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Il "carisma" secondo Max Weber PDF Stampa E-mail
MENY Yves SUREL Yves, Populismo e democrazia. IL MULINO. BOLOGNA. 2000 pag 312 8°  prefazione introduzione note tabelle bibliografia indice nomi. Yves MENY è direttore del Centro Robert Schumann presso l' Istituto Universitario Europeo di Firenze (2000). Tra i suoi libri 'Le politiche pubbliche', 'Tra utopia e realtà. Una costituzione per l' Europa'. Y. SUREL è ricercatore presso la Fondation nationale des sciences politiques di Parigi (2000). ["Si è detto che Weber si interessava più al calvinismo (in quanto religione istituita) che a Calvino (e al suo carisma). In effetti egli è convinto che il carisma sia in qualche modo incompatibile con la "razionalizzazione" della società moderna. Questo punto di vista è stato - spesso tragicamente - smentito dalla storia, ma l' espressione weberiana ha conservato la sua originalità proprio perché sembrava chiarire lo sviluppo della leadership nella politica moderna, in particolare nei sistemi democratici. In realtà, se analizziamo in maniera più attenta Weber ci fornisce un' informazione parziale. Per "carisma" intende le qualità straordinarie di una persona, che siano reali, riferite o presunte" (pag 99)]  [f. Biblioteca-1] [Newsletter ISC, n° 57] (cod-57)
 
Il carattere nazionale italiano PDF Stampa E-mail
ALIBERTI Giovanni, La resa di Cavour. Il carattere nazionale italiano tra mito e cronaca (1820-1976). FELICE LE MONNIER. FIRENZE. 2000 pag XXXV 269 8°  introduzione: "L' italiano 'nuovo': costruzione di un mito", note indice nomi; Collana Quaderni di Storia, fondata da Giovanni SPADOLINI, Comitato scientifico: Franco DELLA PERUTA, Luigi LOTTI Francesco MARGIOTTA BROGLIO Giuseppe TALAMO Cosimo CECCUTI. Giovanni ALIBERTI, originario di Salerno, è ordinario di storia contemporanea nell'Università di Roma "La Sapienza" (2000) ["Dopo Porta Pia e il definitivo tramonto del potere temporale, l'irrisolta questione delle due identità degli italiani resta tale soprattutto per i cattolici, poiché l' Italia - sostiene Mamiani, in un saggio che sin dal titolo esemplifica il problema - "compiuta a maniera di portento la unità sua politica, cerca e non  trova (...) la civiltà bene appropriata all'indole sua ed ai suoi destini" (...) (T. Mamiani, 'Il fatto e il da farsi degli Italiani', Nuova Antologia, 1875)" (pag 52)] [f. Biblioteca-1] [Newsletter ISC, n° 57] (cod-57)

 
Le conseguenze della sconfitta del sindacato a Torino dell'autunno 1980 PDF Stampa E-mail
ROGARI Sandro, Sindacati e imprenditori. Le relazioni industriali in Italia dalla caduta del fascismo a oggi. LE MONNIER. FIRENZE. 2000 pag X 303 8°  premessa tabelle documenti bibliografia indice nomi. Sandro ROGARI (Firenze, 1947) è docente di storia contemporanea e preside della facoltà di scienze politiche 'Cesare Alfieri' dell' Università di Firenze (2000). ["Il giorno dopo (la marcia dei 40 mila ndr) Lama, Carniti e Benvenuto presero atto della sconfitta. L'accordo accoglieva in toto le richieste FIAT. Quando l'anno dopo Romiti decise di chiudere la fabbrica storica del Lingotto, licenziando gli ultimi addetti che vi lavoravano, il sindacato subì senza reagire, nonostante le diverse aspettative della dirigenza FIAT" (pag 237)] [f. Biblioteca-1] [Newsletter ISC, n° 57] (cod-57)

 
Il sistema spagnolo dell'encomienda PDF Stampa E-mail
SCAMMELL Geoffrey V., Genesi dell'euroimperialismo e sua espansione oltremare (1400-1715). ECIG. GENOVA. 2000 pag 406 8°, introduzione note cartine bibliografia ragionata indice nomi argomenti località. G.V. SCAMMELL è membro del Pembroke College ed è assistente di storia all'Università di Cambridge (2000). ["Gli ex bucanieri investivano i loro bottini in terre, come quel veterano francese che, dopo aver partecipato nel 1697 al sacco di Cartagena, divenne un grosso proprietario terriero a Santo Domingo. Per quanto riguarda l'accumulazione di terre, tuttavia, non furono in molti a poter competere, per i capitali investiti e il successo riportato, con la Chiesa cattolica, che in Asia si arricchì grazie alla devozione degli europei e alle attività commerciali degli Ordini religiosi, e in Occidente grazie alla sua abilità negli affari, alla generosità dei neofiti indigeni e alla fervida e trepidante devozione dei coloni. Intorno al 1600 essa possedeva circa un terzo delle terre produttive delle Americhe, come i latifondi dei gesuiti nelle colonie spagnole e portoghesi o le piantagioni dei domenicani nell'America centrale, in cui all'inizio del 1700 lavoravano, secondo modalità tipiche dell'economia coloniale iberica, mille indios e centocinquanta schiavi neri" (pag 193); "L' unico paese che poteva aspirare alla creazione di un grande impero coloniale basato sullo sfruttamento dei nativi era la Spagna. Al tempo della lotta per cacciare gli arabi dalla penisola era invalso il costume di ricompensare i guerrieri e gli imprenditori non con l'assegnazione di terre, ma cedendo loro i servizi e i tributi di un dato numero di nemici vinti. Qualcosa di simile si verificò ben presto nelle isole dei Caraibi occupate dagli spagnoli e poco dopo, su iniziativa dei conquistatori, nella terraferma. In quelle colonie entrò infatti in vigore il sistema dell'encomienda, in base al quale, come ebbe a dire Cortes con grande efficacia, "gli indios serviranno gli spagnoli in tutto ciò di cui essi possono aver bisogno" (pag 173)] [f. Biblioteca-1] [Newsletter ISC, n° 57] (cod-57)
 
Decadenza del senso di appartenenza sociale PDF Stampa E-mail
CROCE Benedetto, a cura di Adelina BISIGNANI, Il partito politico. PALOMAR EDIZIONI DI ALTERNATIVE. BARI. 2000 pag 156 16°  introduzione 'La concezione del partito politico in Croce' di A. BISIGNANI, note introduttive ai testi; Collana 'Passages' diretta da Ferruccio DE NATALE e Marcello MONTANARI. ["Credo che ogni osservatore attento e spregiudicato della presente vita spirituale italiana non possa non essere colpito dalla decadenza che si nota nel sentimento dell'unità sociale. Le grandi parole che esprimevano questa unità: il Re, la Patria, la Città, la Nazione, la Chiesa, l'Umanità sono diventate fredde e retoriche, e, poiché suonano false, si evita di pronunziarle, quasi un intimo pudore avverta di non nominare invano le cose sacre. Col disuso di quelle parole, va alla pari una generale decadenza del sentimento di disciplina sociale: gli individui non si sentono più legati a un gran tutto, parte di un gran tutto, sottomessi a questo, cooperanti in esso, attingenti il loro valore dal lavoro che compiono nel tutto. La buona individualità, che si afferma solo in questo legame, ha ceduto il posto alla cattiva individualità, che crede di affermarsi più energicamente rompendo il legame e pompeggiandosi per se stessa" (pag 45)] [f. Biblioteca-1] [Newsletter ISC, n° 57] (cod-57)
 
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