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Atlanti storici: la mappe etnografiche negli anni del nazismo e del fascismo PDF Stampa E-mail
LARCHER Valerio, Dalla mappa alla politica: l'atlante storico tedesco e italiano tra geopolitica e 'Zeitgeist'. Tesi di laurea. UNIVERSITA' DEGLI STUDI DI PADOVA - DIPARTIMENTO DI SCIENZE STORICHE, GEOGRAFICHE E DELL'ANTICHITA'. PADOVA. 2014 pag 209 8° (F)  introduzione, illustrazioni mappe (tavole a colori), bibliografia; Corso di Laurea Magistrale in Scienze Storiche, relatore Prof. Carlo FUMIAN. ['Le mappe etnografiche (32) (...) erano state uno strumento fondamentale della propaganda nazionalistica ben prima dello scoppio della Prima Guerra Mondiale: nell'edizione del 1918 [Atlante storico Putzger, ndr] se ne contano già 6, numero che salirà solo a 7 in quella del 1925. E' scontato che il numero aumenti sensibilmente in epoca nazista, viste le politiche fortemente 'völkisch' del regime hitleriano, e infatti il numero di tavole aumenta a 9 nell'edizione ridotta del 1935 e a 15 in quella regolare del 1937. Oltre al numero delle tavole aumenta anche la grandezza delle stesse in modo da aumentarne la risonanza, inoltre, vengono aggiunte delle carte che suddividono le diverse popolazioni su basi non più solo linguistiche, come la tavola delle 'Razze Europee' ben dimostra (figura 40). Questa carta, infatti, mostra un'Europa suddivisa in una serie di etnie (33) i cui nomi conferiscono allo studio una patina di scientificità e che si sovrappongono alla tradizionale suddivisione linguistica. Anche in questo caso va sottolineato il sapiente uso dei colori: la 'razza nordica', infatti, presenta la stessa colorazione rosa che ha il popolo tedesco nelle tradizionali mappe etnografiche, favorendo così l'identificazione automatica tra 'nordici' e 'tedeschi' (14). Sempre alle tra le tavole etnografiche, nelle edizioni naziste viene aggiunta una serie di carte che mostra la diffusione degli Ebrei in Germania e in Europa (1 nell'edizione del 1935, 3 in quella del 1937). Come si desume dalla figura 41, le motivazioni di questa aggiunta sono prettamente propagandistiche: le carte sulla diffusione degli israeliti in Europa e Germania sono infatti affiancate a quella che raffigura gli omicidi compiuti dai "Rossi" ai danni dei nazisti e dei loro alleati nazionalisti, al fruitore sprovveduto viene in questo modo naturale associare gli Ebrei ai «nemici comunisti»" (pag 101-102 ) [(32) Tra cui quelle precedentemente analizzate sull'Ostsiedlung; (33) Nordica, Orientale-Baltica, Orientale-Alpina, Dinarica, Occidentale, Asiatica Anteriore e Mongola; (34) Questo tipo di carta viene ripreso negli atlanti fascisti (cfr. 'L'atlante fascista e nazista') e non sarà epurato da quelli repubblicani fino alla fine degli anni settanta. In Germania, invece, sparirà dopo la Seconda guerra mondiale] [ISC Newsletter N° 92] ISCNS92TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]   
                                                                                             





 
Comizio del 1░ giugno 1919 a Milano: si acclama alla rivoluzione russa, all'Internazionale... PDF Stampa E-mail
BIANCHI Roberto, Pane, pace, terra. Il 1919 in Italia. ODRADEK EDIZIONI. ROMA. 2006 pag 237 8°  introduzione: 'Il grande dopoguerra', abbreviazioni note, appendice: La disoccupazione in Italia, Geografia dei moti contro il caroviveri, cartina; indice dei nomi, indice dei luoghi; Collana Saggi e studi. Roberto Bianchi (Firenze 1966) è ricercatore di Storia contemporanea presso il Dipartimento di studi storici e geografici dell'Università di Firenze. Ha pubblicato 'Bocci-bocci. I tumulti annonari nella Toscana del 1919' (Olschki, 2001), 'La Valdelsa tra le due guerre. Una storia italiana negli anni del fascismo' (a cura di Società storica della Valdelsa, 2002). Ha contribuito al volume 'Le XXe siècle des guerres' (Editions de l'Atelier, 2004). ['Il comizio tenuto la sera di domenica 1° giugno 1919 a Milano non assomigliò alle tante, numerose iniziative sindacali o propagandistiche organizzate fino ad allora dalla Camera del lavoro o dal partito socialista, e certamente non solo perché vide una notevole partecipazione di lavoratori milanesi: le 10.000 persone di cui scriveva l'«Avanti!», e di cui davano conferma le fonti di polizia, che da quella sorta di piazza al coperto collocata all'interno della sede sindacale debordarono nelle vie adiacenti, con la speranza di udire qualche parola degli oratori e di partecipare, in ogni caso, alla riuscita della manifestazione (10). Erano ormai passati molti mesi dalla fine della Grande guerra; l'ondata di mobilitazioni economiche, sociali e politiche aveva già permesso di ottenere conquiste sindacali importanti e di forte valore simbolico, come la giornata lavorativa di otto ore, rivendicata su scala internazionale fin dal Primo maggio 1890 e introdotta in Italia all'inizio del 1919, per contratto: una «strepitosa vittoria raggiunta quasi senza scioperi» come si disse, anche se per il momento limitata alla grande industria (11). Ma le crescenti difficoltà dovute alla riconversione economica e agraria, alla disoccupazione, al repentino aumento dei prezzi e al collasso del sistema annonario aggravavano il malessere di un paese che, uscito vittorioso dalla guerra, doveva adesso confrontarsi con una pace portatrice di nuove delusioni, povera di benefici e ricca di promessa infrante. Quello del 1° giugno, infatti, non fu uno dei soliti comizi, più o meno ritualizzati, del socialismo milanese. Quella sera, insieme a dirigenti del partito, del Gruppo parlamentare, della federazione socialista provinciale e della Confederazione generale del lavoro, c'erano rappresentanti di primo piano del laburismo britannico e della Section française de l'Internationale ouvriere (12). Quando verso le nove, gli oratori entrarono nella sala «tutto il comizio» proruppe «in un uragano di applausi con sventolio di cappelli che - scriveva con orgoglio il corrispondente dell'«Avanti!» - dura per ben un quarto d'ora. Si acclama alla rivoluzione russa, all'Internazionale, al socialismo»' (pag 136-137) [(10) «Intervennero 10.000 persone e gremirono la sala, le logge ed i cortili ed anche via Manfredo Fanti»: Acs Ps 1919, K5, b. 102, f. 'Sciopero generale internazionale, sf. Accordi fra socialisti italiani, francesi ed inglesi avvenuti a Roma ed a Milano contro la pace di Versailles', Prefetto di Milano a MI, 3 giugno 1919; (11) R. Bachi, 'L'Italia economica nell'anno 1919', cit. p. 399; cfr. Filippo Turati, 'L'orario di lavoro delle 8 ore: relazione e disegno di legge approvati dal Consiglio superiore del lavoro nel luglio 1919', prefazione di Giuseppe Prato, Milano, Treves, 1920. (...); (12) Sui comizi in questa fase cfr. Giovanni Contini, 'Il comizio', in 'I luoghi della memoria. Strutture ed eventi dell'Italia unita', a cura di Mario Isnenghi, Bari, 1997, pp. 175-202; Maurizio Ridolfi, 'Interessi e passioni. Storia dei partiti politici italiani tra l'Europa e il Mediterraneo', Milano, Bruno Mondadori, 1999, pp. 294-295. Sul socialismo milanese cfr Maurizio Punzo: 'La giunta Caldara. L'amministrazione comunale di Milano negli anni 1914-1920', Bari, Laterza, 1986; Andrea Panaccione, 'Su alcuni caratteri del socialismo a Milano e in Lombardia', in 'Storia d'Italia. Le regioni dall'Unità a oggi. La lombardia', a cura di Duccio BIgazzi e Marco Meriggi, Torino, Einaudi, 2001, pp. 789-790] [ISC Newsletter N° 91] ISCNS91TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org] 


  

 
Giudizi del generale e stratega Falkenhayn sull'esercito italiano e l'invecchiata dottrina tedesca PDF Stampa E-mail
GATTI Angelo, Uomini e folle di guerra. A. MONDADORI EDITORE. VERONA. 1932 pag XVI 325 8°  prefazione note; nuova edizione. ['Il generale von Falkenhayn fu ministro della Guerra tedesco quando scoppiò la guerra senza confini; successe al generale von Moltke nell'ufficio di capo di Stato Maggiore dell'Esercito dopo la battaglia della Marna, e fu sostituito a sua volta dal maresciallo von Hindenburg, quando l'Esercito tedesco d'occidente si ruppe contro la diga di Verdun. Non ebbe mai grande stima dell'Esercito italiano. Nel suo libro 'L'alto comando nel 1914-16' dice candidamente: «Non è offendere gli Italiani giudicare le loro operazioni, sotto l'aspetto militare, straordinariamente limitate». E, in altro punto, con eguale semplicità: «Del resto, nessuno dubitava che i discendenti di Radetzky non avrebbero sconfitto un numero qualunque di simili nemici (Italiani)». Dovette pensare certamente dell'Esercito italiano quello che pensava lo scrittore della importante 'Vossische Zeitung', il quale, nel maggio del 1914, esaminando in una serie di articoli l'azione militare italiana in una possibile guerra europea, concludeva: «Può l'italia aiutare la Germania con l'inviare truppe sul Reno? No. Schierandole al confine italo-francese? No. Che cosa può dunque fare? Minacciare la Tunisia, l'Algeria e il Marocco, e impedire così che truppe coloniali francesi sbarchino in Francia a combattere. Niente altro». Un po' poco' (pag 153); 'Ma il generale Falkenhayn, che fu senza dubbio un maestro di tattica, fu, nella ideazione generale della guerra più acuto e profondo stratega dell'antecessore von Moltke. Se non riuscì a sostituire all'antica tradizione tedesca un nuovo pensiero, quella tradizione arrestò e tentò di mutare. Da lui senza dubbio cominciò, se anche appena abbozzata, la più ampia concezione della guerra prevalentemente di movimento; la quale, perfezionata poi dall'Hindenburg e dal Ludendorff, permise alla Germania di resistere quattro anni agli assalti dell'Europa e dell'America. Alcuni nuovi principi della condotta strategica furono dal Falkenhayn nettamente veduti e fermamente attuati. (...) Lo Stato Maggiore tedesco aveva falsato i principi del suo fondatore, il grande Moltke [Helmuth K.B. von Moltke]. Il motto del Moltke era «prima bilanciare, poi osare». Il motto dello Stato Maggiore tedesco era divenuto «osare ad ogni costo». L'idea errata, per lo spirito di disciplina, di concordia, d'ordine, di tradizione, che informava la nazione e l'esercito, era diventato articolo di fede. Il male era specialmente grave, perché glorificava l'onnipotenza tedesca. Chi dubitava del principio non aveva fiducia della patria. Ma il formidabile concetto del Moltke, tutto disciplina e coordinazione di sforzi, si era mutato così, nel grido di caccia, che l'imperatore Guglielmo aveva lanciato, col proclama del 6 agosto, all'esercito e alla marina tedeschi (...). Per quel grido era avvenuta l'affannata e disordinata corsa alla Marna: e per esso l'immensa forza germanica, scagliata senza regola in direzioni diverse, si disperdeva dopo il primo conato. Nei primi giorni del dicembre del 1914 il pensiero militare del generale Falkenhayn era rivolto sicuramente ad altra dottrina, che non fosse l'antica' (pag 160-161)] [ISC Newsletter N° 92] ISCNS92TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]  




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Il groviglio balcanico, la grande guerra e il lungo sogno russo di Costantinopoli PDF Stampa E-mail
DE-BOSDARI Alessandro, Delle guerre balcaniche, della grande guerra e di alcuni fatti precedenti ad esse. (Appunti diplomatici) A. MONDADORI. MILANO. 1928 pag 225 8°  premessa; Collezione italiana di diari, memorie, studi e documenti per servire alla storia della guerra nel mondo. [Alessando De Bosdari Ambasciatore d'Italia. "Fra l'attacco austriaco alla Serbia negli ultimi di novembre e la vittoriosa resistenza della Serbia, nella metà di dicembre, io mi ero recato per breve tempo in Italia ed aveva visitato per la prima volta il nuovo ministro degli Affari Esteri, Barone Sonnino, che conoscevo da molti anni e che sempre mi aveva dimostrato tutta quella benevolenza che la sua fredda riserva permetteva. Al mio ritorno in Atene Venizelos mi disse che la resistenza serba era stata un gran sollievo per tutti; e che la Grecia sarebbe restata salda nella sua neutralità che le era imposta da molte ragioni. Mi aggiunse però, pressoché testualmente, quanto segue: «Se io credessi di avere la forza di collaborare efficacemente ad allontanare dalla Grecia e da tutta l'Europa il pericolo tedesco e se avessi il Re con me, non esiterei un istante a mettermi con la Triplice Intesa». Venizelos in questa occasione mi diceva la verità, ma non tutta la verità: la quale era che egli aveva già formalmente offerto alla Triplice Intesa la propria alleanza anche senza il Re e contro il Re, come si vide dagli avvenimenti posteriori e come più tardi mi asserì il Ministro di Russia, Demidoff. Frattanto tra Grecia e Turchia scoppiava un grave conflitto per il famoso incidente Frangakis, cancelliere della Legazione ellenica il quale, in seguito a circostanze inutili a riferirsi in dettaglio, ma che si risolvevano in sospetto di operazioni di spionaggio a carico dell'Addetto navale ellenico, comandante Criesis, era stato arrestato. La Turchia per liberare quel funzionario esigeva che la Grecia richiamasse da Costantinopoli il Criesis, cosa alla quale Venizelos non voleva consentire. (...) In tutto questo incidente si vide chiara l'azione del Ministro di Germania che assunse l'attitudine di protettore della Legazione di Turchia, con cui, durante l'incidente, le relazioni del Governo ellenico si erano ridotte pressoché a nulla. (...) Al primo annunzio dell'attacco dei Dardanelli da parte delle flotte alleate i giornali constatavano che tutto portava a credere che, anche in presenza di fatti così gravi, la Grecia non sarebbe uscita dalla propria inazione. (...) Venizelos, il giorno dopo, dichiarava al Re essere necessario che la Grecia mobilitasse e uscisse dalla neutralità perché, se Costantinopoli cadeva nelle mani della Triplice Intesa, l'esercito greco doveva essere presente per salvaguardare gli interessi dell'ellenismo. La Triplice Intesa però che, come ho narrato qui sopra, aveva già fatto ripetutamente passi per l'uscita della Grecia dalla neutralità, continuava a dimostrarsi fredda in questa circostanza, certo per l'opposizione della Russia la quale in quel momento pensava seriamente di poter realizzare il suo sogno di Costantinopoli; e il Ministro d'Inghilterra, Sir Francis Elliot, mi dichiarava formalmente che la mossa di Venizelos era di pura iniziativa di esso, e che la Triplice Intesa non aveva per la quistione di Costantinopoli né impegni né accordi con la Grecia" (pag 111-112)]  [ISC Newsletter N° 92] ISCNS92TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]      

 
La lunga tradizione politica parlamentare italiana di "assalto alla diligenza" PDF Stampa E-mail
SALANDRA Antonio, L' intervento (1915). Ricordi e pensieri. A. MONDADORI. MILANO. 1930 pag 385 8°  prefazione note illustrazioni documenti: manoscritti in fac-simile, appendice; Collezione italiana di diari memorie studi e documenti, diretta da Angelo GATTI. ['Ma io ero seccato dalla voci messe in giro; né lo nascosi. «Me ne sono doluto - dissi loro - come gentiluomo, come persona bene educata, non come uomo politico, perché come uomo politico so che pensare. Mi pare che, non certo voi, ma in qualcuno, vi sia un tale quale desiderio di dare l'assalto alla diligenza. Ma questa volta non si tratta di una diligenza, bensì di un'automobile blindata e armata. Potrà darsi che l'automobile salti, ma non avverrà senza spargimento di sangue». Questo dissi, come i presenti riconobbero, in tono amichevole e scherzoso, forse lievemente ironico. I presenti protestarono della innocenza delle loro intenzioni politiche e la conversazione si svolse ampiamente intorno ai provvedimenti presi e da prendere. Le mie parole furono subito dopo riferite e commentate e fatte argomento, per parecchi giorni, di tutta la stampa italiana. A intenderle ora occorre che ricordi come l'espressione efficace e caratteristica di «assalto alla diligenza» fosse entrata nel linguaggio parlamentare per una esclamazione del deputato Ettore Ciccotti - un socialista coltissimo e indipendente dalle gerarchie di partito - quando, nel 1906, gli amici dell'On. Giolitti rovesciarono  il primo ministero Sonnino, in una fine di seduta, sopra una questione di ordine del giorno. Il pensatamente volli significare che non si sarei lasciato rovesciare, come Sonnino, con un pretesto; ma avrei resistito e prospettata nettamente la questione politica innanzi al Paese. Il quale avrebbe giudicato severamente codesti tentativi, come li giudicò un deputato presente al colloquio, l'On. Comandini, di marca repubblicana ma buon Italiano e buon patriotta' (pag 30-31)] [ISC Newsletter N° 92] ISCNS92TEC [Visit the 'News' of the website: www.isc-studyofcapitalism.org]     
  

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