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Guerra mondiale: nesso sempre più stretto fra scienza, tecnica e industria PDF Stampa E-mail
POGGIO Pier Paolo ZANE Marcello a cura; scritti di Emilio CHIRONE Valerio CASTRONOVO Carlo G. LACAITA Giovanni PAOLONI Paolo BAGNOLI Michela MINESSO Giovanni BATTIMELLI Luigi PEPE Vittorio MARCHIS Andrea SILVESTRI Stefano MOROSINI Nicoletta NICOLINI Marcello ZANE Fabrizio TRISOGLIO Giorgio DE-VECCHI, Scienza, tecnica e industria durante la Grande Guerra. LIBEREDIZIONI - FONDAZIONE "LUIGI MICHELETTI". BRESCIA. 2016 pag 269 8°  premessa di Emilio CHIRONE, introduzione al convegno di Valerio CASTRONOVO, note foto illustrazioni iconografia tabelle grafici; Atti del Convegno "Scienza, tecnica e industria durante la Grande Guerra", Brescia, 10 novembre 2014, a cura della Fondazione Luigi Micheletti di Brescia in collaborazione con Assti, Fondazione Aem, Fondazione Isec, Fondazione musil, Istituto Lombardo di Storia Contemporanea, Politecnico di Milano. ['Se la Grande Guerra fu il conflitto più devastante fino allora conosciuto dall'umanità, fu anche perché i mezzi messi a disposizione delle forze belligeranti ebbero una potenza mai prima raggiunta. E ciò per il nesso sempre più stretto che si era andato creando fra scienza, tecnica e industria. Negli oltre quattro anni del conflitto gli ambienti tecnico-scientifici furono ampiamente mobilitati nei diversi Paesi, con esiti di vario ordine. Il caso italiano, da questo punto di vista, non fu affatto secondario, comportando conseguenze che si svilupparono nel lungo periodo, al di là delle traumatiche conseguenze politiche, concretizzatesi nell'instaurazione del fascismo. Un'attenzione particolare e contributi analitici sono dedicati al Politecnico di Milano e di Torino, alle industrie gravitanti sulla capitale lombarda e su Brescia, epicentri della produzione bellica durante la Grande guerra". Tra i molti contributi, c'è quello di Luigi Pepe, 'I matematici italiani e l'artiglieria nella Prima guerra mondiale' (pag 83-104)] [ISC Newsletter N° 91] ISCNS91TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]
  
 
'La crisi del XIV secolo fu per l'Italia un'occasione mancata' PDF Stampa E-mail
PERINI Leandro PLANA Manuel, saggi di Franco FRANCESCHI Leandro PERINI Gigliola PAGANO DE DIVITIIS Marcello CARMAGNANI Carlo A. CORSINI Manuel PLANA Antonio MELIS Ruggiero ROMANO, Una giornata con Ruggiero Romano. 25 ottobre 2000. LE LETTERE. FIRENZE. 2001 pag 91 8°  premessa di Leando PERINI e Manule PLANA, presentazione di Mario G. ROSSI, note tabelle foto postfazione di Ruggiero ROMANO; Università degli Studi di Firenze, Dipartimento di Studi Storici e Geografici. ['Per Romano, dunque, che avrebbe ripreso con maggiore ampiezza, nel suo saggio sulla storia economica scritto per il volume II della 'Storia d'Italia' Einaudi (11), l'intera gamma dei temi affrontati, l'Italia presentava un destino peculiare all'interno del panorama europeo. A differenza di quanto era avvenuto in regioni quali l'Inghilterra, la Francia e le Fiandre, dove la crisi del Trecento era stata "in buona parte liberatrice e (...), nell'accumulare i caratteri negativi", non aveva mancato «di segnare le premesse di positive evoluzioni» (12) (come venivano mostrando, per esempio, gli studi sulle campagne condotti in quegli anni da Georges Duby (13)), nella Penisola la crisi non era stata una febbre di crescita, foriera di nuovi e più avanzati sviluppi. La valutazione della fisionomia economica del secolo XV restava per Romano, almeno relativamente all'Italia, decisamente negativa. Qui, secondo lui, le trasformazioni erano state minime, cosicché la successiva vicenda economica si era snodata all'insegna della stagnazione, del regresso e, dopo la breve ripresa del Cinquecento, del tracollo. Non che, soprattutto nell'Italia centro-settentrionale, non vi fossero, in città come in campagna, «taluni lieviti, taluni elementi apparentemente liberatori»; come ogni «rottura di sviluppo», infatti, la crisi del XIV secolo (e così quella del XVII) costituiva l'occasione per «introdurre un cambiamento di sviluppo», ma questo non avvenne ed essa rimase un'occasione mancata (14). Le tesi di Romano, diversamente da quelle di altri eminenti specialisti di storia economica italiana - penso innanzitutto ad Armando Sapori e al suo fiero avversario, 'ottimista' Federigo Melis (15) - non erano costruite a partire dall'analisi precipua di un unico settore o di un'unica area geografica (fossero pure la Toscana e l'estesissimo 'network' economico al centro del quale si trovava situata Firenze), né sulla base di soli parametri economici o demografico-economici, ma scaturivano dall'osservazione dell'evoluzione di un'intera società. A cominciare dalle sue fondamenta rurali (...)" (pag 16-17) [Franco Franceschi, 'La crisi del XIV secolo e l'Italia'] [(11) R. Romano, 'La storia economica. Dal secolo XIV al Settecento', in 'Storia d'Italia, II.2. Dalla caduta dell'Impero romano al secolo XVIII', Torino, Einaudi, 1974; (12) R. Romano, 'Tra due crisi', cit., p. 13; (13) G. Duby, 'L'economia rurale nell'Europa medievale. Francia, Inghilterra, Impero (secoli IX-XV), Bari, Laterza, 1966, parte IV; (14) R. Romano, 'La storia economica', cit., pp. 1847 e 1931; (15) Cfr. in particolare F. Melis, 'A proposito di un nuovo volume: 'Il mercante di prato', "Economia e storia", VI, 1959, pp. 737-763] [ISC Newsletter N° 92] ISCNS92TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]
 
La teoria di Trotsky sulla "rivoluzione permanente" e la controrivoluzione staliniana PDF Stampa E-mail
SMITH Stephen A., La Rivoluzione russa: un impero in crisi (1890-1928). CAROCCI. ROMA. 2019 pag 462 8°  ringraziamenti introduzione cartine foto illustrazioni note indice nomi argomenti località; traduzione di Maurizio GINOCCHI; Collana Quality Paperbacks. Stephen A. Smith insegna Storia all'Università di Oxford. I suoi principali interessi riguardano la Russia e la Cina nell'età contemporanea. ['Lenin non aveva mai negato la possibilità che la Russia potesse compiere qualche progresso verso il socialismo, nonostante la sua arretratezza e il suo isolamento internazionale, né lo fece Trotsky: al centro dello scontro fra quest'ultimo e Stalin vi era la questione se la rivoluzione socialista potesse venire completata entro i confini di un singolo Stato. Negli anni precedenti alla Prima guerra mondiale la teoria di Trotsky sulla "rivoluzione permanente" prevedeva che la direzione della rivoluzione borghese in Russia - cioè quella contro l'autocrazia - dovesse ricadere sul proletariato, e una conseguenza di questa tesi era che lo stadio borghese della rivoluzione si sarebbe poi trasformato in socialista. Analogamente, dopo la conquista del potere da parte del proletariato in Russia, Trotsky - e con lui l'intero partito - credette che la Rivoluzione russa fosse destinata a estendersi ai paesi capitalisti più avanzati, dal momento che il capitalismo costituiva un sistema globale: la lezione politica che ne trasse è che la priorità assoluta fosse quella di affrettare la rivoluzione internazionale, se non si voleva che la Russia fosse costretta a rifugiarsi nell'autarchia e in una politica estera permanentemente difensiva. Stalin condannò questa prospettiva come del tutto menscevica e "disfattista", parlando di "tristezza permanente" e "disperazione permanente": lui e i suoi sostenitori si ritenevano al contrario ottimisti, leali, disciplinati "uomini d'azione". Stalin insinuò che Trotsky, intellettuale ebreo, non fosse un vero russo. «La mancanza di fiducia nelle forze e nelle capacità della nostra rivoluzione, la mancanza di fiducia nella forza e nelle capacità del proletariato russo, tale è il sostrato della "rivoluzione permanente"» (66). Alla fine del 1924, issando la sua bandiera sul pennone del "socialismo in un solo paese", Stalin inaugurò una prospettiva positiva di una Russia arretrata, ma in grado di risollevarsi con le sue sole forze: ciò solleticava il latente nazionalismo dei sempre più numerosi giovani iscritti del partito (...)' (pag 292)] [(66) I.V. Stalin, 'La Rivoluzione d'Ottobre e la tattica dei comunisti russi', ebook, Red Star Press] [ISC Newsletter N° 92] ISCNS92TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org] 
  

 
"Un grande uomo ['Mann'] condanna gli esseri umani ['Menschen'] a esplicarlo" PDF Stampa E-mail
KAISER Anna   a cura; saggi di Hannah ARENDT Theodor W. ADORNO Walter BENJAMIN Martin BUBER Ernst CASSIRER Max HORKHEIMER Siegfried KRACAUER Karl LÖWITH George L. MOSSE Max SCHELER Georg SIMMEL Edith STEIN, La Bildung ebraico-tedesca del Novecento. BOMPIANI. MILANO. 1999 pag 450 8°  ringraziamenti, introduzione di Anna KAISER: 'La struttura storico-critica dell'ebraismo tedesco tra Ottocento e Novecento: pedagogie della 'Bildung'', bibliografia, note, riferimenti bibliografici dei saggi presenti nel volume; Collana 'Scienze della formazione' a cura di Mario GENNARI. Anna Kaiser è ricercatore presso l'Università degli Studi di Macerata. Ha pubblicato varie opere sul tema dell'educazione e della formazione umana. ['Nel 1921 apparve, ultima opera pubblicata dallo stesso Hegel, la 'Filosofia del diritto', che, sotto titoli quali 'Famiglia, Società civile e Stato', contiene la filosofia politica hegeliana, la quale a sua volta trapassa nella storia universale. Le lezioni sulla filosofia della storia e sulla storia della filosofia, che sono sostanzialmente affini tra loro, come le lezioni sulla religione e sull'estetica, sono state edite, sulla base degli appunti degli allievi e dei manoscritti delle lezioni; dai suoi scolari, solo dopo la morte di Hegel. Nel 1830, verso la fine della sua vita, allorquando egli era rettore dell'Università di Berlino, l'ordinamento europeo, faticosamente conquistato dopo la caduta di Napoleone, venne scosso di nuovo dalla rivoluzione di luglio a Parigi. Hegel, che nella sua giovinezza covava egli stesso tendenze rivoluzionarie, ne fu estremamente amareggiato e in essa poté scorgere soltanto demagogia e il "coraggio proveniente dal basso". Nella nuova 'Prefazione' alla 'Logica' espresse il timore che in un'epoca così agitata non ci fosse in genere più spazio per la serietà di una conoscenza serena. Sulla sua morte Varhagen von Ense scrive: «Ma per noi si è aperto un vuoto spaventoso! (...) Egli era la pietra angolare dell'Università. Su di lui si fondava la scientificità del tutto, in lui il tutto aveva la sua saldezza. Da tutte le parti ora minaccia il crollo. Manca ora assolutamente il legame tra il più profondo pensiero universale e il più enorme sapere in tutti i campi della conoscenza empirica. Ciò che ancora c'è, è cosa singola per sé. Tutti, anche gli oppositori, sentono ormai che cosa si è perduto con lui» (7). Quello che Hegel disse dei suoi contemporanei vale anche per i suoi epigoni: "Un grande uomo ['Mann'] condanna gli esseri umani ['Menschen'] a esplicarlo". Anche Marx e Lenin furono condannati a ciò. L'interesse per Hegel, ravvivatosi di nuovo nel nostro tempo, si deve anche alla circostanza che alla fine degli anni Venti vennero alla luce gli scritti giovanili filosofici di Marx, in cui egli si misura criticamente con la filosofia di Hegel e, contro la teologia metafisica dello spirito assoluto, fonda il materialismo storico e ateo' [Karl Löwith, Il concetto hegeliano di 'Bildung' (pag 291-292)] (in) Anna Kaiser, a cura, 'La Bildung ebraico-tedesca del Novecento', Bompiani, Milano, 1999] [(7) L'intera lettera di Varhagen von Ense si trova in K. Rosenkranz, 'Vita di Hegel', a cura di R. Bodei, Firenze, Vallecchi, 1966, pp. 442-443, ndt] [ISC Newsletter N° 92] ISCNS92TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]
 
Hegel sulla profondità di pensiero in filosofia PDF Stampa E-mail
KAISER Anna   a cura; saggi di Hannah ARENDT Theodor W. ADORNO Walter BENJAMIN Martin BUBER Ernst CASSIRER Max HORKHEIMER Siegfried KRACAUER Karl LÖWITH George L. MOSSE Max SCHELER Georg SIMMEL Edith STEIN, La Bildung ebraico-tedesca del Novecento. BOMPIANI. MILANO. 1999 pag 450 8°  ringraziamenti, introduzione di Anna KAISER: 'La struttura storico-critica dell'ebraismo tedesco tra Ottocento e Novecento: pedagogie della 'Bildung'', bibliografia, note, riferimenti bibliografici dei saggi presenti nel volume; Collana 'Scienze della formazione' a cura di Mario GENNARI. Anna Kaiser è ricercatore presso l'Università degli Studi di Macerata. Ha pubblicato varie opere sul tema dell'educazione e della formazione umana. [''La forma peculiare della filosofia è il puro e astratto pensiero concettuale, che non postula semplicemente, ma conosce l'unità ['Einheit'] del divino e dell'umano o dell'infinito e del finito conducendola al concetto. Come pensare concettivo, la filosofia è un avversario del pensiero mitico. Hegel cita dalla 'Metafisica' di Aristotele: "Di quelli che filosofano in modo mitico non vale la pena di occuparsi seriamente". In occasione del rifiuto di un pensiero devoto e mitico Hegel respinge anche la profondità di pensiero in filosofia. "Profondo" potrebbe essere anche ciò che non ha fondo e sembra occulto e misterioso solo perché dietro non si nasconde niente che si lasci esplicare e rivelare. Un'annotazione giovanile suona: "Ciò che ha un significato profondo, appunto perciò non vale niente"; cioè il significato non può consistere in un semplice richiamo o accenno a qualche altra cosa, a qualcosa ancora non detta oppure a qualcosa di indicibile, ma deve manifestarsi nel dispiegamento concettuale della cosa' (pag 286) [Karl Löwith, Il concetto hegeliano di 'Bildung'] [ISC Newsletter N° 92] ISCNS92TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]  
  

 
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