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Dibattito sul ruolo delle classi medie nell'avvento del nazismo PDF Stampa E-mail
GURLAND A.R.L. KIRCHHEIMER Otto MARCUSE Herbert  POLLOCK Friedrich, a cura di Giacomo MARRAMAO, Tecnologie e potere nelle società post-liberali. LIGUORI EDITORE. NAPOLI. 1981 pag 219 16°  introduzione di Giacomo MARRAMAO, note, traduzioni dall'inglese di Giorgio PAGLIARO; Collana Teorie e Oggetti. ['La politica generalmente anti-classi medie del regime nazista non deve far dimenticare il fatto che il nazismo aveva reclutato proprio nelle classi medie gli elementi più attivi e che il meccanismo del controllo politico e dell'assoggettamento delle masse che rappresenta l'ossatura dello stato nazista è pur sempre un meccanismo del ceto medio. Non è sufficiente dire che l''élite' è costituita da rappresentanti 'spodestati' della parte alta del ceto medio (48). Si deve aggiungere che il grosso degli attivisti, benché privi di un posto di lavoro, non era formato da gente senza una professione ben definita ma soprattutto da persone agganciate a un certo tipo di attività economica (49). L' 'élite' di declassati ricavava l'appoggio più attivo dal gruppo legato a proprietari, padroni, dirigenti e personale direttivo di medie e piccole aziende indipendenti (50) - e i più attivi erano i loro figli. I nazisti avevano favorito un'intensa propaganda anticapitalista. Ma questo 'anticapitalismo', attirando centinaia di migliaia di voti di lavoratori, non spaventava né allarmava o alienava l'appoggio dato a Hitler da grandi e piccoli capitalisti. Si è già detto che questa propaganda era pura demagogia e che i nazisti erano e sono strumentalizzati e pagati dal grande capitale. Per quanto scontatissima, questa puntualizzazione non chiarisce un fatto importantissimo, e cioè che l'economia affaristica ha partecipato all' 'anticapitalismo', non solo come uno strumento demagogico ma anche come una pratica di governo di notevole caratura in grado di usurpare i tradizionali diritti di proprietà (51)' [(48) Ufficiali dell'esercito e della marina; figli ai altri burocrati, giudici, professori, ufficiali la cui carriera era stata interrotta e rovinata dai negativi contraccolpi dell'inflazione sui loro patrimoni; giovani intellettuali che non avevano possibilità di emergere negli alti strati della società, perché la crisi economica impediva uno sbocco professionale, ecc.; (49) Proprietari di stabilimenti e negozi; dirigenti industriali e commerciali; impiegati d'azienda; piazzisti; proprietari di fattorie; impiegati in grandi proprietà rurali; lavoratori indipendenti e dipendenti da liberi professionisti; funzionari e impiegati di cooperative di produzione, camere di commercio, cooperative agricole, ecc.; (50) Nel periodo postinflazionistico in Germania sorsero parecchi partiti politici che affermavano di rappresentare gli interessi di piccole e medie imprese e ne sollecitavano i voti come 'Aufwertungspartei' (Partito della rivalutazione) o 'Betriebpartei' (Partito aziendale), ecc. Ebbero notevole successo fino alla crisi del 1929-30), quando improvvisamente furono spazzati via dall'onda oceanica del nazionalsocialismo. Le statistiche relative alle elezioni dimostrano inequivocabilmente che furono gli imprenditori di medio calibro a mandare in parlamento le prime numerose squadre naziste; (51) Dopo la stesura di questo saggio Erich Fromm ha pubblicato 'Escape from Freedom', New York e Toronto 1941 (trad. it., Milano, 1968). Analizzando la struttura del carattere dell'uomo, soprattutto se del ceto medio, ai limiti di una società totalitaria e inserito nella sua ossatura, Fromm (cfr. in specie pp. 207 s) arriva a conclusioni molto simili (e in parte identiche) a quelle tratte nei paragrafi seguenti. Le sue ricerche sullo status psicologico confermano i risultati della mia analisi dei fatti econmici] (pag 70-71) (A.R.L. Gurland) [ISC Newsletter N° 93] ISCNS93TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org] 

 
Imprese interessate al lavoro dei prigionieri detenuti nei campi nazisti PDF Stampa E-mail
OTTOLENGHI Gustavo, La mappa dell'inferno. Tutti i luoghi di detenzione nazisti 1933-1945. SUGARCO EDIZIONI. MILANO. 1993 pag 239 8°  presentazione, introduzione, note, fonti e appendici, bibliografia. Gustavo Ottolenghi, nato a Torino nel 1932, è medico chirurgo, libero docente presso l'Università della stessa città, già primario radiologo dell'ospedale di Sanremo. Ex ufficiale della Marina Militare, ha partecipato, giovanissimo, alla lotta partigiana del Monferrato e, quale volontario, alla Guerra dei Sei Giorni in Israele nel 1967. Fondatore della Sezione di Sanremo di Amnesty International, da anni si interessa di ricerche documentali sui Lager e sui luoghi di detenzione nazisti, in collegamento con vari organismi di documentazione internazionali. Volume dedicato a Italo Tibaldi, già deportato a Ebensee (Mauthausen), che di quest'opera è stato stimolante inspiratore e determinante collaboratore. (in apertura). ["Numerosissime, nell'ambito dell'enorme macchina industriale tedesca dell'epoca, furono le ditte, le imprese, le industrie e le fabbriche che si servirono della «mano d'opera coatta» che veniva fornita loro dal RSHA. Un elenco, senz'altro incompleto, ma purtuttavia già ampiamente indicativo, di tali ditte sarà oggetto di nostra prossima pubblicazione (137). Accanto alle ditte che sfruttavano tale mano d'opera (i cui dirigenti, pertanto, non potevano «non sapere» di qual provenienza tale mano d'opera fosse, avuto riguardo al fatto che veniva pagata con salari irrisori rispetto agli altri lavoratori dipendenti; e che detta «mano d'opera» era in condizioni fisiche miserevoli e sempre più scadenti; e che infine, troppo spesso si verificavano decessi fra questi lavoratori, subito sostituiti con altri nelle stesse condizioni miserande) ce ne erano altre - di proprietà esclusiva delle SS - create al solo scopo dello sfruttamento dei prigionieri sino al loro annientamento (es. la DAW: Deutsche Ausruestungswerke; la DEST: Deutsche Erdung Steinsche Lebensmittel GmbH). Inoltre ci furono ditte che furono prevalentemente impegnate nella produzione di strumenti letali per i prigionieri, quali la DEGESCH (Deutsche Geselleschaft fuer Schaedlingsbekaempfung) e la TOPK und SOEHNE di Erfurt (14, 178). Altre ditte (come, ad es., la ZINK di Nuernberg) sfruttarono invece, a livello industriale, i resti umani loro inviati dai VL (129), mentre altre ancora si servirono di detenuti nei KL e nei VL come cavie umane per la sperimentazione dell'eventuale dannosità sull'uomo dei propri nuovi prodotti - per lo più medicinali ed alimentari - prima di immetterli in commercio (come, ad es., la ditta BAYER e tutte quelle facenti capo a Wilhelm Keppler). A questo proposito si ricorda che i VL in cui venivano condotti tali esperimenti furono Treblinka, Majdanek ed Auschwitz III: in questi stessi VL venivano effettuati, dai medici SS), anche altre sperimentazioni su uomini, donne e bambini atte a trovare un sistema «pratico e rapido» per la «Endloesung» del problema ebraico. Altre ditte si erano specializzate nel trattamento e nel commercio di pelle umana tatuata asportata dai cadaveri dei prigionieri; nella produzione del sapone ricavato dal grasso umano dei cadaveri stessi; e financo nel commercio della carne dei cadaveri a scopo alimentare" (pag 30-31) [(14) J. Billig, 'Les camps de concentration dans l'économie du Reich hitlérien', Paris, 1973; (129)  B. Muller-Hill, Murderous Science: Elimination by Scientifc Selection of Jews, Gypsies and others in Germany 1933-1945, Oxford Press, London, 1988; (137) G. Ottolenghi, 'La manodopera comoda, 1939-1945' (in corso di pubblicazione); (134) F. Nirenstein, 'Documents', BBC, London, 1960; (178) Yad Vashem, International Historical Conferences, First 1970; Second 1974; Third 1977; Fourth 1980, Jerusalem] [ISC Newsletter N° 93] ISCNS93TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org] 
  

 
Zola e Balzac, pittori di una societą nel suo insieme, della totalitą dell'epoca che dipingono PDF Stampa E-mail
VAN-GOGH Vincent, a cura di Maria Mimita LAMBERTI, Lettere a un amico pittore. RIZZOLI. MILANO. 2011 pag 137 16°  introduzione della curatrice, bibliografia, note, traduzione di Sergio CAREDDA; Collana Bur Rizzoli. ['Ciò che mi dispiace al Louvre è vedere i loro Rembrandt sciuparsi e i cretini dell'amministrazione rovinare molti bei quadri. Così la fastidiosa tonalità gialla di certi Rembrandt è un effetto del deterioramento dovuto all'umidità o ad altre cause, in casi che potrei indicarti a dito. Dire qual è il colore di Rembrandt è difficile tanto come dare un nome al grigio Velázquez. Si potrebbe dire, in mancanza di meglio, oro Rembrandt. Ed è quello che facciamo, ma è troppo vago. Venendo in Francia io, forse più di molti degli stessi francesi ho sentito Delacroix e Zola per i quali la mia sincera e franca ammirazione è sconfinata. Visto che avevo un'idea abbastanza completa di Rembrandt, l'uno, Delacroix, opera con i colori, l'altro, Rembrandt, con i valori, ma si equivalgono. Zola e Balzac in quanto pittori di una società, di una natura nel suo insieme, suscitano in chi li ama delle emozioni artistiche rare, per il fatto che abbracciano la totalità dell'epoca che dipingono. Se Delacroix dipinge l'umanità, la vita in generale, anziché un'epoca, ciononostante appartiene alla stessa famiglia di geni universali' (pag 84-85) [Lettera a Bernard, 25 luglio 1888 ca.] [ISC Newsletter N° 94] ISCNS94TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]
  

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La guerra degli Alleati e degli eserciti bianchi e la grande carestia in Ucraina e in Russia PDF Stampa E-mail
WALSH Edmund A., Origine e sviluppo del comunismo mondiale. SPERLING & KUPFER. MILANO. 1954 pag 319 8°  prefazione di Joseph HUSSLEIN, note, foto, cartine, appendici: I. Ultime volontà e testamento di Pietro il Grande', II. Le profezie di De Tocqueville e di D. Cortés circa la Russia; III. Dottrina, strategia, tattica, fondamentali del comunismo mondiale (raccolta di citazioni di Marx, Engels, Lenin, Trotsky, Stalin); IV. Date scelte nella cronologia della rivoluzione russa; traduzione di M.A. GIGLI (tit.orig. 'Total Empire. The Roots and Progress of World Communism'). ['L'autore di questo libro è stato per molti anni un diretto osservatore del regime sovietico e della tattica comunista. (...)' (in apertura); 'Durante la sua adolescenza l'autore è stato testimone oculare della rivoluzione russa..." (pag 11); "Faccia a faccia con la realtà quale si sviluppava giorno per giorno in quegli anni in cui si formava la rivoluzione, non si poteva negare ciò che si vedeva coi propri occhi. Nel periodo 1921-1923 circa 200 di noi, membri dell' 'American Relief Administration', lavoravano di tutto cuore e con unità di intenti per spezzare le reni alla più disastrosa carestia della lunga e turbolenta storia dello stato russo. (...) Furono distribuiti allora viveri, medicine e vestiti di provenienza americana per un valore di circa 70 milioni di dollari. Sebbene questa somma non faccia troppa impressione in paragone con le cifre astronomiche delle finanze pubbliche nel 1951, essa rappresentava nel 1922 e 1923 la generosità principesca e la caratteristica spontaneità della carità americana. Al culmine dell'opera, davamo da mangiare ogni giorno a 11 milioni di russi bisognosi, e la quota sotto la mia diretta responsabilità era di 156.000 persone da nutrire ogni 24 ore. Il flusso dei contributi e delle forniture continuò per 2 anni, fino a che il governo sovietico dichiarò, nell'estate del 1923, che non esisteva più la carestia e che gli enti sovietici sarebbero stati in grado per il futuro di far fronte alle esigenze senza l'aiuto delle organizzazioni americane' (pag 13-14)] [ISC Newsletter N° 93] ISCNS93TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]

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La componente operaia nel partito comunista sovietico dalle origini allo stalinismo PDF Stampa E-mail
BENVENUTI Francesco, Il reclutamento dei comunisti sovietici. ESTRATTO DA 'STUDI STORICI' - RIVISTA TRIMESTRALE DELL'ISTITUTO GRAMSCI. ROMA. ANNO XIII N. 1, GENNAIO-MARZO 1972 pag 185-190, note; 'Note critiche'. ['La tesi che percorre tutto il lavoro (1) è che il PCUS non è mai stato un partito prevalentemente «di operai»; dati statistici grezzi ed elaborati vengono poi più o meno esplicitamente addotti a sostegno dell'altra tesi, che resta ambiguamente ed in parte nella penna di chi scrive, di derivazione schapiriana (2), che esso non sia mai stato neppure un partito 'operaio', cioè con una politica ed una direzione operaia. Quello che effettivamente l'indagine dimostra è che il PCUS non è mai stato composto per il 51% da operai, oscillando la sua componente proletaria tra il 18.8% nel 1924 ed il 48% nel 1930, rispettivamente limiti inferiore e superiore di tutta la fase di permanenza del PCUS al potere. Alcune considerazioni permettono però di sdrammatizzare rapidamente quanto le cifre acriticamente assunte sembrano dimostrare. Innanzitutto, per quanto la componente operaia abbia sempre stentato a mantenersi nei dintorni del 45%, ciò costituisce già un elemento positivamente qualificante in un paese in cui la proporzione della classe operaia rispetto all'intera popolazione era enormemente più basso. Inoltre, chi abbia un minimo di conoscenza dell'esperienza storica dei partiti socialisti ed operai sa che direzione politica e composizione sociale non stanno affatto in un rapporto meccanicamente biunivoco. Non pare insomma lecito trarre dall'analisi dei problemi del reclutamento la conclusione che vi fosse una «evidente contraddizione» tra necessità di porre dei comunisti all'amministrazione del paese e mantenimento al tempo stesso dei loro legami con le masse lavoratrici; e che gli strati tecnici ed intellettuali siano sempre stati come «super-rappresentati» nel partito (senza che vengano spiegati i criteri di «rappresentatività», che non siano quelli, banalmente intuitivi, in base alla proporzionalità numerica)' (pag 187) [(1) T.H. Rigby, 'Communist Party Membership in the URSS, 1917-1967', Princeton, University Press Princeton, 1968; (2) Leonard Schapiro, 'Storia del partito comunista sovietico'. Schwarz, Milano, 1963, ndr]] [ISC Newsletter N° 94] ISCNS94TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]

 
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