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I più ignoravano che un'Italia esistesse. Eppure, qualcheduno agiva in secreto PDF Stampa E-mail
VILLARI Lucio a  cura; saggi di Marta BONSANTI e Lucio VILLARI, documenti e testimonianze di Pietro FINELLI, Il Risorgimento. Storia, documenti, testimonianze. 3. Mazzini, Gioberti e le idee d'Italia, 1831-1846. LA BIBLIOTECA DI REPUBBLICA - L'ESPRESSO. ROMA. 2007 pag XIII 693 8°  guida alla lettura, foto illustrazioni iconografia documenti e testimonianze, antologia, cronologia, 1796-1900. ['I Milanesi menavano gran vanto della loro pulitezza e i marciapiedi, frattanto, erano attraversati da rigagnoli che non sentivano di muschio. (...) Tre quarti della popolazione non conosceva altro mondo, fuori di quello rinchiuso entro il circuito dei bastioni. La attivazione della ferrovia fra Monza e Milano fu un avvenimento colossale, che parve prodigio. Si udivano dei vecchi esclamare: 'Ora che ho veduto questa meraviglia, sono contento di morire! e parecchi morirono infatti. L'apertura del caffè Gnocchi in Galleria De Cristoforis inspirava due lunghi articoli alla 'Gazzetta di Milano' (...). Questo popolo non aveva giornali, né libri - la sua letteratura erano le 'bosinate' - la sua politica si riassumeva nel motto: 'Viva nûn e porchi i sciori!' (...). Uomini che pensassero all'Italia, che fremessero del servaggio straniero, che abborrissero l'Austria, erano in numero assai scarso. I più ignoravano che un'Italia esistesse. Eppure, qualcheduno agiva in secreto, qualcheduno scriveva, qualcheduno assumeva l'incarico pericoloso di propagare i fogli di Mazzini. Allora c'erano rischi tremendi a parlare di politica, foss'anche col più intimo degli amici. Taluni che troppo osavano, cadevano in sospetto di spie. Le 'Prigioni' di Silvio Pellico, erano ritenute un libro ultrarivoluzionario. Qualcheduno, tremando, osava declamare le liriche concitate del Berchet, in circolo ristretto di conoscenti. Tali ardimenti cominciavano verso l'anno 1842' (pag 464-465-466) [Antonio Ghislanzoni, «Di politica nessuno fiatava». Milano prima del '48; (in) A. Ghislanzoni, 'In chiave di baritono. Storia di Milano dal 1836 al 1848', Milano, 1882] [ISC Newsletter N° 93] ISCNS93TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]
 
  

 
Smentite le predicazioni dei frati che dall'alto del pulpito dipingevano i francesi come mostri PDF Stampa E-mail
VILLARI Lucio a  cura; saggi di Paolo S. SALVATORI e Lucio VILLARI, documenti e testimonianze di Elena PAPADIA, Il Risorgimento. Storia, documenti, testimonianze. 1. L'Italia e Napoleone, 1796-1814. LA BIBLIOTECA DI REPUBBLICA - L'ESPRESSO. ROMA. 2007 pag XIII 703 8°  guida alla lettura, 'Introduzione al Risorgimento: Il lungo cammino dell'Italia' di Lucio VILLARI, foto illustrazioni iconografia documenti e testimonianze, antologia, cronologia 1796-1900. ['Il 15 maggio 1796 il generale Bonaparte entrò in Milano alla testa del giovane esercito che aveva passato il ponte di Lodi e mostrato al mondo come dopo tanti secoli Cesare e Alessandro avessero un successore. I miracoli di audacia e genialità che l'Italia vide compiersi in pochi mesi risvegliarono un popolo addormentato; solo otto giorni prima dell'arrivo dei francesi, i milanesi li credevano un'accozzaglia di briganti sempre pronti a scappare davanti alle truppe di Sua Maestà Imperiale e Reale: così almeno andava ripetendo un giornalino grande come un palmo di mano, stampato su carta sporca. (...) Nel maggio 1796, tre giorni dopo l'ingresso dei francesi, un giovane miniaturista un po' matto, arrivato con l'esercito, e il cui nome, Gros, divenne famoso più tardi, sentendo raccontare al gran caffè dei 'Servi' (allora di moda) le imprese dell'arciduca, che tra l'altro era enorme, prese la lista dei gelati, stampata su una cartaccia gialla, e sul disegnò il grosso arciduca: un soldato francese gli bucava la pancia con la baionetta, e invece di sangue usciva un'incredibile quantità di grano. Quel che chiamiamo scherzo o caricatura erano cose sconosciute in quel paese di vigile dispotismo; il disegno lasciato da Gros sul tavolino del caffè dei Servi sembrò un miracolo caduto dal Cielo; fu immediatamente stampato e il giorno dopo se ne vendettero ventimila copie. Lo stesso giorno venne imposto un contributo di guerra di sei milioni per far fronte alle necessità dei soldati francesi: avevano vinto sei battaglie, conquistato venti province, e ora mancavano soltanto di pantaloni, scarpe, giacche e cappelli. Grazie a quei francesi scalcagnati, subito dilagò in Lombardia una tale esplosione di gioia e di piacere che solo i preti e qualche nobile sentirono il peso del contributo di sei milioni, presto seguito da molti altri. I soldati francesi ridevano e cantavano tutto il giorno: avevano al massimo venticinque anni, e il generale capo, che ne aveva ventisette, passava per il più vecchio dell'esercito. Quella felicità, quella giovinezza, quella spensieratezza smentivano allegramente le furibonde predicazioni dei frati, che da sei mesi dall'alto del pulpito dipingevano i francesi come mostri, obbligati sotto pena di morte a incendiare tutto e a tagliare la testa alla gente. A tale scopo, ogni reggimento marciava preceduto da una ghigliottina. Nelle campagne, sulla porta dei casolari, si vedevano soldati francesi cullare i figli delle contadine, e quasi tutte le sere un tamburino, strimpellando il violino, improvvisava un ballo. Le contraddanza erano troppo complicate e raffinate perché i soldati, che del resto le conoscevano poco, potessero insegnarle alle donne del paese; e così ci pensavano le donne a insegnare ai francesi la 'Monferrina', il 'Saltarello' e altre danze italiane' (pag 445-446, 448-449) [Stendhal, 'Milano nel 1796' (da 'La Certosa di Parma' (1839) a cura di F. Zanelli Quarantini, Milano, 2006)] [ISC Newsletter N° 93] ISCNS93TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]
 
L'editoriale: 'un messaggio interno alla dialettica oligarchica dei gruppi di pressione e di potere' PDF Stampa E-mail
ISNENGHI Mario, La stampa quotidiana del centro-sud. 3. Il Roma di Napoli. GIOVANE CRITICA, ROMA, N. 30, PRIMAVERA 1972, pag 37-44. ['E' opinione comune che gli articoli di fondo dei quotidiani non li legga nessuno. O solo i 1.500 addetti ai lavori di cui parlava anni fa E. Forcella: tutti i ministri, una parte dei sottosegretari, taluni deputati e senatori, dei cardinali impegnati, qualche industriale 'à la page' e pochi altri cittadini sparsi per la penisola, mossi da moventi inconfessabili. Nei quotidiani di provincia l'editoriale è un po' il fiore all'occhiello del direttore. Alcuni di essi altro in effetti non fanno - oltre che garantire il necessario raccordo subalterno della redazione con la proprietà - che l'editoriale settimanale sulle sorti del mondo: da esso i lettori indomenicati dovrebbero arguire le chiavi per intendere sette giorni di sottigliezze politiche e diplomatiche. Nei quotidiani che contano l'editoriale nient'altro invece sarebbe che un messaggio di gruppo interno alla dialettica oligarchica dei gruppi di pressione e di potere: con formule ed apparenze esterne destinate al grande pubblico e con significati esoterici per gli addetti. In questa maniera vengono normalmente rappresentati e deplorati dagli studiosi del fenomeno giornalistico i "fondi" italiani: perché criptici, oligarchici, non-democratici e appariscente sintomo del vecchio modello di quotidiano "ideologico" e non "informativo, dominante e caratteristico dei quotidiani nostrani; a differenza di un modello europeo che si vuole non più ideologico né fazioso, ma dignitoso e oggettivo, onesto frutto d'un moderno aziendalismo' (pag 39)] [ISC Newsletter N° 93] ISCNS93TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]
  

 
Un severo giudizio di Angelo Tasca su Stalin (1929) PDF Stampa E-mail
GORI William, Togliatti, personaggio in cerca di autore. (Giorgio Bocca - Silvia Giacomoni, 'Palmiro Togliatti', Laterza, Bari, 1973, pp. 748 L. 4.500), GIOVANE CRITICA, ROMA, N. 37, ESTATE 1973, pag 26-30 ['Accomiatandosi da Bucharin (1929), Tasca così scrive a Togliatti e agli altri dirigenti comunisti italiani: «Tutta la situazione gravita su Stalin. L'I.C. non esiste; il P.C. dell'URSS non esiste; Stalin è il "maestro e donno" che muove tutto. Egli è all'altezza di una simile situazione? È egli in grado di portare una così tremenda responsabilità? La mia risposta è netta: 'Stalin è smisuratamente al di sotto di essa'. Rivedete tutta la sua produzione: non troverete un'idea sua. E' un rimasticatore di idee altrui, che ruba senza scrupolo, e poi presenta in quella sua forma schematica, che dà l'illusione di una forza di pensiero, che non c'è. Le idee sono per lui delle pedine che egli dispone, per vincere, partita per partita. Taluni a Mosca si commuovono pensando che Stalin "fa come Lenin" che più volte ha tolto ad avversari argomenti (...). Paragonare i due, anche su questo terreno, è profanazione e cortigianeria. Lenin ha strappato spesso le armi dalle mani degli avversari e se ne è servito talvolta, 'per attuare i principi che egli stesso aveva elaborato (...)'. Stalin plagia perché non può fare altro, perché è intellettualmente mediocre e infecondo, e perciò odia in segreto la superiorità intellettuale di Trockij, Bucharin etc., cui non sa perdonare, si serve delle loro idee, caso per caso, di volta in volta, secondo le circostanze e, dopo averle fatte sue, passa all'offensiva contro i derubati, perché non i principi contano, ma il monopolio del potere» (G. Bocca, op. cit., pp. 184-185)'] [ISC Newsletter N° 93] ISCNS93TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]

 
F. Scott Fitzgerald, la lotta contro la sconfitta PDF Stampa E-mail
FITZGERALD F. Scott, 28 racconti. ARNOLDO MONDADORI EDITORE. MILANO. 1960 pag 840 16°  premessa di Malcolm COWLEY (F. Scott Fitzgerald, vita e opere, ndr); traduzione di Bruon ODDERA; Collezione Medusa. ['Negli anni 1935 e 1936, subì un completo tracollo fisico ed emotivo (...). Le cause del tracollo non sono misteriose e Arthur Mizener le ha descritte  con molta comprensione in 'The Far Side of Paradise'. I sintomi, descritti dallo stesso Fitzgerald, furono dolorosi in modo straziante, ma per nulla inconsueti. (...) Fitzgerald, nonostante tutti i suoi tormenti, si trovava ancora in purgatorio e non in quei gelidi gironi dell'inferno in cui il cuore si raggela. Proprio perché si avvinghiò alla sua sincerità e al suo senso dei valori, soffrì più degli autentici dannati. "Era disperazione, disperazione, disperazione... disperazione giorno e notte" disse un'infermiera che lo aveva curato nel 1936. Fitzgerald passava le notti insonni meditando incupito su ciò che non era riuscito a compiere. Verso le tre del mattino, scrisse, il vero orrore "prendeva forma sui tetti, e negli striduli clacson dei tassì, i gufi della notte. Orrore e sperpero... (...) In momenti come questi l'uomo conserva il senno con la forza di volontà, oppure lo perde mediante ciò che equivale a una deliberata decisione. Fitzgerald non si rifugiò nei sogni o nelle illusioni o in alcun altro surrogato dell'utero materno. V'era un nucleo duro  nel suo carattere - chiamatelo puritanesimo del Middlewest, se vi piace, o cattolicesimo irlandese della borghesia, o semplicemente ostinazione - ed esso gli impedì di rinnegare gli obblighi che aveva con la famiglia, con i creditori, con il proprio talento in quanto artista. (...) Fino al momento della morte Fitzgerald aveva scritto circa 160 racconti; non sarebbe facile determinarne il numero esatto perché una parte del suo lavoro si trovava sulla linea di confine tra la narrativa e il saggio brillante, o "articolo da rivista". I quarantasei racconti inclusi nelle quattro antologie pubblicate comprendono quasi tutti i migliori, ma non proprio tutti, in quanto Fitzgerald era un giudice acuto ma bizzarro del proprio lavoro. L'ultima raccolta, 'Taps at Reveille', apparve nel 1935 e i racconti degli ultimi anni non sono mai stati ristampati. Su tutto ciò si basa la presente scelta, nella quale ho tentato di riunire i migliori racconti scritti in ogni fase della carriera di Fitzgerald. Complessivamente, i ventotto racconti formano una storia non ufficiale di due decenni di vita americana, o meglio di un decennio con le sue lunghe ripercussioni. (...) Ma non si limitano a parlare per il loro tempo, in quanto parlano anche per l'Autore; e, considerati nel loro insieme, costituiscono una sorta di diario di tutta la sua carriera. Fu una carriera diversa da quella che ci eravamo aspettata dopo aver letto i suoi primi libri e dopo aver saputo del suo declino. Quel che sembra assumere importanza, ora, non consiste nei primi successi, nell'abbandono e nello scoramento degli anni successivi, e neppure nel contrasto tra i due periodi, che offre facili spunti ai romanzi d'altri scrittori; si tratta soprattutto della lotta contro la sconfitta, e del genere di ben definito trionfo cui egli pervenne grazie a tale lotta. Fitzgerald rimane un esempio e un archetipo, ma non soltanto del 1920 e degli anni seguenti; egli rappresenta, in ultima analisi, lo spirito umano in una delle sue forme definitive' (Malcolm Cowley, premessa) (pag 32, 34-35, 39-40)] [ISC Newsletter N° 93] ISCNS93TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]
  

 
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