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Il discutere è condizione dell'apprendere. Ma per discutere, occorre aver già imparato PDF Stampa E-mail
LABRIOLA Antonio, L' università e la libertà della scienza. RICCARDO RICCIARDI EDITORE. MILANO NAPOLI. 1968 pag 55 8°  Lettera di Antonio Labriola a Croce (5 dicembre 1896) presentazione di Benedetto CROCE, preambolo appendice I e II, note. Discorso pronunciato da Labriola il 14 novembre 1896 all' Università. ['[Agli studenti] (...) Voi avete, senza dubbio, il diritto di discutere nei nostri insegnamenti la scienza che vi si rivela. Il discutere è condizione dell'apprendere; e la critica à la condizione d'ogni progresso. Ma per discutere, occorre d'aver già imparato. 'La scienza è lavoro', e il lavoro non è improvvisazione. Non vogliate aggiustar fede a quel 'mito psicologico' della 'genialità', che serve spesso a nascondere tanta ciarlataneria; e non vogliate credere al privilegio di razza, in fatto d'ingegno. Son queste le illusioni nelle quali si cullano i 'decadenti' e i 'decaduti'". Noi fummo l'una cosa e l'altra per secoli, e ora pare che basti. Io mi auguro che voi, discutendo e criticando, supererete noi, ossia questo periodo nostro. L'Italia ha bisogno di progredire materialmente, moralmente, intellettualmente. Io spero che voi vedrete un'Italia, nella quale l'atavistico assetto della cultura dei campi sarà soppiantato dall'introduzione delle macchine e dalle larghe applicazioni della chimica; e che vediate strappata ai corsi superiori dei fiumi, e forse alle onde del mare ed ai venti, la forza generatrice della elettricità, che sola può compensarci del carbon fossile che ci manca. (...)'] (pag 38-39)] [ISC Newsletter N° 88] ISCNS88TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]  
  
  

                                                               
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1945-46: gli internazionalisti emarginati politicamente ed anche eliminati fisicamente' PDF Stampa E-mail
GREMMO Roberto, L'ultima resistenza. Le rivolte partigiane dopo la nascita della Repubblica (1946-1947). STORIA RIBELLE. BIELLA. 2012 pag 216 8°  note, indice dei nomi. ['I partigiani erano in rivolta ma nell'Italia inquieta di quegli anni c'era chi preparava la rivoluzione bolscevica. Era il "Partito Comunista Internazionalista", minuscola ma agguerrita formazione politica che raggruppava i marxisti che non condividevano la politica del 'socialismo in un paese solo' di Stalin e la trasformazione dell'Internazionale Comunista in semplice strumento di difesa degli interessi di stato dell'Unione Sovietica. Era una formazione erede diretta della corrente "Comunista Astensionista" che nel 1921 aveva fondato il Partito Comunista d'Italia ed aveva proseguito la sua battaglia difficile e solitaria pubblicando in Belgio il periodico "Prometeo" (1) richiamandosi alle posizioni intransigenti di Amadeo Bordiga (2) restando in contatto con pochi irriducibili rimasti in Italia, dove avevano subito persecuzioni, carcere e confino. Dopo il colpo di stato monarchico del 25 luglio 1943 questi intransigenti comunisti anti-stalinisti, capeggiati dall'ex deputato Onorato Damen (3) e da Mario Acquaviva avevano ripreso la pubblicazione clandestina del "Prometeo" (4) a Torino, facendone di fatto l'unica voce antifascista che invitava gli operai a non unirsi alle forze borghesi nel fronte antifascista a carattere 'nazional-popolare' ed interclassista. Bollati da Secchia come "agenti della Gestapo" (5), gli internazionalisti erano stati emarginati politicamente, discriminati dalle altre forze antifasciste ed anche eliminati fisicamente com'era accaduto al vecchio militante Fausto Atti trucidato da ignoti il 27 marzo 1945 a Trebbo bolognese, Eugenio De Luca eliminato ad Ampezzo ed allo stesso Acquaviva ammazzato da due sicari che gli avevano teso un agguato a Casale Monferrato la sera dell'11 luglio (6). In occasione del primo anniversario della sua morte, Damen lo aveva commemorato proprio ad Asti dove stava crescendo la rabbia partigiana di fronte ad una grande folla di operai (7) però di fronte alle ribellioni partigiane, il nuovo organo di stampa internazionalista "Battaglia Comunista" aveva scritto che con quella rivolta "i proletari rischia(va)no di farsi sfruttare una seconda volta per fini che che no sono di classe (...) è la farsa di un antifascismo borghese iniziatosi con una commedia e conclusosi con l'amnistia' (8)" (pag 111-112)] [(1) Roberto Gremmo, "Il confronto fra Trotsky e la "Sinistra comunista" italiana nei rapporti inediti dello spionaggio fascista" in 'Storia Ribelle' n. 23, Estate, 2008; (2) Id., "Gli anni amari di Bordiga. Un comunista irriducibile e nemico di Stalin nell'Italia di Mussolini', 'Storia Ribelle', 2009; (3) In qualità di parlamentare fatto decadere illegalmente dal fascismo, Damen doveva far parte di diritto della "Consulta" ma in una riunione del consiglio dei ministri il liberale Manlio Brosio lo accusò (senza prova alcuna) d'essere stato un 'collaborazionista' nazi-fascista fornendo agli stalino-togliattiani il pretesto per la sua emarginazione, Roberto Gremmo, 'L'esclusione dell'ex deputato Damen dalla "Consulta Nazionale" nella 'Storia Ribelle' n. 17, Primavera 2005; (4) 'Prometeo, organo dal Partito Comunista Internazionalista, 1943-1945', introduzione di Roberto Gremmo, Ristampa anastatica edizioni Elf 1995; (5) 'Il "sinistrismo" maschera della Gestapo' ne 'La Nostra Lotta', dicembre 1943; (6) Le prime indagini  condotte dal coraggioso poliziotto Gherardo Guaschino appurarono che i sicari erano legati al PCI ma l'inchiesta venne bloccata da un misterioso ordine dall'alto (...); (7) ACS-MI-PS (Anni 1944-1946, busta 28). Prefettura di Asti (...); (8) 'Reviviscenza partigiana' nella "Battaglia Comunista", 1 settembre 1946] [ISC Newsletter N° 88] ISCNS88TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]
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Guerre mondiali: afflussi di oro negli Usa per acquisti di materiale bellico dei paesi belligeranti PDF Stampa E-mail
FRIEDMAN Milton, collaborazione di A.J. SCHWARTZ, Metodo, consumo e moneta. IL MULINO. BOLOGNA. 1996 pag 466 8°  introduzione di Filippo CESARAN e Franco SPINELLI, note grafici riferimenti bibliografici, Bibliografia delle opere di Milton Friedman (1935-1992); traduzione italiana di Giorgio DELLACASA Paola ELIA e Giampaolo PAVANI, Silvana MALLE, Mario MONTI, Nanni NEGRO; Collezione di testi e di studi, Economia. Milton Friedman è nato a New York nel 1912. Ha insegnato e svolto attività di ricerca nella University di Chicago. Nel 1979 è diventato Senior Fellow presso la Hoover Institution di Stanford. Nel 1967 è stato Presidente della American Economic Association. Nel 1976 ha ricevuto il Premio Nobel per l'economia. ['Il collasso monetario intervenuto tra il 1930 e il 1933 mutò profondamente il quadro. Esso generò una caduta del rapporto tra depositi e riserve dal suo livello particolarmente elevato per tutto il 1929 ad un livello, un decennio più tardi, non di molto superiore al livello dell'inizio delle nostre cifre nel 1867. L'esperienza del 1930-1933 condusse le banche a non ricorrere al Federal Reserve System per quanto riguarda la liquidità; ci vollero circa tre anni per aggiustare le loro riserve al mutamento associato alle loro preferenze di liquidità. Aumenti successivi degli obblighi di riserva nel 1936-1937 produssero un altro mutamento delle loro preferenze; e nuovamente ciò richiese alle banche altri tre anni per riaggiustarsi. Da allora il rapporto tra depositi e riserve aumentò, poiché il ruolo della sicurezza dei depositi nell'eliminare il pericolo della corsa alle banche venne riconosciuto e furono eliminati gli effetti delle esperienze precedenti' (pag 309-310); 'I due aumenti principali della quantità di moneta, nel corso della prima guerra mondiale e della seconda guerra mondiale, sono approssimativamente chiari nella stessa misura. Nel primo stadio di entrambe le guerre, l'aumento riflesse un afflusso di oro verso gli Stati Uniti, in quanto le nazioni belligeranti usavano le risorse prontamente mobilitabili per effettuare acquisti di materiale bellico presso gli Stati Uniti. Gli afflussi di oro non erano il prodotto di cambiamenti contemporanei dell'attività economica all'interno di questo paese o all'estero, come erano stati i flussi di oro negli anni precedenti al 1914. Essi erano la conseguenza dello scoppio delle due guerre e delle deliberate decisioni politiche dei paesi coinvolti nel conflitto. Negli stadi finali di entrambe le guerre, l'aumento fu il riflesso delle decisioni politiche delle autorità degli Stati Uniti relative al finanziamento delle spese di guerra' (pag 311) [dal capitolo: 'La storia monetaria degli Stati Uniti' (con A.J. Schwartz) (pag 295-330)] [ISC Newsletter N° 87] ISCNS87TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]
 
1956: gli operai insorti di Poznan e Budapest calunniati sulla stampa del PCI PDF Stampa E-mail
GIOLITTI Antonio, Lettere a Marta. Ricordi e riflessioni. SOCIETA' EDITRICE IL MULINO. BOLOGNA. 1992 pag 245 8°  nota biografica (Antonio Giolitti), 'Perché scrivo a Marta', Collana Storia / Memoria. Antonio Giolitti, nato a Roma nel 1915, nipote di Giovanni Giolitti, dopo aver preso parte all'attività antifascista clandestina e alla guerra partigiana, è stato deputato per il partito comunista alla Costituente e alla Camera fino al 1957. Nel 1957 è uscito dal PCI passando poi al partito socialista, per il quale é stato deputato fino al 1977. Negli anni 1963-64 e nel 1970-74 ha partecipato ai governi di centro-sinistra come ministro del Bilancio e della Programmazione economica. Dal 1977 al 1985 ha fatto parte della Commissione delle Comunità europee. Nel 1987 è stato eletto senatore come indipendente di sinistra. [La crisi del 1956. 'Non attenuava la portata delle rivelazioni di Krusciov, pur riconoscendo i limiti della sua analisi, l'articolo di Pietro Nenni su 'Il rapporto Krusciov e la polemica sul comunismo' pubblicato (...) su "Mondo Operaio": che tuttavia concludeva con una apertura e un invito riguardo alla «rivendicazione accennata dal compagno Togliatti (nell'intervista a «Nuovi Argomenti») di una sempre maggiore autonomia di giudizio dei comunisti nei confronti dell'esperienza sovietica, che è un fatto nuovo, indicativo della necessità per i comunisti di ricercare le vie di un diverso e proprio sviluppo e suscettibile di importanti sviluppi, ove non sia dettato da preoccupazioni contingenti tattiche. E' chiaro che un comunismo sganciato da Mosca, come del resto un comunismo senza la Internazionale Comunista, non sarebbe più il comunismo degli ultimi trentasei anni quando determinò la scissione del movimento socialista tradizionale». Quell'invito doveva rimanere inascoltato. Il Pci doveva inchinarsi al richiamo all'ordine del comitato centrale del Pcus, la cui 'Risoluzione sulle origini e le conseguenze del culto della personalità' veniva pubblicata integralmente su «l'Unità» del 4 luglio. Vi si poteva leggere che: "nella intervista ricca di contenuto e interessante del compagno Togliatti alla rivista «Nuovi Argomenti», accanto a molte conclusioni molto importanti e giuste, vi sono anche affermazioni sbagliate. In particolare, non si può essere d'accordo con la questione sollevata dal compagno Togliatti, se la società sovietica non sia giunta a certe forme di degenerazione. Non vi è nessun fondamento per sollevare tale questione". Seguiva un lungo capitolo sotto il titolo 'E' falso che il culto della personalità di Stalin sia stato generato dallo stesso sistema sovietico. I soviet come nuova forma democratica del potere statale'. Ma pochi giorni prima a Poznan gli operai erano insorti contro quel potere statale e la polizia comunista aveva sparato e ucciso. Togliatti esprimeva il suo giudizio con un articolo su «l'Unità» del 3 luglio intitolato 'La presenza del nemico', nel quale impartiva questo ammonimento: «Il nemico esiste. E' forte, attivo, è senza pietà. E' tuttora potente fuori del nostro campo e non manca di forze e di punto di appoggio nel nostro campo stesso. I fatti accaduti a Poznan ce lo ricordano con particolare energia». Il segretario generale del Partito comunista polacco Gomulka, reagisce e «l'Unità» del 21 ottobre deve pubblicare questa dichiarazione: «Gli operai di Poznan non hanno protestato contro il potere popolare, contro il socialismo, quando sono usciti nelle strade: essi hanno protestato contro il male che si è esteso largamente nel nostro regime sociale e che ha colpito dolorosamente anche loro, contro le deformazioni dei principi fondamentali del socialismo, che è la loro idea. Una grande ingenuità politica sarebbe il tentativo di presentare la tragedia di Poznan come opera di agenti imperialisti e di provocatori». Tre giorni dopo lo stesso giornale doveva uscire con un titolo a tutta pagina: 'Scontri nelle vie di Budapest provocati da gruppi armati di controrivoluzionari'; e il giorno successivo: 'Le bande controrivoluzionarie vengono costrette alla resa dopo i loro sanguinosi attacchi contro il potere socialista'; cui faceva 'pendant' il titolo dell'editoriale: 'Da una parte della barricata a difesa del socialismo' (direttore del giornale era allora Pietro Ingrao). Mi collocai subito dall'altra parte della barricata. Però quando si trattò di presidiare una notte il palazzo di via Botteghe Oscure contro la minaccia di un'aggressione di fascisti feci anch'io volontariamente un turno di guardia sulla terrazza. Eravamo armati di mattoni e pietre (neppure olio bollente!) da gettare in strada sulla testa di eventuali aggressori' (pag 96-97)] [ISC Newsletter N° 87] ISCNS87TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]
 
La schiavitù nel pensiero di Platone e Aristotele PDF Stampa E-mail
DELLO-STROLOGO Saulla, Storia della schiavitù. Dagli antichi egizi ad oggi. GIOVANNI DE-VECCHI EDITORE. MILANO. 1973 pag 316 8°  prefazione foto illustrazioni. ['[A] volte, specie fra i poeti drammatici, qualche voce si levò contro il crudele istituto della schiavitù, denunziandolo come l'effetto del caso e della fortuna. Ma è anche vero che queste voci furono rare, né riuscirono a scuotere l'opinione pubblica. Platone stesso, che vi accenna spesso nella 'Repubblica' e nelle 'Leggi', non dà alcun giudizio sulla schiavitù. Pare che egli non l'approvi né la condanni esplicitamente: certo è che l'accetta come un dato di fatto di cui indaga i vantaggi e gli svantaggi. Pur riconoscendo la gravità del problema finisce col prospettarne non l'abolizione, ma una attenuazione che porti, in pratica, a un trattamento più umano degli schiavi, per evitarne le ribellioni sempre sanguinose e pericolosissime. Quando però uno schiavo ha mancato, bisogna punirlo, ma non con semplici ammonimenti, come si farebbe con un uomo libero, perché questo lo renderebbe più insolente. Qualunque cosa si debba dargli, la si imponga come un comando (...). Bisogna però ammettere che nella "repubblica" ideale da lui prospettata la schiavitù non esiste. La primitiva società naturale fra gli uomini si forma con l'universale consenso degli individui che la costituiscono, i quali, uguali nella natura e nell'origine, mettono in comune le loro differenti attitudini per soddisfare i naturali bisogni: il nutrimento, la casa, il vestito. Così, in questa società di uguali e disuguali, non vi sono né nobili né plebei, né padroni né schiavi, ma solo uomini, che svolgono lavori differenti. La vera repubblica, per Platone, nasce dalla libertà, si conserva con il lavoro e ha il suo fine nella comunanza dei beni. Ma questo tipo di società, più o meno semplice, non può durare a lungo. Quando l'uomo non si accontenta più di quello che gli serve e si crea mille necessità artificiali, ecco apparire uno stragrande numero di mestieri non conosciuti nella semplice società primitiva. Platone lascia alla "moltitudine" le occupazioni materiali, mentre destina gli uomini di coraggio alla difesa, e quelli d'intelligenza al governo dello stato. Il filosofo non accenna neppure agli schiavi. Il sistema politico di Aristotele differisce da quello di Platone sia nel punto di partenza che in quello d'arrivo. Platone, da idealista, non tiene molto in conto l'esperienza, e nel suo stato ideale si sente la mancanza dell'uomo di stato. Aristotele (nato nel 384 aC) parte invece dalla realtà attuale e dà molta importanza agli istituti politici come li trova di fatto. Da un lato, per lui, vi sono cittadini propriamente detti che tendono alla felicità e all'agiatezza; dall'altra gli uomini di lavoro, che rendono possibile questa felicità. Egli ribadisce: "L'essere vivente consta di anima e di corpo dei quali due principi quella, per natura, comanda, e questo obbedisce". E continua dicendo che è servo per natura colui che può diventare cosa d'altri. Il filosofo non nega che gli schiavi siano esseri umani dotati d'intelligenza, ma nega che possano avere attitudine a usarla e dice che "sono i bruti i quali seguono ciecamente l'istinto"' (pag 65-67)] [ISC Newsletter N° 87] ISCNS87TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]


 
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