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Togliatti e la liquidazione del Partito comunista polacco PDF Stampa E-mail
BERTELLI Sergio BIGAZZI Francesco  a cura; saggi di Aleksander KOLPAKIDI Jaroslaw LEONTIEV, Massimo CAPRARA Sergio BERTELLI Francesco BIGAZZI Renato RISALITI Vladimir GALITZKIJ Evgenin ZIRNOV Paolo PISANO' Renato RISALITI Maurizio TORTORELLA Giuseppe PARLATO Ileana FLORESCU Nikita PETROV, Pci: la storia dimenticata. MONDADORI. MILANO. 2001 pag 490 8°  introduzione di Sergio BERTELLI note allegati documenti notizie sugli autori indice nomi; Collana Le scie. ['La decisione di liquidare il Partito comunista polacco (PCP) fu presa personalmente dai sei membri del segretariato del Comintern - Dimitrov, Manuilskij, Moskvin (Trilisser), Kuusinen, Florin ed Ercoli (Togliatti) - che firmarono separatamente la "Risoluzione del Presidium del Comitato esecutivo dell'Internazionale comunista" consegnata il 16 agosto 1938 a Stalin dallo stesso Georgij Dimitrov, segretario generale della Terza Internazionale. La pubblicazione di questi storici documenti fa finalmente luce su una delle pagine più infami della storia dell'Internazionale comunista. Conferma che la decisione di dare il via allo sterminio dei comunisti messi all'indice con l'etichetta di trotskisti e buchariniani fu presa dal gruppo più ristretto dei dirigenti del Comintern. Palmiro Togliatti rientrò improvvisamente a Mosca dalla Spagna, dove rappresentava la Terza Internazionale durante la guerra civile per ratificare la scomparsa nel nulla di un intero partito, come se non fosse mai esistito. Solo in questo modo si spiega come mai il compagno Ercoli, che era il "numero due" del Comintern, abbia firmato per ultimo" (pag 181); '"La segreteria del Comintern" mi ha dichiarato lo storico polacco Henry Cimek "si riunì a più riprese tra la fine del 1935 e l'inizio del 1936 per preparare un progetto di risoluzione contro il PCP. Risulta senza ombra di dubbio che Ercoli partecipò all'elaborazione di questo documento". Togliatti partecipò anche all'adozione di altre decisioni; come per esempio quelle che approvarono epurazioni in seno al PCP il cui scopo "ufficiale" era quello di eliminare i "provocatori". Quell'operazione investì non soltanto il PCP, ma anche i comunisti polacchi residenti in URSS. Un'epurazione "su grande scala, fatta passare per una rivisione dei quadri, ebbe luogo nel 1936 coinvolgendo migliaia di persone"' (pag 183); "Complessivamente furono assassinati oltre cinquemila comunisti polacchi, in pratica quasi tutti i militanti del partito. Sono sopravvissuti solo coloro che in quel periodo si trovavano nelle prigioni polacche e quelli che furono arruolati dai servizi di sicurezza sovietici. Queste cifre acquistano, se possibile, una fisionomia ancora più tragica se vengono confrontate con quelle dei comunisti polacchi uccisi dalla 'sanacja', il governo di salute pubblica fondato da Pilsudski nel 1926 (da venti a trenta persone) e dai nazisti durante la Seconda guerra mondiale (alcune centinaia). Dal suo esilio in Messico, Trotsky non esitò a definire questa tragedia, come anche il patto Ribbentrop-Molotov, firmato poco dopo, un colpo mortale per il comunismo mondiale. "La Polonia risusciterà, ma il Comintern non risusciterà mai" dichiarò Trotsky prima di cadere a sua volta vittima dei sicari di Stalin" (pag 185) (Francesco Bigazzi, Il compagno Ercoli e la liquidazione dei comunisti polacchi)] [ISC Newsletter N° 59] ISCNS59TEC
 
Seconda guerra mondiale: il Giappone nella strategia di Hitler PDF Stampa E-mail
HERDE Peter, Pearl Harbor. Un'aggressione a tradimento. Un capolavoro dell'arte militare. RIZZOLI. MILANO. 2001 pag 467 8°  premessa dell'autore (1978) premessa all'edizione italiana; traduzione di Antonio MARINELLI, introduzione note cartina fonti e bibliografia (pag 441-452) indice nomi argomenti località. Peter Herde nato nel 1933 ha studiato a Heidelberg e a Monaco. Professore ordinario di storia medievale all'Università di Francoforte e poi a Würzburg, ha insegnato all'estero in qualità di Visiting Professor (2001). ['Nel frattempo Hitler era giunto alla conclusione che l'Inghilterra non si sarebbe lasciata convincere a firmare la pace e che d'altronde lo sbarco progettato non era realizzabile; così nei calcoli di Hitler il Giappone tornò in primo piano, poichè egli aveva la possibilità di indebolire la Gran Bretagna con un attacco alla Malesia e di impegnare gli USA nel Pacifico, scongiurando così il loro intervento nel teatro di guerra europeo. Di conseguenza nell'autunno del 1940 l'idea di Hitler di attaccare l'Unione Sovietica cominciò a diventare sempre più concreta' (pag 27)] [ISC Newsletter N° 59] ISCNS59TEC
 
La resistenza al nazismo in Germania PDF Stampa E-mail
LÖNNE Karl Egon, a cura di Alessandra MELILLO, La resistenza al nazismo in Germania. LA CITTA' DEL SOLE. NAPOLI. 2001 pag 128 8°  illustrazione bibliografia; Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, Il Pensiero e la Storia. Lezioni tenute a Napoli in Palazzo Serra di Cassano per l' Istituto Italiano per gli Studi Filosofici dal 23 al 27 febbraio 1998. ['La lotta radicale contro la Repubblica di Weimar e le sue forze politiche determinanti aveva procurato al Partito comunista, anche prima della formazione del governo di Hitler, persecuzioni e divieti, che tuttavia a quell'epoca si mantenevano nell'ambito della legalità dello Stato di diritto. I comunisti tedeschi avevano sviluppato in questa situazione una particolare mentalità, qualcosa di simile ad una mentalità da Lager, e questo limitava fortemente i loro contatti esterni. Si vedevano, nella realizzazione dei loro scopi, avviati da soli nel senso di un ineluttabile sviluppo storico che essi dovevano promuovere con interventi positivi, lottando contro tutti i concorrenti politici. I comunisti tedeschi avevano già sviluppato, oltre alle azioni politiche legali, anche un'attività clandestina e in questo contesto, ad esempio, avevano istituito la Lega dei Combattenti del Fronte rosso, proibita nel 1929 come unità paramilitare. Avevano costruito soprattutto un sistema segreto di informazioni e di comando, che non solo formò in Germania un apparato clandestino accanto all'organizzazione legale, ma stabilì anche il collegamento con un ufficio comunista per l'Europa occidentale a Parigi e con il Comitato esecutivo dell'Internazionale comunista a Mosca. I funzionari preposti a questo apparato venivano formati in parte a Mosca. Fino all'ascesa al potere di Hitler, questo apparato segreto non era stato sottoposto ad un compito realmente gravoso e quindi ad una prova di verifica, sicché la sua capacità di funzionamento si poté sperimentare per la prima volta solo di fronte alla repressione nazionalsocialista' (pag 38-39)] [ISC Newsletter N° 59] ISCNS59TEC
 
Il coefficiente di Gini PDF Stampa E-mail
MOLINI Vasco, Gli effetti delle politiche di svalutazione e deflazione del FMI sul livello delle disuguaglianze in alcuni paesi in via di sviluppo. UNIVERSITA' DEGLI STUDI DI FIRENZE, FACOLTA' DI ECONOMIA. FIRENZE. 2001 pag 33 8°  tabelle bibliografia; Dottorato in Politica ed Economia dei Paesi in via di Sviluppo XVI ciclo. ["L'indice di Gini è un indicatore per così dire meno volatile di altri indicatori sociali quali per esempio la disoccupazione (che in parte può essere riassorbita). Incidere su questo indicatore può voler dire modificare strutturalmente consumi e redditi: generare temporaneamente disoccupazione in presenza di ammortizzatori sociali può avere un impatto sociale limitato sia quantitativamente che temporalmente, ma accentuare drasticamente i differenziali salariali, spingere fasce di popolazione sotto la soglia di povertà può generare effetti persistenti che possono durare più a lungo della crisi stessa. Se dunque gli aggiustamenti strutturali incidono positivamente sull'indice di Gini (cioè sale) è forse necessario attenuare la durezza delle misure: non è garantito che nel lungo periodo una terapia shock abbia lo stesso positivo effetto che ha sui fondamentali macroeconomici (sempre che basti ristabilire la fiducia degli investitori) anche sugli indicatori sociali' (pag 31-32)] [ISC Newsletter N° 59] ISCNS59TEC
 
Le idee-guida di Cattaneo PDF Stampa E-mail
DELLA PERUTA Franco, Carlo Cattaneo, politico. FRANCO ANGELI. MILANO. 2001 pag 201 8°  note documenti (Lettere di e a Mauro Macchi, Lettere di Gino Daelli a Giuseppe Ferrari, Considerazioni relative all'Archivo triennale) indice nomi; Collana 'Studi e ricerche storiche' fondata da Marino BERENGO e Franco DELLA PERUTA; diretta da Carlo CAPRA e Franco DELLA PERUTA. ['L'organico nesso fra le piccole patrie locali e la grande patria italiana era del resto al centro di un'altra delle idee-guida proposte con insistenza da Cattaneo dall'inizio del 1860, quella della "nazione armata" già presente in forma embrionale negli scritti degli anni precedenti. Per difendersi dai nemici esterni e interni, per completare l'unificazione con Roma, Venezia, Trento e Trieste e per sottrarsi alla soffocante tutela del napoleonismo, incompatibile con la reale indipendenza dell'Italia, il paese aveva bisogno di "armi e ferrovie", i due fattori inseparabili per la "difesa nazionale" (e "Armi e ferrovie" fu il titolo di una rubrica del risorto "Politecnico" nel periodo nel quale la rivista fu effettivamente diretta da Cattaneo)' (pag 123-124)] [ISC Newsletter N° 59] ISCNS59TEC
 
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