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'Tendenzialmente la libera circolazione del capitale porta con sé quella della forza lavoro' PDF Print E-mail
ALLEGRA Chiara, a cura, La penna contro la spada. La battaglia per i diritti dal Settecento a oggi. CARLO SIGNORELLI EDITORE. MILANO. 2002 pag 217 8°  presentazione introduzione note antologia e contributi testi a confronto riquadri appendice: 'Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo', biografie glossario; Collana Confronti. ['Ogni migrazione provoca conflitti, indipendentemente dalle cause che l'hanno determinata, dagli scopi che si prefigge, dal fatto che sia spontanea o coatta, dalle dimensioni che assume. L'egoismo del gruppo e la xenofobia sono costanti antropologiche che precedono ogni motivazione. il fatto che siano universalmente diffuse dimostra inequivocabilmente che sono più antiche di ogni forma di società conosciuta. Per porre loro un argine, per evitare continui spargimenti di sangue, per rendere possibile un minimo di scambi e di relazioni fra diversi clan, tribù, etnie, le società più antiche hanno inventato i tabù e i rituali dell'ospitalità. Queste misure tuttavia non annullano lo status dello straniero. Anzi, lo circoscrivono entro rigidi limiti. L'ospite è sacro, ma non può rimanere. (...) Le migrazioni odierne si distinguono dai primi movimenti migratori in più di un aspetto. Innanzitutto negli ultimi duecento anni è enormemente aumentata la mobilità. Il solo commerci europeo d'oltreoceano ha creato nei trasporti condizioni tali da rendere possibili migrazioni a grandi distanze di milioni di individui. L'ampliamento del mercato mondiale richiede la mobilitazione globale e la impone, ove necessario, con la forza, come dimostra l'apertura del Giappone e della Cina nel diciannovesimo secolo. Il capitale abbatte ogni confine nazionale. Può utilizzare tatticamente tutti i motivi patriottici e razzisti, ma strategicamente li ignora, perché l'interesse dello sfruttamento non conosce riguardi particolari. Tendenzialmente la libera circolazione del capitale porta con sé quella della forza lavoro. Con la globalizzazione del mercato mondiale, che è stata compiutamente realizzata solo nel passato più recente, anche i movimenti migratori acquisteranno perciò una nuova qualità. Al posto delle guerre coloniali, delle guerre di conquista e delle proscrizioni organizzate dagli Stati compariranno, presumibilmente migrazioni molecolari di massa. Mentre il denaro elettronico segue solo la sua logica particolare e supera facilmente ogni ostacolo, gli uomini si muovono come dominati da una incomprensibile costrizione. Le loro partenze sono simili a movimenti di fuga che sarebbe cinico chiamare volontari' (pag 188-189) [Hans Magnus Enzensberger, 'La grande migrazione', a cura di P. Sorge, 1992] [ISC Newsletter N° 90] ISCNS90TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]   
  

 
'Antisemitismo cattolico distante dall'antisemitismo nazionalsocialista' PDF Print E-mail
MICCOLI Giovanni, Santa Sede e Chiesa italiana di fronte alle leggi antiebraiche del 1938. A cinquant'anni dalle leggi razziali in Italia. ESTRATTO DA STUDI STORICI - RIVISTA TRIMESTRALE DELL'ISTITUTO GRAMSCI. ROMA. N. 4 OTTOBRE-DICEMBRE 1988 pag 821-902; 903-924 8°  note. ['Vi era insomma un antisemitismo cattolico, parrebbe di poter concludere, che la lettura del decreto del Santo Uffizio offerta da padre Rosa pienamente legittimava, né tale lettura sembra una forzatura del decreto stesso. Non a caso del resto in quegli stessi anni un suo autorevole confratello, il padre G. Gundlach, scrivendone sul 'Lexicon für Theologie und Kirche', in un'opera quindi che voleva essere ed era di grande prestigio ed autorità nel contesto della cultura cattolica internazionale, poteva parlare di due tendenze presenti nel moderno antisemitismo: l'una non-cristiana («unchristlich»), di tipo «völkisch und rassenpolitisch», che combatte l'ebraismo semplicemente «wegen seines rassenmässigen und völkischen Andersseins», l'altra invece permessa («erlaubt»), orientata «staatspolitisch», che combatte l'ebraismo «wegen des übersteigerten und schädlichen Einflusses des jüdischen Bevölkerungesteils innerhalb deselben Staatsvolkes» (39). Il Gundlach non si nascondeva il fatto che tali due tendenze potevano mescolarsi e confondersi e stabiliva la liceità della seconda misura in cui si limiti a combattere, «mit sittlichen und rechtlichen Mitteln», il negativo influsso che la parte ebraica della popolazione esercitava nell'ambito della vita economica e politica, sul teatro, il cinema, la stampa, la scienza e l'arte («liberal-libertinistische Tendenze»). Erano esplicitamente escluse «leggi eccezionali contro cittadini ebrei in quanto ebrei» mentre i mezzi positivi venivano indicati nella «penetrazione della vita della società con spirito cristiano», in una lotta contro tutti gli elementi di corruzione e non solo quelli ebrei, in un rafforzamento dell'ebraismo dei fattori morali-religiosi contro gli «ebrei assimilati», di tendenza liberale e seguaci di un nichilismo morale, «che, privi di ogni legame nazionale e religioso, operano con intenti distruttivi contro l'umana società nell'ambito della plutocrazia internazionale come del bolscevismo internazionale». Era evidente l'intento di prendere nettamente le distanze dal montante antisemitismo nazionalsocialista e dalle false teorie sulla natura dell'uomo e sulla storia che ne costituivano la base, ma era evidente anche che un ampio spazio restava ad un antisemitismo disposto a farsi guidare dalla Chiesa; com'era evidente la piena legittimazione concessa così ad alcuni degli 'slogan' correnti contro gli ebrei, e sia pure in un contesto che corrispondeva agli stereotipi più tradizionali e correnti dell'antisemitismo cattolico non esclusivo appunto di gruppi di tendenza integrista (...)' (pag 835) [(39) 'Antisemitismus', in 'Lexicon für Theologie und Kirche', I, Freiburg im Breisgau, 1933, c. 504 sg.. L'articolo richiama esplicitamente il decreto del Santo Uffizio del 1928 come attestazione della condanna da parte della Chiesa degli antisemitismi fondati su false teorie riguardo alla natura dell'uomo e alla storia. Per questo e per altri contributi sugli ebrei e sull'antisemitismo presenti in opere cattoliche di divulgazione culturale pubblicate in quegli anni in Germania, ed in genere per l'atteggiamento dei cattolici tedeschi verso gli ebrei, cfr., K. Thieme, 'Deutsche Katholiken', in 'Entscheidungsjahr in der Endphase der Weimarer Republik', hrsg. v. W.E. Mosse, Tübingen, 1965, pp. 271-287] [ISC Newsletter N° 90] ISCNS90TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]  
 
Germania 1919. Il problema stava nel trasferimento delle Riparazioni PDF Print E-mail
HARDACH Gerd, La prima guerra mondiale, 1914-1918. [Der erste Weltkrieg] ETAS LIBRI. MILANO. 1982 pag 343 8°  introduzione di Valerio CASTRONOVO, prefazione note tabelle bibliografia (pag 323-340) indice nomi argomenti località; traduzione dal tedesco ed edizione italiana a cura di Sergio AMATO, 'Storia dell'economia mondiale del XX secolo', a cura di Wolfram FISCHER, Etas Libri. Gerd Hardach, nato a Essen, ha studiato economia e scienze sociali all'Università di Münster, all'Ecole Pratique des Hautes Etudes di Parigi e alla Freie Univ. di Berlino. Dal 1972 è professore di Storia economica e sociale all'Università di Marburg. ['In Germania parecchi studiosi tentarono di dimostrare che era impossibile reperire i fondi per le riparazioni e che in ogni caso esse avrebbero gettato la nazione nella più estrema povertà. Tale operazione ebbe inizio con la nota del 13 marzo 1919, in cui la delegazione tedesca dichiarò con tutta serietà agli alleati che le richieste di riparazione, unite alle altre clausole del trattato di Versailles, avrebbero abbandonato milioni di tedeschi alla morte per fame (33). Queste macchinose elucubrazioni ebbero un notevole successo all'interno del paese, ma all'estero furono accolte con un certo scetticismo. In realtà il vero problema economico non era determinato dal reperimento, bensì dal trasferimento delle riparazioni. Trasferimenti unilaterali di ricchezze così ingenti, infatti, si sovrapposero al traffico di merci e di capitali, compromettendo l'efficienza del sistema monetario internazionale. E' assai dubbio, quindi, che le riparazioni siano state economicamente utili per gli alleati (34)" (pag 281, Cap. 8. Gli scopi della guerra e la situazione dopo la pace) [(33) Cfr. Burnett, 'Reparation at the Paris Peace Conference', Columbia UP, NY, 1941, p, 243; (34) Al riguardo Schumpeter ha osservato che se le riparazioni fossero state effettivamente trasferite sotto forma di eccedenze di esportazioni, avrebbero significato per l'economia tedesca «la conquista industriale della maggior parte del mondo»; cfr. J.A. Schumpeter, 'Konjunkturzyklen. Eine theoretische, historische und statistische Analyse des kapitalistischen Prozesses', 2 voll, Vandenhoeck & Ruprecht, Gottinghen, 1961, vol. II, pp. 723 sg. (nota 10)]  [ISC Newsletter N° 90] ISCNS90TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]
  

 
Il patto Hitler-Stalin. 'le intenzioni e le ragioni per le quali Stalin si accinse a un grave passo' PDF Print E-mail
SPRIANO Paolo, Il compagno Ercoli. Togliatti segretario dell'Internazionale. EDITORI RIUNITI. ROMA. 1980 pag 242 8°  introduzione note indice nomi; Biblioteca di storia, collana diretta da Giuliano PROCACCI. Paolo Spriano è stato professore di Storia contemporanea all'Università di Cagliari (1980). In due capitoli l'autore tratta anche delle vicende relative alla Seconda guerra mondiale: Capitolo XV. Il patto tedesco-sovietico e la guerra. (pag 167-178); Capitolo XV. Il momento della neutralità (pag 179-198). ['Il patto significa storicamente la via libera all'invasione hitleriana della Polonia, prevista, addirittura contrattata in un protocollo segreto aggiuntivo al patto. Non è l'unico atto che renda ineluttabile la guerra. Non bisogna scordare che l'URSS del 1939 non è la grande potenza dei nostri giorni. Per questo il discorso sulle responsabilità occidentali è tanto vivo in sede storiografica così come lo era - e non solo da parte comunista - allora nelle file del movimento operaio dei Paesi capitalistici. E gli storici per decenni accomuneranno il dibattito su quelle responsabilità alla ricerca sulle intenzioni e le ragioni per le quali Stalin si accinse a un passo di quella gravità. Egli si era ormai convinto che gli inglesi erano pronti a qualsiasi compromesso con Hitler pur di indirizzare la sua aggressività unicamente ad oriente, in sostanza contro l'URSS? Aveva Stalin un disperato bisogno di guadagnare tempo e spazio in vista di uno scontro con La Germania che egli dava per inevitabile e di quello con il Giappone, che già minacciava le frontiere sovietiche? E ne aveva tanto più bisogno quanto più l'esercito rosso si trovava in uno stato deplorevole di disorganizzazione, dopo le terribili purghe del 1937-1938 che l'avevano quasi decapitato? Egli pensava forse di potere - come neutrale - approfittare a lungo di un conflitto «interimperialistico» che avrebbe fiaccato sia gli anglo-francesi che i tedeschi? O voleva, invece, con la firma del patto, costringere la Gran Bretagna e la Francia ad entrare in una guerra in cui anche l'URSS sarebbe stata coinvolta? Non è qui il luogo di sviscerare tutta la vasta problematica legata alla stipula del patto germano-sovietico. Quanto abbiamo già indicato basta, del resto, ad adombrarla. Sono invece, gli aspetti traumatici delle ripercussioni in Occidente che vogliamo ancora sottolineare. Il punto che ci interessa mettere in luce, perché incontrovertibile, è che il patto segna la prima grande crisi storica dell'internazionalismo comunista (...).' (pag 169-170)] [ISC Newsletter N° 90] ISCNS90TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]
 
L'abbondanza e la scarsità di denaro possono a volte causare espansione e contrazione dell'economia PDF Print E-mail
SUPINO Camillo, a cura di Marco DI-MICO, Il mercato monetario internazionale UTET LIBRERIA - BANCARIA EDITRICE. ROMA. 1998 pag XXVIII 236 8°  introduzione di Alberto QUADRIO CURZIO, nota biografica (cronologia della vita, C. Supino, Prof. di Economia politica all'Università di Pavia, 1860-1931), nota bibliografica (opere di C. Supino), bibliografia critica selezionata, nota al testo, prefazione di Camillo SUPINO; note, appendici indice delle opere e degli articoli citati, indice dei luoghi e delle cose, indice dei nomi di persona; Scrittori italiani della moneta e della banca, collana diretta da Massimo FINOIA; Comitato scientifico Tancredo BIANCHI Francesco CESARINI Carlo M. CIPOLLA Mario MONTI Mario TALAMONA Giacomo VACIAGO.  Prima edizione 1910, U. Hoepli, Milano. Altra opera dell'autore: 'Le crisi economiche' (1907). ['[L'] arresto delle vendite da un lato significa arresto delle compere dall'altro; l'impossibilità di molti scambi reciproci e di molte compensazioni esige l'intervento di medio circolante su più vasta scala; ed esso diventa scarso sul mercato monetario per l'aumento della domanda unito alla contrazione dell'offerta. Il Marx, a proposito della crisi monetaria inglese del 1847, dice: ciò che mancava agli speculatori, quando il grano da essi comprato a 120 scell., il quarter discese a 60 scell., erano i 60 scell., che essi avevano pagato di troppo o il relativo credito per avere anticipazioni sul grano. Non era la mancanza di biglietti, che impediva loro di convertire il grano al vecchio prezzo di 120 scell. E lo stesso si può ripetere per quelli che avevano importato zucchero, diventato poi quasi invendibile, o per quelli, che avevano impiegato i loro capitali in azioni ferroviarie, ribassate di prezzo. Dalla difficoltà di vendere dipendeva la scarsità di medio circolante e l'aumento di ciò che si doveva pagare per averlo in prestito era in diretta corrispondenza col ribassato valor monetario del capitale merci e del capitale produttivo, il valore del capitale aumentava sotto una forma, perché ribassava il valore del capitale in un'altra (10). Se i momenti di prosperità, di crisi e di depressione determinano delle alternative continue di abbondanza e di scarsità di denaro nel mercato monetario, d'altro lato l'abbondanza e la scarsità di denaro possono talvolta esser causa determinante di movimenti di espansione e di contrazione del commercio e nelle industrie' (pag 80-81) [(10) Marx, op. cit., vol III, parte I, pp. 407. Si veda anche A. Cabiati, 'Il sistema aureo e il fondo di conguaglio dei cambi', Utet Libreria, Edizione di Banche e Banchieri, 1996, capitolo sesto, pp. 57-63 (N.d.C.)]; 'Ora è vero che l'intervento della moneta non è assolutamente indispensabile nella circolazione dei capitali, è vero che la moneta può escludersi quando si vuole considerare l'essenza intima di certi fenomeni economici, ma questa esclusione presenta i fatti dello scambio in un modo ben diverso da quello che sono realmente, e rende impossibile di studiare le modificazioni, che la circolazione subisce in grazia dell'intervento del denaro. Esso rappresenta la forma esterna dei capitali, ma siccome esistono delle cause, che influiscono sulla forma, lasciando intatta la sostanza, così è necessario tener conto dei due elementi, che si riscontrano nel capitale stesso. Ed è uno sbaglio della scuola classica l'aver preso in considerazione solo i capitali in sé, senza occuparsi della forma monetaria che essi assumono, riguardando i prestiti di denaro come prestiti di capitale, e confondendo così in un unico concetto il saggio dell'interesse ed il saggio dello sconto. Questa confusione, osserva giustamente il Marx, potrebbe ammettersi, se i capitalisti che fanno prestiti fossero essi medesimi in possesso di macchine, materie prime, ecc. da prestare o dare a nolo ai capitalisti industriali. Allora l'aumento di capitale di prestito sarebbe identico all'aumento di elementi produttivi per l'industriale o di merci per il commerciante, allora domanda ed offerta di capitale di prestito sarebbero identiche a domanda ed offerta di capitale in genere (11). Ma invece i pagamenti di capitali, d'interessi, di cambiali scadute ecc., si fanno in moneta; in moneta si fanno gli acquisti di tutti gli elementi indispensabili alla produzione; onde i commercianti e gli industriali hanno bisogno di denaro per questi vari scopi e prima di andare nel mercato dei prodotti, dove non troverebbero neanche abbastanza credito, devono recarsi nel mercato monetario a contrarre prestiti. In esso si noleggiano i veicoli dello scambio e secondo che ce ne sono in maggiore o minore quantità, si paga meno o più per aver il diritto di servirsene; quando poi i commercianti e gli industriali si sono provvisti di denaro, ottengono con questo i capitali-merci a condizioni più o meno vantaggiose, a seconda che essi abbondano o scarseggiano (12). Il denaro, dunque, è domandato in prestito per comprare delle merci o per pagare quelle già comprate; ma ciò che si prende a prestito e che si è obbligati a restituire è medio circolante, ed è inesatto materialmente il credere che si prenda a prestito qualche altra cosa. (...) All'avvicinarsi di una crisi, gl'industriali, che temono di non poter far fronte ai loro impegni, presenteranno un gran numero di cambiali allo sconto. Ma essi, ben lungi dal desiderare di estendere i loro affari, accrescendo il capitale che vi hanno impiegato, probabilmente penseranno di restringerli e si limiteranno a chiedere in prestito mezzi di pagamento, atti ad estinguere le loro obbligazioni (14)' (pag 120-121) [(11) Marx, Das Kapital, vol. III, parte 2°, p. 57; (12) De Lavelleye, op. cit., pp. 138-40 - A. Wagner, Theoretische Sozialökonomik, Parte I, Leipzig, C.F. Winter, 1907, p. 334; (13) H. Sidgwick, 'Principles of Political Economy', London, MacMillan, 1901, p. 231; (14) J.S. Nicholson, 'Principles of Political Economy', London, A. and C. Blak, 1897, vol. II, pp. 220-21] [ISC Newsletter N° 90] ISCNS90TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]   

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