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La resistenza organizzata dei gruppi subalterni contro i gruppi dirigenti e lo Stato inglese PDF Stampa E-mail
THOMPSON Edward P., Whigs e cacciatori. Potenti e ribelli nell'Inghilterra del XVIII secolo. PONTE ALLE GRAZIE. FIRENZE. 1989 pag 319 8°  introduzione di Eugenio F. BIAGINI: 'Edward Thompson, i Blacks e il «dominio della legge», note del traduttore, abbreviazioni, prefazione note appendice: 'Il Black Act', nota sulle fonti, poscritto, indice nomi; Collana Riferimenti. Storia. Nato a Oxford nel 1924, E.P. Thompson è stato uno dei leader dell'ala liberal del Partito comunista britannico fino al 1956, anno in cui se ne è staccato per dare vita alla New Left. E' stato docente al Warwick Center ofr Social History, e ha poi insegnato all'Università di Manchester. E' autore di 'The Making of the English Working Class' (Rivoluzione industriale e classe operaia in Inghilterra', 2 voll. 1969). [''Whigs e cacciatori' è uno studio dettagliato delle origini e dell'applicazione del Black Act del 1723, una legge penale del governo Walpole per reprimere il bracconaggio e altri reati nelle foreste del Berkshire e dello Hampshire. Il governo temeva che questi reati fossero associati a trame giacobite per la restaurazione degli Stuart, e perciò estese la pena di morte a reati che in precedenza erano punibili in modo meno severo. Tuttavia Thompson sostiene che dietro la giustificazione «antiterroristica» ci fosse un deliberato tentativo di sfruttare la situazione per rafforzare gli esclusivi diritti di proprietà vantati su queste tenute dai magnati Whig che erano emersi nei decenni successivi alla «Gloriosa Rivoluzione». (...) Thompson usa il caso del Black Act del 1723 per esaminare, da una parte, il ruolo dello Stato, della magistratura e della legge nel fornire ai gruppi dirigenti gli strumenti materiali per esercitare il loro potere in modo diretto e legittimato; e dall'altra, le reazioni di certi gruppi subalterni ostili al nuovo sistema di amministrazione delle foreste, e le forme assunte dalla resistenza da essi organizzata. Le attività dei Blacks indicano - secondo Thompson - la serpeggiante rivolta contro la presunta strumentalizzazione della legge per fini incompatibili con quella che era percepita come l'unico legittimo fondamento della legge stessa, la consuetudine. Essi non si lasciarono scoraggiare dalle nuove norme, ma indirizzarono e qualificarono i loro sforzi e le loro tattiche in modo da trarre il massimo vantaggio dal sistema legale. Opera avvincente e pionieristica, 'Whigs e cacciatori' è tutta costruita attorno al complesso rapporto tra «cultura patrizia» ed evoluzione del sistema legale, da una parte, e, dall'altra, la resistenza degli esclusi dall' 'establishment' e atti di «criminalità» rurale. Thompson non nega che la strategia «legale» delle classi dirigenti ottenesse un successo completo nell'Inghilterra del Settecento (4), ma sostiene che la vittoria dei patrizi non implicò passività né resa incondizionata da parte del «perdenti»" (pag 7-8, introduzione di Eugenio F. Biagini)] [(4) E.P. Thompson, 'The Poverty of Theory', London, 1978, p. 258]  [ISC Newsletter N° 86] ISCNS86TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]  
 
  
 
'Nella crisi, la piccola borghesia si levava contro tutti i vecchi partiti che l'avevano ingannata' PDF Stampa E-mail
TROTSKY (TROTSKIJ) Lev, Scritti contro il nazismo, 1930-1933. A.C. EDITORIALE COOP. MILANO. 2010  pag 256 16° prefazione di Claudio BELLOTTI, cronologia 1918-1933, note traduzione di Livio MAITAN. ['Gli spiriti semplici credono che la condizione regale consista nella persona del re, del suo mantello di ermellino e nella sua corona, nella sua carne e nel suo sangue. In realtà, questa condizione regale è un rapporto tra uomini. Il re è re solo perché nella sua persona si riflettono gli interessi e i pregiudizi di milioni di uomini. Quando questi rapporti sono ripudiati nel corso della storia, il re diviene un personaggio consunto, dal labbro pendente. In proposito si potrebbe chiedere le sue impressioni ancora vive a colui che una volta era chiamato Alfonso XIII (1). Il capo per grazia del popolo si distingue dal capo per grazia di dio in quanto è costretto, se non proprio ad aprirsi la strada, ad aiutare le circostanze ad aprirgliela. Ma il capo resta sempre un rapporto tra uomini, un'offerta individuale in risposta ad una domanda collettiva. Le discussioni sulla personalità di Hitler sono tanto più vivaci quanto più si ricerca in lui il segreto della sua vittoria. Sarebbe, tuttavia, difficile trovare un'altra figura politica che sia in eguale misura un nodo di forze storiche impersonali. Non era dato a un qualsiasi piccolo borghese diventare Hitler, ma una particella di Hitler si trova in qualsiasi piccolo borghese. (...) Il caos del dopoguerra ha colpito gli artigiani, i commercianti e gli impiegati non meno duramente degli operai. La crisi agraria colpiva i contadini. Il deperimento delle classi medie non poteva significare la loro proletarizzazione perché il proletariato stesso dava vita ad un gigantesco esercito di disoccupati cronici. L'impoverimento della piccola borghesia, a mala pena nascosto dietro le cravatte e le calze di seta artificiale, ha corroso tutte le credenze ufficiali e, prima di tutto, la dottrina del parlamentarismo democratico. Il grande numero di partiti, la febbre fredda delle elezioni, il mutamento continuo dei ministri complicavano la crisi sociale in un caleidoscopio di sterili combinazioni politiche. Nell'atmosfera surriscaldata dalla guerra, dalla sconfitta, dalle riparazioni, dall'inflazione, dall'occupazione della Ruhr, dalla crisi, dalla miseria e dalla disperazione, la piccola borghesia si levava contro tutti i vecchi partiti che l'avevano ingannata. Le recriminazioni violente dei piccoli proprietari precipitati nella bancarotta, dei loro figli universitari senza impiego e senza clienti, delle loro figlie senza dote e senza fidanzati, esigevano ordine e una mano di ferro' (pag 243-245)] [L. Trotsky, 'Che cos'è il nazionalsocialismo?' (Scritto il 10 giugno 1933 poco prima che l'autore lasciasse la Turchia per trasferirsi in Francia; (1) Alfonso XIII aveva abdicato dal trono di Spagna nell'aprile del 1931] [ISC Newsletter N° 86] ISCNS86TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]  
 
 
 
'Fino a una fase avanzata della guerra, l'episcopato fu unanime nell'appoggiare la causa franchista' PDF Stampa E-mail
LLERA-ESTEBAN Luis de,  a cura di Dianella Ughetta GAMBINI, La guerra civile di Spagna (1936-39). Le cause e il contesto internazionale. IL CERCHIO INIZIATIVE EDITORIALI. RIMINI. 2006 pag 170 8°  edizione, traduzione e note di Dianella Ughetta GAMBINI, premessa note tabelle; Collana Gli Archi. Luis de Llera Esteban (Don Benito, Spagna, 1947), storico, filosofo e letterato, svolge una intensa attività di conferenziere e professore invitato in numerose università europee e del Centro e Sud America. Dal 1998 è professore ordinario di Lingua Spagnola nella Facoltà di Lingue e Letterature Straniere dell'Università degli Studi di Genova. Ha pubblicato numerosi libri e saggi su volumi collettanei. ['Le stragi del clero provocarono orrore in quasi tutti. Il Cattolicesimo francese vedeva nel 'Frente Popular' spagnolo il nemico della tradizione e della fede. Tuttavia il passare dei mesi e l'impressione causata dalle repressioni franchiste nella provincia e nella città di Badajoz, uniti all'allineamento di Franco ai regimi nazifascisti dopo che questi erano intervenuti a suo favore, mutarono l'opinione di molti e diedero origine a una forte divisione tra fedeli. Con posizioni molto diverse tra loro, gran parte degli intellettuali francesi si schierò contro i franchisti senza che questo comportasse, nella maggior parte dei casi, sostegno o simpatia per il 'Frente Popular'. Fino a una fase avanzata della guerra, l'episcopato fu unanime nell'appoggiare la causa franchista. Nel settembre del 1937 l'arcivescovo di Parigi, cardinale Verdier, dichiarò: «La lotta che ha luogo in Spagna è in realtà il conflitto tra la civiltà cristiana e la presunta civiltà dell'ateismo sovietico». Malgrado la posizione critica di Maritain, del secondo Bernanos, di Mounier e della rivista "Sept", molti cattolici della base continuarono a seguire fedelmente l'opinione del loro cardinale fino al termine della guerra. La paura che il governo di Blum potesse lasciarsi trascinare da decisioni imprudenti o calcolate di intervento militare fece si che la camera dei deputati, come misura cautelativa, desse istruzioni all'esecutivo affinché rivolgesse questo appello urgente a tutti i governi interessati: ognuno di loro avrebbe dovuto adottare urgenti provvedimenti per evitare qualsiasi impegno in Spagna. Le indicazioni del potere legislativo francese al potere esecutivo ebbero come effetto immediato l'attuazione dell'accordo della politica europea di non Intervento che fu accolta con favore e sollievo dalla maggior parte dei francesi. I fattori interni che abbiamo spiegato sono fondamentali per valutare la posizione di non Intervento francese' (pag 119)]  [ISC Newsletter N° 86] ISCNS86TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]  
 
L'èra della supremazia della potenza industriale e degli interessi materiali PDF Stampa E-mail
ARE Giuseppe, Il problema dello sviluppo industriale nell'età della Destra. NISTRI-LISCHI. PISA. 1965 pag 358 8°  introduzione indice nomi. ['C'era, questi dati, la sostanziale stagnazione dell'economia italiana; e c'erano le esperienze, i tentativi, le indicazioni, i confronti che ho esposto nel capitolo precedente ['I trattati di commercio e i loro effetti sull'interscambio con l'estero', ndr]. Ma si erano aggiunti; e con importanza non certo secondaria, anche fatti di altra natura, che sembravano rimandare puntualmente alle valutazioni e alle previsioni che erano state prospettate dagli industrialisti, inculcare con drammatica evidenza la suprema importanza di una potente organizzazione tecnico-industriale nella vita delle nazioni moderne, ai fini della stessa capacità di affermazione nella spietata palestra internazionale, fugare, infine, tutte le illusioni, che solevano incorniciare gli schemi liberoscambisti, di un'èra di pace e di fraterna collaborazione tra i popoli, di una graduale estinzione degli egoismi nazionali, per virtù della divisione internazionale del lavoro. La guerra del 1866 doveva fornire ampia materia a ripensamenti  di questo genere. La guerra moderna dimostra ormai non solo chi è più eroico ma chi è più civile, scriveva Pasquale Villari all'indomani del '66 in quella prima, amara autocritica della classe dirigente italiana che fu il famoso articolo 'Di chi la colpa?'. I mezzi bellici, gli approvvigionamenti, egli proseguiva, suppongono «una grandissima forza industriale». All'Esposizione di Londra la Prussia si è piazzata d'un balzo accanto all'Inghilterra e alla Francia. Noi ci siamo nascosti la dura lezione, ed ora mietiamo miserabili insuccessi. Ma potrà mai essere altrimenti «finché il nostro operaio sarà vinto in tutte le Esposizioni?». Noi abbiamo reso povero un paese dalla natura fatto ricco, mentre la Prussia «con la sua industria e le sua ammirabile amministrazione» ha fatto ricchissimo un paese povero. «Noi dobbiamo chiedere allo straniero rotaie, cannoni, fucili, navi e qualche volta anche i macchinisti delle navi. E non son queste le forze che vincono la guerra?» (17). Era l'ombra del germanesimo che, anche per questo verso, andava profilandosi all'orizzonte, proponendo nuovi metri di valore, nuovi modelli di sviluppo economico e di organizzazione sociale. Le esposizioni avevano rivelato gli imponenti risultati del potente coordinamento di forze e del volontarismo produttivistico che caratterizzava la sua struttura economica. La guerra ne manifestava ora la inarrestabile forza politica e, come qualcuno cominciò a rilevare anche prima della grande svolta del '70, ammoniva che, con l'imporsi di esso sulla scena della storia, l'èra della supremazia della potenza industriale e degli interessi materiali era ormai inaugurata (18). La lezione era destinata ad essere tanto più suggestiva in quanto essa fu parallela al rapido e irrimediabile esautoramento della formula liberista, nelle estreme applicazioni che ne furono fatte con gli ultimi trattati di commercio che completarono e chiusero la serie aperta dal trattato italo-francese del '63. Il trattato commerciale con l'Austria, concluso nel '67, non trovò alla Camera un solo difensore, se si eccettua la poco convinta difesa d'ufficio del relatore Cappellari della Colomba, il quale del resto, attirandosi i fulmini del Ferrara, in una sua opera dell'anno precedente era già apparso acquisito all'idea di una sostanziale revisione dei criteri che avevano ispirato la politica economica italiana in relazione alle industrie (19). «Sventuratamente per noi - aveva osservato un oratore - quando noi facciamo un trattato di commercio, o contempliamo un trattato d'alleanza, o contempliamo la questione romana, o qualche altra cosa; non mai o quasi mai consideriamo l'utilità economica del paese (20)" (pag 216-217) [Capitolo 16. 'Cause e aspetti dell'inerzia economica del paese'] [(17) Pasquale Villari, 'Di chi la colpa? O sia la pace e la guerra in P. (Parte letterario-scientifica), serie V, vol. II, settembre 1866, pp. 260-261; (18) V. Giulio Robecchi, 'L'industria del ferro in Italia e l'officina Glisenti a Carcina' in P. (Parte letterario-scientifica), serie V, vol. VI, settembre 1868. Su questo «insegnamento della Prussia» v. il bellissimo quadro che ne fa lo Chabod in 'Storia della politica estera italiana', cit., pp. 4-26 (...); (19) V. Giovanni Cappellari della Colomba, 'Le imposte di confine e i monopoli governativi e i dazi di consumo in Italia, Firenze, 1866. (...); (20) Civinini, ivi, p. 1772] [ISC Newsletter N° 86] ISCNS86TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]  


 
'Una gran trovata del sistema: lasciar dire le cose importanti, l'informazione seria, ai buffoni ..' PDF Stampa E-mail
BOCCA Giorgio, Il dio denaro. Ricchezza per pochi, povertà per molti. MONDADORI. MILANO. 2001 pag 124 8°  indice nomi; I libri di Giorgio Bocca. ['Mentre si alza nel mondo il coro privatistico il capitalismo ha realizzato nel 1999 fusioni per 3160 miliardi di dollari, la Vodafone ha comperato Mannesman, la Total dei petroli ha inghiottito la Elf, la Daimler Benz si è presa la Chrysler, perché intrinseco al capitalismo non è, come si dice, il libero mercato ma il controllo del mercato, il cliente prigioniero, il consumatore ingabbiato. (...) E' un capitalismo che si affida ai trasferimenti più che agli investimenti, una nube di miliardi che viaggia in continuo per i duecentocinquanta paradisi fiscali. Nel granducato del Lussemburgo c'è una banca specializzata in trasferimenti «coperti» di nome Clearstream. Il denaro ci arriva per «scomparire», diventa un ago in un pagliaio, pare vi abbia un normalissimo conto corrente anche la nostra Banca d'Italia. Non c'è azienda che non sia articolata in decine di holding che si ramificano in mille combinazioni. A che scopo? Nel migliore dei casi per frodare il fisco, il che nel sistema è considerato ordinaria amministrazione. I trasferimenti avvengono in uno spazio in cui il risparmiatore comune non deve mettere piede. Avvengono e non si discutono. Mai nella storia le manovre del grande capitale sono state così esenti da controlli e critiche. Questo è il vero tallone di Achille di una sinistra che invece di tener d'occhio il sistema lo accetta e vi compete. Nessuno ha capito in quale misura i governi di sinistra abbiano favorito le privatizzazioni per ricavarne profitti, di certo nessuna delle 'authorities' preposte all'operazione ha mai né voluto né saputo dirci quale sia stato il profitto sociale che ne è derivato, che cosa ci abbia guadagnato il paese dalla privatizzazione dei telefoni, dell'elettricità, dell'energia. Nessuno in Parlamento si è seriamente occupato di questi enormi spostamenti di denaro e di potere, di queste appropriazioni dei beni pubblici, salvo il comico Grillo che è diventato una sorta di buffone di corte che più dice il vero e più fa schiattare dalle risate i cortigiani. Questa è davvero una gran trovata del sistema: lasciar dire le cose importanti, l'informazione seria, ai buffoni e ai satirici. Perché le fusioni sono così gradite al sistema? Perché sono gradite a chi lo dirige, ai manager che hanno emarginato nelle aziende le famiglie proprietarie e che fanno ciò che vogliono degli azionisti di cui Ernesto Rossi diceva: «contano come un cane nella società di protezione degli animali»' (pag 10-11)] [ISC Newsletter N° 86] ISCNS86TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]  

 
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