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Il diverbio del 1932 tra Azzolini e Mosconi PDF Stampa E-mail
ROSELLI Alessandro, Il governatore Vincenzo Azzolini, 1931-1944. EDITORI LATERZA. BARI. 2001 pag XV 379 8°  introduzione note fonti archivio opere citate (bibliografia) (pag 345-355) indice nomi argomenti; Collana storica della Banca d' Italia. Saggi e ricerche. Comitato scientifico. Antonio FAZIO presidente, Piero BARUCCI Tancredi BIANCHI Filippo CESARANO Pierluigi CIOCCA Franco COTULA Marcello DE-CECCO Luigi DE-ROSA Guido M. REY Paolo SYLOS LABINI Gianni TONIOLO. Alessandro ROSELLI (Roma, 1943) laureatosi in giurisprudenza con una tesi di Scienza delle finanze, ha svolto attività di ricerca all'Università di Roma, La Sapienza. Nel 1967 è entrato alla Banca d'Italia dove è attualmente (2001) dirigente presso il Servizio Segretariato. ['La diatriba del 1932 tra Azzolini e Mosconi finì per coinvolgere l'essenza stessa dell'autonomia della Banca. Mosconi inviò al governatore una lettera che conteneva ben 17 gravi contestazioni (accuratamente numerate) al bilancio della Banca. Ciò che colpisce in questa serie di pesanti accuse è che della Banca erano contestati sia i risultati aziendali - la difficoltà cioè di fare profitti, a causa di una "estrema pesantezza degli impieghi", di una "mancata doverosa selezione delle operazioni", di una "impressionante entità delle sofferenze" (fra le quali era predominante l'esposizione verso Riccardo Gualino) -, sia la conduzione della politica monetaria. Si rimproverava alla Banca di non aver saputo contrastare l'effetto espansivo sulla circolazione, dovuto agli interventi nelle crisi bancarie dell'Istituto di liquidazioni, con un'"azione neutralizzatrice che le esigenze della lira pur reclamavano". Una lista di contestazioni di violazioni di norme di legge e di statuto contemplava questa pesante requisitoria che - avvertiva Mosconi con tono implicitamente minaccioso in coda alla lettera - veniva mandata per conoscenza a Mussolini' (pag 81)]  [ISC Newsletter N° 59] ISCNS59TEC
 
Il trattato di Egidio Romano sul governo del re PDF Stampa E-mail
DE-BENEDICTIS Angela, Politica, governo e istituzioni nell'Europa moderna. IL MULINO. BOLOGNA. 2001 pag 432 8°  premessa introduzione note bibliografia (pag 401-421) indice nomi, Collana 'Le vie della civiltà'. Angela De-Benedicts   insegna storia moderna presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell' Università di Bologna (2001). Tra i suoi lavori: 'Patrizi e comunità. Il governo del contado bolognese nel '700' (1984). ['Deciso sostenitore dell' autorità regale fu Egidio Romano, dell'ordine dei frati eremitani di sant'Agostino, che nel 1277-79 compose per il futuro re di Francia Filippo IV di Valois detto il Bello (1285-1314) il trattato 'De regimine principum', di rapida e larga diffusione in tutta Europa, anche nei secoli successivi. Articolato in tre libri - il primo studiava il governo del re di se stesso, il secondo il governo della casa regale, il terzo considerava il re come governante della comunità politica - , il trattato era ispirato alla classica divisione aristotelica della filosofia pratica nei tre ambiti dell'etica (il governo di sé), dell'economia (il governo della casa) e della politica (il governo della comunità)' (pag 257)] [ISC Newsletter N° 59] ISCNS59TEC
 
La base dell'economia degli Stati americani del sud PDF Stampa E-mail
DELLA-PERUTA Franco, Storia dell'Ottocento. Dalla Restaurazione alla "belle époque". LE MONNIER. FIRENZE. 2001 ediz orig 1992 pag 525 8°  prefazione  bibliografia ragionata (pag 485-508) indice nomi. ['(...) già nel 1820 il cotone costituiva circa la metà delle esportazioni totali degli Stati Uniti e nel 1840 il sud produceva più del 60% del cotone mondiale. Questo tipo di sviluppo agricolo rafforzò la schiavitù, l'"istituzione peculiare" del sud (come è stata chiamata da uno storico nel 1956), perché la manodopera delle piantagioni era fornita esclusivamente dagli schiavi negri. La schiavitù, abolita negli Stati del nord tra il 1774 e il 1804, divenne così dopo la proibizione della tratta da parte del governo federale (1808) la base dell' economia degli Stati meridionali; gli schiavi costituivano infatti una forza-lavoro che si riproduceva da sé con rapidità, così che essi passarono da 1.300.000 nel 1815 a 4 milioni nel 1860, a fronte di una popolazione bianca che nel sud era di 6 milioni e mezzo di individui" (pag 266); "La segregazione razziale cui erano costretti i negri permise tuttavia di difendere alcune delle loro vecchie tradizioni africane e favorì talune forme di autonomia spirituale. Si elaborò così, con la mescolanza di vari elementi, una cultura afro-americana (folklore, danze, spiritual, scultura) che permise agli schiavi di mantenere legami comunitari, di conservare un certo grado di dignità e di indipendenza psicologica, di sviluppare il senso di una propria, distinta identità" (pag 267)'] [ISC Newsletter N° 59] ISCNS59TEC  
 
Il saliente di Kursk PDF Stampa E-mail
FISCHER Klaus P., Storia della Germania nazista. Nascita e decadenza del Terzo Reich. (Tit. orig.: Nazi Germany) NEWTON COMPTON EDITORI. ROMA. 2001 (ediz orig 1995) pag 736 8°  ringraziamenti note foto cronologia glossario bibliografia (pag 685-706) indice nomi argomenti località; Collana I volti della storia. Klaus P. Fischer è nato a Monaco di Baviera nel 1942, cresciuto nella Germania postbellica si è poi trasferito in USA. ["Per molti mesi Hitler e i suoi generali dibatterono animatamente sulla realizzabilità dell'attacco alla prominenza di Kursk. Zeitzler e Kluge erano d'accordo per attaccare mentre Jodl e Guderian si opponevano irremovibilmente. Per la verità, come Guderian disse a Hitler, non c'era ragione di lanciare un'offensiva nel 1943 e certamente non una che minacciasse di trasformarsi in una specie di Verdun sul fronte orientale. Hitler stesso ammise che il pensiero della "Operazione Zitadelle", come fu chiamata l'offensiva, gli rivoltava lo stomaco, ma alla fine le argomentazioni di Zeitzler e Keitel, secondo cui un attacco tedesco era necessario per ragioni politiche, decisero la diatriba a favore dell'assalto. L'attacco alla prominenza di Kursk iniziò il 5 luglio 1943, con il più grande concentramento di artiglieria mai assemblato dai tedeschi. (...) Poiché i servizi segreti russi avevano saputo anticipatamente dell' attacco, e Hitler e i suoi generali si erano gingillati in settimane di indecisioni e bisticci, l'offensiva di Kursk sembrò condannata prima ancora di cominciare. Per di più i tedeschi attaccarono con differenti tipi di carri armati - Panther, Tiger, Elefant - ognuno dei quali aveva gravi difetti. I massicci Elefant con i loro cannoni fissi (...) dimostrarono di essere dei facili bersagli perché non avevano nessuna mitragliatrice a proteggerli dalla fanteria russa. I carri armati Panther avevano problemi ai cingoli e prendevano facilmente fuoco, perché i sistemi di olio e gasolio erano protetti inadeguatamente. I guasti sul campo di battaglia erano sempre permanenti a causa della mancanza di parti di ricambio e della diversità dell'equipaggiamento. Invece, i russi puntarono su un armamento meno complicato ma ugualmente imponente. Inoltre avevano preparato un sistema di difesa praticamente inespugnabile di otto zone, un muro incredibile che conteneva oltre 20.000 pezzi di artiglieria con mine anticarro e mine antiuomo collocate con una densità di più di 4000 pezzi per ogni chilometro e mezzo. Il 15 luglio Hitler annullò l'attacco di Kursk (...)" (pag 597)]
 
Salvemini e i 'giolittiani in maschera' PDF Stampa E-mail
MIELI Paolo, Storia e politica. Risorgimento fascismo e comunismo. RIZZOLI. MILANO. 2001 pag 392 8°  introduzione bibliografia (pag 365-373) indice nomi. Paolo Mieli (Milano, 1949) ha compiuto gli studi a Roma dove si è laureato con una tesi sul fascismo sotto la guida di Renzo De Felice al cui fianco negli anni Settanta ha svolto un'intensa attività didattica. Ha lavorato come giornalista prima all'Espresso, poi a Repubblica e infine alla Stampa. Dal 1992 al 1997 è stato direttore del Corriere della Sera. Ha al suo attivo molte pubblicazioni. ['In quei mesi a Salvemini capitò di notare strane assenze dei deputati socialisti e dell'estrema Sinistra nei più delicati momenti di voto su queste vicende. E prese ad additare alcuni parlamentari della Sinistra come "giolittiani in maschera". Cosa che provocò una dura reazione da parte di un altro suo importante amico socialista, Oddino Morgari, che gli scrisse rimproverandogli una sorta di "monomania" (...). Così, a poco a poco, Salvemini si staccò dal partito socialista suggerendo ai compagni sensibili alle sue istanze (Oddino Morgari e Giuseppe Emanuele Modigliani) di fare gruppo a sé: "Sareste in tutti una mezza dozzina; ma sei persone, che vanno d'accordo e agiscono seriamente, valgono molto di più di cento persone che hanno il solo programma di aspettare i cenni di Giolitti". Furono poi le battaglie per il suffragio universale, per l'intervento in guerra e per la proporzionale. Ma sempre tenendo alta la bandiera della questione morale contro Giolitti (...)' (pag 190-191)]  [ISC Newsletter N° 59] ISCNS59TEC 
 
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