L'amministrazione russa e le riforme russe - Come V. Zasulic uccide il liquidatorismo - Risoluzioni della riunione estiva del 1913 del CC del POSDR con funzionari del partito - E si dice «Trudovik»! - I confusi fautori dell'apartiticità - I liberali e la questione agraria in Inghilterra - Cattiva difesa di una cattiva causa - Dichiarazione - I «sette» della Duma - La borghesia liberale e i liquidatori - Il capitalismo e l'immigrazione operaia - Materiali sulla lotta all'interno del gruppo socialdemocratico alla Duma - Un proprietario di case cadetto che ragiona «secondo Marx» - La massa operaia e l'intellettualità operaia - La scissione nel gruppo socialdemocratico russo alla Duma - I populisti di sinistra e la lotta tra i marxisti - La questione agraria e la situazione attuale della Russia - Due metodi di discussione e di lotta - E si dicono unitari! - Lettera a S.G. Sciaumian - L'autonomia «nazionale culturale» - I gruppetti esteri e i liquidatori russi - Il cadetto Maklakov e il socialdemocratico Petrovski - Zabern - Le decisioni dell'Ufficio internazionale socialista - L'unità operaia - Si ostinano a difendere una cattiva causa - I cadetti e il «diritto dei popoli all'autodecisione» - Una buona risoluzione e un cattivo discorso - La ripartizione nazionale degli studenti nella scuola russa - Gli scioperi in Russia - Il programma nazionale del POSDR - Un inamissibile errore di Kautsky - Ancora sulla divisione della scuola secondo le nazionalità - Il signor Gorski e un proverbio latino - Il carteggio Marx-Engels. EDIZIONI LOTTA COMUNISTA. MILANO. 2002 pag 562 8°  premessa nota dell'editore note cronaca biografica (cronologia) indice dei giornali e delle riviste indice nomi glossario; traduzione di Felice PLATONE e Ercolina MASSOLA; ['Il capitalismo ha creato un tipo particolare di migrazione di popoli. I paesi che si sviluppano industrialmente in fretta, introducendo più macchine e soppiantando i paesi arretrati nel mercato mondiale, elevano il salario al di sopra della media e attirano gli operai salariati di quei paesi. Centinaia di migliaia di operai si spostano in questo modo per centinaia di migliaia di verste. Il capitalismo avanzato li assorbe violentemente nel suo vortice, li strappa dalle località sperdute, li fa partecipare al movimento storico mondiale, li mette faccia a faccia con la possente, unita classe internazionale degli industriali. Non c'è dubbio che solo l'estrema povertà costringe gli uomini ad abbandonare la patria e che i capitalisti sfruttano nella maniera più disonesta gli operai immigrati. Ma solo i reazionari possono chiudere gli occhi sul significato 'progressivo' di questa migrazione moderna di popoli La liberazione dall'oppressione del capitale non avviene e non può avvenire senza un ulteriore sviluppo del capitalismo, senza la lotta di classe sul terreno del capitalismo stesso. E proprio a questa lotta il capitalismo trascina le masse lavoratrici di 'tutto' il mondo, spezzando il ristagno e l'arretratezza della vita locale, distruggendo le barriere e i pregiudizi nazionali, unendo gli operai di tutti i paesi nelle più grandi fabbriche e miniere dell'America, della Germania, ecc.. L'America è alla testa dei paesi che importano operai. Ecco i dati sul numero degli immigrati in America: In dieci anni 1821-1830 99 mila; 1831-1840 496 mila; 1841-1850 1.597 mila; 1851-1860 2.453 mila; 1861-1870 2.064 mila; 1871-1880 2.262 mila; 1881-1890 4.722 mila; 1891-1900 3.703 mila; 1901-1909 (nove anni) 7.210 mila. Lo sviluppo dell'emigrazione è enorme e aumenta sempre più. (...) La borghesia aizza gli operai di una nazione contro gli operai di un'altra, cercando di dividerli. Gli operai coscienti, comprendendo l'inevitabilità e il carattere progressivo della distruzione di tutte le barriere nazionali operata dal capitalismo, cercano di aiutare a illuminare e a organizzare i loro compagni dei paesi arretrati" (pag 420-421) ['Il capitalismo e l'immigrazione operaia', 'La Pravda', n. 22, 29 ottobre 1913] [ISC Newsletter N° 89] ISCNS89TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]   
  

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1977-78. Rapporti tesi tra Pci e Ddr sulla questione dei diritti civili e dei dissidenti PDF Print E-mail
FALANGA Gianluca, Spie dall'est. L'Italia nelle carte segrete della Stasi. CAROCCI EDITORE. ROMA. 2014 pag 286 8°  premessa note foto illustrazioni bibliografia indice nomi; Collana Sfere. Gianluca Falanga vive e lavora a Berlino, dove collabora con il Museo della Stasi e con l'ex penitenziario della Stasi di Hohenschonhausen. Con Carocci ha pubblicato: 'Non si può dividere il cielo. Storie del Muro di Berlino' e 'Il Ministero della Paranoia. Storia della Stasi', (2012, rist.) ['"Qualcosa di molto vicino alla rottura definitiva fra PCI e SED si consumò nel biennio successivo. Nel novembre 1977 il direttore socialista della Biennale di Venezia, Carlo Ripa di Meana, decise di dedicare l'edizione di quell'anno della prestigiosa 'kermesse' artistica al tema delicatissimo della dissidenza nei paesi comunisti. La manifestazione subì la reazione indignata dell'Unione Sovietica che provò in tutti i modi a impedire la realizzazione, esercitando forti pressioni sul PCI e arrivando anche a minacciare ritorsioni contro il governo italiano, che sosteneva la manifestazione con denaro pubblico. (...) L'ambasciatore della DDR a Roma fu incaricato di indagare sull'atteggiamento assunto dal PCI, che non sostenne ufficialmente la manifestazione (anzi, diversi intellettuali "d'area PCI" se ne tennero lontani o presero una posizione contraria), ma non condannò i militanti che vi parteciparono e, in generale, si mostrarono concordi nell'espressione di una risoluta condanna della censura nei paesi comunisti A un chiarimento definitivo sulla questione dei dissidenti fra comunisti italiani e tedesco-orientali si arrivò soltanto nel febbraio 1978 - e fu una vera e propria resa dei conti. Giancarlo Pajetta volò a Berlino per conferire prima con Honecker e poi con il solito Axen, al quale il dirigente del PCI spiegò con franchezza e senza troppi giri di parole che la violazione dei diritti civili e la repressione culturale nella DDR come in altri paesi socialisti non solo erano inaccettabili e controproducenti per il regime, ma mettevano in estremo imbarazzo il PCI, costretto sulla difensiva. Axen non gradì e si limitò a ribattere che il comunismo non era mai stato tanto attraente come negli anni settanta, ergo la questione dei diritti civili non rappresentava altro che un tentativo della borghesia di diffamare l'alternativa socialista" (pag 67-68)] [ISC Newsletter N° 89] ISCNS89TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]   
  

 
'Feuerbach rimase a mezza strada, dalla metà in giù materialista, dalla metà in su idealista' PDF Print E-mail
FEUERBACH Ludwig, a cura di Norberto BOBBIO, Principi della filosofia dell'avvenire. GIULIO EINAUDI EDITORE. TORINO. 1971 pag XII 141 8°  avvertenza nota biografica; Biblioteca di cultura filosofica. ['Sarà quindi lecito concludere che Feuerbach, mosso all'assalto della religione tradizionale considerata come un'''antropologia di Dio', giunge a dare al suo pensiero la configurazione di una 'teologia dell'uomo'. Infiammato dal proposito di operare un superamento del pensiero tradizionale, ne realizza all'opposto, un rovesciamento: se la filosofia speculativa di Hegel non è una genuina filosofia ma una teologia tutta spiegata, l'antropologia di Feuerbach è, a pieno diritto, una teologia rovesciata. Spinto, infine, a filosofare dal desiderio di riformare la filosofia tradizionale, rimane ancora rinchiuso nello spirito della filosofia da riformare, come accadde all'altra Riforma, che fu una riforma del cristianesimo compiuta in nome e nello spirito del cristianesimo. Del resto, a questa Riforma, egli non nascose, in diversi momenti, la sua simpatia spirituale e al pensiero di Lutero, in uno dei più fervidi scritti del periodo della maturità ('L'essenza della fede secondo Lutero' del 1844), richiese quasi una giustificazione delle proprie idee. Si che a ragione il Windelband, in uno dei più acuti giudizi che del Feuerbach sia stato dato, ebbe a dire: «In certo rispetto la sua natura intera, schiettamente tedesca, può richiamare moltissimo Lutero. Vi è la stessa potente originalità, la stessa ingenua rozza sensibilità, lo stesso umorismo battagliero, non eccessivamente delicato, lo stesso spirito di verità, spinto fino alla testardaggine e privo di riguardi». La filosofia di Feuerbach non fu insomma, come egli ancora aveva preconizzato, la filosofia dell'avvenire; fu semplicemente una filosofia di transizione. Federico Engels nel suo noto saggio su 'Ludovico Feuerbach e il punto d'approdo della filosofia classica tedesca' disse di colui che fu la maggior guida spirituale della sua generazione: «egli rimase a mezza strada anche come filosofo, dalla metà in giù materialista, dalla metà in su idealista»' (pag X-XI, dall'Avvertenza, N. Bobbio)] [ISC Newsletter N° 89] ISCNS89TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]      



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