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De Gaulle a Churchill: 'Lasciate che gli Usa prendano la guida della guerra. Spetta a voi prenderla! PDF Print E-mail
DE-GAULLE Charles, Memorie di guerra. II. L'unità (1942-1944). GARZANTI. MILANO. 1959 pag 298 8°  cartine foto illustrazioni; traduzione dal francese di Pier Luigi GANDINI. ['Dopo il pranzo a Downing Street, durante il quale la signora Churchill dovette usare tutta la sua buona grazia per animare la conversazione fra le donne, inquiete, e gli uomini, preoccupati, il Primo Ministro ed io riprendemmo il nostro colloquio a quattr'occhi. «Per voi,» mi dichiarò Churchill, «il momento è penoso, ma la posizione è magnifica. Giraud già adesso è liquidato sul piano politico. Darlan non potrà essere sostenuto a lungo. Voi rimarrete solo». E aggiunse: «Non prendete di petto gli Americani. Abbiate pazienza! Saranno loro a venire da voi, perché non vi è altra alternativa». «Può darsi,» risposi. «Ma nell'attesa, quante cose andranno in pezzi! Voi poi, non vi capisco. Fate la guerra dal primo giorno. Si può perfino dire che voi personalmente siete questa guerra. Il vostro esercito avanza in Libia. Gli Americani sono in Africa solo in quanto voi state battendo Rommel. Ancora adesso non un soldato di Roosevelt ha incontrato un soldato di Hitler, mentre da tre anni i vostri uomini combattono sotto tutte le latitudini. D'altronde, nella questione africana è in giuoco l'Europa e l'Inghilterra fa parte dell'Europa. Ciononostante, lasciate l'America prendere la direzione del conflitto. Ora, spetta a voi di assumerla, almeno in campo morale, Fatelo! L'opinione pubblica europea sarà dalla parte vostra». La mia uscita colpì Churchill. Lo vidi oscillare sulla sedia. Ci separammo dopo esserci accordati sul fatto che la crisi in corso non doveva provocare la rottura della solidarietà franco-britannica e che questa rimaneva più che mai conforme all'ordine naturale delle cose, soprattutto ora che, gli Stati Uniti intervenivano nelle questioni del Vecchio mondo. In serata, la radio di Londra trasmise, come avevo richiesto, che «il generale de Gaulle e il Comitato nazionale non partecipavano in alcun modo e non assumevano alcuna responsabilità nei negoziati in corso ad Algeri», e che «se i negoziati avessero portato a decisioni che conservassero il regime di Vichy nell'Africa del Nord, queste evidentemente non sarebbero state accettate dalla Francia combattente». Il nostro comunicato concludeva: «L'unione di tutti i territori d'oltremare nella lotta per la liberazione è possibile solo in condizioni che siano conformi alla volontà e alla dignità del popolo francese»' (pag 62-63)] [ISC Newsletter N° 89] ISCNS89TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]  
 

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Il confronto tra due strategie: il "modello Canne" e il "modello Poltava" PDF Print E-mail

KOKOSHIN Andrei A., Soviet Strategic Thought, 1917-91. THE MIT PRESS. CAMBRIDGE, MASSACHUSETTS LONDON ENGLAND. 1998 pag 225 8°  notizie sull'autore, ringraziamenti, introduzione, note, indice nomi argomenti località; CSIA Studies in International Security. Andrei A. Kokoshin è 'Secretary of the Defense Council and Head of the President's Military Inspectorate of the Russian Federation'. Dal 1992 al 1997 è stato 'First Deputy Minister of Defense'. E' autore di molti libri e articoli. ['Lo storico militare A.I. Verkhovsky (1866-1938), ministro della guerra nel Governo provvisorio dall'agosto all'ottobre 1917 e poi passato nel campo dell' Armata rossa, riflette sulla scelta che l'esercito sovietico dovrebbe fare di fronte ad una aggressione. Confronta due strategie, il "modello Canne" e il "modello Poltava" concludendo che quest'ultimo è preferibile per l'Armata Rossa. Considerando il modello Canne, egli non si concentra sulla famosa battaglia della Seconda guerra punica, in cui il  comandante cartaginese Annibale ottenne una splendida vittoria tattica sulle più forti truppe romane. E' interessato all'idea di una grande operazione offensiva che dovrebbe avvolgere i fianchi, circondando e distruggendo la principale concentrazione di truppe nemiche. Questa idea è stata introdotta da Alfred von Schlieffen, ex capo dello Stato maggiore tedesco, nel suo ben noto volume 'Canne'. Verkhovsky considera pure il modello Poltava, ma non si concentra tanto sulla concreta battaglia, svoltasi presso la città di Poltava, in cui Pietro il Grande sconfisse l'esercito svedese nel 1709. Ma l'analizza come un esempio di intenzionale ritirata strategica e di intenzionale difesa strategica vincente a livello tattico che porta risultati positivi all'esercito russo. Verkhovsky vede in questo caso un giovane esercito russo, che è stato costituito non molto tempo prima della battaglia, numeroso ma non addestrato alla manovra, sfidare la migliore armata europea dell'epoca. "Era necessario vincere il nemico con un nuovo metodo di lotta, sconvolgendo la sua eccellente abilità nella manovra e attaccando dopo che esso è entrato in una condizione di disordine" (1) (pag 149)] [(1) A.I. Verkhovsky, 'The base of our tactis. Fire, maneuver, concealment', Mosca, 1928, p. 129 (in lingua russa)] [ISC Newsletter N° 89] ISCNS89TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]


 
La campagna di Grecia si risolse in una serie di sterili spallate con nessun vantaggio territoriale PDF Print E-mail
FREDIANI Andrea, Le guerre dell' Italia unita. TEN - TASCABILI ECONOMICI NEWTON. ROMA. 1998 pag 96 16°  introduzione cronologia cartine bibliografia Tascabili economici Newton; Il sapere, Enciclopedia tascabile diretta da Roberto BONCHIO.  Andrea Frediani, pubblicista, collabora con diverse riviste, occupandosi in particolare di storia politico-militare. [La campagna di Grecia. 'Nell'ottica della guerra parallela voluta dal duce, nel mese di agosto venne presa in considerazione l'invasione non della Jugoslavia, a lungo preparata e presunta dai vertici militari e politici quale mossa offensiva più probabile, né di Malta, chiave di volta per il controllo del Mediterraneo, ma della Grecia, il cui regime autoritario, d'altronde, si sarebbe invece prestato, dietro opportuni passi diplomatici, a un'adesione all'Asse. Ma se la motivazione strategica della mossa era data dalla necessità di prevenire l'influenza tedesca nei Balcani e di ribadire l'interesse primario dell'Italia sul Mediterraneo, dopo l'occupazione della Romania da parte di Hitler il 12 ottobre - mossa di cui il führer si guardò bene, ancora una volta, dall'informare preventivamente l'alleato - prevalse in Mussolini la smania di mettere anch'egli l'alleato di fronte al fatto compiuto. Lo Stato maggiore gli fece notare - debolmente, in verità e solo quel tanto che bastava per mettere le mani avanti in caso di insuccesso - che, per un'impresa del genere, sarebbero state necessarie almeno 20 divisioni, ovvero 8 in più di quelle dislocate lungo la frontiera albanese, per il reperimento delle quali era necessario del tempo: ma proprio poche settimane prima, con un'incoerenza non rara nelle decisioni del regime, era stato predisposto il congedo di 600.000 riservisti. (...) Nonostante tutti questi segnali sfavorevoli, il duce dette avvio all'offensiva il 28 ottobre, con l'avallo del re e l'acquiescenza dell'intera classe dirigente. Le forze che varcarono il confino in Epiro, il corpo d'armata Ciamuria del generale Visconti Prasca, ammontavano a 55.000 uomini, 163 carri armati della divisione Centauro e circa 300 bocche da fuoco, mentre contro la frontiera macedone e a sorveglianza di quella jugoslava agiva il 26° corpo d'armata, al comando del generale Nasci, forte di 12.000 uomini, con altrettanti pezzi di artiglieria.  A causa del maltempo, mancò la copertura aerea, l'unico settore in cui le forze italiane erano nettamente prevalenti, e, dopo i primi tre giorni di avanzata senza particolari difficoltà se non quelle create dal clima e dal terreno, il primo novembre i greci passarono al contrattacco nel settore macedone, dove lo schieramento italiano era più debole rispetto alle loro forze. La divisione alpina Julia, cerniera dello schieramento italiano e già in posizione avanzata, fu tagliata fuori e si aprì strada verso la frontiera a prezzo di gravissime perdite. Lo scacco costò il posto a Visconti Prasca, sostituito da Soddu, e indusse il governo a costituire altri due corpi d'armata. Ma ormai il ripiegamento, iniziato il 22, era in atto, e le forze italiane si attestarono progressivamente su una linea ben più arretrata del confine, mentre la controffensiva greca guadagnava agli ellenici, nel corso dell'inverno, Himara e Pogradec, Klisura e Argirocastro. Si pervenne a una logorante e improduttiva guerra di posizione che era l'esatto opposto di quella "di rapido corso" di cui necessitava la campagna per la sua riuscita; in Italia, Badoglio usciva di scena, sostituito da Cavallero. L'ombra di Hitler si profilava invadente sul capo di Mussolini che pretendeva un'offensiva vincente per potersi permettere di rifiutare l'aiuto alleato. Ma quella che scattò all'alba del 9 marzo, con 12 divisioni per tre corpi d'armata, alla presenza dello stesso duce, si risolse in una serie di sterili spallate che, come un ritornello già suonato un quarto di secolo prima, costarono oltre 10.000 perdite agli italiani, solo per raggiungere e poi perdere vette e postazioni, e conseguire vantaggi territoriali insignificanti' ((pag 61-62-63)] [ISC Newsletter N° 89] ISCNS89TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org] 
  

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Il ritardo della marina militare tedesca negli anni Trenta e il declino delle grandi corazzate PDF Print E-mail
KENNEDY Ludovic, Caccia alla Bismarck. EDIZIONI IL GIORNALE. MILANO. 1994 pag 288 8°  ringraziamenti nota dell'autore, note cartine fonti indice nomi; traduzione di Franco IENZI, Collana Biblioteca storica; Titolo originale dell'opera: 'Pursuit'. ['Reader fu messo a capo della marina nel 1928, e così cinque anni dopo, quando Hitler andò al potere; esisteva già il nucleo di una nuova flotta tedesca. Per prima cosa si preoccupò dei sommergibili, vietati dal Trattato di Versailles, costruiti all'inizio segretamente in cantieri finlandesi e spagnoli: quindi degli incrociatori corazzati a grande raggio d'azione o corazzate tascabili 'Deutschland, Admiral Graf Spee, Admiral Scheer'; in seguito vennero gli incrociatori da battaglia 'Scharnhorst' e 'Gneisenau', la gigantesca 'Bismarck' e la sua gemella 'Tirpitz'. (Tutte queste navi erano state progettate in modo da sembrare simili, un'idea che in seguito, e quasi involontariamente, avrebbe dato ottimi frutti). Per anni Hitler continuò a dire a Raeder di non preoccuparsi per una guerra con la Gran Bretagna: perfino nel 1938, quando l'incubo stava ormai per divenire realtà, gli promise altri sette anni di dilazione. Così Raeder preparò il piano «Z»: 250 U-Boote, altre sei corazzate ancora più grandi della 'Bismarck' e della 'Tirpitz' e veloci incrociatori leggeri che sarebbero stati i loro esploratori: tutte queste navi erano destinate ad andare in cerca di preda nell'Atlantico, come tigri affamate, per scacciare la navigazione britannica dai mari. Quando un anno dopo scoppiò la guerra, un Raeder preso alla sprovvista scoprì quello che gli stranieri avevano già scoperto prima di lui, e cioè che le parole del Führer non erano altro che polvere. «In terra sono un eroe», disse una volta Hitler «ma in mare sono un codardo». Era affascinato dalle corazzate, parlava con competenza delle loro caratteristiche tecniche, ma non sapeva nulla del potere marittimo e della sua importanza. Così lasciò ogni cosa in mano a Raeder e la marina fu l'ultima di tutte le armi e le istituzioni del Terzo Reich a essere contaminata dalla idee e dalle pratiche naziste' (pag 17); "La missione della 'Bismarck' si svolse troppo tardi. Se essa e la sua gemella 'Tirpitz' fossero state completate un anno prima e fossero salpate con lo 'Scharnhorst' e lo 'Gneisenau' verso le rotte commerciali dell'Atlantico all'inizio dell'inverno 1940-41, sarebbe stata una storia completamente diversa. Divise in gruppi da battaglia separati, non si può valutare il danno che avrebbero potuto fare, quale effetto avrebbero potuto avere le loro azioni sullo sforzo bellico britannico. (...) Malgrado queste perdite, le unità pesanti germaniche avrebbero ancora potuto operare in Atlantico per periodi più brevi, salpando e rientrando a Brest. Ma adesso altri fattori cominciarono a dover essere presi in considerazione. Il colpo sui timoni della 'Bismarck' poteva essere stato fortunato, ma quello che era accaduto una volta poteva ripetersi. La potenza aerea britannica stava aumentando di giorno in giorno. La combinazione di portaerei, idrovolanti a grande autonomia e radar significava che una volta che una nave da guerra tedesca fosse stata localizzata in mezzo all'Atlantico, avrebbe avuto poche probabilità di salvezza: gli aeroplani delle portaerei di giorno e il radar di notte avrebbero mantenuto il contatto fino a quando non fossero arrivate forze superiori. Hitler se ne rese conto subito e, nel timore di altre perdite di prestigio, proibì a Raeder di far uscire in Atlantico altre navi da guerra tedesche. E neanche lo stesso Raeder, come uomo di mare, poteva rimanere cieco di fronte a quei dati di fatto. «La perdita della 'Bismarck'» egli scrisse «ebbe un effetto decisivo nella guerra sul mare». Questo effetto fu la percezione (rinforzata dai successi della Luftwaffe contro la Royal Navy nelle acque di Creta) che il mezzo aereo aveva ormai reso superate le corazzate' (pag 253-255)
 
  

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Violenza in atto e violenza in potenza PDF Print E-mail
[BORDIGA Amadeo], Forza, violenza, dittatura nella lotta di classe. EDIZIONI DE 'IL PROGRAMMA COMUNISTA' DEL PARTITO COMUNSITA INTERNAZIONALISTA. MILANO. SD pag 58 8° grande  postilla; I testi della sinistra comunista, 3. Testo pubblicato sulla rivista 'Prometeo' nn. 2,4,5,8,9,10 della prima serie. ['Travalicando i millenni ed evitando di ripetere l'esame delle successive forme storiche di rapporti produttivi, di privilegi di classe, di potere politico, si deve giungere ad applicare tale risultato e criterio alla presente società capitalistica. E' così possibile battere la tremenda contemporanea mobilitazione dell'inganno, la universale regia che costruisce la soggezione ideologica delle masse ai sinistri dettami delle minoranze predominanti, il cui trucco fondamentale è quello dell'atrocismo, ossia, della messa in evidenza (corroborata inoltre da potenti falsificazioni di fatto) di tutti gli episodi di sopraffazione materiale in cui, per effetto dei rapporti di forza, la violenza sociale si è resa palese e si è consumata colpendo, sparando, uccidendo e - cosa che dovrebbe apparire più infame, se la regia non avesse avuto tremendi successi nell'incretinimento del mondo - atomizzando. Sarà così possibile riportare al loro giusto, preponderante valore qualitativo e quantitativo i casi innumerevoli in cui la sopraffazione, sempre risolvendosi in miseria, sofferenza, distruzione e volumi imponenti di vite umane, si consuma senza resistenza, senza urti, e - come dicevamo all'inizio - 'sine effusione sanguinis' - anche nei luoghi e nei tempi in cui sembra dominare la pace sociale e la tranquillità, vantata dai ruffiani professionali della propaganda scritta e parlata come l'attuazione piena della civiltà, dell'ordine della libertà. Il confronto tra il peso dei due fattori - violenza in atto e violenza in potenza - mostrerà che, malgrado tutte le ipocrisie e gli scandalismi, il secondo è quello predominante, e solamente su di una tale base si può costruire una dottrina e una lotta capaci di spezzare i limiti dell'attuale mondo di sfruttamento e di oppressione' (pag 9)] [ISC Newsletter N° 89] ISCNS89TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]

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