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La seconda guerra mondiale (1940-1943). Studi e interpretazioni PDF Stampa E-mail
ROCHAT Giorgio MASSOBRIO Giulio, Breve storia dell'esercito italiano dal 1861 al 1943. EINAUDI. TORINO. 1978 pag 321 16°  premessa, tabelle, note, studi e interpretazioni, indice nomi; Collana Piccola Biblioteca Einaudi Geografia Storia. Giorgio Rochat, nato a Pavia nel 1936, docente di storia contemporanea presso l'Università di Ferrara, membro del comitato direttivo dell'Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione e della direzione della "Rivista di storia contemporanea", è autore di varie opere di storia militare e coloniale italiana contemporanea tra cui 'L'esercito italiano da Vittorio Veneto a Mussolini', Laterza, 1967. Giulio Massobrio, nato ad Alessandria nel 1947, laureato in scienze politiche nel 1972 a Torino, direttore del Consorzio provinciale di Alessandria per la formazione professionale, è autore di 'Bianco rosso e grigioverde' (Bertani, Verona, 1974). ['La produzione sulla guerra italiana 1940-43, a prima vista molto abbondante, si rivela a un più attento esame povera di opere scientificamente fondate e criticamente corredate, che possano sviluppare una riflessione autentica. La grande maggioranza delle tante opere di argomento bellico che le case editrici ci forniscono (basti citare Longanesi e Mursia per esemplificare, ma non esaurire il discorso), appartengono infatti alla memorialistica e alla storiografia minori, si propongono cioè soltanto la ricostruzione di avvenimenti molto settoriali, legati a un'esperienza personale, alle vicende di un singolo reparto oppure a un episodio limitato senza la pretesa né la possibilità di una valutazione più generale. (...) Le opere di un certo respiro sulla partecipazione italiana alla guerra mondiale fino all'armistizio dell'8 settembre 1943, le sole che ci interessino in questa sede, si possono dividere con qualche schematismo in tre categorie. Il primo posto, per motivi cronologici, va alla grande memorialistica (opera cioè dei responsabili della direzione della guerra), che si sviluppò soprattutto nell'immediato dopoguerra. Si tratta quasi sempre di autodifese ambigue e reticenti, che talora non esitano a falsare apertamente la storia e sempre la narrano in modo da scaricare l'autore delle sue responsabilità (...). Forse solo i volumi del generale Messe si staccano da questo quadro negativo, anche perché la relativa fortuna che il generale ebbe sui campi di battaglia lo mette in condizione di ricostruire con maggior distacco gli avvenimenti narrati (4). Una seconda, più utile categoria è quella delle grandi sintesi della guerra italiana e delle singole campagne secondo un'angolatura dichiaratamente tecnica e apolitica, che copre generalmente posizioni conservatrici e corporative. Ci riferiamo ad esempio alle storie generali del Gigli sulla seconda guerra mondiale e del Faldella sulla guerra italiana (5), agli studi degli ammiragli Bernotti e Iachino sulle operazioni navali nel Mediterraneo (6), e alle ricostruzioni delle campagne di Russia del Valori e di Grecia di Cervi e Baudino (7) (...) e alle relazioni ufficiali dell'esercito, della marina e dell'aeronautica, assai diverse per ampiezza, completezza e livello scientifico (8) (9) (10). Ciò che accomuna le opere di questa categoria è da una parte l'interesse e la serietà della ricostruzione delle operazioni, dall'altra la rinuncia a un'analisi politica delle responsabilità di fondo nella preparazione e nella direzione della guerra, che apre la via ad autoassoluzioni e giustificazioni troppo facili. (...) La terza categoria, più ristretta ma più importante, comprende gli studi che, non indietreggiando dinanzi a un giudizio politico sulla guerra e sulle responsabilità della sconfitta, offrono la possibilità di un'analisi non frammentaria. Rientrano in questa categoria le storie generali di Battaglia, di taglio marxista, e di Bocca, liberal-democratica, il cui pregio è la precisa chiamata in causa della classe dirigente italiana (11). Lo studio più utile , sempre da un punto di vista militare, è quello di Lucio Ceva, che trae spunto dalle carte del capo di stato maggiore generale Cavallero per una indagine (la prima documentata e critica) sull'impostazione della guerra fascista dal 1941-42 (12); un quadro generale si può trovare in un nostro articolo sulla direzione politico-militare della guerra (13).Per l'atteggiamento delle truppe rinviamo alla rassegna di Manacorda sulla memorialistica, breve, ma tuttavia unica nel suo genere (14) e soprattutto agli studi di Nuto Revelli, che dalla raccolta di testimonianze dei protagonisti muovono a una revisione duramente critica dei miti patriottici sul consenso delle masse (15). Ricordiamo infine i contributi decisivi sull'imperialismo fascista di Collotti, Carocci, Ragionieri e Sala (16); lasciamo invece da parte per brività la storiografia sulla Resistenza e sulla crisi 1943-1945 il cui maggior sviluppo fornisce uno stimolo e un riferimento essenziale agli studi sulla guerra fascista. E concludiamo osservando che la bibliografia disponibile offre il materiale per una revisione critica dell'interpretazione nazionalista e per una serie di ipotesi di lavoro, ma non ancora per una ricostruzione documentata e dettagliata come vorremmo' (pag 263-265) [(4) Giovanni Messe, 'La guerra al fronte russo. Il CSIR', Rizzoli, Milano, 1947; Id., 'La mia armata in Tunisia', Rizzoli, Milano, 1960; (5) Guido Gigli, 'La seconda guerra mondiale', Laterza, Bari, 1951; Emilio Faldella, 'L'Italia nella seconda guerra mondiale', Cappelli, Bologna, 1959; (6) Tra la vasta produzione di questi due autori, citiamo in particolare Angelo Iachino, 'Tramonto di una grande marina', Mondadori, Milano, 1959, e Romeo Bernotti, 'Storia della guerra in Mediterraneo', Vito Bianco, Roma, 1960. Per la ricca e per vari aspetti pregevole produzione sulla marina, si veda Walter Polastro, 'La Marina italiana nella seconda guerra mondiale nell'interpretazione della nostra memorialistica', in 'Il movimento di liberazione', 1972, n. 109, pp. 107-13; (7) Aldo Valori, 'La campagna di Russia', Grafica naz. Roma, 1950-1951; Carlo Baudino, 'Una guerra assurda. La campagna di Grecia', Cisalpino, Varese, 1965; Mario Cervi, 'Storia della guerra di Grecia', Sugar, Milano, 1965. Più o meno sullo stesso piano di questi volumi se ne possono citare diversi altri; in queste righe vogliamo semplificare e non esaurire il discorso; (8) L'Ufficio storico dello stato maggiore ha pubblicato una ventina di monografie sulla guerra italiana, secondo un piano organico, ma condotto con troppa lentezza (...) e con grosse lacune (...); (9) L'Ufficio storico della marina militare ha pubblicato una Relazione ufficiale in due dozzine di volumi, intitolata 'La marina italiana nella seconda guerra mondiale', e vari altri studi (tra cui citiamo Mariano Gabriele, 'Operazione C.3: Malta', Roma, 1965) sempre di buon livello. Per un'analisi rinviamo alla rassegna di Giorgio Rochat, 'La marina italiana nella seconda guerra mondiale', in "Il movimento di liberazione in Italia", 1969, n. 94, pp 110-21; (10) Per l'aeronautica esiste solo la pregevole storia ufficiosa di Giuseppe Santoro, 'L'aeronautica italiana nella seconda guerra mondiale', Esse, Roma-Milano, 1957; (11) Roberto Battaglia, 'La seconda guerra mondiale', Editori Riuniti, Roma, 1960; Giorgio Bocca, 'Storia d'Italia nella guerra fascista', Laterza, Bari, 1969. Un'interpretazione politica coerente, anche nella sua scarsa scientificità, è quella neofascista di Canevari, 'La guerra italiana' cit., che difende Mussolini, il regime e le forze armate senza curarsi di contraddizioni e forzature (per non dire falsificazioni vere e proprie); (12) Lucio Ceva, 'La condotta italiana delle guerra. Cavallero e il Comando supremo 1941-42', Feltrinelli, Milano, 1975; Giorgio Rochat, 'Mussolini chef de guerre' cit., (nuova stesura: 'Appunti sulla direzione politico-militare della guerra fascista', in "Belfagor", 1977, n. 1, pp. 7-30; (13) Giuliano Manacorda, 'Diari, memorie e racconti della seconda guerra mondiale', in "Società", 1957, n. 2, pp. 346-60. Cfr. anche Bianca Ceva, 'Cinque anni di storia italiana, da lettere e diari di caduti', Comunità, Milano, 1964, e Giorgio Rochat, 'La campana di Russia, 1941-43. Rassegna bibliografica', in "Il movimento di liberazione in Italia', 1965, n. 79, pp. 61-91; (14) Nuto Revelli, 'La strada del davai', Einaudi, Torino, 1966; Id., 'L'ultimo fronte', cit.; (15) Oltre alle opere già citate di Collotti e Carocci, si veda Enzo Collotti, 'La seconda guerra mondiale', Loescher, Torino, 1973; Id., 'Il Litorale adriatico nel Nuovo Ordine europeo, 1943-45', Vangelista, Milano, 1974; Enzo Collotti e Teodoro Sala, 'Le potenze dell'Asse e la Jugoslavia', Feltrinelli, Milano, 1974; Giampiero Carocci, 'Storia d'Italia dall'unità a oggi', Feltrinelli, Milano, 1975; Ragionieri, 'La storia politica e sociale' cit.; Teodoro Sala, 'L'occupazione italiana della Jugoslavia', di prossima pubblicazione presso Feltrinelli (1978)] [ISC Newsletter N° 94] ISCNS94TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]  



 
Garibaldi, prestigio e coraggio disperato: la fortuna giov˛ all'audacia PDF Stampa E-mail
 MACK SMITH Denis, edizione italiana a cura di Ferruccio ROSSI-LANDI, Garibaldi. Una grande vita in breve. LERICI EDITORE. MILANO. 1959 pag 219 8°  introduzione di Ferruccio ROSSI-LANDI: 'Presentazione: Al lettore italiano', nota bibliografica note; traduzione di G.E. VALDI. ['[Calatafimi] [f]u una battaglia senz'ordine né disciplina. I pochi cannoni che potevano sparare aprirono il fuoco contro l'espresso comando di Garibaldi, poi ci fu una carica disorganizzata che i suoi squilli di tromba non poterono fermare né dirigere. Su per l'erto pendio andarono essi con disperato ardore, prendendo una dopo l'altra sette distinte terrazze con la punta della baionetta. Fu una vittoria del coraggio nudo, in quanto la tattica ebbe poco a che fare nella battaglia e Garibaldi scarso controllo sugli eventi. (...) La sola speranza era di andare avanti e prendere in qualche modo Palermo, mostrando così che nulla poteva fermarli. Il destino dell'intera spedizione pendeva dal filo di un altro miracolo. Garibaldi disponeva di poco più di tremila irregolari miseramente armati con i quali attaccare una grossa città fortificata. Ma aveva prestigio, e il coraggio disperato di chi arrischia la vita per la cosa che valuta di più. In quei pochi giorni decisivi ebbe anche l'aiuto importantissimo della rivolta contadina, che terrorizzava la polizia e i soldati e obbligava il governo locale all'inazione. Dall'interno di Palermo, rappresentanti di un comitato rivoluzionario riuscirono a raggiungere il suo campo travestiti da ufficiali americani e gli diedero i piani della guarnigione. Tuttavia la coordinazione fu quasi impossibile. Si doveva improvvisare ogni cosa e i suoi uomini non eran tali da rispondere facilmente agli ordini e alla disciplina. La fortuna giovò all'audacia. Con ingegnosi diversioni e servendosi abilmente di finti fuochi d'accampamento sulle circostanti colline, prese i borbonici di sorpresa. Quando attaccò, molti di essi stavano inutilmente cercandolo altrove. I restanti non eran pronti e non erano stati addestrati a combattere per le strade, tanto che dopo alcune ore di confusione Garibaldi si trovò in possesso della maggior parte della città. I primi segni di successo avevano gradualmente indotto la popolazione a partecipare zelantemente, a costruir barricate, a tirar fuori l'antico rancore dei Siciliani per i Napoletani, dei poveri verso i ricchi, dei governati contro i governanti" (pag 104-105) [ISC Newsletter N° 95] ISCNS95TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]  
  

 
Le conseguenze letali dell'uso in guerra di armi biologiche, chimiche, batteriologiche PDF Stampa E-mail
BARRASS Robert, Biologia: cibo e popolazione. L'importanza economica della biologia. EST - EDIZIONI SCIENTIFICHE E TECNICHE MONDADORI. MILANO. 1976 pag 303 8°  premessa nota all'edizione italiana note grafici bibliografia indice nomi argomenti, traduzione a cura di Carla SBORGI; Collana Biblioteca della EST - Edizioni scientifiche e tecniche Mondadori. Direttore editoriale Edgardo MACORINI. Robert Barrass, laureatosi all'Università di Nottingham, è stato lettore di biologia alla Sunderland Polytechnic (UK). ['Il biologo, che ha tanto contribuito all'aumento della produzione alimentare e al controllo delle malattie, potrebbe anche fornire nuovi strumenti di distruzione di massa. Sono già state effettuate delle irrorazioni dagli aerei per defogliare gli alberi nelle zone di combattimento e domani si potrebbero utilizzare deliberatamente gli stessi prodotti per distruggere le colture. In futuro si potrebbe ricorrere, in guerra, all'uso di microrganismi che diffondano le malattie nei paesi nemici, anche se esso è stato bandito da un accordo internazionale del 1972. La devastante epidemia di afta epizootica, verificatasi in Gran Bretagna nel 1967-68, è stata una chiara dimostrazione del potenziale distruttivo dei microrganismi. Durante lo scoppio di questa epidemia, che si diffuse in 18 contee, vennero uccisi nelle operazioni di controllo 211.825 bovini, 108.345 ovini e 113.766 suini. La caratteristica più notevole di questo evento fu il grande numero di casi che scoppiarono quasi simultaneamente in una vasta zona. L'agente patogeno è un virus filtrabile, presente nella saliva che cola dalla bocca degli animali infetti. Esso può sopravvivere per sei mesi o anche più nella carne refrigerata o congelata e, per parecchie settimane, nel fieno o nella paglia. Una volta introdotto, il morbo si diffonde con rapidità, probabilmente ad opera del vento e degli spostamenti degli animali allo stato libero, delle persone e dei veicoli. Anche le malattie delle piante potrebbero essere la base di un'arma terribile in una guerra biologica. Le spore fungine, disperse tra colture ad esse suscettibili, sarebbero ancora più pericolose oggi, dato che, in seguito al miglioramento vegetale, accade comunemente che una tenuta agricola, o addirittura una regione o un continente, venga coltivata con un unico tipo di coltura ad alta resa. Direttamente contro le popolazioni umane potrebbero essere usati, per esempio sotto forma di aerosol, il virus dell'influenza e il batterio della polmonite. Il bacillo del tifo potrebbe essere introdotto negli acquedotti e, poiché non produce per una settimana sintomi avvertibili, potrebbe colpire intere popolazioni umane. L'uso di simili armi, oltre alle conseguenze immediate sulla salute pubblica, avrebbe anche imprevedibili conseguenze di ordine psicologico e sociale (1)' (pag 273-274) [(1) World Health Organization, Health aspects of chemical and biological weapons, Ginevra, 1970] [ISC Newsletter N° 95] ISCNS95TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]  
  
  
  

 
I cattolici e la questione del consenso incondizionato alla rivolta dei generali di Franco PDF Stampa E-mail
GATTO Martina, Deus Vult. Guerra civile, franchismo e Chiesa cattolica. PROSPETTIVA EDITRICE. ROMA. 2012 pag 70 8°  introduzione: 'La Spagna tra il XIX e il XX secolo', note, cronologia, bibliografia degli autori citati; Collana I Territori a cura di Andrea GIANNASI. ['In questi ultimi anni il dibattito storiografico attorno al ruolo dei cattolici e al coinvolgimento della Chiesa in Spagna è stato oggetto d'importanti contributi a opera di studiosi spagnoli, come Alfonso Alvarez Bolado (13) e  Diaz Salazar (14), ma anche italiani, come Alfonso Botti (15) e Giuliana Di Febo (16), solo per citare i più importanti. A questi studiosi si deve una nuova "messa a fuoco del problema religioso nella guerra di Spagna tenendo conto del carattere di lunga durata delle componenti "clericalismo-anticlericalismo" e della loro implicazione con le istituzioni spagnole. Un altro importante contributo volto all'analisi del comportamento dei cattolici durante la guerra civile ci è stato offerto da Hilari Raguer (17). Lo storico spagnolo ha affrontato, in particolare, una dettagliata analisi dei rapporti diplomatici tra la Santa Sede e la Spagna che s'instaurarono dallo scoppio della guerra civile fino all'insediamento definitivo di Franco (18). Questo breve lavoro, alla luce delle più recenti indagini riguardo questo tema, si propone così, da un lato, di analizzare criticamente le posizioni assunte dalla Chiesa cattolica di fronte al dramma della guerra civile e durante i primi anni della dittatura franchista, e, dall'altro lato, i rapporti diplomatici instaurati dalla Santa Sede con il governo spagnolo; e di porre in evidenza le motivazioni che portarono i leader politici di quel periodo a porre la religione cattolica come base ideologica del loro operato politico. Ci è sembrato, infatti, interessante, attraverso la stesura di questo contributo, integrare e "affrancare" la visione comune che vede i cattolici dare un consenso incondizionato alla rivolta dei generali e al franchismo. L'origine di questo lavoro sta dunque nel desiderio di intendere più da vicino il mondo cattolico e di vedere se in esso ci fosse, o no, «quella compattezza ideologica, filofranchista, di sapore e di taglio crociatesco» (19)' (pag 17-18) [(13) Cfr. A. Alvarez Bolado, Para ganar la guerra, para ganar la paz. Iglesia y guerra civil: 1936-1939', Madrid, 1995; (14) Cfr. R. Diaz Salazar, 'Iglesia, dictatura y democrazia. Cattolicismo y societad en España', Madrid, 1981; (15) Cfr. A. Botti, 'Nazionalcattolicesimo e Spagna nuova: 1881-1975', Milano, 1992; (16) Cfr. G. Di Febo - R. Moro, a cura, 'Fascismo e franchismo. Relazioni, immagini, rappresentazioni', Soveria Manneilli, 2005; (17) Cfr. H. Raguer, 'La espada y la cruz. La Iglesia 1936-1939', Barcellona, 1977; Id-, 'La polvera y el incenso. La iglesia y la guerra civilespañola (1936-1939)', Barcellona, 2001; (18) Cfr. H. Raguer, 'El Vaticano y la guerra civilespañola', in 'Cristianesimo nella storia', I (1982), pp. 137-209; (19) L. Pala, I cattolici francesi e la guerra di Spagna', Urbino, 1974, p. 48] [ISC Newsletter N° 94] ISCNS94TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]  
  

 
Le migrazioni per lavoro verso le regioni a demografia debole ed economia forte PDF Stampa E-mail
IVI-BACCI Massimo, In cammino. Breve storia delle migrazioni. IL MULINO. BOLOGNA. 2010 pag 160 8°  premessa, note, appendice: tabelle; indice nomi; Collana Universale Paperbacks Il Mulino. Massimo Livi-Bacci. Professore emerito dell'Università di Firenze e Socio dell'Accademia dei Lincei. ['Il trentennio tra il 1914 e il 1945 può essere interpretato anche come una parentesi, aperta e chiusa dai due catastrofici periodi bellici che ha interrotto l'azione delle forze di lungo periodo che hanno dominato Ottocento e Novecento. Si può ipotizzare che, senza quella parentesi, la grande migrazione transoceanica si sarebbe esaurita con maggiore gradualità e che le migrazioni interne all'Europa si sarebbero sviluppate in funzione dei cambiamenti strutturali - agricoli e industriali - delineati nell'Ottocento. Nel cinquantennio precedente alla Prima guerra mondiale, la crescita dell'industria e l'emergere della globalizzazione avevano rafforzato le migrazioni all'interno dell'Europa, specialmente verso la Francia, la Svizzera, il Belgio e la Germania. Quattro espatriati italiani su dieci, tra il 1890 e il 1915, avevano destinazioni europee. Tra le due guerre questi fenomeni si attenuano fortemente per due ragioni che agiscono in successione. La prima è il dissanguamento - letterale - delle generazioni più giovani nelle operazioni militari. La seconda risiede nella depressione economica generalizzata, nella crescita della disoccupazione, nelle politiche economiche protezioniste, negli stretti controlli - in entrata ed in uscita - particolarmente dei paesi con regimi dittatoriali. Tuttavia i flussi intraeuropei non si arrestarono del tutto e ripresero nelle note direzioni. Negli anni '20 riprese l'immigrazione verso la Francia - che aveva subito perdite altissime in guerra, con 1,4 milioni di morti e 1,5 milioni di invalidi - che vide un aumento netto di quasi due milioni di persone, principalmente polacchi e italiani. C'era da ricostruire le infrastrutture, da riempire i vuoti nella forza lavoro impiegata nell'estrazione del carbone, nelle manifatture, in agricoltura. (...) Nel periodo tra le due guerre il dualismo dell'Europa, costituito da un'area nordoccidentale più ricca e industrializzata e un'area meridionale e orientale assai più povera, ancora fortemente rurale, si incrocia con un dualismo demografico, caratterizzato dal rallentamento nella prima e dalla crescita ancora robusta nella seconda. Le migrazioni per lavoro, nonostante la crisi economica e i conflitti, continuano a prodursi verso le regioni a demografia debole ed economia forte. Questi movimenti strutturali riprendono con forza nel quarto di secolo successivo alla conclusione della Seconda guerra mondiale, caratterizzato dall'uscita dell'intera Europa orientale dall'economia di mercato e dalla forte crescita nel resto del continente' (pag 78-79)] [ISC Newsletter N° 94] ISCNS94TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]
  

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