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Indonesia 1965: si stima che siano state massacrate dalle cinquecentomila al milione di persone PDF Stampa E-mail
BEVINS Vincent, Il Metodo Giacarta. La crociata anticomunista di Washington e il programma di omicidi di massa che hanno plasmato il nostro mondo. EINAUDI. TORINO. 2022 pag 340 8°  introduzione, appendice: tabelle, grafici, cartine; ringraziamenti, note; traduzione di Maddalena FERRARA; Collana La Biblioteca. Vincent Bevins è un giornalista pluripremiato. In veste di corrispondente dal Sud Est asiatico del 'Washington Post' si è occupato in particolare degli effetti del massacro del 1965 e di politica indonesiana contemporanea. In precedenza ha lavorato come corrispondente dal Brasile per il Los Angeles Times coprendo zone limitrofe e da Londra per il Financial Times. Nato e cresciuto in California ha trascorso gli ultimi anni a Giacarta. [Sterminio. "Nel 1965 il comandante dei militari di Aceh era Ishak Djuarsa, un accanito anticomunista che aveva studiato a Fort Leavenworth in Kansas (5). Il 7 ottobre lasciò la capitale, Banda Aceh, per un frenetico giro della provincia dove tenere discorsi a folle raccolte in fretta. Secondo i testimoni presenti proclamò: «Quelli del Pki sono 'kafir' (infedeli). (...) Li estirperò dalle radici! Se trovate dei membri del Pki in un villaggio e non li ammazzate, sarete voi ad essere puniti!». Djuarsa incitò la folla al grido di 'Morte al Pki! Morte al Pki! Morte al Pki!. La gente di Aceh Centrale capì che veniva loro detto di ammazzare i comunisti, altrimenti sarebbero stati ammazzati loro (6). Si crede che sull'isola di Sumatra la strage iniziò quel giorno. Qualche uccisione avvenne «spontaneamente» a opera di civili che agivano per proprio conto dopo aver ricevuto quel tipo di ordini, ma non fu la regola: i militari e la polizia iniziarono ad arrestare un enorme numero di persone. Molte persone di sinistra si consegnarono spontaneamente pensando che fosse la cosa più sicura e prudente da fare. I militari rimisero in funzione le strutture civili che avevano creato durante la campagna antimalese. Nel corso della 'Konfrontasi', l'esercito aveva istituito organizzazioni paramilitari che potevano essere usate per applicare la legge marziale e schiacciare i comunisti (7). La frase usata da Djuarsa, «estirparli dalle radici», era già stata usata prima, a mezzanotte del 1° ottobre, da Mokoginta, un altro comandante militare di Sumatra che aveva studiato a Leavenworth. Queste parole sarebbero diventate il pubblico e costante ritornello del programma di sterminio di massa (8). 8 ottobre. Il quotidiano dell'esercito «Angkatan Bersendjata» pubblicò la vignetta di un uomo che prende a colpi d'ascia un grande tronco. Sul tronco c'è l'acronimo indonesiano per il Movimento 30 settembre, «G30S», e sulle radici quello del Partito comunista, «Pki». La didascalia diceva: «Estirpateli dalle radici» (9). Ma all'interno dell'esercito indonesiano l'operazione aveva un altro nome: 'Operasi Penumpasan' - Operazione Annientamento (10). (...) 20 ottobre. Washington DC. - Il Dipartimento di Stato ricevette un telegramma dell'ambasciatore Howard Green. Green riferiva che il Pki aveva subito «arresti, attacchi e, in alcuni casi esecuzioni dei quadri di partito, che avevano comportato alcuni danni alla sua forza organizzativa». Il telegramma proseguiva: "Se la repressione dell'esercito ai danni del Pki continua e i militari rifiutano di cedere la loro posizione di potere a Sukarno, la forza del Pki potrebbe essere ridimensionata. A lungo termine, tuttavia, la repressione nei confronti del Pki non funzionerà se l'esercito non deciderà di attaccare il comunismo in quanto tale". Green concluse: «In ogni caso, l'esercito sta facendo ogni sforzo per distruggere il Pki e io ho sempre più rispetto per la determinazione e l'organizzazione con cui sta portando avanti questo compito fondamentale» (11)" (pag 155-157); "Si stima che siano state massacrate dalle cinquecentomila al milione di persone e che un milione di persone venne mandato nei campi di concentramento. Sarwo Edhie, l'uomo che a marzo tese l'imboscata a Sukarno, una volta si vantò che i militari avessero ucciso tre milioni di persone (44). C'è un motivo per cui dobbiamo accontentarci di stime: per più di cinquant'anni il governo indonesiano ha resistito a tutti i tentativi di documentare quello che era successo e nessuno al mondo si preoccupava molto di insistere. Milioni di persone furono vittime indirette dei massacri  ma nessuno ha mai chiesto loro quante persone care abbiano perso" (pag 173); "Le liste delle persone da uccidere non furono fornite all'esercito indonesiano soltanto dai funzionari del governo degli Stati Uniti: alcuni dirigenti di piantagioni di proprietà americana diedero i nomi di sindacalisti e comunisti «scomodi» che poi furono uccisi (50)" (pag 174)] [ISC Newsletter N° 95] ISCNS95TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org] 
  

 
L' «ecumenismo» di Carlo Rosselli: i contatti tra anarchismo e giellismo PDF Stampa E-mail
ADAMO Pietro, Carlo Rosselli e la tradizione libertaria. QUADERNO DI STORIA CONTEMPORANEA. ALESSANDRIA - EDIZIONI LE MANI. RECCO. 29. 2001 pag 116-139 8°  note, Studi e ricerche. ['L'atteggiamento successivo di Rosselli verso gli anarchici è rivelato da una lettera a Luigi Fabbri del dicembre 1932. Probabilmente Carlo la scrisse anche perché Fabbri era stato tra i pochi a recensire in fondo benevolmente 'Socialisme liberal'. Dalla missiva emerge una preoccupazione precisa: rassicurare il suo corrispondente sul carattere «rivoluzionario» di GL e assicurargli che il gruppo non aveva preclusione alcuna nei confronti degli anarchici. Rosselli cita le iniziative di GL che mostrano inequivocabilmente «quale sia il nostro pensiero sugli anarchici: la pubblicazione nei 'Quaderni di GL' del 'Testamento' di Schirru e della commemorazione di Malatesta a opera di Lussu, nonché ad alcune considerazioni dello stesso Rosselli in un suo saggio su Turati. Carlo riformula il suo progetto usuale: riferendosi all'analisi dell'antifascismo proposta da Fabbri, che lo divideva in tre correnti principali - la democratica, la comunista e l'anarchica - inconciliabili tra loro, commenta: «Oggi, ha ragione. Domani, non so». Invece, «il nuovo movimento socialista italiano» sarà - o dovrebbe essere - «il risultato di una fusione degli elementi più vivi e maturi delle tre correnti, che andranno scoprendo che ciò che li unisce è vitale e degno di sopravvivere»' (pag 119-120); 'Dal punto di vista ideologico, la strategia di Rosselli era più articolata: da un lato si trattava di valorizzare la tradizione e l'eredità libertaria, che sembrava languire nella morsa di un'ortodossia superata e risultava - agli occhi dei leader di GL - incapace di adeguarsi alla realtà sociale e politica del XX secolo; dall'altro si trattava di rinvigorire lo spirito dello stesso socialismo, iniettandovi la linfa vitale dell''ethos' libertario e liberandolo dalle opzioni statalistiche del marxismo, ma anche del riformismo socialdemocratico. Che le iniziative dei giellisti avessero più o meno questi obiettivi è facile arguirlo dal clima parigino a metà circa del fatidico 1936; Berneri intervenne sull''Adunata dei refrattari' con un articolo in difesa di GL, offrendo, nei termini dello stesso Rosselli, «un'originale e, nel complesso, simpatica interpretazione del nostro movimento», e rivendicando apertamente, «di fronte a certi compagni anarchici che vedono compromissioni anche in semplici conversazioni, il diritto di frequentarci»; nello stesso periodo Consiglio scriveva allo stesso Berneri chiedendogli «che ne [fosse] di quel contatto ... programmatico che doveva avvenire tra anarchismo e giellismo». Qualche mese prima Andrea Caffi aveva forse voluto alludere proprio a questi contatti quando, condannando il «confusionismo» rosselliano, notava che era fondato su una mistura di «facili formule sovversive» e «vecchie memorie del Risorgimento», «in omaggio al 'successo' bolscevico, di Mazzini e di Marx, di Garibaldi e di Stecchetti, e magari di Malatesta». Del resto, già nel maggio del 1934 Tasca insisteva - in positivo - sull'«ecumenismo» di Rosselli, scrivendogli di auspicare che GL divenisse «un'alleanza di gruppi politici, nella quale potessero trovar posto le varie tendenze socialiste - conviventi in un unico partito - i repubblicani, gli anarchici e il 'liberali rivoluzionari'»' (pag 121-122)] [ISC Newsletter N° 95] ISCNS95TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]  
  

 
Guerra civile: molti scrittori cercarono rifugio nelle zone occupate dagli eserciti bianchi PDF Stampa E-mail
SPENDEL Giovanna, Storia della letteratura russa. NEWTON COMPTON. ROMA. 1996 pag 98 16°  cronologia essenziale, bibliografia essenziale, indice nomi. Giovanna Spendel insegna Lingua e letteratura russa all'Università di Torino. È autrice di vari studi di letteratura russa. Ha curato per la Mondadori l'opera di Puskin (insieme a E. Bazzarelli), i romanzi di Turgenev, i racconti di Dostoevskij e di Bulgakov. ['L'atteggiamento iniziale dell'intelligencija nei confronti della rivoluzione, ad eccezione di pochissimi, fu più di ostilità e di diffidenza che di adesione. Perfino M. Gorkij mantenne un atteggiamento critico per quasi un anno dopo l'ottobre, fino al momento dell'attentato a Lenin (agosto 1918) come stanno a testimoniare i suoi articoli sul giornale 'Vita nuova'. La posizione di ostilità e di neutralità della maggior parte degli intellettuali non sarebbe mutata fino al 1919, anno in cui la sospensione di tutti i periodici non politici e le dure condizioni di vita posero anche i membri dell'intelligencija tradizionale in una situazione precaria, riducendo gli scrittori e gli artisti a uno stato di afasia. In loro soccorso venne Gorkij (incoraggiato peraltro dal nuovo regime) che, con la fondazione della casa editrice «Letteratura mondiale», incaricata di pubblicare le principali opere della letteratura universale, creò per molti di essi concrete occasioni di lavoro e al contempo, con la istituzione della Casa degli Scrittori, offrì loro condizioni di vita meno disagiate e decenti razioni alimentari. L'attentato alla vita di Lenin segnò, nell'ambito culturale, un'altra importante svolta: la fine della stampa borghese. Fu così che molti scrittori, prima di scegliere la via dell'emigrazione, cercarono rifugio nelle zone occupate dalle forze antisovietiche, riflettendo anche sul piano letterario la divisione della guerra civile seguita alla rivoluzione d'ottobre. All'ombra del potere bolscevico continuarono invece a operare i gruppi che si erano andati avvicinando alla rivoluzione, come i futuristi e gli immaginisti, per non parlare degli scrittori proletari. Nel 1919 l'estrema gravità della situazione e la penuria di carta portarono alla sospensione di tutte le pubblicazioni strettamente non politiche. Delle varie attività e forme letterarie, in questo periodo fu la poesia quella che meglio riuscì a sopravvivere, grazie alle manifestazioni e alle iniziative che sopperivano alla mancata pubblicazione dei testi (letture pubbliche in caffè, teatri); anche il teatro, per ragioni analoghe, riuscì a sopravvivere alla mancanza di carta. Libri ne venivano pubblicati ben pochi, anche se non mancano episodi sorprendenti: ad esempi la stampa, nel 1918, delle poesie di Z. Gippius, già dichiarata ufficialmente nemica dell'Unione Sovietica. La disfatta del generale «bianco» Denikin nel 1919 e la successiva  occupazione dei territori contesi da parte dei bolscevichi determinarono il primo esodo di massa dell'intelligencija letteraria verso l'estero. Il loro numero aumentò ulteriormente a partire dall'anno successivo, dopo le disfatte dell'ammiraglio Kolciak in Siberia e di Vrangel in Crimea, sicché la divisione della letteratura russa in quegli anni in due distinti tronconi (letteratura sovietica e letteratura d'emigrazione) si fece ancora più netta. Si arriverà così al 1921, anno della Nuova Politica Economica (NEP) e della conseguente «rinascita» di varie case editrice private: negli anni immediatamente successivi (almeno fino a tutto il 1923) la letteratura sovietica presentò un carattere irripetibile per la straordinaria ricchezza e varietà del quadro. Al predominio della poesia, che aveva caratterizzato gli anni tra il 1919 e il 1921, subentrerà quello della narrativa con l'avvento di molti scrittori giovani' (pag 61-62)] [ISC Newsletter N° 95] ISCNS95TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]
  

 
La peculiarità dell'espansionismo russo caratterizzata dall'annessione di territori adiacenti PDF Stampa E-mail
FERRETTI Maria, La memoria mutilata. La Russia ricorda. CORBACCIO. MILANO. 1993 pag 491 8° (F)  introduzione, fonti, bibliografia.  Maria Ferretti è nata e si è laureata a Roma in storia. Ha vissuto a Parigi dove è stata allieva, all'Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales, di Marc Ferro e Jutta Scherrer. Si è trasferita in seguito a Mosca, e di lì collabora con quotidiani e periodici, tra cui 'Il Messaggero', 'Il Manifesto', 'Politica e economia', 'Le Monde'. Esperta di storia sovietica degli anni Venti, con particolare riferimento alla rivoluzione culturale, Maria Ferretti si è ultimamente  occupata degli influssi che il nuovo corso della perestrojka ha avuto sulla vita e sulla cultura dell'ex Unione Sovietica. ['L'ideologia dominante della Russia post-comunista, dopo aver abbandonato il «romanticismo» del movimento democratico nascente, si è nutrita alla fonte del nazional-liberismo, che ha assolto a due funzioni essenziali. Da una parte il nazional-liberismo ha offerto una copertura ideale alle pretese egemoniche della Russia nei confronti delle altre repubbliche, implicite nell'idea che Mosca è la 'naturale' rappresentante degli interessi di tutti i russofoni sparpagliati nelle terre dell'ex-Urss, pretesa che apre le porte a pericolosi contenziosi territoriali con le altre repubbliche (un solo esempio, la Crimea), evocando il fantasma della Jugoslavia. Dall'altra, esso permette di fornire una risposta «positiva» alla crisi dell'identità della Russia, che ha visto crollare, per la seconda volta nel secolo, l'Impero e che rischia di frantumarsi anche al suo interno per via delle tendenze centrifughe crescenti delle repubbliche interne (Tatarstan, Cecenia, ecc.) e di intere regioni (Siberia, Estremo Oriente). Il crollo dell'Impero è stato un trauma per la coscienza di vastissimi strati della popolazione, posti brutalmente di fronte al problema della decolonizzazione. La peculiarità dell'espansionismo russo, caratterizzata dall'annessione progressiva di territori adiacenti (non c'era il mare che separava naturalmente la metropoli alla periferia sottomessa), spesso scarsamente popolati (città russe in campagne indigene), unita a una percezione particolare dello spazio data dalle enormi distanze (l'Urss, con i suoi poco meno che 300 milioni di abitanti, occupava un sesto del globo terrestre) fa sì che per un russo sia inconcepibile 'pensare' i confini all'interno dell'impero. A questo bisogna aggiungere gli effetti delle politiche migratorie promosse dall'Urss, che hanno portato a un mischiarsi di etnie su tutto il territorio dell'Unione, favorito dal fatto che comunque la lingua ufficiale era il russo e la capitale restava Mosca: in Kazakistan, per esempio, il 41% della popolazione è composto di russi, così come il 21% in Ucraina, il 33% il Lettonia e il 30% in Estonia. Per un russo, accettare le frontiere con i nuovi Stati, frontiere che spezzano legami umani e familiari, è traumatico. Particolarmente difficile è accettare che esista una frontiera con l'Ucraina, che è considerata - a torto o a ragione, poco importa - parte integrante della Russia; l'Ucraina occupa un posto del tutto particolare nell'identità russa, poiché la culla della stessa civilizzazione russa è Kiev, la «madre delle città russe»' (pag 455-456)] [ISC Newsletter N° 95] ISCNS95TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]
  

 
L'Opus Dei, la Chiesa cattolica, Franco e il franchismo PDF Stampa E-mail
DE-PLUNKETT Patrice, Opus Dei. Tutta la verità. LINDAU. TORINO. 2007 pag 316 8°  preambolo: "Alla scoperta del «mostro»", foto, bibliografia; Collana I Draghi. Patrice De Plunkett saggista e giornalista ha codiretto per molti anni riviste francesi quali Figaro Magazine e attualmente (2007) è membro del comitato editoriale della rivista cattolica Kephas. È autrice d varie opere in francese.  ['Nell'aprile del 1939, il cardinale Isidoro Goma, arcivescovo di Toledo e primate di Spagna,  non aveva ancora rinunciato a vedere in Franco «lo strumento del piano provvidenziale di Dio per la patria»; ma quattro mesi dopo, sotto il fragore incessante delle pallottole dei plotoni di esecuzione, lo stesso cardinale pubblicava una lettera pastorale (intitolata 'Lezioni della guerra e doveri della pace') per chiedere il perdono e la riconciliazione. Franco rispose vietando con freddezza la diffusione della lettera. Lo «strumento dei piani di Dio» metteva il bavaglio alla Chiesa. Quanti spagnoli saranno uccisi dal Caudillo negli anni successivi alla sua vittoria? Circa 30.000, secondo gli studi del meticoloso Ramòn Salas Larrazabal. «Tra il 20 e il 30% in più», rettifica Bennassar. La Spagna franchista si richiama al cattolicesimo, ma si edifica sul rifiuto della misericordia". (...) (pag 32). L'Opus Dei "al potere" sotto Franco. "In totale, quanti ministri dell'Opus ci saranno sotto Franco? Circolano le stime più variabili. Alcuni autori arrivano addirittura a sostenere la presenza di «12 ministri dell'Opus Dei» in seno allo stesso governo. ... La realtà è molto più modesta. Dal 1957 al 1975 (e su un totale di 116 ministri), soltanto 8 apparterranno all'Opus e saranno distribuiti su 11 governi successivi. Del governo del 1965, ad esempio, fanno parte 4 membri dell'Opus Dei su 19 (Gregorio López Bravo, Juan José Espinosa, Fustino García Monco, Laureano López Bravo, Mortes). Ce ne saranno 3 (su 18) nel 1969 (López Rodó) e 1 nel 1975 (Fernando Herrero Tejedor). A volte si tratterà di personalità di spicco, come López Bravo, Ministro dell'Industria nel 1962. Ma si può davvero sostenere che la loro presenza è sintomo dell'esistenza di una lobby dell'«Opus Dei», i cui agenti agiscono gomito a gomito? I fatti dimostrano il contrario. Lungi dall'agire insieme, i ministri dell'Opus non esitano a scontrarsi quando si tratta di conflitti di competenze" (pag 119)] [ISC Newsletter N° 95] ISCNS95TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]
  

 
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