spacer.png, 0 kB
spacer.png, 0 kB
Home arrow News
News
Epicuro: comprendere, che è oggettivare, tale è il fine e l'impegno dell'uomo; tale la saggezza PDF Stampa E-mail
ADORNO Francesco RITTI Tullia SERRAO Gregorio SAJEVA Benedetto DEGANI Enzo CANFORA Luciano CARLINI Antonio GENTILI Bruno, La Grecia nell'età di Pericle. La cultura ellenistica. Filosofia, scienza, letteratura. BOMPIANI. MILANO. 1991 pag 373 VIII 8°  note foto illustrazioni abbreviazioni indice carte geografiche indice tavole; 'Storia e civiltà dei Greci, 9, direttore Ranuccio BIANCHI BANDINELLI redattori Luigi MORETTI Gregorio SERRAO Mario TORELLI Luisa FRANCHI DELL'ORTO; I Tascabili. ['Giusto, quindi, viene ad essere di volta in volta ciò che permette il mantenimento di equilibrato e armonico rapporto sociale, sì che ciascuno entro questo rapporto, determinatosi in legge, rispetti la libertà e l'armonia altrui, come che poi si realizzi, per cui il diritto varia nel contenuto da luogo a luogo, ed anche in ciascun luogo è valido finché si mantengono certe circostanze, finché 'serve'. Comprendere: tale è il fine e l'impegno dell'uomo; tale la saggezza: di qui tranquillità e serenità che non è insensibilità o inazione, ma dominio di sé, capacità di sapersi inserire - «l'uomo sereno procura serenità a sé e agli altri» (Gnom. Vat. 79) - in uno o altro rapporto sociale, senza provocare turbamenti, senza violenza; comprendere, che è oggettivare e, quindi, nei confronti degli altri rispetto, che viene a porre la più altra relazione sociale, senza di cui l'uomo non è uomo, perché isolato, strappato dalla sua capacità di rapporto e di misura, e in cui, per Epicuro, consiste l'amicizia, che, in conclusione, è la più verace forma di vita politica e, sotto questo aspetto, la più utile, in contrapposizione con quella forma di politica propria del tempo di Epicuro. Chiaro dovrebbe apparire ora il peso politico ch'ebbe, fin dall'inizio, l'insegnamento di Epicuro, sia da un lato come posizione che venne aspramente combattuta (fino alla denigrazione sistematica della persona di Epicuro, raffigurata come quella di un uomo dedito ai piaceri più crassi e alla pratiche più basse) e ritenuta pericolosa per lo Stato (in particolar modo per il suo atteggiamento nei confronti della religiosità); sia dall'altro lato, invece, come posizione assunta da comunità di amici, che nell'insegnamento del maestro trovavano una possibilità di unione, la costruzione di una vita sociale, da cui politicamente si sentivano ormai esclusi. Ma soprattutto, più tardi, nell'epicureismo si vide il simbolo di una rottura contro ogni conformismo, l'indicazione del significato della libertà di pensiero, che, a seconda di certe condizioni sociali, culturali e politiche, ha potuto giocare tanto in ambienti popolari (non sembra un caso che Cicerone nella sua polemica antiepicurea, dica che il pensiero degli epicurei si diffuse in Italia presso i «plebei»), quanto in chiusi ambienti signorili, culturalmente raffinati, che si distaccavano dalla politica ufficiale, in compiaciuti atteggiamenti di fronda (può essere interessante ricordare che una ricca biblioteca di testi fu ritrovata in una nobile villa di Ercolano)' (pag 67-68) [F. Adorno, La prima metà del III secolo. Zenone stoico ed Epicuro] [ISC Newsletter N° 89] ISCNS89TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]
  
  

 
In Polonia il 20 per cento della popolazione morì per cause correlate alla seconda guerra mondiale PDF Stampa E-mail
GROSS Jan T., I carnefici della porta accanto. 1941: il massacro della comunità ebraica di Jedwabne in Polonia. MONDADORI. MILANO. 2002 pag 183 8°  introduzione prefazione alla seconda edizione cartine foto illustrazioni note ringraziamenti indice nomi; traduzione di Luca VANNI, titolo originale: 'Neighbors'. Jan T. Gross insegna politica e studi europei alla New York University. E' autore di numerose opere, fra cui 'Revolution from Abroad: Soviet Conquest of Poland's Western Ukraine and Western Belorussia' (Princeton, 1988). Ha curato il volume 'The Politics of Retribution in Europe: World War II and Its Aftermath' (Princeton, 2000). ['Se l'esperienza della Seconda guerra mondiale ha fortemente determinato la struttura politica e i destini di tutte le società europee della seconda mètà del Novecento, la Polonia ne è stata segnata in modo particolare. E' sul territorio dello Stato polacco ante 1939 che Hitler e Stalin prima unirono le loro forze (il patto di non aggressione firmato nell'agosto 1939 comprendeva una clausola segreta per la spartizione della Polonia) e poi si diedero aspra battaglia fino a quando uno dei due fu annientato. Il risultato fu una catastrofe demografica senza precedenti: quasi il 20 per cento della popolazione polacca morì per cause correlate alla guerra. Il Paese perse le sue minoranze: gli ebrei nell'Olocausto, gli ucraini e i tedeschi in seguito agli spostamenti dei confini e agli esodi del dopoguerra. Le élite polacche, di tutte le estrazioni sociali, furono decimate. Alla fine mancava all'appello oltre un terzo della popolazione urbana. Il 55 per cento degli avvocati del Paese erano spariti, e con loro il 40 per cento dei medici nonché un terzo dei professori universitari e del clero cattolico (7). Uno storico inglese solidale ha definito la Polonia «il parco giochi di Dio» (8), ma all'epoca il Paese doveva sembrare piuttosto il campo d'azione del diavolo' (pag 7-8, introduzione) [(7) Per una discussione generale di questi aspetti e dei temi ad essi collegati cfr. il mio 'Polish Society under German Occupation - General-gouvernement, 1939-1944', Princeton University Press, 1979; (8) Norman Davies 'God's Playground: A History of Poland', New York, Columbia University, 1982]; 'Un giorno d'estate del 1941 metà degli abitanti del paese di Jedwabne, in Polonia, assassinò l'altra metà, milleseicento persone, tra uomini, donne e bambini: tutti gli ebrei del paese, sette esclusi. 'I carnefici della porta accanto' racconta la loro storia, una storia scioccante e brutale, mai narrata prima d'ora. L'aspetto più sconvolgente di questa terribile vicenda è che a bastonare, affogare, scannare e bruciare gli ebrei di Jedwabne non furono nazisti senza volto, ma i compaesani polacchi che le vittime conoscevano per nome: ex compagni di scuola, i negozianti da cui compravano il pane, la gente con cui chiacchieravano per strada. Gente che, in passato, aveva sempre intrattenuto con loro relazioni cordiali. D'altra parte, secondo tutte le testimonianze l'esercito tedesco, sopraggiunto pochi giorni prima a occupare il paese, non ebbe parte attiva nel massacro ma si limitò ad assistere e a scattare fotografie. E ancora più sconvolgente è il fatto che per sessant'anni l'eccidio è stato attribuito ai nazisti, anche se gli abitanti di Jedwabne sapevano bene come erano andate le cose. Nel dopoguerra i pochissimi sopravvissuti denunciarono i fatti e seguì un processo. Ma solo Jan T. Gross con questo libro è stato in grado di ricostruire quell'orribile giorno di luglio, innescando un ampio dibattito tra i maggiori storici di tutto il mondo sul ruolo della popolazione civile nello sterminio degli ebrei d'Europa e sul superamento della stessa definizione (di Daniel J. Goldhagen) di «volenterosi carnefici di Hitler». In un libro puntuale e documentato, Gross di fatto riscrive la storia del Novecento polacco e ci rivela verità atroci ma ineludibili sulle relazioni tra ebrei e gentili nell'Europa del XX secolo (...)' (dal risvolto di copertina)] [ISC Newsletter N° 89] ISCNS89TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]  
  

Leggi tutto...
 
La causa e l'effetto «si confondono e si dissolvono nella visione della universale azione reciproca» PDF Stampa E-mail
BUNGE Mario, La causalità. Il posto del principio causale nella scienza moderna. BORINGHIERI. TORINO. 1970 pag 472 8° (F)  introduzione di Emilio A. PANAITESCU: 'La causalità e il determinismo secondo Mario Bunge', premessa dell'autore all'edizione italiana, grafici, appendice: 'Replica ad alcune critiche', note, bibliografia, indice nomi argomenti, bibliografia ('Altre letture suggerite'); traduzione di Emilio A. PANAITESCU; Collana Universale Scientifica. Nato nel 1919 a Buenos Aires, dal 1956 al 1962 Mario Bunge ha insegnato nell'Università di Buenos Aires e di La Plata fisica teorica e filosofia. E' stato professore di filosofia teorica all'Università McGill di Montreal. Fra le sue opere: 'Intuition and Science' (1962), dedicata all'esame e alla confutazione delle varie forme di intuizionismo, 'Scientific Foundation of Physics (1967), vertente sui problemi relativi all'assiomatizzazione della fisica. ['Hegel sostenne (...) che, lungi dall'essere esterno all'interazione, il nesso causale si riduce a un caso particolare di questa. Egli definì l'azione mutua in termini di causalità reciproca ('gegenseitige Kausalität') e intese l'interazione quale aspetto parziale (a "momento") all'interno di un processo (11). Stando ad Hegel quindi, la causa e l'effetto non sono che i due poli della categoria d'interazione, la quale "attua la relazione causale nel suo sviluppo completo" (12). Inoltre, nel sistema dell'idealismo oggettivo di Hegel, la categoria dell'interazione godette d'uno 'status' ontologico. Per Kant era invece stata, insieme alle altre categorie, elemento - oltre che puramente epistemologico - altresì a priori rispetto all'esperienza. Per quanto riguarda la categoria dell'interazione, i discepoli materialisti di Hegel mantennero e svilupparono la sua dottrina sostenendo la necessità che la connessione causa-effetto venga concepita non nei termini d'una antitesi irriducibile ma come fase (o "momento") interna a una connessione multilaterale e mutevole. La causa e l'effetto «si confondono e si dissolvono nella visione della universale azione reciproca, in cui cause ed effetti si scambiano continuamente la loro posizione, ciò che ora o qui è effetto, là o poi diventa causa e viceversa» (13). Pur giudicando la causalità un'"astrazione vuota" e accordando invece importanza decisiva all'interazione, Marx ed Engels non respinsero del tutto la nozione di nesso causale; ne riconobbero infatti l'utilità in punti eccezionali, "nel corso di crisi" (14). C'è nei dialettici una netta tendenza a sussumere la connessione causale sotto l'azione reciproca' (pag 184-185)] [(11) G.W.F. Hegel (1812, 1816), vol. 2; (12) G.W.F. Hegel, 'Logica', sez. 156, in G.W.F. Hegel (1817); (13) F. Engels (1878), p. 28. Vedi anche la lettera a Mehring, del 14 luglio 1893, in K. Marx e F. Engels (1846-95); (14) F. Engels, Lettera a C. Schmidt, del 27 ottobre 1890, in K. Marx e F. Engels (1846-95)] [ISC Newsletter N° 89] ISCNS89TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]
 
La guerra ponendo slavi contro slavi romeni contro romeni... accelera la disgregazione dell'esercito PDF Stampa E-mail
PANKOVITS Jozsef ACQUILINO Pietro, Ungheria 1919. Gli insegnamenti di una sconfitta nel 100° anniversario della Repubblica Ungherese dei Consigli. EDIZIONI PANTAREI. MILANO. 2019 pag VII 415 8°  sigle cronologia introduzione: 'Un episodio poco conosciuto della rivoluzione europea', note cartine foto illustrazioni tabelle grafici, Repertorio biografico (pag 261-372), indice delle fonti del repertorio biografico, dei luoghi, dei periodici, dei nomi, delle cartine; Biografie individuali e collettive del movimento operaio internazionale borghese e proletario; Volume realizzato con il concorso di Archivio Biografico del Movimento Operaio, Genova, Ente dell'ISMOI - Istituto Sergio Motosi Per lo studio del Movimento Operaio Internazionale. ['Essendo la massa dei soldati composta soprattutto da contadini (gli operai erano indispensabili per la produzione bellica o - se mobilitati - erano destinati ai settori meccanizzati, come la marina o l'artiglieria), sotto le armi si riproducono rapporti di forza tra le classi vigenti nella campagna ungherese: una truppa in massima parte d'origine contadina alla mercé di una casta burocratico militare di ufficiali. Infine, essendo la Transleitania un regno multinazionale, le sue forze armate, come quello imperiali, sono un mosaico di popoli diversi. La stessa Honvéd, in base alla struttura del Regno, è a sua volta suddivisa in ungherese e croato-slavona. La prima, che utilizza come lingua di comando e servizio l'ungherese, è alle dipendenze del ministero della difesa di Budapest. La seconda, che utilizza il croato, amministrativamente dipende dal Bano (Governatore di provincia) di Zagabria. Ovviamente in entrambe ci sono consistenti minoranze appartenenti a popoli che, in un'epoca di sviluppo impetuoso del nazionalismo su scala continentale, spesso nutrono ambizioni d'indipendenza nazionale nei confronti dell'Ungheria altrettanto o più radicate quanto quelle degli ungheresi nei confronti dell'Austria. La guerra, ponendo slavi contro slavi, romeni contro romeni, italiani contro italiani è quindi un decisivo acceleratore della disgregazione del Regno d'Ungheria e del suo esercito' (pag 170-171) ['Le istituzioni civili e militari'] [ISC Newsletter N° 89] ISCNS89TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]  
Leggi tutto...
 
Chi legge e chi no. Sconfortanti i dati sulla lettura di libri e giornali in Italia PDF Stampa E-mail
AJELLO Nello, Lezioni di giornalismo. Com'è cambiata in 30 anni la stampa italiana. GARZANTI. MILANO. MILANO. 1985 pag 248 8°  prefazione note appendice tabelle indice nomi indice testate; Collana Memorie documenti biografie. Nello Ajello nato nel 1930 a Napoli morto a Roma nel 2013, era un noto editorialista politico e un attento studioso della cultura italiana contemporanea. E' stato, nel 1954, tra i fondatori della rivista 'Nord e sud' e ha collaborato al 'Mondo' di Pannunzio. 'Lezioni di giornalismo' non è un titolo di fantasia: si tratta proprio delle lezioni che Nello Ajello ha tenuto fra il marzo e il giugno 1985, all'Università Luiss di Roma. La materia delle lezioni, e il contenuto del libro, riguarda l'attualità del nostro giornalismo "scritto" (gli anni 1980) ma ne rintraccia le radici indietro nel tempo fino a quel 1955 che segnò l'estensione a tutta l'Italia delle trasmissioni televisive. ['Chi legge e chi no. Qual è stato in Italia, negli ultimi trent'anni, lo sviluppo della stampa quotidiana, che rappresenta il tessuto connettivo dell'informazione scritta? In linea preliminare, un dato di fatto s'impone: in Italia si vendono e si leggono pochi quotidiani. Per molti decenni, la tiratura complessiva dei quotidiani italiani si è aggirata fra i sei e i sette milioni di copie, e la loro vendita effettiva intorno ai cinque milioni. Si tratta di dati che nella pratica si sono dimostrati difficilmente modificabili, fino ad anni a noi molto vicini, nonostante lo sviluppo del Paese in altri settori, il diffondersi dell'istruzione e il crescere del reddito pro-capite. A malapena, e non sempre, la vendita di giornali quotidiani è riuscita, in Italia, in questo trentennio, ad adeguarsi all'incremento demografico, e la disparità lamentata nei riguardi dei maggiori paesi capitalistici - anche volendosi tener conto dei rispettivi indici di reddito - è assai rilevante. In Italia si tirano un terzo delle copie di quotidiano pubblicate, più o meno a parità di popolazione, in Gran Bretagna, per non parlare degli Stati Uniti e del Giappone, nazioni più popolose: basti pensare che un solo quotidiano giapponese, l'«Asahi Shinbun», diffonde un numero di esemplari pari a due volte l'intera circolazione dei quotidiani italiani. A questa situazione complessivamente stagnante per quanto riguarda gli acquisti hanno corrisposto fino agli inizi degli anni Ottanta dati altrettanto statici in termini di lettura effettiva di quotidiani politici (...). La media di copie di quotidiani vendute ogni cento abitanti - circa 10 nel 1983 e circa 11 nel 1984 - ci colloca comunque in una posizione ancora debole in Europa: nei paesi del Mec, la media di vendita è di 20 copie ogni cento abitanti. Secondo dati Unesco riferiti al 1979, in termini di diffusione di giornali per abitante, l'Italia figurava al ventitreesimo posto fra i venticinque paesi considerati: la superavano non soltanto alcuni grandi consumatori di carta stampata come Giappone, Svezia, Germania Est, Finlandia, Gran Bretagna, Austria, ma anche paesi considerati a basso reddito o culturalmente meno sviluppati, come Bulgaria, Romania, Iugoslavia. (...) Sconfortanti sono (...) i dati di vendita relativi all'editoria libraria. Secondo statistiche elaborate qualche anno fa dall'Unesco e dalla Direzione Ricerche e Studi della Mondadori, il 53 per cento degli italiani non compra e non legge mai un libro; il 13 per cento «consuma» o «sfoglia» due libri all'anno e il 34 per cento ne legge più di tre. E' un livello di lettura, quello dei libri, che si colloca in fondo alla lista dei paesi sviluppati. Se in Italia il numero dei libri venduti per abitante è di 1,3, simile cioè a quello del Portogallo, tale indice sale a 3.8 in Gran Bretagna, a 5.3 in Francia, a 5.6 in Austria, a 8.7 in Norvegia. Se usciamo dall'Europa questo indice risulta di 5.8 negli Stati Uniti, di 8,7 in Giappone, di 7.8 in Australia ed Israele, di 6.8 in Nuova Zelanda. Quanto alla percentuale di lettori di libri sulla popolazione adulta, in Italia - secondo un'altra recente indagine - siamo al 34% mentre la vicina Svizzera si colloca al 69%' [ISC Newsletter N° 89] ISCNS89TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]
 
<< Inizio < Prec. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 Pross. > Fine >>

Risultati 46 - 54 di 1651
spacer.png, 0 kB

Cerca nel sito

spacer.png, 0 kB
spacer.png, 0 kB
spacer.png, 0 kB