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Seconda guerra mondiale: non ci fu il grosso sforzo di documentazione condotto per la Grande guerra PDF Stampa E-mail
ROCHAT Giorgio, Una ricerca impossibile. Le perdite italiane nella seconda guerra mondiale, ESTRATTO DA 'ITALIA CONTEMPORANEA'. MILANO. N. 201, DICEMBRE 1995 pag 687-700 8° (F)  tabelle note, 'Note e discussioni. ['Calcolare le perdite umane di una guerra è possibile soltanto in termini approssimativi, malgrado i complessi sistemi di registrazione e controllo della popolazione e della forza alle armi di cui dispongono gli stati e gli eserciti moderni. Inoltre le elaborazioni dei dati ufficiali, anche quando esistono, non possono rispondere a tutti gli interrogativi che pone lo storico. Facciamo l'esempio delle perdite italiane nella prima guerra mondiale, che furono oggetto di rilevazioni sistematiche promosse dal Comando supremo e dal ministero della Guerra subito dopo il termine del conflitto, con la pubblicazione di opere pregevoli, e poi tema privilegiato della propaganda fascista, come base "morale" della rivendicazione di un ruolo maggiore dell'Italia nella politica europea. Ciò nonostante queste rilevazioni lasciano aperti grossi interrogativi,per esempio sugli ufficiali (nomine, carriere, perdite) (1) e nulla ci dicono dei prigionieri. Fino a poco tempo fa tra i 500.000 militari morti per ferita o malattia entro il 1918 e i 650.000 caduti complessivi avevamo un buco, che non poteva essere spiegato soltanto con i morti per cause belliche dopo il 1918. Poi, nel 1993, Giovanna Procacci ha scoperto che i morti in prigionia non erano poche decine di migliaia, ma 100.000, e che il loro ricordo era stato del tutto rimosso non soltanto per l'ingiusto sospetto di viltà (se non di diserzione) che gravava su chi si era arreso, ma anche perché l'altissima mortalità era dovuta al rifiuto delle autorità politiche e militari di fornire ai prigionieri i soccorsi alimentari che li avrebbero salvati dalla morte per fame (i 600.000 prigionieri francesi ricevevano regolari rifornimenti dalla madrepatria e quindi ebbero soltanto 20.000 morti,mentre i morti italiani furono 100.000 su 600.000 prigionieri) (2). Ricordiamo poi che accanto alle perdite belliche non si possono dimenticare i 600.000 morti provocati nell'inverno 1918-1919 dall'epidemia di "spagnola" in Italia, i cui tragici effetti sono anche una conseguenza indiretta della guerra che aveva inciso sull'alimentazione della popolazione e sulla riduzione dell'assistenza sanitaria (3). Veniamo alla seconda guerra mondiale anzi alla sua prima parte, la guerra "regolare" fino all'armistizio dell'8 settembre 1943. La prima cosa che balza agli occhi è la mancanza del grosso sforzo di documentazione dell'impegno bellico condotto per la prima guerra mondiale. Per fare un esempio, non abbiamo dati sicuri per la forza alle armi nei diversi periodi, ma soltanto quelli disponibili all'epoca presso gli alti comandi, senza alcun coordinamento tra esercito, marina e aeronautica (4). (...) Quella sulle perdite della seconda guerra mondiale è davvero una "ricerca impossibile", che non può arrivare a conclusioni generali di qualche certezza, anzi porta a evidenziare i limiti del grande rilevamento dell'Istituto centrale di statistica, l'unico tentativo organizzato per una quantificazione e un'analisi delle perdite del conflitto. Le ricerche già condotte dagli Istituti per la storia della Resistenza e quelle in corso possono dare risultati settoriali del massimo interesse e aprire prospettive stimolanti, ma arrivare a cifre complessive affidabili sembra proprio una "ricerca impossibile"' (pag 687-688, 700) [(1) Cfr. Giorgio Rochat, 'Gli ufficiali italiani nella prima guerra mondiale', in Giuseppe Caforio, Piero Del Negro (a cura), 'Ufficiali e società', Milano, Angeli, 1988 (ora anche in G. Rochat, 'L'esercito italiano in pace e in guerra', Milano, Rara, 1991; (2) Cfr. Giovanna Procacci, 'Soldati e prigionieri italiani nella prima guerra mondiale', Roma, Editori Riuniti, 1993; (3) Cfr. Giorgio Cosmacini, 'Medicina e sanità in Italia nel ventesimo secolo', Roma-Bari, Laterza, 1989, pp. 5-21; (4) Cfr. Giorgio Rochat, 'Gli uomini alle armi 1940-1943', in Id. 'L'esercito italiano in pace e in guerra', cit.] [ISC Newsletter N° 92] ISCNS92TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]    
  

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Negli Arditi del popolo entrarono nel 1921 molti reduci provenienti dalla Lega proletaria PDF Stampa E-mail
ISOLA Gianni, Socialismo e combattentismo: la Lega proletaria, 1918-1922. ESTRATTO DA 'ITALIA CONTEMPORANEA' - ISTITUTO NAZIONALE PER LA STORIA DEL MOVIMENTO DI LIBERAZIONE. MILANO.  N. 141, DICEMBRE 1980 pag 5-29 8° (F)  note tabelle. ['Una conferma indiretta della fluidità delle posizioni fra combattenti proletari e nazionali, per lo meno per tutto il 1919, proviene dai termini stessi con cui si svolse la campagna propagandistica delle due organizzazioni, punteggiata dal passaggio di sezioni dall'una all'altra parte delle concorrenti, ma soprattutto dai ripetuti tentativi di fusione proposti al vertice ed abortiti anche per reazione alla politica discriminatrice messa in atto dalle autorità militari contro i reduci socialisti (14). La doppia anima di tutto il movimento combattentistico - il perenne contrasto fra le funzioni assistenziali proprie dell'organizzazione e le prospettive politiche che il movimento di massa portava in sé sino dalla fondazione - all'interno della Lega proletaria si materializzò nella continua contrapposizione fra riformisti (gruppi cioè tesi a privilegiare l'azione rivendicativa più immediata di ispirazione confederale) e massimalisti-rivoluzionari (quanti tendevano cioè ad accentuare il ruolo propagandistico e organizzativo della Lega e dei reduci verso obiettivi più squisitamente politici a fianco del partito); un contrasto che, d'altro canto, ripeteva l'eterna contrapposizione fra le due contrastanti tendenze del movimento operaio e del Psi in particolare. Meno incisivo il ruolo di anarchici e sindacalisti rivoluzionari, le altre due formazioni presenti nella compagine organizzativa della Lega, perlomeno al vertice, mentre la loro presenza in sede locale si realizzò nell'assunzione della direzione di alcune importanti federazioni provinciali" (pag 9-10); "Al programma comunista venne a mancare una verifica pratica; ogni occasione ufficiale di incontro fra le due componenti della Lega si risolse in un aperto scontro, che solo raramente si mantenne a livello verbale: fu pertanto deciso di rimandare ogni presa di posizione all'ormai prossimo III Congresso nazionale, in vista anche della consultazione elettorale anticipata, per la quale, dopo aver proclamato  la perfetta equidistanza della Lega sia dal Psi che dal Pcd'I, venne lasciata completa libertà agli iscritti nell'ambito degli stessi (57). Superato il confronto elettorale, che confermò il successo ottenuto nel 1919 dai partiti di massa, ma in cui le divise forze della Lega non sembrarono ripetere il ruolo e l'incidenza avuti nelle precedenti elezioni (58), il Psi decise di passare all'offensiva per contrastare la dilagante influenza dei gruppi comunisti nella Lega e dette inizio anch'esso a gruppi su basi di partito, dichiarando apertamente i fini anticomunisti dell'operazione (59). L'iniziativa socialista non ebbe però alcun seguito , perché nel frattempo l'attacco fascista alle organizzazione proletarie si era esteso e si era fatto più violento, tanto da rendere necessario il rinvio a settembre del congresso nazionale previsto per luglio, per permettere alle federazioni più colpite - Ferrara, Rovigo, Modena, Reggio Emilia, Bologna, Firenze, Perugia e soprattutto Torino - di riorganizzarsi adeguatamente (60). La risposta popolare alla recrudescenza della violenza fascista fu simboleggiata dalla costituzione degli Arditi del popolo, che nel luglio-agosto 1921 videro accorrere nelle loro file numerosi reduci, provenienti sia dall'Anc che dalla Lega proletaria (61); in alcune zone, e segnatamente in Piemonte e in Liguria, la Lega e le sue sezioni fornirono qualcosa di più dell'«appoggio» di cui parla Spriano, giungendo in alcuni casi ad identificarsi sul piano organizzativo con quella che è stata definita «la grande occasione mancata dell'antifascismo militante prima della marcia su Roma (62). La decisa opposizione del Pcd'I prima e del Psi poi agli Arditi del popolo, impedirono alla Lega di approfittare del successo dell'apparizione delle squadre armate per sviluppare i temi più volte dibattuti della costituzione dell'esercito rosso: in particolare ai reduci comunisti non rimase che confidare nell'esito favorevole dell'imminente congresso nazionale per spingere tutta l'organizzazione verso la lotta armata contro la crescente reazione fascista. Per coordinare l'azione dei gruppi e delle sezioni comuniste della Lega il Cccp  aveva rielaborato il precedente programma, articolandolo in otto punti; su questa base i comunisti ottennero l'adesione di numerose sezioni di centri importanti come Savona, Roma, Genova, Firenze, Napoli, Novara, oltre a quella scontata di Torino. Nel frattempo nel Cccp Angelo Tasca aveva sostituito Grieco, trasferitosi da Milano a Roma assieme al vertice del Pcd'I; ma cambiamenti più significativi si erano verificati all'interno del CC fiorentino con le dimissioni prima di Carlo Santini, il comunista direttore di «Spartacus», che di fatto privarono la Lega del suo organo ufficiale, e poi di Pilati, che come membro della direzione del Psi aveva preferito abbandonare il proprio posto di segretario politico piuttosto che offrire all'opposizione comunista uno dei preferiti obiettivi polemici (63)" (pag 18-19) [(14) Assai spesso la costituzione della sezione combattentistica era preceduta dal contraddittorio pubblico fra i propagandisti proletari e nazionali (...)']; [(57) Il comunicato del CC apparve sulla stampa socialista e comunista; testimonianza del grande interesse del Pcd'I per l'organizzazione dei reduci à data dal fatto che «l'Ordine nuovo» lo pubblicò per ben tre volte (21 aprile, 2 e 5 maggio), con un'insistenza perlomeno inconsueta rispetto a documenti consimili di altre organizzazioni di classe; «l'Avanti» lo pubblicò solo il 22 aprile 1921; (58) Dei numerosi iscritti alla Lega candidati per il Pcd'I, il solo Ersilio Ambrogi venne eletto; al contrario per i socialisti passarono Alfino, Beltrami, Bosi, Lollini, Maffi, Malatesta, Matteotti, Mingrino, Pagella, Picelli, Pieraccini, Quaglino, Francesco Rossi, Smorti e Zaniboni, che insieme ricostituirono il Gps ex combattenti, già formatosi nella legislatura precedente (...); (59) cfr. Gruppi socialisti nella Lega proletaria mutilati e reduci di guerra, in 'Avanti!', 9 giugno 1921; (60) Per il comunicato ufficiale del rinvio del congresso v. 'Il Congresso della lega proletaria rinviato', in "l'Ordine nuovo", 4 giugno 1921; (61) Sulla matrice combattentistica del movimento degli Arditi del Popolo v. Ferdinando Cordova, Arditi e legionari dannunziani, Padova, Marsilio, 1969, pp. 101 e segg., e G. Sabbatucci, 'I combattenti', cit., pp. 356-7: ambedue dimenticano la presenza della Lega proletaria; (62) V. Paolo Spriano, 'Storia del Partito comunista italiano, vol. 1. Da Bordiga a Gramsci', Torino, Einaudi, 1967, pp. 139-51, che è il più valido contributo ad una analisi storica del fenomeno ed anche ID., 'Gramsci, il fascismo e gli arditi del popolo', in 'Prassi rivoluzionaria e storicismo in Gramsci', in "Critica marxista", Quaderni n. 3, 1967, pp. 181 e segg., in cui l'autore analizza l'atteggiamento - e le successive mutazioni di esso - di Gramsci verso i reduci; (63) La dimissioni di Santini costituirono il colpo finale per il già debole "Spartacus": un calo verticale della tiratura (dalle 25.000 copie per numero del luglio 1920 si era passati a solo 7.000 nella seconda metà di marzo 1921) e una diminuzione netta degli abbonamenti (da 5.000 a 1.000 nelle stesse date) ne avevano preannunciato la fine (cfr. C.S. (Carlo Santini), 'Come è vissuto "Spartacus", in 'Spartacus', 1921, n. 4] [ISC Newsletter N° 92] ISCNS92TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]  
  

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Riflessi della rivoluzione inglese sull'evoluzione costituzionale degli Stati Uniti PDF Stampa E-mail
NEGRI Guglielmo, Profili dell'evoluzione costituzionale delle Colonie americane, (1606-1776). NISTRI-LISCHI. PISA. 1961 pag 60 8°  premessa note. ['Nei «dibattiti di Putney» (16) (...) sono già concretamente disegnate le posizioni ideali che allungheranno le ombre sulle coste atlantiche degli Stati Uniti: la tesi dell'investitura di diritto divino del monarca e della struttura episcopale della Chiesa; la tesi parlamentare, coesa sul denominatore presbiteriano; di equilibrio tra i poteri, al fondo conservatrice, se pur intransigente nella difesa della sua «presenza» politica e sociale; le tesi rivoluzionarie delle minoranze in cui lievita chiara la protesta politica ed ancor nebulosa quella sociale, mentre balza evidente la rottura con gli schemi teologici ed il diritto dell'età di mezzo. Quale più stretto anello di congiunzione con l'esperienza americana del linguaggio e della psicologia degli ufficiali e dei soldati del 'Nuovo Modello (17), delle tesi degli «agitatori» fermi nella difesa della massima «quod omnibus spectat, ab omnibus tractari debet» e della replica di Ireton, per gli ufficiali, che chiarisce che la costituzione del Regno «stabilisce che uomini di una certa qualità devono essere gli elettori dei Deputati al Parlamento, e sono tutti coloro che hanno un interesse permanente nel Regno e che, presi insieme, comprendono tutti gli interessi permanenti e locali del Regno» (18)? Quale più diretta discendenza del costituzionalismo americano se non dalla aspirazione dei 'Levellers' e del Lilburne ad una costituzione scritta, non modificabile dal Parlamento (19)? Come non ritrovare, anche nel pensiero politico americano dell'800, i sedimenti dalla polemica del Winstanley contro avvocati e commercianti; gli insegnamenti di Harrington sulla sfera di contatto tra potenza economica e potere politico; il mito della bontà delle elezioni annuali e del rapido avvicendamento nelle cariche; la rivendicazione del diritto del voto alle donne, le lucidissime e pratiche intuizioni del 'Patto del Popolo' (20) circa il suffragio universale, le incompatibilità parlamentari, l'autonomia della Camera, la costituzione come 'paramount law', il principio harringtoniano del «governo delle leggi e non di uomini» (21)? Anche se i continuatori di Ireton, i cauti 'leaders' dell'America coloniale, non accettarono integralmente il messaggio degli epigoni di Harrington, di Lilburne, di Winstanley, del Colonnello Rainborough e degli «agitatori» dei Reggimenti puritani, seppero, tuttavia, tenerne conto e ruppero con il Re: non fu lo stesso Burke in «An Appeal from the new to the old Whigs» a dire che «gli Americani nella loro ribellione contro l'Inghilterra erano nella stessa posizione dell'Inghilterra contro il Re Giacomo II, nel 1688»?" (pag 16-18) [(16) Si veda la bella e fedele versione in Gabrieli, 'Puritanesimo e Libertà: dibatti e libelli', pag 5 e segg. e la penetrante analisi nella 'Introduzione', soprattutto a pag XXIV e segg.. Si confr. quanto scrive il Sabine, op. cit., pag 389 e segg.; (17) Scrive il Gabrieli, 'Introduzione', pag XXIX: «Negli atteggiamenti, nelle emozioni e nel pensiero d'una trentina di interlocutori si rispecchia una larga parte della società politica contemporanea, ancora impregnata di spiriti medievali ma già aperta verso ideali moderni, il vigore dei quali è dato misurare nella profonda serietà e persuasione che anima anche i più rozzi e brevi interventi. Razionalismo e misticismo, diritti della coscienza individuale e supremazia della legge, considerazioni utilitarie ed esigenze egualitarie si scontrano e si confondono spesso in questi incunaboli della democrazia». Per quanto concerne l'oratoria puritana, si veda H. Gauger, 'Die Kunst der politischen rede in England', pag 20 e segg., Tubingen, 1952; (18) Gabrieli, op. cit., 'I dibattiti di Putney', pag 73; (19) Scrive il Gabrieli, op. cit., pag XL : «La loro insistenza nel volere fissare e delineare in una costituzione scritta i poteri del governo ed i diritti inalienabili dei cittadini, assegna ai 'levellers' non solo una posizione di precursori nella storia del pensiero costituzionale democratico ma ne fa, forse, gli unici assertori della supremazia della legge in un momento in cui regnava assoluta la forza della spada»; (20) Il testo è tradotto in Gabrieli, op. cit., pag 150 e segg. Si confronti anche quanto scrive il Sabine, op. cit., pag 392: «Più di qualsiasi altro gruppo rivoluzionario, i Livellatori si avvicinarono alla filosofia politica che divenne più tardi tipica della democrazia radicale. Appariva in loro, in forma nuova,l'antica dottrina della legge naturale: il diritto innato di ciascuno a un minimo di privilegio politico, la dottrina del consenso per partecipazione nella scelta di rappresentanti; la giustificazione della legge e del governo come protezione dei diritti individuali, e la limitazione di ogni organo di governo, sotto il potere sovrano del popolo, assicurata da un elenco scritto dei suoi diritti inalienabili. La presenza di tutte queste idee nell'Inghilterra intorno al 1650 è doppiamente interessante in quanto i progetti costituzionali dei Livellatori fallirono in quel paese, al confronto della loro persistenza e della loro attuazione in America. Lo strumento di governo del 1653 fu in Inghilterra il primo e l'ultimo tentativo di limitare con una costituzione scritta il potere legislativo del Parlamento, di cui la rivoluzione finì invece per stabilire la supremazia legale. In America la Costituzione fu scritta, con le sue limitazioni al potere legislativo, diventò invece pratica generale». Questa posizione del Sabine è condivisa dal Dicey, 'Introduction to the Study of the Law of the Constitution', VIII, ed. London, 1927 (...); (21) Concorde; si confr. E.N. Cahn ed., 'Supreme Court and Supreme Law', pag 2, Indiana University Press, 1954] [ISC Newsletter N° 92] ISCNS92TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]  
  



 
La CGT portoghese tra l'Internazionale Sindacale Rossa e l'Internazionale di Amsterdam PDF Stampa E-mail
DE-FONSECA Carlos, Le origini del Partito comunista portoghese. ESTRATTO DA "MOVIMENTO OPERAIO E SOCIALISTA". GENOVA. N. 1-2 GENNAIO-GIUGNO 1973 pag 65-88 8° (F)  note tabelle. ['Nel 1922 la CNT spagnola (Plenum di Lerida) invita la CGT [Confederação General do Trabalho] portoghese a mandare i suoi delegati al Congresso dell'ISR [Internazionale Sindacale Rossa] a Mosca. La CGT delega, in qualità di osservatore, Perfeito de Carvalho, che all'Esecutivo dell'ISR presenta una dichiarazione nella quale si afferma che «la tattica e gli obiettivi perseguiti finora dalla CGT concordano con le risoluzioni del Congresso costitutivo dell'ISR». Convertito ai principi dell'ISR, Perfeito de Carvalho, al suo ritorno da Mosca costituisce il Comitato della Minoranza Sindacale: minoranza sulla quale i bolscevichi concentrano la loro attenzione, perché raccoglie i militanti più capaci e veramente legati con un rapporto diretto alle masse organizzate. La dichiarazione presentata da Carvalho a Mosca è la prova che i dirigenti sindacali portoghesi intendevano aderire all'IRS, contrariamente all'affermazione di M.J. de Souza che «essi non hanno mai avuto tale intenzione» e che «la CGT aveva accettato l'invito della CNT perché ignorava la dissidenza di Leida». Se le vicende del periodo staliniano hanno risparmiato quel documento, sarà possibile avere la conferma del fatto. La fondazione dell'AIL (Associazione Internazionale dei Lavoratori) di Berlino toglie tuttavia all'Internazionale dei Sindacati Rossi la possibilità di conquistare la CGT portoghese. Infatti, quest'ultima riceve dall'Unione Sindacale Italiana (USI) un invito a partecipare alla Conferenza internazionale dei Sindacati Rivoluzionari che si riunirà a Berlino (26) e soltanto dopo tale Conferenza la CGT prenderà una posizione definitiva. Nella risposta all'invito dell'Unione Sindacale Italiana, il segretario della CGT de Souza dichiara: «Siamo alla vigilia del nostro congresso nazionale che, per motivi imprevisti, è stato rinviato al prossimo luglio. Tale congresso prenderà posizione sulla questione dei rapporti internazionali (...). Noi abbiamo inviato a Mosca un nostro delegato che, essendo giunto troppo tardi, non ha avuto la possibilità di assistere al congresso dell'Internazionale Sindacale Rossa e al suo ritorno non ha potuto riferirci molto sul congresso (27)». Il delegato Perfeito de Carvalho, dunque, non assistette ai lavori del congresso di Mosca, ma non si rifiutò di fare la relazione chiestagli dalla CGT, come afferma lo stalinista Benito Gonçalves. Quanto alla Conferenza internazionale dei Sindacati Rivoluzionari, il segretario della CGT nella lettera all'USI così scrive: «E' probabile che noi accetteremo i risultati della Conferenza se essi concorderanno coi principi della lotta di classe e del sindacalismo rivoluzionario, riconoscendo come possibile una Internazionale che non si a controllata da alcuno dei gruppi politici internazionali». Tra l'adesione all'Internazionale Sindacale Rossa e quella all'Internazionale di Amsterdam, gli anarchici avevano mostrato fino allora di propendere per la prima: è un fatto tuttavia che la scelta delle relazioni internazionali determinò forti ondeggiamenti in seno alle USO più importanti del paese. Una volta fondata la nuova Internazionale, gli anarco-sindacalisti si affrettano a raccogliere tutte le loro forze e a intraprendere una rumorosa campagna sui giornali 'A Batalha' e 'A Comuna' in favore del sindacalismo rivoluzionario. Il 3° Congresso della CGT, riunito a Covilha, come si prevedeva, ha uno svolgimento tumultuoso in cui esplode il contrasto. Nel suo rapporto il segretario generale afferma che «il capitalismo non si regge che per un fenomeno di auto-suggestione» (sic). La commissione d'organizzazione del congresso, composto da comunisti, si presenta a difendere le tesi dell'ISR, senza aver fatto preventivamente un sia pur minimo lavoro di propaganda in favore di esse e si trova di fronte ad un uditorio quasi totalmente favorevole agli anarchici. I delegati comunisti, dopo una votazione in cui le loro tesi raccolgono 22 voti appena su 142, abbandonano il congresso, isolandosi così dai lavoratori organizzati. Nell'agosto 1923 ha luogo a Lisbona una conferenza sindacale nella quale, su proposta della «Minoranza sindacale», si ridiscute la questione dei legami internazionali, ma ancora una volta il risultato del voto è favorevole alla nuova Internazionale di Berlino (104 voti contro 6 per l'ISR di Mosca e 5 astensioni) e nuovamente i comunisti volgono le spalle ai sindacati presenti e lasciano la sala. Essi, quindi, con un pubblico manifesto 'Berlino-Mosca', elevano una protesta contro l'orientamento della CGT e contro l'adesione alla «Internazionale fantasma». Più tardi si costituiranno in frazione autonoma in seno alla CGT e stabiliranno relazioni diretta con l'Esecutivo dell'ISR'] (pag 83-84) [(26) l'AIL, Associazione Internazionale dei Lavoratori, che riprese il nome dell'Internazionale fondata da Marx, nacque nel 1921 per iniziativa dei sindacalisti tedeschi, con l'adesione dell'Unione Sindacale Italiana, della minoranza della CGTU francese, degli anarco-sindacalisti spagnoli e portoghesi, degli IWW statunitensi e di alcune altre organizzazioni sindacaliste dell'America Latina. Essa però vide diminuire presto il numero dei suoi aderenti e la sua influenza; (27) Lettera pubblicata nel 'Bulletin des Syndicats Révolutionnaires et Industriels', edito a Berlino dall'Ufficio di Organizzazione della Conferenza Sindacale Internazionale] [ISC Newsletter N° 92] ISCNS92TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]  
  

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L'evoluzione come fatto storico è una delle più importanti conquiste della scienza moderna PDF Stampa E-mail
MONTALENTI Giuseppe, L'evoluzione. EINAUDI. TORINO. 1972 pag VII 243 16°  prefazione, prefazione alla terza edizione introduzione, note tabelle grafici illustrazioni, nota bibliografica indice nomi; Collana PBE. Nato ad Asti nel 1904 morto a Roma nel 1990, Giuseppe Montalenti dal 1960 è stato titolare della cattedra di genetica  nella facoltà di scienze dell'Università di Roma. Nel '59 ha ottenuto il premio nazionale dell'Accademia dei Lincei per la botanica e la zoologia. E' stato dal '58 al '61 presidente della Union Internationale des Sciences Biologiques.['E' ancora diffuso in Italia il pregiudizio che l'evoluzione sia una teoria biologica antiquata, ormai superata dall'indirizzo sperimentale della scienza moderna; una teoria di cui non è stato possibile dare una dimostrazione definitiva. Le ragioni che alimentano tale pregiudizio sono analizzate nel capitolo VI di questo libro. Il quale si propone, appunto, di dimostrare la fallacia del giudizio negativo e la infondatezza dell'atteggiamento scettico che molti biologi assunsero nei riguardi dell'evoluzionismo all'inizio di questo secolo. L'opinione dei biologi moderni può esprimersi nella formula proposta da Th. Dobzhansky (1937): «l'evoluzione è un fatto assodato con quanta sicurezza è possibile accertare un evento che si è svolto al di fuori di ogni testimonianza umana». La genetica, da una trentina d'anni a questa parte, ha rimesso in onore lo studio dei modi con cui può attuarsi l'evoluzione, su di una base sperimentale. Gran fervore di ricerche è ora in atto su questi indirizzi d'indagine; e nessun biologo oggi dubita che l'accertamento dell'evoluzione come fatto storico sia una delle più importanti conquiste della scienza moderna. L'indagine dei meccanismi che l'hanno determinata è tuttora la mantengono come processo attuale, è considerata come uno dei compiti più urgenti della biologia" (pag IX, prefazione, 1965); "Il pregiudizio cui accennavo nella prefazione alla prima edizione va probabilmente dileguandosi nel pubblico italiano. Ad esso infatti, attraverso giornali libri radio televisione, giunge sempre maggior copia d'informazioni scientifiche, in particolare biologiche. Parecchi libri (traduzioni od originali) sono stati pubblicati in Italia sull'argomento dell'evoluzione come risulta dalla nota bibliografica (pp. 235-38). Tuttavia ritengo che questo volumetto possa ancora svolgere una utile opera d'informazione a carattere sintetico e riassuntivo. Perciò, lasciandone inalterata la struttura, lo ripresento al pubblico con alcune variazioni e qualche aggiunta rese necessarie per maggior chiarezza e per alcuni recenti progressi" (G. Montalenti, Roma, Istituto di genetica dell'Università, gennaio 1972)] [ISC Newsletter N° 92] ISCNS92TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org] 
  

 
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