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Guerra civile: molti scrittori cercarono rifugio nelle zone occupate dagli eserciti bianchi PDF Stampa E-mail
SPENDEL Giovanna, Storia della letteratura russa. NEWTON COMPTON. ROMA. 1996 pag 98 16°  cronologia essenziale, bibliografia essenziale, indice nomi. Giovanna Spendel insegna Lingua e letteratura russa all'Università di Torino. È autrice di vari studi di letteratura russa. Ha curato per la Mondadori l'opera di Puskin (insieme a E. Bazzarelli), i romanzi di Turgenev, i racconti di Dostoevskij e di Bulgakov. ['L'atteggiamento iniziale dell'intelligencija nei confronti della rivoluzione, ad eccezione di pochissimi, fu più di ostilità e di diffidenza che di adesione. Perfino M. Gorkij mantenne un atteggiamento critico per quasi un anno dopo l'ottobre, fino al momento dell'attentato a Lenin (agosto 1918) come stanno a testimoniare i suoi articoli sul giornale 'Vita nuova'. La posizione di ostilità e di neutralità della maggior parte degli intellettuali non sarebbe mutata fino al 1919, anno in cui la sospensione di tutti i periodici non politici e le dure condizioni di vita posero anche i membri dell'intelligencija tradizionale in una situazione precaria, riducendo gli scrittori e gli artisti a uno stato di afasia. In loro soccorso venne Gorkij (incoraggiato peraltro dal nuovo regime) che, con la fondazione della casa editrice «Letteratura mondiale», incaricata di pubblicare le principali opere della letteratura universale, creò per molti di essi concrete occasioni di lavoro e al contempo, con la istituzione della Casa degli Scrittori, offrì loro condizioni di vita meno disagiate e decenti razioni alimentari. L'attentato alla vita di Lenin segnò, nell'ambito culturale, un'altra importante svolta: la fine della stampa borghese. Fu così che molti scrittori, prima di scegliere la via dell'emigrazione, cercarono rifugio nelle zone occupate dalle forze antisovietiche, riflettendo anche sul piano letterario la divisione della guerra civile seguita alla rivoluzione d'ottobre. All'ombra del potere bolscevico continuarono invece a operare i gruppi che si erano andati avvicinando alla rivoluzione, come i futuristi e gli immaginisti, per non parlare degli scrittori proletari. Nel 1919 l'estrema gravità della situazione e la penuria di carta portarono alla sospensione di tutte le pubblicazioni strettamente non politiche. Delle varie attività e forme letterarie, in questo periodo fu la poesia quella che meglio riuscì a sopravvivere, grazie alle manifestazioni e alle iniziative che sopperivano alla mancata pubblicazione dei testi (letture pubbliche in caffè, teatri); anche il teatro, per ragioni analoghe, riuscì a sopravvivere alla mancanza di carta. Libri ne venivano pubblicati ben pochi, anche se non mancano episodi sorprendenti: ad esempi la stampa, nel 1918, delle poesie di Z. Gippius, già dichiarata ufficialmente nemica dell'Unione Sovietica. La disfatta del generale «bianco» Denikin nel 1919 e la successiva  occupazione dei territori contesi da parte dei bolscevichi determinarono il primo esodo di massa dell'intelligencija letteraria verso l'estero. Il loro numero aumentò ulteriormente a partire dall'anno successivo, dopo le disfatte dell'ammiraglio Kolciak in Siberia e di Vrangel in Crimea, sicché la divisione della letteratura russa in quegli anni in due distinti tronconi (letteratura sovietica e letteratura d'emigrazione) si fece ancora più netta. Si arriverà così al 1921, anno della Nuova Politica Economica (NEP) e della conseguente «rinascita» di varie case editrice private: negli anni immediatamente successivi (almeno fino a tutto il 1923) la letteratura sovietica presentò un carattere irripetibile per la straordinaria ricchezza e varietà del quadro. Al predominio della poesia, che aveva caratterizzato gli anni tra il 1919 e il 1921, subentrerà quello della narrativa con l'avvento di molti scrittori giovani' (pag 61-62)] [ISC Newsletter N° 95] ISCNS95TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]
  

 
La peculiarità dell'espansionismo russo caratterizzata dall'annessione di territori adiacenti PDF Stampa E-mail
FERRETTI Maria, La memoria mutilata. La Russia ricorda. CORBACCIO. MILANO. 1993 pag 491 8° (F)  introduzione, fonti, bibliografia.  Maria Ferretti è nata e si è laureata a Roma in storia. Ha vissuto a Parigi dove è stata allieva, all'Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales, di Marc Ferro e Jutta Scherrer. Si è trasferita in seguito a Mosca, e di lì collabora con quotidiani e periodici, tra cui 'Il Messaggero', 'Il Manifesto', 'Politica e economia', 'Le Monde'. Esperta di storia sovietica degli anni Venti, con particolare riferimento alla rivoluzione culturale, Maria Ferretti si è ultimamente  occupata degli influssi che il nuovo corso della perestrojka ha avuto sulla vita e sulla cultura dell'ex Unione Sovietica. ['L'ideologia dominante della Russia post-comunista, dopo aver abbandonato il «romanticismo» del movimento democratico nascente, si è nutrita alla fonte del nazional-liberismo, che ha assolto a due funzioni essenziali. Da una parte il nazional-liberismo ha offerto una copertura ideale alle pretese egemoniche della Russia nei confronti delle altre repubbliche, implicite nell'idea che Mosca è la 'naturale' rappresentante degli interessi di tutti i russofoni sparpagliati nelle terre dell'ex-Urss, pretesa che apre le porte a pericolosi contenziosi territoriali con le altre repubbliche (un solo esempio, la Crimea), evocando il fantasma della Jugoslavia. Dall'altra, esso permette di fornire una risposta «positiva» alla crisi dell'identità della Russia, che ha visto crollare, per la seconda volta nel secolo, l'Impero e che rischia di frantumarsi anche al suo interno per via delle tendenze centrifughe crescenti delle repubbliche interne (Tatarstan, Cecenia, ecc.) e di intere regioni (Siberia, Estremo Oriente). Il crollo dell'Impero è stato un trauma per la coscienza di vastissimi strati della popolazione, posti brutalmente di fronte al problema della decolonizzazione. La peculiarità dell'espansionismo russo, caratterizzata dall'annessione progressiva di territori adiacenti (non c'era il mare che separava naturalmente la metropoli alla periferia sottomessa), spesso scarsamente popolati (città russe in campagne indigene), unita a una percezione particolare dello spazio data dalle enormi distanze (l'Urss, con i suoi poco meno che 300 milioni di abitanti, occupava un sesto del globo terrestre) fa sì che per un russo sia inconcepibile 'pensare' i confini all'interno dell'impero. A questo bisogna aggiungere gli effetti delle politiche migratorie promosse dall'Urss, che hanno portato a un mischiarsi di etnie su tutto il territorio dell'Unione, favorito dal fatto che comunque la lingua ufficiale era il russo e la capitale restava Mosca: in Kazakistan, per esempio, il 41% della popolazione è composto di russi, così come il 21% in Ucraina, il 33% il Lettonia e il 30% in Estonia. Per un russo, accettare le frontiere con i nuovi Stati, frontiere che spezzano legami umani e familiari, è traumatico. Particolarmente difficile è accettare che esista una frontiera con l'Ucraina, che è considerata - a torto o a ragione, poco importa - parte integrante della Russia; l'Ucraina occupa un posto del tutto particolare nell'identità russa, poiché la culla della stessa civilizzazione russa è Kiev, la «madre delle città russe»' (pag 455-456)] [ISC Newsletter N° 95] ISCNS95TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]
  

 
L'Opus Dei, la Chiesa cattolica, Franco e il franchismo PDF Stampa E-mail
DE-PLUNKETT Patrice, Opus Dei. Tutta la verità. LINDAU. TORINO. 2007 pag 316 8°  preambolo: "Alla scoperta del «mostro»", foto, bibliografia; Collana I Draghi. Patrice De Plunkett saggista e giornalista ha codiretto per molti anni riviste francesi quali Figaro Magazine e attualmente (2007) è membro del comitato editoriale della rivista cattolica Kephas. È autrice d varie opere in francese.  ['Nell'aprile del 1939, il cardinale Isidoro Goma, arcivescovo di Toledo e primate di Spagna,  non aveva ancora rinunciato a vedere in Franco «lo strumento del piano provvidenziale di Dio per la patria»; ma quattro mesi dopo, sotto il fragore incessante delle pallottole dei plotoni di esecuzione, lo stesso cardinale pubblicava una lettera pastorale (intitolata 'Lezioni della guerra e doveri della pace') per chiedere il perdono e la riconciliazione. Franco rispose vietando con freddezza la diffusione della lettera. Lo «strumento dei piani di Dio» metteva il bavaglio alla Chiesa. Quanti spagnoli saranno uccisi dal Caudillo negli anni successivi alla sua vittoria? Circa 30.000, secondo gli studi del meticoloso Ramòn Salas Larrazabal. «Tra il 20 e il 30% in più», rettifica Bennassar. La Spagna franchista si richiama al cattolicesimo, ma si edifica sul rifiuto della misericordia". (...) (pag 32). L'Opus Dei "al potere" sotto Franco. "In totale, quanti ministri dell'Opus ci saranno sotto Franco? Circolano le stime più variabili. Alcuni autori arrivano addirittura a sostenere la presenza di «12 ministri dell'Opus Dei» in seno allo stesso governo. ... La realtà è molto più modesta. Dal 1957 al 1975 (e su un totale di 116 ministri), soltanto 8 apparterranno all'Opus e saranno distribuiti su 11 governi successivi. Del governo del 1965, ad esempio, fanno parte 4 membri dell'Opus Dei su 19 (Gregorio López Bravo, Juan José Espinosa, Fustino García Monco, Laureano López Bravo, Mortes). Ce ne saranno 3 (su 18) nel 1969 (López Rodó) e 1 nel 1975 (Fernando Herrero Tejedor). A volte si tratterà di personalità di spicco, come López Bravo, Ministro dell'Industria nel 1962. Ma si può davvero sostenere che la loro presenza è sintomo dell'esistenza di una lobby dell'«Opus Dei», i cui agenti agiscono gomito a gomito? I fatti dimostrano il contrario. Lungi dall'agire insieme, i ministri dell'Opus non esitano a scontrarsi quando si tratta di conflitti di competenze" (pag 119)] [ISC Newsletter N° 95] ISCNS95TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]
  

 
Hitler senza piani dopo la battaglia di Francia e d'Europa. Mancava una grande concezione strategica PDF Stampa E-mail
SHIRER William L., Storia del Terzo Reich. Volume secondo EUROCLUB. MILANO. 1983 pag 680-1260 8°  note; traduzione di Gustavo GLAESSER. ['In una radiotrasmissione del 22 luglio (1940), Lord Halifax respinse ufficialmente l'offerta di pace di Hitler. Benché fosse da aspettarselo, tale rifiuto in un certo modo produsse una scossa nella Wilhelmstrasse, dove quel pomeriggio io trovai molte facce irate. Il portavoce ufficiale del governo ci disse: «Lord Halifax ha respinto l'offerta di pace del Führer. Signori, sarà la guerra!». Era più facile dirlo che farlo. In realtà né Hitler né l'alto comando né gli Stati maggiori dell'esercito, della marina e dell'aviazione avevano mai studiato seriamente il modo con cui una guerra contro la Gran Bretagna avrebbe potuto essere combattuta e vinta. Ora, a metà dell'estate del 1940, non sapevano che fare dei loro splendidi successi; non avevano piani e quasi nessuna voglia di sfruttare le massime vittorie militari che la storia della loro nazione guerriera aveva registrato. Fu questo uno dei maggiori paradossi del Terzo Reich. Proprio quando Hitler si trovava al culmine della sua potenza militare, con la maggior parte del continente europeo ai suoi piedi, con le sue armate vittoriose stanziate dai Pirenei fino al circolo polare artico, e dall'Atlantico fin oltre la Vistola, ormai riposate e pronte per nuove operazioni, egli non aveva nessuna idea sul modo di continuare la guerra fino a una conclusione vittoriosa. Né l'avevano i suoi generali, dodici dei quali ora portavano il bastone di feldmaresciallo. Ciò naturalmente, aveva una sua ragione, benché a quel tempo essa non ci fosse chiara. Nonostante i vantati talenti militari, i tedeschi mancavano d'una grande concezione strategica. I loro orizzonti erano limitati  come del resto erano sempre stati - a una 'guerra terrestre' contro nazioni vicine del continente europeo. Lo stesso Hitler aveva in orrore il mare (1) e i suoi grandi capitani l'ignoravano quasi del tutto. Avevano una mentalità terrestre e non marittima. E anche se i loro eserciti avrebbero potuto annientare in una settimana le deboli forze terrestri dell'Inghilterra appena avessero trovato il modo di agganciarle, perfino il breve tratto delle acque dello stretto di Dover - così breve, che da una sponda si poteva vedere l'altra - appariva alle loro menti un ostacolo insormontabile, ora che quella splendida estate stava per finire. Naturalmente, ai tedeschi si offriva anche un'altra possibilità. Avrebbero potuto abbattere la Gran Bretagna attaccandola nel Mediterraneo a fianco dell'Italia loro alleata, prendere Gibilterra all'ingresso occidentale di quel mare e, partendo dalle basi italiane dell'Africa settentrionale, spingersi attraverso l'Egitto, passare il canale di Suez e raggiungere l'Iran, tagliando una delle principali arterie dell'impero britannico. Ma ciò richiedeva grandi operazioni oltre mare, a grandi distanze dalle basi della patria; e nel 1940 un piano del genere sembrava oltrepassare i limiti dell'immaginazione tedesca' (pag 818-819) [(1) «In terra sono un eroe, in acqua un codardo», disse una volta a Rundstedt (Shulman, 'Defeat in the West', p. 50)] [ISC Newsletter N° 95] ISCNS95TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]
  

 
La vicenda di Terracini: come fui riammesso nel Pci PDF Stampa E-mail
CAVAGNARO Roberto NOVELLI Silverio PALOSCIA Annibale PELLEGRINI Edgardo TURI Gianandrea, a cura; brani di Luigi SALVATORELLI e Giovanni MIRA, Giorgio CANDELORO, Pietro NENNI, Vittorio POZZO, Aristide CAMPANILE, Alessandro BIASETTI, Filippo Tommaso MARINETTI, Guido PALLOTTA, Annibale PALOSCIA; Umberto MASSOLA, Denis MACK-SMITH, Mario BERNARDO, Ada GOBETTI, Benito MUSSOLINI, Pietro BADOGLIO, Umberto TERRACINI, Francesco FLORA Giaime PINTOR, Concetto MARCHESI, Annibale PALOSCIA, Regime: L'Italia fascistizzata 1927-1934; II. Il crollo del regime e l'otto settembre 1943. AVVENIMENTI. ROMA. N. 21 GIUGNO 1994 - N. 25 29 GIUGNO 1994 pag 80 + 64 16°   cronologia, personaggi, storiografia, foto; I libri dell'Altritalia; Storia del fascismo e della resistenza.  [Intervista: 'Umberto Terracini: 'Io, comunista eretico, espulso dal partito'. "Ma tu non concordavi con la linea dei compagni Soccimarro, Secchia, Li Causi, Roveda ed altri, anche per altre questioni": "Innanzi tutto avevo condannato, all'immediata vigilia dello scoppio della seconda guerra mondiale, il Patto di mutua assistenza fra Germania e Unione Sovietica. In secondo luogo, avevo dato un'interpretazione estensiva al manifesto-appello lanciato dal partito subito dopo l'aggressione nazista all'Urss per un'alleanza di tutte le forze antifasciste. Secondo i dirigenti al confino, tale direttiva doveva valere solo nei confronti di quei partiti che potessero muoversi nell'ambito del fronte popolare. Secondo me, l'appello era invece rivolto a tutte le forze e a tutti i partiti che fossero disposti a combattere il fascismo, non esclusi, quindi, i liberali, i conservatori e i monarchici". "La «svolta» che Togliatti avrebbe poi imposto a Salerno. Ma come andò a finire con la tua espulsione? Come fosti riammesso nel partito?": "Nell'impossibilità di poter mantenere contatti direttamente con Togliatti e con gli altri dirigenti che non avevano condiviso la mia attività in carcere e al confino, dovetti aspettare la fine della guerra e, con essa il ricongiungimento dell'Italia del Nord, ove avevo continuato a combattere nell'Ossola, con il Centro-sud. E fu proprio Togliatti, in base alla mancata ratifica superiore della proposta di espulsione, a non considerarla valida. Fu per Togliatti una battaglia piuttosto dura. La mia vita di uomo e di militante è dovuta a Togliatti, alla sua serenità di giudizio, alla sua obiettività. Per salvaguardare l'unità del partito, mi chiese di non riaprire più il caso con i compagni che l'avevano provocato; e altrettanto fece con quei compagni nei miei confrnti. La mia designazione a importanti incarichi di partito e alla stessa presidenza dell'Assemblea costituente mi riscattarono completamente del passato"  [U. Terracini, da 'Come nacque la Costituzione' intervista di Pasquale Balsamo, Editori Riuniti, 1978] [II. Il crollo del regime e l'otto settembre 1943, pag 34] [ISC Newsletter N° 95] ISCNS95TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]


 
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