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La teoria dei rapporti di classe di J.S. Mill PDF Stampa E-mail
DASGUPTA Amiya Kumar, La teoria economica da Smith a Keynes. IL MULINO. BOLOGNA. 1987 pag 198 8°  prefazione premessa grafici note; Collana Universale Paperback. A.K. Dasgupta, Honorary Fellow alla London School of Economics and Political Science, si occupa di teoria e pianificazione economica. Ha pubblicato "Planning and Economic Growth" (London, 1965), e 'Phases of Capitalism and Economic Theory and Other Essays" (Delhi, 1983). ['La posizione di Mill riguardo alla scelta dell'istituzione sociale è ambivalente. Egli in definitiva rifiutava il tipo di capitalismo che aveva di fronte: se la scelta fosse stata fra il socialismo "con tutte le sue potenzialità" e il capitalismo del suo tempo con le sue "sofferenze e ingiustizie" egli avrebbe certamente optato per il socialismo. Tuttavia Mill individuava delle possibilità di miglioramento della società anche all'interno delle strutture del capitalismo; propose così due condizioni essenziali per qualsiasi progetto di miglioramento della società: la limitazione della popolazione e l'istruzione generalizzata. Date queste condizioni sarebbe stato il "futuro" a decidere dell'assegnazione dei vantaggi relativi in termini di "libertà umana e intraprendenza". Questo però non è tutto. Mill fece un'ipotesi su quale futuro potesse esserci per la classe operaia. L'ipotesi era evidentemente fondata sulla sua precisa consapevolezza della crescente forza di questa classe. All'epoca di Ricardo i lavoratori erano ancora passivi; Mill vide invece aumentare la forza dei sindacati (23). L'analisi di Mill dei rapporti di classe si distingue per il rigore della sua visione. Da un lato essa deriva dalla teoria della "contrattazione" di Adam Smith, dall'altro tiene conto delle potenzialità del lavoro anche come forza sociale. Mill non crede nella persistenza di nessun'altra classe che non sia quella operaia, e se ancora distingue la classe lavoratrice da una classe capitalista è "per descrivere un sistema di relazioni sociali esistente, ma in nessun modo necessario o permanente". L'esistenza di una classe inattiva è un "grande male sociale che può essere accettato solo temporaneamente". Per cui afferma: "Io non accetto come giusto o benefico un assetto sociale in cui vi sia una classe che non è laboriosa e vi siano persone esenti dal contribuire ai lavori necessari alla vita dell'uomo, a meno che non si tratti di quelle inabili al lavoro o che per il lavoro prestato abbiano guadagnato il giusto riposo" (24). Tuttavia, egli continua, finché esisterà la classe lavoratrice e dipenderà per l'occupazione e i salari dalla classe degli imprenditori, vi sarà conflitto tra lavoratori e datori di lavoro e il conflitto aumenterà quando i lavoratori diventeranno più consapevoli dei loro diritti e delle loro libertà' (pag 100-101) [(23) I 'Combination Acts' furono revocati nel 1924, l'anno successivo alla morte di Ricardo. Pure se in modo sporadico, l'attività sindacale iniziò subito dopo. Entro la metà degli anni quaranta essa aveva già assunto abbastanza rilevanza da attrarre l'attenzione degli osservatori più attenti; (24) J.S. Mill, Principii di economia politica, cit., Libro IV, cap. VII. Si dovrebbe leggere questo splendido capitolo se si desidera avere un'idea della teoria dei rapporti di classe di Mill] (pag 106) [ISC Newsletter N° 92] ISCNS92TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org] 
 
La pedagogia socialista di Antonio Labriola PDF Stampa E-mail
TOMASI Tina, Scuola e libertà in Arcangelo Ghisleri (con una scelta di lettere inedite dell'Archivio Ghisleri). NISTRI-LISCHI. PISA. 1970 pag 278 8°  note, documenti (150 lettere ad Arcangelo Ghisleri), appendice bibliografica, indice nomi; "Domus Mazziniana", Pisa, Collana scientifica. ["La più compiuta espressione della pedagogia socialista dell'epoca è l'opera di Antonio Labriola per il quale, come per il democratico Ghisleri, il problema educativo s'innesta su prevalenti e preesistenti interessi politico sociali e si manifesta in scritti per lo più occasionali rivolti alla critica di istituzioni o di fatti (11). Labriola si volge allo studio del problema educativo contemporaneamente a Ghisleri cioè dal 1873 al 1888; dal 1876 lascia da parte le trattazioni teoriche per occuparsi di questioni concrete senza disdegnare l'opera del divulgatore, di cui ben misura l'importanza nella società moderna. Profondamente sfiduciato nella politica scolastica ufficiale non altrimenti e con pari ardore di Ghisleri si adopera a suscitare energie ed iniziative spontanee; vede con simpatia ed appoggia in ogni modo le Leghe per l'istruzione popolare quali organi veramente democratici; esorta gli insegnanti ad associarsi, a premere sugli inerti organi governativi, ad intervenire attivamente nelle faccende scolastiche. Inoltre, persuaso che l'istruzione popolare non possa progredire che ad opera del popolo, afferma che la scuola primaria deve competere alle amministrazioni comunali, in quanto l'avocazione allo stato avrebbe spento un fattore fondamentale di democrazia e impedito l'aderenza ai bisogni locali. Labriola e Ghisleri vedono uno stretto legame tra scuola e società, concepiscono l'educazione come azione politica socialmente motivata volta al progresso collettivo oltre e più che alla maturazione individuale, attribuiscono all'insegnamento anche a livello elementare il compito di promuovere la libertà di pensiero rimovendo ogni forma di superstizione e di «ossequio cieco all'autorità esteriore» (12). Entrambi in polemica con lo spiritualismo, sostengono che conoscenza e pensiero sono strettamente legati a precise situazioni di fatto; condizioni che per Labriola sono determinanti: «Gli uomini che, presi in astratto, sono tutti educabili e perfettibili, si sono perfezionati ed educati sempre quel tanto e nella misura che essi potevano, date le condizioni di vita in cui è stato loro necessità di svolgersi», per cui «l'educazione come la morale è qualche cosa di condizionato e di limitato» (12)" (pag 80-81) [(11) Labriola, A., 'Conferenza sulla scuola popolare', in 'Scritti di pedagogia e di politica scolastica', Roma, 1964, pag 148; (12) Id., 'Dell'insegnamento della storia', Loescher, Roma, 1876] (pag 80-81) [ISC Newsletter N° 92] ISCNS92TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]
 
Contro i nefasti particolarismi, Cattaneo lancia la formula degli 'Stati Uniti d'Europa' PDF Stampa E-mail
BELLONI Giulio Andrea, a cura di Giuseppe ARMANI, Carlo Cattaneo e la sua idea federale. NISTRI-LISCHI. PISA. 1974 pag 157 8°  introduzione di Giuseppe ARMANI, nota biografica su G.A. Belloni e avvertenza del curatore, note, indice nomi; "Domus Mazziniana", Pisa, Collana scientifica. ['La rivoluzione politica che dai centri periferici sviluppati nella storia doveva estendersi al cuore del continente, coordinatrice e unificatrice di libertà  - non forza uniformatrice nella sudditanza, che da un centro, sia della 'Mitteleuropa', sia mediterraneo, presumesse irradiarsi al blocco continentale - fu chiaro postulato di Cattaneo anche nella precisa delimitazione d'Europa. Come l'antica Grecia, e l'Italo-Grecia e poi l'Etruria e poi l'Italia, l'Europa si è sviluppata per forza policentrica, che può condurre a un'unità conservatrice e potenziatrice dei molteplici valori, solo nel contemperamento delle varie libertà: condurre all'unità federale, dunque, per evitare la dissoluzione. Sin dal 1833, esaminando, in quei troppo sin qui negletti 'Annali universali' del Romagnosi, lo specchio statunitense nordamericano, pur offuscato dalla lotta per l'abolizione della schiavitù, Cattaneo aveva indicato la radice del crescente sviluppo di quel nuovo mondo nel principio federale; e l'aveva indirettamente si d'allora (...) proposto all'Europa, lacerata da particolarismi nefasti. Dieci anni dopo, considerando le condizioni economico-politiche del nostro travagliato continente di fronte alle pretese nazionalistiche e autarchiche de tedesco Federico List, Cattaneo aveva con decisione potuto avvertire: «... le correnti vanno a due capi: o l'autocrazia, o gli 'Stati Uniti d'Europa'». La suggestiva formula era espressa' (pag 151)] [ISC Newsletter N° 92] ISCNS92TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]



 
Industrializzazione, nuovi modelli di traffico commerciale, militare e diffusione malattie infettive PDF Stampa E-mail
McNEILL William H., La peste nella storia. L'impatto delle pestilenze e delle epidemie nella storia dell'umanità. RES GESTAE. MILANO. 2012 CAT 2020 pag 382 8°  ringraziamenti introduzione: 'La genesi del libro', note, appendice; [Tit. orig.: 'Plagues and Peoples'].  William Hardy McNeill (1917) è uno storico americano, professore emerito dell'Università di Chicago. Questo libro  venne composto nella primavera estate del 1974 e gli fu data stesura definitiva nella primavera del 1975. Molti esperti in materia diedero il loro giudizio sull'abbozzo. ['La prima e sotto molti aspetti la più rilevante manifestazione dei diversi rapporti di malattia creati dall'industrializzazione, fu la diffusione mondiale del colera. Questa malattia era stata a lungo endemica nel Bengala; di là si era diffusa in forma epidemica in altre parti dell'India e, di volta in volta, nelle regioni circostanti. Era causato da un bacillo in grado di vivere come organismo indipendente nell'acqua per lunghi periodi di tempo. Quando sia stato ingerito, se il bacillo del colera riesce a sopravvivere ai succhi gastrici, è in grado di moltiplicarsi  rapidamente entro l'apparato digerente umano, dando luogo a sintomi violenti e vistosi -diarrea, vomito, febbre - cui segue la morte, spesso dopo poche ore dai primi segni della malattia. La velocità con cui il colera uccideva era fortemente preoccupante giacché, quando l'infezione era nei paraggi, nemmeno le persone in ottima salute potevano sentirsi al sicuro. I sintomi, inoltre, erano particolarmente orripilanti: in seguito alla totale disidratazione la vittima, nel volgere di poche ore, si raggrinziva fino a diventare la caricatura di se stessa, mentre la rottura dei capillari toglieva alla pelle la sua tinta naturale, colorandola di nero e di blu. Il risultato era quello di rendere la morte per colera particolarmente impressionante: il decadimento fisico era aggravato e affrettato come in un film proiettato in accelerazione, per ricordare l'orrore e l'assoluta ineluttabilità della morte a coloro che vi assistevano. La rilevanza statistica del colera fu talvolta notevole: al Cairo, nel 1831, quando la malattia colpì per la prima volta la città, morì il 13 per cento della popolazione totale (41). Ciò tuttavia era inconsueto, e nelle città europee la mortalità non fu mai così alta. Ciononostante, l'effetto psicologico pressoché unico prodotto dall'approccio con questa malattia letale non diminuì. Il colera sembrava capace di superare qualsiasi quarantena o di aggirare qualunque ostacolo posto dall'uomo: esso sceglieva le proprie vittime qua e là, prevalentemente ma non esclusivamente fra i ceti bassi delle città europee. In breve, esso era in sé del tutto temibile, e inoltre era unico nel panorama delle recenti esperienze europee. La reazione, parallelamente, fu frenetica e di grande portata. Il colera si impose bruscamente all'attenzione degli Europei nel 1817, quando scoppiò in forma insolitamente grave nel retroterra di Calcutta. Di là si diffuse in altre zone dell'India, e presto superò i confini che fino ad allora l'avevano limitato al subcontinente e alle zone immediatamente adiacenti. Ciò che sembra essere accaduto, quindi, è che un'antica e radicata modalità di diffusione del colera nell'ambiente indiano si sia intersecata coi nuovi modelli di traffico commerciale e militare imposti dalla Gran Bretagna' (pag 240-241)] [(41) Laverne Kuhnke, 'Resistance and Response to Modernization: Preventive Medicine and Social Control in Egypt, 1825-1850' (Tesi di laurea in filosofia, inedita, Chicago, 1971, p. 51] [ISC Newsletter N° 92] ISCNS92TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]

  

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In linea con Lucrezio, Plinio ha fiducia che la scienza liberi gli uomini da timori e superstizioni PDF Stampa E-mail
PARAIN Charles, Marco Aurelio. EDITORI RIUNITI. ROMA. 1986 pag 183 8°  introduzione note indice nomi; Biblioteca di storia antica, collana diretta da Luigi CAPOGROSSI COLOGNESI e Luigi LABRUNA, a cura del Gruppo di ricerca sulla diffusione del diritto romano. Charles Parain (1893-1984) è stato uno dei maggiori studiosi francesi nel campo storiografico ed etnografico. Fra le sue opere più note ricordiamo 'La Mediterranée. Les hommes et leurs travaux' (1936), 'Jules Cesar' (1959). ['Per contro, continuano a svilupparsi altre antiche città, che segnano l'accesso a province fiorenti: Cartagine e Alessandria, che si disputano il secondo posto dopo Roma, e Antiochia in Siria. Nell'estremo nord-est dell'Italia, vicino a Trieste, secondo quanto attestato da Erodiano, Aquileia è in un certo senso diventata il mercato d'Italia, e intrattiene con tutti i popoli dell'Illiria un commercio di importazione ed esportazione che va ingrandendosi. Vende principalmente vino: la pianura che la circonda è coperta di file di alberi sormontati dal verde fogliame delle viti «che si affacciano l'un l'altra a pergolato come per i preparativi di una festa». L'inizio del declino economico dell'Italia e la deliberata rinuncia al progresso tecnico in agricoltura non potevano non esercitare un'influenza sui pensieri e le idee dei contemporanei. Certamente Plinio il Vecchio è ancora animato, sostanzialmente, dallo spirito del vero scienziato. Egli si propone di riunire fin nei minimi dettagli, di coordinare e rendere più accessibili le conoscenze accumulate fin dai tempi più antichi. Animato da un'esauribile curiosità, abbraccia orizzonti più vasti della maggioranza dei suoi predecessori. Per lui non esistono dati talmente umili da non meritare d'essere raccolti: tutte le piante, anche le più comuni, sono degne di interesse; bisogna spingersi oltre Virgilio, che nomina soltanto quindici specie di vitigni e tre di olivi. In linea con Lucrezio, Plinio ha fiducia che la scienza liberi gli uomini da timori e superstizioni. Tuttavia non si tratta già più dello scienziato nel pieno senso della parola, lo scienziato intrepido che senza incertezze esercita costantemente il proprio spirito critico, che confida nelle illimitate possibilità della scienza. Egli constata con tristezza che malgrado la quiete ovunque ristabilita, malgrado la crescente facilità delle comunicazioni, che avrebbe dovuto favorire la diffusione delle conoscenze, i suoi contemporanei non manifestano che uno scarsissimo interesse per la scienza. A partire dal II secolo, in effetti, anche i più colti si invischiano in curiosità formali, in un'erudizione senza nerbo. Sulla cause della decadenza intellettuale Plinio si interroga: ma soffre di miopia, a meno che non si accechi con le sue stesse mani. Come Sallustio quando cercava di spiegarsi i sommovimenti sociali e le guerre civili che avrebbero portato al crollo del regime repubblicano, così Plinio non sa o non vuole andare al di là dei luoghi comuni di natura morale, e mette sotto accusa il culto del denaro, la corsa priva di scrupoli al denaro, il predominio del denaro fin nella politica' (pag 47-48)] [ISC Newsletter N° 92] ISCNS92TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]

  

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