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Analizzare la realtà in movimento, individuare i punti in cui ci sono le maggiori contraddizioni' PDF Stampa E-mail
CERVETTO Arrigo, Opere. 21. Relazioni 1985-86. EDIZIONI LOTTA COMUNISTA. MILANO. 2018 pag XXIII 1053 8°  nota redazionale di Luigi Pisani, presentazione, relazioni, cronologia (1985-86), tabelle repertorio fonti bibliografiche profili biografici elenco delle sigle e delle abbreviazioni, indice analitico; Coordinatore del progetto Luigi Pisani, impostazione editoriale Alfio Aloisi, impaginazione e grafica di Enrico Beviglia-Canè, volume a cura di Gianfranco Bozzano e Benedetto Rappini. ['Collegamento fra l'analisi che facciamo dello sviluppo delle stratificazioni sociali e il problema dello sviluppo del partito. Il reclutamento è solo un aspetto. Per un partito già sviluppato come il nostro c'è anche il problema del mantenimento delle posizioni, che è un problema che non va dimenticato. Dall'analisi del ciclo di ristrutturazione noi vedemmo che non ci dovevano essere dei movimenti sociali che tutti pronosticavano, riproponendo gli stessi schemi degli anni '29-'30. Se ci fossimo fermati all'esperienza, non avremmo visto la crisi di ristrutturazione; ci saremmo fermati alla cosa che fa più piacere, aspettare dei movimenti di disoccupati ecc. Aver impostato il problema come abbiamo fatto è stata un'applicazione all'analisi della stratificazione sociale, che ci ha permesso di svilupparci. La Liguria è in testa come calo demografico, come reddito, come capitalismo di Stato etc.; noi in Liguria abbiamo fatto una battaglia politica, nella quale abbiamo usato anche la carta sindacale. Quando si fa un lavoro sindacale in fabbrica, non si è dei salarialisti; quando si fa lavoro sul fumo nei quartieri, non si è ecologisti; quando si fa lavoro nella scuola non si è riformisti, come quando i bolscevichi fecero una tattica sulla pace non erano pacifisti. Noi abbiamo fatto una battaglia sindacale con l'uso della nostra sigla, non ci siamo nascosti. Occorre superare il semplicismo massimalistico, attaccando le forme che sono massimalistiche. Tesi nostra è che il partito si sviluppa con la scienza e la strategia. Se un partito analizza a fondo il movimento della realtà, si sviluppa; se riesce ad analizzare in che forma avviene la stratificazione sociale si sviluppa; e non si sviluppa perché c'è, o non c'è, il plurireddito. Il salto dialettico avviene per condizioni oggettive che esplodono e che non dipendono da noi. Se si riesce ad analizzare, è inevitabile che il partito si sviluppi, perché affina il suoi strumenti di lavoro e di intervento, e affina i suoi uomini. Partito-scienza significa analisi della realtà in movimento, che significa individuare i punti dove intervenire, dove ci sono le maggiori contraddizioni. Il movimento della realtà porta a delle esplosioni, al rovesciamento della prassi. (...) Non è che il partito si sviluppi di più sui principi o sulla tattica; questo è massimalismo, perché la tattica si sviluppa sulla strategia. I principi sono dei condensati di esperienza storica, sono collegati alla strategia (...)' (pag 438)] [ISC Newsletter N° 86] ISCNS86TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]
 
'Antonio Labriola vide con chiarezza il significato della crisi di fine secolo' PDF Stampa E-mail
GARIN Eugenio, Antonio Labriola nella storia della cultura e del movimento operaio. ESTRATTO DA 'CRITICA MARXISTA' - EDITORI RIUNITI. ROMA. N. 2 MARZO-APRILE 1979 pag 67-82 8°  note. Si tratta del testo integrale della relazione del Prof. Garin tenuta il 28 febbraio 1979 nella sala del comune di Cassino, in occasione della cerimonia ufficiale per celebrare il 75° anniversario della morte di Antonio Labriola. ['Antonio Labriola, che pure un'abile mistificazione storiografica ha voluto inserire in questa linea culturale ("all'VIII Congresso del Psi si parlerà di «una confluenza d'interessi fra lo sviluppo del socialismo e lo sviluppo dell'economia capitalistica», mentre sul piano teorico 'Critica sociale' avrebbe ospitato con simpatia il dibattito sul socialismo idealistico"), vide con chiarezza impressionante tutto quello che significava la crisi di fine secolo e l'illusione del secolo nuovo. Proprio nell'ottobre del 1900 scriveva a Karl Kautsky che con la cosiddetta crisi del marxismo «il socialismo 'era' entrato in un periodo di lunga pausa»: ne vedeva i segni nell'arresto della rivoluzione italiana, nel risorgere del cattolicesimo, e della religione in genere, e, in particolare, ne indicava le cause nel colonialismo, nell'arretratezza delle moltitudini e nell'inefficienza del partito socialista. Qualche anno dopo, nel 1903, in una lettera amarissima a Louise Kautsky, denunciando gli equivoci dei socialisti italiani concludeva: «Il governo è felice della pace sociale, perché ha addomesticato i socialisti... Questa situazione durerà per molto tempo, perché l'esperimento pare riuscito». Crisi del marxismo, ai suoi occhi, non poteva significare altro che una battuta d'arresto del movimento operaio' (pag 71)] [ISC Newsletter N° 87] ISCNS87TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]
 

  
  
 
Sull''interpretazione' staliniana della strategia e tattica di Lenin PDF Stampa E-mail
GRUPPI Luciano, 'Lenin, il leninismo e il Pci'. CRITICA MARXISTA - EDITORI RIUNITI. ROMA. N. 5 SETTEMBRE-OTTOBRE 1978 pag 3-26 8°  note. ['Si consideri, per fare un altro esempio, come Stalin definisce la strategia e la tattica leninista. Essa consiste nella capacità di individuare, isolare e battere il nemico principale (per esempio, lo zarismo, nella rivoluzione del 1905), dirigendo il «colpo principale» sulla forza intermedia, che appoggia il nemico principale (ad esempio, nella rivoluzione del 1905, sulla borghesia liberale) (3). E' molto difficile, invece, trarre da Lenin questa concezione tattica. Nella fase che preparò la rivoluzione del 1905 e nel corso della rivoluzione, ad esempio, egli non escluse la possibilità di accordi con la borghesia liberale. In Lenin, in generale, nemico principale e direzione del colpo principale si identificano, anche se è prevista la critica e l'attacco alle forze intermedie. Ma dall'idea che Stalin ci presenta della concezione strategica e tattica «leninista», si può ben capire la successiva politica del social-fascismo. Questo per dire che bisogna distinguere tra Lenin ed il leninismo, il quale è costruzione teorica e pratica successiva, che va esaminata a sé. Analoghe osservazioni valgono per il rapporto partito e sindacato. Quando Lenin, nel 1921, ci parla del sindacato come «cinghia di trasmissione» tra il partito comunista e le masse (4), egli lo fa per opporsi alla proposta di Trotckij (a cui aveva nel 1919 aderito) di rendere statali i sindacati, e per affermarne l'autonomia rispetto allo Stato. Così - non riprendendo il concetto di «cinghia di trasmissione» - insiste ancora di più, nel 1922, sulla autonomia del sindacato rispetto al piano economico e alla direzione delle aziende, dato che si può determinare «un certo contrasto di interessi, in tema di condizioni del lavoro, fra la massa operaia e i direttori che amministrano le aziende statali» (5). Stalin, invece, si fissa sul concetto di «cinghia di trasmissione», lo eleva a principio ed irrigidisce la gerarchia delle organizzazioni della classe operaia, così come irrigidisce la funzione dirigente del partito (6)' (pag 4-5)] [(3) J. Stalin, Opere scelte, Roma, 1952, vol. 6, p. 186; (4) V.I. Lenin, Opere complete, cit., vol. 32, p. 11; (5) Ivi, vol. 33, p. 166; (6) J. Stalin, Opere complete, vol. 6, pp. 216 sgg][ISC Newsletter N° 87] ISCNS87TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]  
 
Il filosofo Augusto Del Noce su Gramsci e la religione PDF Stampa E-mail
MONTINI Ileana, Comunione e Liberazione. Nella cultura della disperazione. EDIZIONI OTTAVIANO. MILANO. 1978 pag 111 8°  introduzione note; 'Critica e lotta', collana diretta da Stefano MERLI. Ileana Montini è nata a Pola nel 1940. Ha iniziato l'attività di pubblicista su 'L'Avvenire d'Italia' diretto da Raniero La Valle. Attualmente (1978) collabora a: 'Il Manifesto', 'Noi Donne', 'Classe' e altri periodici. ['Secondo Augusto del Noce la posizione di Gramsci porta a pienezza il secolarismo come chiusura totale ad ogni trascendenza metafisica e religiosa. Tra i teorici dell'occidente, solo Gramsci, secondo Augusto Del Noce, ha elaborato una linea politica adeguata alla realtà occidentale. Perché finora, il marxismo non è riuscito a "vincere in Occidente", mentre è chiaro che la vittoria diventa il segno della sua universalità. Esiste per la "forma di marxismo" gramsciana una "possibilità di conciliazione" con il cattolicesimo o comunque con un pensiero trascendente? La risposta è senz'altro negativa, "perché la negazione della trascendenza religiosa appare in Gramsci non come una 'sovrastruttura'" bensì come una 'condizione' (3). Gramsci, senza odio anticattolico, o anticlericale, da "vero storicista", "ha messo in luce l'incompatibilità e inscindibilità assoluta del cristianesimo e di marxismo". Il processo del pensiero immanentistico moderno era stato processo della religione verso la filosofia, ma con il marxismo diventa processo della filosofia verso la religione nel senso di una concezione della vita che unifica gli intellettuali e le masse. Insomma Gramsci, secondo Del Noce, sarebbe più negativo nei riguardi della religione dello stesso Marx! (4). Gli "insegnamenti" contenuti nel pensiero gramsciano sono, tra l'altro, la convinzione che la sola forma di comunismo che può oggi riuscire in occidente è radicalmente atea. In un'altra occasione, a un convegno per gli operatori scolastici, il filosofo della destra cattolica italiana, ha approfondito il suo punto di vista ad uso e consumo del movimento integralista Cl (5). La scuola è attraversata da una filosofia laicista e religiosa. D'altronde il Paese, governato da trent'anni dalla Democrazia Cristiana, ha assistito a un poderoso processo di secolarizzazione. Il tutto sembra attestare lo scacco della 'rinascita cattolica' promossa da Leone XIII. Ma si tratta in realtà di un insuccesso più apparente che reale, o almeno parziale. La rinascita cattolica, nel pensiero di Leone XIII interpretato da Del Noce, deve essere inscindibilmente religiosa, filosofica e politica: politica perché richiesta come necessaria per la salvezza "anche temporale della società umana"; ma allora una nuova politica che deve "appoggiarsi su una filosofia che sia a sua volta preambolo alla fede" (6). Il gramscismo si inserisce in questo parziale "scacco" per realizzare il passaggio da una società parzialmente cristiana ad un'altra radicalmente secolarizzata. Carattere primo del pensiero di Gramsci, sempre secondo Del Noce, è il ritorno all'intransigente laicismo di De Sanctis. L'obiezione che Gramsci muove a Croce e Gentile è di non essere andati verso il popolo a causa del loro conservatorismo religioso. Quindi è con De Sanctis che il pensiero gramsciano si incontra. Si vede il posto preminente dato alla pedagogia in coincidenza con l'idea che la rivoluzione rientra nella "riforma intellettuale e morale". "Per Gramsci", scrive Del Noce, "l'educazione è diretta verso un fine ben preciso: la creazione di un nuovo "senso comune" per cui non possa più proporsi, né logicamente né emotivamente, il problema dell'esistenza o del desiderio di Dio; desiderio di Dio che restava presente nel vecchio positivismo e nel neokantismo, e che è riemerso in rappresentanti di scuole inizialmente ispirato al marxismo, come quella di Francoforte, per es. in Horkheimer (7). In Italia c'è poi una "collusione" tra il laicismo radicale e il comunismo. Si può parlare addirittura di un blocco storico di alleanze di cui però la forza egemone è il comunismo e di cui fanno parte anche i laici radicali e i cattolici del dissenso. Il laicismo radicale è proprio della "borghesia progressiva" che ha con il marxismo in comune il programma di laicizzazione totale. Naturalmente, diversamente dal marxismo, non ipotizza una società senza classi. Gramsci, riprendendo il problema degli intellettuali come elemento attivo e unificante e quello del partito come intellettuale collettivo, all'interno della rivoluzione intesa come "trasformazione radicale della natura umana, con l'affermazione prometeica del passaggio a una superumanità", fonda la via della riforma intellettuale e morale come "processo pedagogico di secolarizzazione" (8)' (pag 98-99)] [(3) Augusto Del Noce, 'Gramsci e la religione', "Rassegna di Teologia", n. 2, 1977, pp. 105-106; (4) Ibidem, pp. 110-111; (5) A. Del Noce, 'La pedagogia della secolarizzazione ed il conflitto delle culture', in 'Pluralismo culturale e società', Milano, Massimo, 1977; (6) Ibidem, p. 57; (7) Ibidem, p. 78; (8) Ibidem, p. 99]  [ISC Newsletter N° 87] ISCNS87TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]
 
'L'estensione del 'lavoro dei fanciulli', una delle cause dell'aumento dell'analfabetismo PDF Stampa E-mail
BALIBAR Etienne MACHEREY Pierre, Lingua nazionale e lotte di classe nella Rivoluzione francese. CRITICA MARXISTA - EDITORI RIUNITI. ROMA. N. 2 MARZO-APRILE 1974 pag 97-116  note, 'Problemi e discussioni'. Si tratta della presentazione del libro di Renée Balibar e Dominique Laporte, 'Le français national' che studia il processo per cui il francese viene a strutturarsi come lingua nazionale all'opera della rivoluzione democratica borghese del 1789. ['A partire dalla metà del secolo XVIII (l'epoca dei "lumi"!), si ha la percezione che si entri, al contrario, in un lungo periodo di 'descolarizzazione di massa', che assume questo carattere rispetto alle tendenze precedenti, e il cui carattere "reazionario" in tal senso può spiegare in parte le rivendicazioni popolari in materia di istruzione sotto la Rivoluzione. Il progresso dei "lumi" nelle classi dominanti vuol dire, per il popolo, o meglio per la "plebaglia", il progresso nell'analfabetismo" (10). Il fatto è che una tale descolarizzazione non si trova compensata da alcuna forma di istruzione professionale o familiare. Quale è la causa di ciò? Essa è, tendenzialmente, l'estensione del 'lavoro dei fanciulli', caratteristica fondamentale del passaggio dalla manifattura alla grande industria, e delle prime tappe della "rivoluzione industriale" capitalistica, ma anche necessità permanente nella famiglia contadina che è la sede del lavoro manifatturiero "a domicilio" (11). I figli del popolo non possono e non devono andare a scuola, perché devono andare in fabbrica, in officina. E' per questo che non c'è scuola "primaria"' (pag 112-113)] [(10) Questo fenomeno è testimoniato dai rari storici del problema, e meriterebbe di essere approfondito, se possibile. Cfr. Philip Ariès, 'L'enfant et la vie familiale sous l'Ancien Régime', Paris, Plon, 1960, e si confrontino le sue conclusioni con le tabelle statistiche di Leroy-Ladurie, 'Les paysans du Languedoc', Paris, Flammarion, che mostrano la regressione dell'analfabetismo nelle campagne fino ai secoli XVI e XVII; (11) Su questo punto, cfr. K. Marx, Il capitale, Libro I, sezioni III e IV, e Jürgen Kuczinski, 'Les origines de la classe ouvriere', Paris, Hachette, 1967] [ISC Newsletter N° 87] ISCNS87TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]
 
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